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	<title>DISCIPLINAM Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>Il diritto all’istruzione in Italia e nel mondo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola è ancora un progetto di vita? In Italia, la rinascita economica dopo la seconda guerra mondiale è stata possibile grazie alla scuola, apprezzata esperienza in quel contesto, perché permise in pochi anni di diffondere l’istruzione in una società ancora molto arretrata, offrendo ai più svantaggiati scelte lavorative diverse rispetto al lavoro della famiglia [&#8230;]</p>
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<p><b><i>La scuola è ancora un progetto di vita?</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia, la rinascita economica dopo la seconda guerra mondiale è stata possibile grazie alla scuola, apprezzata esperienza in quel contesto, perché permise in pochi anni di diffondere l’istruzione in una società ancora molto arretrata, offrendo ai più svantaggiati scelte lavorative diverse rispetto al lavoro della famiglia di origine, tanto da trasformare radicalmente il tessuto sociale e preparando alle successive veloci evoluzioni fino all’attuale società super-tecnologica e multitasking con tutti i risvolti del caso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo sforzo di quei decenni ha visto emergere la necessità di migliorare le condizioni del lavoro in classe, per favorire l’apprendimento e la motivazione, dando valore ai bisogni degli studenti, oltre l’obiettivo della preparazione culturale, ma questa intenzione si è scontrata con il cambiamento epocale di mentalità, che nella società liquida di Baumann significa individualismo esasperato, e si traduce a scuola in competizione invece di collaborazione, in ricerca di affermazione di sé, anche senza l’impegno richiesto dallo studio, magari ricorrendo ad un diplomificio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scuola italiana è stata screditata dalla mancanza di riconoscimenti alla vera formazione, da ingerenze ideologiche che hanno confuso il diritto allo studio con il diritto ad un titolo di studio, comunque ottenuto e magari anche vuoto di competenze: questo è stato il terreno fertile per la crisi che sta vivendo la scuola, emersa con la DAD, ma dovuta a cause pregresse di disistima per lo studio autentico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Finlandia offre un modello di scuola cooperativa, in cui gli studenti migliori sono i tutor dei loro compagni, perché l’apprendimento è favorito dal buon clima di classe, ma il modello scolastico nei Paesi Asiatici ha un’impronta completamente diversa, perché la disciplina ha un ruolo predominante come indica l’obbligo della divisa scolastica, e gli studenti sono spesso sotto pressione per migliorare performance e rendimento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo che vorremmo, la giustizia deve essere tradotta in diritti diffusi e pari opportunità, perché l’istruzione non deve rimanere un privilegio!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> D’altra parte, in Italia occorre investire nella scuola ed evitare gli sprechi, come con il caso dei banchi a rotelle o i bonus per i docenti, che hanno portato ad acquistare computer e dintorni, ma non hanno garantito migliore qualità per l’insegnamento! Piuttosto, secondo me, bisogna valorizzare economicamente gli insegnanti più impegnati, che si aggiornano e si formano in itinere continuo, ottenendo risultati evidenti nella preparazione degli alunni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come saggiare le competenze acquisite? Non credo con i test Invalsi, ma attraverso esami di ammissione al ciclo di studi superiore, abolendo il valore legale del titolo di studio, perché sia chiaro che lo studio è una responsabilità personale, e il lavoro proposto dall’insegnante richiede partecipazione! </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Paola Giorgi</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7546" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2-diritto-all_istruzione.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Istruzione: quale valore, quali valori.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La versione dell'editore]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero Ledda]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ebbene sì, ormai è chiaro e l’avrete capito in molti. A noi de La Città Magazine non piace proprio “vincere facile”. Non amiamo gli argomenti semplici e lineari, non desideriamo edulcorare nessuno dei temi che proviamo ad affrontare, non vogliamo parlare con una sola voce ed una sola testa di questioni che, per loro stessa natura, sono sfaccettate e piene di sfumature. Abbiamo fatto una scelta e la ribadiamo ogni volta che chiamiamo il nostro gruppo di autori “a dire la loro” su temi complessi, caldi, difficili, persino divisivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così, tanto per non farci mancare nulla, questa volta proviamo ad infilarci nel più classico dei gineprai, per di più strutturato in forma labirintica e con trappole mortali disseminate qua e là, tra un vicolo cieco e un circolo… vizioso. L’istruzione, la scuola, il modello che un ministero di uno Stato qualunque del mondo sceglie di adottare per i proprio cittadini, i bambini e i ragazzi di oggi che saranno i leaders (nel senso proprio di “guide”) e i costruttori del futuro del Paese, rappresentano un tema delicatissimo, sia in termini decisionali sia anche in relazione al solo discuterne tra addetti ai lavori o tra semplici osservatori interessati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pochi sono i punti fermi della questione. Tra questi, abbiamo voluto aprire il dibattito sul “valore” dell’istruzione. E non è certo cosa da poco, anche solamente cominciare a focalizzare su questo termine, di peso e consistenza variabile, a seconda che si riferisca all’individuo, in sé, o alla collettività, all’idea di valore come qualcosa di monetizzabile, nella prospettiva di un lavoro o un impegno futuro nel quale il percorso scolastico abbia inciso profondamente, ovvero al concetto di valore legato piuttosto all’incremento, alla crescita e allo sviluppo dell’essere umano e delle sue capacità, come fatto fine a se stesso, senza necessariamente correlarlo allo sfruttamento pratico della conoscenza e delle competenze acquisite. Un valore che potremmo distinguere, per semplicità ma senza banalizzarlo, tra relativo e assoluto. Un valore, per ottenere il quale, c’è bisogno di intenzioni, volontà, obiettivi, capacità organizzative, visioni, persone all’altezza e di altrettanto “valore” in tutti i ruoli cardine (che nello specifico contesto dell’istruzione sono praticamente “tutti” gli attori coinvolti).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un valore che, in buona parte, è generato direttamente dai “valori” che animano e che guidano l&#8217;azione dei decisori e dei funzionari del “sistema scuola”, coloro che improntano programmi, scelgono di puntare più sull&#8217;individuo o più sul gruppo, sulle competenze trasversali o sulle competenze tecniche, sul travaso di conoscenze o sul potenziamento della capacità di pensare e dell’apprendimento attraverso l’interazione e l’esperienza, su una finalizzazione alla produttività o ad uno sviluppo armonico della parte emozionale e di quella intellettiva delle future generazioni. Sono le persone, interpreti dei valori di cui sono portatori e promotori, che decidono su cosa sensibilizzare, su cosa accendere un faro, su cosa scommettere in vista dei prossimi cinque, dieci o trent’anni di vita dell’intera società. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va da sé che in un momento di crisi dei valori (che già definirlo “momento” è un eufemismo ma che sicuramente si è acutizzato negli ultimi cinque anni in maniera preoccupante) nel quale le diverse agenzie educative faticano a trovare dei punti di accordo per viaggiare a braccetto nel difficile processo educativo dei giovani e nel quale prevalgono confusione, discussione in contrapposizione, divisione e polarizzazione su dicotomie del tipo giusto/sbagliato, corretto/scorretto o peggio vero/falso, il “valore” dei “valori” fatica a palesarsi. Ideare e pianificare l’istruzione e l’educazione delle generazioni future con un approccio dogmatico, anziché utilizzare l’ascolto, il confronto civile, politico e umano, fondato sulla fallibilità di ogni metodologia e sulla responsabilità di accollarsi gli stessi errori e fallimenti al fine di crescere e migliorare, insieme, farà risultare quasi impossibile costituire una rinnovata e condivisa base valoriale al sistema scuola. E si continuerà a rappresentare una parte del problema anziché contribuire alla soluzione.</span></p>
<p style="text-align: right;">Giampiero Ledda</p>
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		<title>KILO e quella filosofia del mangiare buono di casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Anna De Antoni]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi racconto una storia che nasce da lontano, che inizia con un uomo che credeva nella filosofia del mangiar sano, nel rigore dello studio e del metodo. Un uomo un pò folle, un pò visionario. Con una filosofia di vita nella quale passato e futuro, tradizione ed innovazione si integravano alla perfezione. Nicola Salvatorelli, per [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Vi racconto una storia che nasce da lontano, che inizia con un uomo che credeva nella filosofia del mangiar sano, nel rigore dello studio e del metodo. Un uomo un pò folle, un pò visionario. Con una filosofia di vita nella quale passato e futuro, tradizione ed innovazione si integravano alla perfezione.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Nicola Salvatorelli, per me semplicemente Nicola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lui mi ha insegnato il significato del mangiare sano, in un tempo nel quale non se ne parlava tanto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nicola diceva che il mangiare è un rito, che da come una persona mangia puoi comprendere tante cose di lei: il rispetto del cibo, così come il rispetto di chi lo ha coltivato o allevato e cucinato. Il cibo è innanzi tutto amore e rispetto, ma è anche condivisione, convivialità e ospitalità. Il cibo è storia, è la nostra storia di bambini. Se ti chiedessi di chiudere gli occhi e immaginare di mangiare qualcosa di buono che non mangi da tempo, di gustarne il profumo, il colore, la forma e il sapore, molto probabilmente ritorneresti indietro nel tempo a quando eri bambino, ad un piatto cucinato dalla mamma o dalla nonna, come le polpette, gli gnocchi, le lasagne. Cibi che in fondo scaldano il cuore e l’anima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fisica quantistica ci dice che il cibo ancor prima di modificare il nostro microbiota, modifica il nostro campo elettromagnetico. Tutto questo è fantastico! Ma sarà un’altra storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella storia che voglio raccontarvi, Nicola comprò la vecchia cantina della contessa Bassini, sul belvedere di Montesilvano Colle: un fondaco, come diceva lui, con delle piccole finestrelle, la sabbia per terra, i muri anneriti dalla fuliggine. Si era appena laureato e con i primi soldi aveva fatto questo investimento. Il padre gli disse che seppur si fosse laureato in medicina, in fondo non aveva capito molto della vita, se con i primi guadagni aveva comprato un vecchio edificio. Lui ci rimase male, ma non lo diede a vedere. Dopo molti anni, insieme allo chef Niko Romito, nacque il ristorante “NINI’ ”, dalle iniziali di Nicola e Niko. Il vecchio fondaco divenne una cantina in mattoni, con ampie vetrate e parquet; la collina divenne un belvedere con un dehor in stile francese, dove mangiando, lo sguardo si perde all’orizzonte, che sia l’alba sul mare, il tramonto oltre il pino a nord ovest, le luci del crepuscolo che dalla costa si spingono sulle colline circostanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io me le ricordo le serate passate a parlare di cibo, a sognare una nuova filosofia fatta di bontà e salute a tavola, le prove per i nuovi piatti, i cucchiai e le forchette che affondavano contemporaneamente nello stesso piatto, le parole ricercate per darsi un certo contegno, come se fossimo critici enogastronomici, ed i brindisi ed applausi finali. Come ricordo i viaggi alla ricerca delle aziende agricole per ascoltare la loro storia, i sacrifici e i valori che ci venivano raccontati, tramandati di generazione in generazione. Il viaggio nella terra della transumanza, della solina, dello zafferano. Lo studio dell’acqua alcalina, delle erbe antiche, dei metodi di conservazione e cottura dei cibi. I titoli romantici e nostalgici dati ai menù a tema: “Sogno di una notte di mezza estate”, “Profumi e colori del bosco in autunno”, “Candore d’inverno”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa storia oggi continua con un altro uomo, con i piedi per terra e lo sguardo che punta lontano.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Entrambi si chiamano Nicola. Sarà un caso?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nicola Salvatorelli e Nicola Cotellessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ristorante oggi ha cambiato nome, si chiama &#8220;KILO&#8221;. Non vi nascondo che all&#8217;inizio avrei preferito che mantenesse il vecchio nome di &#8220;NINI&#8217; &#8220;, poi ho compreso che bisognava lasciare spazio al cambiamento e rispettare la nuova identità. Ogni tanto sbaglio ancora e lo chiamo con il vecchio nome. L’insegna è diversa, ma filosofia è rimasta la stessa, ed è per perciò che mi sento parte integrante di questo progetto. La filosofia è quella del mangiare buono di casa, della convivialità e dell&#8217;abbondanza a tavola, proprio come si faceva una volta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">KILO è carne alla brace, tartare e carpaccio, sagne e fagioli, ravioli al sugo di 3 carni, patate al coppo, pizza dolce, pane fatto in casa, buon vino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;KILO è un termine che si usava nelle macellerie&#8221; mi ha detto Nicola Cotellessa, e a me questa parola ha fatto pensare a quando una volta, dopo la guerra, le donne, andando a fare la spesa, solo nelle grandi occasioni potevano dire: &#8221; Mi dia un kilo di carne!&#8221;, e così ho immaginato quell&#8217; emozione e quell&#8217;orgoglio di poter fare un acquisto per il giorno di festa, per condividere una tavola imbandita con la famiglia o con gli amici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho pensato a quando le feste si facevano in casa, a quando il ragù si iniziava a preparare dalla colazione e nei paesi le signore lasciavano aperte le finestre per far sentire quel profumo alle “commari”. Alla farina sparsa sulla tavolozza, alla pasta fatta in casa, disposta in ordine geometrico sotto i canovacci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho pensato alle donne con i grembiuli davanti ai fornelli, a quei grembiuli che non si usano più e che son finiti nell’ultimo cassetto del comò. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed ancora a quando il pezzo migliore di carne, o la fetta più grande del timballo, veniva data per rispetto al capofamiglia; a quando veniva concesso ai bambini di leccare il cucchiaio della crema o di intingere un pezzo di pane nel sugo che bolliva. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi queste emozioni, questi profumi e immagini stanno scomparendo. Si va sempre di fretta, non ci si mette più il grembiule, si cucina velocemente, spesso si mangia fuori o si ordina da asporto. Si cucina in tv, ma non a casa. Nelle case si sente il profumo di vaniglia, di rose, di lavanda, perfino dell&#8217;oceano, ma sempre più raramente quello della cucina. Non c&#8217;è tempo, si va di fretta, poi si sporca e chi pulisce? Il servizio buono della domenica rimane nella credenza per anni.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così mi son detta: &#8220;Non ci si può commiserare, non ci si può nascondere dietro ai soliti luoghi comuni del tipo: non ho mai tempo, si stava meglio quando si stava peggio! Bisogna accettare il cambiamento del tempo che passa, guardando sì al futuro ma rispettando le tradizioni e la nostra storia.&#8221; </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io stessa non riesco a cucinare come vorrei, ed è per questo che ammiro e rispetto chi lo fa per passione, ancor prima che per lavoro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“KILO” per me è già casa, il posto dove mangiare i piatti della tradizione, in maniera informale, con il giusto disordine sul tavolo, dato dalla condivisione di un piatto centrale di antipasti, o dalla zuppiera di pasta e fagioli, dalla pietanza che si assaggia nel piatto accanto, dal pane sbriciolato sulla tavola, da quel bicchiere di vino in più che fa allegria. Il posto dove andare la domenica a pranzo con la famiglia, o con gli amici di sempre, o dove saper di ritrovare gli amici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho visto gli occhi brillare ed erano quelli di Nicola Cotellessa. “Un folle ad aprire una attività in questo periodo storico?” – “No, un visionario!”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E ho visto gli occhi del suo cuoco Cono. Cono viene dal Venezuela, è cresciuto in un ristorante di carne, mi ha raccontato la sua storia di vita e la sua passione per la brace. Tutto questo loro te lo trasmettono davvero. Mi hanno detto che per me quel ristorante è casa, e con il termine &#8220;casa&#8221; hanno racchiuso un mondo. &#8220;Casa&#8221; è abbraccio, è calore, è spontaneità, è buon cibo. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">La mia cucina è spartana, essenziale, frugale. Amo il buon cibo, ed amo tutto quello che esso rappresenta: lo studio, la ricerca, perfino la storia delle persone e delle aziende del territorio che, con grandi difficoltà, difendono la nostra tradizione e la salute a tavola. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornerà presto a vivere un bellissimo progetto &#8220;Laboratorio di cucina e salotto letterario&#8221;, in onore e in ricordo dei salotti dannunziani della Bella Pescara. Nella cornice di KILO nasceranno incontri enogastronomici, dove le aziende, gli esperti del settore, i cuochi e le persone in genere potranno confrontarsi e mangiare. In questi incontri ascolteremo il racconto di chi ogni giorno lavora con passione e dedizione per un mondo migliore. Si mangerà insieme, ci si confronterà e si imparerà tanto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dentro questa storia, dentro questo progetto c’è la vita!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Anna De Antoni.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7552" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_kilo.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7553" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_kilo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’arte del  corsivo diventa materia scolastica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam Giudici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Allo Scriptorium Foroiuliense la prima sperimentazione in Italia per insegnare la scrittura a mano alle scuole superiori A San Daniele del Friuli (UD) lo Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi, con il sostegno dell’Assessorato Regionale all’Istruzione, insegna a recuperare manualità e confidenza con gli strumenti. Il metodo attualizza i precetti di uno dei più antichi [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Allo Scriptorium Foroiuliense la prima sperimentazione in Italia per insegnare la scrittura a mano alle scuole superiori</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A San Daniele del Friuli (UD) lo Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi, con il sostegno dell’Assessorato Regionale all’Istruzione, insegna a recuperare manualità e confidenza con gli strumenti. Il metodo attualizza i precetti di uno dei più antichi manuali di corsivo italiano, la “Operina” di Ludovico Vicentino, di cui lo Scriptorium ha realizzato per la prima volta nel mondo 20 copie anastatiche</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che la scrittura a mano sia di fondamentale importanza per potenziare </span><b>capacità di</b> <b>concentrazione, memoria, organizzazione del pensiero e proprietà di linguaggio</b><span style="font-weight: 400;"> è dimostrato da numerosi studi scientifici e dall’esperienza di innumerevoli insegnanti ed educatori. </span><b>Perché allora non farla diventare una materia di studio a tutti gli effetti? In Friuli Venezia Giulia sono i primi a crederci</b><span style="font-weight: 400;">, per la precisione a San Daniele (UD): è qui che un istituto superiore, il Vincenzo Manzini, l’Assessorato regionale all’Istruzione e una scuola di calligrafia hanno unito le forze per un progetto unico nel suo genere. «Per tutto il mese di settembre otto classi dell’istituto, </span><b>circa 150 ragazzi, frequenteranno</b> <b>un corso di 15 ore incentrato sul corsivo italiano</b><span style="font-weight: 400;">, completo di scheda di valutazione personalizzata con l’indicazione delle aree di miglioramento. Per studenti e studentesse è un’occasione unica per recuperare la manualità e la sensibilità che si sono perse specialmente in questi anni di DAD»: a spiegarlo è </span><b>Roberto Giurano, direttore dello Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi</b><span style="font-weight: 400;">, che già da un decennio cura questo tipo di corsi (sia rivolti agli appassionati, sia in partnership con associazioni e università di tutto il mondo) e che quest’anno, </span><b>per la prima volta in Italia, ha stipulato un protocollo d’intesa per collaborare direttamente con un istituto scolastico</b><span style="font-weight: 400;">. Si comincia con il Manzini ma prossimamente altri enti aderiranno al progetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«La forma è sostanza e credo che riscoprire un’attività come la scrittura manuale sia importantissimo all’interno di un percorso di studi – commenta </span><b>l’Assessore Regionale all’Istruzione Alessia Rosolen</b><span style="font-weight: 400;"> –. Soprattutto se a curare un progetto del genere è una realtà di grande spessore come lo Scriptorium, impegnato su più fronti per migliorare la qualità della vita e le capacità di ognuno di noi, puntando sul recupero delle memorie storiche e sull’inclusione, come nel progetto che coinvolge i bambini dell’IRCCS Burlo Garofolo. Anche quest’ultima iniziativa rivolta ai ragazzi e alle ragazze del Manzini, che può sembrare una piccola cosa, ha uno straordinario valore, perché </span><b>restituisce senso a tutto ciò che la scuola può fare</b><span style="font-weight: 400;">». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo è inoltre replicare questa esperienza anche con altri istituti. Lo Scriptorium ha messo a punto un metodo adatto agli studenti in procinto di iniziare il primo anno della scuola secondaria di secondo grado. «Lavoriamo prima di tutto </span><b>sulla postura</b><span style="font-weight: 400;">, – prosegue Giurano – che con la didattica a distanza è stata molto sacrificata, e sul modo corretto di utilizzare </span><b>gli strumenti manuali</b><span style="font-weight: 400;">, del tutto diversi dalle tastiere e dai touch screen. </span><b>E poi il tratto e il movimento</b><span style="font-weight: 400;">. Non è un esercizio di stile fine a se stesso, ma un metodo per acquisire concentrazione e coordinazione».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parlando proprio di metodo, è da sottolineare che quello proposto dallo Scriptorium si basa su anni di esperienza e di studio della storia e dei fondamenti dell’arte calligrafica, che affonda le sue radici nella tradizione italiana. </span><b>Parte degli insegnamenti del corso sono infatti tratti da uno dei più antichi manuali sulla materia</b><span style="font-weight: 400;">, intitolato </span><i><span style="font-weight: 400;">“La operina di Ludovico Vicentino, da imparare di scrivere littera cancellerescha”</span></i><span style="font-weight: 400;">, del 1522. «I rudimenti, sempre validi, si trovano proprio in questo trattato, su cui lo Scriptorium ha condotto un progetto di rilevanza internazionale – conclude Giurano –. A ottobre, infatti, presenteremo, in collaborazione con prestigiose università italiane e straniere, </span><b>la tiratura a stampa di venti copie anastatiche</b><span style="font-weight: 400;"> di quest’opera fondamentale, per celebrarne i 500 anni di storia».</span></p>
<p><b>Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi.</b><span style="font-weight: 400;"> Scriptorium Foroiuliense è un’associazione culturale nata nel 2012, con sede a San Daniele del Friuli (UD), votata all’insegnamento dell’arte calligrafica antica. Organizza corsi di calligrafia amanuense e realizza manoscritti personalizzati. Nell’Opificium Librorum, visitabile su prenotazione, ci si può immergere in una vera fabbrica del libro medievale. </span><span style="font-weight: 400;">Lo Scriptorium Foroiuliense collabora con il </span><span style="font-weight: 400;">Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano, Fondazione Friuli, con prefetture, questure, ministeri e con la Regione Friuli Venezia Giulia. </span><a href="http://www.scriptoriumforoiuliense.it/"><span style="font-weight: 400;">www.scriptoriumforoiuliense.it/</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Miriam Giudici </span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Eo Ipso</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7557" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_l-arte-del-corsivo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7558" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/l-arte-del-corsivo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Buone pratiche per la sostenibilità in Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
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		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ESPERIENZA DELLA SINERGIA TRA TEXOL E L&#8217;ISTITUTO AGRARIO P. CUPPARI DI ALANNO Quanto conta essere visionari in un mondo che vive nel consumismo e guarda agli interessi? E quanto valore riveste il fatto di fare impresa che porti benessere, con lo sguardo rivolto ai temi dello sviluppo economico e sociale, pur mantenendo gli schemi necessari [&#8230;]</p>
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<p><b><i>L&#8217;ESPERIENZA DELLA SINERGIA TRA TEXOL E L&#8217;ISTITUTO AGRARIO P. CUPPARI DI ALANNO</i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Quanto conta essere visionari in un mondo che vive nel consumismo e guarda agli interessi? E quanto valore riveste il fatto di fare impresa che porti benessere, con lo sguardo rivolto ai temi dello sviluppo economico e sociale, pur mantenendo gli schemi necessari affinché si assicurino benefici a chi fruisce di questo sviluppo? Secondo noi molto. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Lo pensiamo noi, e lo pensa anche qualche imprenditore attento, che di crescita e progresso ha fatto uno stile di vita con la mission di rendere il mondo un posto più vivibile.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Un esempio lo abbiamo in Abruzzo dove si è tenuto, il 24 ottobre scorso presso la Texol, un incontro tra la dirigenza scolastica dell&#8217;Istituto Agrario P. Cuppari e il management della società Texol srl, entrambi situati sul territorio di Alanno (Pe).</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Si è parlato di filiera corta delle fibre naturali, di azioni per la sostenibilità con particolare attenzione alla necessità di ridurre la produzione di prodotti in plastica a base petrolio, il tutto in coerenza con l&#8217;agenda ONU 2030.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il confronto si è focalizzato anche sull’importanza di attivare un&#8217;azione di sensibilizzazione territoriale, con l’obiettivo di coinvolgere i consumatori e interessare gli studenti sull’importanza della filiera corta. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><i><span style="font-weight: 400;">Unire gli intenti è necessario, guardare tutti nella stessa direzione senza condizionamenti né vincoli, per arrivare ad un traguardo partecipato e sentito.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">C’è bisogno di stimoli, di analisi dei problemi che portino a soluzioni immediate e concrete, si può fare solo attraverso la volontà di molti,  l’informazione, ma soprattutto la caparbietà di chi ogni giorno lavora per portare sui tavoli che contano le giuste intese.  La scuola, fucina di talenti, è il luogo della crescita, è dentro le sue mura  che si formano le idee e si sviluppano i concetti necessari all’educazione dei leader del futuro.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini – Abruzzo Positivo</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7652" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/1-buone-pratiche-per-la-sostenibilita.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Uomo e natura fusi in un colpo d&#8217;artista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Marco Appicciafuoco  Immagino l’uomo come figlio della natura, che procede e in essa si immette fondendosi con ogni elemento che incontra sui suoi passi. Uomo e natura sono una cosa sola, fusi nella liquidità che li avvolge e li compenetra rendendoli un tutt’uno. La natura ha subito, dall’origine, innumerevoli mutamenti così come l’umanità, le cose, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><b>Intervista a Marco Appicciafuoco </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immagino l’uomo come figlio della natura, che procede e in essa si immette fondendosi con ogni elemento che incontra sui suoi passi. Uomo e natura sono una cosa sola, fusi nella liquidità che li avvolge e li compenetra rendendoli un tutt’uno. La natura ha subito, dall’origine, innumerevoli mutamenti così come l’umanità, le cose, i materiali, la stessa terra che oggi soffre di una opprimente pressione a causa del surriscaldamento globale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Se pensassimo che noi e quella superficie devastata siamo una cosa sola forse riusciremmo a comprendere che ci stiamo autoflagellando.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il legame con la terra, la riscoperta delle radici locali e popolari si esprime nell’arte con la Transavanguardia italiana, una corrente artistica nata negli anni ‘70 alla quale più volte è stato fatto riferimento dalla critica citando Marco Appicciafuoco. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Artista che nasce a Teramo nel 1970, si diploma presso Istituto Statale d’Arte F. A. Grue di Castelli e a livello universitario, matura il grado più elevato dell’alta formazione artistica presso l’Accademia di belle Arti dell’Aquila. Partecipa a diverse esposizioni, personali e collettive, nazionali e internazionali e collabora con autori come: Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Sandro Chia e Enzo Cucchi, di seguito conosce Ettore Sottsass, Johanna Grawunder e così via ricevendo consensi, premi e riconoscimenti professionali. Degna di nota la vicinanza intellettuale con l’artista tedesco Joseph Beuys, che ha visto nel 2015 il segnale stabile dell’artista all’interno della piantagione Paradise di Beuys a Bolognano. Molto importante è da ritenere la Sua lunga permanenza a Castelli (Te).</span></p>
<p><b>Marco, ci racconta dei suoi disegni denominati Sealed Draw? Qual è il messaggio che portano attraverso i tratti che non si incontrano mai?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Sealed Draw, è un progetto particolare, in cui le normali caratteristiche del disegno sono sovvertite, ma mai messe in discussione, per questo li ho sigillati con la plastica, insomma ho stravolto la mia naturale attitudine al disegno , i Sealed Draw rasentano i limiti della Scultura, tutti insieme sono stati una buona installazione, è nel singolo, nella ritmicità dei segni tutti paralleli, come confluire ad un’unica meta, e come divergenti nella lettura complessiva dell&#8217;intero insieme, &#8221; S. D.&#8221; rivelano un ideale risposta al contemporaneo quesito quantistico.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Questa per me è stata una occasione di sfogo grafico, di scarico, vissuta come parentesi distensiva, Essi sono il risultato di un’azione fisica (solita nell’attività di scultore), perché ad essere interessate non sono solo le dita o i polsi, ma anche il gomito, nei formati più grandi anche la spalla, la spina dorsale, e lo ho chiamato appunto action-draw. Ho affrontato i fogli quadrettati con la penna nera ultra-fine e una certa auto-disposizione medianica. Ho speso e incontrato Energie, nuovi Orizzonti quasi inaspettati, così facendo mi sono ri-sentito meglio, come individuo libero e appartenente solo alla Natura, in totale sintonia con essa.”</span></i></p>
<p><b>L</b><b>a sua è un’arte di ricerca e sperimentazione, quali sono i materiali che le portano ispirazione dai quali trae le emozioni necessarie alla creazione?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Ho sempre tratto ispirazione dal vissuto, dall&#8217;Attualità, come mosso da una Naturale spinta interiore. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ai Materiali chiedo complicità, collaborazione e insieme con essi, ottengo il Mio coerente scopo Iconografico, utile ad affermare la mia solita volontà o cifra stilistica. Una personale curiosità, mi ha sempre spinto ad interagire e confrontarmi con diversi materiali, tali sono stati Legni, Pietre, Vetro, Argilla, Acciaio, Luce ed altri ancora, e su di essi ho agito spesso per mezzo di sollecitazioni, reazioni. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ho studiato, le loro differenti Resilienze materiche e fisiche convincendoli così, ad esser parte integrante dei miei lavori, delle mie caratteristiche, delle mie idee.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Conoscere i materiali, e le loro molteplici caratteristiche, è un gran bel patrimonio ci concede, libertà d&#8217;impiego e risultati entusiasmanti.” </span></i></p>
<p><b>Nelle sue sculture e installazioni come riesce a creare la connessione tra l’esistenza umana, gli elementi naturali e quelli artificiali? </b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Nelle mie Sculture, uso appunto creare equilibri tra differenti materiali, di Origine Organica, Sintetica ed anche Eterea come la luce.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;"> L&#8217;Argilla; dei materiali che uso è quello che più di tutti riesce a raccontare meglio, la storia dell&#8217;uomo che si tramanda ancora oggi; dai primi caratteri cuneiformi impressi (sulle tavolette d&#8217;Argilla) ad Ebla (III millennio a. C.), fino ad arrivare agli attuali microchip e alle terre rare, elementi questi che vanno sempre messi in correlazione con altri. Metodi tecnici che spesso vanno a coincidere, con la fisica, la filosofia, la sociologia, matematica, chimica sta all&#8217;Arte intuirlo.”</span></i></p>
<p><b>In quale modo le sue opere parlano e cosa ci stanno dicendo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Nelle mie Sculture e nel loro equilibrio di materiali, uso da sempre mettere al centro importanti riflessioni, come i Valori primigeni e inconfutabili, che interessano l&#8217;Ambiente e l&#8217;Umanità, per questo spesso le ho supportate dall&#8217;inossidabilità dell&#8217;acciaio, quindi; l&#8217;argilla, come l&#8217;uomo e la sua esperienza che si  riflette nell’alterità del progresso, e sulla trasparenza del vetro, liquido come l&#8217;acqua che con la Luce, contribuisce alla Vita e ne afferma gli auspici di sviluppo,  procedere consapevolmente in modo equilibrato, sano e meglio di come lo avessimo fatto fino ad ora.” </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo esseri fatti di terra, aria, vento, luce, fuoco, discendenti della polvere usata per la creazione dell’Adam, la stessa polvere che calpestiamo e respiriamo che poi diventa pietra, roccia, sabbia, argilla. Gli stessi elementi accarezzati dal vento, bagnati dall’acqua e illuminati dalla luce. Preservare il suolo significa difendere il nostro corpo, poiché l’uno non si discosta dall’altro. Arte ribelle che descrive un tesoro, quello che si va sperperando per incuria e, come un bimbo appena nato, va difeso, conservato, valorizzato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Marco Appicciafuoco lo urla in ogni sua opera, per far arrivare la voce più lontano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ amore per la sua terra è un legame indissolubile che infonde forza e volontà, sentimenti che emergono da ogni forma, elemento, segno, e rappresentano tutto l’impeto di quel grido. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“… </span><i><span style="font-weight: 400;">allora il Signore Dio plasmò l&#8217;uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l&#8217;uomo divenne un essere vivente” </span></i><span style="font-weight: 400;">(Genesi)</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7561" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/2_Marco-Appicciafuoco.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Un Convegno saluta i Diplomati dell’Istituto Eurostudi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Si è tenuta nei giorni scorsi la cerimonia di saluto ai Diplomati 2022 dell’Istituto Eurostudi di Teramo presso la sala di lettura della Biblioteca Delfico. Ha inviato le sue felicitazioni la Duchessa Silvia di Savoia-Aosta. L’Inno nazionale è stato eseguito all’organetto dal Maestro Francesco. Vivi apprezzamenti per i promossi, che hanno saputo unire studio e lavoro con il metodo speciale Eurostudi collaudato in quattro decenni, sono stati espressi dagli Avvocati Pietro Quaresimale, Assessore Regionale all’Istruzione e Formazione, Paolo Gatti, già Presidente del Consiglio Regionale e Paolo Albi, già Presidente del Consiglio della Città di Teramo. Il Prof. Berardo Tassoni Preside dell’Istituto, ha ringraziato i presenti per aver gremito la grande sala ed agli studenti ha poi domandato “</span><i><span style="font-weight: 400;">Perché si deve studiare? Certo, anche per avere il titolo necessario per presentare domande, partecipare a concorsi, iscriversi all’università, ma in particolare per uscire dalla galera dell’ignoranza che ci toglie la libertà e ci fa aver bisogno di spiegazioni&#8230; per cosa? Per capire, conoscere! Ho appreso infatti che su venti ragazzi ben diciannove non comprendono il testo che leggono… e ristagnano nella galera dell’ignoranza dalla quale si esce solo con lo studio</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Salutando il gruppo dei diplomati, il Preside ha avuto un momento di grande commozione, sommerso da un lungo e fragoroso applauso. Un </span><i><span style="font-weight: 400;">“mi mancherete” </span></i><span style="font-weight: 400;">ho suggellato l’intervento del Preside.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> La cerimonia, emotivamente partecipata, è proseguita con il commiato dei diplomati di Gaetana Barone che ha emozionato tutti donando al Preside una cravatta azzurra con le firme dei colleghi quale simbolico ringraziamento per l’impegno profuso nei due anni di corso.  “</span><i><span style="font-weight: 400;">La porteremo sempre nel cuore”</span></i><span style="font-weight: 400;">, queste le parole della Barone a chiusura del suo intervento, visibilmente commossa. Dopo l’iconico lancio dei cappelli, ha avuto luogo la presentazione del libro “Il Paradosso della Monarchia”.  Hanno introdotto il Prof. Tassoni e il Dott. Rossano Bucciarelli. L’autrice Prof.ssa Maria Teresa Ruggieri ha illustrato le ragioni del suo lavoro citando le varie forme di governo evolutesi nel corso dei secoli con la storicità, l’attualità e i costi di oggi. La terziarietà della Monarchia rispetto alle varie forme repubblicane, l’educazione ai ruoli successori cui sono sottoposti gli aventi diritto, fanno della Monarchia la forma di governo preferibile anche nel mondo contemporaneo quale miglior baluardo a tutela della sovranità popolare. L’autrice si è poi intrattenuta con i presenti per autografare le copie del suo libro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’evento ha permesso, salendo la monumentale scalinata d’onore della Biblioteca Delfico, di poter visitare le sale affrescate e le numerose opere storiche esposte. Particolarmente apprezzato è stato anche il mobilio gotico che custodisce duecentosessantamila volumi che costituiscono l’inestimabile patrimonio della Biblioteca. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’evento di saluto si è poi concluso con un brindisi di buon auspicio per i neo diplomati che ha accompagnato la colazione sociale in cui hanno fatto bella mostra le specialità enogastronomiche del territorio aprutino volendo così valorizzare anche la cultura del buon gusto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="text-align: right; font-family: Verdana, BlinkMacSystemFont, -apple-system, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, 'Open Sans', 'Helvetica Neue', sans-serif;">Borgognoni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7572" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_un-convegno-saluta-i-diplomati.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 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		<title>Mobilità: auto a idrogeno, primo test drive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Sardi]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolto presso il Centro ENEA Casaccia La nuova mobilità avanza e l’Italia è protagonista con la prima vettura alimentata ad idrogeno. Passi significativi si stanno registrando grazie alla ricerca italiana che, in un momento di grave crisi energetica apre una nuova e concreta prospettiva capace di avere una nuova mobilità sostenibile e rispettosa [&#8230;]</p>
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<p><b><i>Si è svolto presso il Centro ENEA Casaccia</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nuova mobilità avanza e l’Italia è protagonista con la prima vettura alimentata ad idrogeno. Passi significativi si stanno registrando grazie alla ricerca italiana che, in un momento di grave crisi energetica apre una nuova e concreta prospettiva capace di avere una nuova mobilità sostenibile e rispettosa dell’ambiente. In questa direzione nei giorni scorsi si è svolto il primo test drive di una vettura ad idrogeno presso il Centro Ricerche Casaccia (Roma), attività che conclude il percorso formativo dei 50 partecipanti alla H2 Summer School</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">organizzata dal Dipartimento ENEA di Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Associazione Italiana di Ingegneria Chimica</span><b>. </b><span style="font-weight: 400;">Il test drive è stato effettuato dai partecipanti della Summer School su una Toyota “Mirai” (“futuro” in giapponese),</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">la prima berlina a celle a combustibile alimentata a idrogeno che emette solo gocce d’acqua e</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">dotata di un’autonomia di 650 chilometri con un tempo di rifornimento inferiore ai 5 minuti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“L’ENEA, con le sue infrastrutture e professionalità, è attiva da anni nella ricerca su idrogeno e celle a combustibile, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di una mobilità a zero emissioni”, dichiara Giulia Monteleone, responsabile della divisione ENEA Produzione, Storage e Utilizzo dell’energia. “Tuttavia per accelerare la penetrazione dell’idrogeno in questo settore la maturità tecnologica da sola non è sufficiente: è necessario intervenire contestualmente anche sugli aspetti normativi, regolatori e incentivanti favorendo la realizzazione di stazioni di rifornimento di idrogeno su tutto il territorio nazionale, così come è necessario promuovere la cultura dell’idrogeno favorendone la conoscenza e l’accettabilità sociale”, aggiunge Monteleone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Centro Casaccia dell’ENEA è stato scelto per ospitare la “</span><b><i>Hydrogen demo Valley</i></b><i><span style="font-weight: 400;">”</span></i><span style="font-weight: 400;">, il polo infrastrutturale finanziato con 14 milioni di euro dal Ministero della Transizione Ecologica attraverso un accordo di programma dell’iniziativa Mission Innovation, che punta a sviluppare tecnologie, servizi e infrastrutture per dar vita a una filiera nazionale di produzione, trasporto, accumulo e utilizzo di idrogeno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La strada per una mobilità del futuro ad emissioni zero ed a costi accessibili e quindi equi sono a portata di mano. Ora è necessario investire con convinzione su questa strada in un quadro d’insieme che trovi pronto il Sistema Paese a cogliere questa opportunità che può essere volano per una nuova economia energetica.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandro Sardi</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: www.Enea.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7564" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01_mobilita-auto-a-idrogeno.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7565" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_mobilita-auto-a-idrogeno.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7566" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/03_mobilita-auto-a-idrogeno.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7567" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/04_mobilita-auto-a-idrogeno.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Scuola dell’Es</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Remo Periginelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripercorro i sentieri incontaminati e selvaggi di quel genio della Psicolisi che fu Arturo Conte e ne propongo il pensiero sulla Scuola, tratto da appunti delle sue lezioni universitarie. Nella nostra epoca, il processo di demitizzazione lacera gli ideali, cancellandoli come inutili e pericolosi. Esperienze come l’Anacoretismo, il Misticismo e l’Ascetismo vengono considerate alla stessa [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ripercorro i sentieri incontaminati e selvaggi di quel genio della Psicolisi che fu Arturo Conte e ne propongo il pensiero sulla Scuola, tratto da appunti delle sue lezioni universitarie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella nostra epoca, il processo di demitizzazione lacera gli ideali, cancellandoli come inutili e pericolosi. Esperienze come l’Anacoretismo, il Misticismo e l’Ascetismo vengono considerate alla stessa stregua di malattie psichiatriche. Se qualcuno dovesse perorare la causa del Silenzio o della Solitudine, verrebbe semplicemente bollato come malato di mente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Fantasia, madre del Mito, è stata condannata a morte dalla logica, quella logica (logos), che oggi impera in tutti i campi del sapere. La demitizzazione ha inizio nel momento in cui la Mitopoiesi si trasforma in mitologia, quando un’esperienza del Silenzio si trasforma in forma istituzionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Scuola, nello specifico, si presenta come un insieme di formule promiscue, in assenza di una chiara definizione della stessa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Scuola oggi indica:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">i processi di apprendimento, con le varie differenziazioni;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">l’edificio in cui si svolgono questi processi.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricordando che la parola ha dentro di sé un significato inconscio ammutolito, riportiamo a galla la frattura che c’è tra il significato corrente di scuola e quello originario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Scuola deriva dal greco Skholé, che indicava l’assenza di tempo libera dalle occupazioni, cioè il riposo, la tranquillità, il tempo libero. Ne deriva Skholion, che indicava il luogo del riposo e il verbo Skholazo, che significava “aver tempo per &#8230; (soprattutto filosofia e poesia)”; Skholaios significava “senza fretta”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola corrispondente latina è Otium, che designava il tempo del riposo, della tranquillità e della pace e viene etimologicamente riferito al greco Aùsios, quale esperienza che rompe le catene degli obblighi e delle cure quotidiane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il senso di Skholé era singolare e interno, mentre scuola ha un significato plurale ed estrinseco. Attraverso la Skholé l’uomo ritrova “</span><i><span style="font-weight: 400;">un’area intemporale e alogica, un interludio di quella esperienza originaria, che, con la cultura, si frantuma nelle classificazioni di età, sesso, razza, livelli di intelligenza</span></i><span style="font-weight: 400;">” (Arturo Conte, Logica e Follia nello Sport, pag. 99).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella Skholé il contatto con l’interna terra straniera e, quindi, col divino, si rendeva manifesto. Materia, dal latino materies, era un termine della lingua rustica, che indicava la sostanza dura dell’albero, il legno, opposto alle foglie. Dietro ciò si intravedono le immagini del tronco duro e morto (materia) e delle foglie morbide e vive (Spirito). La Musica, la Religione, la Poesia, la Filosofia, che hanno un’Origine spirituale, diventano materie, proprio con la loro discesa nella scuola. La Funzione primaria della scuola è, oggi, quella di materializzare lo Spirito: “</span><i><span style="font-weight: 400;">in essa si attua l’abbattimento dell’albero della Fantasia</span></i><span style="font-weight: 400;">” (Arturo Conte, Logica e follia nello Sport, pag. 104). Riscopriamo la Fantasia e il tempo creativo nella scuola.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Remo Periginelli</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7570" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/02_la-scuola-dell-es.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Al San Camillo di Roma la prima ricostruzione mandibolare al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata eseguita su un giovane affetto da tumore osseo Due le equipe coinvolte: quella di Chirurgia Maxillo Facciale, diretta dal professor Bruno Andrea Pesucci e l&#8217;equipe di Chirurgia degli arti, diretta dal professor Nicola Felici ROMA- Impossibilitato ad alimentarsi e costretto a terapie antibiotiche permanenti per ascessi continui un giovane di soli vent’anni è stato sottoposto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>È stata eseguita su un giovane affetto da tumore osseo</i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Due le equipe coinvolte: quella di Chirurgia Maxillo Facciale, diretta dal professor Bruno Andrea Pesucci e l&#8217;equipe di Chirurgia degli arti, diretta dal professor Nicola Felici</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ROMA- Impossibilitato ad alimentarsi e costretto a terapie antibiotiche permanenti per ascessi continui un </span><b>giovane di soli vent’anni </b><span style="font-weight: 400;">è stato sottoposto ad un intervento che gli ha restituito una ‘nuova’ vita. La complessa operazione è stata il frutto di un lavoro sofisticato che ha visto scendere in campo diverse equipe. Per capirne di più l’agenzia di stampa Dire ha intervistato il professor </span><b>Roberto Pistilli</b><span style="font-weight: 400;">, Dirigente di primo livello di </span><b>Chirurgia Maxillo-Facciale</b><span style="font-weight: 400;"> con incarico alta responsabilità presso la </span><b>U.O.C. di Chirurgia Maxillo-Facciale </b><span style="font-weight: 400;">dell’Azienda </span><b>San Camillo- Forlanini di Roma</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">– </span><b><i>È stato eseguito dall’equipe del San Camillo-Forlanini il primo intervento al mondo di ricostruzione completa della mandibola su un paziente molto giovane affetto da tumore osseo. Può spiegare in parole semplici a chi ci legge la portata e l’innovatività di questo intervento?</i></b><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">“Si trattava di un </span><b>tumore mandibolare</b><span style="font-weight: 400;"> che aveva determinato la </span><b>perdita completa della mobilità e della capacità masticatoria del paziente,</b><span style="font-weight: 400;"> con la complicazione, di causargli </span><b>episodi ascessuali ripetuti </b><span style="font-weight: 400;">non più risolvibili con la terapia antibiotica. È stato necessario perciò sostituire completamente questa mandibola e le sue cavità articolari. Ci sono casi descritti al mondo di ricostruzione completa della mandibola con </span><b>endoprotesi in titanio</b><span style="font-weight: 400;"> (che è il materiale biocompatibile per eccellenza) ma non esistono casi documentati di </span><b>ricostruzione di entrambi le cavità articolari</b><span style="font-weight: 400;">. E tutto questo è stato possibile </span><b>programmarlo al computer</b><span style="font-weight: 400;">“.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">– </span><b><i>Un grande lavoro svolto da più equipe dell’ospedale romano. Può spiegare come è stata realizzata e a cosa è servita l’endoprotesi in titanio personalizzata?</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“L’</span><b>equipe coinvolte sono state due: quella di Chirurgia Maxillo Facciale, diretta dal professor Bruno Andrea Pesucci, </b><span style="font-weight: 400;">che ha eseguito il tempo demolitivo ma anche l’intervento di posizionamento della endoprotesi ma questo è stato possibile solo dopo che </span><b>l’equipe di Chirurgia degli arti, diretta dal professor Nicola Felici</b><span style="font-weight: 400;">, ha prelevato l’osso della fibula del paziente insieme alla sua arteria e la sua vena collegando questi due vasi alla arteria e alla vena del collo. Questo collegamento, definito anastomosi, consente all’osso prelevato dalla gamba di mantenersi vitale. La nostra equipe di Chirurgia Maxillo-Facciale ha poi suddiviso l’osso della fibula in tre vagoni, così si chiamano tre frammenti di osso, modellandoli a ferro di cavallo e stabilizzandoli al centro della endoprotesi. Inoltre per realizzare l’endoprotesi si è resa necessaria una collaborazione con l’equipe di bioingegneri. In questo modo è stata progettata una mandibola totalmente in titanio con in più le due cavità articolari a cui collegare la neomandibola. L’endoprotesi e’ stata pensata al computer rispettando le misure esatte della mandibola del paziente con la particolarità di prevedere una zona dove andare a fissare l’innesto di osso, zona corrispondente ai denti che abbiamo dovuto estrarre”.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">– </span></i><b><i>Oggi il paziente sta bene e ha eseguito un protocollo di riabilitazione. Quanto è durato questo percorso di rieducazione?</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><b>È durato più di un anno</b><span style="font-weight: 400;"> perché abbiamo dovuto attendere la completa guarigione di questo primo intervento ricostruttivo, avere la certezza di non avere complicazioni infettive e controllare che la sua nuova mandibola si muovesse perfettamente consentendogli di riaprire finalmente la bocca. Successivamente sono stati inseriti sei impianti dentali nell’osso ricostruito, atteso la loro integrazione abbiamo ricostruito la gengiva mancante per poi collegargli una protesi dentale tutta nuova. Quindi dopo poco più di un anno il giovane ragazzo è tornato a mangiare e a parlare perfettamente”. “Vorrei ricordare i colleghi che hanno contribuito ad ottenere tutto ciò- ha aggiunto Pistilli- Oltre al professor Pesucci ed al sottoscritto, i colleghi della Chirurgia Maxillo Facciale ed in particolare il dottor Flavio Andrea Govoni, il dottor Vincenzo Marcelli, il dottor Carlo Macro, il dottor Ikenna Aboh e tutta l’equipe di Chirurgia degli arti diretta dal Prof Nicola Felici ed in particolare il dottor Matteo Ornelli ed il dottor Pietro Delle Femmine. Un ulteriore ringraziamento al protesista che fa parte della mia squadra il dottor Fabrizio Lisotti insieme all’odontotecnico Giulio De Cinti ed alla equipe di bioingegneri della Osteogenics. Senza l’aiuto di tutti non si possono raggiungere tali risultati”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">M.C.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: Agenzia Dire</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">www.dire.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7578" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/01-san-camillo-di-roma.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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