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	<title>Recuperare Rigenerare Rinnovare Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Lo studio attendo del passato medicina contro l’ignavia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recupero è una parola importante deriva dal latino ed etimologicamente significa prendere indietro. Molte sono le cose che possiamo riprendere, forse molte più di ciò che si aspetta chi la storia non la studia o non la vive. Forse stiamo tornando indietro per guardare un po&#8217; meglio a ciò che c’era prima, per analizzare e [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Recupero è una parola importante deriva dal latino ed etimologicamente significa prendere indietro. Molte sono le cose che possiamo riprendere, forse molte più di ciò che si aspetta chi la storia non la studia o non la vive.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse stiamo tornando indietro per guardare un po&#8217; meglio a ciò che c’era prima, per analizzare e comprendere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Troppo spesso lo si fa per giudicare, sento sempre troppi discorsi atti solo al giudizio, alla ricerca di un buono e di un cattivo, di un giusto e di uno sbagliato. Ma la storia ci insegna che gli schieramenti esistono solo sulla carta. Chi guarda dento il macrocosmo umano sa che l’evoluzione sociale è fatta di processi continui e sinuosi, gli scatti ci appaiono solo quando la storia è studiata in maniera superficiale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma è proprio qui il principio che ci porta al fallimento. Il pensiero a compartimenti stagni, lo schierarsi sempre da un lato definito senza valutarne altri. Attenzione non stiamo dicendo che l’ignavia sia una virtù, anche quello è uno schieramento fisso immutabile e immobile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma non scegliere è comunque una scelta. Non votare, non pagare le tasse, non protestare in piazza, non mettere la freccia per uscire dalla rotonda. Sono tutte scelte politiche che hanno un peso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora cosa si dovrebbe recuperare? sicuramente la scuola e i diritti dei bambini. Unici a non essere rappresentati a livello politico se non come strumento (o troppo spesso fardello) dei genitori. Sono loro l’investimento più a lungo termine e più redditizio che l’Italia potrebbe fare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal passato dovremmo recuperare la lungimiranza che rese possibile la creazione delle scuole, da quella Platonica nel V sec. a.C. ad Atene alle </span><i><span style="font-weight: 400;">Universitas</span></i><span style="font-weight: 400;"> medioevali. Formare persone alla cultura, fornire strumenti non per il sapere fine a sé stesso ma per la ricerca del sapere significa avere un popolo in grado di avere pensieri complessi e su questi creare complesse strutture di governo. Un popolo incolto non sarà mai democratico perché la democrazia richiede coraggio e fede e solo chi ha tanta cultura ed un’alta intelligenza emotiva ha coraggio e fede nel futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Recuperiamo dal passato il concetto di società, non possiamo più vivere di individualismo, ciò che siamo dipende dalla società, dalle sue regole e dalle sue convenzioni e questo gli antichi lo sapevano benissimo. Vi sembrerà stano e in effetti spiegarlo in poche parole è davvero difficile ma investire su qualcosa che unisce fa bene a tutti. In antico potevano essere gli dèi, la religione, ma anche una città. Gli egizi costruirono piramidi e tombe per il loro faraone/dio. Vi sembra egoistico? Questo perché non ci si cala mai in una cultura diversa. Se non si guarda con gli occhi di chi concepì determinate imprese si passa da curiosi appassionati di cultura a ottusi privi di ogni capacità di elasticità mentale. Per loro, 5000 anni fa, lavorare per il faraone significava lavorare per il bene dell’Egitto! Può sembrare una dittatura forse, ma lo era davvero? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Roma la dinastia dei Flavi che regnò dal 69 al 96 d.C. e cercò di restituire terre sottratte ai romani da Nerone per costruire la sua imponente e colossale dimora, la </span><i><span style="font-weight: 400;">Domus Aurea</span></i><span style="font-weight: 400;">. In particolare, Vespasiano nel 70 d.C. fece costruire un enorme anfiteatro dove prima sorgeva una monumentale statua voluta da Nerone. Questo anfiteatro è conosciuto oggi come Colosseo proprio grazie a quella enorme statua vicina alla struttura. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un anfiteatro per il popolo, per restituire terra e giustizia al popolo usurpato dall’imperatore Nerone. Ma perché i flavi non furono anch’essi imperatori? Non regnarono in maniera assoluta anche loro? Questo è solo un esempio. (anche piuttosto breve) di come la storia possa ingannare se vista con occhio giudicante. Spesso il confine tra buono e cattivo, tra giusto e sbagliato è così labile che identificarlo richiede una conoscenza e una consapevolezza enormi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò nonostante, la ripresa e il recupero va verso la società e il buon discernimento. Impariamo, come sempre, dall’antico che il prossimo è più importante di se stessi e che la ricerca del sapere è più importante delle opinioni personali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre se siete d’accordo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4935" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-il-recupero-della-cultura.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4936" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b2-il-recupero-della-cultura.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Differenziata e riciclo, siamo sulla strada giusta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crescono differenziata e riciclo degli imballaggi in plastica Il 2021 ha segnato un ulteriore andamento positivo per la differenziata degli imballaggi in plastica: la raccolta conferita ai Centri di selezione è stata di 1.475.747 tonnellate, con un aumento del 3% rispetto al 2020. Anche quest’anno un nuovo record in termini di quantità trattata, che porta [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Crescono differenziata e riciclo degli imballaggi in plastica</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 2021 ha segnato un ulteriore andamento positivo per la differenziata degli imballaggi in plastica: la raccolta conferita ai Centri di selezione è stata di 1.475.747 tonnellate, con un aumento del 3% rispetto al 2020. Anche quest’anno un nuovo record in termini di quantità trattata, che porta l’Italia ad un pro capite medio annuo di 24,9 kg. A guidare la classifica Sardegna e Umbria, rispettivamente con 34 e 32 kg per abitante. Da notare come i dati di raccolta delle singole Regioni si stiano sempre più avvicinando al dato medio nazionale, superando gli enormi divari che sino a qualche anno fa caratterizzavano la situazione italiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Gli italiani – ha dichiarato il Presidente Quagliuolo – stanno mettendo un impegno notevole per differenziare i rifiuti in modo corretto, grazie anche alle iniziative messe in atto da Comuni e Imprese. I numeri emersi oggi attestano che la strada è quella giusta; ora però è necessario uno sforzo ulteriore da parte di tutti per mantenere l’eccellenza che abbiamo raggiunto in termini di percentuale di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica e di avvio a riciclo. Noi continueremo a mettere a disposizione del Paese la nostra competenza ed esperienza per costruire sui traguardi di oggi, gli ambiziosi obiettivi di domani.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il servizio di raccolta e riciclo è ormai capillare in tutto il Paese: sono 7.583 i Comuni serviti (96%) con il coinvolgimento del 98% dei cittadini. Nel 2021 le quantità di imballaggi in plastica avviate a riciclo da Corepla sono nel complesso cresciute nonostante le forti difficoltà di tenuta delle supply chain globali, i problemi di approvvigionamento anche nella filiera delle materie plastiche, la progressiva crescita delle quotazioni di tutte le principali materie prime e la conseguente impennata dei costi energetici. Si tratta di evidenze importanti, emerse a margine dell’Assemblea del Consorzio e frutto di un continuo orientamento dello stesso alla diversificazione produttiva, al miglioramento della partnership con i riciclatori, al potenziamento del mercato intra-europeo, alla ricerca di nuovi clienti su mercati finora inesplorati e allo sviluppo di modelli innovativi di riciclo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Corepla è una organizzazione viva, a cui fanno capo soggetti che puntano a raggiungere obiettivi comuni attraverso un’interazione continua e costruttiva – ha dichiarato il Presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo –. Lo dimostrano i costanti progressi nei dati della raccolta e dell’avvio a riciclo degli imballaggi in plastica, lo testimonia la crescita del numero di imprese e amministrazioni locali che vi aderiscono, ma soprattutto lo riscontriamo costantemente nella diffusa sensibilità e consapevolezza che in questi anni abbiamo contribuito a far emergere all’interno della collettività civile”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo scorso anno sono state riciclate 684.615 tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica, prevalentemente provenienti da raccolta differenziata urbana. Alle cifre della gestione consortile, vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali (299.000 tonnellate) per un riciclo complessivo di oltre 1.020.000 tonnellate. Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora non possono essere riciclati; Corepla ha infatti avviato a recupero energetico 314.964 tonnellate che sono state utilizzate per produrre energia al posto di combustibili fossili. ll materiale avviato da Corepla a recupero è stato destinato per l’85,8% a cementifici (47,3% in Italia e 38,5% all’estero) e per il restante 14,2 ha trovato spazio presso termovalorizzatori efficienti.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Solo Bagaglio a mano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Angelozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi viaggia spesso ridurre al minimo il bagaglio è una specie di ossessione. Ogni soluzione è buona: abiti che non hanno bisogno di stiratura, piccoli accessori multifunzioni, valige con scomparti e tasche per tenere tutto in ordine, flaconi e flaconcini per portarsi dietro solo la giusta quantità di cosmetici e chi più ne ha, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Per chi viaggia spesso ridurre al minimo il bagaglio è una specie di ossessione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni soluzione è buona: abiti che non hanno bisogno di stiratura, piccoli accessori multifunzioni, valige con scomparti e tasche per tenere tutto in ordine, flaconi e flaconcini per portarsi dietro solo la giusta quantità di cosmetici e chi più ne ha, più ne metta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto il resto verrà acquistato, consumato, noleggiato e usato sul posto, solo nelle quantità e per il tempo necessario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È decisamente una soluzione intelligente che permette di evitare inutili zavorre, ridurre i costi e la fatica, limitare gli sprechi e la produzione di spazzatura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma perché diventiamo così virtuosi solo in viaggio? E se mettessimo in atto la stessa strategia nella vita di tutti i giorni?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovviamente non mi riferisco solo agli oggetti, ma ai singoli comportamenti che derivano dalla nostra impostazione mentale (mindset, per quelli che parlano bene) e che definiscono la nostra zona di comfort (comfort zone, sempre per quelli di prima).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immaginiamo per un attimo di ridurre la quantità di oggetti che possediamo in esclusiva, condividendo tutto ciò che usiamo saltuariamente e vediamo come potrebbe essere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualcuno potrebbe dire: “e bravo! Ti sei appena inventato la sharing economy, peccato che è da un bel po’ che molte comunità la mettono in atto”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se il ragionamento finisse qui avrebbe perfettamente ragione, tuttavia non intendo limitarmi al concetto di condivisione, il quale contiene uno spirito di riduzione dei consumi, di produzione di spazzatura e di attenzione al benessere della comunità, per inoltrarmi in una visione molto più singolare ed egoistica dell’indipendenza emotiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E che c’entra? Per collegare queste due cose devi fare un salto triplo carpiato con avvitamento!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sembrano due concetti lontani ma sono più vicini di quanto sembri e voglio provare a dimostrarlo, perché può aprire una discussione molto interessante sul valore dell’essere umano e della sua capacità di trovare o creare risorse grazie alla curiosità e alla creatività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per stappare una bottiglietta di birra basta una forchetta, un accendino e qualcuno ci riesce perfino con i denti, ma esistono un consistente e variegato numero di cavatappi adatti ad ogni situazione: da quello che fa da portachiavi fino a quello di design da sfoggiare nelle grandi occasioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che facciamo? Stappiamo le bottigliette con i denti per raggiungere una sorta di estremo back to basic o lasciamo correre l’economia e la creatività disegnando e producendo cavatappi come se piovesse? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il più distratto dei menefreghisti concluderebbe che nessuna delle due soluzioni è praticabile: la prima perché è eccessivamente limitate e la seconda perché è insostenibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che arriva la soluzione della sharing economy a dirci che è meglio condividere il cavatappi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma il solito menefreghista distratto, infastidito dal fatto che lo abbiamo messo in mezzo, direbbe: sì, ma quando mi serve di aprire una bottiglia a casa, che faccio, uso quello condominiale? Allora fate solo i tappi a vite e smettiamola di produrre cavatappi, mi sembra molto più sostenibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per essere un menefreghista distratto è fin troppo attento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà siamo di fronte a un problema molto complesso e l’unica conclusione che possiamo trarre da questo ragionamento, almeno in chiave di sostenibilità, è che le soluzioni semplicistiche basate su opinioni personali sono del tutto inutili e fanno solo perdere tempo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se, però, ci spostiamo su un altro fronte la cosa è molto più interessante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lasciamo da parte gli oggetti e poniamo l’attenzione all’esperienza che facciamo con gli oggetti, a cosa ci accade, cosa ci rimane prima durante e dopo averli usati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Potrei fare un lungo ragionamento per esprimere quanto sia più importante ciò che viviamo dallo strumento che ci permette di viverlo, (sai quanto ci sarebbe da dire sui metaversi?!) ma preferisco affidarmi a un tratto di un romanzo che ha segnato profondamente la mia vita e la mia struttura di valori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il libro è “E venne chiamata due cuori”- vi consiglio caldamente di leggerlo – e narra la storia di una giornalista americana che vive un’esperienza con degli aborigeni australiani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Evito di spoilerare troppi dettagli a beneficio di chi vorrà leggerlo e mi concentro su un solo passaggio, dove durante la traversata di un deserto, la tribù si ferma, trova del cibo e festeggia costruendo un gioco e giocando insieme.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al mattino successivo, prima di ripartire, il gioco viene smontato e i pezzi che erano serviti a costruirlo vengono rimessi al loro posto, al che la giornalista chiede come mai distruggessero un così bel gioco e non lo portassero con sé.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta è del tutto geniale e, almeno a me, fa riflettere sul senso che diamo alle cose: per noi non è importante il gioco ma ciò che rimane dell’esperienza di aver giocato (non sono esattamente queste le parole ma il senso c’è).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come al solito vi lascio con una domanda e non con una mia conclusione: per migliorare la nostra vita e quella delle nostre comunità, è meglio concentrarsi su cosa produciamo e in che quantità o su quale esperienza facciamo con quelle cose e su quanto ci rimane dentro?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che anche il nostro amico menefreghista distratto sarà costretto a riflettere NON su cosa e quanto produrre, ma sul perché dovremmo produrre&#8230; oppure no.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ezio Angelozzi </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Formatore e business coach</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4928" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-solo-bagaglio-a-mano.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4929" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-solo-bagaglio-a-mano.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il cambiamento della città e la rinascita dei luoghi abbandonati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le città in cui viviamo oggi hanno subito nel corso del tempo un numero infinito di trasformazioni. Se pensassimo alle poleis greche non le immagineremmo di certo come le odierne New York o Dubai fatte di infiniti grattacieli la cui fine non è visibile ad occhio umano dal piano terra. Ma come si è passati dalla [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Le città in cui viviamo oggi hanno subito nel corso del tempo un numero infinito di trasformazioni. Se pensassimo alle </span><i><span style="font-weight: 400;">poleis</span></i><span style="font-weight: 400;"> greche non le immagineremmo di certo come le odierne New York o Dubai fatte di infiniti grattacieli la cui fine non è visibile ad occhio umano dal piano terra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come si è passati dalla polis alla metropoli? Sicuramente le guerre intercorse nei secoli hanno fatto si che le città venissero rase al suolo e ricostruite più e più volte adattandosi ai gusti della società che si modernizzava. Sicuramente l’aumento della densità demografica ha fatto si che le città si espandessero notevolmente sul territorio geografico. In realtà il primo grattacielo non è stato ideato per accogliere in città un numero sempre crescente di persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non tutti sanno che nel 1871 il centro di Chicago venne distrutto da un terribile incendio. Quale occasione migliore per pensare ad una riqualificazione urbana. L’architetto William Le Baron Jenney ideò un edificio in acciaio, ignifugo, al contrario di quelli in metallo presenti in città che vennero distrutti dalle fiamme. L’acciaio, oltre che essere più resistente, tramite una fitta trama di pilastri inseriti nella muratura avrebbe permesso di raggiungere altezze mai viste prima. Il grattacielo, chiamato “Home Insurance Building”, ultimato nel 1885, fu il primo grattacielo a raggiungere l’altezza di 42 metri, corrispondente a 10 piani. Un risultato incredibile per la sua epoca.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall’edificazione dell’Home Insurance Building a quello dell’Empire State Building di New York non passarono molti anni. Quest’ultimo venne infatti ultimato nel 1931, in soli due anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nuove generazioni di architetti, nuove metodologie di costruzione ed ideazione dello spazio abitativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma l’esigenza di rendere le città sempre più abitabili è sicuramente quella che ha portato oggi al concetto di rigenerazione urbana, da intendere come un insieme di azioni volte al recupero e alla riqualificazione di uno spazio urbano. Questo processo di rigenerazione avviene tramite interventi di recupero a livello di infrastrutture e servizi, in favore della sostenibilità ambientale e non si limita solo alla ricostruzione di edifici fatiscenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo principale della rigenerazione urbana è, lo abbiamo già detto, quello di rendere le città più abitabili e a misura d’uomo. Quindi, venendo meno lo spazio dove poter edificare, si è iniziato a pensare all’idea di recuperare spazi e aree già presenti, soprattutto nelle zone periferiche e più degradate della città. In questo modo un quartiere di case popolari, una fabbrica abbandonata, un centro sportivo in disuso vengono recuperati, rigenerati e riqualificati, permettendo a quel dato quartiere di acquisire valore non solo economico, ma anche sociale.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Carta &#038; Ufficio, quando il riciclo è vincente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>la sostenibilità alla portata di tutti, non solo a casa ma anche in ufficio Un vero e proprio vademecum da seguire per essere certi di riciclare in maniera corretta la carta, non solo a casa ma anche in ufficio. È quanto è stato messo a punto nella versione italiana del progetto europeo targato CEPI (www.cepi.org)  [&#8230;]</p>
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<p><b><i>la sostenibilità alla portata di tutti, non solo a casa ma anche in ufficio</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un vero e proprio vademecum da seguire per essere certi di riciclare in maniera corretta la carta, non solo a casa ma anche in ufficio. È quanto è stato messo a punto nella versione italiana del progetto europeo targato CEPI (www.cepi.org)  che pone la sostenibilità della carta, attraverso il suo riciclo, un obiettivo raggiungibile anche in ufficio. Si tratta di concetti base individuati per consentire a tutti i dipendenti di aziende pubbliche e private di separare la carta in modo adatto contribuendo alla sua raccolta e al suo riciclo direttamente in cartiera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia l&#8217;iniziativa, che ha già ricevuto il patrocinio del Ministero Ambiente, è stata recepita da Assocarta (www.assocarta.it) che ne promuove i contenuti con il supporto di Comieco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Il riciclo della carta in Italia&#8221; è stato recentemente illustrato in occasione del Congresso Aticelca sulla tecnologia cartaria, progetto che proprio quest&#8217;anno ha ottenuto il riconoscimento di Satellite Event alla Settimana Verde Europea organizzata dalla Commissione UE per la sessione speciale dedicata al riciclo in collaborazione con EcoPaperLoop. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Si calcola che ogni anno, il 70% di tutta la carta utilizzata (60 milioni di tonnellate) nella UE viene riciclata nelle cartiere&#8221; spiega Massimo Medugno, Direttore Generale di Assocarta &#8220;circa 10 milioni di tonnellate di carta sono ancora potenzialmente disponibili in Europa per il riciclo nelle piccole attività commerciali e soprattutto negli uffici. Un quantitativo pari a 100 campi da calcio riempiti di carta. Gli uffici sono uno dei luoghi ideali per riciclare la carta dal momento che ogni impiegato in media utilizza 50kg di carta all&#8217;anno e che la carta negli uffici costituisce il 90% dei rifiuti generati&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E l&#8217;Italia ha sviluppato nel corso degli anni un efficiente sistema di raccolta attraverso Comieco e di riciclo con la re-immissione del macero direttamente nel processo cartario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Ogni anno&#8221; conclude Massimo Medugno &#8220;più della metà della carta prodotta in Italia proviene dal riciclo, su 8,5 milioni di tonnellate prodotte nel 2013, oltre 4,7 milioni di tonnellate sono state ottenute da carta da macero&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La filiera del riciclo ha inoltre forti ricadute positive in termini sociali poiché contribuisce alla creazione di nuovi posti di lavoro e alla crescita di un&#8217;economia verde. L&#8217;efficienza di tale filiera è inoltre comprovata dalla sua velocità di riciclo:  basta considerare  che una scatola in cartone ritorna nel processo produttivo in 7 giorni e un giornale in circa 14.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4921" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-carta-e-ufficio.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>In cerca di equilibrio su un elastico sottile</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/in-cerca-di-equilibrio-su-un-elastico-sottile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-cerca-di-equilibrio-su-un-elastico-sottile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>‘Un, due, tre!’, anche se poi non esiste il due senza il tre, e quindi sta tutto nell’uno, che una volta che genera (rigenera) non può che rigenerare fino a tre: il figlio, come numero Sacro, pensateci. Recuperare: il padre; Rigenerare: la madre;  Rinnovare: l’Unione, che non può essere quindi scissione, ma continuità. Abbiamo questa [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">‘Un, due, tre!’, anche se poi non esiste il due senza il tre, e quindi sta tutto nell’uno, che una volta che genera (rigenera) non può che rigenerare fino a tre: il figlio, come numero Sacro, pensateci.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Recuperare: il padre; Rigenerare: la madre;  Rinnovare: l’Unione, che non può essere quindi scissione, ma continuità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo questa abitudine ormai neanche più buffa ma obsoleta, di voler a tutti i costi dividere e ‘litigare’ per queste divisioni: ‘è mio! no è suo! andiamo da un avvocato!’, pensate invece a quanta generosità ed a quanta operosità le cellule del nostro organismo, ma anche tutti gli elementi dell’ambiente di cui facciamo parte, semplicemente ‘prestano’ senza pretendere di marcare ad ogni singolo giro di boa la paternità, o per meglio dire la maternità delle azioni che portano il cosmo ad avere questa funzionalità: il nostro organismo ad essere pronto in tutte le sue funzioni.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">È come se la madre pensasse di essere più vicina al figlio di un padre, senza il quale non si sarebbe ‘accesa’ alcuna gravidanza: chi si può permettere di stabilire in una perfetta unione, l’esatto punto di scissione? Solo un uomo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E da qui infatti se ne deduce chiaramente la quotidianità in preda al continuo possesso nella quale viviamo, ed insistiamo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Recuperare, Rigenerare e Rinnovare, fanno parte di una clessidra che scorre inesorabilmente: è intelligente cercare di individuare un granello di sabbia specifico?! E allora se la risposta è no si deve Vivere, e scorrere prendendo come normalità questo stile di vita e non quello al quale ci siamo abituati: la zona di confort è un male che si è acutizzato nell’ultimo secolo, e gli effetti psicologici e sociali sono sotto gli occhi di tutti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo: il senso di Onnipotenza dell’Uomo, il quale dimentica che basterebbe il pungiglione di un calabrone ‘di quelli tosti’, per fargli abbandonare questa esperienza terrena.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo su un elastico così sottile che l’unica salvezza è quella di correre come si sforzano di fare gli equilibristi che continuando ad esercitarsi, arrivano ad ‘essere’ e proporsi in un modo sempre più veloce e divertente, e così dovremmo fare noi: la regola del ‘chi se ne fotte’ che De Crescenzo ha reso più vicina al buon parlato con ‘prendere la vita con filosofia’, dovrebbe essere una delle prime regole del nostro DNA.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma davvero non dovremmo dormire la notte perché probabilmente tra un po’ saremo costretti ad abbandonare i condizionatori a gas? Siamo diventati così plasmabili (IMBECILLI)? E se si, attenzione, perché il cervello del bambino cristallizza tutto ciò che prova nei suoi primi 8 anni di vita, e lo ripropone all’uomo che sarà per tutto il resto della vita: il ‘chi se ne fotte’ brucia! ps: entrate nell’etimo figurativo della parola bruciare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Condivido però un’informazione che vi farà sorridere: costa più leggere e pensare di mettersi in moto per queste tre azioni che farlo, perché in realtà ‘voi’ già lo fate automaticamente: la barriera è creata dalla mente che il più delle volte non va ascoltata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nessuno avrebbe superato se stesso se avesse ascoltato la mente: non vi siete fermati, nonostante la mente molte volte vi abbia persino fatto sentire in pericolo di vita, è vero o no? Che canaglia! A volte sembra proprio appartenga ad un nemico! E invece è la parte di voi a cui più dovreste dar Luce, ed è per questo che dovete essere leggeri mentre correte, perché avete e avrete bisogno di nutrirvi continuamente ed anche di correre continuamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia Lodato l’Uomo che vive per essere da esempio a se stesso e agli altri, per il restante 90 per cento si può solo dire; che gran peccato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riflettete, ma soprattutto Agite.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4938" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-recuperare-rigenerare-e-rinnovare-percoco.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il vento green che soffia sui mulini a vento</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/il-vento-green-che-soffia-sui-mulini-a-vento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-vento-green-che-soffia-sui-mulini-a-vento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da un’idea di un collaboratore è nato il primo mulino a vento col motore elettrico di una Audi e-tron. Si trova nel villaggio di Son Ferrol, è stato costruito nel 1925 ed è il primo ad essere dotato di pale metalliche: si tratta di “Son España”, il mulino a vento capace di generare energia pulita [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Da un’idea di un collaboratore è nato il primo mulino a vento col motore elettrico di una Audi e-tron.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si trova nel villaggio di Son Ferrol, è stato costruito nel 1925 ed è il primo ad essere dotato di pale metalliche: si tratta di “Son España”, il mulino a vento capace di generare energia pulita confermando che, la mobilità elettrica può dare origine anche a opportunità innovative, come quella che mette insieme i tradizionali mulini a vento di Maiorca e le Audi e-tron.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;idea è di Francisco Trigueros Morera de la Vall, a capo del Project Microgrid: “Perché i mulini a vento abbandonati non possono diventare una fonte di energia rinnovabile che sostituisca la produzione di energia fossile?” ha pensato Trigueros tre anni fa e ora il primo mulino a vento è stato inaugurato e battezzato “Son España”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Maiorca ci sono migliaia di mulini a vento le cui origini risalgono al XIV secolo e oggi sono in gran parte in disuso. “Stiamo utilizzando sia i mulini a vento che i motori elettrici delle Audi e-tron per produrre energia” spiega Trigueros, che è riuscito a realizzare il suo progetto dopo averlo presentato al dipartimento Innovation Management di Audi &#8211; procedura ben consolidata all’interno dell&#8217;azienda dei quattro anelli, che ogni anno vede molti collaboratori sottoporre le proprie idee a un apposito comitato. Idee che, con il giusto supporto, possono diventare prototipi o perfino realtà consolidate in nuovi progetti firmati Audi. Le iniziative riguardano sempre più la sostenibilità e i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG, dall’inglese Environment, Social and Governance criteria)”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo prototipo di centrale elettrica eolica è stato realizzato da Trigueros e dai suoi colleghi utilizzando un motore elettrico proveniente da una Audi e-tron dedicata ai test, che è stato inserito in un contenitore lungo 3 metri, alto 1 e largo 1,6, per un peso complessivo di 220 kg. Ad esso è stata collegata una turbina eolica attraverso una trasmissione a ingranaggi. “Come quando si guida sulle colline di Maiorca, recuperando energia nei tratti in discesa: in questa applicazione il motore è costantemente in modalità di recupero”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A seconda delle dimensioni delle turbine eoliche, si possono generare fino a 22 MWh di energia ogni anno, cioè la quantità che serve per ricaricare 220 volte un&#8217;Audi e-tron con una batteria da 95 kWh. E, con una turbina eolica ancora più efficiente, si potrebbe arrivare fino a 40 kW di potenza continua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Project Microgrid è solo una delle tante iniziative di sostenibilità firmate Audi, che intende portare a emissioni zero entro il 2025 tutta la sua produzione, con l’obiettivo di diventare completamente carbon neutral entro il 2050.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le energie rinnovabili sono fondamentali per ridurre le emissioni di CO2, così come il riciclo, per esempio, delle batterie usate delle auto elettriche, che possono però avere anche una seconda vita, così come altri componenti. Le batterie agli ioni di litio, in particolare, quando non soddisfano più i requisiti previsti per lo scopo originario possono essere impiegate in un uso alternativo, ad esempio come dispositivi di accumulo di energia. Solo dopo questo secondo uso vengono scomposte nelle loro singole materie prime per essere poi riciclate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora il mulino &#8220;Son España&#8221; è integrato nella rete energetica di Maiorca, ma in futuro potrebbe essere protagonista anche di altri progetti. Ad esempio, l&#8217;energia rinnovabile qui generata potrebbe essere utilizzata per l&#8217;elettrolisi dell&#8217;idrogeno, per stazioni di ricarica fisse o per power bank per caricare le auto elettriche oppure per stabilizzare la rete. Ma l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia rinnovabile dipende anche da come si svilupperà questo progetto di sostenibilità: &#8220;Lo stesso principio si potrebbe applicare su altre isole, mentre anche solo qui a Maiorca si potrebbero convertire almeno 500 mulini&#8221; conclude Trigueros.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4961" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b1-mulini-a-vento-green.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La tormentata vita dei film indipendenti: una riscoperta necessaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanti film sono stati realizzati in Italia e sono rimasti invenduti, non distribuiti, non veicolati?  Se andate a spulciare un po&#8217; di siti di informazione su Google, si parla di più di 50 film solo negli ultimi due anni. E molti di questi film sono bellissimi, da quel che dicono critici e festival. Ma allora, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4889-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/Recuperare-e-rigenerare-il-grande-cinema.m4a?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/Recuperare-e-rigenerare-il-grande-cinema.m4a">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/Recuperare-e-rigenerare-il-grande-cinema.m4a</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti film sono stati realizzati in Italia e sono rimasti invenduti, non distribuiti, non veicolati? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se andate a spulciare un po&#8217; di siti di informazione su Google, si parla di più di 50 film solo negli ultimi due anni. E molti di questi film sono bellissimi, da quel che dicono critici e festival. Ma allora, perché non arrivano lontano? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facciamo una piccola premessa: Netflix, Amazon, Apple Tv, Disney, sono le maggiori piattaforme di streaming in questo momento: tutti i cineasti vorrebbero arrivare qui. Ma non esistono solo queste piattaforme. Ci sono molti altri siti dove è possibile recuperare film indipendenti o anche capolavori del passato. Certo, si parla di piattaforme che non fanno i numeri di Netflix. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tuttavia ci sono. E grazie a questa grande scelta, prima o poi un buon film può arrivare a essere distribuito da qualche parte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema, però, è che molti film indipendenti meriterebbero un salto di qualità e non riescono a farlo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti film indipendenti bellissimi non riescono ad arrivare in tv o sulle piattaforme più importanti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come mai? I motivi sono tanti e non basterebbe un libro per elencarli tutti. Il sistema di distribuzione dei film è intricato quasi quanto la metropolitana di Londra. Esistono tantissime stazioni dove fermarsi, e ogni luogo è diverso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un film può affrontare diversi percorsi, e nessun percorso è uguale a un altro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna avere molta fortuna, come dicevano i grandi maestri del passato. E questo è sicuro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna avere una storia emozionante, e anche questo è sicuro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna, infine, beccare i contatti giusti, al fine di fare il famoso salto di qualità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre alla bellezza di un film, è fondamentale incontrare le persone giuste che possano valorizzare una pellicola. Attenzione: non stiamo parlando di raccomandazioni, qui. Un distributore può innamorarsi del vostro film e per questa ragione può sostenerlo lungo il suo cammino. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, si ha sempre la sensazione che moltissimi progetti, in Italia, non siano veicolati o distribuiti nel modo migliore. Si ha sempre la sensazione che alcuni film avrebbero meritato miglior sorte, una volta visti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa è la grande differenza rispetto ai ruggenti anni &#8217;70, dove al cinema c&#8217;era la possibilità di vedere veramente di tutto. Molti registi coraggiosi sono riusciti a ritagliarsi il proprio spazio con film assolutamente sperimentali, negli anni &#8217;70. Parliamo di Elio Petri come dello stesso Bernardo Bertolucci. Ora al cinema ci arrivano veramente in pochi. E poi, le sale se la stanno passando malissimo. Ne abbiamo ampiamente parlato nei nostri articoli precedenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci troviamo in un momento storico in cui, aldilà dell&#8217;uscita in sala, le possibilità sono veramente tante. A volte sono&#8230; Troppe!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sembra una contraddizione vero? E spesso, nella fitta rete di treni da prendere per farcela, ci si perde o non si arriva dove si dovrebbe arrivare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;è, poi, un altro aspetto da considerare: i film prodotti in questi anni sono molti di più rispetto al passato. Il digitale ha aperto le porte del paradiso ai giovani registi. Adesso è possibile fare un film anche con mezzi di fortuna, se si sanno usare molto bene. Tantissimi girano robe di ogni tipo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Produciamo tantissima roba, che a volte non sappiamo nemmeno dove metterla. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi la concorrenza è altissima. E la grande distribuzione non ha lo spazio per tutti, perché nel frattempo produce a sua volta cose da distribuire! Guardate Netflix, ad esempio: The Crown, Stranger Things e molti altri prodotti sono firmati dalla grande N, che è anche (e soprattutto) distributrice di questi stessi progetti!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco perché, in questo marasma, molti prodotti rischiano di essere dimenticati e di scomparire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco perché, il ruolo dello spettatore è fondamentale e necessario per far emergere i piccoli grandi film. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Andando a scovare film piccoli ma belli avrete sicuramente la possibilità di far emergere titoli nuovi, diversi, che possono anche diventare iconici. Il passaparola è sempre stato un ottimo veicolo per creare fenomeni di costume. E il cinema, così come la serialità, ha bisogno di questo! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Hanno fatto storia le proiezioni parigine nei cinema d&#8217;essai negli anni &#8217;70 e &#8217;80. Registi e sceneggiatori, studiosi dell&#8217;arte e curiosi affamati di arte e novità, si riversavano nelle sale alla ricerca di fonti di ispirazione e di confronti continui e diretti con il grande schermo. La ricerca del gusto, dell&#8217;arte, sono concetti che lo spettatore moderno rischia di perdere, di questo passo. Ma che invece sono fondamentali per capire dove sta andando il mondo e l&#8217;arte che in esso si manifesta! </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
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		<title>Guardarsi dentro: la vera energia alternativa per cambiare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni si fa (finalmente) un gran parlare dell’economia circolare e dei suoi benefici per l’ambiente (e per il portafoglio): mi sono sempre chiesto perché questa forma di buonsenso sia stata dormiente così a lungo, quasi che ci si dovesse vergognare di utilizzare fino in fondo qualunque materia prima o prodotto finito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono un inguaribile ottimista, per questo credo che gli aumenti dei prezzi dovuti alla pandemia prima e la guerra poi abbiano portato a riflettere tante persone sulla effettiva necessità delle nostre spese, spesso non indispensabili, se non del tutto superflue. Lo so: su alcuni prezzi c’è anche una importante componente speculativa, che possiamo però contribuire a ridurre tutti noi (ricordate la legge dei grandi numeri?) ottimizzando le spese di cui sopra. Fatemi fare degli esempi molto pratici e semplici che tutti noi potremmo applicare nella nostra vita. Vi riporto alla mente ad es. un articolo che ho scritto qualche mese fa sul consumo di carburante: la benzina costa di più? E io applico dei comportamenti che mi permettono di risparmiare fino a 1.000 € l’anno, di richiedere meno prodotti da raffinazione della materia prima petrolifera e anche di produrre meno emissioni inquinanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La macchina va cambiata ogni 5 o 10 anni? E chi lo ha detto? Siccome le vetture più recenti hanno una qualità e una durabilità decisamente superiore a quelle del millennio scorso, perché non continuare a tenerle in ordine per un po&#8217; più tempo, invece di investire ulteriori materie prime ed energia per produrne di nuove?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo ragionamento si può estendere a tantissimi ambiti, ad es. all’elettronica: i televisori di vecchia data non possono più ricevere la stragrande maggioranza dei canali? Invece di comprare un nuovo TV, perché non comprare solo un decoder da poche decine di euro, risparmiare soldi e continuare ad usare il vecchio TV? In questo modo le materie prime del televisore sono sempre le stesse, sfruttate ancor di più.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Devo dire che io applicavo già in passato questa filosofia, probabilmente grazie alla mia terra natia in cui è ancor presente la saggezza contadina, quella che dice: “prima di buttare, prova ad aggiustare”. Ebbene, mi sono reso conto che può essere estremamente proficuo e vantaggioso applicare questa filosofia anche… a noi stessi!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate ad es. al vostro lavoro: se un processo, un prodotto, un servizio che voi producete non si rivelasse in linea con le aspettative iniziali oppure non fosse più lo state of the art, voi lo buttereste alle ortiche tout court, oppure prima vi chiedereste se fosse possibile utilizzarlo, anche solo parzialmente, per qualcosa di diverso dallo scopo iniziale? Perché sprecare il vostro sforzo materiale e mentale? E se nella vita privata cominciano ad accumularsi situazioni che vi creano disagio, avete mai provato a fare CONCRETAMENTE dei cambiamenti su voi stessi? Se il processo o il comportamento rimane lo stesso, a parità di attori protagonisti il risultato non cambia: il cambiamento che possiamo effettuare il più velocemente possibile è quello che riguarda la nostra persona, perché i cambiamenti degli altri li possiamo solo auspicare… Nel caso delle relazioni umane, che si fa: si rottamano amici e familiari?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma soprattutto facciamo in modo di essere in pace con noi stessi: le persone con cui ci relazioniamo possiamo cambiarle al limite anche tutte (non voglio immaginare l’esperienza traumatica derivante!), ma noi siamo unici e tutte le mattine, quando ci guardiamo allo specchio, dovremmo vedere una persona con cui stiamo bene. Noi non abbiamo (ancora?) dei cloni che ci possano sostituire se non ci piace ciò che vediamo o ciò che pensiamo: abbiamo però un numero infinito di gradi di libertà che ci possono permettere di affinare, cambiare, anche stravolgere le nostre caratteristiche, per adattarci ai cambiamenti delle nostre esigenze personali e degli ambienti fisici e sociali in cui viviamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la nostra persona non ci va più bene, non ne possiamo andare a comprare un’altra, magari con un bonus rottamazione: questo è l’unico prodotto che non si può comprare nuovo, nemmeno se fossimo Bezos o Musk…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Contro l’obsolescenza per il riscatto del fascino antico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[Recuperare Rigenerare Rinnovare]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">La produzione su larga scala ha indotto l’industria manifatturiera a mettere sul mercato oggetti che hanno una peculiarità ormai conosciuta da tutti: quella della obsolescenza programmata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa vuol dire? che il prodotto è nato per essere tenuto a disposizione dal consumatore per un tempo stabilito dalla industria stessa che l’ha messo in vendita. In pratica chi acquista una merce “durevole”, sa già da principio che dopo un “pianificato” lasso di tempo, quell’oggetto andrà incontro a particolari inconvenienti e se il possessore del prodotto vorrà anche provvedere ad accomodarlo, non troverà pezzi di ricambio e farà fatica a potersi far assistere da un artigiano del ramo per la ragione che questo settore che garantiva la sistemazione della merce usurata, è stato messo nelle condizioni di chiudere l’attività. Oggi però si sta parlando con sempre maggiore insistenza del recupero e della rigenerazione. Per cominciare viene fortemente avversato il “consumo del suolo”: vuol dire che le costruzioni in deterioramento vanno ristrutturate, anche se le azioni di restauro presentano delle complessità sconosciute a fabbricati “tirati su” ex novo. E’ noto che tutti gli accorgimenti oggi ritenuti indispensabili, cominciando dal rispetto delle norme antisisma per finire alle procedure per la coibentazione finalizzate al risparmio energetico, richiedono un’opera certamente più certosina se messa al confronto di costruzioni che non richiedono interventi riparativi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta, per fortuna, di una inversione di tendenza che potrebbe servire alla rivitalizzazione dei paesi e dei borghi, finora abbandonati perché il recupero e la rigenerazione erano delle modalità di intervento praticamente ignote.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Abruzzo abbiamo conosciuto una prima operazione che andava “contro corrente” rispetto alla costruzione allora preferita e cioè quella che “nasceva dal nulla”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo andare nell’aquilano, dove esiste un comune tra i più piccoli della regione, Santo Stefano di Sessanio, che suscitò un particolare fascino ad un imprenditore milanese di origini svedesi Daniele Kihlgren.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Costui, innamorato di questo borgo al centro del vasto altipiano di Campo Imperatore, volle rivitalizzarlo, trasformando i fabbricati che c’erano in un albergo diffuso . Il suo rigore costruttivo fu tale che la ristrutturazione delle case e dei fondaci, volle che fossero fatte con un particolare impasto equivalente alla malta del 1500. Persino i muri anneriti dal fumo sono stati conservati così come gli arredi delle camere, i cui letti avrebbero dovuto essere dotati delle coperte di lana abruzzese dell’epoca. Insomma Kihlgren si adoperò in modo così rispettoso delle origini del borgo, da rendere Santo Stefano di Sessanio un modello da imitare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Del resto la capacità attrattiva non mancava a questo borgo, che era di proprietà della famiglia dei Medici di Firenze in quanto da queste zone proveniva la lana che poi veniva mandata in Toscana, a Prato per la lavorazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto ho raccontato sta a dimostrare che “rigenerare e recuperare si può” e che questo tipo di operazione di restauro conservativo mette in moto un turismo di nicchia che non si accontenta solo di pernottare in un albergo, ma vuole assaporare gli stili di un tempo, che hanno fatto la storia e reso celebre un determinato territorio.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
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