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	<title>Costruire Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>L’apicoltura in soccorso dei fragili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bee My Job e ApicolturaUrbana.it insieme per costruire nuovi percorsi a favore di cittadini stranieri  Dalla laboriosità delle api alla opportunità di reinserimento lavorativo dei fragili. E’ questo lo spirito della nuova iniziativa nata per costruire e sperimentare nuove sinergie di lavoro che fanno del bene a tutti, all’ambiente e a chi vive una situazione [&#8230;]</p>
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<p><b>Bee My Job e ApicolturaUrbana.it insieme per costruire nuovi percorsi a favore di cittadini stranieri </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla laboriosità delle api alla opportunità di reinserimento lavorativo dei fragili. E’ questo lo spirito della nuova iniziativa nata per costruire e sperimentare nuove sinergie di lavoro che fanno del bene a tutti, all’ambiente e a chi vive una situazione difficile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il programma è nato quest’anno dall’unione di due voci molto importanti: ApicolturaUrbana.it, prima realtà italiana dedicata all’apicoltura urbana sia per privati che per aziende, e Bee My Job, progetto di agricoltura sociale ideato dall’APS Cambalache di Alessandria, che si rivolge a migranti, rifugiati e richiedenti asilo, per offrire percorsi di formazione e inclusione sociale e lavorativa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La finalità perseguita è quella di offrire percorsi di formazione in apicoltura e costruire nuove opportunità di inserimento lavorativo per rifugiati e richiedenti asilo, puntando sulla Corporate Social Responsibility, la Responsabilità Sociale d’Impresa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giunto alla sua ottava edizione e riconosciuto come best practice di inclusione a livello internazionale, a partire dal 2015 Bee My Job ha già formato negli anni oltre 200 nuovi apicoltori stranieri, promuovendo sul territorio italiano oltre 150 tirocini formativi in aziende apistiche etiche, con l’obiettivo tra gli altri di contrastare il caporalato e ogni forma di sfruttamento in agricoltura. Grazie alla partnership con ApicolturaUrbana.it quest’anno Bee My Job si rinnova e assume una nuova forma, puntando al coinvolgimento dell’importante rete di aziende che ospita gli alveari urbani installati da ApicolturaUrbana.it, in un’ottica di responsabilità sociale d’azienda. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le realtà aziendali che hanno aderito e che aderiranno al progetto “Bees as a Service” di ApicolturaUrbana.it potranno sostenere direttamente la formazione in loco di nuovi apicoltori stranieri, con un percorso strutturato ad hoc grazie al coinvolgimento di professionisti esperti, e garantire percorsi di inserimento lavorativo in tirocinio in aziende apistiche del territorio italiano per ragazzi già formati nelle passate edizioni di Bee My Job. Il tutto nel rispetto dei principi di etica, tutela dei lavoratori e dell’ambiente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Siamo orgogliosi di questa collaborazione con Bee My Job che ci permette di dare ulteriore valore ai nostri progetti di apicoltura urbana nei contesti aziendali – </span><b><i>sottolinea Giuseppe Manno, fondatore di Apicolturaurbana.it </i></b><span style="font-weight: 400;">– siamo partiti con l’adozione delle api, passando per la tutela e valorizzazione della biodiversità per arrivare all’inclusione sociale in un settore, come quello dell’apicoltura, dove c’è sempre bisogno di mano d’opera qualificata”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Collaborare con aziende importanti come quella della rete di ApicolturaUrbana.it – </span><b><i>spiega Mara Alacqua, presidente di Cambalache </i></b><span style="font-weight: 400;">– renderà Bee My Job ancora più incisivo e radicato sui territori, dando alle stesse aziende un’opportunità unica di rendersi protagoniste di storie di inclusione. Il nostro progetto ha dimostrato negli anni un impatto positivo sulla vita delle persone, delle realtà apistiche e dei territori e in questa nuova formula vuole allargare le forme di responsabilità verso una società più inclusiva per tutti e per tutte”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4320" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-bee-my-job.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Immagine e carriera ai tempi dei social. La lezione dei Lego e della semplicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con quante accezioni diverse è possibile utilizzare la parola &#8220;costruire&#8221;? Costruire un edificio, un ponte, un muro, una carriera, un impero. Una sola parola, molteplici utilizzi. Ecco, è soprattutto su questi ultimi che ci piacerebbe porre l&#8217;attenzione. Quando pensiamo al concetto di costruzione siamo naturalmente portati ad immaginare la realizzazione di un edificio o di [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Con quante accezioni diverse è possibile utilizzare la parola &#8220;costruire&#8221;? Costruire un edificio, un ponte, un muro, una carriera, un impero. Una sola parola, molteplici utilizzi. Ecco, è soprattutto su questi ultimi che ci piacerebbe porre l&#8217;attenzione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando pensiamo al concetto di costruzione siamo naturalmente portati ad immaginare la realizzazione di un edificio o di un oggetto. D&#8217;altronde fin da piccoli ci hanno insegnato a costruire torri immaginifiche con i Lego, blocco dopo blocco. E quante volte è capitato che quelle torri altissime tirate su con tanto impegno crollassero all&#8217;improvviso sotto il peso dei propri mattoncini messi uno sopra l&#8217;altro senza un senso apparente. E ci siamo dispiaciuti, disperati, tormentati, ma mai arresi ricominciando da capo ad assemblare i pezzi, mattone dopo mattone, fino a quando la torre altissima e stortissima non ha preso forma e ha deciso di mantenersi salda sulla sua base.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Crescendo abbiamo fatto tesoro della lezione dei mattoncini Lego e abbiamo iniziato ad applicarla su più fronti: mattone dopo mattone, un po&#8217; alla volta e non senza difficoltà, si possono raggiungere vette altissime, basta costruire una solida base in grado di reggere i pesi che siamo costretti a portare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma oggi che il mondo corre velocissimo e gira tutto intorno ai social, come si costruiscono solide basi? Come si fa a costruire una carriera? Tutti oggi vogliono essere influencer su Instagram, basta postare qualche foto e il gioco è fatto. Ma è davvero così facile? Basta solo avere i giusti sponsor?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E chi su Instagram si è costruito da solo già da prima che fare l&#8217;influencer fosse un mestiere?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prendiamo Paola Turani, per esempio. Nata in Provincia di Bergamo, inizia la sua carriera come modella a soli 16 anni, quando, mentre era in un centro commerciale assieme a sua madre, viene notata da due agenti francesi che la vogliono come volto della loro agenzia. Così vola a Parigi e inizia a muovere i primi passi nel mondo della moda. Ben presto, però, realizza quanto sia patinato quel mondo e decide di dedicarsi alla sua pagina Instagram.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così dalle prime foto rudimentali pubblicate più di dieci anni fa, Tury, come viene affettuosamente soprannominata dai suoi followers, inizia a farsi notare raccontandosi con estrema limpidità e spontaneità. Con le sue foto di vita quotidiana, circondata dall&#8217;amore del marito e dal figlio nato appena sette mesi fa, Tury ha conquistato il cuore delle persone e si è fatta strada nel mondo della moda attraverso un canale che all&#8217;epoca era sconosciuto. Nel 2018 sfila sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia indossando un abito creato da lei con Twinset.  Nel 2019 e 2020 ricopre il ruolo di Brand Ambassador di ADIDAS. E nel 2021 torna sul red carpet a Venezia sfilando orgogliosa al nono mese di gravidanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi Paola conta 2 mln di followers su Instagram. La sua carriera l&#8217;ha costruita foto dopo foto, mostrandosi anche fragile nelle sue insicurezze. Spesso, infatti, la vediamo sfogarsi nelle storie con estrema sincerità su temi che la toccano profondamente, come il body positivity, tema estremamente caro all&#8217;influencer bergamasca per il quale si batte duramente cercando di spronare i suoi followers ad accettarsi così come si è. Proprio per questo appare spesso struccata e senza filtri, cosa rara su un social come Instagram dove il corpo fa da vetrina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un mondo fatto di apparenze, Paola Turani è riuscita a costruire una carriera sfruttando il connubio esistente oggi tra social e lavoro.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4322" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-da-lego-a-instagram.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/immagine-e-carriera-ai-tempi-dei-social-la-lezione-dei-lego-e-della-semplicita/">Immagine e carriera ai tempi dei social. La lezione dei Lego e della semplicità</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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		<title>Edificare, da sempre uno slancio ideale e al tempo stesso pragmatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Costruire è un concetto enorme e bellissimo. I latini direbbero anche edificare, ammassare per creare, tirare su, dare forma verso l’alto, l’elevato. La positività di questo termine, sempre in relazione al discorso ovviamente, è innegabile.  Il passato è pieno di “costruire”. Se non avessimo edificato noi stessi non avremmo nemmeno un passato da raccontare in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/edificare-da-sempre-uno-slancio-ideale-e-al-tempo-stesso-pragmatico/">Edificare, da sempre uno slancio ideale e al tempo stesso pragmatico</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Costruire è un concetto enorme e bellissimo. I latini direbbero anche edificare, ammassare per creare, tirare su, dare forma verso l’alto, l’elevato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La positività di questo termine, sempre in relazione al discorso ovviamente, è innegabile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il passato è pieno di “costruire”. Se non avessimo edificato noi stessi non avremmo nemmeno un passato da raccontare in effetti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo ha costruito. Anche demolito sia chiaro, ma per demolire bisogna che ci sia qualcosa che sia stato costruito in precedenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma dove nasce il concetto di costruzione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A livello strutturale possiamo dire che, la nascita delle grandi imprese edilizie sia assolutamente da ricercare tra il Medio Oriente ed il nord Africa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parliamo di un sito, ormai molto conosciuto e davvero poco capito, di Gobekli Tepe.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel X millennio a.C. tra l’attuale confine Siria-Turchia, nasce il sito megalitico di Gobekli Tepe. L’ipotesi iniziale ha identificato il sito come un tempio ma era basata su poche e preventive evidenze. Le indagini del compianto direttore degli scavi Klaus Schmidt che diresse lo scavo fino al 2014, portarono a credere questo sito cultuale. Gli scavi successivi, scoprendo strutture di abitato, sepolture e risorse d’acqua chiarificarono la natura del sito. Negli ultimi anni la ricerca archeologica, dopo l’entrata del sito nella lista del patrimonio UNESCO del 2018, sta procedendo in maniera spedita. Sono state scavati i primi ambienti d’abitato. piccole strutture multifase con una pianta tipica del neolitico preceramico, presenti nella mezzaluna fertile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stiamo parlando di un periodo dove, fino a pochi anni fa, non si credeva possibile realizzare imprese così complesse. Il sito si caratterizza per degli elementi megalitici definibili come statue- stele vere e proprie. Questi manufatti definiranno quella che attualmente è chiamata “cultura dei pilastri a T”. Opera artistica di uomini del neolitico la prima venne ritrovata nel 1965 da un contadino locale, sempre nel territorio della Turchia sudorientale. La scultura di Kilisik, venne “portata in salvo” da due studenti di archeologia e successivamente collocata nel museo locale. La statua è spezzata e attualmente alta 80 cm, la sua forma a T stilizza una forma fallica e contemporaneamente una umana. Questo è solo uno degli esempi di stele presenti sul territorio caratterizzanti il periodo. L’incertezza nell’interpretazione della figura non ci discosta dal discorso intrapreso. La costruzione di un elemento megalitico, ragionevolmente messo a sistema con altri simili a lui come visto a Gobekli Tepe ci fa riflettere sullo sforzo impiegato e necessario. Perché costruire cose complesse? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo che la natura non sopporta a lungo sprechi di energia e allora perché edificare strutture così complesse? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo sito ci fa capire come le idee culturali siano forti e in grado di spingere l’essere umano a creare qualcosa di apparentemente non indispensabile per la sopravvivenza ma utile per la costruzione della cultura e della società entrambe intese come rete aggregativa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rimaniamo in Turchia a Çatalhöyük, tra il 7400 e il 5700 a.C. la città viene costruita con strutture tutte attaccate, senza strade che passassero tra le diverse case. Questo metodo costruttivo riflette un bisogno difensivo e strategico ma anche di tutela dal calore. Non c’erano ne porte ne finestre se non aperture dall’alto. Spostarsi era possibile dai tetti. L’unica cosa presente erano corti o recinti interni dove tenere animali domestici. Animali tenuti all’interno della città e non all’esterno come avverrebbe normalmente. La particolare costruzione di questa città riflette un bisogno difensivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Porto un ultimo esempio più recente e più vicino a noi. Le tombe a tumulo. Anche nella morte il costruire è fondamentale. I tumuli si presentavano come piccole colline artificiali di terra con presenza di camera per quelli presenti sulla costa tirrenica cavati nel tufo e con assenza di camera ma con una fossa centrale per quelli adriatici. Cosa porta l’essere umano a edificare tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro, questi monumenti. Qui i bisogni sono due, sia idealistico, per rendere visibile la “casa eterna” del defunto e ricordarlo per il più lungo tempo possibile, sia per non sottrarre terra al pascolo. Sui tumuli l’erba continua a crescere, anzi, creando delle piccole colline il terreno aumenta e le greggi possono agevolmente salire e brucare. Ideale per una società a base pastorizia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo </span><i><span style="font-weight: 400;">excursus</span></i><span style="font-weight: 400;"> ne passato (remoto) serve per comprendere come il costruire sia stato sempre mosso fa più fattori. Spesso intrecciati tra di loro. Quello idealistico e quello pragmatico</span><b>. Ma attenzione, spesso le idee muovono di più le masse rispetto ai bisogni reali</b><span style="font-weight: 400;">. Questo concetto non deve essere mai dimenticato se si vuole costruire, o ricostruire, una società più sana ed equilibrata di quella in cui oggi viviamo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4316" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-costruire-nella-storia.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’affascinante storia dell’“L’Homo costruens”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Uomo, dalla sua prima apparizione sulla Terra, ha sempre voluto distinguersi dalle altre specie animali, per essere edificatore di qualcosa che poi avrebbe avuto, nel tempo, molteplici trasformazioni.  Così, se consideriamo la rondine con il suo nido, dobbiamo rilevare che da migliaia e migliaia di anni questo volatile sceglie sempre delle aree protette dalle intemperie [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’Uomo, dalla sua prima apparizione sulla Terra, ha sempre voluto distinguersi dalle altre specie animali, per essere edificatore di qualcosa che poi avrebbe avuto, nel tempo, molteplici trasformazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così, se consideriamo la rondine con il suo nido, dobbiamo rilevare che da migliaia e migliaia di anni questo volatile sceglie sempre delle aree protette dalle intemperie dove individuare uno spazio confortevole capace di ospitare il suo nido.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo tutti che tali costruzioni attuate da infinite specie di rondini presentano caratteristiche edificatorie non dissimili le une dalle altre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché? L’opera di questo volatile rimane fissa nel tempo e non è suscettibile di evoluzioni perché il suo istinto lo conduce ad impostare la costruzione, fedele all’imprinting iniziale.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Uomo, diversamente dall’animale, si è invece sempre “industriato” a dare una impronta al suo manufatto che sarebbe andato incontro a continue mutazioni che avrebbero dato una rappresentazione dello stile dell’epoca, della tecnologia sperimentata nell’arte edificatoria, del gusto estetico che voleva essere espresso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parlare di costruzioni limitandole al solo riferimento della casa, è però riduttivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“L’Homo costruens” si è qualificato nella sua azione realizzativa anche in altri ambiti, modificandoli e trasformandoli, proprio per effetto di una storia che si è andata evolvendo, con il mutare dei secoli, con il passaggio delle epoche, con l’apprendimento acquisito dalle conoscenze e dalle scoperte che l’Uomo ha saputo sempre tradurre in opera compiuta, perché spinto, trascinato da una “visione”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Uomo ha costruito anche forzando le leggi della Natura ed escogitando artifizi che permettessero ad una sua idea, di avere la meglio anche di fronte ad ostacoli ed a impedimenti posti in essere dall’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così ha realizzato i “trabocchi” per  attuare una pesca che non richiedesse l’uso di barche, ha concepito i “terrazzamenti” allo scopo di ottimizzare gli spazi da destinare ad una coltura intensiva come i vigneti o gli ulivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ha ritenuto di non indietreggiare nella realizzazione di strade di montagna, capaci di sfidare le alture più impervie, al tempo stesso tutelandole con muraglie o reti metalliche capaci di trattenere i massi che avrebbero potuto insidiare il tracciato di asfalto con le persone che lo avrebbero utilizzato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Uomo ha ingegnosamente progettato ponti sospesi capaci di collegare strapiombi con “passerelle” di legno ondulanti, così come ha attuato ponti di tutt’altra fattura, in grado di mettere in contatto isole con la terraferma, studiati per essere compiuti con la dotazione di  una sola campata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È nella natura dell’Uomo realizzare qualcosa destinata e reggere le sfide del tempo, proprio perché le diverse civiltà hanno da sempre voluto lasciare delle testimonianze in grado di reggere al trascorrere dei secoli e perfino dei millenni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due esempi per tutti: gli acquedotti romani e la Muraglia cinese.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Uomo si è voluto persino cimentare nel realizzare opere che andassero verso il cielo: i grattacieli si chiamano appunto così per la loro audace proiezione in direzione dell’Alto, ma anche opere architettoniche non abitative si sono protese in altezza come la Torre Eiffel di Parigi o la Mole Antonelliana di Torino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludo con una narrazione che ben individua l’aspirazione dell’Uomo alla edificazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si chiama : </span><b>i tre spaccapietre</b><span style="font-weight: 400;">. Una persona si fermò ad osservare tre spaccapietre intenti a sminuzzare in tanti frammenti, grossi massi . Chiese al primo cosa facesse. La risposta fu:  “Non lo vedi? Spacco le pietre!” Quella stessa persona pose la medesima domanda al secondo lavoratore che rispose: “ mi do da fare per ottenere una paga che mi permetta di sfamare mia moglie ed i miei figli!” Quella stessa persona voleva però  saperne di più e quindi andare più a fondo. Allora intervistò il terzo spaccapietre chiedendogli cosa facesse. La risposta fu : “Non lo vedi? Edifico una cattedrale!”</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4318" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-1-le-costruzioni.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il presente: la culla del futuro!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo gli studi più recenti, un insieme di conoscenze e di competenze, leadership e capacità relazionali, essenziali per accompagnare con motivazione e responsabilità, i nuovi modelli organizzativi del lavoro che cambia. Se la pandemia ha costretto tutti a prendere maggiore consapevolezza del ruolo del lavoro da remoto nella definizione delle nuove strategie organizzative del lavoro che [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Secondo gli studi più recenti, un insieme di conoscenze e di competenze, leadership e capacità relazionali, essenziali per accompagnare con motivazione e responsabilità, i nuovi modelli organizzativi del </span><a href="https://laborability.com/il-punto-di-gianluca-spolverato/il-nuovo-lavoro-strategie-aziendali-per-il-cambiamento-il-libro-di-gianluca-spolverato-e-paola-salazar"><span style="font-weight: 400;">lavoro che cambia</span></a><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la pandemia ha costretto tutti a prendere maggiore consapevolezza del ruolo del lavoro da remoto nella definizione delle nuove strategie organizzative del lavoro che cambia, è anche vero che, al di là del lavoro da remoto, senza il giusto equilibrio tra competenze tecniche e tecnologiche, flessibilità, competenze relazionali e spirito di collaborazione, non è possibile iniziare a fare i conti con il consolidamento di quelle nuove modalità di lavoro per le quali autonomia individuale e collaborazione in team di progetto, giocheranno un ruolo fondamentale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stiamo finalmente uscendo da un lungo periodo di sospensione, di paura certo, ma anche positivo e di speranza, che ci sta conducendo a grandi passi verso il futuro. Un futuro foriero di una nuova consapevolezza, data dalla concreta possibilità di divenire attori di un cambiamento che non solo è nell’aria da tempo, ma che oggi è divenuto ineludibile affrontare. </span><span style="font-weight: 400;">Dopo quasi due anni trascorsi nostro malgrado lontani, al chiuso e assediati dall’emergenza sanitaria abbiamo riscoperto il piacere di stare insieme, del rientro in ufficio, di tornare a vivere. Ma non è più il mondo che conoscevamo, siamo nei nuovi ruggenti anni Venti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che ci ha insegnato la pandemia è che nulla sarà più come prima. Abbiamo ormai imboccato, che ci piaccia o no, una strada di non ritorno che è necessario percorrere mantenendoci saldi su quello che abbiamo imparato fino a qui, ma con il cannocchiale ben aperto verso l’orizzonte e il futuro. Perché senza la consapevolezza di quello che siamo, non è possibile comprendere le potenzialità di quello che potremo essere.</span><span style="font-weight: 400;"> L’importanza della centralità dei valori dell’individuo, essenziali per poter guardare avanti. Ci siamo trovati in una situazione di costrizione senza precedenti e abbiamo dovuto metterci a pensare alle nostre vite e al nostro lavoro. Elementi di un tutto che è l’individuo, perché non esiste un tempo di vita e un tempo di lavoro. Si tratta di un tutt’uno che è quello che ci rende completi come individui. E se siamo individui completi, possiamo guardare con vigile consapevolezza ai cambiamenti che stanno accompagnando da tempo l’organizzazione del lavoro. Cambiamenti che la pandemia ha accelerato, che ha reso più evidenti, ma che erano già in atto. Il testo, che si rivolge agli HR, aziende, amministrazioni del personale, avvocati, consulenti, fiscalisti, studiosi della materia, vuole rappresentare quale sarà il nuovo modello organizzativo del lavoro che si andrà a configurare anche a seguito dell’accelerazione impressa dall’evoluzione tecnologica in atto, che vedrà la ripresa del lavoro fare i conti ancora con la permanenza del virus.</span><span style="font-weight: 400;"> Di alcuni di questi temi si discute ormai da tempo, come il </span><span style="font-weight: 400;">welfare aziendale</span><span style="font-weight: 400;"> e lo </span><span style="font-weight: 400;">smart working</span><span style="font-weight: 400;">. Di altri, come l’influenza della digitalizzazione su molti dei processi HR o su come i social network stiano influenzando i processi di ricerca e selezione del personale, si è iniziato a parlarne un po’ di più negli ultimi anni. Di altri ancora, come l’importanza di dare concretezza agli strumenti contrattuali e organizzativi che assicurino il mantenimento delle competenze e il passaggio generazionale, si inizia a fare i conti in stretta connessione non solo con la valutazione della sostenibilità dei sistemi pensionistici, ma anche con la oggettiva esigenza di assicurare a tutti noi il substrato di conoscenze ed esperienze essenziale per non dover più “subire” i cambiamenti epocali cui ci ha costretto l’emergenza sanitaria, traendo invece da essi l’occasione per un reale ripensamento dei valori alla base del nostro modo di lavorare. E quando si parla di valori, di modo di lavorare, di identità, la riflessione non può che cadere sull’individuo. Centro e baricentro di ogni strategia organizzativa. I</span><span style="font-weight: 400;">n questa prospettiva, se la leva motivazionale che influisce nella costruzione dei nuovi modelli organizzativi è data da elementi quali, fiducia, senso di appartenenza, responsabilità (e, non ultima, qualità dei rapporti) – non a caso anche alcuni degli elementi che stanno alla base del vero smart working  – la valorizzazione delle competenze (unitamente alla valorizzazione del potenziale relazionale, umano e di soft skills che ciascuno porta con sé all’interno di ogni organizzazione), l’investimento nella formazione delle persone durante tutto l’arco della vita, la comprensione del ruolo svolto dal pensiero creativo nei processi di innovazione, sono tutti presupposti fondamentali del sistema di regole che governerà il lavoro del futuro.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Competenze specialistiche e relazionali che non possono andare disgiunte ma che si alimentano appunto solo con la formazione continua. Perché è divenuto essenziale prendere coscienza dell’importanza che ha oggi quella che abbiamo iniziato a definire come la «</span><a href="https://laborability.com/il-punto-di-gianluca-spolverato/i-cinque-temi-chiave-del-lavoro-che-cambia-le-sfide-per-un-futuro-che-e-gia-qui"><span style="font-weight: 400;">sfida delle competenze»</span></a><span style="font-weight: 400;">. Ossia la sfida di riportare gli adulti a studiare e l’obiettivo di allenare le persone all’interno delle imprese ad acquisire nuove competenze ed a mantenere nel tempo, quelle acquisite. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sfida che, governata in parte dalla digitalizzazione e dalla tecnologia – elementi portanti della quarta rivoluzione industriale – impone a tutti i livelli (dalla scuola, all’università, all’impresa) la necessità di un profondo rinnovamento del sistema di formazione sia di base sia durante tutto l’arco della vita – lavorativa e non lavorativa. Obiettivo quest’ultimo di primaria rilevanza che, in ambito lavorativo coinvolge l’aggiornamento professionale in termini di reskilling e upskilling e, al di fuori dall’ambito lavorativo, la cultura generale. Ed è proprio la «sfida delle competenze» che può favorire la transizione tra vecchio e nuovo, nonché quel fondamentale processo di osmosi tra vecchie e nuove generazioni che guida verso quei nuovi mestieri che le trasformazioni nell’organizzazione del lavoro, l’innovazione tecnologica e le sfide della sostenibilità richiedono già oggi. L’importante è accompagnare l’individuo </span><span style="font-weight: 400;">nell’interpretazione dei tempi che stiamo vivendo, con una attenzione particolare anche ai numeri, per capire meglio quali sono le basi di questa nuova normalità e, quali sono i settori e gli ambiti su cui è più importante riflettere in termini di nuova organizzazione del lavoro. L’obiettivo, forse ambizioso, ma anche oggettivamente realistico è proprio quello di un focus su alcuni grandi temi: lavoro da remoto, tecnologia e produttività; centralità dell’individuo, benessere e sostenibilità; equità, evoluzione dei sistemi di remunerazione e dei tempi di lavoro; competenze, nuovi mestieri e </span><i><span style="font-weight: 400;">green new deal</span></i><span style="font-weight: 400;">; ricambio generazionale, con l’apertura necessaria a cogliere i segnali evolutivi più importanti per il futuro di tutti. Perché il lavoro sia, e possa essere in modo effettivo, espressione dell’individualità di ciascuno di noi, in un contesto di valori condivisi che accompagnino con apertura e responsabilità i cambiamenti in atto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo attraverso la valorizzazione del ruolo che ciascuno ha all’interno delle organizzazioni è possibile affrontare una delle più importanti sfide del lavoro: favorire il ricambio generazionale. Con una popolazione in progressivo invecchiamento, con l’importanza che ha la tecnologia per le nuove generazioni, diviene essenziale ripensare al fondamentale ruolo di guida che le vecchie generazioni possono svolgere per quelle che oggi stanno facendo il loro ingresso al lavoro. Favorire, anche con strumenti contrattuali, il ricambio generazionale costituisce la più importante eredità che si può lasciare alle nuove generazioni per favorire la nascita dei nuovi lavori e mantenere nel tempo il</span><i><span style="font-weight: 400;"> know how</span></i><span style="font-weight: 400;"> e l’unicità che hanno sempre contraddistinto l’industria italiana.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché la riflessione sull’individuo non sia uno slogan vuoto e alla moda, è necessario restituirgli concretezza e questo è possibile farlo attraverso un’analisi di quelli che sono per noi i temi più importanti della nuova era che stiamo vivendo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4315" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/1-il-presente-la-culla-del-futuro.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>Demanio marittimo: costruirlo o pianificarlo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bufalari]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono posto questa domanda per trattar un tema a me caro e oggi di accesa discussione, ovvero le proroghe delle concessioni demaniali marittime alla luce della Direttiva 2006/123 CE, meglio conosciuta come Direttiva Bolkestein e delle recentissime sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nn. 17 e 18 del 9 novembre del 2021. L’Italia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><span style="font-weight: 400;">Mi sono posto questa domanda per trattar un tema a me caro e oggi di accesa discussione, ovvero le proroghe delle concessioni demaniali marittime alla luce della Direttiva 2006/123 CE, meglio conosciuta come Direttiva Bolkestein e delle recentissime sentenze dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nn. 17 e 18 del 9 novembre del 2021.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia, il Parlamento, il Governo, gli Operatori con aziende sorte su demanio marittimo, come stabilimenti balneari, pontili, circoli velici, ristoranti, cantieri, et cetera…tutti richiamati all’ordine dal Supremo Giudice Amministrativo che ha detto basta, in modo definitivo e perentorio, alle proroghe degli atti concessori sic et simpliciter e ha richiesto una riforma del settore per avviar procedure ad evidenza pubblica per l’assegnazione del bene pubblico “demanio marittimo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In realtà il Legislatore ultimamente una parvenza di riforma l’aveva posta accanto alla proroga di 15 anni fino al 2033. Aveva scritto nero su bianco che in tale periodo avrebbe avviato innanzitutto il censimento delle coste e dei propri beni per comprender lo stato delle coste.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora in un paese noto per progetti eseguiti e mai realizzati, scheletri nel deserto ed eco mostri sparsi un po’ ovunque si è deciso di ripartire dalla pianificazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io son d’accordo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non lo sono quando si usa l’alibi della mancata approvazione della pianificazione urbanistica per bloccare iniziative lodevoli di altrettanto lodevoli operatori economici, ma laddove la pianificazione non vada ad ostacolare e bloccare “il costruire” – da intendersi non solo come edificazione ma anche come riqualificazione, ottimizzazione e sana gestione del demanio – questa sia essenziale per riuscire a render più performante l’utilizzazione del patrimonio naturale e costiero italiano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovunque, ed anche qui, si parla dei nostri famosissimi quasi 7000 km di coste.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Litorali composti per lo più da angoli magnifici, senza uguali. Un patrimonio naturale, biologico e faunistico raro per non dire unico al mondo, nel quale siamo stati abituati a vivere e lavorare alla giornata, senza una vera e propria coscienza di quello che abbiamo tra le mani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo son convinto che abbia avuto un barlume di genialità il Legislatore quando ha disposto che la riforma del demanio marittimo parte innanzitutto dal censimento delle coste e dall’individuazione dell’esatta consistenza del patrimonio costiero. Conoscendo e diversificando si potrà infatti dar alla luce una riforma che possa valorizzare le peculiarità dei diversi comparti merceologici, la cantieristica, la pesca, il turismo, la nautica e non ultimo tutte quelle migliaia di attività senza scopo di lucro come ASD e circoli che vivono sulla valorizzazione e promozione dello sport, del mare, della cultura e dell’arte marinara.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo tanto di non utilizzato, di abbandonato e non più valorizzato che prima di pensar a costruire nuove realtà costiere, andrà innanzitutto valorizzato l’attuale, riportando alla luce gioielli non più utilizzati o rendendoli accessibili o nuovamente attuali con nuove destinazioni. Stanno cambiando, ad esempio, i </span><i><span style="font-weight: 400;">waterfront</span></i><span style="font-weight: 400;"> di diverse città di mare, penso a Cagliari o a Catania dove il centro storico vive sul porto e dove le banchine tradizionalmente commerciali o pescherecce stanno diventando sempre più turistiche. Il mondo cambia, muta, evolve e noi, operatori del diritto, abbiamo l’onere e l’onore di studiare e lavorare per far si che sia sempre possibile la nascita di nuove realtà che possano dare sviluppo economico, occupazionale, culturale ed artistico alle città di mare che viviamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Costruire lo intendo così non come la “cementificazione” continua ed incessante del nostro pianeta ma la naturale riqualificazione per rigenerare luoghi antropizzati senza snaturare ulteriormente l’incontaminato.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Avv Antonio Bufalari</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4323" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-demanio-marittimo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>I bandi P.I.S. a favore dell’inclusione delle persone affette da ipoacusia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La fonte delle opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Obiettivo: favorire l&#8217;inclusione delle persone sorde a scuola, al lavoro e nelle relazioni sociali La condizione della sordità è tanto diffusa quanto sommersa. Secondo l&#8217;OMS, nel mondo sono circa 460 milioni le persone in condizione di perdita dell&#8217;udito di cui 34 milioni in età infantile, con un progressivo incremento nel prossimo futuro. Il PIS, Pio [&#8230;]</p>
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<p><b>Obiettivo: favorire l&#8217;inclusione delle persone sorde a scuola, al lavoro e nelle relazioni sociali</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La condizione della sordità è tanto diffusa quanto sommersa. Secondo l&#8217;OMS, nel mondo sono circa 460 milioni le persone in condizione di perdita dell&#8217;udito di cui 34 milioni in età infantile, con un progressivo incremento nel prossimo futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il PIS, Pio Istituto Sordi, storica Istituzione educativa milanese oggi divenuta Fondazione di erogazione, mette a disposizione due dotazioni, una a rilevanza nazionale una locale rispettivamente di 80 e 30mila euro per supportare attività mirate sulla disabilità uditiva. Le scadenze per la presentazione delle candidature sono 31 maggio e 30 giugno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia le persone che hanno una perdita uditiva sono circa 5 milioni di cui il 75% ha una perdita uditiva leggera o media e il 5% grave o profonda. La maggior parte di loro ha perso l’udito dopo l’acquisizione del linguaggio, soprattutto a partire dai 50 anni di età. Un terzo delle persone sopra i 65 anni convive con una perdita di udito. In Europa la perdita di udito coinvolge oltre 34 milioni di persone ed è considerata condizione a vario titolo disabilizzante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sordità neonatale è la più frequente disabilità sensoriale congenita e, sempre secondo l’OMS, incide in circa 1-4 casi ogni mille abitanti. In Italia sono almeno 90mila le persone con disabilità uditiva (certificati ai fini INPS), con un&#8217;incidenza intorno al 1,5%.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perdere l’udito in età precoce spesso significa incorrere in difficoltà di acquisizione del linguaggio con tutto ciò che ne consegue: disagio, rischio di isolamento, difficoltà di comunicazione e relazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Le opportunità messe costantemente a disposizione dal PIS sono molte, tutte focalizzate sull&#8217;abbattere le barriere che incontra chi convive, a diverso titolo, con la sordità e siamo felici di valutare e accogliere idee e progetti innovativi e mirati” </span><b><i>riferisce Daniele Donzelli, Presidente del PIS</i></b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di inizio anno è anche la messa online del nuovo sito web, una vetrina più moderna e intuitiva, ricca di informazioni per conoscere la storia, le attività, i progetti svolti e le opportunità per realtà onlus e singoli individui coinvolti a vario titolo con la disabilità uditiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche in pandemia la Fondazione non si è fermata: sono state distribuite mascherine trasparenti per consentire la labiolettura, sono stati organizzati eventi sportivi come il progetto sostenuto da Fondazione Vodafone Campioni Sordi ieri, oggi e domani, sono state erogate borse di studio per giovani universitari con sordità (opportunità tuttora attiva con un bando ad hoc in scadenza al 30 settembre), è stata avviata una collaborazione per l’attivazione di uno sportello di consulenza psicologica gratuito per i soggetti più isolati a causa dei lockdown e sono state, infine, sostenute iniziative all&#8217;estero destinate alle persone con disabilità uditiva nei paesi in via di sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nata come istituzione scolastica nel lontano 1854, la Fondazione ha mantenuto negli anni il suo ruolo di guida per le famiglie e le persone che devono fare i conti con la sordità e gli enti che si adoperano per abbattere pregiudizi e barriere favorendo l&#8217;inclusione a scuola, al lavoro e nelle relazioni sociali quotidiane.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua trasformazione da Istituto pedagogico in Fondazione di erogazione di contributi la rende oggi una delle realtà di riferimento nel Terzo Settore per questa forma specifica di disabilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Valuteremo ogni progetto, di qualunque natura, che abbia come focus l&#8217;inclusione delle persone sorde – </span><b><i>commenta Stefano Cattaneo, Direttore del</i></b> <b><i>PIS</i></b><span style="font-weight: 400;"> – e metta la persona sorda al centro, in linea con le raccomandazioni della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e con lo spirito della nostra Fondazione”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il PIS partecipa stabilmente anche al Tavolo Disabilità sensoriali della Comune di Milano, a UNEBA Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza sociale, alla Commissione Gioco al Centro – Parchi gioco per tutti della Fondazione di Comunità Milano Città Sud Ovest ed Est Martesana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio con la Fondazione di Comunità, ha preso vita il secondo bando (scadenza 30 giugno) riservato ad attività con sviluppo sulla città di Milano per un massimo di 5mila a progetto finanziato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il PIS finanzia le proprie attività con fondi propri e donazioni, e proprio la dotazione del Fondo Sordità Milano costituito in Fondazione di Comunità Milano può essere incrementata con ulteriori contributi liberali da parte della cittadinanza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Conoscere tutte le attività legate al mondo della sordità potrebbe far meglio percepire l&#8217;entità del fenomeno, la sua diffusione in Italia e quanto questa sia una limitazione le cui conseguenze vengono spesso percepite meno rispetto a svantaggi più facilmente visibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La sordità influisce molto sulle relazioni interpersonali e sociali – </span><b><i>confermano dal Pio Istituto dei Sordi</i></b><span style="font-weight: 400;"> – per cui serve sensibilizzare le Istituzioni e la società civile su quanto sia importante fare qualcosa ogni giorno per abbattere barriere che spesso non riusciamo nemmeno a immaginare. Questo, soprattutto per bambini e giovani, alle prese con l&#8217;inserimento a scuola, le amicizie, lo sport e il mondo del lavoro”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Favorire anche attraverso questi bandi nuove attività inclusive resta il fine costante del PIS: ogni dettaglio sui requisiti e informazioni è consultabile su sito dell’istituzione. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Le tante rivoluzioni delle “Quattro ruote”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro immancabile mezzo di trasporto privato a quattro ruote ha conosciuto durante la sua vita dei cambiamenti molto importanti in termini di processi produttivi: tali cambiamenti non sono sempre stati dettati dalla voglia di massimizzare i soli profitti, ma anche dal ridurre il carico materiale di lavoro delle maestranze, soprattutto relativamente alle operazioni più gravose, oppure per migliorare la qualità finale dei prodotti. Ma andiamo con ordine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla fine del XIX° secolo le prime vetture che circolavano in Europa erano basate fondamentalmente sulla scocca delle carrozze e solamente acquistate dalla fascia più alta della popolazione, dato il costo molto elevato. Nel frattempo anche oltreoceano si sviluppava l’industria automobilistica, ma la vera svolta la si ebbe con la Ford T che, per espresso volere di Henry Ford, doveva essere un bene acquistabile da tutti: è sua la frase “c’è vero progresso solo quando i vantaggi di una tecnologia diventano per tutti”. Così nel 1908 nacque questa vettura, che costava molto di meno di quelle già sul mercato, grazie soprattutto all’introduzione di un concetto sino ad allora inesistente: la catena di montaggio. Con questo rivoluzionario processo produttivo la vettura costava l’equivalente di 3.000 $ attuali e venne venduta in 15 milioni di esemplari in meno di 20 anni (e con la prima guerra mondiale a complicare le cose…). In Europa nel frattempo si volle emulare ciò che era stato fatto a Detroit e nacquero la Fiat Topolino (1936) e la Volkswagen Maggiolino (1938), anche se costavano, in proporzione, più della Ford (e il potere d’acquisto degli operai in Europa era più basso che in USA). Per inciso, la produzione delle berline di alto rango continuava per conto proprio in modo ancora abbastanza artigianale: ciò permetteva però l’estrema personalizzazione della carrozzeria e degli interni, cosa che sulla catena di montaggio era quasi impossibile: considerate che le Ford T per molti anni si potevano acquistare solo nere, non perché fossero verniciate di quel colore, ma perché era il colore della lamiera di base della carrozzeria…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo la seconda guerra mondiale le catene di montaggio erano ormai presenti in tutte le fabbriche automobilistiche: grazie al costo delle vetture relativamente limitato (e ai pacchi di cambiali che si firmavano in concessionaria) ciò permise la motorizzazione di tante nazioni. Questa forma di mobilità divenne perciò sempre più a buon mercato e le persone acquisirono un senso di libertà prima precluso ai più. Negli anni ’60 iniziò la produzione in grande serie anche in Giappone e questo comportò una seconda rivoluzione produttiva, questa volta senza l’installazione di nuovi apparati meccanici, ma introducendo una nuova forma mentis. I processi produttivi, pur rimanendo economici, diventavano incentrati sulla qualità del prodotto: le vetture del Sol Levante, dapprima spartane, poi via via sempre più al passo di quelle europee e americane, avevano così un costo contenuto e una qualità più elevata della concorrenza. Era l’inizio dell’applicazione della filosofia Kaizen, cioè il miglioramento continuo per piccoli passi (a volte accompagnato dal Kairio, un salto importante una tantum).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel frattempo si era persa per strada la rigidezza della produzione in catena produttiva e una terza rivoluzione è avvenuta nei cicli produttivi all’inizio degli anni ‘70: l’avvento dei robot per i lavori più gravosi o pericolosi. Sì è iniziato in Giappone e poi a seguire nel resto del mondo occidentale: i tempi di produzione scesero ulteriormente, la qualità si incrementò e, soprattutto, non c’è stata la scomparsa delle tute blu dalle fabbriche, scenario disegnato da una certa parte di sindacalisti e politici profeti di sventura. Anzi: con la diminuzione ulteriore dei costi, è stato possibile investire in nuove tecnologie dedicate all’incremento della sicurezza di utilizzo delle vetture. È proprio in quel periodo che è iniziato lo sviluppo dell’ABS, dell’airbag, dell’ESP, della cellula dell’abitacolo a deformazione programmata in caso di incidente, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’ultimo decennio invece è partita quella che io ritengo essere la quarta rivoluzione, il cui il leit motiv è la pianificazione della produzione di vetture elettriche: parlo di pianificazione perché ad oggi la produzione in grande serie non è ancora partita per tutti gli attori sul mercato. Perché questa è una ulteriore rivoluzione? Perché in questo caso i pezzi che compongono l’automobile sono estremamente più semplici (e in numero inferiore): il grosso valore aggiunto diventa il software di gestione dei motori e, soprattutto, delle batterie e della guida autonoma. In altre occasioni ho affrontato questo argomento, a volte controverso: rimanendo nell’ambito produttivo, è qui che ci saranno i cambiamenti più grossi, perché le produzioni diverranno relativamente più facili che in passato e ciò permetterà l’ingresso sul mercato di attori che non hanno importanti esperienze produttive pregresse (primi tra tutti i cinesi, che non hanno esattamente la nostra stessa sensibilità ecologica e sociale…). Addirittura ci sono aziende non automotive che propongono pianali dotati di batteria, sui quali poi l’azienda acquirente può costruirci sopra la macchina che più gli aggrada: in pratica il modo di riprodurre i laptop o i desktop. Da appassionato petrol guy, se fossi un poeta dialettale romanesco direi che questa cosa “nun se po&#8217; proprio sentì!”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che mi chiedo è che forma avrà la prossima rivoluzione di produzione dell’automotive: magari inizieremo a produrre elicotteri su ruote? Oppure verrà inventato il teletrasporto e semplicemente le automobili si estingueranno (per me un incubo!!!)…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4324" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-la-costruzione-nel-mondo-dell_auto.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>Accademia del Musical Theatre, la “fabbrica” dei talenti è a Pescara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama; ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare: col sudore!»  Fame, Saranno Famosi Pescara, Accademia del Musical Theatre, un posto pieno di colore nascosto tra palazzi in costruzione, viavai di persone che lavorano, traffico cittadino. Non ci si aspetta di trovarsi di fronte a tanta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/accademial-del-musical-theatre-la-fabbrica-dei-talenti-e-a-pescara/">Accademia del Musical Theatre, la “fabbrica” dei talenti è a Pescara</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">«Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama; ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare: col sudore!»  Fame, Saranno Famosi</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pescara, Accademia del Musical Theatre, un posto pieno di colore nascosto tra palazzi in costruzione, viavai di persone che lavorano, traffico cittadino. Non ci si aspetta di trovarsi di fronte a tanta arte entrando nel parcheggio antistante l’entrata e invece varcando la soglia inizia un viaggio emozionante. I giovani talenti che la frequentano animano le stanze con leggerezza passando da uno laboratorio all’altro, si preparano, cantano, ballano, recitano.  Nei loro occhi si legge l’entusiasmo, la tensione, l’eccitazione, la gioia, la paura. Sentimenti che convogliano nell’interpretazione del momento, si muovono corpi e diventano anima che sinuosa avanza. L’Accademia esiste perché qualcuno l’ha fatta nascere mettendoci tutta la forza necessaria, creando le fondamenta, credendoci profondamente, fornendo i mezzi per arrivare a raggiungere traguardi. Ma come si crea una scuola di discipline artistiche lo spiega Silvano Torrieri, attore, coach e fondatore dell’Accademia.   </span></p>
<p><b><i>Per chi come me, che ha avuto la possibilità di vivere un’esperienza formativa, ma soprattutto umana, importante con il maestro Giorgio Strehler, riuscire a mettere insieme cultura, competenza, professionalità, non è stato facile, considerando tra l’altro di essere in una città di provincia, dove leggende metropolitane la fanno da padrona.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come si costruisce e si mette in scena un progetto, che sia teatrale, musicale o di danza? </span></p>
<p><b><i>Si parte da un’esigenza primordiale interiore come abitanti del tempo presente, per poi veicolare la stessa, attraverso il teatro o la musica o la danza o tutte e tre le discipline allo stesso tempo, a un messaggio che emozioni e che faccia riflettere. Per dirla con le parole del mio maestro: “Il teatro è la parabola del mondo”.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attualmente state lavorando all’atto unico di Giada Trebeschi “La Confessione” che parla di uno stupro di guerra e andrà in scena il 28 maggio all’ Auditorium Cerulli a Pescara. Con quale stato d’animo i ragazzi si sono immersi nelle prove di recitazione? </span></p>
<p><b><i>Toccare o sfiorare temi importanti come quelli che racconteremo con questo spettacolo, non è certo facile. I giovani, i ragazzi dell’Accademia, si sentono coinvolti e stravolti, spensierati e pensierosi. Si sentono responsabilizzati e ne accettano il compito con grande entusiasmo. </i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In scena, ai ragazzi dell’Accademia è stato chiesto di impersonificare personaggi del sesso opposto, la particolarità dello spettacolo è da ricercare proprio in questa originale scelta. Qual è il significato profondo nascosto dell’interpretazione invertita dei ruoli maschile-femminile che desidera far emergere dalla rappresentazione teatrale?</span></p>
<p><b><i>In teatro possiamo raccontare la vita rappresentandola, possiamo vederla e comprenderla. Spesso però, facciamo fatica a capire quanto dolore o gioia possano infliggerci gli altri. Permettere a una donna di interpretare un ruolo maschile e viceversa, un uomo un ruolo femminile, ci ha permesso di poter affrontare il dolore, l’incomprensione, con un rispetto “superiore&#8221;. Ci ha permesso di capire come uomini e donne di questo mondo, che siamo unicamente e indistintamente essere umani. </i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che lega i ragazzi è la passione che mettono nella recitazione, nella danza, nel canto. Quanto sono importanti la sinergia e la collaborazione? Che rilevanza ha, invece, la competizione?  </span></p>
<p><b><i>La passione deve per necessità diventare professionalità, consapevolezza, disponibilità umana, è questo che riesce a rendere i ragazzi uniti, rendendoli più forti in un mondo un po’ trasandato e allo stesso tempo molto competitivo. Quello che cerco di trasmettere a loro, è quanto sia importante una sana competizione, cioè quella che deve rendere ognuno di noi sopra ogni altra cosa, uomini e donne di un futuro migliore.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qual è il sogno che regalate ai giovani talenti che desiderano avvicinarsi alla realtà dell’Accademia?</span></p>
<p><b><i>Quello di sentirsi fieri di ciò che si è e di ciò che si può donare agli altri. Di essere spietati, ma umili del proprio successo.</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Svestirsi della propria identità per riemergere in un’altra in modo significativo, vuol dire provare a capire stando dall’altra parte, cercare di entrare nell’intimo più profondo di un altro essere umano, con tutti i conflitti che questo può avere, in un susseguirsi di emozioni di resa e di nuova nascita.  Un banco di prova importante per i giovani attori dell’AMT che fin dalle prime prove, hanno avuto l’esigenza di “cambiare pelle”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attraverso la recitazione tirare fuori ciò che si ha dentro, andare a toccare corde immacolate, far riemergere sentimenti assopiti in un momento emozionale di forte tensione ma anche liberatorio e terapeutico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non resta che andare a vedere lo spettacolo fermandosi poi a parlare con i protagonisti. Solo così si può provare a capire quanto lavoro in termini di introspezione, profondità e impatto emotivo è stato fatto, quanto sudore e ore di prove, quanto sacrificio da parte di chi ama l’arte della recitazione ed è disposto a mettere tutto ciò che ha in campo, a spogliarsi per far emergere la parte più nascosta che ha dentro. Siamo tutti attori in vita, replicare sulla scena è un percorso che si costruisce con il tempo, la dedizione e le privazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una bella lezione da seguire quella dell’Accademia del Musical Theatre, in scena sabato 28 maggio alle ore 21,15 CASA DELLE ARTI Auditorium Cerulli a Pescara.  </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«A New York esiste una scuola dove ogni sogno è possibile.» Fame, Saranno famosi</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4321" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-2-costruire-uno-spettacolo-AMT.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Formazione, come cambiano le skill</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 15:50:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Costruire]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Battistelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi sono trovato a leggere un articolo su “Business People” che, oggi, conferma quanto vado proferendo ormai da qualche anno.  L’innovazione tecnologica, la globalizzazione e il nuovo business digitale e smart hanno profondamente cambiato il mondo del lavoro. Secondo il WEF, World Economic Forum, entro il 2025 l’automazione e la ridistribuzione del lavoro tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/formazione-come-cambiano-le-skill/">Formazione, come cambiano le skill</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Qualche giorno fa mi sono trovato a leggere un articolo su “Business People” che, oggi, conferma quanto vado proferendo ormai da qualche anno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’innovazione tecnologica, la globalizzazione e il nuovo business digitale e smart hanno profondamente cambiato il mondo del lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il WEF, World Economic Forum, entro il 2025 </span><b>l’automazione e la ridistribuzione del lavoro</b><span style="font-weight: 400;"> tra uomini e macchine nelle medie e grandi imprese </span><b>faranno perdere 85 milioni di posti di lavoro</b><span style="font-weight: 400;"> in tutto il mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E il 50% di chi manterrà l’impiego dovrà concentrarsi sullo </span><b>sviluppo di nuove competenze, per non restare tagliato fuori</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non solo, l’Ocse stima che nei prossimi 15-20, ma vista la velocità in cui cambia il mondo, anche molto meno, si prevede tra i 5 e 10 anni, l’automazione finirà per cancellare il 15% circa degli attuali posti di lavoro, mentre per un ulteriore 32% degli occupati saranno richieste mansioni e competenze diverse da quelle attuali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nicola</span><b> Spagnuolo</b><span style="font-weight: 400;">, direttore del Centro di Formazione Management del Terziario (</span><b>Cfmt</b><span style="font-weight: 400;">), dice che </span><i><span style="font-weight: 400;">«Sebbene In Italia si assista da anni a una graduale e costante riduzione degli investimenti sulla formazione, sia pubblici che privati e ad ogni livello, la quantità di risorse destinate alla formazione è esponenzialmente aumentata grazie alle ingenti risorse del Pnrr. </span></i><b><i>Ciò che preoccupa </i></b><i><span style="font-weight: 400;">maggiormente in vista di un nuovo futuro pertanto </span></i><b><i>non è la quantità delle risorse investite, ma la loro qualità</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. La formazione dovrà essere sempre meno massiva e sempre più personalizzata, adattando contenuti, modalità e strumenti formativi più efficaci alle diverse esigenze di aziende e individui»».</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per il WEF l’Italia sconta un forte </span><b>divario tra domanda e offerta qualificata</b><span style="font-weight: 400;">. Da noi, dice il report, i lavoratori hanno un grado di conoscenze digitali più basso rispetto ai colleghi di altri Paesi europei. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stesso vale per il grado di istruzione: solo nel 14% dei casi si arriva a livelli avanzati, contro il 30% in Francia e il 25% in Germania. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel contempo rimane elevata la richiesta da parte dell’industria di forza lavoro altamente qualificata. Significa che molto probabilmente </span><b>nei prossimi anni si verificheranno fenomeni di asimmetrie profonde tra domanda e offerta</b><span style="font-weight: 400;"> di professionalità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È indispensabile quindi migliorare le competenze, le abilità e le conoscenze delle persone in età adulta e durante tutta la vita lavorativa: quello che chiamiamo </span><b><i>life long learning</i></b><b>. </b></p>
<p><b>Emanuele Castellani</b><span style="font-weight: 400;">, Ceo di </span><b>Cegos Italy &amp;</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>Cegos</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>Apac</b><span style="font-weight: 400;"> dice: “In tale contesto, il livello di competizione cresce e si riduce il </span><b>“</b><b><i>time to competence”</i></b><span style="font-weight: 400;">, ovvero il tempo che si può attendere per disporre delle skill necessarie. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo vale sia per le aziende, che senza le persone giuste perdono produttività, sia per le persone, che senza le giuste competenze perdono appeal sul mercato del collocamento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il punto d’incontro diventa l’investimento in una </span><b>formazione organizzata e strutturata da parte delle aziende ma anche da parte degli individui</b><span style="font-weight: 400;">, che devono iniziare a farsi carico del proprio bagaglio di conoscenze investendo almeno il 10% dell’equivalente del tempo lavorativo in formazione”.</span></p>
<p><b>In Italia abbiamo molta strada da fare, ma sarà un fattore critico per la crescita del Paese</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se un tempo il primo budget a essere tagliato era quello della formazione, oggi è al centro della strategia per lo sviluppo del business ed è diventato un asset fondamentale senza il quale la competitività è a rischio. Perché in futuro le aziende più competitive saranno quelle che hanno investito molto nel proprio capitale umano, nelle capacità e nelle competenze dei propri dipendenti.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maurizio Battistelli</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Formatore e Business &amp; Sport Coach</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/formazione-come-cambiano-le-skill/">Formazione, come cambiano le skill</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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