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	<title>Energie Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>L’antica festa dei separi a Cocullo, un richiamo al rispetto per gli altri e la natura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Autostrada A25 da Pescara verso Roma, da Est verso Ovest, immediatamente prima di entrare nella galleria che inizia a penetrare il cuore dell’Appennino, appare in alto e d’improvviso un aggregato di case, abbarbicato su di un colle. Tante casette l’una sull’altra sembrano sostenersi in una disposizione armonica. La strada corre vicina, percorre un tratto che accompagna l’insieme di mura che ora sembra snodarsi davanti agli occhi, prima che il tunnel porti all’interno della terra nella quale regna la vita del paese che porta il nome di Cocullo. È in provincia dell’Aquila, a metà tra la Valle Peligna e la Marsica, nell’alta valle del Sagittario. Come ogni piccolo borgo d’Abruzzo è visitabile con escursioni a piedi per ammirare il centro storico, apprendere del patrimonio artistico e culturale e visitare i beni che la natura gli ha donato. Nella parte alta emerge il centro storico con le mura medievali dove svettano la </span><span style="font-weight: 400;">Chiesa della Madonna delle Grazie del XIII secolo, il Castello dei Conti di Celano e la Fontana Medievale. </span><span style="font-weight: 400;">Dal mucchio delle abitazioni si distingue la cupola della chiesa di San Domenico che sembra sorreggere il campanile. San Domenico di Sora era un abate, monaco benedettino, </span><span style="font-weight: 400;"> riformatore della vita monastica a cavallo tra il </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/X_secolo"><span style="font-weight: 400;">X</span></a><span style="font-weight: 400;"> e l&#8217;</span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XI_secolo"><span style="font-weight: 400;">XI secolo</span></a><span style="font-weight: 400;">. Considerato guaritore dal morso dei serpenti, è Santo Patrono di Cocullo dove vengono conservati come reliquie, un molare e un ferro della sua mula.  Dal 2012 ogni 1° maggio viene festeggiato in paese e portato in processione ricoperto di serpenti che ne avvolgono il corpo ligneo. Pare che il rito provenga dal culto di Angizia, la dea dei Marsi esperta di arti occulte, guaritrice e incantatrice di serpenti. Per venerarla si faceva sfilare in corteo a primavera, evidente quindi anche il legame con la fertilità nel culto pagano legato alla dea.  Ricoperta di serpi che lei stessa aveva insegnato a rendere innocui, a non avvelenare, che poi venivano uccisi al termine del rito, cosa che oggi non accade. Alla fine di marzo i rettili di diverse varietà innocue, vengono prelevati dagli esperti “</span><i><span style="font-weight: 400;">serpari”</span></i><span style="font-weight: 400;">, custoditi in scatole di carta e nutriti. Al termine della festa sacra-profana vengono riportati esattamente dove erano stati presi. Ognuno porta un segno di riconoscimento e capita anche che, da un anno all’altro si ritrovino gli stessi, emersi dopo il letargo invernale. Una festa unica nel suo folclore piena di colori, zampogne e ciaramelle, sfilate in abiti tradizionali dove donne con ceste sulla testa portano pani sacri chiamati </span><i><span style="font-weight: 400;">ciambellani </span></i><span style="font-weight: 400;">come offerta al santo e fiori. </span><span style="font-weight: 400;"> Quest’anno il rito della campanella tirata con i denti per tenerli sani e forti è stato cancellato, come anche la raccolta del pietrisco dietro l&#8217;altare, da spargere attorno alle case a protezione dei serpenti, ma questo non ha reso l’evento meno emozionante. </span><span style="font-weight: 400;">La processione dei serpenti che è tornata a vivere dopo due anni di stop, ha visto arrivare circa diecimila persone provenienti da ogni parte della regione e da terre ancora più lontane, giornalisti, tv italiane e straniere, amanti dello sport e turisti, oltre alla grande folla di fedeli che, come ogni anno, hanno atteso per poter toccare il santo e proteggersi da problemi dentali, morsi di serpenti e rabbia.</span> <span style="font-weight: 400;">Protagonisti assoluti i mansueti serpenti che si lasciano accarezzare, circondano colli, busti e braccia delle persone come a voler smentire leggende e testi sacri che li legano alla tentazione, al male e alla disobbedienza. E invece a maggio queste povere bestiole forse vogliono dirci che ognuno può vivere bene nel proprio ecosistema, seguendo l’indole della propria natura senza disturbare e senza far del male, con il dovuto rispetto verso altre forme di vita, quello che ognuno dovrebbe avere nei confronti di ogni essere vivente su questo pianeta. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4153" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_energia_cocullo.jpeg.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Vivere di passioni nel rispetto dell’ecosistema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bufalari]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ha sempre affascinato l’equazione E=mc2 intesa come evoluzione dalla concezione di massa come grandezza fisica indipendente ad elemento correlato all’energia. Non sono un fisico quindi la mia lettura di Albert Einstein è alquanto scevra di elementi scientifici, ma colma di emozioni e di curiosità. Mi spiego meglio. Pensare al mondo, alla nostra terra – per [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Mi ha sempre affascinato l’equazione E=mc</span><span style="font-weight: 400;">2</span><span style="font-weight: 400;"> intesa come evoluzione dalla concezione di massa come grandezza fisica indipendente ad elemento correlato all’energia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sono un fisico quindi la mia lettura di Albert Einstein è alquanto scevra di elementi scientifici, ma colma di emozioni e di curiosità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi spiego meglio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensare al mondo, alla nostra terra – per limitarci al tangibile – come un sistema non solo materiale ma anche energetico, pensare ai beni non solo come materia ma anche come energia, o meglio energie, suscita in me la curiosità di giurista che sta approfondendo sempre di più le tematiche della Blue Economy.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quello che più mi incuriosisce è che la Blue Economy si basa non sulla protezione o il ricircolo ma sulla rigenerazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio tale termine, rigenerarsi, mi fa tornar con la mente ai principi di conservazione della materia/energia…tutto si trasforma, come nel mio amato mare. Un ciclo, un sistema, un modo di sopravvivenza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In tutto questo, studiare, ricercare, trovare nuove soluzioni alla rigenerazione è la chiave di volta per arrestare il percorso autodistruttivo avviato dall’uomo nell’era industriale, allorquando si pensava o si osava pensare che le risorse terrestri fossero inesauribili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel tempo abbiamo preso coscienza che ciò non è vero, che tutto può esaurirsi se pensiamo solo al consumo e così abbiamo cominciato a prender coscienza che andava allargato il campo visivo, che i processi produttivi e ancor più la vita e il proprio lifestyle dovesse mutare, ritrovando quella relazione e quel rapporto con l’ecosistema che ci circonda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora se penso al King…al lifestyle al maschile richiamato in una rubrica del magazine per il quale sto scrivendo questi pensieri. Ritengo che il nuovo King, il King di oggi o forse meglio di domani, sia quello che vive di passioni, delle sue passioni in un rapporto proattivo con il proprio ecosistema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed ecco che questo pensiero porta ad un altro, mi fa rivivere il mare che tanto amo e il modo di viverlo che più preferisco, a bordo di una barca a vela.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un sistema concentrato tra onde e cielo, dove l’energia gioca un ruolo fondamentale per il viaggio, per il voler andare sempre oltre…e allora l’abilità di ogni comandante, di ogni skipper diventa quella di sfruttare l’energia della natura, il vento, le correnti, le maree, la luna ed il sole per poter godere della propria navigazione, della propria passione e della propria vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A presto, buon vento e ricordate di rigenerarvi sempre…perché nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Avv. Antonio Bufalari</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4147" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-l_uomo-l_energia-il-lifestyle.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Efficienza, sostenibilità, innovazione le parole per costruire il futuro dell’energia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’energia è legata a tutte le attività umane: quando pensiamo o ci muoviamo utilizziamo energia immagazzinata nel nostro corpo; tutti gli oggetti che ci circondano o di cui facciamo uso hanno bisogno di energia per funzionare o ne hanno avuto bisogno per essere costruiti; l’energia illumina e riscalda le nostre case, ci permette di spostarci, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/efficienza-sostenibilita-innovazione-le-parole-per-costruire-il-futuro-dellenergia/">Efficienza, sostenibilità, innovazione le parole per costruire il futuro dell’energia</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4116-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/9.1_I-parte_Viviamo-come-onde.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/9.1_I-parte_Viviamo-come-onde.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/9.1_I-parte_Viviamo-come-onde.mp3</a></audio>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’energia è legata a tutte le attività umane: quando pensiamo o ci muoviamo utilizziamo energia immagazzinata nel nostro corpo; tutti gli oggetti che ci circondano o di cui facciamo uso hanno bisogno di energia per funzionare o ne hanno avuto bisogno per essere costruiti; l’energia illumina e riscalda le nostre case, ci permette di spostarci, alimenta gli strumenti coi quali produciamo il cibo e così via. Pertanto l’uomo ha imparato, nel corso della storia, ad utilizzarla in maniera sempre più efficiente, poiché da ciò è dipeso, sin dai primordi della civiltà, il raggiungimento di un maggiore benessere materiale: il progresso umano è andato di pari passo con le scoperte di nuove fonti energetiche. L’umanità è riuscita a migliorare costantemente la propria qualità della vita grazie ad una crescente disponibilità di energia primaria (il fuoco, l’agricoltura, l’animale, il carbone, il petrolio, il gas, l’acqua, il vento, l’uranio). Tuttavia questo modello di sviluppo, ad alto consumo di materiali e di energia, ha mostrato negli ultimi decenni tutti i suoi effetti collaterali. Infatti l’attuale società vive la contraddizione tra i vantaggi che il progresso le assicura e il degrado dell’ambiente derivante dallo sfruttamento delle risorse, che non possono essere rinnovate con la stessa velocità con la quale sono utilizzate. Lo sviluppo economico e l’aumento dei consumi che si sono avuti nel XX secolo, se da una parte hanno portato benessere per larghi strati della popolazione, dall’altra hanno creato pressioni sull’ambiente. Problemi, quali il deterioramento delle risorse, la perdita della biodiversità, la produzione di rifiuti, l’inquinamento prodotto dall’impiego dei combustibili fossili, dimostrano che la questione ambientale ha una dimensione planetaria. Inoltre oggi circa il 20% della popolazione mondiale utilizza più dell’80% delle risorse naturali disponibili, mentre un altro 20% rimane in condizioni di assoluta povertà. Non vi è perciò alcun dubbio che i paesi più poveri dovranno in futuro poter accedere ad una maggiore quota di risorse per garantire ai propri cittadini più salute e prosperità. Ed è proprio per tutelare la sopravvivenza del pianeta, assieme alla necessità di assicurare una più equa crescita sociale ed economica, che gli Stati si sono impegnati a perseguire un nuovo modello di sviluppo. Negli anni ’70 si iniziò a parlare del conflitto tra crescita economica e demografica e ambiente; per molto tempo la contrapposizione sembrò non avere possibili soluzioni. Ma negli anni ’80 cominciò a farsi strada un’idea, quella dello sviluppo sostenibile, che individua una sintesi del conflitto suddetto. Nel 1987 tale concetto trovò un’adeguata espressione e diffusione con il “Rapporto Brundtland” della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, che lo definì come “lo sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni”. Pertanto il conseguimento di quest’obiettivo nel settore dell’energia implica le seguenti tre condizioni:  per quanto riguarda le risorse rinnovabili, i tassi di consumo non devono superare i loro tassi di rigenerazione; per le risorse non rinnovabili i tassi di consumo non devono superare i tassi di sviluppo di risorse sostitutive rinnovabili;  per quanto riguarda l’inquinamento, i tassi di emissione degli agenti inquinanti non devono superare la capacità di assorbimento e rigenerazione da parte dell’ambiente. D’altra parte, oggi, quasi il 90% dell’energia nel mondo viene prodotta bruciando combustibili fossili, quali petrolio, carbone e metano. Considerando che la domanda globale di energia sta aumentando ad un ritmo di circa il 2% l’anno, si pone il problema di far fronte ad una loro eventuale scarsità. Inoltre è ormai accertato che proprio le attività, che utilizzano combustibili fossili, generano quei gas inquinanti i quali, una volta immessi nell’atmosfera, danneggiano l’ambiente. Gli autoveicoli, gli impianti di riscaldamento, le centrali termoelettriche e le industrie sono i principali responsabili dell’aumento dell’effetto serra, la cui conseguenza più preoccupante è la possibilità che si verifichino cambiamenti globali di clima: la temperatura media della Terra potrebbe aumentare di almeno 2°C . Ciò determinerebbe per alcune regioni la riduzione delle risorse idriche e l’aumento della siccità, con conseguente rischio di desertificazione, mentre per altre significherebbe il fenomeno opposto, crescita delle piogge, degli uragani e delle inondazioni. La conferenza di Kyoto (1997), molto oltre l’effettivo valore degli impegni assunti, ha segnato il momento dell’acquisizione della coscienza collettiva planetaria della non sostenibilità dei fattori ambientali e climatici dell’attuale modello di sviluppo, in particolare per effetto del ciclo produzione, consumo dell’energia. Infatti il Protocollo, che ne è derivato, impegna i paesi industrializzati e quelli in economia di transizione (i paesi dell’est europeo), responsabili del 70% delle emissioni mondiali di gas serra, a ridurle complessivamente del 5.2% rispetto ai livelli del 1990. Inoltre sono state indicate le politiche e le misure che dovranno essere adottate per raggiungere tale traguardo: promozione dell’efficienza energetica; sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e delle tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni; protezione ed estensione delle foreste per incrementare la capacità del pianeta di assorbire l’anidride carbonica; promozione dell’agricoltura sostenibile; misure fiscali appropriate per disincentivare le emissioni di gas serra. Infatti è questo il settore dal quale dipende oltre il 90% delle emissioni di CO2: è necessario ridurre il consumo di combustibili fossili e utilizzare fonti di energia pulite ovvero “emission free”. Le fonti energetiche rinnovabili possiedono due caratteristiche fondamentali, che rendono auspicabile un loro maggiore impiego: la prima consiste nel fatto che esse rinnovano la loro disponibilità in tempi brevi; l’altra è che il loro utilizzo produce un inquinamento ambientale non del tutto trascurabile. Tuttavia il loro contributo al bilancio energetico mondiale continua a rimanere modesto rispetto al potenziale tecnico disponibile. La situazione sta cambiando, pur se lentamente. Alcune di esse, in particolare l’energia eolica e la geotermia, sono altamente competitive, soprattutto se paragonate ad altre applicazioni decentrate. L’energia solare fotovoltaica rimane più dipendente da condizioni favorevoli. Dunque, nonostante i costi comparati per molte energie rinnovabili stiano diventando sfavorevoli, il loro uso spesso è ancora ostacolato da elevati costi iniziali di investimento rispetto agli impianti convenzionali. Inoltre le tecnologie dell’energia rinnovabile, come molte altre innovazioni, risentono di un’iniziale mancanza di fiducia da parte degli investitori, dei governi e degli utilizzatori, dovuta a scarsa dimestichezza con il loro potenziale tecnico ed economico e ad una resistenza generale al cambiamento e a nuove idee. Pertanto una politica a favore delle rinnovabili è diventata indispensabile: il progresso tecnologico di per sé non può eliminare i numerosi ostacoli non tecnici che impediscono la loro diffusione sui mercati dell’energia. Senza una strategia chiara e generale il loro sviluppo sarà ritardato. Un quadro stabile a lungo termine per il sostegno delle fonti rinnovabili che copra gli aspetti legislativi, amministrativi, ed economici è infatti la priorità assoluta per gli operatori del settore. La crescita dei consumi energetici nei prossimi decenni, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo, si è manifestata soprattutto mediante l’incremento della domanda di elettricità; basti pensare che circa un terzo della popolazione mondiale non ha accesso ad essa. Pertanto si pone il problema di come soddisfare tale esigenza in modo sostenibile dal punto vista ambientale e delle risorse energetiche. Nel settore elettrico, per ridurre i costi di produzione, si è puntato in passato sull’effetto scala, con aumento delle dimensioni delle centrali fino a 1000 MW. D’altra parte oggi si fa largo l’alternativa della generazione distribuita, cioè l’installazione di sistemi di generazione elettrica, con taglie da qualche decina di kW fino ad alcune decine di MW, collegati alla rete di distribuzione e ubicati nelle vicinanze dell’utente finale. Ci sono vari fattori che incoraggiano tale scelta. Innanzitutto, la liberalizzazione del mercato elettrico in molte nazioni permette l’ingresso di nuovi produttori, i quali, per essere competitivi, non potranno affrontare gli investimenti necessari per la costruzione di una centrale tradizionale. Inoltre le fonti rinnovabili risultano più vantaggiose se sfruttate in prossimità del luogo dove la risorsa naturale è disponibile. Infine in alcuni paesi industrializzati, fra cui l’Italia, le infrastrutture elettriche si sono rivelate del tutto inadeguate a sostenere i crescenti consumi; ciò ha causato dei lunghi black-out. Pertanto la generazione distribuita può rappresentare sia un intervento integrativo per la rete di distribuzione che un modo per tutelarsi dalle inefficienze della fornitura elettrica. Nell’attuale società, altamente dipendente dalle apparecchiature elettroniche, i black-out risultano intollerabili tanto alle utenze commerciali quanto ai privati cittadini. A tale proposito, la tecnologia, che in futuro sembra più idonea per l’affermazione della generazione distribuita, è quella delle celle a combustibile alimentate ad idrogeno. Infatti le celle sono più efficienti dei gruppi elettrogeni costituiti da motori a combustione interna e l’acqua calda da esse prodotte appare ideale per usi termici e sanitari. La diffusione delle fuel cells presuppone la possibilità di approvvigionamento dell’ idrogeno.. E’ piuttosto un vettore energetico, cioè un buon sistema per accumulare o trasportare energia. L’idrogeno è un vettore ideale per un modello energetico sostenibile, dato che: può essere prodotto da una pluralità di fonti, sia fossili che rinnovabili, tra loro intercambiabili e disponibili su larga scala per le generazioni future;  può essere impiegato per applicazioni diversificate, dal trasporto alla generazione di energia elettrica, con un impatto ambientale nullo o estremamente ridotto sia a livello locale che globale. Accanto ai vantaggi, l’introduzione dell’idrogeno presenta ancora numerosi problemi connessi allo sviluppo delle tecnologie necessarie per rendere il suo impiego economico ed affidabile. Quest’aspetto è oggi al centro dei programmi di ricerca di molti inoltre le particolari caratteristiche di questo gas condizionano pesantemente la scelta di sistemi opportuni che consentano di raggiungere facilità di stoccaggio e trasporto nel rispetto di requisiti quali la sicurezza, la tutela dell’ambiente e l’economicità di tali processi. Nonostante le complesse problematiche coinvolte nelle varie fasi della filiera tecnologica dell’idrogeno, al momento esso rappresenta la speranza più concreta per la realizzazione di un sistema energetico non incentrato sui combustibili fossili, ma sulle fonti rinnovabili. La condizione fondamentale, affinché ciò si verifichi, è che l’idrogeno si affermi al più presto come carburante nel settore dei trasporti. La crescente esigenza di mobilità di persone e merci è una caratteristica della società moderna. Ciò è dovuto non solo allo sviluppo economico, ma anche all’aumento del tempo libero, al decentramento delle attività produttive e delle residenze, a modelli di comportamento che percepiscono l’autovettura privata come simbolo di libertà e di affermazione individuale. L’attuale sistema di mobilità, imperniato sulla gomma, è tra le principali cause dell’inquinamento acustico e atmosferico, e della congestione del traffico; fattori che rendono sempre più insostenibile la vita nelle nostre città. Pertanto da qualche anno le aziende automobilistiche ritengono improrogabile lo sviluppo e la commercializzazione del veicolo elettrico. Fra le varie soluzioni, quella più promettente a medio-lungo termine è basata sull’uso dell’idrogeno in veicoli equipaggiati con celle a combustibile. Del resto il motore a combustione interna, ormai utilizzato da più di cento anni, sembra destinato ad un’inevitabile tramonto tuttavia vi sono diversi impedimenti che si oppongono alla penetrazione del veicolo ad idrogeno e che richiedono un notevole sforzo per far sì che la tecnologia si affermi definitivamente su larga scala e non rimanga a lungo nella sua attuale fase sperimentale. Infatti il successo dell’idrogeno nel campo dell’autotrazione esige la predisposizione di una vasta gamma di infrastrutture integrate: occorre sviluppare non solo le celle a combustibile più adatte, ma anche serbatoi per equipaggiare i veicoli, sistemi di trasporto e reti di distribuzione paragonabili a quelli dei carburanti tradizionali. Tutto ciò, ovviamente, costituisce una grossa sfida per i prossimi anni. Una strategia vincente potrebbe essere quella di adeguare l’intero sistema energetico, e non i suoi settori disgiuntamente, alle esigenze necessarie per la transizione ad un’economia all’idrogeno. In altri termini è possibile pensare ad una società in cui le fonti rinnovabili, la generazione distribuita, e le celle a combustibile siano implementate in modo sinergico per il benessere dell’umanità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le fonti rinnovabili di energia possiedono un notevole potenziale per incrementare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e per contenere le emissioni nocive di CO2 in Europa. Tuttavia lo sviluppo del loro utilizzo dipenderà soprattutto da sforzi politici ed economici, che avranno successo solo se accompagnati da un controllo della domanda allo scopo di razionalizzare e stabilizzare i consumi. Nel medio termine le fonti rinnovabili sono l’unica risorsa energetica di cui l’UE ha un certo margine di manovra per aumentare i propri   rifornimenti.  Gli Stati Membri devono considerare questi obiettivi come propri e attuare, di conseguenza, una politica energetica in sintonia con quella dell’Unione; purtroppo ciò non avviene ancora dappertutto. Il problema dell’incremento di fornitura energetica da parte delle fonti rinnovabili sarà reso ancora più pressante dall’allargamento dell’UE, data la dipendenza dei paesi candidati dai combustibili tradizionali. D’altra parte l’allargamento potrebbe anche essere un’opportunità favorevole: la necessità di sostituire vecchie centrali e la richiesta di tecnologie ecocompatibili rendono le risorse rinnovabili particolarmente attraenti. Fra il 1985 e il 1998 l’aumento di produzione energetica da fonti rinnovabili è stato significativo in termini relativi (+30%), ma trascurabile in termini assoluti. La quota globale di energia rinnovabile è strettamente legata alle tendenze del consumo e del risparmio energetico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni paesi, come la Germania, hanno adottato la domanda energetica 44 provvedimenti legislativi a sostegno del settore, mentre altri lo trascurano del tutto. Eppure non è solo una questione di politica energetica, ma anche una possibilità per uno sviluppo economico sostenibile d’altronde ci sono delle sfide socio-economiche da affrontare, infatti bisogna tener presente innanzitutto l’esistenza di ostacoli di natura strutturale al diffondersi delle fonti rinnovabili. Il sistema economico e sociale è basato su uno sviluppo centralizzato intorno alle sorgenti tradizionali di energia e soprattutto intorno alla produzione di elettricità. Però il problema più importante è finanziario: l’energia rinnovabile necessita di ingenti investimenti. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di tassare le fonti energetiche più redditizie (nucleare, petrolio, metano) per finanziare un fondo regionale o nazionale. Inoltre prima che le fonti rinnovabili raggiungano un margine di profitto, esse avranno bisogno di aiuti statali per periodi relativamente lunghi. Infine leggi nazionali, regionali, e locali devono essere adottate per regolamentare la destinazione e l’uso del territorio in modo da stabilire un’assoluta priorità all’installazione di centrali elettriche basate sulle tecnologie rinnovabili. Infatti è alquanto paradossale che, quando l’energia nucleare incominciò a diffondersi, l’opinione pubblica non era in grado di opporsi all’installazione di un reattore, mentre adesso può ostacolare la costruzione di una centrale eolica. In altri termini il mercato dell’energia rinnovabile non potrà espandersi all’interno dell’UE senza una forte volontà politica da parte delle autorità pubbliche. Chiaramente i problemi della dipendenza esterna variano secondo i prodotti energetici. Per il carbone non vi sono problemi, poiché il mercato mondiale è molto fluido, ben distribuito geograficamente e senza tensioni sui prezzi. Per il petrolio o il gas è molto fragile e le riserve sono ripartite in modo diseguale. Le fluttuazioni di prezzo possono incidere gravemente sull’economia. I futuri fornitori dell’Unione non saranno numerosi, sostanzialmente si dipenderà dal Medio Oriente per il petrolio; dal Nord Africa per il gas. Si tratta di una questione urgente e complessa. Il prossimo inverno non sappiamo se sarà freddo o mite, ma di sicuro sappiamo che le </span><a href="https://www.key4biz.it/energia-elettrica-prezzi-aumentati-del-200-in-europa-lue-lancia-nuovo-pacchetto-di-misure-per-contrastare-la-crisi-energetica-il-documento/377736/"><span style="font-weight: 400;">bollette della luce</span></a><b> e del gas </b><span style="font-weight: 400;">subiranno nuovi rincari a causa della situazione congiunturale dei mercati energetici e del </span><b>rialzo dei prezzi </b><span style="font-weight: 400;">del gas naturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una situazione non solo italiana, ma che riguarda l’Europa intera, con stime a dir poco allarmanti di un trend che tra la fine dell’anno in corso ed il prossimo potrebbe veder salire a </span><a href="https://www.key4biz.it/poverta-energetica-a-rischio-80-milioni-di-europei-a-causa-di-covid-19-aumento-dei-prezzi-e-clima/382908/"><span style="font-weight: 400;">80 milioni gli europei in povertà energetica</span></a><span style="font-weight: 400;">. È questo lo scenario di massima che ci attende, secondo l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, nonostante gli interventi del Governo dei mesi scorsi, tesi ad evitare un impatto troppo pesante di questa situazione sulle famiglie e le imprese.  i prezzi dell’energia elettrica in Europa e in particolare in Italia stanno seguendo l’andamento del mercato del gas naturale, che è al rialzo negli ultimi tempi. Una situazione dominata dall’instabilità e l’incertezza, che prefigura secondo l’Autorità un primo quadrimestre del 2022 potenzialmente caratterizzato da rialzi dei prezzi e quindi da bollette più care per gli italiani. Dovrebbe migliorare con l’arrivo della prossima  buona stagione, ma è pur vero che molto dipenderà anche dalle condizioni climatiche, che in quel periodo potrebbero colpire molte regioni con i celebri colpi di coda dell’inverno (che significa impennata dei consumi e della domanda di energia). Il costo dell’energia per le imprese, in particolare per le piccole e medie imprese, inoltre, sta prendendo la dimensione di una vera e propria emergenza. In quest’ottica, </span><b>la riduzione del costo dell’energia è fondamentale per proseguire con maggiore fluidità verso la decarbonizzazione del Paese</b><span style="font-weight: 400;">, andrebbe semmai operata una riforma strutturale in grado di alleggerire il peso della bolletta, per imprese e cittadini, con la rimozione anche parziale degli oneri generali. Una soluzione da tempo sollecitata dalle associazioni delle Pmi e che oggi potrebbe trovare una opportunità anche grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza o PNRR.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma deduciamo che all’inizio fu la materia, e questa materia fu idrogeno, anche perché possiede la struttura chimica più semplice che si possa immaginare: un protone e un elettrone. A 14 miliardi di anni da quell’evento, ancora oggi, la materia dell’universo è composta per il 71% da idrogeno. Da lui discendono tutti gli elementi chimici, per fusione nucleare nelle stelle.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma è anche l’elemento più leggero e sulla Terra, come sulla maggior parte dei pianeti rocciosi a bassa gravità, non ce n’è traccia. O meglio, lo troviamo legato ad altri elementi, come l’ossigeno nell’acqua e il carbonio nel metano. La sua semplicità lo rende un ottimo strumento per stoccare elettroni, ma dato che non lo si trova libero sulla Terra, se lo si vuole usare occorre produrlo apposta. Una volta risolti i problemi per produrlo e impiegarlo comodamente, l’idrogeno può diventare uno stoccaggio di energia rinnovabile che attiva un favoloso “ciclo dell’acqua energetico” con emissioni zero: dall’acqua all’idrogeno per accumulare energia rinnovabile, dall’idrogeno all’acqua per utilizzare l’energia raccolta e trasportata a destinazione d’uso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come tutti gli accumulatori di energia, può essere pericoloso se tale energia si libera improvvisamente. Quindi… “maneggiare con cura”. L’efficienza di conversione dei sistemi a idrogeno, la sicurezza, gli investimenti necessari per modificare le tecnologie energetiche sono i principali scogli verso lo sviluppo di una “economia dell’idrogeno”. Ciò nonostante, negli ultimi vent’anni sono stati fatti passi da gigante e comunque, probabilmente, nel lungo periodo, sarà l’unica opzione possibile, sia per la gestione delle risorse naturali terrestri sia per l’espansione dell’uomo nel cosmo. Sembra fantascienza? no, non lo è; è solo Scienza”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4169" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1_viviamo-come-onde-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il vero cambiamento è il cambiamento delle abitudini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4084-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/polem-6_Alimentateli-come-vi-pare.mp3?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/polem-6_Alimentateli-come-vi-pare.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/polem-6_Alimentateli-come-vi-pare.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto di energia può essere declinato in varie forme, materiali e non: il sottoscritto si fermerà a quella meno aulica e, forse, più controversa, cioè quella che serve a farci muovere e, più in generale, a farci usare tutti i nostri moderni devices ormai indispensabili nella vita quotidiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo periodo si sprecano gli strateghi della pianificazione energetica: in realtà è già da qualche anno che si discetta continuamente sul futuro delle fonti di energia e sul loro utilizzo. Vi dirò: tanta confusione regna sotto i cieli!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’appassionante dibattitto di cui sopra era partito già negli anni ’80 con l’incidente di Chernobyl, poi sfociato in Italia nel referendum sull’energia nucleare, ma si era velocemente esaurito. Negli anni successivi si è poi ripresentato, prima timidamente quando è iniziata l’installazione (con numeri importanti) delle pale eoliche e degli impianti fotovoltaici, poi è esploso in tutta la sua dirompenza con la ribalta di disastri ambientali quali la deforestazione dell’Amazzonia o la riduzione della calotta artica. Nell’ultimo quinquennio poi si sono aggiunti fenomeni mediatici (e imprenditoriali) come Elon Musk e la sua Tesla, con contorno di tante manifestazioni di costume, come Greta e i “Friday for futures”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci vorrebbe un’intera enciclopedia per provare ad essere esaustivo sul tema: non temete, non è il mio obbiettivo, che è invece quello di condividere la mia opinione con voi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il punto di partenza per provare a ragionare pragmaticamente sull’argomento credo che debba essere quali-quantitativo: definire prima di tutto che tipo di energia ci serve (elettrica, termica, meccanica, ecc.), poi QUANTA ce ne serve e </span><span style="font-weight: 400;">con quali picchi</span><span style="font-weight: 400;"> (sia quotidiani che stagionali). Una volta definito ciò, si passa a decidere COME produrre questa energia, cercando di non fare danni all’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qui si scatena l’inferno: ci sono fazioni che fanno infuriare polemiche, basate a volte sull’opinione del bravissimo idraulico o del fruttivendolo sotto casa (il riferimento ad un particolare esponente politico e alla sua relativa fazione NON è casuale) o su fatti e numeri raccolti tramite il lancio di dadi, il tutto accompagnato da lettura e ascolto selettivi. Il risultato è che non è semplice farsi un’opinione senza approfondire per conto proprio e </span><span style="font-weight: 400;">differenziando le fonti</span><span style="font-weight: 400;">, chè la partigianeria è sempre in agguato!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad aggravare lo scenario ci pensano i problemi geopolitici, non nati due mesi fa con la sanguinaria invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma già presenti da tempo: sto parlando della crisi del petrolio del 1973, oppure dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, dell’embargo del petrolio iraniano per fermare lo sviluppo delle loro armi nucleari, dell’embargo del petrolio venezuelano, oppure degli attacchi degli estremisti islamici ai pozzi petroliferi nigeriani. Ciliegina sulla torta, la richiesta sempre più elevata di energia da parte di Paesi emergenti come Cina e India, che non hanno esattamente la nostra stessa sensibilità ambientale…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo l’unica inconfutabile realtà è che non abbiamo in Italia (e non solo) un piano strategico energetico degno di questo nome: tutto ciò non perché non ci siano persone competenti e capaci di costruirlo, ma perché tanti politici (non solo italiani) non hanno voluto dire una sacrosanta verità: il pianeta lo salviamo solo cambiando le nostre abitudini e spendendo (un po&#8217;) di più. A tutto ciò aggiungiamoci i vari comitati del no la qualunque, in pericolosa compagnia dei “nimby” (“not in my back yard”, letteralmente tradotto: non nel mio cortile) ed ecco creato il pantano in cui stiamo vivendo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ uno scenario preoccupante, che richiede veloci assunzioni di responsabilità e decisioni pragmatiche, non guardando ai sondaggi sulle intenzioni di voto o sull’opinione pubblica più in voga, ma studiando fatti e numeri oggettivi, con conseguenti azioni da fare a breve, medio e lungo termine: è ora di smettere di parlare alla pancia della gente!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia opinione è che dovremmo prima di tutto sganciarci il più velocemente possibile dal giogo russo (anche producendo temporaneamente energia da fonti non pulite, come il carbone), parallelamente riprendere in mano il dossier nucleare (anche se ci vogliono quasi 10 anni perché una centrale inizi a produrre energia), poi continuare a incrementare le installazioni eoliche e fotovoltaiche, con la consapevolezza che NON possono essere lo zoccolo duro energetico, data la loro incostanza di produzione (ad es. UK lo scorso anno ha avuto un grave problema di disponibilità energetica a causa di un periodo di scarsa ventosità nel Mare del Nord), rafforzare se possibile la produzione idroelettrica e infine continuare ad ottimizzare la produzione di energia con le centrali a gas.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A contorno di ciò, sviluppare (finalmente) una rete di termovalorizzatori adeguata alla produzione di rifiuti fatta in Italia: ok, lo so che dovremmo sviluppare di più l’economia circolare e produrre meno rifiuti, ma pensate che sparirebbero completamente grazie ai circoli virtuosi? O forse pensate che sia meglio mandare i rifiuti in discarica, oppure fargli percorrere l’Italia (e l’Europa) in lungo e in largo per poi portarli ai termovalorizzatori degli altri (ricordate i “nimby” di cui ho scritto prima) e poi comprare la loro energia, prodotta con i nostri rifiuti? Mi rivolgo a coloro che non vogliono i termovalorizzatori: magari provare a capire qual’è la differenza tra un incenerito e un termovalorizzatore, che ne dite?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì, sono polemico: è che in questi ultimi anni questo argomento (e non solo) ha portato alla ribalta dei santoni che pensano di essere scienziati perché certi nostri connazionali, affetti da analfabetismo funzionale, li osannano. Attenzione, non ne faccia una questione di titoli di studio, perchè un idiota che abbia una laurea è solo un idiota titolato: è ciò che ho risposto quando qualcuno mi ha fatto notare che i parlamentari di una certa parte politica da me poco apprezzata (quelli dell’idraulico esperto menzionato prima…) hanno i miei stessi titoli di studio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Magari senza polemizzare come ho un pò fatto io, è questo ciò che mi aspetto dalla classe politica: prendere il toro per le corna e fare scelte anche impopolari, ma basate su fatti scientifici e numeri oggettivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che poi è quello che dovremmo provare a fare tutti noi nella nostra vita, rinunciando a qualcosa e spendendo (investendo?) di più su altro, o no?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4156" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-alimentateli-come-vi-pare.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Energia… quando ne consuma tanta anche la tecnologia e il green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo conflitto scoppiato ci ha riportati prepotentemente indietro a riparlare di materie prime e fabbisogno energetico spiccio con tanto di incubi da spaventosi aumenti in bolletta. Che abbiamo già pagato e che forse con la guerra centrano ben poco. Con l’attenzione che l’opinione pubblica ha messo nel rendere sostenibili i propri comportamenti quotidiani. Greta (Thunberg) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4069-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/editor-8_Energia-quando-ne-consuma.mp3?_=5" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/editor-8_Energia-quando-ne-consuma.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/editor-8_Energia-quando-ne-consuma.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ultimo </span><b>conflitto</b><span style="font-weight: 400;"> scoppiato ci ha riportati prepotentemente indietro a riparlare di </span><b>materie</b> <b>prime</b><span style="font-weight: 400;"> e fabbisogno energetico spiccio con tanto di incubi da spaventosi aumenti in </span><b>bolletta</b><span style="font-weight: 400;">. Che abbiamo già pagato e che forse con la guerra centrano ben poco. Con l’attenzione che l’opinione pubblica ha messo nel rendere sostenibili i propri comportamenti quotidiani. </span><b>Greta</b><span style="font-weight: 400;"> (Thunberg) sembrava guidarci veloce verso un </span><b>futuro</b> <b>migliore</b><span style="font-weight: 400;">. Invece stiamo assistendo alla corsa di tutti gli stati più soggetti al ricatto dal gas russo all’approvvigionamento energetico da altre fonti e paesi, spesso con buona pace della natura. Pensavamo di </span><b>essere in corsa verso una modernità più sensibile</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>attenta</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>verde</b><span style="font-weight: 400;">. Che avesse ragione Benjamin Franklin che “l’energia e la persistenza conquistano tutte le cose”. invece prima l’incubo della pandemia, piena di plastica, e poi il dramma della guerra. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso non riflettiamo però su </span><b>quanto</b><span style="font-weight: 400;"> ci </span><b>costi</b><span style="font-weight: 400;"> la </span><b>modernità</b><span style="font-weight: 400;"> in termini energetici. Pensiamo per esempio ai pc, non proprio al nostro di casa, ma per esempio al </span><b>cloud</b><span style="font-weight: 400;"> a cui abbiamo destinato le nostre foto. Quanto costa? 60 miliardi di euro l’anno, per il </span><span style="font-weight: 400;">continuo bisogno di </span><b>sistemi di raffreddamento</b><span style="font-weight: 400;">. Per questo le Big Tech sposano progetti che possano limitare impatto del riscaldamento che producono, oppure trasformare quel calore in energia. Come ha fatto Microsoft in Finlandia dove trasformando il calore in eccesso dei propri impianti in riscaldamento, porta energia a 250mila case.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il</span><b> progresso tecnologico oggi è anche arte</b><span style="font-weight: 400;">.</span> <span style="font-weight: 400;">Che necessita energia e non è più quella solo quella di chi crea l’opera. Prova ne sono</span> <span style="font-weight: 400;">gli</span><b> NFT</b><span style="font-weight: 400;">. Cosa sono? La cosa più googlata del momento è l’acronimo di</span><b> Non Fungible Token</b><span style="font-weight: 400;">. Sono </span><b>opere d’arte digitali</b><span style="font-weight: 400;"> autenticate dalla blockchain e come lei, autentiche divoratrici di energia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E il suo consumo energetico oggi è connesso anche al concetto di moneta. Anche se è diventata virtuale e si chiama </span><b>criptovaluta</b><span style="font-weight: 400;">. La valuta è denaro, mentre</span><b> krypto </b><span style="font-weight: 400;">in greco – e ci arriva anche chi non l’ha studiato &#8211; significa nascosto. Come a dire chiaro che in fondo è meglio maneggiarle con cura. E consumano poi, tantissimo. Secondo l’indice elaborato dall’Università di Cambridge, per emettere la principale moneta virtuale – chiamata </span><b>Bitcoin </b><span style="font-weight: 400;">&#8211;</span><b> servono 142 Terawatt all’anno</b><span style="font-weight: 400;">.</span> <span style="font-weight: 400;">Intere nazioni e i loro milioni di abitanti hanno un fabbisogno energetico minore.</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">Queste monete, nate dalla mente di un gruppo di </span><b>hacker</b><span style="font-weight: 400;"> dovevano </span><b>contrapporsi</b><span style="font-weight: 400;"> alla </span><b>moneta</b><span style="font-weight: 400;"> corrente </span><b>ufficiale</b><span style="font-weight: 400;">. E al suo potere fatto di banche centrali, tassi di prestito, mutui e così via. Aumentando il valore delle transazioni, si sono rese necessarie delle </span><b>tecniche estrattive digitali</b><span style="font-weight: 400;">. Proprio come accadeva nella corsa all’oro del selvaggio West, quando si accumulavano pepite che nei caveau garantissero il valore della moneta. Solo che oggi è virtuale. Le realtà oggi collegate a questa catena del valore sono molto attratte, visto il loro consistente impatto energetico, da </span><b>iniziative e paesi a basso impatto</b><span style="font-weight: 400;">. Come per esempio dalla Norvegia, perché garantisce meno emissioni di CO2, visto il suo passaggio totale alle fonti rinnovabili. Ha agito nel rispetto dell’ambiente, dell’uomo; in fondo della vita, perché come sosteneva Caravaggio, “quando </span><span style="font-weight: 400;">non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4157" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-editoriale-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La stampa è malata, la stampa non può morire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quale è lo stato di salute della stampa in Italia?  Macron sta cercando di incontrare Putin di persona. Pare che il francese sia l&#8217;unico esponente politico occidentale ancora in grado di dialogare con il Cremlino.  Draghi, intanto, ha seriamente messo in discussione il &#8220;Bonus 110&#8221;, uno dei punti cardine del Movimento 5 Stelle e di [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Quale è lo stato di salute della stampa in Italia? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Macron sta cercando di incontrare Putin di persona. Pare che il francese sia l&#8217;unico esponente politico occidentale ancora in grado di dialogare con il Cremlino. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Draghi, intanto, ha seriamente messo in discussione il &#8220;Bonus 110&#8221;, uno dei punti cardine del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le mascherine, a breve, potrebbero non essere più necessarie (davvero?) e del vaccino non si parla già più. Ma come: fino a poco prima della guerra in Ucraina non si faceva che parlare di vaccini come unica soluzione possibile alla salvezza&#8230; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E adesso?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come: fino a poco tempo fa dovevamo preoccuparci del riscaldamento globale e adesso? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rinforziamo gli arsenali e finanziamo una guerra a suon di missili? Ma quello che sta succedendo in Ucraina che impatto potrebbe avere a livello climatico? Perché nessuno parla di quanto inquina una guerra? E di quanto inquina un &#8220;semplice&#8221; test nucleare? Perché non se ne parla?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va così. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qui è un attimo che le cose cambiano. Puf. Finito tutto. E l&#8217;informazione si focalizza su tutt&#8217;altro. Puf. È un attimo. Ed è un po&#8217; strano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un libro che si ferma prima ancora del suo capitolo finale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un errore, se stessimo scrivendo una storia. Non c&#8217;è continuità di personaggi, luoghi, ambientazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pandemia ha portato a scelte e decisioni da parte del Governo, che adesso vengono pesantemente messe in discussione, contraddette. In alcuni casi, si fa persino il contrario di quanto stabilito in precedenza. O addirittura si scrive una nuova storia, dimenticandoci di quella vecchia!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la stampa? Riesce a raccontare le contraddizioni di questo momento storico?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eh&#8230; Il problema è anche qui. È soprattutto qui. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;informazione. La notizia. La cultura della conoscenza. La stampa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un periodo storico così complesso e altalenante, la grande assente fra le risorse energetiche di cui un Paese ha bisogno è proprio&#8230; LA STAMPA! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;è un susseguirsi di notizie quasi vorticoso, negli ultimi tempi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C&#8217;è tantissimo da dire! Eppure pare che a nessuno importi più nulla di ciò che scrivono i giornali. Non i blog, o i post! I giornali! I quotidiani!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I numeri, infatti, ci dicono che la Stampa, in Italia, sta crollando. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate, ogni giorno in Italia chiudono due giornalai! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non a caso, INTERNAZIONALE è uscito con un numero (quello del 5 maggio) che farà probabilmente storia. La copertina la trovate qui. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rinaldo Gianola, sempre su Internazionale, scrive: &#8220;la crisi dei quotidiani e il loro passaggio sulla rete sono accompagnate da una bagarre di voci, falsità, complottismi. Assistiamo alla progressiva scomparsa di un mondo legato al passato ma non si è ancora affermato un sistema nuovo&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giulio Gambino, sempre su “</span><b>Internazionale</b><span style="font-weight: 400;">”, scrive: &#8220;l&#8217;informazione è uno di quei settori che, se non avesse avuto finanziamenti e forme varie di contributi pubblici, sarebbe morto già da un pezzo. Prendete le agenzie di stampa: sono la fonte primaria per eccellenza.  È ciò da cui nascono le notizie. Senza entrare nel merito delle proprietà da cui alcune dipendono (Eni, per dirne una), il sistema fa sì che parte dei loro finanziamenti provengano dal Governo, tramite il Dipartimento per l&#8217;informazione e l&#8217;editoria.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che la politica finanzi la stampa non è notizia di oggi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma fa notizia il fatto che i giornali non vengono più presi sul serio dai lettori! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E per molti esperti pare che il problema principale della Stampa risieda proprio nella sua credibilità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il passaggio con la modernità, poi, è stato un flop! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spesso i politici sono scrittori e gli scrittori politici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È evidente quanto questa posizione porti a rendere la stampa un resoconto del potere anziché una documentazione per la gente. È altrettanto evidente che ci sia un conflitto di interessi enorme, qui. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La gente comune, spesso giudicata come ignorante o poco informata, tende a non prendere più troppo sul serio quel che viene pubblicato, anche dalle testate più importanti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fatto è che spesso chi è a capo dell&#8217;editoria non è un editore, e la stampa viene utilizzata per esercitare un&#8217;influenza su cose che poi con l&#8217;informazione nuda e cruda non c&#8217;entrano proprio niente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella che dovrebbe essere la principale fonte di energia di informazione e cultura diviene così un veicolo di diffusione politically correct e quasi mai oggettivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo in un periodo di propaganda, allora? Fa tutto schifo e i giornali pure? Ma ovvio che no!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo piuttosto in un periodo in cui la figura del giornalismo viene messa in discussione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vige la regola del &#8220;ne so più io di te, perché io mi informo nel posto giusto, mentre tu no&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oppure vige la regola del: &#8220;ma che ne sai tu? I giornali scrivono un sacco di cazzate. Informati qui anziché lì.&#8221;. A giudicare da come la stampa ha raccontato gli ultimissimi tempi, dimenticandosi totalmente degli ultimi tempi, ci dimostra purtroppo che il grido d&#8217;allarme di “</span><b>Internazionale</b><span style="font-weight: 400;">” è una realtà: raccontando al mondo intero che i vaccini fossero l&#8217;unica via in modo così ridondante, parlare dei no vax come di antagonisti cattivi e pericolosi, la stampa (l&#8217;intera stampa!) si è letteralmente tirata una zappa sui piedi. Gli argomenti scottanti degli ultimi tempi avrebbero potuto ridare lustro all&#8217;informazione. Avrebbero potuto aprire dibattiti interessanti, costruttivi. E invece niente: spesso c&#8217;è sempre un solo punto di vista su una notizia. E spesso è superficiale. È un attimo che&#8230; Puf! Ciao. Si abbandona una storia e se ne incomincia un&#8217;altra. Ma quella precedente non è affatto chiusa!!! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stesso errore lo stiamo facendo con la guerra in Ucraina. Non è che se continuiamo a scrivere che i russi sono cattivi allora il popolo italiano si convince che i russi siano cattivi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Saremo un popolo di ignoranti, ma di certo non siamo superficiali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema è tutto qui. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riusciremo ancora a fidarci di chi scrive? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma soprattutto: la stampa avrà il coraggio di tornare a essere ciò che deve, senza se e senza ma, senza compromessi? Potrà diventare l&#8217;energia propulsiva che serve alla cultura italiana per elevarsi? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo recuperate &#8220;il caso Spotlight&#8221;. Straordinario film sul mondo del giornalismo. Quello più bello. Quello più elevato e romantico. Quello per cui val la pena di dire: la stampa non può morire. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4159" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energia-che-manca-all-informazione.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La ritrovata vitalità degli anziani a servizio della società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse viviamo un paradosso: che la energia è, sicuramente, la “locomotiva” che permette al nostro esistere di avere le risorse per procedere ed andare avanti. Ciò che è anacronistico è che mai come in questo periodo molte energie (mi riferisco a quelle fisiche e mentali) vengono trascurate o non tenute in debito conto: sicuramente vengono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4090-7" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/serend-4_Energie-fisiche-mentali.mp3?_=7" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/serend-4_Energie-fisiche-mentali.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/serend-4_Energie-fisiche-mentali.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse viviamo un paradosso: che la energia è, sicuramente, la “locomotiva” che permette al nostro esistere di avere le risorse per procedere ed andare avanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che è anacronistico è che mai come in questo periodo molte energie (mi riferisco a quelle fisiche e mentali) vengono trascurate o non tenute in debito conto: sicuramente vengono sottovalutate per il potenziale di cui dispongono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da tempo sostengo che questa incongruenza ha cominciato a farsi strada da quando la medicina è riuscita a strappare anni alla morte e quindi a favorire l’allungamento della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà che farsene di una aspettativa di vita che si è allungata di tre, cinque o anche dieci anni rispetto al livello che si reputava raggiungibile, se poi lasciamo inutilizzato un patrimonio di conoscenze e di esperienza che potrebbero risultare giovevoli alla collettività?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Viene il sospetto che tutto questo “altruismo” è una maschera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse serve solo ad “omaggiare” le case farmaceutiche che brevettano prodotti in grado di allungare la permanenza in vita, ma poi manca un sistema di riutilizzo di tante risorse strappate alla morte come la saggezza e il possesso della conoscenza, prerogative queste, delle persone in là negli anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va considerato che l’allungamento della vita non si è sintonizzato con il superamento del pregiudizio per cui si vuole che la persona anziana non sia operativa, sia in decadimento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cioè non abbia la capacità di mettere a disposizione una propria ritrovata efficienza, che oggi, viceversa, è riscontrabile in vari ambiti: da quello mentale a quello fisico a quello sessuale a quello spirituale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va fatta una rivoluzione mentale sul modo di riferirsi alle persone anziane per come le si percepiva fino a trenta anni fa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo, in altri termini, smetterla di considerare coloro che hanno rivoluzionato l’andamento delle lancette dell’orologio anagrafico alla stregua di sorprendenti eccezioni, limitate a Piero Angela o Renzo Piano, a Liliana Segre oppure a Dacia Maraini, solo per fare alcuni esempi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro Paese, per quanto concerne la valorizzazione dei talenti che hanno il necessario carisma e suscitano un fascino trasmettibile alle giovani generazioni, è ancora irrimediabilmente indietro: dovremmo, al contrario, essere propositori di una svolta e creare un aggancio tra le ricerche da cui riscontriamo come possa essere migliorato il vivere quotidiano in termini di stile di vita e per le risorse di cui disponiamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia è sicuramente un Paese povero in quanto a energie, intese come giacimenti di sostanze fossili, ma è ricchissimo di energie paesaggistiche, culturali, con patrimoni che spaziano dai siti archeologici ai borghi rinascimentali alle aree naturali ed ambientali che offrono al residente ed al visitatore una biodiversità che non ha pari nel pianeta, per effetto della prossimità tra la costa e le alture di grande imponenza, soprattutto lungo la catena degli Appennini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È tempo che si crei un connubio che metta a sistema l’anziano, come custode di una saggezza coniugata ad una operatività ritrovata grazie ad una medicina sempre più evoluta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A lui deve essere affidato quel patrimonio di conoscenze e di giacimenti urbanistici, fatti di miriadi di borghi con le loro eccellenze artigianali ed enogastronomiche oltre che pittoriche e musicali, ovviamente coadiuvato da cooperative di giovani appassionati che si rendano interpreti di una energia in grado di creare un circuito propositivo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4161" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-energie.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Jason Pollock, l’invasione dei colori, la genialità dell’espressionismo astratto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Ho bisogno della resistenza di una superficie dura per dipingere. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente nel dipinto, in un turbine di energia e movimento resi visibili» (Jackson Pollock) Quando si osserva un [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">«Ho bisogno della resistenza di una superficie dura per dipingere. Sul pavimento sono più a mio agio. Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente nel dipinto, in un turbine di energia e movimento resi visibili»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">(Jackson Pollock)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si osserva un dipinto, medievale o moderno che sia, ci si sofferma poco ad ammirare i dettagli di ciò che è rappresentato: un volto, un mazzo di fiori, una cascata, le dita di una mano. Ciò che colpisce in un dipinto è l’impatto visivo d’insieme. Possiamo essere colpiti dai colori utilizzati, dal paesaggio raffigurato o dalla scena d’interni rappresentata, ma osserviamo sempre il dipinto nell’insieme, senza soffermarci a pensare al tempo impiegato per la realizzazione di un dato dipinto o all’energia che la realizzazione stessa di quel dipinto ha richiesto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le opere contemporanee l’impatto visivo è tutto. Prendete un dipinto di Jackson Pollock: non ci sono paesaggi, non ci sono volti, non ci sono animali. C’è solo colore, tanto colore, apparentemente “gettato” sulla tela senza cognizione di causa. In realtà, le opere di Pollock sono più che ben studiate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Principale esponente dell’Action Painting, è stato uno dei principali pittori degli Stati Uniti in un periodo in cui, finita la Seconda Guerra Mondiale, il baricentro dell’arte si è spostato da Parigi a New York.  In un periodo storico in cui il boom economico e il capitalismo sono alle porte, un gruppo di artisti decide di non restare indifferente alle ferite lasciate dal conflitto. Tra loro, Jackson Pollock si rifiuta di continuare a dipingere al cavalletto fiori, paesaggi e nudi come se tutto fosse normale. Abolisce l’elaborazione statica del dipinto realizzato in verticale su un cavalletto ed inizia a sperimentare una nuova tecnica, completamente estranea ai canoni tradizionali: predilige la tela appoggiata al pavimento in modo tale da poterci camminare sopra e girare per tutti e quattro i lati ed inizia a far sgocciolare il colore direttamente sulla tela, con un gesto forte e deciso, energico. È la tecnica del </span><i><span style="font-weight: 400;">dripping</span></i><span style="font-weight: 400;">, completamente rivoluzionaria rispetto agli standard, tramite la quale Pollock diventa un tutt’uno proprio con l’atto creativo. Avviene una vera e propria fusione tra arte e movimento e il dipinto è testimone dell’energia scaturita da questa fusione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, la critica dapprima non ha compreso questo nuovo modo di fare arte e in effetti nel 1959 il Reynolds News scrive, riferendosi a un&#8217;opera di Pollock: &#8220;Questa non è arte, è uno scherzo di cattivo gusto&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Beh si perché le sue opere non sono di facile comprensione. O piacciono oppure no, non ci sono vie di mezzo. Ciò che colpisce delle sue opere è proprio il momento in cui vengono realizzate. Pollock veniva colto da uno stato di trance che gli permetteva di entrare in contatto con la tela, e iniziava a danzarci intorno lasciandosi guidare dalla foga del momento e dall’energia che diventava tattile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste, per fortuna, un servizio fotografico stupefacente realizzato dall’allora giovane Hans Namuth che traduce in immagini ciò che abbiamo appena descritto, testimonianza fondamentale che permette di comprendere come il suo metodo non sia fondato su un utilizzo casuale del colore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Jackson Pollock perde la vita in un incidente stradale a soli 44 anni, ma durante la sua breve esistenza ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4165" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-pollock.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’energia come richiamo alla vita.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Essere: non sapendo esattamente chi essere, per poter capire cosa poter essere. Penso sia su questa indiscussa fiducia nei confronti della pigrizia umana, che si fonda una manipolazione per un assoluto controllo verticale che vede le sorti di un Mondo ripetersi, una storia riavvolgersi, ma nulla: pare sia sufficiente abbisognarsi di certezze che vengono regalate [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4095-9" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/vis-rev-pre1_Il-concetto-di-energia.mp3?_=9" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/vis-rev-pre1_Il-concetto-di-energia.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/vis-rev-pre1_Il-concetto-di-energia.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Essere: non sapendo esattamente chi essere, per poter capire cosa poter essere. Penso sia su questa indiscussa fiducia nei confronti della pigrizia umana, che si fonda una manipolazione per un assoluto controllo verticale che vede le sorti di un Mondo ripetersi, una storia riavvolgersi, ma nulla: pare sia sufficiente abbisognarsi di certezze che vengono regalate come nella più alta visione di una cordialità cristiana, da un sempre più denso concilio narrante di verità. Si poteva nascere in epoca più prospera tanto da poter fare a meno oramai di quelle vecchie e scomode ‘interrogazioni’? Difficile, ma ci siamo riusciti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dagli scritti di &#8211; Wallace Wattled, nato nel 1860, da Napoleon Hill, 1883, da Marconi, e andando a ritroso Goethe, tornando al secolo scorso Neville Goddard, e potrei ancora aggiungere per sigillare il concetto con capisaldi come Michelangelo, Dante, Raffaello, Zeus, ma insomma, il concetto è: dagli scritti di chi si è fatto domande, non si può che uscirne vincenti, perché chi vive e per sempre vivrà a distanza di anni e secoli, dimostra la più grande scoperta che non viene più tenuta nascosta ormai da IV secoli a questa parte, e cioè che siamo figli di una materia invisibile pensante &#8211; ‘Nulla si crea, nulla si distrugge’ cit. Antoine-Laurent Lavoisier 1754.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora: che non tutti si sia scienziati, chimici e fisici è fuori discussione, che però tutti si viva secondo precise leggi universali che hanno a che fare anzitutto con scienza, chimica e fisica, penso sia poco contestabile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate semplicemente alla nutrizione: è energia che immettiamo nel nostro organismo, questa è la prima classificazione per tutti gli alimenti; nel concetto di ‘macro’, rientra tutto il cibo; quanto cambia però il funzionamento, o per essere più vicini al Mondo di oggi, quanto cambia la nostra performance quotidiana a seconda del cibo che ingeriamo? Bene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo detto, e pare proprio, che sia tutta energia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il pensiero, segue la stessa logica: i pensieri sono energia, concetto di macro; come per il cibo: quanto cambia la vita di un essere umano rispetto a quella di un altro, semplicemente per la differenza dei pensieri che decide di sposare? Evidentemente, completamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E certo che, per arrivare a questo grado di evoluzione, dobbiamo ricordare persone che prima di noi sono state chiamate alla vita, quando più che di vita, si poteva parlare, sotto molti punti di vista, di un sacrificio così intenso, che anche il deperimento fisico era così accelerato da non permettere loro di superare i 55-60 anni di età in moltissimi casi, e questo fino a V secoli fa; ma nonostante questo scenario, qualcuno ha pensato, che si potessero generare condizioni migliori: e lo si è fatto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Energia: innanzitutto pensiero, o meglio sostanza invisibile pensante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste quindi qualcosa che non si vede ma che si avverte: un’intenzione, che precede una visione materiale della stessa, e che continua a ‘governare’ qualsiasi cosa venga creata &#8211; e parlo anche delle cose inanimate &#8211; continuando a vivere sia nell’animato, che nell’inanimato: un cassetto che si apre e che si chiude, è stato concepito da un pensiero che ha mostrato chiaramente il disegno di un cassetto che passava dall’essere inanimato all’essere animato proprio durante lo svolgimento della sua funzione vitale: nella sua apertura e nella sua chiusura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quel cassetto è ‘pronto’, proprio come lo siamo noi, anche quando lo vedete chiuso, a tornare a dar vita al pensiero stesso che lo ha generato e che lo mantiene in vita: è pronto cioè a diventare funzionale e ad esprimere quindi la ‘funzione vitale’ che gli è stata tramandata e che mai potrà perdere, perché è stata ‘concepita’, non è pazzesco?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di fondo vedo questo: chi ha un padre, non può non essere in vita, o non esserlo stato almeno per un secondo, è invece chi non avverte questo legame parentale con tutto ciò che esiste, che non sta generando energia sufficiente per vedere un Mondo Migliore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Generare un Mondo migliore, significa quindi conoscersi un po’ più a fondo, e conoscere l’anima che tramite un corpo agisce per un’evoluzione globale; significa staccarsi una volta per tutte da un concetto di ‘vecchia ripetizione’, per ‘attraccarsi’ ad un nuovo modo di concepire, di vedere, di creare Energia: un nuovo paradigma interiore che ci leghi alla vita e al Mondo, in maniera un po’ più ‘nobile’, ma per noi stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È l’uomo nato per ripetere una vita che da generazioni si ripropone sempre nello stesso modo? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Può in parallelo quindi ‘un Dio’, un Creatore, essere felice di ‘aver Creato Creature che non Creano’ nulla di nuovo? Che senso avrebbe la Creazione allora? Dove sta l’Evoluzione? In questo momento in stallo, ed essere in stallo significa vivere in carenza: di cosa? di Energia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi cosa non viene più alimentato? Il pensiero, un Nuovo Pensiero, un Proprio Pensiero. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora a che tipo di soddisfazione dovrebbe oggi ambire l’Uomo? A quella a cui non ha mai ambito: alla completezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E a che tipo di completezza bisognerebbe rendere oggi nel 2022 se non ad una completezza morale? Perché vedete, quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti: il Pianeta non sta più accettando il tipo di energia con cui ci siamo ‘permessi’ di alimentarlo negli ultimi 50 anni. Abbattimenti di migliaia di metri quadri giornalieri di verde, inquinamento dei mari e dei cieli, avvelenamento delle maggiori coltivazioni alimentari che poi vengono addirittura vendute; per non parlare delle condizioni economico-sociali in cui versa più di mezzo Globo e di quelle igieniche che in alcune aree sono davvero un insulto all’abbondanza del Creato: stiamo avendo uno stop, chiaro. Che sia Dio, il Pianeta, chiamatelo come volete, è qualcosa che avveriamo tutti, perché è un messaggio chiaro, abbiamo bisogno di un altro tipo di energia per vivere, altrimenti questo sistema di vita non ha più motivo di esistere, non solo è chiaro, è ammirevole l’attesa e la pazienza con cui questi segnali ci sono stati inviati ormai da decenni e noi abbiamo pensato che potevano essere ignorati: quanta presunzione da parte dell’Uomo? Ma si paga, la non completezza ‘morale’ si paga in tutto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ognuno di noi oggi, sta iniziando a pagare un prezzo molto più alto rispetto a qualche anno fa in termini economici, di libertà, ma direi ‘e quindi di libertà’, di sicurezza fisica, di certezza di aspettative, in termini di salute e di sanità che è un binomio che toglie fiato a tutti, ma è così. Allora come poter iniziare a proporre a se stessi e agli altri un’energia nuova, necessaria, che torni a dare più equilibrio ad un sistema che per ovvi motivi si espande soprattutto in termini economici? Con un ritorno alla Spiritualità, che vedrà il Mondo fare magari le stesse identiche cose, ma con un’intenzione diversa, ecco come si cambia il Mondo: ognuno nel suo piccolo, ma alzando gli occhi al Cielo. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4164" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-il-concetto-di-energia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>All’inizio c’erano le mani, poi arrivò il fuoco ed il calore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2022 15:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Energie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non possiamo vivere senza energia. Qualsiasi forma essa assuma ha una valenza straordinaria. Dall’ATP del nostro corpo all’energia elettrica. Da quella inespressa a quella che si esprime superando anche forze contrastanti come l’attrito. È per antonomasia che senza energia non c’è vita. Ma quali sono state le prime forme di energia sfruttate e come si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-4072-10" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/cult-7_Energia-fuoco-e-calore.mp3?_=10" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/cult-7_Energia-fuoco-e-calore.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/cult-7_Energia-fuoco-e-calore.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Non possiamo vivere senza energia. Qualsiasi forma essa assuma ha una valenza straordinaria. Dall’ATP del nostro corpo all’energia elettrica. Da quella inespressa a quella che si esprime superando anche forze contrastanti come l’attrito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È per antonomasia che senza energia non c’è vita. Ma quali sono state le prime forme di energia sfruttate e come si sono scoperte le mille potenzialità di queste.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sicuramente una delle prime energie identificate dal genere umano è proprio quella dell’uomo stesso. Per cacciare, procurare cibo e riparo ma in secondo luogo per lavorare. La “forza lavoro”, gli schiavi generalizzando, sono stati i primi ad essere impiegati a scopi lavorativi comuni o privati. Era l’unico modo per creare grandi imprese. A meno che non ci fosse un ideale comune che spingesse a lavorare tante persone senza essere costrette a farlo. Possibile? In antico lo era!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo alle piramidi dei tre grandi faraoni dell’antico regno, Kufru Kafra e Menkaura. Dai più conosciuti con i nomi tramandati e trasformati dai greci di Cheope, Chefren e Micerino. Padroni delle piramidi di Giza, le più grandi (non le uniche) piramidi d’Egitto. Usarono gli schiavi? Assolutamente no!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo so, lo so per voi sarà difficile credere a ciò che vi sto dicendo. Riscontro sempre incredulità quando racconto la verità a chi è cresciuto con gli insegnamenti biblici e vede gli egizi come un popolo di usurpatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la storia parla chiaro e forte. La costruzione della piramide di Cheope, la più grande in assoluto, richiese 25 anni di lavoro. Lavoro donato dagli egizi al proprio faraone. E si furono proprio gli egizi a costruire la piramide. Nessuno veniva frustrato o peggio ucciso. Vi erano turni di rotazione periodici che vedevano parte del popolo impiegato per la grande impresa del faraone, volontari! D&#8217;altronde lavoravano per il loro dio!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avevano assistenza medica e mangiavano buon cibo. Anche il pesce. Anche qui immagino cosa state pensando: ‘Va be grazie erano vicini al Nilo!’. Verissimo, molto più vicini di quanto lo sono oggi le piramidi al grande fiume ma pescare per tutti quegli operai era costoso e complesso. Eppure, il faraone garantiva tutti i diritti ai lavoratori. I meno fortunati erano di certo gli architetti, loro venivano puniti se qualcosa non andava come doveva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La forza lavoro umana, volontaria o no che sia, ha permesso la creazione di grandi costruzioni impensabili per quelle cronologie, da Gobekli Tepe in Turchia, il più antico “tempio” del mondo (11. 500 anni fa) alle piramidi egizie, ai templi greci e romani. Tutti costruiti da mani umane, schiavi o non che siano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sostituzione del lavoro fisico ha liberato tanti uomini da una vita faticosa. Cosa ha permesso questa liberazione? Il fuoco!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tecnologia più moderna di ciò che ci appare il fuoco venne sfruttato dal paleolitico medio e superiore. Indovinate quale fu l’ultima funzione per cui venne utilizzato? Cucinare. Ciò che a noi sembra scontato non lo fu per gli ominini. Cucinare non era così funzionale, d’altronde, la carne mangiata era bella che putrida visto che gli ominini non cacciavano ma erano saprofagi, ciò mangiavano carcasse cacciate e già smangiucchiate da altri predatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il fuoco, per lungo tempo, venne studiato dall’uomo in filosofia ma in realtà utilizzato in poche delle sue reali potenzialità. Di certo, però, va specificato come la tecnologia di fusione dei metalli aiutò il progresso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima i beni accumulabili erano deperibili e utili solo per alimentarsi. Anche le bevande fermentate avevano una scadenza e un fine preciso. Cibarsi. Con l’a scoperta della fusione e l’invenzione delle tecnologie utili alla creazione di oggetti metallici avvenne un passo avanti eccezionale. Uno dei pochi degni di nota dopo la liberazione delle mani che rese gli ominidi bipedi. Dopo la scoperta della cooperazione e della forza lavoro comune. Fondere il metallo significava accumulare beni che non appartenessero alla sfera alimentare, beni in surplus che potevano essere commerciati e scambiati e che, per la lavorazione e l’estrazione, avevano un valore convenzionale ma fisso. Meno metallo lavorato c’era più valeva. Cosa fare con questo metallo? Inizialmente oggetti legati alla guerra.  Unica manifestazione sociale sempre legata al potere. Creare armi di rame e poi di bronzo e successivamente di ferro è emblematico. Ci spiega come la guerra e il potere fossero effettivamente legate in maniera indissolubile da sempre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le energie moderne le conosciamo già, con il fuoco venne inventata la tecnologia a carbone, il motore a scoppio e così via. Venne imbrigliata l’energia elettrica, fino ad arrivare a noi, che cerchiamo di tornare a tipologie di energie pulite, naturali e rinnovabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi ho parlato di pochi aspetti, si potrebbe dire tanto altro in merito ma come al solito concludo chiedendo a tutti di guardare in dietro, nel passato, quando si cerca una soluzione per il futuro. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/allinizio-cerano-le-mani-poi-arrivo-il-fuoco-ed-il-calore/">All’inizio c’erano le mani, poi arrivò il fuoco ed il calore</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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