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	<title>Brand Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>La versione dell&#8217;editore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 12:18:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La versione dell'editore]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero Ledda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LaCittà è cambiata ma la sua anima è intatta. Da quotidiano a settimanale, e ora mensile, il cambiamento nella dimensione temporale non ne inficia la mission, al contrario, la precisa e la definisce sempre più chiaramente, in un processo di scrematura e di ristrutturazione, che è sviluppo, crescita, vita.  Dal quadro cittadino alla caratura nazionale, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà è cambiata ma la sua anima è intatta. Da quotidiano a settimanale, e ora mensile, il cambiamento nella dimensione temporale non ne inficia la mission, al contrario, la precisa e la definisce sempre più chiaramente, in un processo di scrematura e di ristrutturazione, che è sviluppo, crescita, vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Dal quadro cittadino alla caratura nazionale, passando dall’esperienza territoriale, LaCittà è cresciuta ma i suoi valori restano “a misura d’uomo”. Uno spazio metropolitano, con le opportunità delle grandi comunità ma con i valori della terra da cui si è originata; respiro, sangue e carne, di persone, donne e uomini, che il mondo lo calpestano davvero, non lo osservano dagli attici dei palazzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà si è evoluta nel modo di comunicare ma vuole mantenere il suo messaggio integro e fedele alle intenzioni originarie. Ritmo, immediatezza, piacere della lettura, immagini per catturare l’attenzione, desiderio di scorrere le pagine come nello scrolling di uno schermo, ma senza la pressione di un countdown freddo e meccanico che, impietosamente, gestirà il refresh dei contenuti senza il vostro consenso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà sarà ancora lì, tra le vostre mani, finché gli occhi e la mente non ne avranno tratto tutto il beneficio possibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà è un universo in espansione, nel quale il tempo si dilata, ed è fatto di azione tanto quanto di attesa, di contenuti quanto di sano vuoto, il suono e il silenzio, ingredienti ideali di riflessione e maturazione. Si ampliano, insieme, anche gli spazi a disposizione per condividere pensieri, visioni, informazioni, opportunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà è più complessa ma è sempre più accogliente verso nuove voci capaci di raccontare la sua poliedricità e di cogliere ogni possibile sfaccettatura della realtà, e trarne valore. Voci differenti, voci divergenti, voci libere, così come libera vuole essere LaCittà, sempre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà è abitata, attivamente, e popolata di differenze valorizzate, con valori differenziati. È ferma e condivisa volontà di spingersi ogni volta, almeno di un passo, al di fuori della zona di comfort appena conquistata, per rimettersi in discussione e ritrovarsi più forti, più centrati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà è un luogo e persone, è squadra e individualità, è insieme e ciascuno, è casa e viaggio, al contempo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LaCittà, da oggi, è magazine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giampiero Ledda</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-968" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-300x244.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-600x488.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-1024x833.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-768x624.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-696x566.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n-1068x868.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/273405826_10225342992075841_6786384843563263932_n.jpg 1107w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La stampa alternativa e la storia di Marcello Baraghini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 00:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La polemica]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IL “VIZIETTO” DEL GIORNALISMO ITALIANO, TRA LIBERTA’ DI STAMPA E REATI D’OPINIONE Reporters Sans Frontières (R.S.F.) è una ONG che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa, con lo status di “consulente” delle Nazioni Unite sulla specifica tematica e che ogni anno classifica l’informazione dei vari Paesi del mondo secondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-568-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/25_Il-vizietto-del-giornalismo.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/25_Il-vizietto-del-giornalismo.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/25_Il-vizietto-del-giornalismo.mp3</a></audio>
<p><b>IL “VIZIETTO” DEL GIORNALISMO ITALIANO, TRA LIBERTA’ DI STAMPA E REATI D’OPINIONE</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Reporters Sans Frontières (R.S.F.) è una ONG che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa, con lo </span><i><span style="font-weight: 400;">status </span></i><span style="font-weight: 400;">di “consulente” delle Nazioni Unite sulla specifica tematica e che ogni anno classifica l’informazione dei vari Paesi del mondo secondo un “indice della libertà di stampa” che dovrebbe riflettere sia il grado di libertà dei giornalisti e degli altri attori dell’informazione sia gli sforzi compiuti dalle autorità per rispettare tale libertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia, manco a dirlo, non ha mai brillato in questa “speciale “classifica, posizionandosi nella migliore delle annate al 35esimo posto (2007), fino a giungere ad un poco lusinghiero 41esimo posto, oggi. Secondo qualcuno, questo indice è frainteso perché non è sintomatico di un controllo statale su quanto viene pubblicato dalla stampa nazionale bensì “dipende principalmente dalle influenze che contribuiscono a decidere come i giornali pubblicano le notizie. (…) Le redazioni sono molto più piegate all’editore e ai suoi personali interessi di quanto non succeda” altrove, dice testualmente Michelangelo Coltelli, dal suo sito Butac.it. Ardito, provare a sganciare “influenze” genericamente definite, dai referenti politici e dai gruppi di potere che ne agevolano l’insediamento nei posti di comando, ma questo è il suo punto di vista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che dire allora di quanto sta accadendo alla libertà di stampa e di espressione in questa cupa era pandemica, dove si sono aggiunte anche generose iniezioni di contributi e finanziamenti statali mirati ad una malcelata propaganda? E pensare che, in Italia, ci sono stati coraggiosi giornalisti ed editori che, insieme a importanti attivisti per i diritti umani e civili, hanno fatto la storia dell’informazione libera e della controinformazione. Basti pensare a Marcello Baraghini, editore, attivista e fondatore di </span><i><span style="font-weight: 400;">Stampa Alternativa</span></i><span style="font-weight: 400;">, da oltre 50 anni al servizio dei “reietti dell’editoria, dei dannati della Terra”, in grado di puntare sempre dritto alla sostanza delle questioni, mettendo in secondo piano le conseguenze, anche legali, pur di raccontare verità scomode, toccare argomenti tabù, in una parola dare spazio alla verità anche quando questa non porta nessuna convenienza e nessun vantaggio materiale e personale. Del resto, aver collezionato, con le proprie iniziative editoriali, 127 denunce legate a reati di opinione, è un segno evidente della stoffa di Baraghini quanto della posizione meschina e meritata (in classifica, si intende) della libertà di stampa in Italia.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-954" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/millelire-798024.610x431-1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/millelire-798024.610x431-1-300x212.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/millelire-798024.610x431-1-600x424.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/millelire-798024.610x431-1-100x70.jpg 100w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/millelire-798024.610x431-1.jpg 610w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PACE &#038; BRAND anche il non-profit fa Brand</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:48:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Trasatti]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Medici senza Frontiere, Croce Rossa, Emergency, Unicef, sono le più conosciute, ma potrei citarne molte altre minori, come Lega del Filo D’oro e così via.  Non si può parlare di Brand soltanto nel caso di prodotti o aziende. Se ne parla per un servizio, per un luogo, per un percorso, per uno stile di vita, per un’organizzazione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-891-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Pace_Brand.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Pace_Brand.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Pace_Brand.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Medici senza Frontiere, Croce Rossa, Emergency, Unicef, sono le più conosciute, ma potrei citarne molte altre minori, come Lega del Filo D’oro e così via. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non si può parlare di Brand soltanto nel caso di prodotti o aziende. Se ne parla per un servizio, per un luogo, per un percorso, per uno stile di vita, per un’organizzazione, se pur no-profit.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono Brand a tutti gli effetti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Incontriamo per strada una ragazza che indossa una t-shirt con un “mondo azzurro e </span><span style="font-weight: 400;">una donna che tiene in braccio un bambino, sollevandolo in alto sopra la sua testa.” </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A cosa ci fa pensare? Sicuramente all’Unicef, ai bambini e alle madri dei paesi in via di sviluppo e con questa immagine anche a tutti i valori di cui si fa portatrice. Se volessimo interpretare il pensiero della ragazza incontrata sarebbe: “vorrei aiutare i bambini e le donne in tutto il mondo.” Del resto non ci sono confini per un Ente di beneficenza internazionale!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco allora che già il solo logo azzurro ha comunicato con la sua immagine i valori di quest’associazione e ce li ha immediatamente ricordati con un solo colpo d’occhio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche le associazioni no-profit lavorano affinché questi valori siano conosciuti e condivisi da tutti: trasmettono in primis emozioni, creano relazioni, appartenenza e condivisione di pensiero con coloro che sosterranno materialmente la loro causa umanitaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo motivo fare Brand Marketing non è un’azione “sbagliata”. Nel caso di non-profit, anche i princìpi più nobili hanno bisogno di essere sostenuti, sempre e comunque.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quindi #welovebranding. E rilancio: ci sono anche Brand no-profit aspirazionali, dove le loro attività non “servono” a niente se non a scuotere il subconscio alla ricerca della perfettibilità nella vita e nei comportamenti in generale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora la vita è condividere valori per aiutare a vivere.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Barbara Trasatti</span></p>
<figure id="attachment_748" aria-describedby="caption-attachment-748" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-748" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/UNI212401.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-748" class="wp-caption-text">For World Children&#8217;s Day, the children of the village of Sakassou, in the center of Côte d&#8217;Ivoire, painted their new school, made out of recycled plastic bricks blue.<br />They took control of the school and showed the adults that they were the masters of the place.<br />For every child, one voice.<br />#GoBlue</figcaption></figure>
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		<title>Archeologia, la visibilità non fa storia!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:47:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1974, Africa, per la precisione Etiopia, nella regione dell’Afar. Il paleoantropologo Johanson cammina sulla polverosa terra cercando con gli occhi segni di fossili, nell’aria calda e secca suona “Lucy in the sky with Diamond” dei Beatles. Ed ecco che, con immensa sorpresa dello studioso, spunta fuori quello che sembra un osso, un’articolazione di un ginocchio, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-892-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/14_Archeologia.mp3?_=3" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/14_Archeologia.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/14_Archeologia.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">1974, Africa, per la precisione Etiopia, nella regione dell’Afar. Il paleoantropologo Johanson cammina sulla polverosa terra cercando con gli occhi segni di fossili, nell’aria calda e secca suona “Lucy in the sky with Diamond” dei Beatles. Ed ecco che, con immensa sorpresa dello studioso, spunta fuori quello che sembra un osso, un’articolazione di un ginocchio, sembra di un bipede, umano ma non troppo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ebbene sì, sembra incredibile ma la scoperta dello scheletro più famoso di ominide, precisamente un </span><i><span style="font-weight: 400;">Australopithecus afarensis</span></i><span style="font-weight: 400;">, è avvenuta pressappoco così. Uno dei ritrovamenti più conosciuti della nostra storia evolutiva sembra uscito da un film hollywoodiano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molto probabilmente sono davvero pochi a sapere che questa, come altre scoperte, sono si famose, ma non importanti come la loro rilevanza mediatica farebbe pensare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad esempio, nella paleontologia, sono molti e diversi i ritrovamenti di scheletri piuttosto completi, anche più di Lucy! Ma la nostra antenata, mediaticamente fortunata, può aiutarci nella causa. In effetti parlare di evoluzione ed antropologia degli ominidi è raro, non lo si sente tutti i giorni alla TV e non lo si vede spesso sui social, questo perché la modernità calca il momento, l’evento subitaneo, come può essere una grande scoperta, eventi che vengono presto dimenticati non lasciando spazio ai grandi temi della vita e del mondo.  Ma l’evoluzione umana può aiutare a rispondere a grandi domande, come fu quella della diversità della razza umana, estintasi con la fine dei Neanderthal. Ad oggi sappiamo che siamo di una sola razza, denominata alquanto presuntuosamente Sapiens. Ma sapevate che in realtà la differenza genetica tra noi e i nostri antenati, gli scimpanzè, è davvero minima? Parliamo di pochi punti percentuali, praticamente siamo quasi identici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’altra questione molto calda su cui la l’archeologia può aiutarci ad oggi è quella di genere: pensiamo di essere molto diversi tra uomini e donne, ma sapete che il dismorfismo sessuale (cioè la diversità di genere) dei sapiens è davvero trascurabile rispetto al resto del mondo animale? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Direi che, in questo caso sarebbe opportuno dire grazie Lucy e grazie Johanson, anche se divulgare le nuove scoperte e dare loro un rilievo mediatico in relazione alla loro importanza non sarebbe male, ma come abbiamo già detto spesso e volentieri questo non accade.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facciamo un altro esempio. Chi non ha mai sentito parlare della maschera d’oro del faraone Tutankhamon? Scoperta nella tomba intatta del faraone bambino grazie alla tenacia dall’archeologo Howard Carter nel 1922. Ma quanti sanno che in realtà il corredo è stato “riciclato” e che il suo regno, all’interno della XVIII dinastia, è stato breve e davvero poco rilevante?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua è una storia triste e vi assicuro, parola di archeologa, che l’Egitto faraonico non avrebbe mai scelto Tutankhamon come rappresentante del meraviglioso impero cresciuto sulle sponde del Nilo. Ma guarda caso, l’Egitto faraonico viene identificato con la sua maschera d’oro e con pochi altri reperti anche loro troppo spesso poco capiti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma anche il giovane Tut può farci un grande favore, spingere le persone a riempirsi gli occhi di quei meravigliosi colori come l’oro e il blu d’Egitto, ad entrare nel fascino enigmatico di un volto senza tempo fino a capire di averne bisogno ancora. Bisogno di conoscere ed esplorare quella terra lontana nel tempo e nello spazio, così da visitare qualche museo, come il meraviglioso Museo Egizio di Torino, pieno zeppo di tutte le meraviglie, archeologicamente molto significative, del vecchio impero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sapevate che la secondo collezione completa al mondo proveniente da una tomba egizia (quella di kha e Merit) si trova in Italia proprio nel museo torinese? Kha non era un faraone ma nasconde molti più segreti di quelli già svelati del faraone bambino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma continuiamo il nostro dialogo tra icone del passato e comunicazione avvicinandoci geograficamente a noi </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I problemi non finiscono qui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che accade per scoperte internazionali accade anche per reperti più vicini a noi: pensiamo alla statua del Guerriero di Capestrano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È stato definito falso, attribuito erroneamente al popolo Piceno, il suo cappello è stato visto come un disco volante e chi più ne ha più ne metta!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Precisiamo. Nevio Pompuleio, icona della regione Abruzzo, era un re del popolo Vestino Cismontano vissuto nel VI sec a. C. nella piana di Capestrano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suo ritrovamento, avvenuto grazie ad un contadino Michele Castagna nel 1934, è ciò che più spesso viene narrato di lui. Ma chi ne parla a livello archeologico? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quasi nessuno, o chi ne parla non ha una grande rilevanza mediatica, per questo i dubbi sulla sua originalità o sulla funzione del suo grande copricapo assalgono i curiosi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La statua, a livello scientifico, è inserita in un panorama di statue segnacolo (quindi che segnano la presenza di una sepoltura, monumentale o no che sia) edificate in Europa nei secoli tra VI e V sec. a.C.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un panorama culturale che inserisce il guerriero, i Vestini, e tutta la regione Abruzzo in un orizzonte culturale fatto di popoli e guerrieri, diverso dal versante tirrenico italiano che vuole un’organizzazione sociale diversa, fatta di città, già dalla fine dell’età del bronzo. Organizzazione che inizierà prima sulle coste occidentali italiane e solo successivamente in Grecia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Volete conoscere la vera storia del Guerriero?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un giorno ve la racconterò ma per adesso, da buona studiosa, vi lascio con una domanda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia crea cultura e la cultura salva il mondo ma quanto la rilevanza mediatica può aiutare in questa impresa se sotto i riflettori spesso rimane ciò che fa scena e non ciò che crea contenuti reali?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-892-1" width="640" height="352" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/archeologia-la-visibilità-non-fa-storia.mp4?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/archeologia-la-visibilità-non-fa-storia.mp4">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/archeologia-la-visibilità-non-fa-storia.mp4</a></video></div>
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		<title>Luisa Spagnoli, dai Baci Perugina alla moda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Chi corre verso il futuro dimenticando il suo passato smarrisce la propria identità”, così affermava Luisa Spagnoli, una donna geniale ed intraprendente che ebbe nel corso della sua vita delle singolari intuizioni. Luisa Sargentini nasce a Perugia nel 1877 da una famiglia povera. Si sposa con Annibale Sargentini e con lui rileva una drogheria a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-894-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Luisa-Spagnoli-dai-Baci-alla-moda.mp3?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Luisa-Spagnoli-dai-Baci-alla-moda.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Luisa-Spagnoli-dai-Baci-alla-moda.mp3</a></audio>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Chi corre verso il futuro dimenticando il suo passato smarrisce la propria identità”</span></i><span style="font-weight: 400;">, così affermava </span><b>Luisa Spagnoli</b><span style="font-weight: 400;">, una donna geniale ed intraprendente che ebbe nel corso della sua vita delle singolari intuizioni.</span> <span style="font-weight: 400;">Luisa Sargentini nasce a Perugia nel 1877 da una famiglia povera. Si sposa con Annibale Sargentini e con lui rileva una drogheria a Perugia. E proprio da quel piccolo laboratorio prenderanno vita le dolcezze amate da tutto il mondo: i famosi </span><b>Baci Perugina</b><b><i>.”</i></b> <i><span style="font-weight: 400;">La bisnonna, temperamento fiero, aveva battezzato il cioccolatino Cazzotto.”- </span></i><span style="font-weight: 400;">dichiara Nicoletta Spagnoli oggi AD del Gruppo-</span><i><span style="font-weight: 400;">“É stato Giovanni Buitoni, figlio di Francesco, </span></i><i><span style="font-weight: 400;">marketing manager</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><i><span style="font-weight: 400;">a chiamarlo Bacio. Vi immaginate le signore del tempo entrare in pasticceria e chiedere:“Scusi, mi darebbe un Cazzotto?”</span></i> <span style="font-weight: 400;">Creativa, intraprendente e con il fiuto per gli affari, entra in società con Francesco Buitoni, il patron della pasta, e fonda la Perugina.” </span><i><span style="font-weight: 400;">Luisa Spagnoli era una donna eccezionale nella mente e nel cuore”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Così diceva Giovanni Buitoni, artefice del successo di Perugina, a proposito di Luisa Spagnoli. Allo scoppio della guerra, porta le donne in fabbrica e da madre, ha tre figli maschi, introduce la nursery e il diritto all&#8217;allattamento. Un’esistenza che sembra una favola, ma invece è reale: l&#8217;amore travolgente con Giovanni Buitoni, figlio di Francesco, e suo socio, che ha dodici anni in meno di lei, ma le starà accanto fino alla sua morte prematura a soli 57 anni. Non prima però di aver scoperto e conquistato anche il mondo della moda, grazie ai conigli d&#8217;angora, dal cui pelo produce abiti morbidissimi. Oggi quei capolavori di moda, amati da tutte le professioniste del mondo, si declinano in giacche perfette, tubini chic, pantaloni di raffinata fattura. Non a caso anche Kate Middleton ha indossato un completo rosso firmato Luisa Spagnoli in diverse occasioni pubbliche. È proprio il caso di dirlo da Perugia alla conquista del mondo! In ricordo di Luisa Spagnoli viene istituito il Fondo di beneficenza Luisa Spagnoli per continuare quelle opere di solidarietà che l’imprenditrice aveva sostenuto durante la sua vita. Tra le curiosità che la riguardano anche la fiction Rai di successo dedicata a questa donna straordinaria. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">                                                                                                          Elena Parmegiani</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-775" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-145x300.jpg" alt="" width="145" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-145x300.jpg 145w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-600x1240.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-495x1024.jpg 495w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-768x1588.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-743x1536.jpg 743w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2-696x1439.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Kate-Middleton-in-luisa-spagnoli.jpg-2.jpg 950w" sizes="auto, (max-width: 145px) 100vw, 145px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-777" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/LuisaSpagnoli_2-CAT.-1953_xl-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/LuisaSpagnoli_2-CAT.-1953_xl-235x300.jpg 235w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/LuisaSpagnoli_2-CAT.-1953_xl-600x765.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/LuisaSpagnoli_2-CAT.-1953_xl.jpg 602w" sizes="auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px" /></p>
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		<title>Digital Art E Nft, nuovo connubio tra arte e tecnologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Brandimarti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dell’arte rappresenta l’essenza creativa dell’essere umano.  Diametralmente all’opposto, secondo i più, vi è la tecnologia che invece viene considerata la massima espressione della tecnica sul pathos. Partendo da queste premesse, ragioniamo sulla dicotomia tra tecnologia e arte. Da qui partiamo, per introdurre la conditio sine qua non, del funzionamento della Digital Art e i Nft (Non Fungible [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-896-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/28_Digital-art.mp3?_=5" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/28_Digital-art.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/28_Digital-art.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo dell’arte rappresenta l’essenza creativa dell’essere umano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diametralmente all’opposto, secondo i più, vi è la tecnologia che invece viene considerata la massima espressione della tecnica sul pathos.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partendo da queste premesse, ragioniamo sulla dicotomia tra tecnologia e arte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da qui partiamo, per introdurre la conditio sine qua non, del funzionamento della Digital Art e i Nft (Non Fungible Tokens).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Digital Art, o arte digitale, è un&#8217;opera o una pratica artistica che utilizza la </span><b>tecnologia digitale</b><span style="font-weight: 400;"> nel processo di creazione. Sono stati utilizzati diversi nomi per descrivere questo tipo di forma artistica, da </span><b>digital art</b><span style="font-weight: 400;"> a </span><b>&#8220;arte del computer&#8221;</b><span style="font-weight: 400;"> o </span><b>&#8220;arte multimediale&#8221; </b><span style="font-weight: 400;">o </span><b>&#8220;new media art&#8221;.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">NFT è la sigla di &#8220;non-fungible token&#8221; ovvero gettone non fungibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;Fungibile&#8221; è un termine economico che si riferisce a un bene o un asset che può essere scambiato con un altro bene o un altro asset di pari valore. Ad esempio, una banconota è fungibile, perché può essere facilmente scambiata con un’altra banconota dello stesso valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se un bene non è fungibile, significa che non può essere scambiato con un bene del medesimo valore. Un lotto di terra è un bene con caratteristiche fisiche uniche e per questo motivo, non è fungibile. Infatti, trovare un altro lotto con lo stesso identico valore sarebbe difficile, se non impossibile. Un’opera d’arte è un altro esempio di bene non fungibile, dato che il suo valore è altamente soggettivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I Non-Fungible Token, sono dei particolari token crittografici il cui scopo è quello di asserire la proprietà e/o di certificare l’autenticità di un determinato bene fisico o digitale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I NFT sono una certificazione dell’opera digitale, autenticato dalla tecnologia Blockchain.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così facendo l’opera di Digital Art viene autenticata, resa non fungibile e certificata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come funzionano i NFT? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">i NFT vengono comprati e venduti con criptovalute, bitcoin ed ethereum.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste ultime sono fungibili, come i dollari, euro e ogni altro tipo di valuta. Se si scambia un bitcoin con un altro bitcoin, entrambi avranno sempre lo stesso valore e dopo aver effettuato lo scambio avrai un bitcoin.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa ottieni quando acquisti un NFT?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poiché un NFT può avere un unico proprietario alla volta, quando acquisti un NFT diventi titolare di un asset digitale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va precisato che quando si acquista un NFT non si acquista l’unica copia dell’opera digitale e a volte neanche i diritti esclusivi di visualizzare o condividere l’opera digitale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esistono diversi tipi di NFT (asset digitale):</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;">Opere d’arte Digitali</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">Tweet</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">GIF</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">Canzoni</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">Oggetti per videogame</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Il valore degli NFT è attribuito interamente dal mercato, che è soggetto a forti oscillazioni. Investire in NFT si basa su fattori come la collezionabilità e la potenzialità di negoziazione, per questo motivo il mercato degli NFT viene spesso paragonato a quello dell&#8217;arte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A differenza di quest’ultimo però, con i NFT gli artisti sono più autonomi, perché non devono affidarsi alle gallerie o case d&#8217;asta per vendere le loro opere. Gli artisti possono vendere le proprie opere d’arte direttamente agli acquirenti e ottenere più profitti, senza necessità di un intermediario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Importante stabilire la differenza tra unico e non fungibile</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I NFT non sono unici, almeno la loro rappresentazione digitale non potrà mai essere unica. Già nell’atto in cui fisicamente viene creato il file e trasportato da un’altra parte si crea un clone. Si possono copiare anche hard disk cifrati, qualsiasi cosa digitale può essere clonata perché è un concetto fondamentale per renderla digitale e fruibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli NFT non sono fungibili, cioè hanno una loro identità, per quanto l’identità possa essere unica all’interno di un sistema può essere replicata, blockchain o non blockchain.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo non vuol dire che i NFT non hanno valore, semplicemente il loro valore non è l’unicità ma il possesso e la tracciabilità. Non è solamente il contenuto ma anche la cessione dell’asset, sapere che quell’asset è stato creato da Marco e ceduto a Marta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il messaggio con scritto ti voglio bene potrebbe mandarvelo chiunque, con la stessa App, identico pixel per pixel, il valore cambia quando cambia il mittente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La blockchain o i &#8220;crypto-asset&#8221;, pur se son termini molto raccontati, sono e restano strumenti, che non comportano modifiche sostanziali normative giuridiche del copy wrigth. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La rivoluzione (non banale) è qui.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giulio Brandimarti </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Innovation Manager </span></p>
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		<title>Quale sarà il migliore? Il giusto brand in questa emergenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Ruiz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“No dottore, Astra Zeneca no”, “Io non voglio farlo questo vaccino”, “Lo faccio solamente se mi somministra Pfizer”, “Ma siamo matti? Io voglio solamente Moderna, e nessun altro tipo di vaccino”, “Va bene dottore, se proprio devo farlo va bene, però la prego, mi somministri Johnson che è il più sicuro”.  Sono solamente alcuni dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-898-6" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/23_Quale-sara_-il-migliore.mp3?_=6" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/23_Quale-sara_-il-migliore.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/23_Quale-sara_-il-migliore.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">“No dottore, Astra Zeneca no”, “Io non voglio farlo questo vaccino”, “Lo faccio solamente se mi somministra Pfizer”, “Ma siamo matti? Io voglio solamente Moderna, e nessun altro tipo di vaccino”, “Va bene dottore, se proprio devo farlo va bene, però la prego, mi somministri Johnson che è il più sicuro”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono solamente alcuni dei dialoghi che si possono ascoltare in un hub vaccinale, e ce ne sarebbero molti altri di questo tipo, anche molto più diretti, se solo avessimo la pazienza di leggere rimostranze e comportamenti. Perché, alla fine, vorremmo tutti riconoscere subito qual scelta è la migliore tra le 4 possibili – Astra Zeneca, Johnson, Pfizer, Moderna – e vorremmo che quel piccolo “marchio” impresso nelle confezioni, ci parlasse a cuor aperto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Psicologia e riconoscimento del brand sono strettamente collegati: il brand non è un oggetto fisico, ma un concetto che può assumere mille forme diverse nella mente delle persone, a seconda di come si interpreta. È un insieme di associazioni mentali e aggiunge valore alla percezione del prodotto o del servizio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola brand deriva da un antico termine nordico, brandr, che indicava la marchiatura applicata ai capi di bestiame per determinarne la proprietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cosa si crea nella mente delle persone quando osservano un logo particolare, meglio ancora se di una casa farmaceutica? Il brand crea un sistema di credenze e valori, e insieme plasma una personalità. Quella dell’acquirente ovvero l’utente finale. “Brandizzare” significa creare concetti nella mente, trasmettere sensazioni, emozioni, stati d’animo, allontanare o avvicinare, far sentire vivi, suscitare reazioni emotive. Sempre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il brand diventa rilevante in tre modi: per identificare, ovvero per guidare nella scelta all’acquisto e assecondare le aspettative; dare fiducia, perché il rischio percepito nella fase di acquisto potrà essere ridotto dalla marca e contribuire così alla creazione di un legame tra acquirente e azienda; per valutare la scelta di alcune marche rispetto ad altre. Ma può diventare anche un modo per esprimere la condivisione di valori e, in alcuni settori, alcune marche possono generare nell’acquirente un senso di fiducia. Come accade ad esempio nella scelta di un farmaco rispetto ad un altro, o al suo equivalente “generico”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Neurobranding</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le neuroscienze definiscono l’insieme di studi scientifici condotti sul sistema nervoso e possono essere considerate come il nuovo confine umanistico. Questi studi si applicano in diversi settori, come la statistica, la psicologia, la sociologia, il marketing, la comunicazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Integrando la comunicazione, le neuroscienze, la psicologia e l’identità del brand, prende forma il neurobranding, ovvero la comunicazione attraverso la stimolazione dei sensi finalizzata alla percezione. Per predire – e controllare &#8211; le scelte del consumatore finale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo considerare anche il ruolo relazionale che il brand ricopre: rappresenta l’immagine che la stessa azienda è stata in grado di consolidare nel suo pubblico, centrale tanto nel processo di differenziazione del sistema d’offerta quanto nella gestione delle relazioni con i clienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I vantaggi del brand sono evidenti nella maggiore fedeltà dei clienti e nella minore vulnerabilità rispetto alla concorrenza o crisi di mercato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma tornando alla decisione iniziale, quali sono gli elementi che ci fanno decidere per un tipo di vaccino o l’altro? La scelta appartiene sempre alle emozioni, quelle che abbiamo sentito emergere in noi nel momento in cui, rapiti dai notiziari, ci siamo lasciati invadere da sensazioni di soluzione o minaccia. Ci sentiamo ingaggiati o no??</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il consumer-brand engagement è lo “stato mentale del consumatore, positivo, appagante, relativo all’uso del brand, caratterizzato da vigore, dedizione e assorbimento”. Ma potrebbe anche attivarsi un tipo di “engagement negativo”, ovvero uno stato mentale di chi deve vaccinarsi e non ne ha voglia? Molto probabilmente si.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E alla fine quale scelgo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non so ancora, perché quella casa farmaceutica &#8211; con quel bel logo così accattivante – non mi dispiace, ma……</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Sin da quando eravamo cacciatori in lotta per la sopravvivenza e ogni cosa sconosciuta era una possibile minaccia di morte, abbiamo imparato a difenderci dalle minacce, reali o percepite. Solo l’organizzazione mentale per categorie ed euristiche ci poteva salvare la vita. E continuiamo a comportarci nello stesso modo, quindi, nella nostra mente profonda, tutto deve essere categorizzato. E come consideriamo i farmaci? La risposta è semplicemente questa: a seconda di come li considereremo – se utili, una risorsa, una soluzione, oppure inutili e nocivi – valuteremo quale sarà la nostra casa farmaceutica “amica”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott. Francesco Ruiz</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-725" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-300x170.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-600x340.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-1024x580.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-768x435.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-1536x870.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-696x394.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-1068x605.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-726" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-300x170.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-600x340.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-696x394.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2.jpg 735w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-727" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-300x170.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-600x340.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-696x394.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216.jpg 735w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<figure id="attachment_728" aria-describedby="caption-attachment-728" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-728" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-300x199.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-600x399.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1024x680.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-768x510.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1536x1020.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-2048x1361.jpg 2048w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-696x462.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1068x710.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1920x1276.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-728" class="wp-caption-text">FILE PHOTO: Vials with a sticker reading, &#8220;COVID-19 / Coronavirus vaccine / Injection only&#8221; and a medical syringe are seen in front of a displayed AstraZeneca logo in this illustration taken October 31, 2020. REUTERS/Dado Ruvic/File Photo</figcaption></figure>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-729" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/ruiz-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/ruiz-225x300.jpg 225w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/ruiz.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
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		<title>Brand: l’arte di essere memorabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Angelozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Risolvi un problema o susciti emozioni? La risposta a questa semplice domanda dirà qual è il futuro della tua azienda e se diventerai un brand memorabile o un prodotto vecchio e dimenticato. Chi risolve un problema ragiona pensando al prodotto, mentre chi suscita emozioni ragiona pensando all’esperienza che farà il cliente e a quanto avrà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-900-7" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Brand-arte-di-essere-memorabili.mp3?_=7" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Brand-arte-di-essere-memorabili.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Brand-arte-di-essere-memorabili.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Risolvi un problema o susciti emozioni?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta a questa semplice domanda dirà qual è il futuro della tua azienda e se diventerai un brand memorabile o un prodotto vecchio e dimenticato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi risolve un problema ragiona pensando al prodotto, mentre chi suscita emozioni ragiona pensando all’esperienza che farà il cliente e a quanto avrà voglia di ripeterla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti abbiamo visto nascere e sparire oggetti di tendenza come alcuni telefoni cellulari che hanno dato grande forza a marchi del livello di Nokia, ma qualcuno sa che fine ha fatto Nokia? La risposta sarà no per oltre il 95% dei lettori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi si ricorda, invece, dell’automobile Mini, sono sicuro che tutti hanno in mente l’immagine precisa del prodotto di cui sto parlando e soprattutto del marchio con le alette.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La differenza tra i due è che mentre Nokia ha risolto il problema della comunicazione tra persone lontane (lo slogan era: connecting people), Mini si è preoccupata di creare una icona, uno stile di vita, a cui molti vogliono appartenere e attraverso il quale vogliono distinguersi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma quali sono gli elementi che distinguono un brand da un marchio che vende prodotti?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ragionamento sarebbe molto lungo e richiederebbe un intero corso di formazione, ma qui possiamo elencare alcuni punti che, se volete, potremo approfondire in altre occasioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">1_ un leader o dei riferimenti a cui ispirarsi (pensate ad Apple senza Steve Jobs);</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">2_ storytelling immediato e semplice da raccontare (a quale storia vi fa pensare un garage?)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">3_ sistema di valori a cui voler aderire (think different vi dice niente?)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">4_ avere un nemico comune (pensate alle preferenze automobilistiche: cambio automatico vs cambio manuale.)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">5_ avere dei rituali o delle liturgie (pensate alla Haka Ka Mate degli All Blacks – oppure alla sequenza di certi pulsanti sui social).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Argomento davvero appassionante…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma che succede se un brand già posizionato non rispetta queste regole? È così importante rispettarle?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Direi di sì e vi porto un esempio su tutti: la linea DS di Citroen.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre tutti i brand automobilistici tentavano di replicare i successi dei loro cavalli di battaglia storici, FIAT con la Cinquecento, BMV con la Mini, Wolks Wagen con Il Maggiolone (New Beetle), Citroen ha deciso di lanciare la campagna “anti retrò” non rilanciando versioni aggiornate di icone come la DS Pallas, la Due cavalli o la Mehari, ma cercando di usare il brand DS per spingere modelli totalmente nuovi: un flop plateale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione: i prodotti della linea DS sono assolutamente di alto profilo, ma mancano di quel fascino che avrebbe avuto un new edition di un prodotto icona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Immaginate quante persone avrebbero fatto carte false per acquistare “lo squalo cabrio” o quanti ragazzi avrebbero acquistato una Due Cavalli come prima auto e quanti cinquantenni nostalgici si sarebbero fiondati ad acquistarla, ma sarebbe successo altrettanto con una Renault 4 e altre che non sto qui a declinare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate ai motivi che hanno reso questi prodotti così potenti: il cambio vicino al volante delle R4 ha creato un gesto del tutto nuovo e originale nel “cambiare le marce”, i finestrini a ribalta della Due Cavalli chiedeva un gesto anch’esso unico nel suo genere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E “lo squalo” che quando la mettevi in moto si sollevava grazie alle sospensioni idrauliche? Ne vogliamo parlare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate a quanto sono importanti tutte queste piccole “liturgie” (vedi il punto 5) per creare quella comunità che si riconosce in un certo modo di fare che distingue da tutti gli altri (vedi punti 3 e 4) e poi quel senso di libertà legato ai grandi eventi musicali, alle comunità hippy, con la famosa immagine del ragazzo con la sacca e la chitarra di cui tutti i giovani avevano un adesivo o ambivano ad averlo (vedi punto 2), tutti elementi che hanno contribuito a creare dei miti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni imprenditore può provare a fare un percorso di questo tipo, ma solo pochi ci riescono perché per ottenere un simile risultato occorre una visione di lungo termine molto forte e una incrollabile determinazione a seguirla, ma nell’era del web, dei social, del tutto e subito, consegnato a casa, precotto e preconfezionato, è difficile immaginare che sia ancora qualcuno capace di rimanere concentrato su qualcosa per più di 5 minuti, figuriamoci cosa possiamo aspettarci se la concentrazione deve durare 5 anni!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, esistono dei brand anche oggi: ma davvero vogliamo paragonare la Ferragni con la Mini?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma ve l’immaginate l’indelebile scena in Vespa, con Gregory Peck e Audrey Hepburn, girata con un monopattino?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è da riflettere. Ci vuole concentrazione, Ci vuole tempo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ezio Angelozzi </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Formatore e business coach</span></i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-900-2" width="640" height="320" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Presentazione-Articolo-Brand-arte-di-essere-immortali.mp4?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Presentazione-Articolo-Brand-arte-di-essere-immortali.mp4">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Presentazione-Articolo-Brand-arte-di-essere-immortali.mp4</a></video></div>
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		<title>Play Boy il mito delle conigliette. Hug Hefner.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:42:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(basta che non sia rigor mortis) Hugh Hefner è stato un editore visionario che ha costruito un impero su un concetto ancestrale tanto caro agli uomini, già conosciuto e decantato da Dante Alighieri come ciò che “move il sole e l’altre stelle”, e successivamente calato più in concreto dallo stesso volgo tanto caro al Sommo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">(basta che non sia </span><i><span style="font-weight: 400;">rigor mortis</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span></p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-902-8" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/19_Quando-l_affare-si-ingrossa.mp3?_=8" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/19_Quando-l_affare-si-ingrossa.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/19_Quando-l_affare-si-ingrossa.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Hugh Hefner è stato un editore visionario che ha costruito un impero su un concetto ancestrale tanto caro agli uomini, già conosciuto e decantato da Dante Alighieri come ciò che “move il sole e l’altre stelle”, e successivamente calato più in concreto dallo stesso volgo tanto caro al Sommo Poeta, come qualcosa in grado di tirare, al bisogno “più di un carro di buoi”.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza chiamare in causa altri esperti che hanno saputo trattare la materia ad altissimi livelli e, come Hefner, costruirci intorno un business importante, quali potrebbero essere personaggi del “calibro” di Rocco Siffredi o John Holmes, quello che ha affascinato dell’editore americano nel corso della sua lunghissima vita sotto i riflettori è stata la capacità di conservare sempre un certo “stile” nella gestione della sua rivista e, soprattutto, dei suoi contenuti. Già prima di essere sfidata da agguerriti concorrenti, Playboy era una rivista patinata (ho scritto “patinata”, leggete bene!), arricchita da contenuti trasversali al focus principale sulla bellezza esteriore femminile, condita da interviste a personaggi celebri e approfondimenti su temi di attualità, politica e costume. Insomma, il buon vecchio Hugh l’aveva proprio pensata bene: tanto fumo negli occhi di mogli e fidanzate gelose (e invidiose) delle playmate che popolavano le pagine della rivista, e soprattutto il mitico paginone centrale della “coniglietta del mese”, per giustificare l’acquisto e la detenzione di tutto quel ben di Dio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Hugh Hefner, che è spirato alla veneranda età di 91 anni, pare non si sia fatto mancare niente in vita, senza nascondere mai una certa “coerenza” tra professione e vita privata (sempre più raro trovare persone così profondamente dedite al proprio lavoro e ai relativi doveri). Cosa dire di diverso di un uomo che a 80 anni era costretto a fare gli straordinari, con ben tre fidanzate ufficiali (che probabilmente complessivamente non arrivavano a sommare i suoi anni!), da gestire e da fare felici? Per fortuna, Hugh era un uomo d’altri tempi. Ma, sempre per fortuna, la chimica farmaceutica si era aggiornata. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Alvise Brugnaro</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-758" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Hugh_Hefner_1-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Hugh_Hefner_1-250x300.jpg 250w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/Hugh_Hefner_1.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></p>
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			</item>
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		<title>Medusa: Dall’egida di Atena alle sfilate di Versace</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:42:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I suoi occhi rendono gli uomini di pietra, i suoi capelli sono serpi ribelli e minacciose, la sua espressione incute terrore ma la sua icona è leggenda da millenni. Forse proprio per questo motivo Gianni Versace, affezionato estimatore del classicismo, l’adotta come immagine del suo marchio, ad oggi inconfondibile, o forse perché il suo nome [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">I suoi occhi rendono gli uomini di pietra, i suoi capelli sono serpi ribelli e minacciose, la sua espressione incute terrore ma la sua icona è leggenda da millenni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse proprio per questo motivo Gianni Versace, affezionato estimatore del classicismo, l’adotta come immagine del suo marchio, ad oggi inconfondibile, o forse perché il suo nome significa “colei che protegge”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">O forse perché la bellezza dei suoi capi pietrifica gli appassionati del mondo della moda. Ma chi erano Medusa e le sue due sorelle, le gorgoni?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Delle tre figlie delle divinità marine Forco e Ceto, Medusa era l’unica a non essere immortale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diversi autori narrano il mito delle sorelle-mostro: Esiodo nella sua Teogonia le vede nascere già con sembianze disumane mentre Ovidio vuole Medusa trasformata da donna bellissima a essere ripugnante per volontà della dea Atena, punizione dovuta ad un atto di profanazione della bella Medusa e di Poseidone che giacquero insieme nel tempio della dea della sapienza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma Medusa viene sicuramente ricordata per la sua morte, per mano dell’eroe Perseo, guidato dalla mano di Atena il giovane eroe riconobbe Medusa dalle altre due sorelle e guardandola dal riflesso dello scudo e non direttamente per evitare di essere pietrificato riuscì a tagliarle la testa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La testa di medusa venne portata ad Atena che la fissò al suo petto, sull’egida, una pelle di capra indossata dalla dea come corazza-mantello a scopo magico difensivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È così che la testa della gorgone diventa un simbolo apotropaico, ovvero un simbolo che incute paura a chi lo guarda e protegge chi lo indossa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una donna-mostro sul petto della divinità femminile della sapienza e della guerra! Chi sa se Versace voleva sdoganare il ruolo femminile spingendo le donne a far emergere le loro più stravaganti e potenti personalità!</span></p>
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