Energia… quando ne consuma tanta anche la tecnologia e il green

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L’ultimo conflitto scoppiato ci ha riportati prepotentemente indietro a riparlare di materie prime e fabbisogno energetico spiccio con tanto di incubi da spaventosi aumenti in bolletta. Che abbiamo già pagato e che forse con la guerra centrano ben poco. Con l’attenzione che l’opinione pubblica ha messo nel rendere sostenibili i propri comportamenti quotidiani. Greta (Thunberg) sembrava guidarci veloce verso un futuro migliore. Invece stiamo assistendo alla corsa di tutti gli stati più soggetti al ricatto dal gas russo all’approvvigionamento energetico da altre fonti e paesi, spesso con buona pace della natura. Pensavamo di essere in corsa verso una modernità più sensibile, attenta, verde. Che avesse ragione Benjamin Franklin che “l’energia e la persistenza conquistano tutte le cose”. invece prima l’incubo della pandemia, piena di plastica, e poi il dramma della guerra. 

Spesso non riflettiamo però su quanto ci costi la modernità in termini energetici. Pensiamo per esempio ai pc, non proprio al nostro di casa, ma per esempio al cloud a cui abbiamo destinato le nostre foto. Quanto costa? 60 miliardi di euro l’anno, per il continuo bisogno di sistemi di raffreddamento. Per questo le Big Tech sposano progetti che possano limitare impatto del riscaldamento che producono, oppure trasformare quel calore in energia. Come ha fatto Microsoft in Finlandia dove trasformando il calore in eccesso dei propri impianti in riscaldamento, porta energia a 250mila case.

Il progresso tecnologico oggi è anche arte. Che necessita energia e non è più quella solo quella di chi crea l’opera. Prova ne sono gli NFT. Cosa sono? La cosa più googlata del momento è l’acronimo di Non Fungible Token. Sono opere d’arte digitali autenticate dalla blockchain e come lei, autentiche divoratrici di energia. 

E il suo consumo energetico oggi è connesso anche al concetto di moneta. Anche se è diventata virtuale e si chiama criptovaluta. La valuta è denaro, mentre krypto in greco – e ci arriva anche chi non l’ha studiato – significa nascosto. Come a dire chiaro che in fondo è meglio maneggiarle con cura. E consumano poi, tantissimo. Secondo l’indice elaborato dall’Università di Cambridge, per emettere la principale moneta virtuale – chiamata Bitcoin servono 142 Terawatt all’anno. Intere nazioni e i loro milioni di abitanti hanno un fabbisogno energetico minore. Queste monete, nate dalla mente di un gruppo di hacker dovevano contrapporsi alla moneta corrente ufficiale. E al suo potere fatto di banche centrali, tassi di prestito, mutui e così via. Aumentando il valore delle transazioni, si sono rese necessarie delle tecniche estrattive digitali. Proprio come accadeva nella corsa all’oro del selvaggio West, quando si accumulavano pepite che nei caveau garantissero il valore della moneta. Solo che oggi è virtuale. Le realtà oggi collegate a questa catena del valore sono molto attratte, visto il loro consistente impatto energetico, da iniziative e paesi a basso impatto. Come per esempio dalla Norvegia, perché garantisce meno emissioni di CO2, visto il suo passaggio totale alle fonti rinnovabili. Ha agito nel rispetto dell’ambiente, dell’uomo; in fondo della vita, perché come sosteneva Caravaggio, “quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”.

Angela Oliva

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