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	<title>GDO Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Dall’età del rame al capitalismo: la perdita di senso dei bisogni dell’uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 14:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo tra il IV e il III millennio a.C., una grande scimmia antropomorfa batte forte con un femore sui resti ossei di una carcassa animale …..aspettate un attimo, ma questo è “2001: odissea nello spazio”! No, in quel periodo non si era affatto così primitivi, anzi! Durante l’Eneolitico, o età del rame, avviene la più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-2589-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/5.3_Dalletà-del-rame-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/5.3_Dalletà-del-rame-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/5.3_Dalletà-del-rame-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo tra il IV e il III millennio a.C., una grande scimmia antropomorfa batte forte con un femore sui resti ossei di una carcassa animale …..aspettate un attimo, ma questo è “2001: odissea nello spazio”!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No, in quel periodo non si era affatto così primitivi, anzi! Durante l’Eneolitico, o età del rame, avviene la più grande delle invenzioni dopo quella neolitica della ceramica. Entriamo infatti, nell’età dei metalli! Ma a cosa è legata questa definizione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’estrazione e alla produzione di prodotti composti da metalli lavorabili e principalmente, lo dice il nome stesso del periodo, questa svolta tecnologica comincia con il Rame.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma tutto ciò richiede una grande evoluzione, sociale, tecnologica ed economica. C’è da premettere che il rame non si trova facilmente. Noi in Italia siamo davvero fortunati, le miniere si trovavano sia in Toscana che in Trentino (utilizzate fino al medioevo e ora esaurite). Non è lo stesso per gran parte del resto del mediterraneo. Il rame verrà infatti commerciato e trasportato in lungo e in largo per tantissimi anni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facciamo un salto in avanti fino all’età del bronzo. Il bronzo è una lega, composta da rame e stagno. Abbiamo già parlato del rame e delle sue vie, ma lo stagno? Principalmente questo materiale di trovava nelle regioni del nord Europa e nelle isole britanniche. Cosa vi fa capire questo? Che già nel III millennio a.C. vi erano delle vie, per mare e per terra, in grado di collegare il nord Europa con tutto il mediterraneo. Passando per mare si doveva circumnavigare la penisola iberica, con una navigazione di cabotaggio (quindi sempre molto vicini alla costa attraccando giorno per giorno) che però presupponeva la navigazione sulle coste oceaniche dell’Atlantico. Non cosa da poco. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I metalli servivano a costruire attrezzi fondamentali sia per la guerra (armi), sia per la lavorazione dei campi, (falcetti, scortecciatori) ma anche ovviamente oggetti più ornamentali che funzionali come vasi, crateri bacili, scodelle e così via. Ma c’erano altri materiali, utili solo dal punto di vista decorativo, non funzionali per lavori di sostentamento, che prevedevano delle vere e proprie via di comunicazione apposite per il loro commercio come ad esempio l’ambra, proveniente dal mar Baltico e la porpora. Commerciata dai fenici durante l’età del bronzo veniva prodotta anche in Italia. Sulle coste della puglia abbiamo due importanti siti che ci parlano dell’importanza di questi commerci. Roca Vecchia, in provincia di Lecce e Coppa Nevigata in provincia di Foggia. Questi insediamenti, producendo un pigmento di valore eccezionale, dovevano essere per forza inespugnabili. Vennero così fortificati con mura imponenti, spesse fino a 5 metri come nel caso di Roca Vecchia. Un moderno </span><i><span style="font-weight: 400;">caveau</span></i><span style="font-weight: 400;"> di una banca!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Giunge ora spontanea una riflessione. Per quale motivo un sistema economico così complesso e organizzato su larga scala ha portato ad un’evoluzione continua fino ad oggi dove assistiamo invece ad un’involuzione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La nostra società produce beni per produrli, consuma per consumare e continuare a prodotte. Il 20% della popolazione umana usa l’80% delle risorse del mondo e ci parlano ancora di crescita. Questo non sarà possibili! Bisogna ridistribuire la produzione e lo sfruttamento delle risorse (quando non sull’orlo dell’esaurimento) per pensare di poter continuare a mantenere questo tipo di regime sociale ed economico a livello mondiale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Personalmente da archeologa non mi preoccupo granché, l’essere umano cresce e decresce, acquista sapere e lo perde per acquistarlo nuovamente. Sono processi, formazioni, che si alternano, a volte mutano, ma si ripetono in maniera molto simile (senza appellarsi al filosofo Nietzsche!) l’uomo ha disimparato a produrre per il bene della comunità e produce solo per se stesso, per il suo bene e per il bene della fagocitante economia che non è più un mezzo, come durante l’età dei metalli, ma, ormai, è diventato il fine ultimo delle cose!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Citando il filosofo Hegel, quando un fenomeno aumenta di grandezza aumenta anche di importanza. Se prima i soldi servivano, come in epoca romana, per retribuire qualcuno e far si che i beni di scambio fossero trasportabili e trasmissibili con facilità, ora, con l’aumento del fenomeno monetario, il “soldo” non è più un mezzo ma il fine ultimo. Non si guadagna per spendere ma per accumulare guadagno! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo processo collasserà ma dopo di questo ne verranno altri come è sempre accaduto nella storia dell’uomo. Chi sa che stavolta non si riesca ad imparare qualcosa dalla storia e non ci si ritrovi, come spesso fa l’umanità, ad ignorare le proprie origini. Come un eterno bambino che deve ricominciare ad imparare sempre da capo! Ho fiducia nell’intelligenza di chi vorrà imparare, come da un nonno saggio, ciò che la storia e l’archeologia insegna per vivere in un mondo più consapevole. Non vanificando gli sforzi di chi è venuto prima di noi ma ripartendo da questi per creare un’umanità più cosciente di sé, del mondo e del tempo.</span></p>
<p style="text-align: right;">Andrea Di Giovanni</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2590" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-300x217.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-1024x740.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-768x555.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-1536x1110.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-2048x1480.jpg 2048w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-696x503.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-1068x772.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-1920x1388.jpg 1920w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-324x235.jpg 324w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-1320x954.jpg 1320w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/httpwww.arkearcheologiasperimentale.itattivitametallurgia-600x434.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dalla G.D.O. alla O.G.D.*: il dado è tratto!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>*Organizzazione in Grande della Distribuzione C’era una volta la Grande Distribuzione Organizzata, GDO per gli addetti ai lavori, evoluzione delle catene di super e iper mercati e delle aggregazioni di piccoli distributori riuniti. Una macchina da guerra corazzata che, per oltre 40 anni, ha fatto il bello e il cattivo tempo nel panorama economico nazionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">*Organizzazione in Grande della Distribuzione</span></i></p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1854-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/17_Dalla-GDO-alla-ODG.wav?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/17_Dalla-GDO-alla-ODG.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/17_Dalla-GDO-alla-ODG.wav</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">C’era una volta la Grande Distribuzione Organizzata, GDO per gli addetti ai lavori, evoluzione delle catene di super e iper mercati e delle aggregazioni di piccoli distributori riuniti. Una macchina da guerra corazzata che, per oltre 40 anni, ha fatto il bello e il cattivo tempo nel panorama economico nazionale e che, dopo aver portato un certo “sfacelo” nel commercio italiano, storicamente fatto di negozi, botteghe e piccoli e medi imprenditori, ha riscritto e ristabilito nuovi equilibri, con la distribuzione tradizionale, basati su una più precisa definizione dei ruoli in base alle esigenze dei clienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Successivamente, lo scontro si è spostato di livello, coinvolgendo la GDO e il mondo della produzione, soprattutto i grandi marchi allorquando, con la nascita delle cosiddette “marche commerciali”, gli stessi super e iper mercati hanno cominciato a fare concorrenza (interna) alle merci distribuite per conto della grande industria di produzione. Fiducia dei clienti e raffinate tecniche di </span><i><span style="font-weight: 400;">visual merchandising</span></i><span style="font-weight: 400;"> hanno permesso di favorire i propri prodotti rispetto alle marche concorrenti. Anche in questo caso, il tempo ha fatto il suo corso e, progressivamente, c’è stato un riposizionamento, e un riequilibrio, complessivo dei vari </span><i><span style="font-weight: 400;">competitors</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Evidentemente, non c’è pace nel mondo della distribuzione commerciale, visto che, mentre tutto quanto sopra accadeva nel mondo reale, nel regno del virtuale, meglio noto come </span><i><span style="font-weight: 400;">world wide web</span></i><span style="font-weight: 400;">, si gettavano le basi per il fantasmagorico </span><i><span style="font-weight: 400;">e-commerce</span></i><span style="font-weight: 400;">, o commercio elettronico, per i negazionisti degli anglicismi. Una nuova frontiera per portare alle estreme conseguenze il </span><i><span style="font-weight: 400;">direct marketing</span></i><span style="font-weight: 400;"> e, soprattutto, saltare a piè pari un grosso, e costoso, pezzo della filiera distributiva per raggiungere i clienti, ovunque e comunque. C’era bisogno di fare “solo” qualche miliardo di dollari di investimento iniziale, ma una volta trovati i soldi, e una volta sfruttato a dovere il mondo dei corrieri espressi (fondamentale per tutto il sistema del </span><i><span style="font-weight: 400;">digital retail</span></i><span style="font-weight: 400;">), il meccanismo ha cominciato a girare a meraviglia. L’idea base, del resto, è molto semplice: organizzare in grande, ma molto in grande, la distribuzione di merci prodotte in tutto il mondo (meglio ancora se nei Paesi “in via di sviluppo”), richieste direttamente dai clienti attraverso una piattaforma all’avanguardia della tecnologia per la gestione dell’ordine (dalla conferma alla consegna “porta a porta”), il tutto in tempi sconvolgentemente brevi.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Breaking news</span></i><span style="font-weight: 400;">:</span> <span style="font-weight: 400;">il giocattolo funziona, eccome! E sta sbaragliando ogni tipo di concorrenza. Scenari certi, come al solito, non si possono delineare per il futuro. Di sicuro, il passaggio da un mondo dominato dalla GDO, all’avvento e all’affermazione della OGD, ha avuto una brusca accelerata negli ultimi due anni di lockdown, chiusure e limitazioni varie. Così che, spontaneamente o “spintaneamente”, il </span><i><span style="font-weight: 400;">vecchio mondo</span></i><span style="font-weight: 400;"> della distribuzione organizzata sta contando i propri “caduti”, mentre qualcun altro, senza fare nomi (ma solo cognomi: Bezos), ha più che raddoppiato, nello stesso periodo, il proprio patrimonio personale (+81 miliardi di dollari). E, insaziabile, sembra essere arrivato solo all’antipasto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Cassandro Ripitt</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2241" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/DALLA-G.D.O.-ALLA-O.G.D.-IL-DADO-È-TRATTO.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Cosa mettono nel carrello della spesa gli italiani? La sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio dell’Osservatorio Immagino ha rilevato 35 indicazioni green sulle etichette di oltre 30 mila prodotti Gli italiani non hanno dubbi: la sostenibilità incide sulla scelta di un prodotto rispetto all’altro al momento di fare la spesa. A dirlo sono i dati di un recente studio pubblicato in occasione della decima edizione dell’Osservatorio Immagino di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1776-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/4_Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa.wav?_=3" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/4_Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/4_Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa.wav</a></audio>
<p><b>Lo studio dell’Osservatorio Immagino ha rilevato 35 indicazioni green sulle etichette di oltre 30 mila prodotti</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli italiani non hanno dubbi: la sostenibilità incide sulla scelta di un prodotto rispetto all’altro al momento di fare la spesa. A dirlo sono i dati di un recente studio pubblicato in occasione della decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, in cui sono state studiate le etichette di oltre 125 mila prodotti, alimentari e non, venduti in supermercati e ipermercati italiani. Sulle confezioni di oltre 30mila sono state rilevate 35 indicazioni green che, nell’anno commerciale finito a giugno, hanno generato oltre 11,5 miliardi di euro di vendite, in crescita del 3,2% rispetto ai 12 mesi precedenti. Ma cosa aumenta nel dettaglio? Cresce il numero dei prodotti sostenibili (che rappresentano il 23,9% del totale delle referenze monitorate dallo studio), e quello dei claim green presenti sulle confezioni, che l’</span><b>Osservatorio Immagino</b><span style="font-weight: 400;"> ha suddiviso in quattro aree tematiche: </span></p>
<p><b>management sostenibile delle risorse</b><span style="font-weight: 400;">: la più rilevante, con quasi il 10% dei prodotti e con una quota del 15,7% sul giro d’affari totale del paniere rilevato</span></p>
<p><b>agricoltura e allevamento sostenibili</b><span style="font-weight: 400;">: accomuna il 2,3% dei prodotti che contribuiscono per il 4,0% al sell-out totale</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><b>responsabilità sociale</b><span style="font-weight: 400;">: coinvolge quasi il 6% delle referenze e incide per quasi il 10% sulle vendite complessive</span></p>
<p><b>rispetto degli animali</b><span style="font-weight: 400;">: è un valore espresso sul 10,6% dei prodotti rilevati, che rappresentano il 7,5% delle vendite totali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Questa crescita si deve all’aumento dell’offerta di prodotti dalle caratteristiche sostenibili, che rappresentano ormai il 23,9% delle 125.431 referenze monitorate in questa decima edizione dell’Osservatorio Immagino» </span><b><i>spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy</i></b><span style="font-weight: 400;"> «La sensazione, quindi, è quella di un’onda verde che sta modificando in modo rapido e pervasivo il mondo del largo consumo, alimentare e non, e che sta agendo su molti e diversi aspetti della filiera». &#8220;Questo lavoro di analisi ha consentito di misurare quanto la sostenibilità sia diventata sempre più un tema di comunicazione e come questo fenomeno coinvolga sia l’offerta che la domanda: nel corso del 2020 abbiamo rilevato un maggior impegno da parte delle aziende, sia di produzione che di distribuzione, a fronte di una crescente sensibilità da parte del consumatore&#8221; – conclude Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. Una ulteriore riflessione, spinge a considerare come la pandemia abbia accelerato la semplificazione della lettura dell’etichetta per i consumatori. Il caro vecchio codice a barre ha appena compiuto cinquant’anni e si appresta ad affrontare l’evoluzione più importante della sua storia: la crescente mole di informazioni collegate a ciascun prodotto ha bisogno di un nuovo “veicolo” che le trasporti, una nuova etichetta fisica che faciliti la scelta di acquisto e di consumo sempre più consapevoli. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fonte: Osservatorio Immagino GS1 Italy, ed. 2, 2021</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1777" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-300x138.jpg" alt="" width="300" height="138" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-300x138.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-600x276.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-1024x471.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-768x353.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-1536x706.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-696x320.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino-1068x491.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/foto_1-osservatorio_immagino.jpg 1643w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2214" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Cosa-mettono-nel-carrello-della-spesa-gli-italiani-La-sostenibilità-copia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Rinnovabili e solidali: cosa sono le comunità energetiche rinnovabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legambiente ha presentato il manifesto: taglio sulle bollette fino al 25%, lotta alla disuguaglianza sociale, alla povertà energetica e al disagio insediativo Nasce la Rete delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (C.E.R.S.), promossa da Legambiente, la Comunità Energetica e Solidale di Napoli Est e il Comune di Ferla. Il manifesto persegue la creazione di un’alleanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1781-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/25_Rinnovabili-e-solidali.wav?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/25_Rinnovabili-e-solidali.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/25_Rinnovabili-e-solidali.wav</a></audio>
<p><b><i>Legambiente ha presentato il manifesto: taglio sulle bollette fino al 25%, lotta alla disuguaglianza sociale, alla povertà energetica e al disagio insediativo</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nasce la Rete delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (C.E.R.S.), promossa da Legambiente, la Comunità Energetica e Solidale di Napoli Est e il Comune di Ferla. Il manifesto persegue la creazione di un’alleanza dal basso per la lotta alla povertà energetica grazie alle rinnovabili, rendendo da un lato le comunità protagoniste della giusta transizione ecologica e del rilancio del sistema energetico italiano, dall’altro promuovendo la nascita di processi di economia civile in grado di aiutare le comunità a ridurre le disuguaglianze e aprire virtuosi processi economici, civili e sostenibili.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Secondo lo studio Elemens – Legambiente ammonta a 17 GW la potenza installabile al 2030, pari a circa il 30% degli obiettivi di decarbonizzazione del settore energetico fissati dall’attuale del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).</span></i><span style="font-weight: 400;"> Un sistema che, anche grazie alle novità introdotte dal decreto FER II, può arrivare a creare oltre 19.000 posti di lavoro nel solo settore impiantistico, generando un valore aggiunto contabile di 2,2 miliardi di euro lungo l’intera filiera delle rinnovabili, e un risparmio nelle emissioni di CO2 stimato in 47,1 milioni di tonnellate, sempre al 2030. Numeri importanti anche sul fronte della lotta alla povertà energetica, fenomeno che – secondo l’ultimo rapporto Istat – è cresciuto nel nostro Paese dell’1,7% tra il 2019 e il 2020, aggravato dalla pandemia.  </span><i><span style="font-weight: 400;">Infatti, lo sviluppo delle comunità energetiche può portare ad un risparmio in bolletta fino al 25% per le utenze domestiche e condominiali e fino al 20% della spesa energetica di piccole e medie imprese, scuole, distretti artigiani e altri settori.</span></i><span style="font-weight: 400;"> Un contributo fondamentale per le oltre due milioni di famiglie in situazione di povertà energetica che faticano ad assicurarsi continuità, costrette a rinunciare a servizi energetici come il riscaldamento o che sono obbligate ad utilizzare tecnologie vecchie e pericolose, causa spesso di incidenti anche mortali. Uno strumento da sviluppare nelle grandi città, così come nei piccoli comuni, nelle aree interne e montane.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Fare Rete significa scommettere su una rivoluzione dal basso, in ambito sociale ma anche ambientale favorendo la transizione ecologica dei territori — </span></i><b><i>ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> — Mettiamo a disposizione le nostre conoscenze e competenze per la realizzazione di C.E.R.S. in tutto il Paese, ma servono politiche mirate che accolgano le necessità tecniche e sociali di queste nuove realtà e che ne favoriscano lo sviluppo, soprattutto nei piccoli comuni e in luoghi caratterizzati da fragilità ambientali e sociali che rafforzano l’illegalità, la precarietà e le  diseguaglianze”.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Le C.E.R.S — </span></i><b><i>ha dichiarato Katiuscia Eroe, Responsabile Energia di Legambiente</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> — sono un metodo democratico, sicuro e pulito di approvvigionamento energetico a cui va riconosciuto un importante ruolo da traino anche in altri settori: da quello dell’efficienza a quello della mobilità, da quello degli accumuli alla gestione dei flussi energetici. Puntare sulla realizzazione di queste realtà significa portare nei territori occasioni di sviluppo e innovazione, supportando la nascita di esperienze solidali in grado di rispondere direttamente alle esigenze dei territori”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono già tante le esperienze di chi ha ispirato la nascita della C.E.R.S, dai promotori dell’iniziativa fino agli aderenti al manifesto: lavori sperimentali che hanno fatto luce sulle potenzialità di questo strumento, unendo giustizia ambientale e sociale e facendo dell’innovazione sociale un mezzo per risolvere criticità e creare processi di inclusione. Tra questi </span><b>Comunità Energetica e Solidale di Napoli Est</b><span style="font-weight: 400;"> – promossa da Legambiente Campania insieme alla Fondazione Famiglia di Maria e realizzata grazie al finanziamento di Fondazione con il Sud – costituita da quaranta famiglie che, grazie alla realizzazione di un impianto fotovoltaico produrranno insieme energia, dividendo il ricavato come supporto concreto alla povertà energetica in uno dei quartieri più complessi di Napoli, San Giovanni a Teduccio. Altro esempio è quello del piccolo </span><b>Comune di Ferla</b><span style="font-weight: 400;">, borgo di 2.300 abitanti in provincia di Siracusa, dov’è nata “Common Light – mettiamo insieme le nostre energie”: prima comunità energetica rinnovabile e solidale in Sicilia, aperta sia ai cittadini che alle piccole e medie imprese del territorio, oggi alimentata da un impianto fotovoltaico di 20 kW.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un percorso che, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli contesti, è replicabile in altri territori italiani con formule specifiche, in base alla possibilità di utilizzo dei tetti di scuole, parrocchie, beni confiscati, uffici pubblici, parcheggi, coinvolgendo le scuole e le università come comunità educante alla transizione energetica, giusta e solidale.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1782" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2-211x300.jpg 211w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2-600x854.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2-719x1024.jpg 719w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2-768x1093.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2-696x991.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_2.jpg 975w" sizes="auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1783" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3-211x300.jpg 211w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3-600x854.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3-719x1024.jpg 719w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3-768x1093.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3-696x991.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente_3.jpg 975w" sizes="auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1784" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente-211x300.jpg 211w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente-600x854.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente-719x1024.jpg 719w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente-768x1093.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente-696x991.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/comuni_rinnovabili_report_legambiente.jpg 975w" sizes="auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2216" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Rinnovabili-e-solidali-cosa-sono-le-comunità-energetiche-rinnovabili.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>E-Commerce e digital retail: (contro)indicazioni per l’uso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è il prezzo personale e sociale della comodità? Nell’ultimo ventennio, abbiamo assistito ad una “crescita a ritmo crescente”, con tendenze esponenziali nei due anni caratterizzati dalla pandemia di Sars-Cov-2, del commercio elettronico e delle grandi aziende multinazionali attive nel settore del digital retail. E se per i consumatori millennials e nativi digitali si può [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1842-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/16_E-commerce-e-digital.wav?_=5" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/16_E-commerce-e-digital.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/16_E-commerce-e-digital.wav</a></audio>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Qual è il prezzo personale e sociale della comodità?</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’ultimo ventennio, abbiamo assistito ad una “crescita a ritmo crescente”, con tendenze esponenziali nei due anni caratterizzati dalla pandemia di Sars-Cov-2, del commercio elettronico e delle grandi aziende multinazionali attive nel settore del </span><i><span style="font-weight: 400;">digital retail</span></i><span style="font-weight: 400;">. E se per i consumatori </span><i><span style="font-weight: 400;">millennials</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">nativi digitali</span></i><span style="font-weight: 400;"> si può considerare tutto questo come un semplice passo avanti su un normale percorso di “evoluzione”, per la classe dei “60 e più” si potrebbe quasi definire una “rivoluzione”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">D’altro canto, se si è parlato spesso dei rischi ai quali sono esposti bambini, ragazzi e giovani, rispetto alle “nuove tecnologie” sembra che, invece, ai cosiddetti </span><i><span style="font-weight: 400;">boomers</span></i><span style="font-weight: 400;"> non ci pensi nessuno. Nati tra il 1946 al 1964, i </span><i><span style="font-weight: 400;">boomers </span></i><span style="font-weight: 400;">oggi hanno dai 60 anni in su. Una buona fetta di questa popolazione si è tenuta al passo con la tecnologia ma per molti di loro, specie per i più anziani, il mondo </span><i><span style="font-weight: 400;">digital</span></i><span style="font-weight: 400;"> è faticoso, se non inaccessibile. Accanto a questo problema di </span><i><span style="font-weight: 400;">digital divide</span></i><span style="font-weight: 400;">, e ad altri rischi simili a quelli che corrono i loro figli e nipoti, esiste, celato, un altro problema, con ricadute potenzialmente più ampie e gravi, che riguarda, invece, proprio l’uso consueto e apprezzato delle nuove tecnologie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I nostri “diversamente giovani”, molti dei quali hanno raggiunto l’ambita meta della pensione, hanno riprogrammato e acquisito, nel tempo, ritmi di vita e abitudini che, fino ad oggi, hanno cadenzato le loro giornate. Per molti di loro, specialmente per chi vive in piccoli centri, è stato possibile mantenere relazioni umane apprezzabili e una vita sociale soddisfacente anche (e, in alcuni casi, soprattutto) in funzione delle “faccende” e delle “commissioni” da svolgere in giro tra negozi e botteghe. L’incontro con gli acquisti via internet, prima alimentati da curiosità e come atti occasionali, poi, tra lockdown, allarmi e green pass vari, divenuti quasi indispensabili, hanno fatto apprezzare anche ai mitici </span><i><span style="font-weight: 400;">boomers</span></i><span style="font-weight: 400;"> quanto possa essere facile, agevole e comodo, scegliere, ordinare, pagare e ricevere qualsiasi prodotto o merce comodamente seduti nel salotto della propria casa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E l’incontro al panificio con il vecchio collega di lavoro? Le chiacchiere e i consigli scambiati dal ferramenta con il commesso e gli altri avventori, tutti appassionati di “fai da te”? E la passeggiata per raggiungere il supermercato più vicino o, come spesso fanno gli anziani, per fare il giro delle offerte nei vari punti vendita della città? Niente più shopping il sabato? Niente più acquisti in quella boutique così </span><i><span style="font-weight: 400;">agée</span></i><span style="font-weight: 400;"> che finora era rimasta in piedi solo grazie a clienti affezionati e altrettanto </span><i><span style="font-weight: 400;">vintage</span></i><span style="font-weight: 400;">? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Relazioni umane, nuove conoscenze, movimenti e spostamenti capaci di riempire ore intere aiutando corpo e mente a mantenersi attivi. Ma anche economia locale che sopravvive, negozi cosiddetti di prossimità che, nei piccoli centri o nei quartieri delle metropoli, hanno fino ad oggi avuto senso in funzione della presenza di queste persone, senza le quali uno dietro l’altro potrebbero chiudere tutti, lasciando spazio solo alle grandi superfici commerciali o alle grandi aziende di vendita online di prodotti di ogni genere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarà sicuramente più comodo, un mondo fatto così. Ma sarà anche un mondo complessivamente più ricco, più sano, più solidale, più vivibile e, in sostanza, più umano?</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Alvise Brugnaro</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2252" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/e-commerce-e-digital-retail.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>GDO(eS): la grande distribuzione deve scegliere la sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La salute, l’ambiente introdotti come limiti nell’art.41 della Costituzione della Repubblica, solo pochi giorni fa, definiscono ulteriormente l’orizzonte di quei fini che secondo la nostra Carta – non sono più solo sociali, ma anche ambientali – devono orientare le attività economiche e quindi ogni sorta di attività economia. La modifica poi dell’art.9 con l’indicazione dell’interesse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1774-6" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/5_GDO-es-la-grande-distribuzione.wav?_=6" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/5_GDO-es-la-grande-distribuzione.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/5_GDO-es-la-grande-distribuzione.wav</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>salute</b><span style="font-weight: 400;">, l’</span><b>ambiente</b><span style="font-weight: 400;"> introdotti come limiti nell’</span><b>art.41</b><span style="font-weight: 400;"> della </span><b>Costituzione</b><span style="font-weight: 400;"> della </span><b>Repubblica</b><span style="font-weight: 400;">, solo pochi giorni fa, definiscono ulteriormente l’orizzonte di quei fini che secondo la nostra Carta – non sono più solo </span><b>sociali</b><span style="font-weight: 400;">, ma anche </span><b>ambientali</b><span style="font-weight: 400;"> – devono orientare le attività economiche e quindi ogni sorta di attività economia. La modifica poi dell’</span><b>art.9</b><span style="font-weight: 400;"> con l’indicazione dell’</span><b>interesse delle future generazioni</b><span style="font-weight: 400;">, impone a chi </span><b>fa</b> <b>business</b><span style="font-weight: 400;"> nel nostro Paese di</span> <span style="font-weight: 400;">migliorare la propria efficienza preoccupandosi del proprio </span><b>impatto</b><span style="font-weight: 400;"> in termini di </span><b>consumi</b><span style="font-weight: 400;">. Senza esplodere qui quanto l’efficientamento oggi sia essenziale con l’esplosione della questione “</span><i><span style="font-weight: 400;">caro bollette</span></i><span style="font-weight: 400;">” nell’ immediato ed  energetica in generale, così come l’ha imposta la transizione ecologica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>consumatore</b><span style="font-weight: 400;"> vede di buon occhio chi si impegna riducendo le </span><b>emissioni</b><span style="font-weight: 400;">, chi fa attenzione a plastica e gestione dei rifiuti in generale, al km 0 anche nella grande distribuzione, se necessario pagando un po’ di più. Tutte queste questioni si sono intrecciate e spingono il consumatore a scegliere dove comprare, e sempre più spesso a preferire chi sposa attività per il contrasto ai cambiamenti climatici. Le abitudini di acquisto di questa prima porzione di XXI secolo hanno mostrato chiaramente come i consumatori siano fortemente orientati a preferire la </span><b>grande distribuzione organizzata</b><span style="font-weight: 400;"> (GDO) – perché permette quelle economie di scala tali da trasformarsi sul bancone in un forte sconto, sempre interessante in tempi di crisi – ma non solo. Ormai alcune catene fisiche hanno fidelizzato il cliente non con le semplici “</span><b>offerte</b><span style="font-weight: 400;">”, ma con una serie di </span><b>programmi di loyalty</b><span style="font-weight: 400;"> che ne sposano gusti e tendenze. Senza parlare poi del boom di quella che potremmo definire la </span><b>GDO online</b><span style="font-weight: 400;">: in una parola</span><i><span style="font-weight: 400;"> Amazon</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>passaggio al digitale</b><span style="font-weight: 400;"> a cui ci ha costretti la pandemia, basti a due cose: la spesa online perché non era sicuro uscire ed entrare in contatto con altre persone; e i flyer che non arrivano più nella cassetta delle lettere in massa come un tempo. Quest’ultimi si sono trasformati in </span><b>newsletters</b><span style="font-weight: 400;"> a cui il consumatore si è iscritto volentieri in cambio di quei citati programmi di loyalty customizzati: gli amati e famigerati programmi di sconti o raccolta punti sono una leva indispensabile di marketing. Tornare a casa con la spesa e dover smaltire gli imballi irrita il consumatore, che anche solo per questo è propenso a spendere più per prodotti sostenibili, packaging a basso impatto, filiera corta. Senza contare quei luoghi della GDO che stanno cambiando il loro aspetto con interventi di efficientamento energetico del punto vendita e di presenza del verde.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, il consumatore vuole un </span><b>supermercato verde</b><span style="font-weight: 400;"> dove fare la spesa, di qualità. La GDO fisica è pronta? Potrebbe essere un’occasione per recuperare terreno sui giganti dell’e-commerce. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2292" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Le-associazioni-di-categoria-allesame-di-maturita-copia-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dal commercio al dettaglio tradizionale alla digital retail experience</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La fonte delle opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Segnali da un futuro all’insegna della omnicanalità Quando pensiamo al commercio elettronico, e alla sua crescita prepotente nel mondo della vendita diretta al consumatore, il pensiero vola subito ai leader indiscussi e assoluti di questo mercato, piattaforme globali capaci di interagire con milioni di utenti al secondo e di offrire praticamente qualsiasi prodotto esistente. Se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1822-7" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/26_-Dal-Commercio-al-dettaglio.wav?_=7" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/26_-Dal-Commercio-al-dettaglio.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/26_-Dal-Commercio-al-dettaglio.wav</a></audio>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Segnali da un futuro all’insegna della omnicanalità</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando pensiamo al commercio elettronico, e alla sua crescita prepotente nel mondo della vendita diretta al consumatore, il pensiero vola subito ai </span><i><span style="font-weight: 400;">leader</span></i><span style="font-weight: 400;"> indiscussi e assoluti di questo mercato, piattaforme globali capaci di interagire con milioni di utenti al secondo e di offrire praticamente qualsiasi prodotto esistente. Se guardiamo però un po’ più “in piccolo”, e in casa nostra, ci troviamo ugualmente di fronte ad una crescente digitalizzazione anche nell’ambito dei </span><i><span style="font-weight: 400;">retailer</span></i><span style="font-weight: 400;">, o rivenditori al dettaglio, più tradizionali. D’altronde, sebbene i </span><i><span style="font-weight: 400;">trend </span></i><span style="font-weight: 400;">e le valutazioni degli </span><i><span style="font-weight: 400;">analisti</span></i><span style="font-weight: 400;"> indichino una futura (e quasi ineluttabile) supremazia del </span><i><span style="font-weight: 400;">digital</span></i><span style="font-weight: 400;">, nella nostra epoca ci si trova ancora a dover gestire (e a far fruttare) la presenza dei consumatori sia nei negozi fisici sia negli spazi virtuali a loro dedicati. Questa situazione costringe (e costringerà sempre di più) i </span><i><span style="font-weight: 400;">retailer</span></i><span style="font-weight: 400;"> a rivedere il ruolo del negozio fisico, visto che questo ha perso l’esclusività, come luogo di incontro e di transazioni con i clienti, costringendolo ad offrire al consumatore qualcosa di più del semplice acquisto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un approccio che dovrebbe solleticare la platea dei </span><i><span style="font-weight: 400;">retailer</span></i><span style="font-weight: 400;">, al fine di tenere nella giusta considerazione la compresenza, nel commercio, di diverse combinazioni di “reale/virtuale”, “in presenza/online”, è rappresentato dalla cosiddetta </span><i><span style="font-weight: 400;">omnicanalità</span></i><span style="font-weight: 400;"> (o strategia omnicanale). Questa non è altro che la gestione sinergica dei diversi punti di contatto (</span><i><span style="font-weight: 400;">touchpoint</span></i><span style="font-weight: 400;">) e dei possibili canali di interazione tra rivenditore e consumatore finale, per ottimizzare la </span><i><span style="font-weight: 400;">costumer experience</span></i><span style="font-weight: 400;"> (e ovviamente massimizzare il risultato in termini di vendite). Sono quattro le combinazioni, nella modalità di relazione della clientela con le opzioni negozio fisico / negozio virtuale, di cui tener conto per impostare la migliore strategia di marketing. Abbiamo, infatti, consumatori che visitano lo shop online per maturare la decisione di acquisto e che si recano, poi, in negozio per comprare la merce prescelta; utenti che scelgono e acquistano online per poi ritirare i prodotti presso un negozio fisico; consumatori che visitano diverse piattaforme e shop online per farsi un’idea dell’assortimento e dei prezzi ma che poi vanno a concludere l’esperienza d’acquisto in un negozio fisico prescelto; infine, il cliente (meno apprezzato dai negozianti tradizionali) che “gira per negozi” fisici, fruendo magari anche di servizi (assistenza, consulenza, prove) offerti dallo </span><i><span style="font-weight: 400;">store</span></i><span style="font-weight: 400;">, per poi collegarsi al web e fare l’acquisto online.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal punto di vista informatico, per realizzare efficacemente una strategia omnicanale, è fondamentale investire sui processi di </span><i><span style="font-weight: 400;">system integration</span></i><span style="font-weight: 400;">, vale a dire l’integrazione tra i diversi applicativi che gestiscono le piattaforme multicanale interne all’aziende, permettendo così un flusso di dati continuo e sicuro e garantendo anche forme di incentivazione all’accesso nei locali fisici del </span><i><span style="font-weight: 400;">retailer</span></i><span style="font-weight: 400;"> o comunque di “interazione in presenza” con le interfacce digitali dell’azienda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quel che sembra ritardare, oggi come oggi, l’affermazione del </span><i><span style="font-weight: 400;">digital retail</span></i><span style="font-weight: 400;"> in Italia è la “tradizionale” frammentazione delle imprese italiane, laddove, in un tessuto aziendale di piccole e medie dimensioni, anche nel commercio al dettaglio, il numero di imprenditori è molto elevato e, senza strategie di rete o di gruppo (come già accaduto, efficacemente, nel mondo della GDO, per fare un esempio virtuoso) manca quella forza d’investimento che invece è presente in altri Paesi dove un solo soggetto (imprenditore, marchio o società) possiede una forza di mercato maggiore e sufficiente a mettere in gioco le necessarie risorse finanziarie.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandy Littleshoos</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2286" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/dal-commercio-al-dettaglio-tradizionale-alla-digital-retail-experience-copia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>GDO si stava meglio quando si stava peggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Manuela Galliè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Gdo nasce dalla necessità di acquisto sempre più crescente determinata dalla rivoluzione industriale e dalla necessità di uniformarsi degli acquisti, sempre di più nasceva il bisogno di far fronte ad una capacita di acquisto del cliente decuplicata, i primi grandi magazzini nascono a fine 800 primi del 900 e nascono Bon Marche in Francia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1852-8" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/13_GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.wav?_=8" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/13_GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/13_GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.wav</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">La Gdo nasce dalla necessità di acquisto sempre più crescente determinata dalla rivoluzione industriale e dalla necessità di uniformarsi degli acquisti, sempre di più nasceva il bisogno di far fronte ad una capacita di acquisto del cliente decuplicata, i primi grandi magazzini nascono a fine 800 primi del 900 e nascono Bon Marche in Francia e poi Upim e Standa in Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Spostiamo l’attenzione sui settori preferiti delle donne, abbigliamento profumi e calzature.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I primi grandi magazzini fanno alzare le vendite alle stelle e creano un nuovo modo di desiderare gli acquisti, le donne copiano le grandi star ma in maniera più accessibile, un po’ come succede adesso, ma l’attenzione alla vendita è ancora molto alta, le addette vendite sono dei veri e propri riferimenti per l’acquisto, sono icone del consiglio migliore sia nelle tendenze moda che per colori e taglie di riferimento, la cliente continua a sentirsi coccolata ma tutti i bisogni diventano facilmente possibili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più andiamo avanti però, più si fa spazio il Low Cost, più le venditrici diventano magazziniere-operaie, la mansione più ricorrente diventa il riassortimento costante e il rassetto del negozio, niente a che fare con la figura mitologica che le commesse avevano nei negozi di quartiere e nei primi grandi magazzini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scelta delle ‘’addette alla vendita’’ diventa veloce e meno esigente, si preferiscono persone giovani e i contratti si fanno meno impegnativi a livello di ore, le mansioni ormai sono solo riassortimento, rassetto, taccheggio e sistemazione magazzino, l’attenzione al cliente completamente scomparsa, e l’utente finale diventa quasi un fastidio per le risorse all’interno dei negozi, tanto è il ritmo elevato del lavoro richiesto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ogni curva di acquisto, prima o poi inverte completamente la rotta e negli anni novanta 2000 le vendite inesorabilmente diminuiscono, l’apoteosi intorno al 2010 e in quel momento colossi come Inditex ( Zara, Berska ecc ) iniziano a cercare di invertire la rotta riproponendo l’attenzione alla vendita , l’abitudine però di consultare solo i numeri fa sì che sia molto difficile dotarsi di abbastanza risorse per far fronte alla vendita assistita, in negozi con metrature enormi di esposizione merce.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Pandemia del 2020 non aiuta questo cambio di paradigma e i punti vendita chiudono come il domino, la vendita online si fa sempre più spazio a colpi di slogan come ‘’reso gratuito’’ e ‘’Compra prima paga dopo’’, tuttavia ormai qualcosa nel sistema si è bloccato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pandemia però, come ogni grossa crisi, produce sempre dei risultati super efficienti in termini di idee, ripartenze, rinnovamenti, e chi più dell’universo femminile ha la capacità di reinventarsi? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed ecco che nuove professioni nascono e crescono, fashion blogger, influencer e venditrici on line, dominano tutti i tipi di mercato, trasformando completamente la vendita che diventa online anche avendo una sede fisica, danno consigli usano i social, interagiscono consigliano e vincono a suon di like e fatturati impensabili.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Manuela Galliè</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2246" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/GDO-si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>Una delle strategie di marketing più potenti del Novecento è regalare una cosa per far sorgere la domanda di un’altra.</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/una-delle-strategie-di-marketing-piu-potenti-del-novecento-e-regalare-una-cosa-per-far-sorgere-la-domanda-di-unaltra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=una-delle-strategie-di-marketing-piu-potenti-del-novecento-e-regalare-una-cosa-per-far-sorgere-la-domanda-di-unaltra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La GDO nasce nel pieno della Grande Depressione, quando un ex commesso di nome Michel Cullen, affitta un garage nel Queens a New York e nasce il King Kullen Grocery Company un luogo innovativo con i prodotti prezzati e sistemati su scaffali divisi per reparto. In poco tempo sarà dotato di aria condizionata e di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1793-9" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/10_Una-strategia-di-marketing.wav?_=9" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/10_Una-strategia-di-marketing.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/10_Una-strategia-di-marketing.wav</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">La GDO </span><span style="font-weight: 400;">nasce nel pieno della Grande Depressione, quando un ex commesso di nome Michel Cullen, affitta un garage nel Queens a New York e nasce il King Kullen Grocery Company un luogo innovativo con i prodotti prezzati e sistemati su scaffali divisi per reparto. In poco tempo sarà dotato di aria condizionata e di impiegati con le divise, di contenitori refrigeranti e di un packaging di riconoscimento.  È il primo supermercato al mondo. Tutte le tendenze e le abitudini che si sono sviluppate in Italia nella seconda metà del Novecento provengono dagli Stati Uniti, e il supermercato non fa eccezione. Il boom economico, in Italia non esisteva il concetto di spesa e di consumo così come lo conosciamo oggi, ovviamente per chi viveva nelle poche città industriali c’erano i mercati e il droghiere di zona, considerato alla stregua di un ricettatore in grado di fornire qualunque tipo di prodotto nel giro di qualche giorno, e questo gli permetteva di instaurare con il cliente un rapporto di confidenza e fedeltà.  E non è un caso che proprio a Roma, nel quartiere Eur, fu allestita nel 1956 un’enorme fiera internazionale voluta dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, dedicata alla distribuzione alimentare. È qui che un gruppo di imprenditori acquisterà le attrezzature per allestire i primi “negozi americani”, come venivano definiti all’epoca. Primo supermercato in Italia nasce a Milano nel 1957.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’andamento della spesa delle famiglie per l’alimentare ha subito nel corso degli ultimi dieci anni un cambiamento di tendenza. Innanzitutto, è avvenuta un’importante contrazione della quota di spesa delle famiglie italiane destinata all’alimentazione. Infatti, dal confronto tra i dati di consumo delle famiglie italiane dall’inizio degli anni novanta con quelli dell’inizio del 2000, emerge che la quota di spesa delle famiglie destinata agli alimenti è notevolmente diminuita.</span> <span style="font-weight: 400;">Il settore commerciale mondiale è sempre più nelle mani di </span><b>poche aziende multinazionali</b><span style="font-weight: 400;">, capaci di muovere una grande quantità di merci e capitali, quindi la grande distribuzione organizzata si tratta di aziende ramificate in tutto il mondo che possono </span><b>dominare il mercato grazie alle loro dimensioni</b><span style="font-weight: 400;"> eccezionali: possono stipulare contratti vantaggiosi con i fornitori e possono offrire </span><b>prodotti economici</b><span style="font-weight: 400;"> ai consumatori. Sono catene o consorzi che occupano quasi tutta la filiera commerciale di un settore, dalla produzione, allo stoccaggio, alla distribuzione globale e alla vendita al dettaglio. Queste imprese operano nei più disparati settori e sono capaci di </span><b>dettare regole e prezzi</b><span style="font-weight: 400;"> del mercato stesso. In pratica, dei colossi</span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A questo fenomeno corrisponde anche un parziale aumento della spesa in servizi di ristorazione. Nel 1992 la spesa delle famiglie destinata ai consumi alimentari sul totale della spesa complessiva delle stesse è stata del 18,3 per cento, mentre quella destinata alla ristorazione è stata circa del 6,5 per cento. Nel 2005 tali quote ammontavano rispettivamente al 14 e al 7,4 per cento. Se si osservano  i dati inerenti agli acquisti in valore dei diversi comparti di consumo, si evidenzia che nelle aree Settentrionali del Paese la spesa di alimenti quali pane, cereali e bevande è maggiore rispetto alla spesa media del Paese al Centro i gruppi di categorie alimentari più acquistati sono la carne, il pesce, l’orto-frutta e gli oli e grassi, nell’area meridionale l’acquisto di prodotti appartenenti alla categoria di drogheria zucchero e caffè .E’ fondamentale individuare i fattori socio-economici che sono alla base dei cambiamenti del consumo alimentare in Italia e che ne condizioneranno le evoluzioni nel medio e nel lungo termine. Questo con il fine di evidenziare il legame tra le principali evoluzioni generali e territoriali , del consumo agroalimentare in Italia con quelli che sono e che saranno i bisogni in termini di produzione di ricerca e di innovazione. Osservare i cambiamenti socio-economici e i fattori principali che incidono maggiormente sulla società di un Paese negli anni, aiuta a comprendere e individuare meglio quali siano le nuove priorità di consumo delle famiglie.  La struttura e le caratteristiche della società Italiana. I principali cambiamenti socio-demografici osservabili nel nostro Paese in grado di determinare importanti modifiche nelle abitudini alimentari sono: l’invecchiamento della società; l’affermarsi di famiglie mononucleari e la nuova multi etnicità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In termini di consumi agro-alimentari, il forte invecchiamento della popolazione italiana determinerà un condizionamento delle diete legate alle esigenze di salute proprie della popolazione più anziana e l’attitudine verso cibi più sicuri e più salubri. Questo implica la centralità delle scoperte scientifiche fatte (o potenziali) in tale direzione, come ad esempio quelle per produrre prodotti su misura, prodotti leggeri e prodotti con funzioni terapeutiche. Il cambiamento nelle abitudini alimentari in quanto il diffondersi di un nuovo modello familiare ha favorito il maggior consumo di alimenti fuori casa e il consumo di cibi precotti e in monodose. Un altro elemento demografico molto importante emerso negli ultimi anni è l’aumento dell’immigrazione. L’Italia, infatti, negli ultimi dieci anni ha subito gradualmente un’inversione di tendenza, trasformandosi da Paese con alti flussi di emigrazione a Paese d’immigrazione.  Questa tendenza è destinata a crescere dal momento che la presenza degli stranieri nel nostro Paese continuerà a incrementarsi nel corso dei prossimi cinquant’anni. È stato rilevato, inoltre, un cambiamento strutturale della popolazione immigrata, in quanto sono aumentate le richieste di permessi di soggiorno per congiungimento familiare. Ne consegue una maggiore presenza di giovani donne immigrate, le quali hanno anche contribuito al recupero dell’indice di fecondità dell’Italia e al diffondere un’alimentazione diversificata. Questo fenomeno sta incidendo notevolmente sulle abitudini alimentari del Paese, in particolare provocando una diversificazione della dieta alimentare e l’introduzione di nuovi cibi e prodotti alimentari. La composizione di una popolazione multi-etnica nel nostro Paese ha contribuito, assieme al più generale fenomeno della globalizzazione dei consumi, al diffondersi di una maggiore conoscenza di prodotti alimentari caratteristici dei Paesi di origine. Ne consegue il diffondersi di un comportamento alimentare alternativo a quello tipico del nostro Paese, che stimola una domanda sempre più differenziata e orientata verso cucine extra-nazionali. Questo ha determinato a un aumento, soprattutto tra le nuove generazioni, del consumo di alimenti non propriamente mediterranei quali il sushi, il Kebab, ed altre specialità etniche. Un altro fenomeno rilevante è quello dell’affermarsi di un consumatore più consapevole e più attento alla qualità degli alimenti. Tale fattore è da una parte strettamente legato all’investimento sul capitale umano e sul livello di istruzione, dall’altra al verificarsi, nel nostro Paese e negli ultimi vent’anni, legati alla contraffazione del prodotto, che hanno avuto come conseguenza una maggiore attenzione del consumatore ai rischi alimentari, lo hanno reso più attento alle diverse forme di informazione e di etichettatura degli alimenti. L’affermazione di un nuovo stile di vita, generato da tempi molto frenetici, dall’inserimento della donna nel mondo del lavoro, dal poco tempo libero disponibile e dal diffondersi di brevi break, ha inciso fortemente sulla tipica abitudine italiana di pranzare a casa. Nell’ultimo decennio infatti è cresciuta la spesa per i servizi di ristorazione e per pasti e consumazioni fuori casa. La mancanza di tempo porta il diffondersi di pasti veloci e vicini al posto di lavoro.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1794" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/promo-696x364-2-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/promo-696x364-2-300x157.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/promo-696x364-2-600x314.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/promo-696x364-2.jpg 696w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2218" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Una-delle-strategie-di-marketing-più-potenti-del-Novecento-è-regalare-una-cosa-copia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Parte il progetto Dolomiti Innovation Valley</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 16:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Sardi]]></category>
		<category><![CDATA[GDO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’idea che prende le mosse dal progetto Smart Road, realizzato da Anas in Veneto sulla strada statale 51 “di Alemagna”.  Come introdurre questo interessante articolo de lestradedellinformazione.it nel contesto della grande distribuzione. Oggi c’è una parte del “sistema paese” che vive maggiori difficoltà in termini di infrastrutture, connettività e sviluppo che si ripercuote a cascata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1812-10" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/wav" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/21_-parte-il-progetto-Dolomiti-Inovationa-Valley.wav?_=10" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/21_-parte-il-progetto-Dolomiti-Inovationa-Valley.wav">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/21_-parte-il-progetto-Dolomiti-Inovationa-Valley.wav</a></audio>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Un’idea che prende le mosse dal progetto Smart Road, realizzato da Anas in Veneto sulla strada statale 51 “di Alemagna”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come introdurre questo interessante articolo de lestradedellinformazione.it nel contesto della grande distribuzione. Oggi c’è una parte del “sistema paese” che vive maggiori difficoltà in termini di infrastrutture, connettività e sviluppo che si ripercuote a cascata anche con la distribuzione delle opportunità di crescita. Quando si riesce a fare rete ed a mettere in campo buone prassi ecco che tocchiamo con mano la grande distribuzione e condivisione dello sviluppo nei territori. Ed allora scopriamo meglio in cosa consiste questo interessante progetto di innovazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al via il progetto Dolomiti Innovation Valley. Una iniziativa del programma di sviluppo di pmi, Foundation Open Factory in collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Area Science Park e Industrio Ventures, volta a supportare i processi di innovazione nel territorio dolomitico e a promuoverne la sua attrattività.</span></p>
<p><b>Un’idea sviluppata a partire dal progetto Smart Road, realizzato da Anas in Veneto sulla statale 51 &#8220;di Alemagna&#8221;, che ha permesso di costruire un vero e proprio concept per valorizzare più in generale tutti i territori montani.</b><span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In occasione del lancio, sono state presentate inoltre le tre Startup innovative Finapp, Road Lab e Red Lynx robotics, che dopo aver superato la fase di screening e pitch sono state selezionate per svolgere i progetti di co-innovazione con Anas. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Noi siamo pronti a credere nell’innovazione. Dopo aver visto tante idee, abbiamo individuato tre startup che andranno a riempire di contenuti digitali la smart road. Sono tre idee particolarmente innovative, ma non sarà solo una palestra didattica, perché vogliamo rendere le loro soluzioni concrete per valorizzare l’infrastruttura digitale e tutto il territorio” – ha commentato Luigi Carrarini, Head of Technology Infrastructures and Systems di Anas, parlando della nuova Dolomiti Innovation Valley. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Portare la modernità in montagna è una rivoluzione copernicana che combatte quegli stereotipi che rischiano di frenare e far spopolare la montagna. Tramite i progetti che vogliamo realizzare, l’innovazione diventa driver principale della rinascita montana” – ha dichiarato </span><b>Andrea Ferrazzi, Confindustria Belluno</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Tutte le soluzioni innovative presenti sui territori devono essere conosciute dalla cittadinanza, dalle imprese e dagli studenti. Per questo, bisogna creare delle infrastrutture dimostrative che compongano dei veri e propri laboratori a cielo aperto dove poter sviluppare progetti di co-innovazione” – ha confermato </span><b>Stefano Salvador, Area Science Park. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Vogliamo superare il modello degli incubatori che si trasformano in scatole vuote. Crediamo che sia fondamentale costruire una rete di relazioni, come la Dolomiti Innovation Valley, per raggiungere i progetti ancor prima che diventino tali” – ha spiegato, infine, </span><b>Gabriele Paglialonga, Industrio Ventures</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><a href="https://eur02.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Ffoundation4innovation.elis.org%2Fit%2F&amp;data=04%7C01%7Ca.francesi%40stradeanas.it%7Cfd8245b1d74a461a364b08d9ef9e2e62%7Cf57bababd7b54fb88ddd057ce542d039%7C0%7C0%7C637804284934800589%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C3000&amp;sdata=noITwQXM%2FGkbcSe3JNNcqQ7Hg%2FPeBMVy1eckmBcq988%3D&amp;reserved=0"><b>Foundation Open Factory</b></a><b> </b><span style="font-weight: 400;">è il percorso sperimentale di Open Innovation nato con l’obiettivo di valorizzare e creare impatto sociale con le Piccole e Medie Imprese nei territori del Triveneto, attraverso la promozione di soluzioni tecnologiche selezionate su scala nazionale e la formazione delle nuove generazioni all’Open e Collaborative Innovation. Il programma già nella sua prima edizione ha coinvolto 51 PMI, 7 grandi aziende, 20 partner del territorio e ha visto più di 150 Startup candidate per i progetti di co-innovazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> “L’obiettivo di Foundation Open Factory è quello di creare un acceleratore distribuito che dia riscontro diretto sui territori del Triveneto. Grazie al dialogo che si è instaurato tra le Fondazioni, gli innovatori e i partner, abbiamo sviluppato un sistema di soluzioni pratiche pronte per essere testate sui territori” – così </span><b>Luciano De Propris</b><span style="font-weight: 400;">, Head of Open Innovation &amp; Sustainability del </span><b>Consorzio Elis</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">ha aperto i lavori dell’incontro. Un modello da provare a replicare in altre regioni per moltiplicare la nascita di nuove “Innovation Valley”. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandro Sardi</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Fonte: www.lestradedellinformazione.it</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2276" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/Parte-il-progetto-Dolomiti-Innovation-Valley.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/parte-il-progetto-dolomiti-innovation-valley/">Parte il progetto Dolomiti Innovation Valley</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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