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	<title>FoodBall Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Quel che abbiamo. Quel che rischiamo di perdere per sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Marco Cassini]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Molto spesso dietro i piatti della cucina tipica italiana si nasconde la nostra storia. La famosa pasta Cacio e Pepe, ad esempio, nasce come un piatto povero: due soli ingredienti, ma che ben miscelati riescono a dare un sapore unico. In un periodo storico in cui la ricerca di ingredienti &#8220;particolari&#8221; era praticamente impossibile e il cacio non mancava, a Roma prende vita una delle ricette italiane più apprezzate anche all&#8217;estero. La cucina italiana si è sempre specializzata nel rendere magici piatti fondamentalmente semplici, sulla carta. Piatti che rappresentano anche il periodo storico in cui sono stati concepiti, pensati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulle famose scrippelle &#8216;mbusse teramane si potrebbe scrivereun libro. È un piatto magico che nasce dalla commistione culturale fra Parigi e Napoli, inventato (pare per sbaglio) da Enrico Castorani, cuoco degli ufficiali francesi a Teramo! Ogni piatto è una storia. Ogni storia è un pezzettino in più della nostra cultura. La cucina, per noi italiani, è una cosa seria. Non c&#8217;è sera con gli amici in cui, a un certo punto, non si disquisisca di un piatto piuttosto che un altro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non c&#8217;è italiano che, almeno una volta nella vita, non sia andato alla ricerca di un buon agriturismo dove mangiare qualcosa di speciale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Faccio questo preambolo perché se è vero che alcune storie stanno reggendo il confronto con la modernità, altre rischiano di sparire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A Milano, ad esempio, non è difficile trovare una discreta Cacio e Pepe. Per quanto sia un piatto romano, la cacio e pepe è ormai famosa anche all&#8217;estero. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma delle scrippelle &#8216;mbusse? O dei magici spaghetti alla chitarra? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi sono piatti che già cominciano ad essere molto più difficili da trovare fuori dalla Regione Abruzzo! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In città come Roma, Firenze, Milano, è più facile trovare un posto dove fare un brunch piuttosto che un posto che sia in grado di mostrare la &#8220;vera&#8221; cucina italiana. Eh si, perché con la globalizzazione il sushi è molto più diffuso dei piatti tipici italiani. Incredibile a dirsi, ma è così. Sono oltre tremila i ristoranti sushi nel Bel paese. Quelli che cucinano le scrippelle &#8216;mbusse non superano il centinaio, probabilmente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo, poi, è il periodo della nuova moda: i poke! Si tratta di piatti esotici, vagamente orientali,&#8212;- a base di riso, avocado, salsa di mango e proteine di vario genere. Si può condire un poke un po&#8217; come si vuole. Si possono aggiungere gli edamame, oppure dei bocconcini di pollo. È un piatto sicuramente gustoso, nuovo per il nostro palato. Un piatto unico, dove tutto viene mischiato. Da provare, certo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però fa specie che uno spaghetto alla chitarra con le pallottine non si riesca a trovare facilmente fuori dall&#8217;Abruzzo. Da una parte questo è positivo, perché potrebbe stimolare il turismo a visitare un territorio specifico. Dall&#8217;altra, però, pare evidente che stiamo perdendo il contatto con le nostre tradizioni più profonde. Che, oltre a raccontare un po&#8217; della nostra storia, utilizzano ingredienti sostenibili, cioè del posto!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non serve trasportarli per migliaia di chilometri, perché si trovano già qui. E anche questo è un aspetto romantico che rischiamo di perdere, andando avanti così. Non sembra, ma stiamo vivendo una rivoluzione culturale enorme, nel nostro Paese. Fra vent&#8217;anni alcuni piatti specifici potrebbero essere dimenticati in favore di una cucina più internazionale, ma non sempre più sostenibile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ok, ce l&#8217;ho sulla punta della lingua, questa ve la devo dire: due domeniche fa sono stato in un luogo molto speciale di Milano per un brunch. Parliamo di un locale assolutamente italiano. Uno dei migliori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul menù, credetemi, non compariva un solo piatto tipico del nostro Paese. Potevo scegliere se mangiare un poke, falafel, pollo al curry oppure un panino con avocado e salmone. Ho optato per l&#8217;ultimo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">18 euro più le bibite. Ooookeeii&#8230;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi sono tornato a casa con uno strano senso di malinconia. Ho ancora il libro di ricette che mia zia mi regalò prima di andarsene via per sempre. L&#8217;ho aperto a caso. Davanti a me avevo la ricetta per gli spaghetti con le pallottine. Ho avuto un sussulto. Il mio palato ha cominciato a pizzicare. In quel momento ho capito che non era appetito, ma amore per ciò che siamo e per ciò che rischiamo di perdere. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Cassini</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4049" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-quel-che-abbiamo.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Ragazzi di Strada&#8230; i Corvi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gian Luca Padovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> L&#8217;unico componente rimasto Claudio Bennassi racconta in un libro biografico la storia del gruppo musicale parmigiano tra storia e aneddoti Claudio Benassi è l&#8217;unico componente rimasto dei Corvi, il complesso musicale che a cavallo degli anni sessanta e oltre scrisse una fondamentale pagina legata alla musica pop italiana. Quelli erano i tempi del genere Beat [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3712-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/cutura-1_ragazzi-di-strada.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/cutura-1_ragazzi-di-strada.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/cutura-1_ragazzi-di-strada.mp3</a></audio>
<p><b><i> L&#8217;unico componente rimasto Claudio Bennassi racconta in un libro biografico la storia del gruppo musicale parmigiano tra storia e aneddoti</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Claudio Benassi è l&#8217;unico componente rimasto dei Corvi, il complesso musicale che a cavallo degli anni sessanta e oltre scrisse una fondamentale pagina legata alla musica pop italiana. Quelli erano i tempi del genere Beat che furoreggiava un po’ dappertutto. Dai dancing alle feste di piazza, dai famosi concorsi canori itineranti alle seguitissime trasmissioni televisive irradiate rigorosamente in bianco e nero ed ancora ai programmi radiofonici in onde medie. Lui era il batterista di quel quartetto composto anche da Angelo Ravasini (chitarra dal 1966 al 2013), Fabrizio Levati (chitarra dal 1966 al 1969), Italo Gimmi Ferrari (basso dal 1966 al marzo 1969). Benassi dal 2014 a tutt’oggi è ancora attivo con la nuova band composta che vede Lorenzo Cavazzini (voce), Pietro Amoretti (chitarre acustiche e elettriche, cori, arrangiamenti e programmazioni), Mirko Rivara (cori, programmazioni, sinth e tastiere) e Luca Bonzilli (basso e cori). Il suo libro &#8216; Ragazzi di strada&#8230; i corvi &#8216; intende essere uno spaccato di storia, amarcord, aneddoti e tanto altro che ha fatto dei Corvi uno dei gruppi musicali italiani più vigorosi ed apprezzati dal grande pubblico ed al tempo stesso una delle band più estrose nel panorama spettacolare nazionale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Formatasi nel 1965 a Parma iniziarono da subito le loro esibizioni in diversi locali emiliani suonando delle cover soprattutto di band inglesi e americane. Un anno dopo si iscrissero al Primo Torneo Nazionale di Rapallo &#8216;Davoli&#8217;. Qua ebbero la soddisfazione di classificarsi al secondo posto. Il gruppo soleva presentarsi con un look particolare ed alquanto originale costituito da mantelli neri così da attirare l&#8217;attenzione del corvo. Tra i loro pezzi forti non si può dimenticare &#8216;Un ragazzo di strada&#8217; che fu anche reinterpretato tra i tanti anche da Ivan Cattaneo. Questo loro successo lo dovettero al direttore artistico del teatro Ariston Alfredo Rossi che propose al gruppo la stipulazione di un contratto discografico. Nell&#8217;elenco delle loro più note cover i brani “I Ain&#8217;t No Miracle Worker” dei Brougers che presero parte alla Fondazione dei Quicksilver Messenger Service che vantò un testo scritto in lingua italiana da Nisa, collaboratore dell’indimenticabile cantante napoletano Renato Carosone. I Corvi si imposero con grande successo musicale e di pubblico alla celebre kermesse del Cantagiro in cui il vero volatile chiamato Alfredo (questo per omaggiare il loro impresario discografico) che figurava ben appollaiato sulla stecca del basso di Gimmi Ferrari classificatisi in quella edizione all&#8217;ottavo posto. Successivamente un altro grande successo in 45 giri &#8216;Bang bang&#8217; con a retro &#8216;Che notte ragazzi&#8217; che venne ad appartenere alla colonna sonora dell&#8217;omonimo film per la regia di Giorgio Capitani e con protagonisti Philippe Leroy, Alberto Lionello e Marisa Mell. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel suo libro Claudio Benassi narra dei suoi favolosi 50 anni di musica, le sue prime esperienze in qualità di batterista, la fondazione del complesso assieme ad Angelo Ravasini, Gimmi Ferrari e Fabrizio Levati (chiamato il Billo) ed ancora i tristissimi momenti circa le morti dei suoi storici compagni. Benassi è originario di Provazzano, una frazione del Comune di Neviano degli Arduini. Già da ragazzino iniziò la sua attività di musicista batterista suonando agli inizi degli anni sessanta con alcune orchestrine folk di ballo liscio. Molto appassionato di antiquariato si è rivelato anche come provetto fotografo. È felicemente nonno di due stupendi nipoti, Filippo e Rebecca.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gian Luca Padovani</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4036" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-i-corvi.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Non ci resta che mangiare&#8230; Magari!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[Alvise Brugnaro]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mangiare, o meglio mangiare bene, assaporando ogni boccone con gli occhi socchiusi e le labbra increspate in un sorrisetto malizioso di godimento, è uno dei piaceri della vita. Indubbiamente. E quanto più il nostro gusto si è arricchito, nel corso della vita, di sfumature e di esperienze, capaci di ampliare la gamma dei sapori graditi [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Mangiare, o meglio mangiare bene, assaporando ogni boccone con gli occhi socchiusi e le labbra increspate in un sorrisetto malizioso di godimento, è uno dei piaceri della vita. Indubbiamente. E quanto più il nostro gusto si è arricchito, nel corso della vita, di sfumature e di esperienze, capaci di ampliare la gamma dei sapori graditi e apprezzati, tanto più si riesce ad amplificare e prolungare il piacere della degustazione, in una sorta di orgasmo tantrico culinario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo questo quadro, quale età potrebbe essere la più indicata per arrivare a cotanto piacere se non quella della piena (e anche passata) maturità? Un’equazione quasi matematica, quindi, che come tale si risolve favorevolmente e facilmente, se… ahia… c’è un “se”! Ed è un “se” scontato, vista la metafora prescelta ed ha un nome: l’incognita “x”. Ergo, per “x” diverso da “diabete”, “pressione alta”, “colesterolo”, “intolleranze a tappeto” e affini, l’equazione fila liscio come un treno alta velocità nella tratta Milano – Parigi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualcuno potrebbe lamentarsi, e con tutte le ragioni del caso, considerando una vera e propria presa in giro questa situazione per la quale proprio quando avremmo tutti gli strumenti per apprezzare e godere come non mai dei piaceri della buona cucina, la “natura” ci manda le sue “piaghe” e ci mette un freno pure a quest’ultimo baluardo della sensualità corporea. È sempre quindi la solita storia della “natura matrigna” di leopardiana memoria o, piuttosto, ognuno ci mette anche del suo per aggravare il corso degli eventi cellulari e sistemici, meglio noto come “invecchiamento fisico”?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No, no, tranquilli: adesso non parte nessun pippotto salutista con tanto di “stili di vita sostenibili”, attività motoria come elisir di lunga salute, varie ed eventuali condite da perle di saggezza (vegetali, possibilmente) e un pizzico di yoga meditativo. Che il “troppo stroppia” lo impariamo dalla mamma al primo eccesso che la manda in bestia (solo che, in quell’occasione, ce la mette giù un po’ più facile da capire, tipo “il gioco è bello quando dura poco”). Tanto vale ricordarsene anche quando ci sediamo a tavola. O no? “Chi è senza peccato, scagli la prima… forchettata”! Quante volte l’ingordigia ha preso il sopravvento sul mero piacere e la quantità ha fatto passare in secondo piano la qualità? Quante volte abbiamo avuto “gli occhi più grandi della pancia” (salvo poi far lievitare anche la pancia per essere all’altezza della situazione)?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora, forse, quello che può aiutarci a mantenere nel tempo la possibilità di continuare a godere almeno di questo meraviglioso dono dell’evoluzione risiede proprio nel concetto prima citato di orgasmo tantrico. Il segreto, infatti, di questo tipo di orgasmo risiede nella “continenza sessuale”, vale a dire nella capacità di trattenersi e di arrivare al piacere finale senza disperdere l’energia vitale. Assaporare senza fretta e senza la spasmodica smania di portarsi a casa tutto il “menù completo”, insomma. La parola d’ordine per noi anzianotti, quindi, è una ed una sola: “continenza”. Che però, alla nostra età, è molto più facile a dirsi che a farsi.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Alvise Brugnaro</span></i><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4038" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-non-ci-resta-che-mangiare.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Farà crik o farà crok? Farà cri-cri!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La fonte delle opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Verso la fine degli anni 80, in piena epoca d’oro degli spot pubblicitari e delle tv commerciali, impazzavano, tra le altre, le pubblicità delle patatine Crik Crok. Al termine dei mini sketch costruiti dai creativi dell’azienda, lo slogan di chiusura lanciava il dilemma legato ad ogni morso dato alle chips: “o fa crik o a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3731-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/23_Fara-cri-o-fara-crok.mp3?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/23_Fara-cri-o-fara-crok.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/23_Fara-cri-o-fara-crok.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Verso la fine degli anni 80, in piena epoca d’oro degli spot pubblicitari e delle tv commerciali, impazzavano, tra le altre, le pubblicità delle patatine Crik Crok. Al termine dei mini sketch costruiti dai creativi dell’azienda, lo slogan di chiusura lanciava il dilemma legato ad ogni morso dato alle chips: “o fa crik o a fa crok”. D’altronde, le patatine in busta sono da sempre la versione “simpatica” e festaiola del tubero onnipresente nella nostra cucina, e ancora di più in quella di altri popoli europei, a dimostrazione che con una materia prima versatile e capace di ispirare ogni tipo di trasformazione culinaria, si può massimizzarne la produzione e la commercializzazione e generare profitti in diversi settori e segmenti di mercato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora, però, stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione alimentare, partita da molto lontano (e non solo in senso geografico) e arrivata a bussare alle porte dell’Europa, e dell’Italia, inattesa (dai consumatori distratti) come una nevicata al mare in un pomeriggio di luglio. E proprio a luglio 2021, l’Unione Europea ha autorizzato la vendita e il consumo delle “tarme della farina” essiccate. Poi, a distanza di poco più di 3 mesi, è arrivato anche il benestare per la locusta migratoria, passata da essere un problema per i raccolti di cibo, a venire raccolta essa stessa per farne cibo. E nel febbraio di quest’anno, l’UE ha “sdoganato” anche i grilli domestici, utilizzati notoriamente come snack in altre parti del mondo (ad esempio, nello street food thailandese), fritti e mangiati. Del resto, con la questione sempre più pressante della sovrappopolazione, della sostenibilità ambientale legata anche alla produzione di cibo e ai relativi consumi energetici, l’idea di fondo è quella di convincere, e abituare, 5 miliardi di persone che ciò che gli altri 2 miliardi di esseri umani stanno già, di consueto, mangiando per sopravvivere, non solo è sano e funzionale, ma può essere perfino “buono”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per raggiungere questo obiettivo, si sa, il passo più duro da fare è di certo il primo: provare, assaggiare, fare esperienza (provando a dimenticare, per un attimo, le barrette di gelatina proteica a base di marmellata di cavallette, viste nel film “Snowpiercer”). E per essere convincenti, si cerca qualsiasi appiglio. Dalle similitudini e somiglianze con altri esseri che, per cultura e abitudini, mangiamo da moltissimo tempo (pensiamo solo a gamberi, granchi e altri crostacei marini) al tentativo di utilizzare gli insetti in forma di farine o ricomposti in altre fogge per essere più graditi (un po’ come da molti anni vediamo fare con i prodotti “vegan” a forma di hamburger, formaggi e bistecche).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, siamo agli albori di un nuovo mercato, di nuovi business, di grandi opportunità imprenditoriali e di maggiore compatibilità con obiettivi dichiarati del </span><i><span style="font-weight: 400;">green deal</span></i><span style="font-weight: 400;"> o anche semplicemente con le sensibilità di coloro che, sempre più numerosi, vogliono fare la loro parte per proteggere l’ambiente che ci ospita e che vorremmo ci accogliesse ancora per tanti secoli a venire. E se per ottenere questo risultato, dovremo mangiare grilli, almeno non avremo dubbi sul suono che faranno. Sarà univocamente un romantico “cri-cri”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandy Littleshoos</span></i></p>
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		<title>Bella Dentro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Basta sprechi! Ci pensa Bella Dentro, la startup della frutta e verdura scartata Un laboratorio trasforma le referenze coinvolgendo i fragili Ce lo hanno insegnato da piccoli: mangiare frutta e verdura fa bene, al di là dei canoni estetici imposti dalla grande distribuzione organizzata. L’estetica, lo stiamo scoprendo in tutti i campi, non è più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Basta sprechi! Ci pensa Bella Dentro, la startup della frutta e verdura scartata</b></p>
<p><b>Un laboratorio trasforma le referenze coinvolgendo i fragili</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ce lo hanno insegnato da piccoli: mangiare frutta e verdura fa bene, al di là dei canoni estetici imposti dalla grande distribuzione organizzata. L’estetica, lo stiamo scoprendo in tutti i campi, non è più soltanto esteriorità ma è soprattutto interiorità che in questo caso si traduce in qualità nutritiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni anno 1,4 milioni di tonnellate di frutta e verdura sono scartate proprio per criteri estetici generando uno spreco ingiustificabile di fronte a proprietà organolettiche inalterate da agenti climatici esterni o per le dimensioni troppo grandi o troppo piccole delle referenze, buccia danneggiata o forme bizzarre. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bella Dentro è la startup tutta italiana creata da due giovani che hanno deciso di abbandonare il vecchio lavoro per dare il proprio contributo alla cultura del riuso facendo degli scarti una risorsa preziosa e… buonissima! Sono partiti da un reportage del National Geographic sugli sprechi della filiera alimentare Camilla Archi e Luca Bolognesi. Entrambi di Milano, una vocazione umanistica lei laureata in lettere e più pragmatica lui laureato in economia. Dall’unione delle loro competenze (prima al servizio di altre realtà) hanno deciso di licenziarsi e creare qualcosa di nuovo e impattante per l’ambiente partendo da zero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Abbiamo fatto 7 anni di ricerca nei campi per studiare la filiera. Un pianta genera un 20% di prodotti non adatti ai parametri dell’industria, in caso di condizioni climatiche avverse lo scarto arriva all’80%. Sentivamo il bisogno di dare valore a ciò che era destinato ad essere buttato” ha dichiarato Camilla. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’avventura inizia con quella che i due giovani imprenditori definiscono un’Ape Car imbarazzante! Ricoperta di erba sintetica ma piena di frutta e verdura vera. Partiti da ambulanti hanno capito subito che il potenziale del loro progetto, seppur in salita, poteva diventare qualcosa di più grande. Così a ottobre 2020 nasce il primo negozio Bella Dentro di Milano e a giugno 2021 il secondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per poter aumentare sempre più i volumi di frutta e verdura salvati e acquistati dai produttori (senza correre il rischio di sprecarli perché vanno a male prima di riuscire a venderli tutti) e aumentarne ulteriormente il valore non solo economico, ma anche etico-sociale, Camilla e Luca hanno avviato un laboratorio di trasformazione di frutta e verdura imperfetta insieme ai “belli dentro” de L’Officina Coop Sociale di Codogno, una meravigliosa realtà produttiva dedita alla formazione e all’impiego lavorativo di ragazzi autistici e altre fragilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da questo laboratorio nasce la prima linea di prodotti Belli Dentro: marmellate, conserve, succhi e soprattutto essiccati in vendita nei loro negozi e sull’ e-commerce e perché no, in qualche occasione speciale anche sull’Ape Bella Dentro!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi Bella Dentro è composta dai fondatori, 2 dipendenti, 5 ragazzi della cooperativa L’Officina e coinvolge 27 aziende agricole in tutta Italia sia bio sia a lotta integrata. Nel 2020 i ragazzi si sono tolti un’altra soddisfazione: sono stati premiati con la Menzione d’onore per il Compasso d’Oro 2020 dall’ADI: “Un sogno vedere Bella Dentro tra la Vespa Elettrica e la Ferrari Monza. Tutto questo con una frutteria, chi l’avrebbe mai detto!”.  Info www.belladentro.org </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4046" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-bella-dentro.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Le Adozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Alcinii]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2022 è ormai iniziato e la nascita del nuovo anno evoca l&#8217;inizio di tante cose. Ho pensato per questo di parlarti del principio della vita dei nostri amici animali: i cuccioli! Se volessimo adottarne uno, cosa dovremmo sapere? Le informazioni da conoscere sono veramente tante e possono avere declinazioni diverse anche in base al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3729-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/salute-le-adozioni.mp3?_=5" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/salute-le-adozioni.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/salute-le-adozioni.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Il 2022 è ormai iniziato e la nascita del nuovo anno evoca l&#8217;inizio di tante cose. Ho pensato per questo di parlarti del principio della vita dei nostri amici animali: i cuccioli! Se volessimo adottarne uno, </span><b>cosa dovremmo sapere?</b><span style="font-weight: 400;"> Le informazioni da conoscere sono veramente tante e possono avere declinazioni diverse anche in base al luogo dal quale vogliamo prenderlo. Adottare da un rifugio, da un privato, da un allevamento, da un negozio, da un rescue o desiderare un gatto piuttosto che un coniglio cambierà le informazioni che andranno raccolte. La cosa più importante da fare, quindi, prima di procedere con l’adozione, è quella di procurarsi queste informazioni. Uno </span><b>specialista del</b> <b>comportamento</b><span style="font-weight: 400;"> della specie che desideri adottare sarà il riferimento più idoneo, dal medico veterinario</span><b> comportamentalista</b><span style="font-weight: 400;">, all’educatore, all’esperto di recupero comportamentale. In generale esistono delle regole di base che valgono sempre. Oggi ti indicherò le prime tre per me più importanti. La </span><span style="font-weight: 400;">prima</span><span style="font-weight: 400;"> è quella di </span><b>informarti bene il più possibile della vita del cucciolo fin dal suo primo giorno di vita</b><span style="font-weight: 400;"> (quando è possibile, certamente). Cerca di sapere chi sono i genitori, almeno la madre, se questa è stata presente e </span><b>a contatto</b><span style="font-weight: 400;"> con i figli e non è stata staccata alla fine dell’allattamento. La madre non ha solo il ruolo di nutrire il piccolo ma ne riveste moltissimi altri importanti tanto quanto la nutrizione. Se sono orfani dovrai avere delle informazioni aggiuntive. Informati sull’ambiente che ha frequentato il piccolo: campagna, appartamento, canile, box, eccetera. Insomma, le informazioni importanti da reperire sono molte perché già da questo periodo di vita possono essere poste le basi per future problematiche comportamentali che non dipenderanno dal tipo di relazione e “gestione” che tu instaurerai con lui. </span><span style="font-weight: 400;">Seconda</span><span style="font-weight: 400;"> cosa: </span><b>cerca di sapere cosa devi fare per accogliere al meglio l’animale</b><span style="font-weight: 400;"> in casa tua affinché il distacco non avvenga in modo prematuro e sia meno traumatico possibile. La preparazione di un luogo idoneo, un uso dei feromoni ambientali messi in casa qualche giorno prima, l’uso della floriterapia o aromaterapia per il distacco e il viaggio in macchina sono tutti buoni strumenti che possono aiutarti. </span><span style="font-weight: 400;">Terza</span><span style="font-weight: 400;"> cosa: cerca di </span><b>discernere bene tra un tuo desiderio di avere una particolare specie o razza e la reale qualità di vita che gli andrai ad offrire</b><span style="font-weight: 400;"> per il suo benessere. Sono compatibili? Magari desideri un cane ma poi sei tutto il giorno fuori oppure vorresti un gatto norvegese delle foreste ma non vuoi peli in giro per casa. Scegliere con presupposti simili porterà te e il tuo beniamino a diverse situazioni di stress. Queste sono solo alcune delle informazioni che dovresti avere prima di adottare un cucciolo. Ricorda: oltre a loro </span><b>esistono anche tantissimi animali adulti e anziani che aspettano l’adozione</b><span style="font-weight: 400;">. Avrai capito, quindi, che buona regola è quella di informarsi </span><b>prima</b><span style="font-weight: 400;">. Buon 2022 con l’augurio che possa essere per te ed il tuo beniamino un anno strepitoso! </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Francesca Alcinii</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="https://www.fioridibachpercaniegatti.it/"><span style="font-weight: 400;">www.fioridibachpercaniegatti.it</span></a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4026" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-le-adozioni.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>YOLO è l’arte di scegliere il meglio, dalla tavola alla vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chef de cuisine Alessandro Rinaldi ci spiega perché  A Roseto degli Abruzzi, l’arte della gastronomia incontra il territorio attraverso le mani esperte e la professionalità di Alessandro Rinaldi, irpino di nascita, cittadino d’Italia per adozione, oggi chef de cuisine di YOLO, un innovativo format ristorativo che offre proposte culinarie di vario tipo, da gustare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/yolo-e-larte-di-scegliere-il-meglio-dalla-tavola-alla-vita/">YOLO è l’arte di scegliere il meglio, dalla tavola alla vita</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3697-6" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/seren-16_Yolo.mp3?_=6" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/seren-16_Yolo.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/seren-16_Yolo.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo chef de cuisine Alessandro Rinaldi ci spiega perché</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> A Roseto degli Abruzzi, l’arte della gastronomia incontra il territorio attraverso le mani esperte e la professionalità di Alessandro Rinaldi, irpino di nascita, cittadino d’Italia per adozione, oggi chef de cuisine di YOLO, un innovativo format ristorativo che offre proposte culinarie di vario tipo, da gustare a colazione, a pranzo oppure a cena: tre momenti della giornata per tre differenti esperienze di gusto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">YOLO è l’acronimo di </span><i><span style="font-weight: 400;">You only live once</span></i><span style="font-weight: 400;">: si vive una volta sola, meglio rendere magici tutti i momenti mordendo la vita ed assaporando ogni istante. Il format perfetto dei tempi che stiamo vivendo: un luogo in cui costruire ricordi attraverso i sapori, i profumi e la vista del meraviglioso mare su cui si affacciano i tavoli per gli ospiti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo una lunga esperienza fatta di studio e ricerca accanto a nomi importanti della ristorazione italiana, talentuoso e audace, Alessandro ha messo la sua personalità in ogni piatto generato dalle sue doti da alchimista del gusto unite ad un rigoroso rispetto per le materie prime e la stagionalità degli ingredienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ogni piatto deve essere sempre al centro dell’attenzione. Così come il cliente che non è mai estraneo, neanche se entra per la prima volta. Per questi motivi, chiunque varchi l’ingresso del ristorante è un ospite gradito.” Alessandro Rinaldi amplifica così il concetto di accoglienza delegando ai sapori la magia del rendere protagonista la filosofia del buono fatta di condivisione, benessere, cultura dell’eccellenza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><b>Alessandro uno chef è un artigiano del gusto: deve sapere maneggiare le materie prime, esaltarle e dare carattere ad ogni singolo componente che lega un piatto. Quanta passione hai dedicato a quella che oggi è la professione che ti ha reso una firma della ristorazione?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La mia è una passione che ha origini lontane. Ho trascorso gran parte della mia infanzia con mia nonna, lei era la donna di casa, preparava mille piatti differenti. Ogni giorno una nuova ricetta e io ero lì con lei che giocavo con le pentole e con la pasta fresca. Cucinare era il mio gioco preferito. Oggi è lo stesso. Una passione che ho ereditato dalla mia famiglia e che tutt’</span></i><i><span style="font-weight: 400;">ora, </span></i><i><span style="font-weight: 400;">è la mia ragion d’essere. </span></i></p>
<p><b>La professionalità non può prescindere dalla responsabilità di entrare nell’economia circolare fatta di un uso consapevole del cibo. In che modo YOLO esalta gli ingredienti intesi come nutrienti e non come elementi necessari solo al mangiare?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Da YOLO non si butta via niente. Ogni mio piatto nasce dalla selezione di ingredienti semplici, spesso dimenticati </span></i><i><span style="font-weight: 400;">perché </span></i><i><span style="font-weight: 400;">presi dalle mode del momento. Ogni proposta culinaria ha alla base materie prime genuine che raccontano l’Abruzzo, una terra fatta di mare e montagna e che racchiude al suo interno tesori culinari nascosti. Il cibo non è solo mangiare, il cibo è cultura e scoperta, ricerca e sperimentazione. </span></i></p>
<p><b>Un prodotto è più il risultato del singolo o dell’equilibrio e della complicità con la brigata?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Trascorro la maggior parte del mio tempo assieme alla mia brigata: siamo una grande famiglia e tutto ciò che esce dalla cucina YOLO è frutto del lavoro di squadra, della complicità e del rispetto reciproco. Anche questo è economia circolare, no?</span></i></p>
<p><b>La ristorazione in pandemia ha saputo essere resiliente più di molti altri settori e ha abituato i clienti a delle abitudini che sono diventate preziosi rituali: una pausa pranzo può essere di qualità anche grazie al take-away. Servizi nuovi e enogastronomia locale di qualità sembrano essere le chiavi del successo di YOLO. Cosa auguri a te e al settore per la stagione estiva alle porte?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ciò che auguro a me stesso e ai miei colleghi è di non perdere mai la curiosità. Essere curiosi ci permette di esplorare e di accrescere la nostra conoscenza del mondo e degli individui. La curiosità ci rende resilienti: chi è curioso è padrone del mondo. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4034" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b-yolo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Food experience nel XX secolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Le espressioni di quei cinici, spietati, miserabili bastardi annoiati della vita che siamo dovuti diventare, svaniscono per un momento, o per un secondo, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di semplice come un piatto di cibo”  Lo studio dell’alimentazione secondo una prospettiva sociologica si può trovare già in epoche classiche grazie ad alcune riflessioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3737-7" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/associ-6.1_I-parte_-La-food-experience.mp3?_=7" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/associ-6.1_I-parte_-La-food-experience.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/associ-6.1_I-parte_-La-food-experience.mp3</a></audio>
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<p><span style="font-weight: 400;">“Le espressioni di quei cinici, spietati, miserabili bastardi annoiati della vita che siamo dovuti diventare, svaniscono per un momento, o per un secondo, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di semplice come un piatto di cibo” </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo studio dell’alimentazione secondo una prospettiva sociologica si può trovare già in epoche classiche grazie ad alcune riflessioni tra cibo e società, ma solo negli ultimi anni la ricerca ha visto sorgere i più importanti contributi sul tema. Dagli anni ‘60 del Novecento, infatti, sono sorte molte ricerche sul consumo alimentare, che hanno posto il loro focus sulle diseguaglianze, sui disturbi, sui processi produttivi e sui rituali legati al tema dell’alimentazione. In primo luogo, tra i classici del pensiero sociologico, nessun autore nello specifico ha prodotto saggi sul cibo come fonte di realtà condivisa o come fatto sociale. Questo, principalmente, è dovuto alla circostanza che vede l’alimentazione essere studio sociale solamente una volta acquistata la sovranità metodologica e la consapevolezza epistemica cioè quando si possono considerare superate le condizioni di sussistenza fisiologica. Nello specifico, deve avvenire il passaggio del cibo da requisito essenziale per la sopravvivenza a oggetto di distinzione e stratificazione sociale.  Questo passaggio è accaduto in Occidente, solamente nel secondo dopoguerra, con l’industrializzazione dei processi produttivi, l’aumento del benessere, del reddito medio e dell’attenzione della scienza economica verso la domanda aggregata. I consumatori più abbienti, infatti, spostano le loro scelte verso beni di lusso o superiori. La spesa dei generi di prima necessità, quindi, non aumenta in maniera proporzionale quanto il reddito. L’arte culinaria un significato simbolico, studiandola come una lingua ed analizzandola dal punto di vista dei suoi elementi costitutivi, i “gustemi”. In analogia con la linguistica strutturale, Lévi-Strauss ha raffigurato un campo semantico triangolare i cui vertici corrispondono alle categorie del crudo, del cotto e del putrido. Quest’ultime rappresentano le condizioni universali mediante le quali il cibo si presenta all’uomo secondo il pensiero mitico: il crudo descrive l’aspetto naturale del cibo, il cotto è la rappresentazione culturale del crudo, mentre il putrido è la sua trasformazione naturale. O contrapporre il mangiare alla linguistica, considerando il cibo come una poesia composta da varie categorie, due delle quali possono essere racchiuse nei pasti e nel bere. Nel 1997 in “Sociologia del pasto”, Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco, intuì che nell’alimentazione si poteva riconoscere la divisione tra individuo e società. Il mangiare ed il bere sono raffigurati come atti egoistici poiché nessuno può cibarsi con ciò che è già stato ingerito da qualcun altro. Per questo motivo, l’autore afferma che la sociologia nel pasto nasce dall’incontro tra l’atto egoistico di ognuno e la riunione con gli altri per condividere il medesimo fine. Dallo stesso pensiero affiora l’idea di Norbert Elias, sociologo tedesco, che in “Società degli individui” del 1990, esprime il suo pensiero che vede nell’Occidente una corrente sempre più prossima all’individualismo. Nella tavola come nella vita si cerca l’eleganza e la raffinatezza, vietando anche alcuni sgradevoli comportamenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I trend che oggi stiamo vivendo, in termini di cibo, rispecchiano il cambiamento che sta avvenendo sulla tavola e sui comportamenti di acquisto dei consumatori italiani. Gli individui vogliono sempre più cibi salutari, che rispondono all’esigenza di sostenibilità sociale ed ambientale. Oggigiorno, infatti, non si ragiona più in termini di esigenze nutrizionali o dietetiche, ma di scelte di stili di vita. Si diffondono gli alimenti sani e meno elaborati possibili, come anche quelli a base vegetale. Emerge inoltre la politica del “no waste” che vuole combattere gli sprechi, ma anche diminuire l’obesità, migliorare le mense scolastiche e ridurre il consumo di zucchero nei cibi. Oggigiorno, l’importanza dell’alimentazione e del cibo cresce di pari passo con l’attenzione verso il proprio corpo e la propria salute. Gli alimenti assumono infatti il nuovo ruolo di sostanze risanatrici e di controllo delle condizioni di vita. La forte attenzione verso la qualità del cibo ha portato però anche alla conseguenza dell’aumento dei prezzi con altrettanta riduzione della capacità di acquisto di molti. Tutto questo ha portato nuovamente alla luce alcune modalità che si credevano scomparse, come il ritorno alla coltivazione di prodotti nel proprio orto o all’acquisto diretto dai produttori. Le tendenze che ruotano intorno al food si legano oggi alla sostenibilità, alla salute, al benessere ed alla praticità. Negli ultimi anni si lavora sempre più per ampliare proprio il concetto di sostenibilità, che deve riuscire a toccare ogni parte del ciclo di vita del prodotto: dalla raccolta sul campo, all’arrivo nel punto vendita, per poi passare alla tavola ed alla spazzatura, fino alla sua rinascita sotto altra forma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Se il potere è sempre più nelle mani delle multinazionali, il nostro voto lo esprimiamo decidendo cosa comprare al supermercato”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tristram Stuart, attivista inglese ed esperto internazionale nell’ambito dello spreco alimentare, ha trascorso mesi per le strade di tutto il mondo a raccogliere cibo dai cassonetti, arrivando a sostenere infine che nella catena di distribuzione alimentare mondiale avviene uno spreco impressionante di cibo non solo nei supermercati, ma anche nelle aziende, nelle case delle persone e perfino nelle fattorie a questo punto è meglio  compiere l’azione banale di sedersi e consumare il cibo che si intende gettare, al posto di buttarlo via. . Questo perché la maggior parte degli alimenti che oggi vengono sprecati è ancora buono, non marcito o ingiallito e, per esigenze di mercato o altro, viene semplicemente buttato. La produzione di cibo è infatti l’attività che ha il maggior impatto sull’ambiente poiché influisce sul cambiamento climatico e sulla perdita di biodiversità e oggi l’atto più influente da compiere è quello di ridurre il nostro impatto anche con l’arresto dello spreco di cibo. Oltre al tema dello spreco, i trend più importanti, analizzati nel mondo del food, si ricollegano alla qualità del prodotto, alla trasparenza nella comunicazione e alla sostenibilità, ambientale e sociale. Le nuove generazioni richiedono infatti prodotti sempre più di qualità e con ingredienti salutari, desiderano un’informazione immediata e sincera, soprattutto nell’etichetta e nel packaging, e credono fortemente nella sostenibilità, un fattore che oltre a generare del bene per il pianeta, crea legami con l’azienda e infonde fiducia. Il cibo oggi, per essere considerato realmente cibo, deve rispondere a particolari caratteristiche: essere buono, pulito e giusto. Un cibo “buono” è un cibo che piace, ossia che viene definito tale perché influenzato da fattori personali, culturali, storici e socio-economici. Il piacere è infatti un diritto dell’uomo insito nella fisiologia umana e collegarlo solamente all’abbondanza è una credenza sbagliata e, soprattutto, può diventare un vero errore strategico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un altro punto fondamentale per la sostenibilità è la protezione dei saperi tradizionali, i quali stanno emergendo nuovamente come priorità globali in quanto si riconosce il loro valore come patrimonio tangibile e intangibile dell’umanità una visione intrinseca del cibo come elemento chiave nella storia della cultura italiana del made in Italy.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sta per andare in onda un nuovo sistema dedicato al mondo del calcio unito al cibo. Si chiamerà &#8216;Foodball&#8217; e racconterà le storie sportive attraverso l&#8217;universo della cucina made in Italy.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di un prodotto sinergico, una ricetta in cui ingredienti principali sono cultura, business, qualità e benessere. L&#8217;iniziativa in quanto ha permesso ai ragazzi di mettere in gioco le proprie competenze al di là dei libri, di prendere coscienza delle realtà del territorio e di crescere nel proprio senso di cittadinanza attiva e appartenenza si attiverà per esempio  il gioco del calcio attraverso il cibo e del cibo attraverso il calcio.</span><span style="font-weight: 400;"> Si tratta di raccontare i luoghi partendo dalle origini, attraversando alcuni dei punti più caratteristici e assaporando quello che ha da offrire l’immenso patrimonio dei prodotti tipici italiani. I campioni del calcio ricordano gli esordi e le emozioni legate alla propria carriera, ma anche i gusti e i sapori che li hanno accompagnati e le specialità scoperte nei posti dove hanno giocato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto cultura del gioco percorrendo la via del cibo ha l’obiettivo di promuovere l’educazione di una corretta e sana alimentazione e di valorizzare la, nonché la professionalità degli operatori del settore, che offrono ai consumatori il meglio del gusto e dei sapori  si configura come un importante tassello  alla cultura della salute qualità e genuinità dei prodotti del nostro territorio. È infatti fondamentale acquisire corrette abitudini alimentari fin dalla prima infanzia, in quanto un positivo e consapevole approccio con il cibo getta la basi per un futuro stile di vita sano ed armonioso.</span><span style="font-weight: 400;"> Una sana alimentazione rappresenta il primo intervento di prevenzione a tutela della salute e dell’armonia fisica. Alimentarsi non è soltanto l’espressione del bisogno di nutrirsi, ma anche il risultato di determinanti psicologiche, sociali, culturali, che insieme concorrono a formare l’atteggiamento alimentare. Per questo un’alimentazione corretta non deve solo rispettare le necessità qualitative e quantitative dell’organismo, ma deve armonizzarsi con la sfera psicologica e di relazione della persona, processo informativo ed educativo per mezzo del quale si persegue il generale miglioramento dello stato di nutrizione degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari, l’eliminazione dei comportamenti alimentari non soddisfacenti verso l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche degli alimenti e un efficiente utilizzo delle risorse alimentari. Questo realizzando un sistema  è rivolto in particolar modo ai bambini e di conseguenza ai genitori a stimare anche con giochi didattici </span><span style="font-weight: 400;">incentivando una didattica innovativa  che offre anche  ai docenti una formazione on line sulle tematiche del cibo e della sostenibilità alimentare nonché strumenti didattici digitali corredato da attività laboratoriali per un apprendimento dinamico e concreto</span><span style="font-weight: 400;">   attraverso l’aspetto ludico favorendo  i prodotti dell’agroalimentare del made in Italy</span><span style="font-weight: 400;"> per promuovere un corretto regime alimentare ispirato alla dieta dello sportivo, in cui gli ortaggi di qualità – come patate, carote e cipolle fonte di selenio e 100% italiane svolgono un ruolo fondamentale </span><span style="font-weight: 400;"> proprio per avvicinare anche gli adulti a un  “ mangiar sano” prodotto dalle nostre terre aiutando oltre la salute personale  la filiera agroalimentare quindi prodotti alimentari e cucina della tradizione italiana che sono però anche un vero e proprio patrimonio culturale e hanno origine da passione, professionalità, ingegno e fantasia di agricoltori, artigiani e cuochi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo incentiverà ad aprire al turista questo mondo facendogli cogliere le tante sfumature che rendono unici e talvolta irripetibili i cibi dei diversi territori, può voler dire fargli vivere un’esperienza indimenticabile, una specie di “viaggio del gioco in contemporanea nel viaggio del cibo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dunque, Il food ball consiste in una maggiore interazione fra il mondo produttivo e i cittadini consumatori per accrescere la consapevolezza dell’impatto che i diversi sistemi di produzione agricola possono avere sull’ambiente, prendendo in considerazione non solo le pratiche agronomiche, ma soprattutto il ruolo svolto dall’utilizzo di risorse naturali da parte dell’intera filiera agroalimentare   dalla produzione al consumo. Il cambiamento di paradigma di cui si sente parlare, quindi, per raggiungere una maggiore sostenibilità significa ripensare e ridisegnare i sistemi agroalimentari, orientandoli verso il diritto al cibo, la valorizzazione della territorialità e la protezione degli agroecosistemi dal degrado. La consapevolezza alimentare dei consumatori è il primo passo verso un cambio di paradigma che porta le persone a percepire se stessi non più come semplici consumatori volti a soddisfare dei bisogni personali, ma come dei cittadini che consumano cibo, associando all’acquisto di cibo una dimensione etica e sociale a garanzia di tutti gli attori della filiera. Inoltre </span><span style="font-weight: 400;">il settore agricolo e agroalimentare offre ottime opportunità sia a chi cerca una occupazione stagionale sia a chi vuol crescere in un ambito che sta vivendo una rinnovata fase di sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La collaborazione fra imprese dell’agroalimentare e del turismo per l’offerta di un prodotto turistico esperienziale tra gioco e cibo potrebbe quindi rappresentare una grande opportunità di crescita per ambedue i settori, l’educazione alla Salute, come l’opportunità di apprendimento per conoscere meglio la salute e per sviluppare capacità che contribuiscono a preservarla. Il </span><span style="font-weight: 400;">food ball rende vivo il settore  agroalimentare italiano che rappresenta parte  della nostra identità e della nostra cultura e per questo è fondamentale che esso vada tutelato, valorizzato e condiviso e dunque lo scopo di  abituare i futuri consumatori a comportamenti di consumo consapevoli e più sostenibili e tende a rafforzare un  impatto sociale positivo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4051" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/b_foodball_experience.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La moda e il cibo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
		<category><![CDATA[FoodBall]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I designer che si sono fatti affascinare dalla tavola Il cibo oggi assume una grande importanza, è quello che negli Anni Novanta era la moda. Prima veneravamo solo le top model che incedevano sul catwalk, oggi invece ci sono gli chef che troneggiano in tv. Insomma: Food is the new fashion. Come la moda, il cibo ha [&#8230;]</p>
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<p><b>I designer che si sono fatti affascinare dalla tavola</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cibo oggi assume una grande importanza, è quello che negli Anni Novanta era la moda. Prima veneravamo solo le top model che incedevano sul catwalk, oggi invece ci sono gli chef che troneggiano in tv. Insomma</span><b>: </b><b><i>Food is the new fashion</i></b><span style="font-weight: 400;">. Come la moda, il cibo ha una forte propensione alla contaminazione. Sul web spopolano infatti dei food blogger davvero ironici, dinamici e creativi. Dalle passerelle alla tavola il passo è breve. Lo sanno bene </span><b>Dolce &amp; Gabbana.</b><span style="font-weight: 400;"> I due stilisti hanno diffuso nel tempo uno stile unico e sensuale, mettendo sempre al primo posto un valore per loro fondamentale: l’</span><b>italianità</b><span style="font-weight: 400;">. E come tutti sappiamo tra le eccellenze del </span><b>Made in Italy</b><span style="font-weight: 400;"> c’è la moda e c’è anche il cibo e Dolce &amp; Gabbana, che da sempre hanno saputo coniugare queste due realtà in modo straordinario, negli anni hanno dato vita a numerose iniziative che uniscono food and fashion. Nella collezione Primavera/Estate 2018, intitolata </span><i><span style="font-weight: 400;">Regina di Cuori</span></i><span style="font-weight: 400;"> e presentata alla </span><b>Milano Fashion Week</b><span style="font-weight: 400;"> vediamo sugli abiti cipolle, pesci, piselli e cannoli siciliani; accessori come orecchini pendenti a forma di carote, sandali con tacco a forma di barattolo. </span><b>SMEG</b><span style="font-weight: 400;"> e D&amp;G realizzarono insieme persino una collezione di cento frigoriferi dipinti a mano e tostapane, spremiagrumi, macchine per il caffè, bollitori. Prodotti decorati dai due stilisti con i motivi tipici della </span><b>tradizione siciliana</b><span style="font-weight: 400;">: limoni, fichi d’India e ciliegie</span><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Nel</span><span style="font-weight: 400;"> 2009 la visionaria </span><b>Agatha Ruiz de la Prada</b><span style="font-weight: 400;"> fece sfilare sulle passerelle di Milano </span><b>baguette come cappellini e uova all’occhio di bue sui vestiti</b><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Ne</span><span style="font-weight: 400;">l 2014 </span><b>Jeremy Scott</b><span style="font-weight: 400;"> iniziò a fare e disfare le regole della moda con le sue a dir poco visionarie collezioni per </span><b>Moschino</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b><i>Fast Food Collection</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">colpì dritta al punto. I primi modelli che uscirono in passerella, avevano quel chiaro riferimento al colosso </span><b>McDonald&#8217;s.</b><span style="font-weight: 400;"> Nel 2011 anche </span><b>Miuccia Prada</b><span style="font-weight: 400;"> si era lasciata andare ad ispirazioni di tipo food, con stampe di banane. Nel 2004 </span><b>Jean Paul Gaultier</b><span style="font-weight: 400;"> organizzò la mostra </span><b>“Pain Couture</b><i><span style="font-weight: 400;">”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Per la presentazione della collezione autunno inverno 2014-2015, il </span><b>Grand Palais</b><span style="font-weight: 400;"> di Parigi è stato trasformato in un vero e proprio supermercato, dentro cui le modelle sfilavano tra biscotti e conserve firmate </span><b>Chanel</b><span style="font-weight: 400;"> e con il cestino della spesa griffato in ricordo dell’</span><b>iconica catena</b><span style="font-weight: 400;">. E che dire della mostra l’</span><i><span style="font-weight: 400;">Eleganza del cibo, </span></i><span style="font-weight: 400;">l’esposizione allestita nel 2015 ai Mercati di Traiano, in cui il percorso della mostra descrive un semplice assunto: il cibo è tutto?  Da un’idea di</span><b> Stefano Dominella</b><span style="font-weight: 400;">, della maison Gattinoni</span><b>, </b><span style="font-weight: 400;">con la consulenza storica di </span><b>Bonizza Giordani Aragno, </b><span style="font-weight: 400;">in esposizione accanto ad abiti-opera, c’erano accessori realizzati con materiali inconsueti, interpretazioni del cibo declinato nelle forme più originali ed anche ironiche. T</span><span style="font-weight: 400;">ra le 160 creazioni in mostra, persino </span><b>Giorgio Armani,</b><span style="font-weight: 400;"> che nella collezione </span><i><span style="font-weight: 400;">Privè</span></i><span style="font-weight: 400;">, si ispira al bambù, pianta delicata e robusta al tempo stesso, sempre più in voga nell’industria ecosostenibile, metafora di un&#8217;eleganza che eleva a poesia tessuto e disegno. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Elena Parmegiani</span></p>
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		<title>Le uova di Pasqua 2022 più glamour</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2022 17:50:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gusto sì, ma anche fashion Come ogni anno sono tante le novità che ci aspettano anche in tema di golosità in prossimità della Santa Pasqua. Non solo le classiche colombe, ma anche le uova di Pasqua possono essere di qualità, ma soprattutto glamour. L’uovo di Pasqua è un oggetto tradizionale, con il tempo è divenuto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3684-10" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/queen-Le-uova-di-pasqua-2022-più-glamour.mp3?_=10" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/queen-Le-uova-di-pasqua-2022-più-glamour.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/05/queen-Le-uova-di-pasqua-2022-più-glamour.mp3</a></audio>
<p><b>Gusto sì, ma anche fashion</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ogni anno sono tante le novità che ci aspettano anche in tema di golosità in prossimità della Santa Pasqua. Non solo le classiche colombe, ma anche le uova di Pasqua possono essere di qualità, ma soprattutto glamour. L’uovo di Pasqua è un oggetto tradizionale, con il tempo è divenuto uno dei simboli stessi della festività cristiana. Nel cristianesimo simboleggiava la risurrezione di Gesù dal sepolcro. La tradizione del classico uovo di cioccolata è recente, ma il dono di uova vere, decorate con qualsiasi tipo di disegni e dediche, è correlato alla festa pasquale sin dal Medioevo. Oggigiorno sono tanti i vip che firmano le uova. Non è un caso infatti che </span><b>Chiara Ferragni</b><span style="font-weight: 400;"> abbia lanciato il suo uovo di Pasqua, prodotto da </span><b>Dolci Preziosi</b><span style="font-weight: 400;">,in vendita in limited edition in diversi formati nei supermercati e nei principali store online. La confezione principale è quella da 280 g e all’interno c’è il finissimo cioccolato al latte. Il packaging delle uova Chiara Ferragni è sempre inconfondibile. L’immancabile sfondo rosa, colore per eccellenza dell’imprenditrice digitale, con l’icona dell’occhio e delle ciglia lunghe, è abbinato ad una pioggia di stelle colorate. Tra le sorprese da trovare una collezione di tre magneti della serie </span><i><span style="font-weight: 400;">Blu Boss Baby</span></i><span style="font-weight: 400;"> con cagnolino, il cartoon della Ferragni, tatuaggi ad acqua e gli stickers per le unghie. Lo scopo dell’iniziativa è quello di aiutare </span><b><i>I bambini delle Fate, </i></b><span style="font-weight: 400;">un’associazione che da diversi anni si occupa di sostenere le famiglie con autismo e disabilità. La famosa ereditiera </span><b>Elettra Lamborghini</b><span style="font-weight: 400;"> ha scelto invece l’azienda </span><b>WalCor Italia</b><span style="font-weight: 400;"> e una confezione maculata in pieno stile cartoon. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Quest’anno le uova le porto io, letteralmente!!-</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha scritto la Lamborghini su Instagram. All’interno è possibile trovare delle sorprese firmate da Elettra, come cordini per gli smartphone, matite, ecc. Il noto parrucchiere televisivo </span><b>Federico Fashion Style</b><span style="font-weight: 400;"> non è da meno, e per la Pasqua 2022, ha voluto creare il suo personale uovo sulla scia delle note influencers. Un uovo davvero prezioso, con scatola elegante, al cui interno è possibile trovare i prodotti della sua linea e un buono piega valido nei suoi saloni delle </span><i><span style="font-weight: 400;">Meraviglie</span></i><span style="font-weight: 400;">. Il Fashion Easter è in tre versioni: il </span><i><span style="font-weight: 400;">Fashion Easter Pink</span></i><span style="font-weight: 400;">, la cui confezione è glamour e ha un uovo di cioccolata da 350 grammi, al cui interno si trovano un cosmetico e un gadget. La versione da 250 gr contiene solamente un gadget, quella più importante da 500 gr, invece, il </span><i><span style="font-weight: 400;">Fashion Easter Black</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha non solo il gadget, ma anche un buono piega da spendere entro il 30 giugno 2022. Come sempre si potranno trovare anche le Uova di Pasqua firmate </span><b>dall’AIL</b><span style="font-weight: 400;">, che tornano a colorare di speranza i sogni dei pazienti ematologici e quest&#8217;anno saranno ancora più riconoscibili, grazie ad un </span><b>nuovo incarto</b><span style="font-weight: 400;">, che racchiude l&#8217;impegno di sempre: donare un futuro ai sogni dei pazienti. Con una </span><b>donazione minima di 12 euro,</b><span style="font-weight: 400;"> si potrà supportare la ricerca scientifica e l’assistenza ai malati e alle loro famiglie in tutta Italia. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Elena Parmegiani</span></p>
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