Verso la libertà: viaggio o miraggio?

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Non più tardi di ieri, parlando di forme di Stato, Costituzioni e Diritti (volutamente con la D maiuscola), ho avuto modo di ricordare ai miei studenti che le libertà e i diritti civili sono tra quelle cose che, nella vita personale e sociale degli esseri umani, non si conquistano “una volta e per sempre”. Neanche a farlo apposta, ho testualmente detto che l’umanità è costantemente in viaggio verso forme più elevate di libertà e di riconoscimento dei propri diritti naturali, fondamentali e accessori. Non si tratta, però, di un unico viaggio uguale per tutti, né unidirezionale, teso cioè sempre e comunque ad un miglioramento. Un crescendo che utilizza il punto di arrivo precedente come rampa di lancio per il prossimo livello di libertà e di diritti acquisiti e intoccabili.

Nel mondo, gli Stati, le società e le persone, viaggiano a velocità molto diverse, in questo speciale contesto. La storia, anche recente, ci offre molti esempi di “promozioni” e di “retrocessioni” di interi Paesi da una categoria all’altra nel grande campionato mondiale dei diritti e delle libertà, a volte con processi lenti e macchinosi, altre attraverso svolte repentine, perfino violente o drammatiche. In ogni caso, senza la certezza di “avercela fatta” una volta per tutte; una certezza che, quando c’è, non può che definirsi (e dimostrarsi alla prima occasione) solo illusoria.

Lo abbiamo visto, lo stiamo vedendo e, temo, lo vedremo sempre di più dal 2020 in poi. Sembra quasi che anche la libertà e le libertà, si comportino come le masse d’aria e i venti, che si spostano in funzione di zone di alta e bassa pressione atmosferica nelle varie parti del globo. Sembra, in pratica, che non si riesca ad “avere vento ovunque” o a non averne da nessuna parte. Sembra che ci debba per forza essere una “bilancia dei venti”, tendente a zero, che però è la risultante di situazioni molto diverse tra loro tra una zona e l’altra, un Paese e l’altro, un continente e l’altro. Sembra, addirittura, che affinché in un luogo si possa godere delle più ampie e piene libertà, da qualche altra parte queste libertà debbano essere compresse, limitate, negate. Peggio ancora, quando questo “differenziale” nei diritti e nel conseguente stato di benessere diventa trasversale ad una stessa società, nella quale quindi ci saranno individui tanto più liberi, benestanti e felici (?), quanto più schiavi, miseri e infelici saranno gli altri loro simili.

Nella riflessione odierna, quindi, un solo giorno dopo aver raccontato ai miei giovani studenti che la libertà è un perpetuo divenire, fatto di espansione e contrazione, di “più” e di “meno”, di oggi sì, domani no, di giustizie e di ingiustizie (almeno in quanto a “percezione” della nostra sensibilità umana), mi rendo conto che senza una destinazione certa, in fondo, che viaggio è? Va bene che il viaggio conta più della destinazione, ma se il punto di arrivo è una visione, verso la quale puntiamo con convinzione e con tutte le forze che abbiamo, e che ci sfugge di mano, spostandosi sempre un passo più in là, quando non allontanandosi di chilometri e chilometri quando crediamo di averla raggiunta, non sarebbe più corretto, e onesto verso noi stessi, chiamarla miraggio?

Sandro Scarpitti

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