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	<title>Borghi o Città Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Prosperità inclusiva, la vera sfida di centri grandi e piccoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/prosperita-inclusiva-la-vera-sfida-di-centri-grandi-e-piccoli/">Prosperità inclusiva, la vera sfida di centri grandi e piccoli</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;emergenza Covid-19 oltre alle gravi conseguenze sulla salute della popolazione, sul sistema sanitario e sui sistemi economici, sta contribuendo a modificare una serie di dinamiche socio-spaziali che nessuno avrebbe potuto immaginare. Il lockdown ha imposto una netta separazione tra spazio pubblico e privato, generando atmosfere surreali, quasi inverosimili, sia all’interno delle abitazioni che all’esterno; la casa è diventata una sorta di esperienza abitativa esclusiva per miliardi di persone, il contenitore di tutte le nostre sfere sociali, il luogo in cui siamo stati obbligati a rimanere e che ha generato in molti di noi sentimenti contrastanti, talvolta di conforto e talvolta di scoraggiamento. Dalle finestre delle nostre case le strade, le piazze e i giardini ci apparivano deserti e immobili, privi di quell’energia che da sempre li ha contraddistinti; il mondo esterno sembrava essersi fermato, le metropoli sembravano essersi volatilizzate, le città sembravano essersi ritirate e svuotate di tutte le funzioni che prima le caratterizzavano; le città che da sempre sono state sinonimo di vicinanza, aggregazione, sinergia e adiacenza dei suoi abitanti con i servizi ad essa connessi, in questa situazione di emergenza appaiono come carcasse senza vita, vuote, desolate, prive di energia. Le misure di contenimento dell’epidemia attuate nel nostro Paese hanno portato a una limitazione dei diritti e delle libertà fondamentali senza precedenti; per la prima volta dal periodo del dopoguerra in Europa, è stata imposta una limitazione della libertà di movimento, al quale si è aggiunto il distanziamento sociale. La forzata reclusione ha causato in molte persone una necessità maggiore di riappropriazione dello spazio esterno; mai come in questo momento abbiamo rimpianto la dimensione fisica, sociale e umana nel rapporto con gli altri e con il contesto urbano; per l’essere umano il distanziamento rappresenta una forma di vita innaturale che entra in conflitto col bisogno naturale di connessione e legami sociali. Le misure di distanziamento hanno messo a dura prova le abitudini delle persone, in particolare quelle che riguardano la distanza interpersonale tra le persone. Il termine prossemica è stato coniato per la prima volta dall’antropologo americano Edward T. Hall nel 1963 ed è una disciplina che studia il comportamento sociale dell’uomo e lo spazio che un individuo frappone tra sé e gli altri. Durante la pandemia, nonostante i cittadini abbiano avuto un comportamento resiliente e si siano adattati alle restrizioni imposte per fronteggiare il contagio, con la progressiva riapertura, in alcuni spazi della città come locali, luoghi di movida non è stato però possibile rispettare le norme di distanziamento sociale, questo perché sono luoghi che si basano sul concetto di socialità e la distanza imposta corrispondente in parte a quella personale e in parte a quella sociale sopra descritte diventa difficile da mantenere, risulta essere innaturale per la tipologia di contesto in cui ci si trova. Nel 1851, il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer ci parla del principio della giusta distanza e utilizza la figura del porcospino, per costruire una metafora sulle relazioni umane: “Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. Questo pensiero può rappresentare quindi un suggerimento per il futuro, di intendere la distanza che ci è stata imposta in questo periodo di emergenza come un punto di partenza da cui riorganizzare le nostre relazioni sociali e ripensare le configurazioni spaziali all’interno delle città tenendo conto delle criticità che le forme insediative attuali hanno messo in luce a seguito della pandemia. La pandemia ha infatti messo in luce la correlazione che c’è tra la salute umana e la coesione sociale e quale implicazioni essa può avere sul benessere della popolazione. Diversi sono i livelli di coesione sociale all’interno dei contesti urbani, le relazioni di vicinato rappresentano uno degli elementi chiave per la vivibilità dei quartieri e la tutela dell’ambiente. Prima, durante e dopo una crisi, la coesione sociale e in particolar modo le relazioni di vicinato rappresentano elementi importanti per la salute della popolazione. Durante una crisi, la coesione sociale gioca un ruolo fondamentale.). La coesione sociale permette alle persone di adattarsi alle disposizioni imposte per prevenire la diffusione del contagio, funge da rimedio a situazioni particolarmente critiche e vulnerabili, riduce inoltre la necessità di spostamenti vincolati liberando così spazio e tempo per la mobilità attiva. Le drastiche restrizioni a cui siamo stati sottoposti per mesi, hanno cambiato il nostro modo di rapportarci alle persone e agli spazi della città, la distanza che ci è stata imposta sarà ciò che ci porteremo dietro come segno di questo particolare periodo storico la pandemia rappresenta pertanto un evento in grado di cambiare in modo radicale il nostro modo di vivere e di rapportarci con lo spazio circostante, i modelli insediativi, l’organizzazione della mobilità, della produzione, gestione e consumo; un evento in grado quindi di ristabilire un nuovo equilibrio tra uomo, natura e tecnologia. È stata addirittura ipotizzata una contro-urbanizzazione, con lo spostamento dalle città verso aree più interne e vecchi borghi abbandonati; l’emergenza Covid-19 ha così riaperto il vecchio dibattito delle città vs le campagne, a cui diversi architetti di fama internazionale hanno preso parte. &#8220;Via dalle città, nei vecchi borghi c&#8217;è il nostro futuro&#8221;, così l’archistar Stefano Boeri ha espresso la sua opinione riguardo il tema; egli vede il Coronavirus come un&#8217;occasione per riscoprire tutti quei borghi abbandonati di cui l’Italia ne è piena, sostenendo quindi che coloro che possiedono delle seconde case e lascino le proprie città per trascorrere più tempo in questi luoghi aperti. Ha espresso un parere simile anche Massimiliano Fuksas, egli ritiene che la città sia diventata una prigione e la campagna può essere una soluzione se si ha la possibilità di fare smart working. Inoltre, i paesini sono caratterizzati da un forte senso di comunità rispetto alla città e presentano una capacità di soluzione superiore a essa in caso di difficoltà, la riappropriazione di questi spazi non deve però rappresentare un lusso per pochi, ma deve essere un’alternativa per tutti. Bisogna tenere presente che lasciare le città a favore della rinascita di vecchi borghi abbandonati, implicherebbe degli investimenti per rivitalizzarli non indifferenti, che rappresenterebbero quindi un lusso al giorno d’oggi date le disuguaglianze sociali esistenti; lo smart working non sempre è possibile a causa della scarsità delle connessioni web in molte aree marginali, inoltre a causa della mancanza di strutture sanitarie adeguate, la speranza di vita in queste aree marginali risulterebbe essere più bassa rispetto a quella delle aree urbane invece si inserisce nel dibattito partendo da una riflessione sulle aree interne, ed è surreale pensare di trasferirsi a vivere in campagna, poiché mancano i collegamenti e le reti di comunicazione, mentre sarebbe più opportuno considerare le opportunità che le periferie delle città hanno da offrire. Da quest’ultime è possibile ricavare spazi di socialità all’aperto e nel verde rimanendo però in un contesto urbano prossimo ai servizi, nel dibattito città  la fuga verso la campagna è plausibile, ma più per condizioni momentanee; nel medio lungo periodo, poiché l’uomo è da sempre stato un animale sociale, la città continuerà a appresentare un bisogno esistenziale per esso, una forma primaria del vivere collettivo, in cui è possibile riconoscere i valori della comunità, le città sopravviveranno a qualunque virus, continuando ad accogliere la maggior parte dell’umanità. &#8220;Dovremo portare la campagna in città e non viceversa. La salvezza del futuro sta nel preservare la natura la fuga nei borghi non deve diventare la fuga dai problemi delle città e dei territori italiani” quindi le abitazioni del futuro non saranno in campagna, ma la città, da sempre sinonimo di densità e vicinanza, luogo in cui le persone, le economie e le culture si incontrano, continuerà a esserne il centro nevralgico e per questo è necessario creare una connessione tra aree urbane e i centri minori, per mezzo di “corridoi ecologici”. Quest’ultimi rappresentati da fiumi, torrenti, laghi, vallate, tramite un progetto di paesaggio sarebbero in grado di fornire ossigeno e aria pulita, nonché di garantire un maggior diradamento edilizio. Qualsiasi sia lo scenario che si vuole assumere, la pandemia ha generato una condizione di profonda incertezza, che ha portato a interrompere alcune delle pratiche tradizionali che da sempre abbiamo utilizzato per pianificare e progettare i nostri territori tenendo presente che ci troviamo in un contesto in cui le risorse sono limitate, sarà necessario programmare e pianificare degli interventi volti a promuovere un modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, capace di rafforzare la resilienza dei nostri territori, improntato sulla conversione green del modello economico attuale ed evitare che gli investimenti per la ripresa ripropongano modelli di sviluppo insostenibile le città sono sistemi estremamente complessi, fatti di relazioni dinamiche tra l’ambiente fisico costituito da infrastrutture, reti di comunicazione e trasporto, natura esterna e l’ambiente sociale, costituito dalle comunità e dalle relazioni sociali; allo stesso tempo le città sono anche molto vulnerabili a causa del gran numero di persone che vi abita. Sempre più frequenti sono i rischi a cui le città vengono sottoposte, la gestione dei rischi rappresenta quindi un elemento fondamentale nella concezione di governo delle città e del territorio, agendo attraverso il sistema fisico e il sistema sociale delle città. È possibile quindi definire la città resiliente come una città costituita dai sistemi fisico e sociale, in grado di reagire a eventi esterni, adattandosi ed evolvendo verso nuovi stati, differenti da quello di partenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> La resilienza di una città sta anche nel riconoscere la sostenibilità di un intervento edilizio piuttosto che un altro, se esso è stato progettato minimizzando gli impatti negativi, sul piano sociale, ambientale ed economico; la resilienza rappresenta quindi una delle caratteristiche che contribuiscono alla sostenibilità della città e  la sostenibilità dei servizi è rappresentata da un’accessibilità diffusa, grazie alla quale gran parte della popolazione vive dove lavora e viceversa si può spostare senza l’utilizzo di veicoli; i cittadini rappresentano la priorità all’interno di questo intervento volto a creare tante città slow in un&#8217;unica città smart. In un periodo come quello che stiamo vivendo, questo tipo di trasformazioni sono da considerarsi essenziali per la “rinascita” della città. A seguito del dibattito contemporaneo, la pianificazione urbana potrebbe tendere verso lo sviluppo delle cosiddette città della prossimità, per garantire ai cittadini una maggiore vicinanza ai luoghi della produzione e dei servizi. La sfida per le città della prossimità sarà quella di riscoprire il loro naturale policentrismo, in modo tale da permettere ai cittadini di muoversi nei pressi della loro abitazione. Il concetto di “nei pressi della propria abitazione” che ha caratterizzato il periodo di quarantena può quindi diventare un progetto di città per il futuro, tramite il ripensamento dello spazio pubblico e la promozione di un sistema di trasporto sostenibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La città della prossimità si configura quindi come un fluido arcipelago di quartieri sostenibili e autosufficienti, connessi tra loro da parchi, aree pedonali e percorsi ciclabili nei quali non sarebbe più necessario l’utilizzo di mezzi a motore; Con il 2021 lo smart working pare passato, in molti casi, dall’essere solo una misura emergenziale a costituire una stabile modalità di lavoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In parallelo si registra una tendenza all’allontanamento dalle grandi città, con i loro problemi di affollamento, per trasferirsi in zone decentrate, quando non addirittura in aree poco popolate e immerse nella natura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A dare il via all’inversione di tendenza sono stati i lavoratori trasferitisi anni fa nelle metropoli e che hanno approfittato della possibilità di lavorare da remoto per tornare nei paesi d’origine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In seguito il desiderio di spazi aperti e verdi, accentuato dall’esperienza del lockdown, unito al perdurare della pandemia con le sue esigenze di distanziamento sociale, ha innescato in molte famiglie, spesso giovani, la volontà di trovare una dimensione di vita in grado di conciliare sicurezza e lavoro con ritmi più equilibrati. Così molti </span><b>borghi</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>scarsamente abitati</b><span style="font-weight: 400;">, se non addirittura spopolati, hanno ripreso vitalità, anche fuori dalla stagione turistica.  Si evidenziano quindi processi a tutti gli effetti di “ritorno” ai territori d’origine sono stati riscontrati fin dai primi giorni di questa emergenza Covid. Dal Nord verso il Sud dell’Italia, ma anche dai centri urbani verso i villaggi, dalla costa verso l’interno, dalla pianura verso le montagne. I numeri sono ancora piccoli per parlare di una inversione di tendenza rispetto al decennale spopolamento di certe aree però qualcosa sta succedendo e impone una riflessione, anche qui, sul tipo di rinascita che si prospetta. Il futuro riparte allora non da un movimento all’indietro, come l’espressione “ritorno” farebbe pensare, ma in avanti per creare ecosistemi capaci di raggiungere un vero equilibrio, capaci di agire per il bene collettivo, capaci di garantire un accesso democratico alle risorse, con nuove forme di governance decentralizzate che agiscono verso modelli di </span><a href="https://sararoversi.nova100.ilsole24ore.com/2022/02/27/borghi/"><span style="font-weight: 400;">prosperità inclusiva</span></a><span style="font-weight: 400;">. È la sfida dei piccoli borghi della nostra attualità. Promuovere progetti per la rigenerazione, valorizzazione e gestione del grande patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni presenti nei piccoli centri italiani, integrando obiettivi di tutela del patrimonio culturale con le esigenze di rivitalizzazione sociale ed economica, di rilancio occupazionale e di contrasto dello spopolamento.</span> <span style="font-weight: 400;">Sarà decisivo ripensare il fuori, togliendo spazio alle auto, puntando sul verde. Così è stato a New York, a metà Ottocento: la popolazione si era quadruplicata, e non c’era più spazio, e la densità non funziona. Il paesaggista e urbanista Olmsted realizzò così Central Park, un parco gigantesco che è nato da una preoccupazione igienica.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4800" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-borghi-o-città-bisogno-connessione.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4801" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-borghi-o-città-bisogno-connessione.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Borghi, i possibili fulcri dello sviluppo del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni gira in tv e ad un occhio poco attento può apparire una semplice pubblicità turistica. Ma il cortometraggio Presto sarà domani è molto di più. Presentato a Roma al teatro Argentina dai vertici di Deloitte durante il loro annuale Innovation Summit con presente il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e il [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">In questi giorni gira in tv e ad un occhio poco attento può apparire una semplice pubblicità turistica. Ma il cortometraggio </span><b><i>Presto sarà domani</i></b><span style="font-weight: 400;"> è molto di più. Presentato a Roma al teatro Argentina dai vertici di </span><b>Deloitte</b><span style="font-weight: 400;"> durante il loro annuale </span><b><i>Innovation Summit</i></b><span style="font-weight: 400;"> con presente il </span><b><i>Ministro della Transizione Ecologica</i></b> <b>Roberto Cingolani</b><span style="font-weight: 400;"> e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio </span><b>Roberto Garofoli</b><span style="font-weight: 400;">, vede coinvolti alla regia </span><b>Michele Placido</b><span style="font-weight: 400;"> che ritrova due interpreti che ben conosce: </span><b>Riccardo Scamarcio</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Carolina Crescentini</b><span style="font-weight: 400;">. La produzione è della stessa Deloitte, che decide di raccontare con il linguaggio cinematografico, in collaborazione con </span><i><span style="font-weight: 400;">Goldenart Production</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><b>l’Italia trasformata, grazie al PNRR</b><span style="font-weight: 400;">. Puro futurismo positivo, sostenibile, rispettoso con vista </span><b>2026</b><span style="font-weight: 400;">. Cioè grazie all’innovazione prevista dal piano sesto. Il tutto sottolineato mirabilmente dalle musiche del premio Oscar </span><b>Nicola Piovani</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La caratteristica come sottolinea Andrea Poggi </span><b>Innovation Leader</b><span style="font-weight: 400;"> di Deloitte North-South Europe è quella “</span><i><span style="font-weight: 400;">innovazione antropocentrica, filo conduttore del Piano di rilancio che è la nostra più grande alleata in questa sfida epocale”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Un </span><b>sogno possibile</b><span style="font-weight: 400;"> è quello di una </span><b>comunità verde</b><span style="font-weight: 400;">, servita interamente da energie rinnovabili, dove si vive e lavora in edifici efficienti e in cui la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono rispettosi dell’ambiente. Ma non si ferma alla sfida verde che deve essere anche </span><b>tecnologica</b><span style="font-weight: 400;"> con la </span><b>mobilità</b><span style="font-weight: 400;"> green; l’</span><b>agricoltura</b><span style="font-weight: 400;"> che vira verso la produzione a basso impatto ambientale e la </span><b>connettività</b><span style="font-weight: 400;"> 5G. Punto di svolta doppia per il cittadino &#8211; lavoratore nel privato, che nel rapporto con la </span><b>Pubblica Amministrazione completamente digitalizzata</b><span style="font-weight: 400;">. L’opera è stata girata a </span><b>Città della Pieve,</b><span style="font-weight: 400;"> in Umbria, uno dei borghi più belli d’Italia e che sono considerati il possibile perno del cambiamento futuro e non come elementi che arrivano in un secondo rispetto alle grandi città, grazie ai fondi del Next Generation Eu e all’attuazione dei progetti di innovazione che caratterizzano le</span><b> 6 Missioni del PNRR</b><span style="font-weight: 400;">. Gli ambiziosi obiettivi del </span><b>Piano di Rilancio</b><span style="font-weight: 400;"> si presume avranno trovato reale ed efficace compimento appunto nel 2026 come spiega il cortometraggio stesso. Il risultato dunque un Paese rinnovato, sostenibile, indirizzato verso un percorso di crescita socio-economica, efficiente e digitalizzata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Deloitte ha scelto di partecipare a questa sfida con il programma</span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><b><i>Impact for Italy</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, </span></i><span style="font-weight: 400;">per cui la nota big four</span> <span style="font-weight: 400;">come ha spiegato proprio durante la presentazione del cortometraggio il Ceo di Deloitte Central Mediterranean, </span><b>Fabio Pompei </b><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">vuole contribuire a una crescita virtuosa, sostenibile e inclusiva del Paese”</span></i><span style="font-weight: 400;">. D&#8217;altronde come sosteneva Malcom X: “il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi”. Quindi il tempo è qui ed ora per il 2026.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4803" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-editoriale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La slow life ha bisogno di investimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bufalari]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se l’altro ieri Elon Musk si è schierato contro lo smart working dei manager Tesla e a quanto sembra in una email indirizzata ai propri manager ha esortato tutti a lavorare in sede almeno quaranta ore a settimana. Il mondo del lavoro ha subito a fronte del lockdown una forte scossa verso forme di [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Anche se l’altro ieri Elon Musk si è schierato contro lo smart working dei manager Tesla e a quanto sembra in una email indirizzata ai propri manager ha esortato tutti a lavorare in sede almeno quaranta ore a settimana. Il mondo del lavoro ha subito a fronte del lockdown una forte scossa verso forme di lavoro più smart.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovviamente non si può generalizzare ma molte aziende hanno cambiato il proprio asset lavorativo, permettendo alle proprie risorse di lavorare direttamente da casa o comunque dall’esterno, con vantaggi e/o svantaggi prima di tutto quello di rimodulare le proprie sedi con indubbi risparmi dal punto di vista dei canoni di locazione, dei costi energetici ed altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo il dubbio resta sulle performance di produzione ma sicuramente in un’ottica di cambiamento ecosostenibile della società, andranno approfonditi anche i temi sullo smart working e sulla condivisione del posto di lavoro, smaterializzandolo dalla scrivania degli anni Cinquanta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tale processo ha poi anche permesso di vivere la città in modo del tutto nuovo, aprendo anche alla possibilità di tornare a riabitare i borghi, soprattutto se limitrofi e logisticamente collegati alle realtà produttive e cittadine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cambia il lavoro, cambia il modo di vivere e il luogo in cui vivere e ciò deve accompagnarsi anche al cambiamento legato alla mobilità con forme di sviluppo di nuova mobilità sostenibile e che vada a trasformarsi riducendo il più possibile le emissioni di CO2.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si sta così avendo in diversi casi la riscoperta dei borghi, delle seconde case, magari delle case dei nonni e dei genitori, un tempo abbandonate o rilegate a meta estiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi sono paesi e borghi antichi che hanno abbracciato la nuova esigenza emergente, tanti sono i casi virtuosi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella mia esperienza, seppur vivendo a Roma e lavorando un po ovunque in Italia – dove mi porta il mare – spesso rifuggo nella casa di famiglia ad Offida, sulle colline picene, dove amministrazioni civiche virtuose studiano spesso manovre per agevolare il ritorno a vivere il borgo. Di qualche anno fa, era il 2018, l’iniziativa dell’esonero dalla tassazione comunale per dieci anni dedicata ai nuovi residenti, manovra voluta dall’Amministrazione Comunale per contrastare il disagio insediativo. Disagio che alla fine è particolarmente ripagato dalla alta qualità della vita che i borghi storici come Offida sanno restituire ai propri cittadini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi sono anche tante iniziative culturali ed artistiche che stanno nascendo per la rivalutazione dei borghi e delle residenze insistenti. Una alla quale sto partecipando, tramite la dimora offidana della mia famiglia, è “</span><i><span style="font-weight: 400;">6 dimore in cerca d’autore</span></i><span style="font-weight: 400;">”, un progetto di promozione culturale che si propone di esaltare la bellezza e il valore artistico delle dimore storiche della Vallata del Tronto e del territorio piceno, per contribuire in modo innovativo alla rinascita di una terra gravemente colpita dal sisma del 2016 – 2017 e messa ulteriormente alla prova dalla pandemia da Covid-19.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Progetti, questi, che permettono tramite varie forme turistico culturali di promuovere i borghi mettendone in evidenza le peculiarità e promuovendo l’insediamento che sia stabile, temporaneo o semplicemente turistico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E torniamo alla sostenibilità, che va di pari passo con lo sviluppo di nuove forme di lavoro, di trasporto e appunto di mobilità lenta che permetta il rispetto dell’ecosistema e di realtà artistiche e storiche come quella dei borghi. Sembra contrastare ciò lo sviluppo o la produttività. No. Son convinto del contrario, una vita più sana, infatti, ci permette di vivere meglio, di lavorare aumentando concentrazione e produttività e questo rende al contrario veloce l’elaborazione del dato e l’ottimizzazione del lavoro. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Avv. Antonio Bufalari</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4806" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-la-rinascita-dei-borghi.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Mollo tutto e scappo in paese (con il laptop)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vive in un borgo da sempre vede la città come la meta da raggiungere per scappare dalla noia e dalla routine della vita di paese e per cercare fortuna. D’altronde il fenomeno dell’urbanesimo si è sviluppato in maniera preponderante tra il XIX e il XX secolo proprio perché nelle campagne il lavoro non c’era [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Chi vive in un borgo da sempre vede la città come la meta da raggiungere per scappare dalla noia e dalla routine della vita di paese e per cercare fortuna. D’altronde il fenomeno dell’urbanesimo si è sviluppato in maniera preponderante tra il XIX e il XX secolo proprio perché nelle campagne il lavoro non c’era più e si era costretti a cercarlo in città. Soprattutto i ragazzi guardano alla città come al luogo di divertimento e perdizione, dove trovare diverse attività da svolgere oltre la consueta passeggiata dalla pineta alla piazza e viceversa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi tempi, però, le cose sono un po’ cambiate. Chi vive in paese continua a sognare la città, ma chi vive in città ha iniziato a sognare il paese e in special modo il piccolo borgo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vogliamo tirare sempre in ballo la pandemia, ma è pur sempre vero che ha determinato uno stravolgimento delle abitudini sotto ogni punto di vista, anche lavorativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dallo svegliarsi ogni mattina due ore prima per non trovarsi imbottigliati nel traffico nel tragitto da casa a lavoro, dallo stressarsi ogni giorno in ufficio con telefoni che squillano e colleghi con un tono di voce esageratamente alto, dal mangiare il solito panino del bar all’angolo in pausa pranzo, si è passati allo svegliarsi mezz’ora prima del primo collegamento della giornata, al prendere un caffè in perfetta armonia all’interno delle mura di casa, al mangiare un piatto di pasta condito con tanto sugo. Certo, questo per chi non ha passato gli ultimi due anni a casa con i figli in DAD.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma lo smart working ha permesso di riscoprire i piccoli piaceri della vita, e lavorare non è stato così complicato. Anzi, oggi si preferisce lo smart working al lavoro in presenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora il caos, il traffico e la frenesia della città sono iniziati a diventare troppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Troppo smog, troppo inquinamento acustico, troppe persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la quiete ed il silenzio dei piccoli borghi sono diventati quasi necessari, non solo per trovare un po’ di ristoro dalla confusione della città, ma anche per nutrire gli occhi con panorami mozzafiato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In effetti, da un’analisi eseguita da Il borghista, piattaforma dedicata appositamente ai borghi ed al turista di borghi, risulta che già nel 2017 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo rilevava che il 36% dell’afflusso turistico italiano si rivolgesse nei borghi. Nonostante il blocco subito nel 2020 dal settore del turismo nei mesi di marzo-maggio a seguito della pandemia, le rilevazioni ISTAT sul Movimento Turistico in Italia hanno registrato un incremento del +6,5% rispetto al 2019 nell’estate 2020, a favore soprattutto delle destinazioni «meno consuete, presumibilmente meno affollate e con una più ampia ricettività di tipo extra-alberghiero (agriturismi, open air, ecc.)».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prendiamo ad esempio il borgo di Civita di Bagnoregio in provincia di Viterbo: antichi edifici torreggianti edificati sulla cima di un colle raggiungibili solo tramite un ponte pedonale a picco nel verde. Ma la spettacolarità di questo borgo non risiede solo nel fatto che sia stato costruito sulla sommità di un colle. Percorrendo i vicoli pittoreschi lastricati di mattoni che si snodano sotto archi etruschi del XII sec., si arriva fino al centro della piazza dove sorge la sontuosa chiesa romanica di San Domenico, caratterizzata da enormi colonne antiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora chi non vorrebbe mollare tutto, prendere il pc e correre a lavorare in smart working immerso nel silenzio e nella bellezza di un borgo?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4809" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/2-smart-working-20-lavorare-nei-borghi.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4810" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-smart-working-20-lavorare-nei-borghi.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il tramonto delle consuetudini tra frenesia e relax</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Permettetemi la citazione di Quèlo (alias un bravissimo Corrado Guzzanti): volevo subito svelarvi nel titolo chi fosse per me l’assassino… Chi mi conosce sa che sono visceralmente legato a Irsina (MT), il mio paese d’origine, e che appena posso ci vado volentieri (anche grazie al fatto che per una fortunatissima, quasi unica, congiunzione astrale, mia [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Permettetemi la citazione di Quèlo (alias un bravissimo Corrado Guzzanti): volevo subito svelarvi nel titolo chi fosse per me l’assassino…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chi mi conosce sa che sono visceralmente legato a Irsina (MT), il mio paese d’origine, e che appena posso ci vado volentieri (anche grazie al fatto che per una fortunatissima, quasi unica, congiunzione astrale, mia moglie – friulana &#8211; lo adora anch’essa), perciò per me il lavoro da remoto è una manna!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono uno dei primi fortunati ad aver potuto utilizzare il lavoro in remoto già parecchi anni fa: subito dopo l’inizio del mio percorso professionale aziendale mi era stato assegnato un lavoro sul territorio, perciò andavo in sede un paio di giorni al mese e passavo tanto tempo in automobile (ormai avrete capito tutti che adoro guidare) e poi la sera in albergo a riordinare quanto fatto durante la giornata. Parliamo di 25 anni fa, quando c’erano già i laptop a disposizione di noi personale itinerante, ma poi i documenti si stampavano e si mandavano via fax, oppure si mettevano su un dischetto e si mandavano per corriere in ufficio. Quando sono rientrato a lavorare dietro una scrivania, è stato quasi un supplizio: la vita itinerante era pesante, soprattutto per le limitazioni relazionali a livello privato, ma mi dava totale autonomia, invece dopo 3 anni ho dovuto riadattarmi a delle liturgie che non mi appartenevano, che mi sembrava riducessero la mia produttività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualche anno dopo la tecnologia ha trasformato tanti di noi in “nomadi professionali”, grazie a tutti gli strumenti atti a poter essere sempre più produttivi anche in giro: questo è stato un grosso cambiamento nel modo di lavorare. D’altro canto però la vita lavorativa e quella privata non erano più delle rette parallele, ma hanno iniziato ad intersecarsi frequentemente, regalando un tanto desiderato grado di elasticità lavorativa, ma facendo correre a molti il rischio concreto di diventare “workaholic”. Ma ciò che non andava ancora bene erano i processi lavorativi: in tante aziende non si erano evoluti di pari passo con i nuovi strumenti tecnologici a disposizione, così come a volte l’approccio mentale di qualche persona lavorativamente “tradizionalista”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La maledetta pandemia almeno un vantaggio lo ha portato: ha impresso una fortissima accelerazione al lavoro in remoto (non lo chiamo smart working, perché a volte non è così smart, ma è solo in remoto…). Nel fuggi fuggi dei giorni precedenti il primo lock down tanti lavoratori e studenti spesso originari di paesi della provincia del profondo sud si sono subito recati nella terra natia, per non rimanere intrappolati nelle grandi città messe forzatamente in letargo. Poi c’è stato un veloce cambio di paradigma lavorativo, dapprima nelle aziende private, successivamente anche negli uffici pubblici, sdoganando definitivamente il lavoro e le lezioni a distanza: grazie a questo, finalmente tanti come me non dovevano più recidere drasticamente il cordone ombelicale che li lega alla terra natia. Oppure semplicemente talaltri hanno provato a lavorare da posti più ameni di una asettica area direzionale di città, ma trovandosi un posto più amabile: un casale in campagna, una casa in un paese di alcune migliaia di abitanti, in cui ci si saluta per strada anche se non ci si conosce, oppure in un posto marittimo dove prima ci si andava solo ad agosto, oppure in montagna o alta collina, godendo di una temperatura più bassa di 10° rispetto alle citta, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovviamente non è che le città si siano desertificate, però la mia personale esperienza è che gli interminabili serpentoni di automobili della Capitale siano diventati un po&#8217; più corti: addirittura durante la chiusura delle scuole le code quasi spariscono! Nei miei viaggi a Milano o Bologna, città in cui ho vissuto, riconosco la stessa cosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò ha comportato una situazione win win per i paesi e per le grandi città: i primi perdono un po&#8217; di quella sonnolenza che li caratterizza durante la settimana (ma il sabato del villaggio per fortuna lì esiste ancora), beneficiando anche di un sano incremento di business per le attività locali, le seconde tendono a ripensare il loro modo di essere, perdendo una parte di quella frenesia che da troppo tempo le assilla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Uè raga, che sbaaatti: ci si vede per un apeee?????” No, l’aperitivo non si fa per recuperare lo sbattimento, ma per coltivare relazioni sociali rilassate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Aho’! Che famo sabbbato: annamo ar Warner a vede ‘n film?” No, ci mettiamo in salone e ci guardiamo un film di qualche canale a pagamento sul maxischermo all’uopo predisposto, così non facciamo ore di coda per parcheggiare e prendere i popcorn o la pizza</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia chiaro: io sono il primo ad aver voglia ogni tanto di fare una meravigliosa passeggiata tra Piazza Navona, Pantheon e Piazza di Spagna, oppure inebriarmi dell’atmosfera di Piazza Duomo o della Galleria, ma non più di una volta al mese. So di non essere neutrale, ma tante volte sono stato parte in causa di quelle conversazioni che ho simpaticamente menzionato prima e francamente devo dire che non mi mancano molto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Credo che anche una piaga enorme come la pandemia abbia portato un’opportunità per riflettere sui nostri paradigmi di vita: il lockdown ha forzatamente rotto delle consuetudini che non ci facevano vedere altri modi e opportunità per vivere le nostre vite. E se considerassimo questo come un punto di (ri)partenza delle nostre vite?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dimenticavo: questo pezzo l’ho scritto dalla mia casa nel centro storico di Irsina, ça va sans dire… </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Venywhere, Venezia hub dello smartworking</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come diceva Karl Popper, “Il futuro è aperto” per freelance, nomadi digitali e non solo Professionisti, digital nomads tra i 30 ed i 45 anni, provenienti da vari background professionali e dotati di soft skills molto importanti hanno scelto Venezia per una nuova metodologia di lavoro.  Si chiama Venywhere ed è il nuovo progetto nato [&#8230;]</p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">Come diceva Karl Popper, “Il futuro è aperto” per freelance, nomadi digitali e non solo</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Professionisti, digital nomads tra i 30 ed i 45 anni, provenienti da vari background professionali e dotati di soft skills molto importanti hanno scelto Venezia per una nuova metodologia di lavoro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si chiama Venywhere ed è il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione di Venezia e l’Università Ca’ Foscari per offrire alla città e alla popolazione emergente dei workers from anywhere un innovativo strumento di contatto e interazione grazie ad una piattaforma specificamente progettata.  La piattaforma ha il compito di facilitare l’attrazione e l’inserimento di una nuova comunità attiva di persone che potranno arricchire la città di nuove energie e attivare un’offerta di nuovi servizi e opportunità economiche per la comunità locale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Venywhere.it  ha da subito avuto 15000 visite e oltre 1200 iscrizioni di workers potenzialmente interessati a trasferirsi a Venezia: sono freelance e ‘nomadi digitali’,  lavoratori dipendenti che hanno la possibilità di svolgere la loro attività per periodi prolungati lontano dalla propria sede, residenti veneziani che possono usufruire di servizi di supporto al loro lavoro remoto facilitandone la permanenza in città e aziende interessate a spostare interi team per periodi prolungati a Venezia. Ci sono esperti di finanza e open banking, ci sono specialisti di informatica, data scientist, operatori del marketing digitale, la gran parte di loro è donna e preferisce rimanere a Venezia per periodi lunghi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Parte centrale di Venywhere, che vuole fare di Venezia un hub internazionale per sviluppare idee digitali che migliorino il lavoro e la qualità della vita quotidiana, sono le connessioni che creano appartenenza tra i lavoratori e le comunità in cui vivono. Ma Venezia è uno dei brand più famosi al mondo e può dare il suo contributo autorevole anche ad un’altra mission fondamentale per il futuro del pianeta. Per questo obiettivo la serenissima ha presentato il Progetto “Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità” che ha come focus lo sviluppo futuro e le infrastrutture della città lagunare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Venywhere è partito operativamente nei primi giorni di marzo con Cisco, leader mondiale nelle tecnologie abilitanti le modalità di lavoro innovativo. Sedici dipendenti provenienti da vari Paesi europei sono stati chiamati a misurarsi, per primi, con questa nuova esperienza, sperimentando non solo le funzionalità della piattaforma Venywhere e l’impatto che l’intera iniziativa avrà sulla città di Venezia, ma anche le tecnologie abilitanti il futuro del lavoro e le nuove forme di collaborazione tra persone di team distribuiti. In questo senso le piattaforme di collaborazione innovative come Cisco WebexTM creano modelli che vanno oltre le attuali esperienze di lavoro remoto, ridefinendo nuovi standard più inclusivi e coinvolgenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto parte dal presupposto che la città lagunare potrebbe essere il luogo ideale per un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale, e per la sperimentazione di un rinnovamento urbano innescato dalla presenza di una nuova popolazione di “cittadini temporanei” che potrebbero diventare col tempo nuovi residenti. A questo fine sta consolidando una rete che comprende istituzioni di ricerca, associazioni, fondazioni, musei e strutture private che sostengono il progetto contribuendo a creare offerta di spazi di lavoro e di servizi, a cui singoli o gruppi di lavoratori potranno accedere attraverso un sistema di prenotazione flessibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A livello internazionale questo particolare modello di nuova residenzialità ha già trovato applicazione, come accaduto, ad esempio, in Estonia, alle Barbados, in Islanda o a Dubai. Tuttavia le esperienze portate avanti fino ad ora hanno considerato in via pressoché esclusiva l’aspetto residenziale in senso stretto, ignorando il fatto che spesso una delle motivazioni fondamentali degli anywhere workers per risiedere per un lungo periodo all’estero è quella di potersi integrare con la comunità locale, e di poter partecipare alla vita quotidiana della città. Un esempio illuminante del potenziale di un approccio più strutturato è quello del progetto “Tulsa remote” della Kaiser Foundation che, enfatizzando l’aspetto comunitario, ha potuto raccogliere oltre 10.000 domande di trasferimento per un anno a Tulsa (Oklahoma), una città in crisi di identità sociale e di sviluppo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>Smart Working Award: il lavoro “agile” sotto i riflettori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’iniziativa dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano Si è chiusa in questi giorni la raccolta delle candidature per il progetto ideato dall&#8217;Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano “Smart Working Award 2022”. L’obiettivo è quello di identificare le migliori iniziative di lavoro agile, anche alla luce del nuovo modo di svolgere la professione post [&#8230;]</p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">L’iniziativa dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si è chiusa in questi giorni la raccolta delle candidature per il progetto ideato dall&#8217;Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano “Smart Working Award 2022”. L’obiettivo è quello di identificare le migliori iniziative di lavoro agile, anche alla luce del nuovo modo di svolgere la professione post pandemia, generando un meccanismo virtuoso di condivisione delle esperienze di eccellenza e dando visibilità alle iniziative di maggior successo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il contest “Smart Working Award 2022” è un progetto dell’Osservatorio Smart Working che premia le organizzazioni che hanno realizzato idee di riprogettazione delle modalità di lavoro e dello spazio in ottica lavoro agile ovvero una filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto ora entra nella fase due: lo studio delle candidature da parte di Docenti e Ricercatori dell’Osservatorio, con interviste di approfondimento fino ad individuare il caso di studio che sarà pubblicato sul sito osservatori.net nella sezione business case. Le migliori proposte verranno premiate in occasione del Convegno finale dell’Osservatorio che si terrà il 20 Ottobre 2022.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo le previsioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano 4,38 milioni i lavoratori continueranno ad operare almeno in parte da remoto: 2,03 milioni saranno lavoratori delle grandi imprese, 700 mila delle PMI, 970mila nelle microimprese e 680mila nella PA. Dal 1° Aprile, lo smart working non ha cessato di esistere con la fine dello stato di emergenza. Non solo perché proseguono le procedure semplificate per le aziende private, prorogate fino al 30 giugno, ma perché sia le organizzazioni che i lavoratori non intendono privarsi dei benefici del lavoro agile sperimentati con la pandemia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo smart working è destinato a rimanere nell’89% delle grandi aziende, nel 62% delle PA e nel 35% delle PMI. Le modalità di lavoro in Smart Working saranno soprattutto “ibride”, alla ricerca di un miglior equilibrio fra lavoro in sede e a distanza: nelle grandi imprese sarà possibile lavorare a distanza mediamente tra i 2 e i 3 giorni a settimana a seconda del settore e del tipo di attività svolta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Anche i benefici sociali ed ambientali dalla diffusione dello Smart Working ai livelli oggi previsti sono troppo rilevanti per non essere considerati nelle scelte politiche – dichiara Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working -. E occorre sottolineare che sono benefici che potrebbero quasi raddoppiare se si estendesse l’applicazione dello Smart Working ai livelli che i lavoratori desiderano e che la pandemia ha dimostrato essere già possibili con le tecnologie attuali.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In attesa che arrivi ottobre 2022, il palmares per gli “Smart Working Award” 2021  era così composto: Cameo e ING Italia sono risultati vincitori fra le grandi imprese, Net insurance e Webranking fra le PMI, Banca D’Italia e Inail hanno ricevuto il riconoscimento nella categoria PA.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4821" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-ottobre-smart-working-award.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’insostituibile necessità del ritmo lento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna De Antoni]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I momenti di crisi sono spesso una grande opportunità per il cambiamento, per centrarsi meglio nel qui e ora. Ognuno di noi ha visto cambiare qualcosa, in meglio o in peggio, nella propria vita. L’importante è andare avanti, in questo percorso che si chiama “vita”. Non so se sia meglio vivere in una grande città [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">I momenti di crisi sono spesso una grande opportunità per il cambiamento, per centrarsi meglio nel </span><i><span style="font-weight: 400;">qui e ora</span></i><span style="font-weight: 400;">. Ognuno di noi ha visto cambiare qualcosa, in meglio o in peggio, nella propria vita. L’importante è andare avanti, in questo percorso che si chiama “</span><i><span style="font-weight: 400;">vita</span></i><span style="font-weight: 400;">”. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Non so se sia meglio vivere in una grande città o in un borgo, ma sicuramente la pandemia da Covid 19 che stiamo vivendo ci ha fatto riscoprire dei ritmi diversi, meno frenetici, e ha portato molti di noi a tornare a vivere in campagna, nei borghi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Per quanto mi riguarda la parola “Borgo” in me ha aperto una breccia nel cuore: io ci ho abitato in un borgo, e lì ho scritto queste pagine, tratte dal mio libro “Un altro giorno ancora… con te” Ed. Mondo Nuovo. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">“La casa al colle: … L’ultimo anno lo abbiamo vissuto al Colle, per il tuo desiderio di vivere nel borgo, per riscoprire i ritmi lenti, per sederti fuori al balcone a guardare l’alba, per cenare da Ninì e fare due passi sul belvedere, prima di andare a dormire, per vivere in una casa da te voluta. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In quella casa ci siamo vissuti tutte le stagioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">I colori e il dramma dell’Autunno, le foglie secche sotto i nostri passi tristi, la paura del futuro, la percezione della fragilità dell’essere umano, il viversi ogni giorno come un dono impagabile, il tuo dormirmi addosso tutta la notte, e lo svegliarti dolcemente al mattino con un bacio: Amore, la colazione è pronta!</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il freddo dell’Inverno, il freddo di quelle notti sotto il piumone, di tutta quella neve sui gelsomini, di quel silenzio ovattato. Il rosso del Natale, delle tue rose, del mio vestito rosso da sposa, del buon vino, del camino sempre acceso a casa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il tempo passato a parlare, ad ascoltarci, le minestre calde mangiate davanti al fuoco scoppiettante, le candele accese fino a notte tarda. La ricerca del buono a tavola, la ritualità nel cucinare ed il tuo disordine ai fornelli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quell’ albero di Natale tolto che era quasi Pasqua, come per timore che non ci fosse un altro Natale. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">La primavera con i suoi profumi, le passeggiate in campagna tra il verde dei prati ed il giallo dei fiori, le camminate in montagna, i bagni caldi, i libri letti abbracciati sotto il portico. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L’Estate con quel caldo immobile, quasi paralizzante, le domeniche in spiaggia, le gite fuori porta, i gatti che vennero a vivere con noi, i tuoi silenzi così carichi di significati, il tuo lasciare l’agenda, i tuoi occhi nei miei per sempre … Siamo stati una famiglia”.</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ecco, per me la parola “Borgo” ha significato tutto questo. Ed oggi scrivo che forse in un appartamento in città le emozioni, i profumi, e soprattutto i ricordi non sarebbero stati gli stessi.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Anna De Antoni</span></p>
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		<title>Alla ricerca della serenità perduta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se diamo uno sguardo al nostro territorio vedremo, in linea di massima, un Abruzzo tripartito. Grandi bacini montani, fascia collinare e fascia costiera. Se guardiamo un po&#8217; più da vicino vedremo tanti piccoli punti affollati di case e costruzioni tutte sopra a delle alture, be quelli sono i borghi. Non che sulla costa o nelle [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Se diamo uno sguardo al nostro territorio vedremo, in linea di massima, un Abruzzo tripartito. Grandi bacini montani, fascia collinare e fascia costiera. Se guardiamo un po&#8217; più da vicino vedremo tanti piccoli punti affollati di case e costruzioni tutte sopra a delle alture, be quelli sono i borghi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non che sulla costa o nelle valli non ci siano città ma quelli che noi chiamiamo borghi hanno una genesi totalmente diversa e antichissima. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È dall’età del bronzo media (1600- 1325 a.C.) che la necessità spinse gli uomini ad edificare su alture. Di che necessità parliamo? Quella difensiva ovviamente! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insito nella natura umana è la reazione, davanti ad un pericolo, di attacco o di difesa. Quando c’era da organizzarsi per far si che la difesa fosse ben strutturata e duratura, allearsi per costruire era di primaria importanza. Le colline danno difese naturali e visibilità e sarà così per la prima età del ferro e poi, saltando a piè peri l’Impero romano, per il medioevo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è il medioevo che ci ha permesso di vivere la magia dei borghi. È stato il medioevo, periodo meraviglioso, tutt’altro che buio, a riedificare e ridefinire la maggior parte dei borghi presenti sul nostro territorio rioccupando spazi già scelti in antico per gli stessi motivi condivisi con le comunità del passato. Difesa e visibilità sul territorio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi i borghi vivono grandi problemi di spopolamento. La vita frenetica preferisce le comodità cittadine, avere tutto a portata di mano aiuta sicuramente, ma davvero questo modo di vivere cittadino migliora la qualità della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei borghi si respira storia e storie, energie antiche e nuove, peculiarità che nelle città si appiattiscono. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riscoprire e rivalorizzarle può essere una chiave per ristabilire una serenità perduta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo a noi. La storia resiste, le strutture resistono. Molte cadranno e rimarranno dei ruderi ma la terra aiuta a custodire le vite passate. Noi ci estingueremo, i borghi ci saranno ancora. Allora ripopoliamoli non solo per mantenerli splendidi e vivi ma facciamolo per noi. Per assimilare quell’aria buona che sa di identità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché è quella che ci riempirà testa, cuore e polmoni di serenità. Bisognerà prendere la macchina per andare a fare la spesa? È possibile, ma ne guadagneremo in salute, garantito.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4838" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-1-i-borghi-come-stile-di-vita.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’importanza della serenità al di là della residenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi o Città]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.” Richard Bach  L’impatto che il coronavirus ha avuto sulle nostre vite ci ha cambiati profondamente interiormente e nelle abitudini, modificando i comportamenti ci siamo adattati al nuovo scenario che si è presentato all’improvviso. Che cosa ci ha insegnato la pandemia, se [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">chiama farfalla.”</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">R</span></i><i><span style="font-weight: 400;">ichard Bach</span></i><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’impatto che il coronavirus ha avuto sulle nostre vite ci ha cambiati profondamente interiormente e nelle abitudini, modificando i comportamenti ci siamo adattati al nuovo scenario che si è presentato all’improvviso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che cosa ci ha insegnato la pandemia, se un insegnamento ci ha lasciato? Ci ha permesso di guardarci dentro, costringendoci a farlo, accompagnandoci in un viaggio all’interno di noi stessi, nel nostro profondo, nell’anima. Riscoperta di valori, acquisizione di nuove personalità, scoperta di talenti, attitudini sconosciute emerse durante la reclusione. Argomenti trattati, sviscerati fino all’osso durante momenti difficili che in qualche modo hanno permesso all’interiorità devastata di andare a cercare un motivo, se c’era, per cui tutto era avvenuto. Una ragione, come cercare del buono in un fatto brutto, una sorpresa dietro al famoso portone che si apre dopo aver chiuso la porta. E in qualche modo lo abbiamo trovato, nelle mille attività inventate e curate da buon popolo dalle mille risorse quale siamo. Abbiamo capito che vivere in spazi ristretti non è poi così male, che si sta bene nei piccoli centri, che in fondo basta poco per avere tutto ciò di cui si ha bisogno. L’aver compreso che il paesello ti allontana da un rischio non è cosa da poco, considerando la discriminazione sociale che i luoghi lontani dalla città hanno sempre subito. Oggi i borghi riportati in auge e osannati da tutti stanno prendendo la loro rivincita nei confronti delle città, appena possibile si fugge in campagna o in montagna.  Riaperte le frontiere i piccoli centri vuoti hanno visto l’assalto da parte di chi aveva bisogno di respirare bene, aria pulita, salubre, fresca, gente accogliente, natura meravigliosa. Certo i piccoli centri ne hanno guadagnato, l’economia non è stata completamente sotterrata ma si è salvata anche per questa ragione, oltre al fatto che i residenti hanno scoperto di non dover più fuggire, avevano tutto sotto gli occhi e non lo vedevano. Diciamo che c’è stata una tregua, città e paesi hanno firmato l’armistizio e la convivenza è stata anche felice. Ma cosa è successo quando si è presentata una parvenza di normalità? Cosa hanno scelto gli italiani? Paesani o Cittadini, una bella sfida. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha stanziato milioni di euro in una gara alla miglior proposta interessante per il rilancio dei centri abbandonati, stimolando le città a far bene e meglio il proprio lavoro, creando una collaborazione in termini di proposte, con pacchetti turistici per unire mare e monti. E così, le infrastrutture si potenziano rivedendo percorsi e inserendo nuovi collegamenti, gli attori sul territorio generano accordi per rendere queste proposte ancora più efficienti. Tutto l’indotto, sulla base di tali accordi organizza e incarica per offrire un buon servizio al turista. Le Pubbliche Amministrazioni sono impegnate ad accelerare il rilascio di autorizzazioni per ogni attività legata a lavoro, turismo, manifestazioni. Infine, gli abitanti partecipano e accolgono i forestieri mostrando gioia nel vedere che un po’ di serenità sta tornando, che la vita sembra essere quasi quella di qualche anno fa, con la speranza che ogni cosa resti com’è ora, che non si torni mai più indietro. Forse allora la crisi dei nostri giorni dovuta alla pandemia ci sta dicendo qualcosa, e cioè che si sta bene ovunque l’importante è trovare dentro di sé la serenità, che si può fare tanto e farlo bene insieme agli altri solo se si abbattono le barriere innalzate nella mente, che fare squadra è sempre una proposta vincente se la si fa con il giusto entusiasmo, che i soli colori sempre presenti devono essere quelli dell&#8217;arcobaleno, che inclusione è una parola bellissima e che solo uniti si vince. Ora immaginiamo un unico territorio, collegato perfettamente, sempre in movimento e senza barriere di genere, l’azzurro del cielo e del mare, il verde dei boschi, un meccanismo perfetto con in mezzo un cuore che pulsa. Dall’alto è solo una macchia ma stringendo l’inquadratura, diventa un accordo di forme e colori.  Siamo noi: donne e uomini che se alziamo le braccia riusciamo a farci vedere, se uniamo le voci il grido sarà più forte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Martin Luther King </span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4834" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/1-un-cuore-unico.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4835" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/06/b-2-un-cuore-unico.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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