La Pazienza

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La pazienza negli ultimi anni l’abbiamo disimparata. A un certo punto ci è parsa obsoleta, inutile. In effetti la pazienza nell’epoca della velocità e della performance immediata era una voce dissonante che presto tutti hanno smesso di ascoltare.

Nell’era della frenesia, delle notizie istantanee e delle scelte immediate, aspettare, attendere e non lasciarsi trasportare dall’attimo è diventato un privilegio che ci concediamo raramente.

Possiamo ammettere che alla pazienza non riconosciamo abbastanza valore, consapevoli della sua importanza vitale la consideriamo una “perdita di tempo” e una virtù d’altri tempi che sembra non ci si possa permettere.

“Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza” diceva Balzac e quindi «ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza». Già, la pazienza è notoriamente «la virtù dei forti» ma sembra essere vittima di un inesorabile declino negli ultimi decenni. Vogliamo tutto e subito e spesso, anche al lavoro, non riusciamo a sopportare i sacrifici che impone un obbiettivo di valore.

Con totale serenità d’animo Socrate accettava anche il carattere scontroso della moglie Santippe: infatti è risaputo che lei fu eccessivamente irritante, permalosa e che, piena d’ira e di rancori, offese suo marito di giorno e di notte  sopportando di propria iniziativa l’arroganza e le offese della moglie, avrebbe sopportato più comodamente anche i difetti degli altri e non sarebbe mai stata vinta la sua bontà, dunque, in questa dizione c’è l’indicazione di sviluppare questi atteggiamenti positivi nei confronti delle avversità della vita. Solo chi riesce a essere paziente dimostra infatti maggiore resistenza, ed è destinato a vincere su chi invece è più forte e ci aiuta a  gestire lo stress e la frustrazione, a mantenere il controllo anche nelle situazioni sfavorevoli e a rimanere centrati e “La calma è la virtù dei forti” “Essere pazienti non significa essere deboli, ma avere scoperto una nuova forza interiore”, questa, infatti, non è una virtù passiva che si concretizza nell’aspettare, ma nel saper gestire con calma molte situazioni diverse senza perdere la calma.

Un cambiamento dovuto a diversi fattori, fra cui un ruolo decisivo è stato giocato dalla recente rivoluzione digitale che ha ridisegnato, fra le altre cose, il concetto del tempo. Il cui unico scopo è abbattere le barriere spazio-temporali tra noi e i nostri desideri. Finisce che la nostra mente si abitua a questa velocità e la pretende in tutti gli altri ambiti della nostra vita.

 Paziente è chi sa che per raggiungere il suo obiettivo ci metterà tempo e nonostante questo ogni giorno lavora sodo per fare un passettino in avanti.

 Non ci si può stupire neanche che l’orizzonte del mare appaia tra i primi risultati di ogni ricerca che abbia a che fare con questa parola. Calmo è essenzialmente il mare quando non c’è vento, quando la bonaccia affloscia le vele, quando la superficie delle acque non è neanche increspata. Chiunque abbia visto almeno una volta un mare in tempesta, comprende che l’espressione mare calmo è molto più di un’indicazione di tranquillità, rappresenta il sollievo di fronte ad un pericolo scampato.

Così dobbiamo andare a rovistare fra gli insegnamenti dei nonni, paradossalmente i più minacciati dal virus in questo momento storico, e cercare qualcosa che possa spiegarci adeguatamente l’arte della pazienza, soprattutto qualcosa che sia in grado di illustrare questa virtù, la pazienza alla fine è un “ventre”, che raccoglie fiducia e desideri. L’attesa, in compagnia della fiducia e dei desideri, è molto più confortevole. Certo fiducia e desideri ci scuotono dalle fondamenta e, soprattutto, ci chiamano al rischio, altro tema difficile fino a ieri l’altro. Il rischio di esporsi e perdere per sempre la nostra missiva nell’infinito, il rischio che il nostro aeroplanino di carta precipiti nel vorticare dell’indifferenza. Ma, soprattutto, la pazienza significa dare fiducia in primo luogo a noi stessi e attribuire valore ai nostri pensieri più profondi e renderli sentinelle delle nostre ore di buio interiore.  La pazienza dimostra essere l’unico vero antidoto alla paura. La paura chiede risposte immediate, ancestrali e non si addomestica, certo, ma può essere parzialmente disinnescata dalla pazienza di stare a guardare fino alla fine, senza “spoilerare” finali apocalittici generati da ansie e da fragilità. La pazienza in particolare è proprio la qualità che ci consente di dominare le nostre emozioni e di non cadere in balia dell’istinto, della paura, delle preoccupazioni.

Nell’epoca contemporanea la pazienza non è tra l’altro più di moda, viviamo un’epoca dove tutto corre veloce, dove l’emozione si esprime con “un click”, con “un’emoticon”, con “un like”, dove tutto è a portata di cellulare e il tempo “presente” sembra non esistere. Mentre la pazienza richiede tempo, richiede di essere nel “qui e ora”, nel presente. E non caso abbiamo unito alla pazienza la perseveranza, che è la capacità di portare avanti con costanza una determinazione. È la qualità che ci consente di “non mollare” e di sapere vivere il tempo presente e il tempo nel suo scorrere, anche lento, senza “cambiare strada”. La difficoltà del perseverare sta nella determinazione, ovvero nella chiarezza del motivo per cui abbiamo deciso di fare una certa cosa, nel nostro stare “dentro” al tempo presente possiamo scoprire l’importanza di “saper aspettare” dominando le nostre emozioni, perché in questo si racchiude l’effetto di chi è “padrone” di queste due qualità invisibili. 

Sia nel tempo dell’isolamento per la pandemia, sia nel tempo della ripresa di relazioni e attività, è stata richiesta e continua ad essere richiesta a tutti noi una grande quantità di pazienza, a cui probabilmente non eravamo abituati. Tensione, incertezza, nervosismo si sono fatti molto sentire anche nel caso dell’assenza di contagi effettivi. Fra le molte virtù che in questo periodo sono diventate più preziose del solito c’è dunque pure quella della pazienza che è una virtù del quotidiano senza di essa i rapporti di coppia, di famiglia, di lavoro diventano prima o dopo sempre più tesi, segnati da urti o conflitti, alla fine forse addirittura invivibili ed   è anche una dimensione della nostra fede e della nostra speranza attraverso tutte le vicende della vita e della storia. Per i primi cristiani la pazienza è strettamente legata alla perseveranza nella fede durante le persecuzioni e le difficoltà cui sono esposti come fragile e piccola comunità nelle vicende della storia. 

Leopardi chiama la pazienza la più eroica delle virtù. La definisce paradossalmente virtù eroica, proprio in considerazione del fatto che essa non ha nessuna apparenza d’eroico. La pazienza che si addice all’uomo moderno si pone a uguale distanza dalla rassegnazione cristiana e dalla sottomissione al Fato dei modelli antichi di stoicismo. 

Sono gli animali che più esprimono questa dote. Che è capacità di attendere e ascoltare, di misurarsi con dolore e fatica, che l’uomo contemporaneo ha perso.  La pazienza è quindi un filtro necessario che smussa asperità e veleni psicologici, perché di frustrazione e rabbia ci si può intossicare

Maria Ragionieri