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	<title>Maria Ragionieri Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>BIO BACCO &#038; CO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> La sostenibilità è al centro di numerosi dibattiti di tipo ambientale ma anche etici e sociali. “Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” Il termine di sostenibilità è stato adoperato per la prima volta nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> La sostenibilità è al centro di numerosi dibattiti di tipo ambientale ma anche etici e sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine di sostenibilità è stato adoperato per la prima volta nel 1972, in occasione della Conferenza di Stoccolma, durante la quale si focalizzò l’attenzione sul salvaguardare le risorse naturali affinché si potessero migliorare le condizioni di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Effettuare una totale transizione a un paese biologico comporterebbe per l’Italia notevoli benefici in ambito ambientale, alimentare e salutare che non devono mai essere sottovalutati. È fondamentale evidenziare che attualmente non esiste nessun paese al mondo che si sia dichiarato paese biologico e conseguentemente l’Italia sarebbe il primo paese al mondo bio, diventando il paese leader a livello mondiale nel mondo agroalimentare. In quasi trent’anni il Salone Internazionale del biologico e del naturale è cresciuto fino a diventare il re degli appuntamenti italiani dedicati alla cultura biologica e naturale e che in quest’ultima edizione si è dedicato   alla  filiera produttiva del </span><a href="https://indiplomacy.it/biologico-italiano-cina-federbio/"><span style="font-weight: 400;">biologico</span></a><span style="font-weight: 400;"> e del naturale  a livello internazionale  e  dedicandosi tra le altre cose al contributo dell’intelligenza artificiale all’agricoltura a fronte della crisi idrica perché è su quei temi che si gioca il futuro del nostro pianeta dunque, una vetrina ideale per dare visibilità a prodotti che non sono solo naturali e biologici, ma anche free from la quota di export agroalimentare italiana è cresciuta con alte percentuali rispetto al 2008 </span><i><span style="font-weight: 400;">e  quindi ha fruttato il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali</span></i><span style="font-weight: 400;">      unendo qualità della tradizione a sostenibilità e sfruttando le opportunità offerte dall’internazionalizzazione che  si dimostra sempre più rilevante per l’economia italiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno dei settori più importanti per l’Italia è il settore agroalimentare, questo settore è composto da un insieme di attività che comprendono la produzione, la trasformazione e la distribuzione di bene alimentari; ha, quindi, una filiera produttiva estesa e diversificata dell’agricoltura biologica e di tutti i suoi vantaggi, la sostenibilità, infatti, implica un benessere che cura la qualità della vita e si incentra sull’obiettivo principale che è quello di mantenere costante il rapporto ambientale, economico e sociale per assicurare le migliori condizioni di vita alle persone. Il Made in Italy agroalimentare si identifica in tutti quei prodotti legati all’Italia che fanno parte della dieta mediterranea. “Made in” indica la provenienza del prodotto da un imprenditore che dovrà essere veritiera e conforme alla legge. Il logo biologico è un’etichetta che viene messa sul prodotto per fornirgli l’identità biologica. Esso, infatti, definisce quando un prodotto è biologico ed è realizzato all’interno dell’Unione Europea. L’etichetta è un ottimo modo per agevolare il consumatore a distinguere i prodotti europei di tipo biologico, ha il compito di garantire all’utilizzatore, che il bene è stato realizzando applicando la regolamentazione europea sull’agricoltura biologica. Il logo biologico è utilizzato solo ed esclusivamente su tutti quei prodotti che sono stati certificati come biologico da un organismo autorizzato. Quel prodotto, infatti, avrà soddisfatto tutte le condizioni riguardanti la produzione, il trattamento, il trasporto e l’immagazzinamento. I prodotti che hanno il logo biologico contengono al loro interno almeno il 95% di ingredienti biologici e per il restante 5% dovranno rispettare rigorose condizioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni seguenti, si sono migliorati gli standard per la produzione e sono state introdotte le certificazioni in modo tale da fortificare la fiducia del cliente. In questa fase, è stato dimostrato che i prodotti biologici hanno migliorato la salute. In questo periodo, c’è stato un forte incremento sia per i terreni biologici ma anche per gli alimenti biologici. Infine, grazie all’introduzione della certificazione e dei sistemi di controllo, si è arrivati ad un incremento di sviluppo nei mercati internazionale. Come già detto, la fase del biologico 1.0 è stata importante in quanto è stato riconosciuto il fatto che le persone possano alimentarsi in maniera corretta e allo stesso tempo possono aiutare l’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il biologico è una tematica emergente, data la crescita del mercato e il suo peso nell’economia mondiale, e questo viene testimoniato dalla proliferazione di studi e ricerche sul consumo dei prodotti alimentari biologici. Dalla letteratura emerge un numero rilevante di studi sul mercato alimentare biologico che mirano ad esplorare vari aspetti e dinamiche delle attitudini e dei comportamenti di acquisto dei consumatori. La rilevanza dell’agricoltura biologica negli studi dei ricercatori di tutto il mondo si deve alla forte crescita di questo mercato, registrata soprattutto a partire dal nuovo millennio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’interesse per i prodotti alimentari biologici da parte dei consumatori può essere considerato anche la conseguenza dei numerosi scandali alimentari che hanno investito i prodotti convenzionali. I consumatori hanno iniziato a porsi delle domande sui metodi di produzione, sull’origine dei prodotti, sul contenuto e sulla naturalezza degli alimenti. I consumatori attribuiscono molta rilevanza nelle loro scelte alimentari alla sicurezza degli alimenti, al valore nutrizionale e in particolare al non utilizzo di sostanze chimiche nel processo di coltivazione e trasformazione del prodotto. Si mettono sempre più a confronto gli effetti sull’ambiente, sull’energia e sull’economia generati dal sistema di agricoltura convenzionale con quelli del biologico sottolineando i vantaggi che la comunità può trarre da questo tipo di produzione più   sostenibile. Con il passare del tempo il mercato alimentare biologico stesso ha subito dei mutamenti. Se in passato il biologico era tipico di piccoli produttori contadini, con una forte vocazione green, oggi anche le grandi imprese dell’industria alimentare e le insegne della grande distribuzione organizzata hanno introdotto delle linee biologiche. Si è passati da una presenza dei prodotti alimentari biologici quasi esclusiva dei negozi specializzati biologici ad una sempre maggiore presenza nei negozi al dettaglio non specializzati; uno scaffale “verde” è sempre presente. In considerazione della grande attenzione che i consumatori attribuiscono alla naturalezza e all’ambiente molte aziende, anche non biologiche, enfatizzano nel claim del prodotto il carattere “naturale”. Questa pratica spesso genera confusione nei consumatori e incrementa lo scetticismo anche verso i prodotti biologici. I consumatori cercano di colmare le loro incertezze attraverso una lettura attenta delle etichette dei prodotti, valutando gli ingredienti e i valori nutrizionali. Le persone cercano rassicurazione attraverso i loghi applicati nella confezione del prodotto e in tal senso svolgono un ruolo fondamentale il logo di certificazione biologica e il brand del produttori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diventare un paese biologico è un modo per aiutare l’ambiente perché non c’è spreco di materie prime, perché rispetta la biodiversità e ha un impatto positivo sull’ambiente. La scelta relativa ad un prodotto biologico porta, anche, numerosi vantaggi salutari ma anche etici e ambientali. Il vantaggio principale è, dunque, la salvaguardi dell’ambiente. Infatti, una coltivazione biologica sfrutta la fertilità del terreno senza l’utilizzo di una coltivazione aggressiva. Grazie a questa coltivazione viene garantito un equilibrio naturale del terreno in quanto rispetta i ritmi delle stagioni, c’è una rotazione delle colture e c’è una minore infiltrazione dei nitrati nelle acque. Grazie ad una produzione biologica, abbiamo un minore impatto sul pianeta. A differenza di una agricoltura convenzionale, l’agricoltura biologica sceglie e preferisce un sistema che sia conforme con i ritmi naturali del suolo ma anche con il ciclo di vita delle piante stesse. Si scelgono, quindi, nuove tecniche in modo tale da preservare l’ecosistema. Oltre a preservare l’ecosistema, l’agricoltura biologica preserva la biodiversità. Essa è un elemento necessario per la sopravvivenza delle specie. Nell’agricoltura biologica, gli agricoltori custodiscono la biodiversità a livello genetico, di specie e di ecosistema. A livello genetico ovvero che l’agricoltura bio incoraggia l’uso delle sementi tradizionali. A livello di specie ovvero che la diversità delle specie vegetali ottimizza la produzione agricola. Infine, a livello di ecosistema nel senso che la conservazione dei terreni agricoli creano un ambiente ideale per gli animali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie ai cibi biologici, che non contengono pesticidi e sostanze nocive, è possibile ottenere un beneficio diretto sulla propria salute e contribuire al proprio benessere attraverso una vita più sana . Si deve però considerare che a volte la propensione a spendere di più per i prodotti biologici dimostrata dai giovani non si traduce in consumo a causa del loro basso potere di acquisto. Infatti i giovani con un alto livello di istruzione potrebbero non avere ancora un livello di reddito tale da sostenere la spesa del biologico. L’attitudine positiva verso il biologico e la disponibilità a pagare un premium  price che   decresce con l’età. L’immagine dei prodotti biologici diventa la raffigurazione dell’immagine di sé stessi. La motivazione a presentare, attraverso i prodotti, l’immagine di sé cresce quando il comportamento di acquisto è socialmente desiderabile, cioè quando contribuisce al benessere della società, come l’acquisto degli alimenti biologici. Questo fattore psicologico ha un forte impatto sulla decisione di acquisto del consumatore. Si rileva che, quando il prodotto biologico non viene percepito come eco-friendly, il consumatore se sceglie di acquistare il biologico lo fa per i benefici sulla salute, mentre sceglie il prodotto green per motivi altruistici relativi alla tutela dell’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ulteriore aspetto positivo dell’agricoltura biologica è la riduzione dell’inquinamento grazie al non utilizzo di sostanze chimiche che inquinano l’ambiente. La regolamentazione sulla coltivazione biologica non consente l’utilizzo di tali sostanze per la protezione sia dell’acqua ma anche del suolo. Oltre ha vantaggi come la salvaguardia dell’ambiente e il benessere degli animali, ci sono benefici anche dal punto di vista del sapore. Infatti, i prodotti biologici hanno un gusto migliore rispetto a prodotti tradizionali in quanto hanno un sapore più intenso essendo prodotti freschi. Essi, inoltre, presentano una migliore presenza di sostanze nutritive. In primo luogo, gli alimenti biologici sono importanti per i bambini  in quanto privi di sostanze nocive. In secondo luogo, gli alimenti biologici non contengono neurotossine, esse sono delle sostanze che contengono dei residui di pesticidi, i quali sono dannosi per il nostro cervello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i motivi favorevoli all’acquisto si registra una grande rilevanza delle preoccupazioni sulla salute, della sostenibilità ambientale, del benessere degli animali, della naturalezza dei prodotti, del sostegno all’economia locale. Le principali barriere sono invece il prezzo, la disponibilità limitata dei prodotti, e la mancanza di fiducia negli schemi di certificazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molteplici sarebbero i vantaggi che l’Italia avrebbe se si dichiarasse paese bio; i benefici possono essere in ambito ambientale, alimentare, e salutare. È fondamentale sottolineare, come già detto, che diventare un paese bio comporterebbe una riduzione dell’inquinamento, un aumento della biodiversità e un miglioramento del terreno, quest’ultimo a beneficio del mondo animale. Inoltre, si migliora la qualità dei beni prodotti rispetto a quelli prodotti con agricoltura industriale. Infine, ma non per minore importanza, produrre esclusivamente prodotti biologici significa anche avere un significativo impatto positivo sulla qualità di vita dell’essere umano in quanto avremmo a mangiare prodotti più curati e meno dannosi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le complesse relazioni tra biodiversità e nutrizione, con particolare riguardo a due fenomeni: da un lato la crescente e inarrestabile perdita di biodiversità a tutti i livelli, specifico, ecosistemico, agrario e dall’altro il paradosso alimentare per il quale crescono in tutto il mondo sottonutrizione ed obesità che rappresentano i due principali problemi legati al cibo. L’agricoltura moderna ha reso la produzione di cibo indipendente dai limiti degli ecosistemi locali attraverso l’uso di input prelevati altrove. L’uso di fertilizzanti di sintesi ha favorito l’introduzione di specie e varietà non autoctone, ad alta resa ma altamente dipendenti da questi input, come pure l’introduzione di razze ibride per le quali non si ricorre più al foraggio prodotto localmente ma a fonti nutrizionali completamente estranee, non solo ai luoghi di allevamento ma anche alla stessa fisiologia animale. L’esaurirsi dei combustibili fossili, la perdita di biodiversità e di agrodiversità, i cambiamenti climatici e la degradazione di vaste aree, come anche la diminuita disponibilità di acqua e l’aumento di inquinanti nei corpi idrici e in atmosfera, rappresentano tutti fattori di crisi e di instabilità per gli attuali processi di produzione e di consumo. La complessità e la molteplicità di aspetti coinvolti suggeriscono di avere un approccio olistico nell’analisi del sistema agroalimentare, cercando in tal modo di costruire un percorso logico ed operativo in grado di evidenziare le connessioni tra la biodiversità e la nutrizione umana; in particolare si vuole capire se una perdita di biodiversità e di agrodiversità può influire negativamente sulla disponibilità alimentare, sia in termini quantitativi, sottonutrizione e sia in termini qualitativi, carenze nutrizionali ed obesità. Il nesso ecologico che intercorre tra sistema alimentare e ambiente è molto stretto poiché l’agricoltura svolge il duplice ruolo di produzione in termini quantitativi, assicurando la disponibilità alimentare, e di salvaguardia della biodiversità, quest’ultima fonte sia della qualità e varietà dei cibi e sia della qualità e della varietà delle produzioni agricole, nonché dei servizi ecosistemici di supporto e di regolazione senza i quali molte risorse che alimentano il sistema produttivo stesso, come ad esempio acqua e suolo, non sarebbero disponibili . Il cibo stesso può essere visto come un servizio ecosistemico poiché è disponibile in natura e la sua produzione può essere aumentata attraverso la corretta gestione degli ecosistemi locali e dei cicli naturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’implicazione di questa perdita di biodiversità sulla fornitura globale di cibo non è stata ancora completamente compresa né misurata dal punto di vista nutrizionale sebbene molte risorse naturali siano rinnovabili, tuttavia gli ecosistemi primari difficilmente riescono a ripristinare la loro complessa struttura una volta che siano stati disturbati. Se i disturbi diretti, disboscamenti, conversioni d’uso, sovrasfruttamento, possono in certa misura essere evitati, altri disturbi indiretti, come quelli legati al cambiamento climatico, sono del tutto fuori controllo e possono pesantemente compromettere la struttura originaria di un ecosistema. E’ il caso, ad esempio, degli ecosistemi di alta quota che potrebbero nei prossimi decenni scomparire a causa delle temperature medie troppo elevate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia, anche se non è un paese biologico ha tutte le caratteriste per essere comunque un paese leader in questo ambito; infatti, è il secondo paese al mondo dell’esportazione di prodotti biologici e terzo paese per l’estensione biologica prodotta sui terreni agricoli. Essere un paese leader per l’Italia comporta anche vantaggi positivi del marketing ma anche nel turismo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11417" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Moda sotto le stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Salute un diritto di tutti ...o no?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> L’eleganza è l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa  “Moda sotto le stelle” la 37esima edizione della rassegna tenutasi lo scorso 2 Agosto,  uno spettacolo emozionante e solenne, leggerezza, sobrietà, eleganza: abiti lunghi fino al pavimento, l&#8217;alta moda  delle imprese  Marchigiane ha esaltato il valore di ogni abito con la maestria sartoriale che ha  valorizzato e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b> </b><i><span style="font-weight: 400;">L’eleganza è l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa</span></i><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Moda sotto le stelle” la 37esima edizione della rassegna tenutasi lo scorso 2 Agosto,  uno spettacolo emozionante e solenne, leggerezza, sobrietà, eleganza: abiti lunghi fino al pavimento, l&#8217;alta moda  delle imprese  Marchigiane ha esaltato il valore di ogni abito con la maestria sartoriale che ha  valorizzato e promosso  i talenti emergenti e l’artigianato delle Marche. L’evento è stato presentato da Matilde Brandi affiancata dall’ormai insuperabile   Marco Moscatelli.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il “fatto a mano con amore” è uno dei concetti su cui si basa l’artigianato, in particolare per quanto riguarda le attività che spaziano tra creatività e bellezza, come quelle della moda ed è stato proprio il titolo di un evento che Confartigianato Imprese di Macerata Ascoli Piceno e Fermo  ha allestito in Ascoli Piceno per svilupparsi come una sfilata di abiti sartoriali quindi una esposizione di oltre cinquanta creazioni realizzate dalle sapienti mani creative dei maestri artigiani e degli stilisti, del settore moda anche della giovanissima imprenditoria. Gli abiti erano impreziositi da gioielli di quattro orafi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il futuro è artigiano  è una narrazione contemporanea del métier d’art. </span><span style="font-weight: 400;">Insieme al brand, ha sfilato un’altra   eccellenza  il settore tessile, dunque, artigianato e industria, tradizione e innovazione, radici e ricerca, passato e futuro, dicotomie  che in realtà danno vita a un unico settore che si congiunge nella valorizzazione del  talento degli atelier quindi nella capacità manuale, nell’attitudine all’eleganza .</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le modelle hanno sfilato, tra il pubblico,  presente  il vertice politico, istituzionale e imprenditoriale del territorio regionale e del Sistema Confartigianato: in prima linea, il Presidente di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo Enzo Mengoni e la vicepresidente Natascia Troli, oltre al Segretario di Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo, Giorgio Menichelli, indossando le creazioni sartoriali e maglierie artigianali, impreziosite da gioielli di quattro orafi e da  creazioni uniche, come borse, cinture, calzature, corsetti, abiti da sposa, abiti da uomo,</span> <span style="font-weight: 400;">per mostrarne non solo il risultato finale ma anche il percorso realizzativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’evento è stato  uno spettacolo caratterizzato da un alternarsi di sfilate ed esibizioni artistiche di danza e musica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La passerella ha proposto la bellezza del genio creativo delle quattordici atelier artigianali della regione e la loro ineguagliabile tecnica artistica, in un susseguirsi di emozionanti e spettacolari capi d’alta moda. E’ stato facile individuare nella cura della perfezione e nella fantasia stilistica quell’amore per la professione sartoriale che alberga in ogni sarto dal momento che inizia a prendere le misure e ad abbozzare al modello, passando per il taglio delle stoffe più pregiate, sino all’ultimo punto di cucitura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’evento è stato anche anche l’occasione di scoprire i nuovi confini della Moda, che si sono estesi nel tempo, a seguito delle scelte strategiche delle imprese e delle mutate percezioni dei consumatori. Oggi parlare di Moda significa occuparsi di tessile, abbigliamento, calzature, accessori, gioielli, alberghi e altro ancora. Così intesa, la Moda è uno dei principali motori di sviluppo del territorio Marchigiano e del nostro Paese sotto il profilo economico, urbanistico, sociale e culturale. In questo nuovo contesto, l’appuntamento del défilé dei maestri sartori ha voluto elevarsi e trasformarsi, dando spazio alle nuove realtà artigiane ed alle moderne tecniche di lavorazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sartoria rappresenta l’anello finale della filiera tessile. Il cliente infatti sceglie il tessuto insieme al sarto e così la cultura tessile viene tramandata attraverso la figura del sarto. L’imprenditoria marchigiana, ha lavorato sulla confezione ma puntando  sul sapere dell’artigiano per conferire al cliente un prodotto unico ed esclusivo, creato centimetro per centimetro, adatto al corpo del proprio cliente, interpretandone l’eleganza delle linee, l’armonia tra colori dei tessuti  ed esaltando la figura umana solo con ago e filo. La collaborazione tra produttore e sarto è fondamentale nel trasmettere eleganza e bellezza, per poter creare lo stile del saper vivere e porre anche l’accento sulla qualità. Siamo quindi orgogliosi dei maestri sartori delle Marche, custodi di abilità tecnica e di grande creatività, di pazienza e sapere da tramandare ai giovani affinchè la filiera della moda, nella sua completezza, possa risplendere come prezioso elemento del Made in Italy che il mondo intero ci riconosce e che costituisce il patrimonio più importante del nostro Paese, simbolo di tutto ciò che ci ha reso grande per la capacità di combinare cultura, buon gusto e genio imprenditoriale.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“In eventi come questo – dice Maria Ragionieri – tutto richiama all’artigianato ed è pensato per valorizzarlo, quindi anche l’allestimento è stato curato dalle Imprese associate nei minimi particolari, ad esempio per quanto riguarda le acconciature delle modelle. Con questo appuntamento Confartigianato desidera promuovere la particolarità ed unicità delle creazioni artigianali del nostro territorio, accompagnando gli spettatori in un percorso esperienziale nel mondo della moda sartoriale” il tutto si è svolto in una meravigliosa cornice come Piazza del Popolo  in Ascoli, una delle più belle piazze d’Italia,  illuminata da spettacolari luci creando una atmosfera da sogno.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11294" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-moda-sotto-le-stelle-tq.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Archeologia, elemento di crescita per il territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L’archeologia una pratica di mobilità culturale e turistica   rivolta alla conoscenza del passato” La linea sostenuta nel Convegno  “La tutela nell’archeologia: tra necessità e  opportunità per l’Abruzzo” organizzato dai Rotary Club Teramo e l’Aquila dall’università di Teramo e con la Collaborazione dell’Associazione Kronos Turismo Collettivo nella persona di Maria Ragionieri è che la sicurezza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><i><span style="font-weight: 400;">L’archeologia una pratica di mobilità culturale e turistica   rivolta alla conoscenza del passato”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La linea sostenuta nel Convegno  “La tutela nell’archeologia: tra necessità e  opportunità per l’Abruzzo” organizzato dai Rotary Club Teramo e l’Aquila dall’università di Teramo e con la Collaborazione dell’Associazione Kronos Turismo Collettivo nella persona di Maria Ragionieri è che la sicurezza non deve essere qualcosa di secondario, ma deve essere considerata di primaria importanza in quanto la salvaguardia del bene culturale fa sì che possa avvenire la tutela, la fruibilità, la valorizzazione, la diffusione stessa della cultura. Il presidente Giammario Cauti ha introdotto l’inizio dei lavori affermando che la tutela e la valorizzazione, attività distinte, sono strettamente collegate e devono coesistere. Per tutelare bisogna conoscere e per divulgare e promuovere bisogna tutelare elemento identitario della vita morale e culturale delle nostre comunità. Occorre quindi superare definitivamente il concetto che il patrimonio culturale sia una risorsa di carattere solo morale, artistico e quindi estetico-monumentale, e ma anche e soprattutto di carattere economico, sociale e quindi anche materiale, su cui investire per costruire il benessere. La sala delle Lauree del polo didattico S. Spaventa che ha ospitato il convegno è stata allestita con cura dal Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga presieduto dall’Avvocato Tommaso Navarra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il dibattito durante la mattinata è stato molto acceso e interessante mediante la partecipazione dei Sindaci di Campovalano e Fossa, Federico Agostinelli e Fabrizio Boccabella rappresentanti delle aree argomento degli interventi dei vari relatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo della riqualificazione dell’area archeologica potrebbe essere quindi, quello di generare un nuovo distretto attrattivo dal punto di vista turistico, culturale e commerciale, una nuova polarità cittadina che faccia da volano economico per il territorio. Da tempo è ormai infatti confermato il ruolo della cultura come leva di sviluppo e di incremento del valore economico, come si può evincere osservando i casi di diversi centri urbani che al fine di rilanciarsi hanno sfruttato proprio la cultura come strumento di azione privilegiato. Il modello di un distretto culturale considera i beni culturali e ambientali come rampa di lancio per una proiezione al futuro, verso progetti che “coinvolgano questi particolari oggetti geografici e diano luogo a processi di sviluppo che possono avere una funzione territoriale strategica di relazione, di comunicazione, d’innovazione e di creatività. Un “parco archeologico”, è un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto. Con il convegno del 12 Maggio 2023 presso l’Università di Teramo sono stati esaminati diversi approcci alla progettazione turistico museale, passando da uno sguardo volto a mettere in risalto l&#8217;aspetto scientifico dei resti archeologici, ad uno attento agli allestimenti di grande impatto emotivo e scenografico che possa essere una attrattiva per il turista   e essere in grado di suscitare in modo innato sensazioni positive nel visitatore. In questo modo una zona ora solo utilizzata e percepita come luogo di ricerca scientifica, potrebbe acquisire emozionalità e toccare profondamente la sensibilità dell&#8217;osservatore. Il punto di arrivo di una scoperta archeologica è solo l’inizio di un lungo percorso che ha dato l’impulso, in tempi recenti, alla creazione di un nuovo mercato turistico: il turismo archeologico. Un sito archeologico ha la stessa vocazione di un museo, che nasce per trasmettere arte e cultura al grande pubblico: bisogna quindi concepire le opere d’arte e i resti archeologici come segni di comunicazione particolari. I beni culturali devono essere in grado di costruire, per il visitatore, un’esperienza sempre più ricca e quindi la “capacità narrativa” di un luogo è oramai l’aspetto chiave di una visita, se si vuole permettere al turista di trovare una propria identità e un posto nella propria cultura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia può però diventare un campo minato: bisogna stare attenti all’uso che se ne fa perché talvolta un’eccessiva spettacolarizzazione può produrre la banalizzazione dei concetti legati allo studio del passato. Spettacolarizzare però  può anche voler dire far vivere luoghi di intrattenimento come gli archeoparchi, o creare momenti collettivi in cui viene rappresentato uno spettacolo, ma in contemporanea viene fornita un’opportuna esposizione storica : allora sì che questi diventano dei potentissimi mezzi per coinvolgere ed interessare innumerevoli fasce di spettatori, valorizzando il “bene culturale” e aiutandone la fruizione questo è l’incipit che ha trasmesso l’articolata relazione dell’Archeologa Andrea Di Giovanni del DiLASS Università degli studi di Chieti allieva della scuola del Prof Vincenzo D’ercole. Maria Ragionieri trae conclusione affermando   che    I siti archeologici e i luoghi di rilevanza storica costituiscono oggi importanti attrazioni per i turisti di tutto il mondo. In particolar modo l’Italia, grazie alla presenza di un immenso patrimonio archeologico e storico-culturale, si posiziona tra le mete favorite da chi desidera includere questi luoghi nella propria esperienza di visita. Il turismo archeologico risulta pertanto ampiamente praticato e assume nell’epoca contemporanea nuove forme, caratteristiche e contesti di fruizione che lo rendono accessibile al pubblico globale dei turisti. Prima di procedere nel definire nello specifico quali attività possano rientrare a far parte del turismo archeologico contemporaneo, risulta necessario focalizzarsi brevemente sulle sue componenti fondamentali, ovvero l’archeologia e il turismo. Nell’ambito del turismo archeologico questi due campi si trovano infatti ad operare nello stesso contesto, a collaborare e a confrontarsi su molteplici questioni come la futura conservazione, valorizzazione e fruizione del sito archeologico. Nonostante la differenza di interessi, da una parte scientifici, dall’altra prettamente economici, è necessario ammettere l’esistenza di uno stretto legame dell’archeologia con il turismo e viceversa. Senza il lavoro degli archeologi il turismo archeologico si troverebbe sprovvisto dell’oggetto stesso della visita turistica. Dall’altra parte, l’archeologia necessita dei turisti. Questi fruiscono del reperto archeologico e contribuiscono all’aumento dei fondi destinati alla preservazione del sito stesso e alla creazione di un nuovo sistema economico di valore per le comunità locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Al convegno ha partecipato la   Soprintendenza per la provincia   dell’Aquila nella persona di Alberta Martellone e per la provincia di Teramo Gilda Assenti che hanno parlato della tutela e della valorizzazione dei siti archeologici evidenziandone la storia e le peculiarità legate alla conoscenza dei territori anche nell’ambito della pianificazione urbanistica. Il Convegno quindi, affronta l’aspetto della sicurezza nella tutela dei beni culturali e si sviluppa partendo da una breve introduzione di carattere generale su alcuni concetti principali come tutela, valorizzazione, natura del bene culturale e legislazione, proseguendo con la descrizione 6 dell’importante attività dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale l’Aquila esposto dal Capitano Manuel Curreri.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11252" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/la-cult_31-1-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/la-cult_31-1-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/la-cult_31-1-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/la-cult_31-1-768x513.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/la-cult_31-1-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/la-cult_31-1.png 1410w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La forza di una comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunità l&#8217;uso del termine comunità da parte di Aristotele e della Bibbia testimonia una lunga storia del concetto di Comunità nel pensiero Occidentale (Nisbet 1953). L&#8217;antropologia se ne é impadronita fin dalle sue origini ottocentesche: le piccole dimensioni della comunità, il carattere omogeneo e chiuso, i rapporti sociali intensi e diretti tra i suoi membri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Comunità l&#8217;uso del termine comunità da parte di Aristotele e della Bibbia testimonia una lunga storia del concetto di Comunità nel pensiero Occidentale (Nisbet 1953). L&#8217;antropologia se ne é impadronita fin dalle sue origini ottocentesche: le piccole dimensioni della comunità, il carattere omogeneo e chiuso, i rapporti sociali intensi e diretti tra i suoi membri vengono contrapposti alle caratteristiche delle formazioni sociali tipiche della società moderna. Senza un impegno consapevole per una solidarietà globale capace di unire i popoli e le persone, l’esperienza pandemica ha rischiato e rischia tuttora di acuire la moltiplicazione di barriere e muri generando diffidenza, divisione e allontanamento. La solidarietà meccanica della comunità, fondata sull&#8217;uguaglianza tra i membri, dalla solidarietà organica della società moderna, in cui gli individui hanno ruoli e occupazioni diverse. Quest&#8217;opposizione dicotomica&#8230; ha avuto fino agli anni Sessanta una forte influenza sul pensiero antropologico. E molti antropologi&#8230; negano la pertinenza dell&#8217;opposizione dicotomica ed evolutiva tra la comunità tradizionale e le aggregazioni o associazioni moderne&#8230;.Cohen definisce la comunità un costrutto simbolico: « La comunità esiste nella mente dei membri e non dovrebbe essere confusa con l&#8217;affermazione geografica o sociografica di &#8221; fatti&#8221;»,  nel fornire agli individui «l&#8217;equipaggiamento simbolico» in cui  consiste la loro cultura, la comunità svolge, come l&#8217;idea di etnia, un ruolo essenziale che spiega la sua «rinascita» nel mondo moderno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si parla di società per indicare una rappresentazione collettiva di tipo &#8220;artificiale&#8221; e contrattuale, e pertanto più &#8220;anonima&#8221;, in cui le relazioni formali prevarrebbero sui rapporti interpersonali. &#8220;La teoria della società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato di esseri umani che solo superficialmente assomiglia alla comunità, nella misura in cui anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Però, mentre nella comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il termine comunità rinvia ad una particolare intensità del sistema di relazioni sociali, dovuta alla vicinanza e alla solidarietà di gruppo, alla parentela e alla condizioni di arrivo, di alloggio e di lavoro; alla lingua detta d’origine e all’inter-lingua locale; alle pratiche relative al consumo e agli scambi familiari e rituali; ai segni di riconoscimento e alle forme, in particolare religiose, di affermazione collettiva,  quando si parla di comunità si fa riferimento a individui in relazione continua, è logico affermare che proprio essendo relazioni in divenire legate al contesto sociopolitico ed economico si possano mettere in atto entrambi i tipi di relazioni con tutte le loro caratteristiche. L&#8217;espressione &#8220;sviluppo comunitario&#8221;, per designare l&#8217;insieme dei processi mediante i quali gli abitanti di una determinata zona uniscono i loro sforzi a quelli dei pubblici poteri allo scopo di migliorare la situazione economica, sociale e culturale della comunità, di associarla alla vita della nazione e di porla in grado di contribuire al processo del paese. Tutti questi processi presuppongono due elementi essenziali: la partecipazione attiva degli abitanti agli sforzi intrapresi per migliorare il livello di vita e la massima iniziativa possibile della popolazione stessa; la disponibilità di servizi tecnici ed altri in forma tale da favorire e rendere più efficace l&#8217;iniziativa, l&#8217;assistenza reciproca e l&#8217;aiutarsi da sé. È su tali elementi che si basano i programmi di sviluppo della comunità, la cui attuazione deve premettere di realizzare tutta una serie di definiti miglioramenti&#8221;. Lo sviluppo di comunità viene attivato utilizzando l&#8217;approccio partecipativo inteso come un processo attraverso il quale i cittadini possono contribuire collaborando con i tecnici e gli amministratori, alla formazione delle decisioni rispetto a questioni che riguardano la comunità e quindi la loro vita.  Già all&#8217;epoca Romana riconoscersi come membri di uno stesso popolo e sentirsi legati alla continuità attraverso proprio passato e con il proprio futuro.   Se tale obiettivo è la comunità stessa, si parla di partecipazione per allargare ancora maggiormente il senso della relazione comunitaria, in quanto partecipare significa prendere parte, cioè spinge gli individui a discutere a dialogare per costruire beni comuni. La partecipazione alla vita sociale della propria comunità e l&#8217;interessarsi alle dinamiche attive sul proprio territorio fanno in modo che si abbia la forza di autodirigere la propria vita e con gli altri la vita comune. La partecipazione è da intendersi come un processo intenzionale, libero, collettivo ed organizzato che coinvolge, in maniera differente, gli attori sociali. É una relazione che genera relazioni, tutte volte al raggiungimento di valori ed obiettivi costruiti e condivisi dai diversi attori coinvolti. È il motore del cambiamento e della trasformazione a livello sia individuale sia comunitario. E’ necessario contribuire a trasformare il Paese in una comunità aperta al futuro, valorizzando reti ed alleanze orientate a preservare e accrescere il valore del sistema Italia con impegno, operosità e solidarietà. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Partendo dal concetto antropologico di comunità, analizzando la complessità d&#8217;interpretazione, nei diversi ambiti di studio e l&#8217;evolversi del suo significato sino ad arrivar e al concetto di sviluppo di comunità, si è potuto notare come incentivare un maggior senso di appartenenza produca una maggiore collaborazione e stimoli i membri della comunità a partecipare alla realizzazione di politiche sociali mirate al benessere della comunità stessa. Il concetto di comunità pertanto non resta soltanto teorico e distaccato ma assume valore quanto più aumenta il grado di appartenenza e di partecipazione degli abitanti di una comunità. La capacità di un individuo, di un gruppo o di una comunità d’affrontare e superare le avversità della vita ossia la capacità di un materiale di ritrovare la sua forma originale dopo aver subito una deformazione inferta da forti pressioni.  Ferite della vita che si possono ricucire grazie alla possibilità tutta umana di avvantaggiarsi delle situazioni problematiche per trasformarle in esperienze che aiutano a crescere e ripartire e non   dipende però solo dalle proprie forze, ma anche dal saper chiedere aiuto e trovare chi lo può offrire nella comunità. I legami sociali e amicali rappresentano un fattore protettivo importante in certe situazioni drammatiche, il fondamento di una comunità è un valore condiviso da tutti i membri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In  tempi come questi occorre rafforzare i legami tra le persone nelle comunità</span><span style="font-weight: 400;">:</span><span style="font-weight: 400;"> è necessario non solo incrementare il coinvolgimento del </span><a href="https://unacertaideadi.altervista.org/tag/welfare/"><span style="font-weight: 400;">welfare</span></a><span style="font-weight: 400;"> sociale, ma anche stabilire il senso di appartenenza e di comunità tra istituzioni, imprese locali, attivisti culturali, volontari, governi locali e </span><a href="https://unacertaideadi.altervista.org/tag/media/"><span style="font-weight: 400;">media</span></a><span style="font-weight: 400;"> locali. In tempi di crisi il focus è sul nostro capitale sociale e sulla cultura della responsabilità sociale, oltre agli interventi di natura economica, si aprano orizzonti di carattere antropologico, di difesa e valorizzazione del rapporto tra persona e comunità, di superamento dell’immediatismo egoistico, operando concretamente per indicare il primato dello sviluppo futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La comunità ci manca perché ci manca la sicurezza, elemento fondamentale per una vita felice, ma che il mondo di oggi è sempre meno in grado di offrirci e sempre più riluttante a promettere. Ma la comunità resta pervicacemente assente, ci sfugge costantemente di mano o continua a disintegrarsi, perché la direzione in cui questo mondo ci sospinge nel tentativo di realizzare il nostro sogno di una vita sicura non ci avvicina affatto a tale meta; anziché mitigarsi, la nostra insicurezza aumenta di giorno in giorno, e così continuiamo a sognare.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11258" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/ass-e-diss_30-1-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/ass-e-diss_30-1-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/ass-e-diss_30-1-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/ass-e-diss_30-1-768x513.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/ass-e-diss_30-1-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/ass-e-diss_30-1.png 1410w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Conformati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci imbattiamo negli eroi nello studio dei miti antichi, che raccontano di imprese di uomini coraggiosi che si battono, armati di spada e scudo, per compiere azioni grandiose che li consacrano all&#8217;eternità. Da questi miti, e dalle gesta degli eroi, si possono capire i valori e gli ideali di un&#8217;intera popolazione.   Nella contemporaneità   gli eroi di [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ci imbattiamo negli eroi nello studio dei miti antichi, che raccontano di imprese di uomini coraggiosi che si battono, armati di spada e scudo, per compiere azioni grandiose che li consacrano all&#8217;eternità. Da questi miti, e dalle gesta degli eroi, si possono capire i valori e gli ideali di un&#8217;intera popolazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Nella contemporaneità   gli eroi di oggi invece si distinguono da quelli mitologici perché inseriti in un contesto differente e spesso compiono atti di pace e amore, e non di guerra, diversamente a quanto ci raccontano i miti antichi. Basta riflettere su l’ </span><span style="font-weight: 400;">Iliade, il poema omerico, nel quale è narrata la guerra fra Achei e Troiani, e con particolare attenzione alle gesta degli eroi Achille ed Ettore.  Essi incarnavano la forza e la virtù militare delle due fazioni, venivano ammirati per la loro particolare bravura e astuzia in campo bellico. Oggi gli ideali seguiti dagli “eroi” contemporanei sono tremendamente distorti rispetto all’antichità: tutto si fa, spesso, per fini economici ed encomiastici. Enea potrebbe essere la concezione ideale di eroe; egli, infatti, si manifesta profondamente diverso rispetto agli eroi che appaiono nei poemi omerici: l’eroismo di Enea trascende la vittoriosa manifestazione di una personalità straordinaria. Egli è designato dagli dei ma svolge la sua missione tra dubbi e incertezze. Egli non è un eroe trionfante, ma un uomo che obbedisce al suo profondo senso del dovere e sente potentemente la responsabilità di essere il capo e il peso di un ruolo impegnativo, </span><span style="font-weight: 400;">la sua integrità come un dovere anzi come una virtù. L’integrità non si basa sulle nostre volizioni, sull’immagine che abbiamo noi di noi stessi o su quella degli altri: l’integrità si basa solamente sul fatto di prendere sul serio le proprie domande, saranno poi queste a condurci nella giusta direzione. È vero siamo fragili e per questo alla ricerca di trovare regole che ci guidino verso una buona azione. Per i Sofisti, la virtù può essere insegnata e si esplica in regole che permettono di vivere in società; essa non è legata al diritto di nascita ma coincide con comportamenti funzionali ai bisogni sociali; c’è una coincidenza tra virtù e osservanza della legge. Per Socrate, la virtù è unica e s’identifica con la conoscenza, l’azione malvagia è il frutto dell’ignoranza; questa posizione non lascia spazio alla volontà dell’azione etica; la conoscenza si esemplifica in una cura costante della propria anima che deve dominare il corpo, in ciò consiste il fine della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Epicuro, la natura è il fondamento della morale, ma la natura non è un ordine necessario; l’agire è legato alle passioni e all’arbitrio e non ai comandi degli dèi o all’ordine cosmico; il movente della condotta morale è la virtù che è privazione di dolore fisico e morale. Con l’Umanesimo si incomincia a parlare esplicitamente di “formazione” delle facoltà che costituiscono l’idea esemplare di uomo. </span><span style="font-weight: 400;">I Valori</span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">rappresentano una delle basi interiori della nostra vita ed infatti i nostri comportamenti, le nostre azioni, le relazioni che abbiamo con le persone a noi care, o con gli altri, dipendono anche e soprattutto dai nostri valori: per una persona possono essere considerati come delle convinzioni profonde e delle credenze molto forti, ovvero tutto ciò che è importante per noi.</span> <span style="font-weight: 400;">Parlare di Leggi Universali, di Principi e di Valori è diventato una attività per pochi poiché si tratta di argomenti che, nel tipo di società in cui viviamo, vengono considerati secondari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli unici interessi di questi tempi sono il denaro, il potere ed il successo, l’ostentazione degli stessi e quindi la vanità…insomma, tutto ego e soprattutto per chi è avvolto in questo schema mentale è fondamentale rimanere alla superficie delle cose.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il valore di un uomo può essere espresso in diverse maniere ed è il sistema di riferimento a fare la differenza: ovvero, se vogliamo parlare di Valori c’è bisogno che ci sia sempre qualcosa d’altro o qualcun altro, come paragone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per i principi invece non è così: la differenza più evidente è che i “Valori” sono negoziabili, i “Principi” no, proprio perché i “Principi”, quindi le cose che vengono prima di tutte, sono alla base di noi stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I valori sono princìpi morali o etici che riteniamo positivi e importanti. Tra questi potremmo annoverare perdono, onestà, libertà, amore, amor patrio, rispetto per la vita e autocontrollo. I valori che scegliamo contribuiscono a determinare il nostro comportamento, le nostre priorità, i legami che stringiamo e la guida morale che impartiamo ai nostri figli. Nonostante la loro importanza, però, i valori morali sono in declino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Foscolo e il Parini intrattengono un lungo colloquio sulla situazione politica italiana, scambiandosi, da patriottici quali sono, le proprie delusioni e sofferenze,  entrambi, però, incarnano senza dubbio la figura del libero intellettuale, colui che non lascia che la propria arte venga soggiogata al potere, ma che attraverso essa esprime i propri dissensi e gli ideali che lo guidano e analizza in modo critico la società a lui contemporanea. L’avvento di Napoleone ha invogliato gli italiani ad abbandonare quello spirito eroico che nel periodo della Rivoluzione aveva trascinato gli uomini a compiere azioni valorose.  Il Parini afferma che   la fama degli eroi che “spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte; e l’altro quarto ai loro delitti”</span> <span style="font-weight: 400;"> e che a quei tempi sarebbero stati necessari molti delitti per sconfiggere il nemico. L’eroe è visto come una persona ben lontana dall’essere incontaminata, disposta ad infliggere grandi crudeltà pur di raggiungere il suo scopo e destinata inesorabilmente alla tirannide. È difficile costruire uno stato fondato sulle virtù ottenendolo con la forza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il Foscolo nel personaggio di Jacopo   descrive che non è tanto l&#8217;urto contro un assetto sociale ferreo che lo respinge, quanto il senso angoscioso di una mancanza, il non avere una «patria», un tessuto sociale e politico degno di questo nome entro cui inserirsi,  Un complesso di Edipo non risolto,  Jacopo infatti ama tutte le ure femminili patria, Teresa, madre e odia tutte le ure maschili, Odoardo,  Napoleone. Questo complesso può anche essere e per molti aspetti le vicende di Jacopo sembrano rispecchiare quelle dell’autore. Tuttavia vi è qui una prima differenza: Jacopo vuole morire nella terra dei padri, non accetta il pensiero dell’esilio che invece Foscolo sceglierà, rimanendo sempre fedele a Napoleone, ecco quindi l’amor patrio del Foscolo i principi virtù da rispettare ideali nobili per la vita ma si è spento lo spirito eroico, la capacità di compiere azioni generose, e si è diffusa l’indolenza, la passività e la corruzione Foscolo ha una concezione energica, attiva ed eroica dell’esistenza, ma sono essi i valori basilari che devono reggere la vita quotidiana, benevolenza, ospitalità e amore filiale e si intravede una società dominata dalla guerra feroce, dal</span><a href="https://www.epertutti.com/italiano/La-violenza61397.php"><span style="font-weight: 400;">la violenza</span></a><span style="font-weight: 400;"> e dallo spirito di sopraffazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quale eredità invece questo evento, e tutti quelli che da esso si sono sviluppati e che presi insieme costituiscono la Rivoluzione Francese, rappresentano  per noi, italiani ed europei, oggi?  In che modo questo evento  interpelli le coscienze al di là e oltre la dimensione della storia nazionale cui appartiene: questo è ciò che noi siamo portati a porci come questione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono i valori nel nome dei quali la Rivoluzione Francese si è realizzata, la liberté, l’égalité e la fraternité, a chiedere di essere ancora una volta reinterpretati. Si fa troppo presto a dire che intorno a essi si è sviluppato l’orizzonte di valori della modernità. In realtà, la modernità ci ha consegnato una tensione, spesso fruttuosa, ma talvolta gravemente conflittuale, tra i primi due valori citati, con un oblio più o meno cosciente del terzo. Per dirla sin troppo facilmente: la libertà è diventata appannaggio soprattutto della cultura capitalistica, della borghesia produttiva e della libera impresa, la fraternità è stata interpretata a varie intensità e con diverse sfumature e si è ridotta a puntellare idee quali nazione, gruppo etnico, classe, comunità religiosa ed è entrata spesso in conflitto col discorso della libertà, così favorendo, paradossalmente, l’emergere di varie forme di totalitarismo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il significato della rivoluzione era quello della realizzazione di una società libera, eguale e fraterna, dove ogni uomo potesse essere pienamente rispettato. Quale destino questo progetto ha avuto, nell’immediato con il Terrore, e nel corso del tempo, con l’Imperialismo e il Capitalismo, è purtroppo noto. Eppure questi valori parlano ancora, nella misura in cui oggi viviamo in un tempo in cui una libertà spesso solo apparente e superficiale non riesce a mascherare le gravissime disuguaglianze che agiscono nel mondo, in un contesto di smarrimento, individualismo e oblio complessivo del significato politico dell’idea stessa di fraternità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11188" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Medicina e la telemedicina in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 15:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina di oggi e la telemedicina di domani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La   telemedicina comporta l’uso delle telecomunicazioni nonché delle tecnologie elettroniche e informatiche a supporto della medicina quando la distanza separa il paziente dal personale medico.  Un deciso e decisivo impulso alla nascita della telemedicina derivò dalla necessità, in relazione ai primi voli spaziali, di trasmettere a distanza i parametri vitali, e questo stimolò, attraverso [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La   telemedicina comporta l’uso delle telecomunicazioni nonché delle tecnologie elettroniche e informatiche a supporto della medicina quando la distanza separa il paziente dal personale medico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un deciso e decisivo impulso alla nascita della telemedicina derivò dalla necessità, in relazione ai primi voli spaziali, di trasmettere a distanza i parametri vitali, e questo stimolò, attraverso i relativi ampi finanziamenti messi a disposizione dalla NASA, la messa a punto di tecniche per la rilevazione e trasmissione dei parametri vitali che avevano naturalmente i limiti delle tecnologie dell’epoca poi superati grazie ai progressi nei diversi segmenti del processo di sviluppo della telemedicina. Opportunamente, quindi, la telemedicina è definita come “l’uso remoto della competenza medica nel luogo dove insorge la necessità”. Tale definizione non è unanimemente condivisa, in quanto ci sono visioni più restrittive che tendono a vedere la telemedicina solo come un processo e non come una tecnologia, che si scontrano con concezioni più “indulgenti” che tendono ad etichettare come “telemedicina” qualsiasi applicazione della telematica alla telemedicina. Al riguardo, è opportuno sottolineare che la telemedicina, proprio per il suo carattere interdisciplinare, deve il suo sviluppo soprattutto al contributo scientifico dell’ingegneria biomedica, ovvero di quella branca dell’ingegneria che utilizza metodi e tecnologie ingegneristiche per la soluzione di problemi biomedici. Ancora più esaustiva appare la definizione approvata a livello comunitario, per la quale la telemedicina è “l’integrazione, monitoraggio e gestione dei pazienti, nonché l’educazione dei pazienti e del personale, usando sistemi che consentano un pronto accesso alla consulenza di esperti ed alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il paziente o le informazioni risiedano.  E’ innegabile che l’adozione della telemedicina può portare a un abbassamento dei costi diretti e indiretti della salute (basti pensare alla riduzione del lavoro amministrativo superfluo, a una maggiore razionalizzazione nell’utilizzo del personale, nonché a una maggiore efficacia nelle azioni di prevenzione a largo raggio. Per le aziende e le organizzazioni sanitarie, la telemedicina può comportare il miglioramento generale dei servizi, e una maggiore facilitazione nella cooperazione tra centri di cura specializzati e centri di salute primaria, specie nei casi di emergenza e nei casi acuti, nonché la possibilità di adattamento dell’assistenza sanitaria alle impennate improvvise del numero dei pazienti. Per i medici ed il personale sanitario in genere, l’utilizzo della telemedicina comporta indubbiamente un incentivo all’incremento delle professionalità tramite sistemi come il teleconsulto e la videoconferenza, che rendono più facile ed economico l’aggiornamento professionale, attraverso lo scambio di testi, ricerche dati in genere, nonché un accrescimento della qualità delle decisioni del medico, mettendo a sua disposizione, in modo semplice e veloce, le informazioni relative al paziente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Notevole sarà anche il miglioramento che potrà registrare la qualità della vita dei pazienti, i quali potranno essere curati a domicilio. Indubbia sarà anche la riduzione delle liste d’attesa per le cure specialistiche. Infine, il paziente potrà beneficiare anche di un servizio migliore e di maggiori informazioni sullo stato della propria salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma lo stesso concetto di consultazione a distanza non è frutto di elaborazioni recenti. Si può così retrodatare al 1903 la prima rudimentale applicazione pratica della telemedicina, anno in cui l’olandese Wilhelm Einthoven, inventò l’elettrocardiografo: il telefono era stato da poco inventato e il fisiologo olandese lo utilizzò per trasmettere i suoni del cuore e dei polmoni di un paziente da un luogo a un altro. Nobile e alto l’intento, ma scarsi i risultati raggiunti, a causa dell’inadeguatezza dei sistemi di comunicazione del tempo, in quegli anni, infatti, si ebbero le prime positive trasmissioni di tracciati elettrocardiografici e elettroencefalografici tra centri specializzati degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada e dei Paesi Scandinavi. Negli anni’60 si registrò una poderosa impennata della pratica della Telemedicina, grazie anche all’utilizzo dei sistemi di comunicazione per lo studio della salute degli astronauti nello spazio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni’70 si ebbe un ulteriore progresso, in termini di tentativi condotti con esito positivo, della consultazione a distanza specie nel campo della radiologia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche in Italia oramai la telemedicina è diventata una realtà concreta, che ha registrato anche dei picchi di eccellenza. Sul campo, tuttavia, rimangono molti problemi ancora irrisolti: primo fra tutti, quello di un’adeguata protezione dei dati sensibili. Infine, importanti sono anche gli obiettivi di espansione dei progetti italiani di telemedicina nel Mediterraneo. Per il futuro, non è possibile sapere quale sarà la piega che prenderanno gli studi e le applicazioni pratiche della Telemedicina; tuttavia, è possibile ipotizzare non solo un uso più intenso della stessa nelle applicazioni quotidiane ma anche che venga utilizzata per le aree più isolate della Terra o nelle stazioni spaziali. Tuttavia, nel tempo, si è assistito ad un ampliamento delle possibilità applicative del teleconsulto che oggi finisce per rendere possibile il collegamento a distanza con un centro specializzato per ottenerne una qualificata consulenza previa trasmissione telematica di immagini diagnostiche e di dati biomedici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema della responsabilità del medico in telemedicina rappresenta una questione di iure condendo, più che di iure condito, attesa la scarsa o nulla produzione legislativa in materia, nonché la correlata mancanza di fonti giurisprudenziali. Per quanto concerne la responsabilità civile, è opportuno prendere le mosse dall’art.2043 c.c., norma cardine della responsabilità extracontrattuale o aquiliana, per la quale qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La telemedicina mette sul campo numerose altre problematiche giuridiche che al momento possono essere affrontate solo a livello dottrinario, non essendo disponibile alcuna regolamentazione normativa né alcuna pronuncia giurisprudenziale. La problematica principale connessa alla Telemedicina in Italia riguarda la gestione dei dati personali particolari. Si tratta a tutti gli effetti di dati sanitari che vengono trasmessi e condivisi attraverso piattaforme di videoconferenza, spesso utilizzate da più professionisti. L’aspetto sul quale è necessario porre massima cura e attenzione concerne la raccolta, l’archiviazione e la gestione dei dati personali dei pazienti durante le consulenze, i consulti e le sedute live.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre le problematiche di ordine giuridico, rimangono sul campo quelle di ordine deontologico. la mancanza dell’incontro fisico può interferire con la relazione terapeutica sia perché la distanza fisica impedisce al paziente di avere fiducia nel medico, sia perché l’impossibilità del medico di toccare il paziente può avere ripercussioni negative sul tradizionale iter logico visita-diagnosi prescrizione che spesso rischia di non essere rispettato o, anche nei casi in cui venga formalmente rispettato, risulta comunque gravemente compromesso anche lì dove si tratti di prestazioni che non richiedano necessariamente la presenza fisica del medico.  Il tutto, mentre un nuovo e più ampio filone della medicina moderna propone il ritorno al tradizionale esame fisico, a dispetto dei progressi tecnologici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima dell’avvento della Pandemia il termine Telemedicina non era certo di uso comune. Abbiamo iniziato ad utilizzarlo quando i medici, impossibilitati a muoversi dalle proprie abitazioni a causa del Covid-19, proponevano consulenze a distanza via Internet attraverso le piattaforme dedicate alle videoconferenze, un uso della telemedicina che però è avvenuto in un contesto di conoscenze tecnico-scientifiche e di consapevolezza organizzativa, a livello istituzionale e sanitario, non adeguato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il panorama sanitario ha quindi </span><a href="https://www.alleatiperlasalute.it/open-innovation/sanita-digitale-fra-sviluppo-e-diffidenza"><span style="font-weight: 400;">elementi evolutivi</span></a><span style="font-weight: 400;"> che stanno aprendo grandi prospettive e opportunità a cui si sommano, in questo momento, una grande incertezza sull’organizzazione delle attività sanitarie quotidiane ulteriormente aggravata dalla carenza del personale. Serve quindi molta competenza, che dobbiamo creare investendo nella formazione dei professionisti, e mettere a punto best practices e linee guida medico sanitarie che chiariscano sul dove e come intervenire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine stesso di “telemedicina” può suonare ed essere poco appropriato, come anche quello di medicina digitale. La medicina si evolve nel tempo, ma non per questo si ricorda la medicina degli amanuensi, o quella della macchina da scrivere o quella, per chi li ha usati, dei “word processors”. E la stessa medicina digitale, terminologia oggi sulla cresta dell’onda, non è altro che la medicina che, nella sua fase attuale di evoluzione, usa largamente le tecnologie digitali. Ma sarebbe un errore considerare la telemedicina e la medicina digitale come entità. Si tratta della medicina che, per usare pienamente le risorse tecnologiche oggi disponibili, potrà, e a nostro avviso dovrà, in funzione delle necessità, andare incontro a un processo di rimodellazione che non si limiti a sfruttare il supporto del digitale, ma lo utilizzi per rivedere e riprogettare i propri percorsi e le proprie logiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Telemedicina in Italia, rispetto ad altri Paesi europei è ancora uno strumento poco diffuso.  Consapevoli del fatto che questo mezzo non potrà mai sostituire una visita medica in cui la diagnosi dipende da un contatto diretto tra medico e paziente così come una call con un cliente non ha lo stesso valore di una stretta di mano.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11148" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Fashion and Colors</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">La moda e il tessile come espressione comportano un elemento di volatilità, di transitorietà ed allo stesso tempo, possono costituire l&#8217;elemento &#8220;identitario&#8221; di una certa cultura. In primo luogo, gli atteggiamenti nei confronti della moda sono cambiati radicalmente nel ventunesimo secolo alla luce della globalizzazione, dell&#8217;innovazione tecnologica e della rivoluzione digitale, elementi che hanno permesso una crescita esponenziale delle informazioni che circolano con una velocità mai vista prima nella storia umana. L&#8217;abbigliamento è stato sempre più spesso avvicinato come un mezzo di espressione di sé, piuttosto che come un significante di status o professione di conseguenza, la questione dell&#8217;identità nella moda sta cambiando a velocità diverse in varie parti del mondo, a seconda di quanto la regione sia connessa con il mondo globale, o invece sia ancora ancorata alle sue tradizioni e al suo patrimonio locale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La differenziazione tra Oriente e Occidente, tra Occidente e Oriente, a cui si fa spesso riferimento, richiede alcune spiegazioni. Oggi, l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente sono caratterizzati da approcci diversi in molti settori diversi: religione, società e, naturalmente, anche la moda. Questa differenziazione non è statica, poiché si basa su idee che sono cambiate nel corso della storia e che hanno dato origine a diverse tradizioni di pensiero. Sebbene &#8220;Oriente&#8221; e &#8220;Occidente&#8221; siano spesso intesi come l&#8217;indicazione di due categorie astratte, come rappresentazioni simboliche di due concetti di vita e di pensiero diversi e spesso opposti, queste due poli geografici si sostengono e si riflettono l&#8217;uno nell&#8217;altro. Detto questo, è anche vero che in una prospettiva storica, attraverso i cambiamenti delle &#8220;mode&#8221;, diventa possibile cogliere le trasformazioni sociali che hanno caratterizzato la società occidentale. La costante volontà di innovare con soluzioni originali ed efficaci ha portato i designer occidentali a incorporare l&#8217;aspetto distintivo di altre culture, reinterpretato dalla creatività e dalla sensibilità del designer verso le altre culture. Questa non può essere considerata una novità, in quanto le influenze di culture lontane erano presenti nella moda europea fin dall&#8217;apertura del commercio della seta, risalente al IV secolo. Il tessile dunque ha cominciato a viaggiare tra i paesi prima ancora degli uomini, quasi al loro posto e fin dall&#8217;antichità. D&#8217;altra parte, al di là degli scambi e delle ibridazioni, che costituiscono l&#8217;essenza del prodotto tessile, esistono tradizioni specifiche che rispecchiano da vicino la cultura in cui sono nate e proprio per questo motivo il tessile è sempre stato un veicolo perfetto per stabilire, esprimere e mantenere l&#8217;identità culturale delle persone. Influenze, a volte reciproche, diffuse, che coinvolgono non solo il commercio di beni e materiali, ma anche di stili, forme e ideali di bellezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I colori parlano di moda di tessuto nell’ambito del neuromarketing, una recente disciplina volta all’individuazione di canali di comunicazione più diretti ai processi decisionali d’acquisto mediante l’utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze, si stanno sviluppando degli studi volti a stimolare i consumatori all’acquisto favorendo la scelta di una tinta da parte dell’azienda nel packaging dei loro prodotti o la sfumatura delle pareti dei loro negozi. Ad esempio il rosso è in grado di suscitare calore e attrarre, perciò viene spesso utilizzato nelle vetrine dei negozi, soprattutto quelli di grandi dimensioni; per controparte la sua capacità di provocare una sensazione di eccitazione, nelle pareti interne dei negozi si preferisce l’utilizzo di una tinta blu che favorisce il rilassamento e stimola i clienti a una scelta più rilassata. Ci sono studi in ambiti sinestetici nei quali vengono associati i colori alla musica per facilitare la persuasione del consumatore all’acquisto. Anche il colore del piatto in cui le pietanze vengono servite e l’illuminazione ambientale possono suscitare impressioni diverse in modo da far apparire le pietanze come più o meno invitanti o più o meno abbondanti. Diventa perciò importante prendere in considerazione le percezioni sensoriali e come il colore degli oggetti, per gli esseri umani, sia essenziale in termini di marketing e strategie pubblicitarie. Una ricerca sul colore, in collaborazione con l’Università di Winnipeg, ha dimostrato che i consumatori hanno solamente bisogno di un massimo di 90 secondi per dare un giudizio su un prodotto con riferimento al suo valore, affidabilità, ed altro, e che il colore conti dal 62 al 90% di questo risultato. Quindi diverse teorie e ricerche dimostrano che il colore è capace di influenzare notevolmente gli atteggiamenti e le percezioni di un marchio pubblicitario. Il colore è l’elemento visivo che meglio si assimila e richiama forme e parole, tant’è vero che le nostre percezioni visive si mettono in relazione con le nostre esperienze passate e quindi stimolano il ricordo. Pertanto ogni colore ha un significato nascosto ed esercita i suoi effetti a livello inconscio, fino a suscitare in chi li percepisce un’idea secondo la quale indossandoli e utilizzandoli si piace a sé e agli altri e per favorire l’espressione della propria personalità. Un esempio esemplificativo nell’ambito della moda è il rosso Valentino, ideato dall’omonimo stilista, che è una miscela tra il rosso cadmio, il porpora e il carminio, è proprio questa particolare sfumatura di rosso che gli ha dato una fama internazionale. Una leggenda narra che l’ispirazione che ha portato lo stilista a questa predilezione risalga a quando in giovane età sia stato abbagliato dal rosso mentre era al teatro dell’opera di Barcellona ed il ricordo di quei personaggi sul palcoscenico vestiti di color vermiglio gli fece capire i valori intrinsechi di quel colore tanto intenso che lo ha condotto poi ad elaborarne una variante che ora lo identifica. Il verde Carven fu inventato dalla omonima stilista nel 1945, la quale ideò il cosiddetto “verde feticcio” ovvero un verde brillante fuso con il bianco che rese il suo marchio inconfondibile sia per quanto concerne gli abiti che il packaging della sua merce. Esistono colori nell’ambito della moda che sono diventati un marchio come il blu di Tiffany, che è stato brevettato e che appare come un blu tendente al verde come un mix tra il turchese e l’acquamarina. Questa particolare nuance deriva dalla mescolanza tra il blu del fiore “Non ti scordare di me” e il particolare colore dell’uovo del pettirosso (nello specifico è stata usata una variante più pallida), simbolo di fortuna. Esistono altre situazioni che sono riuscite a cambiare degli usi folcloristici della società, come la Coca-Cola nei confronti di Babbo Natale. In origine infatti Santa Klaus era di colore verde, come i suoi aiutanti Elfi. Successivamente a cavallo tra 800 e 900 apparirono sporadici casi nei quali l’abbigliamento era rosso e bianco, come siamo abituati a conoscerlo oggi. A fissare questi ultimi colori del personaggio nell’immaginario collettivo furono le pubblicità natalizie del celebre marchio “CocaCola”, che usarono questa figura come testimonial a partire dal 1931. L’Azienda infatti all’epoca era già una potenza commerciale tale da riuscire ad annullare l’uso di tutti gli altri colori che erano usati per rappresentarlo. Babbo Natale fu d’allora sempre rappresentato vestito in bianco e rosso proprio come una lattina di Coca-Cola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La psicologia della moda studia il rapporto versatile e poliedrico che ognuno di noi ha con gli abiti e gli accessori, riconducendo questa varietà ad alcuni processi sociali e cognitivi che mettono in relazione gli individui con l’ambiente, mostrandone gli obiettivi, l’identità, le motivazioni, l’influenza sociale, la conoscenza e la comunicazione. Abiti e accessori dialogano di noi con gli altri, sono come una seconda pelle, un io-pelle (pelle mentale) che contiene tutte le nostre parti buone, un’interfaccia con gli altri e una barriera di difesa. Secondo la psicologia della moda gli abiti sono un manifesto che contiene le iscrizioni della nostra identità e parlano per noi. Flaccus (1906) ha dato un valido contributo alla psicologia dell’abbigliamento in merito all’estensione di sé affermando che “</span><i><span style="font-weight: 400;">Quando portiamo un corpo estraneo in contatto con la superficie del nostro corpo (questo fenomeno non è limitato solo al tatto) la consapevolezza della nostra esistenza personale si prolunga nell’estremità e nella superficie di questo corpo estraneo, e di conseguenza nascono delle sensazioni di estensione del proprio io o di acquisizione di un tipo o di una quantità di energia estranea o di un grado inconsueto di vigore, di resistenza fisica, di sicurezza</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Secondo questa formula, ripresa dal libro di John Carl Flugel (1974), l’abbigliamento ci permette di estendere il nostro io corporeo. Un chiaro esempio di questo principio è la gonna, essa aggiunge alla forma umana pregi che la natura non le ha dato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo la psicologia della moda attraverso la forma di un abito, i suoi colori, le dimensioni di un cappello, l’altezza di un tacco, il disegno di un tessuto o i suoi movimenti, possiamo trovare una chiave di lettura alla conoscenza di noi stessi e degli altri, utilizzando le leggi della percezione sensoriale. Tali leggi spiegano come i nostri organi di senso siano colpiti da molte sensazioni, ma tendono ad elaborarne alcune più evidenti, creando una figura e lasciando il resto sullo sfondo, oppure organizzando le informazioni rilevanti in una struttura che unifica i vari elementi. Così un particolare tipo di abbigliamento o un accessorio, possono trovarsi a fuoco ed essere oggetto della nostra attenzione o perché lo stimolo è nuovo e inaspettato, o all’inverso perché è abituale, ma soprattutto perché attiva interessi o motivazioni, pensieri o emozioni. Ad esempio, le gonne corte, i corpetti aderenti, i tacchi alti. Anche la percezione dei colori è importante secondo la psicologia della moda ci sono due diversi approcci verso i colori: la sensazione percettiva determinata dalla percezione cromatica, e l’emozione legata alla simpatia o all’antipatia che genera in noi un colore. La preferenza per un colore o il rifiuto di un altro potrebbe essere determinato dallo stato emotivo, Aristotele definiva l’uomo come un animale sociale, oggi invece lo definiremmo più da social. Non solo, ciò che lo contraddistingue è il preponderante uso della vista per orientarsi nella complessa realtà odierna, sebbene il flusso di informazioni su cui si basi sia limitato e instabile. Proprio per questo, la moda, in un&#8217;ottica, ovviamente, di incremento delle vendite, ha accolto i consigli del caro marketing e ha puntato su colori e loghi, in alcuni casi diventati vere e proprie trame. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il color cammello domina le passerelle e conquista un posto in pole position anche nel nostro guardaroba e dona un’allure raffinata e irresistibile ed è un colore classico e intramontabile. E’ un passe partout per qualsiasi abbinamento cromatico. Il trend primavera estate di quest’anno   riafferma il classico cappotto color cammello, trovando diverse interpretazioni sia in termini di materiali che sfumature. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il colore, però, che sembra essere l’arma vincente nel farsi riconoscere il primo possibile, una reazione necessaria da parte delle case di moda che devono pur combattere in qualche modo la possibile, e temuta, irrilevanza. Non c’è abbastanza tempo a disposizione per prendersi qualche istante davanti ad una vetrina, tantomeno per riconoscere un capo d’abbigliamento visto ad una sfilata o indosso ad una celebrità su uno dei tanti red  carpet che intasano regolarmente i mass media e infatti, </span><span style="font-weight: 400;">dall’eterna influenza delle passerelle fino ai nuovi trend di Tik  Tok, i gusti in fatto di </span><a href="https://www.today.it/benessere/bellezza/nuove-tendenze-moda.html"><span style="font-weight: 400;">moda</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">sono in continua e veloce mutazione, soprattutto nel Belpaese, dove il made in Italy sempre di più assorbe le influenze oltreoceano</span> <span style="font-weight: 400;">Ma non si può dire sempre  per certo che</span><span style="font-weight: 400;"> la caratteristica che più balza agli occhi è che le tinte proposte in alternativa, giallo e rosso in primis, sono accese, se non accesissime. Per dimostrare che nella moda non esistono “mezzi termini”, ai colori violenti vengono contrapposte delle gamme di cromie più “tenui” che traggono ispirazione dalla terra: ocra, bruno, sabbia… le modelle sembrano essersi rotolate con gioia in un mondo naturale, nella vita quante volte una persona può cambiare idea sul proprio colore preferito? Vestiti, accessori, colori, stili: le passerelle hanno decretato i </span><i><span style="font-weight: 400;">diktat</span></i><span style="font-weight: 400;"> dell’anno che verrà, preannunciando una stagione carica di nostalgia, riferimenti al passato e rivisitazioni dei grandi classici. Non mancheranno i colori &#8211; tanti e super brillanti &#8211; e neppure i luccichii, perfetti per dare un </span><i><span style="font-weight: 400;">boost</span></i><span style="font-weight: 400;"> al guardaroba e soprattutto all’umore in tempi così complicati.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11104" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-768x512.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-1536x1025.png 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-696x464.png 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-1068x712.png 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen.png 1880w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>“Un amico si prende sempre cura della libertà dell’altro”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 15:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Come si riconosce una vera amicizia?]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Chi trova un amico trova un tesoro, recita un noto proverbio che deriva da un detto di Salomone riportato dalla Bibbia: ‘Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. In sintesi l’amicizia è un’unione spirituale fra due o più persone. Per Empedocle originariamente l’amicizia era un principio divino che univa armonicamente e pacificamente fusi insieme, come in un abbraccio amoroso, invisibili e impalpabili, tutti gli elementi di Dio, la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco, nonché i suoi innumerevoli attributi, da cui è scaturito l’universo, rendendo così concreto e manifesto, chiaro e distinto, ciò che prima era invisibile.</span> <span style="font-weight: 400;">Per Empedocle l’universo è il risultato di un processo, scientifico, di mescolanza e di separazione, ed è soggetto a due forme cosmiche primordiali: l’Amicizia e la Contesa (cioè l’Amore e l’Odio), di cui la prima ha il potere di attrarre, la seconda di respingere, e ciò è visibile e si realizza soprattutto nell’uomo, attraverso la dialettica: tesi e antitesi, che si risolvono nella sintesi, la quale si verifica solo in casi rari e negli uomini saggi, a alla fine, dice sempre Empedocle, gli elementi primari, che si sono disgregati e contrapposti, torneranno ad essere amici come prima.</span> <span style="font-weight: 400;">Amicizia e ospitalità sono due pensieri iperbolici e dunque, cosa è l’amicizia? Dove è l’amicizia in questo nostro mondo diviso dal conflitto, tagliato dall’ineguaglianza, segnato da povertà, esclusione, oppressione? Piuttosto che tentare, invano, di definire cosa è, o cosa caratterizza affermativamente, l’amicizia, conviene partire dalla definizione di ciò essa non è. Da una decostruzione, o da uno scioglimento, dei nodi che il linguaggio filosofico, ma anche il senso comune, ha stretto intorno a questo concetto, spingendolo sempre più lontano dal suo significato originario, l’amicizia appartiene alla sfera del logos. Implica il contatto e l’intimità, ma non la compenetrazione dell’amore. Colpisce ma non travolge, assimila ma non possiede. l’enigma dell’amicizia è racchiuso in questo ossimoro – un legame che scioglie, un contatto che consente la distanza, che non distrugge il “fra” che insieme ci relaziona e ci distingue. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’amicizia, descrivibile come quel legame privo d’interessi che manifesta un chiaro sentimento affettivo e che riesce ad unire in modo bilaterale, trae origine dall’antichità. Etimologicamente, discende dal latino </span><i><span style="font-weight: 400;">amicitia</span></i><span style="font-weight: 400;">, è riconducibile al termine </span><i><span style="font-weight: 400;">amicus</span></i><span style="font-weight: 400;">, oltre ad essere ricollegabile al verbo amare.</span> <span style="font-weight: 400;">È un’attività fisica, esprime il modo in cui ci rapportiamo con gli altri e con il mondo circostante, e si manifesta per la sete di realizzare un bene da godere, ma anche per il desiderio di salvarci da un male che ci affligge e, in questo caso, appunto, diviene un mezzo per ottenere la salvezza. </span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">Nella sua vera accezione, rappresenta un rapporto di affetto vicendevole e non può esistere in assenza di reciprocità. È uno sporgersi verso l’altro, un movimento in direzione di questi e, da sempre, è stata capace di legare le persone tra di loro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’amicizia la vera relazione costruttiva “non è quella in cui si tende ad ignorare o ad appiattire le differenze, ma piuttosto quella che si sviluppa da soggetto a soggetto e che consente a ciascuno di valorizzare la propria singolarità personale, perché se non c’è reciprocità non c’è arricchimento, ma solo plagio di coscienza e dominazione dell’uomo sull’uomo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma dunque, “Che cosa è l’amicizia?”, approfondendone la definizione, l’approccio dal punto di vista oggettivo e soggettivo, gli elementi che emergono dagli studi di alcuni filosofi e scrittori dell’antichità, in particolare Aristotele, per il quale “l’amicizia non è un optional, ma un’esigenza profonda dell’essere umano” e Cicerone, che vede l’amicizia “come una forma d’amore e frutto di affinità elettive”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cicerone ha scritto oltre duemila anni fa un libro sul valore dell’amicizia. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Posso solo consigliarvi di anteporre l’amicizia a tutti gli umani sentimenti; nulla è infatti tanto consono alla natura, tanto adatto sia nella buona che nella cattiva sorte</span></i><span style="font-weight: 400;">“. L’amicizia è quindi per Cicerone il bene più importante ed è così forte che si consolida solo tra poche persone: “Quanta sia la forza dell’amicizia si capisce dall’infinito vincolo del genere umano che la stessa natura ha costituito, il legame diviene così stretto e chiuso che si instaura solo fra due o poche persone“.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste o no ancora l’amicizia nel mondo contemporaneo, sottolineando che “se ad una prima osservazione sembrerebbe di no, perché nella società di oggi, dominata soprattutto dall’utile economico, dalla competizione per il potere, dalla raccomandazione, c’è ben poco spazio per i rapporti personali sinceri, in realtà l’amicizia continua ad essere una componente essenziale della nostra vita”.</span> <span style="font-weight: 400;">l’amicizia ai tempi dei social si manifesta anche con annunci e proclami del tipo: “Sappiate che oggi ho deciso di fare pulizia tra le mie amicizie“. Il social mette in comunicazione migliaia di persone e permette loro di condividere idee e contenuti ma chiamarla amicizia è troppo. Specificare che “</span><i><span style="font-weight: 400;">essere amici su Facebook</span></i><span style="font-weight: 400;">” è diverso che essere amici sul serio è un grado di consapevolezza apprezzabile che per fortuna ancora hanno in molti ma che, tuttavia, non riesce a riparare del tutto alla distorsione creatasi sul nobile significato della parola amicizia.</span> <span style="font-weight: 400;">L’amicizia è un valore alto perchè disinteressato. Le persone sono amiche non per ricerca di utilità ma per naturale inclinazione sociale: “L’amicizia sorge dalla natura piuttosto che dal bisogno, dall’inclinazione dell’animo con un certo sentimento di amore piuttosto che da una riflessione su quanta utilità essa abbia”. L’amicizia è forte e sicura e non comporta turbamenti, anzi aiuta a vedere meglio il futuro anche nelle difficoltà. “Dovunque tu vada essa è sempre a tua disposizione, non è allontanata da nessun posto, non è mai inopportuna, mai di peso.</span> <span style="font-weight: 400;">Plutarco invita a saper cogliere la differenza fra la vera amicizia e l’illusione di chi vuole arrivare ai propri scopi senza preoccuparsi di ferire gli altri nei propri sentimenti.” L’amicizia è la cosa più piacevole e gioiosa di tutte, e quindi l’adulatore si serve anche di ciò che fa piacere. La vera amicizia si fonda perlopiù sulla comunanza degli interessi e sull’affinità dei caratteri: rallegrarsi per le stesse gioie e fuggire gli uguali dolori è qualcosa che avvicina gli uomini e li lega grazie al sentire comune.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sempre ci sono conflitti e incomprensioni alla base della fine di un&#8217;amicizia. La natura stessa del legame amicale lo rende vulnerabile ai cambiamenti che accompagnano l&#8217;esistenza soffrono più per un’amicizia finita che per una relazione amorosa conclusa, perché, se per l’amore avevano messo in conto i rischi delle difficoltà di coppia, delle incompatibilità, del tradimento o della fine del sentimento, dal legame di amicizia si attendevano che restasse per sempre inalterato ed è più frequente che non riescano a individuare un motivo che ne legittimi e renda comprensibile la fine. Così si arrovellano a cercare di capire e a ripercorrere ciò che possono aver fatto di sbagliato perché l’amicizia finisse.</span> <span style="font-weight: 400;">La natura stessa dell’amicizia e le funzioni a cui essa assolve, ne determinano la vulnerabilità agli effetti del tempo e, soprattutto, ai cambiamenti che nel tempo accadono nelle persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell&#8217;era dei Social assistiamo ad un paradosso: per stringere un&#8217;amicizia basta un click e sono superate le distanze, le barriere sociali e culturali vengono annullate, tuttavia una chat o un canale social non possono sostituire la relazione amicale fisica. Possono aiutare ad alimentarla, ma per costruire e mantenere un&#8217;amicizia occorre tempo trascorso insieme, affetto e fiducia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;amicizia si fonda su una condivisione di progetti, di ideali, di interessi, di passioni ed è più facile che nasca e si mantenga tra persone che hanno qualcosa in comune. D’altra parte, nel corso dell’esistenza noi evolviamo continuamente, cambiando non solo le circostanze esterne ma anche la nostra personalità, e può accadere che ci si ritrovi senza più nulla in comune e che il filo che tiene unita l’amicizia si assottigli sempre di più.</span> <span style="font-weight: 400;">Se consigli e comportamenti sono spinti dai propri interessi, dall’invidia o dall’egoismo, l’amicizia è apparente. Le amicizie che si fondano sulle apparenze non sono sincere né durature. Qualora venga a mancare la gratificazione o l’interesse, tale legame si sgretola.</span> <span style="font-weight: 400;">Un&#8217;amicizia vera non muore mai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, non esiste manuale che possa garantire la buona riuscita di una relazione di amicizia. Una buona rete sociale è essenziale per sconfiggere ansie e depressione e invecchiare bene. Principio base da tenere presente  è la reciprocità che  significa attenzioni e prendersi cura a vicenda. Un buon amico dovrebbe essere sempre con te quando i tempi sono difficili, ma sarà anche lì per festeggiare con te quando le cose andranno bene. Non dovresti mai sentire di dover mantenere segreti con i tuoi amici, perché essere onesti con loro è una delle parti essenziali di una vera amicizia. Non preoccuparti mai di ciò che la gente pensa di te o spettegola su di te, perché i veri amici non lo fanno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vera amicizia è un sentimento così intenso e profondo da essere naturalmente e necessariamente raro: «l’amico deve essere il custode dell’animo reciproco: deve custodire in un silenzio fedele tutti i segreti che vi trova; curare e sopportare quanto vi scorge di imperfetto; gioire quando l’amico gioisce, soffrire quando soffre, sentire come proprio tutto ciò che è dell’amico».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli amici intimi aspettano sempre i nostri consigli. Queste sono persone con cui puoi condividere buone notizie, festeggiare o fare affidamento. Sono perspicaci e partner nella crescita che si sostiene a vicenda. Ti danno davvero la libertà di essere te stesso. Il sostegno continuo e incondizionato, l’amore reciproco e la lealtà sono i tratti distintivi di tali amicizie. La vita generalmente sembra più piena quando trovi questi amici. Affinché un’amicizia diventi profonda, sincera, vera, indissolubile, è importante essere se stessi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;amicizia è una delle forme in cui si manifesta l&#8217;amore nella nostra vita; è un legame complesso, che coinvolge chi lo vive, fondato prevalentemente su una sintonia psicologica ed emotiva che tocca diversi aspetti della vita. Se hai il dono di avere un amico vero, sincero, su cui poter contare in ogni momento e particolarmente in quelli più difficili, sicuramente ti sei messo in gioco nella relazione. Avrai imparato a coltivare una comunicazione efficace, che non consiste in una tecnica per tenere l&#8217;altro legato a te, ma richiede la capacità di accogliere l&#8217;altro con le sue diversità nella libertà di mostrare te stesso come sei, senza finzioni, senza maschere, senza corazze più o meno pesanti. Su questi valori si fonda una relazione che genera gioia, sicurezza, fiducia, comprensione e ti libera dalla solitudine e dalla incomunicabilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Coltivare l&#8217;amicizia verso se stessi è il primo passo per diventare amici.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11083" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1536x1024.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-2048x1365.jpg 2048w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1920x1280.jpg 1920w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Le strade della lealtà son sempre rette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vale la pena essere leali?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dovere di comportarsi secondo il principio della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto comunque rappresenta il principale parametro di condotta per tutti. “Poiché in ogni ricerca vi sono principî, cause o elementi, e il conoscere e il sapere consistono nella conoscenza di questi  noi diciamo infatti di conoscere una cosa, solo [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il dovere di comportarsi secondo il principio della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto comunque rappresenta il principale parametro di condotta per tutti. “Poiché in ogni ricerca vi sono principî, cause o elementi, e il conoscere e il sapere consistono nella conoscenza di questi  noi diciamo infatti di conoscere una cosa, solo allorché possediamo la conoscenza delle cause prime e dei principî primi, fino agli elementi semplici” ARISTOTELE,  sembra opportuno avviare la nostra ricerca sulla natura dei principî costituzionali fondamentali e sui loro rapporti con i valori dalla ricostruzione in chiave storica del concetto di principio, anche secondo prospettive diverse da quella strettamente giuridica. Tutti i principî hanno un che di comune: sono il primo termine dal quale trae inizio o l’essere o il divenire o il conoscere; dei principî, poi, alcuni sono inerenti alle cose delle quali sono principî, altri sono esterni a quelle cose. Perciò sono principî anche la natura, l’elemento, il pensiero, la scelta, la sostanza e lo scopo: e infatti il principio del conoscere e del divenire per molte cose sono il buono e il bello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E Proprio in quanto virtù dai mille vantaggi, la lealtà non conosce vie meridiane ed è tra i principi del lieto vivere  e come  diceva Confucio: «Mettete la lealtà al di sopra di ogni cosa, e non abbiate paura di correggere i vostri errori» ,le piccole e grandi </span><a href="https://www.nonsprecare.it/come-comportarsi-con-bugie-bambini-genitori"><span style="font-weight: 400;">bugie</span></a><span style="font-weight: 400;">, le furbizie, i detti  e non detti, sono tutte cose che possono procurare (modesti) vantaggi nell’attimo breve del tempo, ma alla lunga è la lealtà, l’avere una parola e rispettarla,  che rende una persona più credibile, più autorevole e più attraente. È solo una questione di tempo.</span> <span style="font-weight: 400;">È sempre più evidente lo scarto tra il bisogno diffuso di lealtà e le dinamiche correnti che di fatto lo intrappolano o lo sviliscono. Fino a consegnarci una pratica distorta della lealtà, che pretende di far passare per tale la sfacciataggine o l’ostentata voglia di perseguire apertamente solo i propri interessi. Il Codice Etico promuove i principi della correttezza, dell‘onestà e della lealtà nelle attività sportive, e più in generale promuove rapporti sociali basati su correttezza di comportamenti, atteggiamenti e linguaggio per evitare episodi che generino discredito o reputazione negativa,  generalmente </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">si confonde la lealtà con la mancanza di pudore. E la lealtà viene ridotta a un ideale, sì, ma che non obbliga. Un’aspirazione inconcludente o, peggio, un bene non spendibile in una quotidianità avvezza ad assicurare vantaggi solo a chi pratica mezze verità, vive di furbizie e ricorre a detti e non detti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lealtà, secondo </span><a href="https://it.wikisource.org/wiki/Autore:Publio_Terenzio_Afro"><span style="font-weight: 400;">Terenzio</span></a><span style="font-weight: 400;">, si è pura e perfetta fede e non mostrare una cosa per un’altra. E puossi appropriare la lealtà alle grue, che hanno uno loro re, e tutte lo servono più lealmente che niuno altro animale serva al suo signore; e la notte quando dormono, mettono il re in mezzo, e stannogli tutte intorno, e sempre mettono due o tre guardie, perch’elle non si addormentino; e tengono l’uno piè in terra e l’altro levato, e nel piè levato tengono una pietra, chè se il sonno gli abbattesse, la pietra gli caderebbe dal piede: e questo si è tutto per la grande lealtà che si portano insieme, e per non fallare al re, nè a loro compagnia, che stanno alla loro sicurtade. </span><a href="https://it.wikisource.org/wiki/Autore:Decimo_Giunio_Giovenale"><span style="font-weight: 400;">Giovenale</span></a><span style="font-weight: 400;"> dice: Tutte le cose del mondo altri le biasima, altri le loda, se non due lealtà e verità; queste sempre si lodano. Longino dice: Per tre cose può l’uomo venire in grande stato, usando lealtà, dicendo verità, e non pensando cose vili. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulla fiducia si costruisce la lealtà. Lealtà è legame, alleanza, sintonia, accordo in vista di obiettivi da raggiungere e percorsi da costruire insieme. La lealtà dev’essere coltivata da chi fornisce gli obiettivi dando adeguate spiegazioni e motivazioni. Nella lealtà la volontà si impegna per un fine, un obiettivo. E la volontà è questa facoltà complessa che implica che colui che vuole, obbedisca anche a ciò che vuole. Colui che vuole dà un comando a sé stesso e vi obbedisce. La capacità di volere è importante per l’edificazione di una persona che sappia determinarsi eticamente. Se il legame di lealtà, non di fedeltà cieca o di adulazione, non viene posto in essere, si aprono gli spazi per atteggiamenti individualisti, di difesa di sé, di arroccamento al proprio posto. L’etimologia di lealtà rinvia anche alla legge e all’elezione, alla scelta: la lealtà è scelta quotidiana. Il </span><i><span style="font-weight: 400;">leader</span></i><span style="font-weight: 400;">, chi governa e comanda, deve saper farsi scegliere ogni giorno come </span><i><span style="font-weight: 400;">leader</span></i><span style="font-weight: 400;">: egli non lo è solo in virtù del suo ruolo, ma deve saper meritare quotidianamente sul campo la conferma. Se per farsi accettare e ri-scegliere, i capi diminuiscono ogni giorno la loro serietà e si fanno meno esigenti, tolgono fondamento alla loro stessa autorità. E allora si cade nella collusione, nella mentalità mafiosa. C’è un comportamento mafioso che si materializza in lobby, cricche, cordate, complicità, coperture reciproche, scambi di favori, creazione di amici-alleati e di relativi nemici. La lealtà poi, si accompagna alla sincerità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sincerità, lealtà e rispetto portano a un uso della parola veritiero, che non calunnia, non intimidisce, non ricatta, dunque l’etica è la modalità con cui l’uomo abita il mondo, e lo abita con altri uomini. Come la casa delimita un territorio, segnala un dentro e un fuori, dà riparo e sicurezza, così l’etica traccia confini, ispira regole, delimita ruoli e funzioni, segnala ciò che è da fare e ciò che è da evitare. L’etica è la casa degli umani, essenziale per il loro abitare il mondo.</span> <span style="font-weight: 400;"> Cosa può esserci all’origine della lealtà, l’antropologia ci dà una risposta interessante. Questa dimensione sembrerebbe aver funto, in passato, da meccanismo di sopravvivenza. In quell’epoca ancestrale così diversa e piena di pericoli, ricevere l’aiuto e il sostegno dei membri del gruppo era fondamentale per la sopravvivenza.</span> <span style="font-weight: 400;">Oggigiorno il contesto è cambiato. Tuttavia, in qualche modo, continuiamo ad avere bisogno di quella vicinanza e sicurezza da parte delle persone a noi care per sentirci bene. </span><a href="https://lamenteemeravigliosa.it/attenzioni-figlio-incompetente/"><span style="font-weight: 400;">Significa dare all’altro le nostre attenzioni</span></a><span style="font-weight: 400;">, il rispetto e un impegno costante, grazie ai quali sapere che non verremo traditi. Grazie ai quali capire che in questo comportamento non ci sono interessi occulti o doppi fini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il conflitto politico centrale nelle democrazie di fine secolo fra destra e sinistra, fra libertarismo ed egualitarismo democratico; che cosa dobbiamo al vecchio Marx; quale etica per la politica; le ragioni della bioetica; che cosa il lessico europeo suggerisce a proposito dell&#8217;Unione Europea; l&#8217;idea di discussione pubblica nell&#8217;era dei talk show; le sfide per la teoria della giustizia internazionale ai tempi della globalizzazione; la ricorrente questione dei rapporti fra filosofia e politica; l&#8217;elogio dell&#8217;imperfezione; l&#8217;idea di lealtà civile.</span> <span style="font-weight: 400;">A lealtà un tempo era questione di onore e di amor proprio, due concetti piuttosto obsoleti nella nostra epoca. Oggi essere leali è difficile e non è obbligatorio in una quotidianità che regala vantaggi solo a chi vive di furbizie e di mezze verità. La persona leale è in sintonia con i propri valori e rispetta gli altri e in questo rapporto non c’è spazio per bugie o secondi fini. Non è solo una forma di sincerità verso l’altro ma un patto fiduciario che tiene saldo il legame tra due persone negli affetti. La lealtà diventa in tal senso una virtù seduttiva e implica essere sinceri e mai accondiscendenti. Difficile perseguirla in un mondo nel quale l’amicizia come l’amore sono diventati un contatto in rete ed è sempre più raro incontrare persone degne di stima che mantengono la parola data, capaci di andare oltre ogni calcolo personale. La nostra società ha sempre più bisogno di persone leali che agiscono con sincerità e franchezza e rifuggono dalla finzione e dalla necessità di perseguire apertamente i propri interessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo l’ultima cena, mentre Gesù e i suoi discepoli andavano verso il monte degli ulivi, Gesù dichiarò che i discepoli sarebbero stati scandalizzati da ciò che sarebbe avvenuto quella notte. Pietro promise lealtà a Gesù, qualsiasi cosa sarebbe avvenuta, ma così non fu:</span> <span style="font-weight: 400;">Matteo 26:33-35: “Allora Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tutti si scandalizzassero per causa tua, io non mi scandalizzerò mai!». Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli disse: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò in alcun modo». Lo stesso dissero anche tutti i discepoli.”</span> <span style="font-weight: 400;">La vera lealtà deve essere dimostrata in fatti, non proclamata a parole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei momenti di difficoltà e di crisi che si testa e si mostra questo sentimento, spesso all’interno di un rapporto qualunque esso sia, durante il proseguimento e la direzione di una relazione, di un progetto, il raggiungimento di un obiettivo. Chi è leale vive meglio e la lealtà ci rende più liberi e più sereni con la nostra coscienza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10866" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-le-strade-della-lealta-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10867" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/2le-strade-della-leala-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Pazienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 15:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[La pazienza è la virtù dei forti]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">La pazienza negli ultimi anni l’abbiamo disimparata. A un certo punto ci è parsa obsoleta, inutile. In effetti la pazienza nell’epoca della velocità e della performance immediata era una voce dissonante che presto tutti hanno smesso di ascoltare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’era della frenesia, delle notizie istantanee e delle scelte immediate, aspettare, attendere e non lasciarsi trasportare dall’attimo è diventato un privilegio che ci concediamo raramente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo ammettere che alla pazienza non riconosciamo abbastanza valore, consapevoli della sua importanza vitale la consideriamo una</span><a href="https://www.nonsprecare.it/riunioni-aziendali-linutile-spreco-di-tempo-che-fa-pure-male-anche-al-lavoro"><span style="font-weight: 400;"> “perdita di tempo</span></a><span style="font-weight: 400;">” e una virtù d’altri tempi che sembra non ci si possa permettere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza” diceva Balzac e quindi «ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza». Già, la pazienza è notoriamente «la virtù dei forti» ma sembra essere vittima di un inesorabile declino negli ultimi decenni. Vogliamo tutto e subito e spesso, anche al lavoro, non riusciamo a sopportare i sacrifici che impone un obbiettivo di valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con totale serenità d’animo Socrate accettava anche il carattere scontroso della moglie Santippe: infatti è risaputo che lei fu eccessivamente irritante, permalosa e che, piena d’ira e di rancori, offese suo marito di giorno e di notte  sopportando di propria iniziativa l’arroganza e le offese della moglie, avrebbe sopportato più comodamente anche i difetti degli altri e non sarebbe mai stata vinta la sua bontà,</span> <span style="font-weight: 400;">dunque, in questa dizione c&#8217;è l&#8217;indicazione di sviluppare questi atteggiamenti positivi nei confronti delle avversità della vita. Solo chi riesce a essere paziente dimostra infatti maggiore resistenza, ed è destinato a vincere su chi invece è più forte e ci aiuta a  gestire lo stress e la frustrazione, a mantenere il controllo anche nelle situazioni sfavorevoli e a rimanere centrati e “La calma è la virtù dei forti” “Essere pazienti non significa essere deboli, ma avere scoperto una nuova forza interiore”, questa, infatti, non è una virtù passiva che si concretizza nell’aspettare, ma nel saper gestire con calma molte situazioni diverse senza perdere la calma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un cambiamento dovuto a diversi fattori, fra cui un ruolo decisivo è stato giocato dalla recente rivoluzione digitale che ha ridisegnato, fra le altre cose, il concetto del tempo. Il cui unico scopo è abbattere le barriere spazio-temporali tra noi e i nostri desideri. Finisce che la nostra mente si abitua a questa velocità e la pretende in tutti gli altri ambiti della nostra vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Paziente è chi sa che per raggiungere il suo obiettivo ci metterà tempo e nonostante questo ogni giorno lavora sodo per fare un passettino in avanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Non ci si può stupire neanche che l’orizzonte del mare appaia tra i primi risultati di ogni ricerca che abbia a che fare con questa parola. Calmo è essenzialmente il mare quando non c’è vento, quando la bonaccia affloscia le vele, quando la superficie delle acque non è neanche increspata. Chiunque abbia visto almeno una volta un mare in tempesta, comprende che l’espressione mare calmo è molto più di un’indicazione di tranquillità, rappresenta il sollievo di fronte ad un pericolo scampato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così dobbiamo andare a rovistare fra gli insegnamenti dei nonni, paradossalmente i più minacciati dal virus in questo momento storico, e cercare qualcosa che possa spiegarci adeguatamente l’arte della pazienza, soprattutto qualcosa che sia in grado di illustrare questa virtù, la pazienza alla fine è un “ventre”, che raccoglie fiducia e desideri. L’attesa, in compagnia della fiducia e dei desideri, è molto più confortevole. Certo fiducia e desideri ci scuotono dalle fondamenta e, soprattutto, ci chiamano al rischio, altro tema difficile fino a ieri l’altro. Il rischio di esporsi e perdere per sempre la nostra missiva nell’infinito, il rischio che il nostro aeroplanino di carta precipiti nel vorticare dell’indifferenza. Ma, soprattutto, la pazienza significa dare fiducia in primo luogo a noi stessi e attribuire valore ai nostri pensieri più profondi e renderli sentinelle delle nostre ore di buio interiore. </span><span style="font-weight: 400;"> La pazienza dimostra essere l’unico vero antidoto alla paura. La paura chiede risposte immediate, ancestrali e non si addomestica, certo, ma può essere parzialmente disinnescata dalla pazienza di stare a guardare fino alla fine, senza “spoilerare” finali apocalittici generati da ansie e da fragilità. La pazienza in particolare è proprio la qualità che ci consente di dominare le nostre emozioni e di non cadere in balia dell’istinto, della paura, delle preoccupazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’epoca contemporanea la pazienza non è tra l’altro più di moda, viviamo un’epoca dove tutto corre veloce, dove l’emozione si esprime con “un click”, con “un’emoticon”, con “un like”, dove tutto è a portata di cellulare e il tempo “presente” sembra non esistere. Mentre la pazienza richiede tempo, richiede di essere nel “qui e ora”, nel presente. E non caso abbiamo unito alla pazienza la perseveranza, che è la capacità di portare avanti con costanza una determinazione. È la qualità che ci consente di “non mollare” e di sapere vivere il tempo presente e il tempo nel suo scorrere, anche lento, senza “cambiare strada”. La difficoltà del perseverare sta nella determinazione, ovvero nella chiarezza del motivo per cui abbiamo deciso di fare una certa cosa, nel nostro stare “dentro” al tempo presente possiamo scoprire l’importanza di “saper aspettare” dominando le nostre emozioni, perché in questo si racchiude l’effetto di chi è “padrone” di queste due qualità invisibili. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia nel tempo dell’isolamento per la pandemia, sia nel tempo della ripresa di relazioni e attività, è stata richiesta e continua ad essere richiesta a tutti noi una grande quantità di pazienza, a cui probabilmente non eravamo abituati.</span> <span style="font-weight: 400;">Tensione, incertezza, nervosismo si sono fatti molto sentire anche nel caso dell’assenza di contagi effettivi. Fra le molte virtù che in questo periodo sono diventate più preziose del solito c’è dunque pure quella della pazienza che </span><b>è una virtù del quotidiano</b><span style="font-weight: 400;"> senza di essa i rapporti di coppia, di famiglia, di lavoro diventano prima o dopo sempre più tesi, segnati da urti o conflitti, alla fine forse addirittura invivibili ed   è anche una dimensione della nostra fede e della nostra speranza attraverso tutte le vicende della vita e della storia. Per i primi cristiani la pazienza è strettamente legata alla perseveranza nella fede durante le persecuzioni e le difficoltà cui sono esposti come fragile e piccola comunità nelle vicende della storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Leopardi chiama la pazienza la più eroica delle virtù. La definisce paradossalmente virtù eroica, proprio in considerazione del fatto che essa non ha nessuna apparenza d’eroico. La pazienza che si addice all’uomo moderno si pone a uguale distanza dalla rassegnazione cristiana e dalla sottomissione al Fato dei modelli antichi di stoicismo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono gli animali che più esprimono questa dote. Che è capacità di attendere e ascoltare, di misurarsi con dolore e fatica, che l’uomo contemporaneo ha perso.</span> <span style="font-weight: 400;"> La pazienza è quindi un filtro necessario che smussa asperità e veleni psicologici, perché di frustrazione e rabbia ci si può intossicare</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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