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	<title>Empatia e Utopia Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>L&#8217;Empatia: quando l&#8217;ascolto va oltre le parole.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 10:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Cosetta Torrieri]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi si parla tanto di empatia, forse perché &#8220;sintonizzarsi&#8221; con gli altri diventa sempre più difficile, mentre risulta più semplice ed immediato sintonizzarsi con le mille tecnologie che ci circondano e che creano in ogni istante, infinite opportunità di connessione. Ma questo non ci basta, e così molto spesso ci capita di &#8220;non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3898-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/40_Lempatia-quando-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/40_Lempatia-quando-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/40_Lempatia-quando-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi tempi si parla tanto di empatia, forse perché &#8220;sintonizzarsi&#8221; con gli altri diventa sempre più difficile, mentre risulta più semplice ed immediato sintonizzarsi con le mille tecnologie che ci circondano e che creano in ogni istante, infinite opportunità di connessione.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma questo non ci basta, e così molto spesso ci capita di &#8220;non sentirci capiti&#8221;.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sentirsi compresi e supportati è particolarmente importante per gli studenti, li aiuta a rimanere motivati, aumenta la consapevolezza di se&#8217; e li incoraggia a difendere se stessi.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se vogliamo avere un impatto duraturo sui nostri studenti e prepararli al successo, alla carriera e alla cittadinanza, dobbiamo dare la priorità all&#8217;empatia, come mentalità essenziale.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In un&#8217;ottica di apprendimento globale diventa indispensabile considerare anche l&#8217;aspetto emozionale.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il docente deve riuscire a sintonizzarsi emotivamente sulla stessa lunghezza d&#8217;onda dei suoi allievi, solo così sarà in grado di creare quel gancio indispensabile alla creazione di un apprendimento che si sostanzi come significativo e permanente, funzionale alla realizzazione del progetto di vita che deve essere garantito a tutti e a ciascuno.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;arte dell&#8217;insegnare presuppone il &#8220;tirare fuori &#8220;da se stessi ogni mattina, quelle competenze, motivazioni ed emozioni, utili a stabilire i migliori contatti tra se&#8217; e gli alunni.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">È spesso necessario mettere da parte i problemi personali, le proprie difficoltà, le ansie, cercando di mostrarsi sempre disponibili, senza cadere nell&#8217;eccesso opposto del permissivismo e dello stare sempre a disposizione.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">I tempi sono cambiati, gli alunni come spesso si dice, non sono più quelli di una volta.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Anche alcuni disagi sono diversi, oserei dire addirittura inediti; si pensi ad esempio alla caduta del senso di appartenenza di molti giovani alle istituzioni (famiglia, scuola e società).</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma non ci si aspetti che una riforma aggiusti le cose.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">La disponibilità interna, l&#8217;empatia non si attivano a colpi di legge o di riforme.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sono qualità preziose che vanno coltivate nel tempo.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Con pazienza e caparbietà&#8230;</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">C.T.</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3899" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-oltre-le-parole.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Bisogno di cura o di empatia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 10:24:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[Alvise Brugnaro]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’erano una volta gli ospizi per i vecchi, strutture destinate in origine ad accogliere e a dare ricovero a persone in età avanzata, prive di assistenza familiare e di mezzi di sussistenza. Finire all’ospizio, in questo senso, era una sorta di tragedia, personale e familiare, sia per le condizioni che avevano condotto l’anziano ad essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3445-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_Bisogno-di-cura-online-audio-converter.com_.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_Bisogno-di-cura-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_Bisogno-di-cura-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">C’erano una volta gli ospizi per i vecchi, strutture destinate in origine ad accogliere e a dare ricovero a persone in età avanzata, prive di assistenza familiare e di mezzi di sussistenza. Finire all’ospizio, in questo senso, era una sorta di tragedia, personale e familiare, sia per le condizioni che avevano condotto l’anziano ad essere accolto in queste strutture, sia perché a quei tempi anche il personale e la gestione di questi centri non brillava certo di umanità e professionalità come, più recentemente e salvo rari e clamorosi casi di cronaca, siamo abituati a vedere oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come per altre strutture, lavori, mestieri e ruoli, l’ospizio ha prima provato a cambiare nome (casa di riposo o ricovero per anziani), ma da solo, questo, non lo ha reso subito un posto migliore. Un passo alla volta, continuando sempre in parallelo a cambiare denominazione, da residence, a “pensionato”, fino a giungere alle attuali Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), l’accento del servizio si è spostato dal semplice “ospitare”, ad un più ampio accogliere e curare gli anziani, soprattutto quelli non autosufficienti o con bisogni di assistenza medica interdisciplinare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre che a formare nuove figure professionali e ad integrarle nelle varie strutture, però, ci si è dovuti confrontare anche con nuovi e crescenti bisogni degli anziani (e delle loro famiglie in difficoltà, soprattutto in termini di tempo disponibile): bisogni di assistenza, compagnia, socialità, tempo libero, turismo… in sostanza e in breve, di voglia di vivere, spesso coperta soltanto da tante rughe ma ancora presente e pulsante. Da un mix di esigenze sempre più variegato e ampio, variabile a seconda delle fasce di età e dello stato di salute ma anche delle esperienze, della cultura, delle disponibilità economiche di questi anziani, hanno preso forma diverse “offerte” in termini di servizi a questi riservati. Sono sorte persino quelle che qualcuno ha definito le “città d’argento”, luoghi capaci di fornire servizi di ogni genere e di accogliere e prendersi cura dei propri “cittadini” in tutto e per tutto, gestiti da imprese sociali fortemente impegnate nel settore </span><i><span style="font-weight: 400;">elder care and assistance</span></i><span style="font-weight: 400;"> con progetti innovativi e coinvolgenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, l’evoluzione della gestione degli anziani, dopo la scomparsa (o quasi) del modello familiare che, fino alla metà del ventesimo secolo “internalizzava” la cura dei nonni e dei bisnonni, tenendoli “operativi” all’intero del nucleo con adeguate mansioni a loro volta di cura dei bambini e della casa, ha seguito l’evoluzione lessicale delle parole, dal termine (e dal concetto) “curare” queste persone care, passando poi dal “prendersene cura” (in senso più ampio e meno legato alla sola salute fisica) fino ad arrivare a costruire una dimensione “a misura di anziano” e delle sue esigenze, senza minimalismi o preconcetti limiti, in un vero e proprio spazio ritagliato e cucito addosso sartorialmente a ciascuno di loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quest’ultima fase, è richiesta una abbondante dose di una medicina portentosa, capace di guarire ferite, placare animi e inibire sofferenze e dolori: l’empatia. Non solo quella che, professionalmente, potrebbero fornire operatori molto ben preparati, formati e allenati a “mettersi nei panni” dei loro assistiti e di mostrarsi sensibili e comprensivi nei loro confronti. Ci vuole anche, o soprattutto, una empatia esperienziale, quella che arriva non dalla capacità di immedesimarsi basata sull’immaginazione, bensì quella che deriva direttamente dal proprio percorso di vita. Anziani che si prendono cura di altri anziani. Guariti e riabilitati che aiutano, e convivono, si divertono, giocano, chiacchierano, con altri “coscritti” che stanno affrontando un periodo di difficoltà, di malattia o di recupero da quella maledetta “testa del femore” che sembra essere fatta apposta per creare problemi appena giunti ad una certa età. Non si tratta di avere strutture, residence, villaggi o città d’argento con operatori anziani quanto gli ospiti. Si tratta di creare opportunità affinché ci siano infermieri e personale sanitario “professionalmente empatici” che curino gli anziani, operatori e animatori “naturalmente empatici” (e se fossero pure simpatici, non guasterebbe per nulla) che si prendano cura del benessere totale dei loro ospiti e infine, tanti altri anziani “esperienzialmente empatici” con i quali condividere le gioie, poche o tante che la vita potrà ancora riservare, ma comunque in modo pieno e soddisfacente. Sarebbe l’uovo di colombo, pur con tutte le difficoltà che potrebbero manifestarsi concretamente nella realizzazione di un progetto del genere. Varrebbe la pena, però, di pensarci e di provarci perché i momenti di serenità e di gioia, in qualunque caso, sono un toccasana per l’animo umano e risulterebbero utili a sostegno di qualunque terapia. Un elisir, se non di eterna giovinezza, almeno di piacevole vecchiaia.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Alvise Brugnaro</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3446" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-terza-età.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Empatia &#8230; green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Essere ambientalisti va ancora di moda? Oppure nel tempo della resilienza uber alles è più una questione di empatia? Quelle posizioni ideologiche capace di orientare la vita non esistono davvero più? E quindi è più giusto magari parlare semplicemente di empatia. Magari GREEN. Che detto così suona come il titolo di una serie TV della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Essere </span><b>ambientalisti</b><span style="font-weight: 400;"> va ancora di moda? Oppure nel tempo della </span><b>resilienza</b> <i><span style="font-weight: 400;">uber alles</span></i><span style="font-weight: 400;"> è più una questione di </span><b>empatia</b><span style="font-weight: 400;">? Quelle posizioni ideologiche capace di orientare la vita non esistono davvero più? E quindi è più giusto magari parlare semplicemente di empatia. Magari GREEN. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Che detto così suona come il titolo di una serie TV della generazione Z: dallo spirito anglofono, alla ricerca di futuro e stanca dei </span><i><span style="font-weight: 400;">disaster movie</span></i><span style="font-weight: 400;"> di chi l’ha preceduta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">AAA – </span><b>che fine ha fatto l’ambientalismo?</b><span style="font-weight: 400;"> Il vecchio e buono </span><b>spirito ambientalista</b><span style="font-weight: 400;">, delle battaglie per il </span><b>nucleare</b><span style="font-weight: 400;">, dell’</span><b>attivismo</b><span style="font-weight: 400;"> per le spiagge pulite, della raccolta dei rifiuti è ormai sostituito dal ben più empatica e modaiola </span><b>sostenibilità</b><span style="font-weight: 400;">. In realtà l’</span><b>ambientalismo</b><span style="font-weight: 400;"> ha radici più antiche delle battaglie mediatiche dello scorso secolo. In Occidente nasce a cavallo tra il XIX e il XX secolo in quell’epoca che culmina con la </span><i><span style="font-weight: 400;">belle époque</span></i><span style="font-weight: 400;"> e la sensazione di un </span><b>mondo grato e gaudente</b><span style="font-weight: 400;"> del e nel suo stato di </span><b>benessere materiale</b><span style="font-weight: 400;">. La rapida e pervasiva industrializzazione ottocentesca pose alla società e agli studiosi per primo non tanto il tema dell’</span><b>inquinamento</b><span style="font-weight: 400;">, specie vicino alle fabbriche e quindi spesso in città, quanto quello delle </span><b>risorse</b><span style="font-weight: 400;">. I rifiuti erano il prezzo collaterale del progresso e chi poneva la questione non suscitava alcuna simpatia. È invece il pensiero di Thomas Malthus a farsi strada quando pone per primo la questione del </span><b>limite possibile</b><span style="font-weight: 400;"> di questo </span><b>progresso</b><span style="font-weight: 400;"> nella </span><b>scarsità</b><span style="font-weight: 400;"> delle risorse. La tipica e annosa diatriba connessa alle materie prime che stiamo vedendo chiaramente anche nel conflitto in corso tra Ucraina e Russia. Non era ancora maturo il tempo della valutazione dell’impatto dello sviluppo economico sull’ambiente, in termini di danno, né tanto meno sull’uomo stesso in termini di salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Su queste prime riflessioni – poco più che analisi del fenomeno – attecchiscono le radici filosofiche del fenomeno ambientalista, che sarà nel </span><b>900</b><span style="font-weight: 400;"> prettamente sociale e di massa come i tempi esigevano. Soprattutto dagli Anni Sessanta del Novecento, con connotazioni e tematiche diverse, spesso dettate dall’urgenza e dai periodi, la </span><b>sensibilità green</b><span style="font-weight: 400;"> si è diffusa praticamente globalmente, fino ad arrivare alla capacità di </span><b>influenzare</b> <b>scelte</b> <b>strategiche</b><span style="font-weight: 400;"> di tipo energetico, condizionando alleanze, affari e inasprendo non pochi conflitti. Aggiungendo poi le fortunatissime esperienze politiche capaci di portare i partiti di ispirazione verde stabilmente nelle assemblee legislative mondiali e financo al governo in alcuni paesi. Su tutti in Germania.</span></p>
<p><b>La sostenibilità è ambientalismo?</b><span style="font-weight: 400;"> Oggi il </span><b>paradigma</b><span style="font-weight: 400;"> è completamente </span><b>cambiato</b><span style="font-weight: 400;">, perché come nel suo piccolo esplora questa rubrica la tematica della salvaguardia è diventata centrale. Siamo passati da gruppi ambientalisti (anche tramite le grandi proteste) capaci di </span><b>condizionare</b><span style="font-weight: 400;"> – di lobbistica memoria – alla capacità di </span><b>orientare</b><span style="font-weight: 400;">, assai più pervasiva. Scegliere se comprare un oggetto sulla base dell’</span><b>impegno green del brand</b><span style="font-weight: 400;"> (meglio ancora se combinato alla </span><b>charity</b><span style="font-weight: 400;">) appare sempre più diffuso. La </span><b>sostenibilità</b><span style="font-weight: 400;"> meno radicalizzata, ci appartiene di più, ci fa sentire più </span><b>coinvolti</b><span style="font-weight: 400;">. In una parola </span><b>si comunica meglio</b><span style="font-weight: 400;"> e ci fa sentire sempre più empatici, verso l’ambiente e solidali con gli altri. Orgogliosi ed empatici, green…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3361" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-editoriale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il pessimo capo. Chi non l’ha avuto, alzi la mano&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domitilla Ferrari è l’autrice del manuale di resistenza per un lavoro non abbastanza smart Un cattivo capo può intossicare l’ambiente di lavoro, danneggiare i risultati e deteriorare la salute mentale delle persone. Lo sapevamo già prima ed è evidente ancora di più oggi che lo smart working e la pandemia hanno reso digitali e complesse [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/il-pessimo-capo-chi-non-lha-avuto-alzi-la-mano/">Il pessimo capo. Chi non l’ha avuto, alzi la mano&#8230;</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3341-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/5_Il-pessimo-capo.mp3?_=3" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/5_Il-pessimo-capo.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/5_Il-pessimo-capo.mp3</a></audio>
<p><b>Domitilla Ferrari è l’autrice del manuale di resistenza per un lavoro non abbastanza smart</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un cattivo capo può intossicare l’ambiente di lavoro, danneggiare i risultati e deteriorare la salute mentale delle persone. Lo sapevamo già prima ed è evidente ancora di più oggi che lo smart working e la pandemia hanno reso digitali e complesse le nostre dinamiche professionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diciamo la verità, a chi non è capitato di avere un pessimo capo al lavoro? Ognuno potrebbe raccontare la sua e scoprire che di aneddoti ne esistono all’infinito ma la vera novità è che non c’è una sola tipologia di pessimo leader. E già! Nel saggio di Domitilla Ferrari “Il pessimo capo. Manuale di resistenza per un lavoro non abbastanza smart” si alternano storie personali a quelle ascoltate da amici e parenti e il risultato è un vero e proprio vademecum utile a smascherare le principali tipologie per prenderne le distanze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A testimonianza dell’attualità del volume, pare che in Giappone abbiamo chiesto a Zoom di prevedere una disposizione gerarchica dei partecipanti ai meeting digitali, in modo che i capi ottenessero un posto di rilievo nella griglia dei volti: un’ottima metafora del modo in cui il mondo del lavoro – e la leadership – spesso non hanno saputo adeguarsi al cambiamento in corso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione a non dimenticare di fare un po’ di sana autocritica! Con ironia e sagacia Domitilla Ferrari ricorda che noi siamo anche dei capi: «Magari della tata che si occupa dei nostri figli o della signora delle pulizie o quando da clienti, per esempio, andiamo da una sarta. Tutti, insomma, siamo in grado di peggiorare l’esistenza di altre persone». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tecnologia, innovazione, consapevolezza, incidono sulla trasformazione del lavoro che cambia rispetto all’ evoluzione della società. Smart working, home working, gender gap&#8230; quale che sia l’eredità professionale che ci ha lasciato la pandemia, la chiave cui aggrapparsi è ricordare che ogni attività è fatta dalle persone e il lavoro occupa una parte importante della nostra vita ma non l ‘unica. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ne riconosci qualcuno? Ecco quattro esempi di pessimi capi che puoi leggere nel libro di Domitilla!</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il cafone: comunica in modo ostentato, urla successi anche quando non ci sono.. lo conosci vero? Che dire del rovesciato: non riesce a entrare nel suo ruolo di leader e continua a comportarsi da collega anziché da guida.. Non può mancare il ragioniere: non ha una visione d’insieme ma conosce il costo di ogni cosa. Ed ecco qua l’evergreen, il procastinatore: compila liste con compiti da delegare a chissà chi chissà quando.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, un piccolo consiglio che il manuale custodisce: ricorda che spesso non è tossico l’ufficio, ma il capo e se il capo è pessimo, il suo team non può funzionare bene. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Domitilla Ferrari, docente di Comunicazione Digitale all’Università di Padova, lavora come chief marketing officer a Milano, città in cui vive. Considerata una celebrità nel campo del networking, potete seguirla sui social e su www.domitillaferrari.com</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
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		<title>L&#8217;importanza di riconoscere i propri desideri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Percoco]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Oggi scrivendo questo articolo, mi sono assunto una responsabilità maggiore rispetto ad altre volte, dove magari ho parlato lo stesso di bellezza, ma senza dichiararlo. Ognuno di noi, è venuto al Mondo, desiderando fortemente questa esperienza terrena, che sembra interminabile per tutto il periodo nel quale non le si riesce a dare un senso, e &#8216;inacchiappabile&#8217; quando ci si inizia a divertire sul serio.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma prima, è tempo di conoscere questo scritto:</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">” Riconosciamoci, Deità,</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">riconosciamo che abbiamo creato noi questo gioco, grandioso, spettacolare ed unico. E riconoscete, senza ombra di dubbio, che ogni cosa che vorrete esperire ancora è da Voi desiderato ed attirato dentro la vostra realtà.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">In quanto Dei e Dee siete potenti Creatori. In quanto tali avete la possibilità di creare la vostra realtà. Giorno dopo giorno. Ora dopo ora. Minuto dopo minuto. Ad ogni secondo potete scegliere. Ogni secondo di questo tempo lineare gioca a vostro favore.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">E’ tempo che lo riconosciate. E’ tempo che capiate che nulla all’infuori di ciò che desiderate si verifica.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Siate vigili sui vostri desideri, ed apriteli, aprite i potenziali nei vostri desideri. Aprite tutto questo mentre respirate.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Respirate profondamente come ognuno di voi sa fare per ricordo originale. Se non decidete per voi stessi, Creatori, chi per Voi può decidere?</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Siete artefici delle vostre vite, vita per vita, momento per momento, in un momento di Unicità che è non è afferrabile dalla mente umana. Siate orgogliosi di questa vostra esperienza.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Siete amatissimi. “</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Karuna</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non so se avete letto tra le righe, un passaggio fondamentale: ebbene, voi siete i genitori dei vostri genitori, leggete bene, Dei; e c&#8217;è a cappello di tutto una parola magica: gioco.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">La volontà di ogni vita, dove per vita si intende qualsiasi cosa si manifesti, non può che essere intrinseca alla vita stessa, e quindi non potrà mai essere quella genitrice, ma quella generatrice: che voi la diciate o meno, quell’idea è già nella vostra testa, è vero o no? Lasciate stare tutti gli indottrinamenti che ci hanno portato alla 3a guerra mondiale, pensate all&#8217;unica attività a cui dovremmo dedicarci in toto, all&#8217;Amore, a 360 gradi, ma visto che il nostro tema è l&#8217;empatia, non posso che farvi questo esempio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Voi domattina vi alzate e pensate, ora prendo il tram, sale Maria Grazia, una ragazza bellissima e io me ne innamoro, succede così? O succede invece che Maria Grazia sale, se poi voi le volete dire che vi siete innamorati è un problema vostro, ma di fatto, se sentite qualcosa appena la vedete, è perché quell&#8217;Amore già c&#8217;è. E voi pensate che quell&#8217;amore sia di o per Maria Grazia, pure questa soddisfazione volete darle? Ma neanche per sogno. Quell&#8217;Amore rimane comunque nutrimento vostro, ognuno si nutre  di ciò che genera da se, anche quando decide di condividere un&#8217;esperienza, in questo caso dell&#8217;Amore, che è la sola cosa che dovremmo condividere per aumentare la nostra capacità di codificare e quindi di continuare a generare, ma in maniera autonoma: se Maria Grazia non vi guarda non c&#8217;è problema, alla fermata dopo sale Rebecca, ma a voi non deve comunque interessare: voi siete un sistema autonomo ed indipendente, e siate sicuri che questa è la sola maniera di essere empatici: l&#8217;empatia si crea da se, come una scultura, come le sculture di Jago: conoscete? Mi auguro di sì perché c&#8217;è una mostra fino a luglio 2022 a Palazzo Bonaparte a Roma, Piazza Venezia, e vi dovreste proprio fare il regalo di andarla a vedere. Vengono chiamate le creazioni di Jago, ma mica penserete che sono di Jago: Jago è il genitore di ognuna di quelle opere, non il generatore; prima di appartenere a terzi ognuna di quelle sculture appartiene anzitutto a se, come noi, ed è questa l&#8217;unica via per mantenere questo gioco eterno, in cui cercare di sentire più che di capire, per non essere di nessun altro all&#8217;infuori di se, potendo così essere di tutti. Ma vale la pena di non passarsela nel migliore dei modi? Veniamo da soli e così ce ne andiamo: neppure le corna che ci siamo guadagnati ci possiamo portare.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giuseppe Percoco</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3367" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-3-empatia-vediamo-se.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L’empatia ai tempi del distanziamento sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bufalari]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Penso all’Empatia, alla sua fenomenologia, prendo la Treccani, ne cerco l’etimologia…leggo…“è la spontanea risposta dell’organismo allo stato emotivo percepito, osservato o puramente immaginato di un altro individuo. Entrare in empatia significa sperimentare uno stato emotivo in sintonia con quello dell’individuo con cui viene stabilito un contatto.” Mi torna in mente J.W. Goethe e la sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Penso all’Empatia, alla sua fenomenologia, prendo la Treccani, ne cerco l’etimologia…leggo…“</span><i><span style="font-weight: 400;">è la spontanea risposta dell’organismo allo stato emotivo percepito, osservato o puramente immaginato di un altro individuo. Entrare in empatia significa sperimentare uno stato emotivo in sintonia con quello dell’individuo con cui viene stabilito un contatto.</span></i><span style="font-weight: 400;">”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi torna in mente J.W. Goethe e la sua affinità elettive. In un secondo riapro gli occhi e piombo nuovamente ai giorni nostri a quelli in cui in modo assordante e incessante sentivamo parlare e parlavamo di “distanziamento sociale”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non di distanziamento fisico teso a sconfigger la pandemia di questi anni ma di distanziamento sociale…di rottura nella socialità di annullamento delle interrelazioni. Pur difendendo e rispettando le misure di prevenzione prescritte dagli Organi di Governo ho criticato il distanziamento sociale come forma di isolamento psicologico innaturale e rischioso per il corretto apporto sociale di ognuno di noi, soprattutto per i bambini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo resta ed è un animale sociale e nella società civile esprime le sue più alte espressioni. Non solo nei rapporti d’amore ma nell’amicizia, nella politica, nella compartecipazione sociale, culturale ed artistica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma l’empatia è stata spesso usata anche come forma di contemplazione dell’arte e della natura senza uno specifico riferimento a relazioni interpersonali e in tal ottica cosa c’è di più contemplativo del mare o semplicemente dello scorrer dell’acqua, l’elemento che maggiormente ci compone; in effetti l’acqua – e in realtà l’acqua salata – ci compone per quasi il 70% di media. Siamo tanta acqua messa insieme…e chissà se proprio per questo la contemplazione dell’acqua è stata sempre immaginata come un ritorno alle origini, alla nascita, anzi dal concepimento alla nascita periodo nel quale ogni esser umano ha vissuto in acqua in completa empatia con la propria madre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Acqua, Madre, Terra…tutto collegato da un rapporto di interdipendenza originale che ci riporta all’empatia, ovvero a quel “meccanismo generale di riconoscimento reciproco tra creature dotate di mente”, quella conoscenza non basata sui dati ma sulle emozioni, quel rapporto di reciprocità che travalica stati e confini e che deve ritornare ad esser presente nella vita di ognuno di noi, superando le distanze e sconfiggendo i drammi della pandemia e della guerra.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Antonio Bufalari</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3369" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-empatia-e-distanziamento-sociale.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Entrare nella prospettiva dell’altro per una società basata sulla condivisione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#60;&#60;Riuscite ad immaginare un mondo in cui gli esseri umani siano per natura e istinto caratterizzati da collaborazione e amore, invece che da competizione e invidia?&#62;&#62; (Amit Goswami). L’essere umano è ripetitivo, vive la sua vita come se spingesse il tasto di riavvolgimento all’infinito, per cui la risposta sarà senz’altro negativa. Non riesce ad immaginarlo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/entrare-nella-prospettiva-dellaltro-per-una-societa-basata-sulla-condivisione/">Entrare nella prospettiva dell’altro per una società basata sulla condivisione</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Riuscite ad immaginare un mondo in cui gli esseri umani siano per natura e istinto caratterizzati da collaborazione e amore, invece che da competizione e invidia?&gt;&gt; (Amit Goswami).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’essere umano è ripetitivo, vive la sua vita come se spingesse il tasto di riavvolgimento all’infinito, per cui la risposta sarà senz’altro negativa. Non riesce ad immaginarlo perché non lo comprende. Non riesce ad immaginarlo in quanto fatica ad immedesimarsi in un tipo di vita concentrata sulla collaborazione; non la sente, non la vede.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La competizione viene praticata già sui banchi di scuola primaria, perdendo l’educazione della condivisione che si attua solo nella scuola materna, dove il bimbo possiede ancora un certo grado di empatia primitiva, che gli psicologi chiamano “contagio”. Nelle prime fasi di relazione tra madre e figlio, infatti, si verifica un “mimetismo affettivo” molto importante, e questo avviene naturalmente, come nelle prime tappe evolutive dell’umanità, la quale, tuttavia, ora, sembra essere immersa in una stasi evolutiva inquietante. L’uomo crede a ciò che vede e vede ciò in cui crede, motivo del suo impantanamento in questa sorta di “rewind”, tuttavia c’è una speranza di un salto quantico evolutivo che ha a che fare con l’intenzione di trovare una soluzione, un impulso istintuale, per alcuni molto vivo, come accade ai creativi, che immaginano e quindi vedono, ma per immaginare prima devono sentire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo alcuni fisici, la prossima fase dell’evoluzione umana sarà quella della mente, una mente intuitiva concentrata sul sovramentale, basata sull’integrazione delle emozioni, che nella nostra cultura, attualmente immersa nell’abbaglio della razionalità, vengono represse. E dunque torniamo all’empatia, come concetto fondamentale per educare l’essere umano verso le emozioni, verso il prossimo, con il quale deve, per forza di cose, entrare in relazione. Senza empatia sarà difficile negoziare e quindi impedire conflitti come quello attuale. Occorre calarsi nei panni degli altri per capire le loro ragioni, altrimenti nessuno riuscirà a lasciar andare qualcosa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’empatia non è esclusivamente legata all’affettività, se non quella primitiva, ma è anche un’esperienza cognitiva, ossia frutto del pensiero riflessivo. Generalmente, sono le persone meno concentrate su se stesse ed i propri problemi, quelle che riescono ad entrare empaticamente nella prospettiva dell’altro; sono coloro che tendono verso una responsabilità etica ampia, che si rivolge a tutte le creature e all’ambiente stesso, la terra, senza la quale non vivremo. La nostra felicità dipende anche dall’ambiente in cui viviamo. Dobbiamo inseguirla, la felicità, sceglierla (il libero arbitrio insegna…), immaginando e quindi percependo il mondo come parte di noi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come allenarsi all’empatia per migliorare noi stessi e il mondo, il mondo e quindi noi stessi? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un mezzo efficace, dimostrato anche dalla scienza, è la lettura, che non solo ci spinge verso un pensiero riflessivo ma ci conduce a riempire gli spazi, ossia ad immaginare ciò che non ci viene detto, bensì semplicemente mostrato o anche solo accennato dall’autore. Leggere romanzi quindi e non saggi, non è solo una forma di intrattenimento come spiega Keith Oatley &#8211; romanziere anglo-canadese e professore emerito di psicologia cognitiva all&#8217;Università di Toronto &#8211; in un articolo pubblicato su “Trends in Cognitive Sciences”, ma stimola l’empatia e quindi l’evoluzione dell’umanità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;La mente umana è paragonabile ad una farfalla che assume il colore delle foglie sulle quali si posa. Si diventa ciò che si contempla.&gt;&gt; (Gustave Flaubert).</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3371" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-si-diventa-ciò-che-si-contempla.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Androide o essere umano? A noi la scelta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Vi capita mai di guardare qualcuno e chiedervi che cosa gli passa per la testa?  Be&#8217;, io lo so. So cosa passa nella testa di Riley.” Gioia, Inside Out film Disney Alla ricerca continua di nuove possibilità, emozioni e coinvolgimenti che ci diano quello di cui sentiamo la necessità. Le storie ci appartengono, ognuno è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3332-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/4_Androide-o-essere-umano.mp3?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/4_Androide-o-essere-umano.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/4_Androide-o-essere-umano.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Vi capita mai di guardare qualcuno e chiedervi che cosa gli passa per la testa? </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Be&#8217;, io lo so. So cosa passa nella testa di Riley.”</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Gioia, Inside Out film Disney</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla ricerca continua di nuove possibilità, emozioni e coinvolgimenti che ci diano quello di cui sentiamo la necessità. Le storie ci appartengono, ognuno è dentro la propria esistenza bisognosa di appoggio, legni ai quali aggrapparsi per non annegare. Ognuno in una realtà fatta di mattine, lavoro, serate, incontri, viaggi. Ma di cosa si tratta se non di continua ricerca? Ci sentiamo soli e allora cerchiamo sguardi, calore, compatibilità, complicità. Spesso il nostro vicino non ci guarda o non troviamo negli altrui occhi ciò di cui abbiamo un disperato bisogno: identificarsi in qualcuno. Un altro essere umano come noi, che troviamo compatibile con i nostri sentimenti. E allora ci affidiamo agli animali o alla tecnologia senza tirare in ballo la necessità di interfacciarsi con le persone. Assistente personale, vocale, navigatore, coach, sono esempi di come ci siamo abituati a parlare con intelligenze artificiali con cui stabiliamo rapporti di fiducia perché non ci deludono, ci ascoltano e rispondono alle nostre domande e perché è più facile del confronto con altre persone. La tecnologia è parte integrante delle nostre esistenze ormai, robot che sostituiscono l’uomo per fornire assistenza in casa a persone sole o sempre più presenti in locali pubblici all’avanguardia. Negli Stati Uniti è già stato creato un robot in grado di sentire l’empatia con un suo simile e poi c’è Eva, l’androide che riesce a </span><span style="font-weight: 400;">ricambiare il sorriso degli esseri umani. Passi da gigante per la scienza che crea continuamente nuove forme di vita artificiale in grado di sostituire l’uomo. Argomento che produce sempre dibattito questo, se da una parte le entità sovrasviluppate  forniscono ausilio e colmano vuoti, dall’altra fanno perdere sempre di più il fondamento della convivenza tra i popoli, l’aspetto umano sbiadisce lasciando posto all’arida consapevolezza del distacco. Sempre più lontani l’uno dall’altro, uniti soltanto da impulsi e circuiti elettrici, niente di strano se pensiamo che qualche anno fa si parlava di microchips obbligatori per tutti, sottocutanei. Il “Dispositivo di identificazione a radiofrequenza a circuiti integrati o transponder RFID incapsulati in un involucro di vetro” ci trasformerebbe tutti in numeri, contenitori di ogni informazione relativa ad ognuno. Controllo è la parola d’ordine e ci fa chiedere: dove siamo arrivati? Dove andremo a finire? Certo la mancanza di socializzazione ci renderà sempre più distaccati e sempre meno attenti all’altro. Ma facciamo un passo indietro, al piacere di guardarsi negli occhi, di ascoltare, di percepire certi messaggi che il corpo emana, le sensazioni, le emozioni, le complicità. E allora torniamo nelle piazze, passeggiamo, parliamo, lasciando l’hi-tech dove non riesce ad interferire, proviamo a salvare la forza che ha il valore più alto che possa esistere, salviamoci la vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero.”</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">William Butler Yeats</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3373" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/B-androide-o-essere-umano.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La capacità di “leggere” dentro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Battistelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i meandri dell’intelligenza emotiva l’empatia è ciò che viene definito dalla parola greca “εμπαθεία”, ovvero: “sentire dentro”. Quindi l’empatia è la capacità di leggere gli stati d’animo e i sentimenti altrui, in parole povere è: “la capacità di mettersi nei panni dell’altro”. Ma empatici ci si nasce?  L’empatia è un’abilità e come tale può [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3329-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_Empatia.mp3?_=5" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_Empatia.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_Empatia.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i meandri dell’intelligenza emotiva l’empatia è ciò che viene definito dalla parola greca “εμπαθεία”, ovvero: “sentire dentro”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi l’empatia è la capacità di leggere gli stati d’animo e i sentimenti altrui, in parole povere è: “la </span><b>capacità di mettersi nei panni dell’altro</b><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma empatici ci si nasce? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’empatia è un’abilità e come tale può essere appresa leggendo o frequentando corsi di formazione, magari quelli di #FormaCoaching </span><span style="font-weight: 400;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa importante abilità si divide in:</span></p>
<ol>
<li><b>Empatia cognitiva</b><span style="font-weight: 400;">– Ovvero la capacità di riconoscere le emozioni altrui e comprenderne il punto di vista.</span></li>
<li><b>Empatia affettiva</b><span style="font-weight: 400;">– La capacità di rispondere a tali emozioni in maniera appropriata, esercitare la compassione, sviluppare un profondo legame interpersonale e convivere in armonia con le persone che frequentiamo quotidianamente.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche le neuroscienze cognitive, ovvero le scienze che studiano la relazione fra pensieri e cervello, tramite il Dr. Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato italiano, si sono occupate di empatia, scoprendo nel 1992 “i neuroni specchio”, ovvero “una particolare classe di neuroni che si attiva sia quando una persona compie un’azione, sia quando la vede fare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi neuroni specchio ci permettono di capire subito quel che fanno gli altri. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un meccanismo fondamentale dell’empatia che ci permette di commuoverci se vediamo uno spettacolo drammatico o di immedesimarci nelle azioni in campo della squadra del cuore.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come possiamo sviluppare le nostre capacità empatiche? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con un lungo e impegnativo lavoro su noi stessi, che richiede di applicare quotidianamente alcune semplici regole:</span></p>
<ol>
<li><span style="font-weight: 400;"> Immedesimarsi nei punti di vista delle altre persone evitando il giudizio;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"> Recepire le opinioni altrui attraverso l’ascolto e l’osservazione. </span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"> leggere e interpretare il linguaggio verbale, il testo il contenuto delle parole, insieme al sistema paraverbale, come il tono e il volume della voce, e il canale non verbale, come la mimica del volto, lo sguardo, e la postura del corpo.</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">Gestire il coinvolgimento emozionale generato dagli stati d’animo altrui, senza confonderlo con i propri sentimenti.</span></li>
</ol>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.” (Carl Rogers)</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maurizio Battistelli</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Formatore e Business &amp; Sport Coach.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3375" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-empatia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>L&#8217;empatia centro e bussola della comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ruiz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riflettere sul concetto di “immedesimazione intenzionale” mi fa tornare indietro nel tempo. Una delle più coinvolgenti lezioni all’università alle quali abbia mai assistito riguardava proprio l’empatia, descritta come una “categoria pedagogica”, una base di partenza dell’essere umano, una spinta verso la socialità più sana, la creatività, l’uguaglianza tra le persone. In un’epoca connotata dal progresso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Riflettere sul concetto di “immedesimazione intenzionale” mi fa tornare indietro nel tempo. Una delle più coinvolgenti lezioni all’università alle quali abbia mai assistito riguardava proprio l’empatia, descritta come una “categoria pedagogica”, una base di partenza dell’essere umano, una spinta verso la socialità più sana, la creatività, l’uguaglianza tra le persone. In un’epoca connotata dal progresso scientifico, può sembrare anacronistico parlare di empatia e cercare di risalire alle radici umane della socialità. Ma le competenze scientifiche o tecnologiche possono rivelarsi inadeguate per la conoscenza del rapporto dell’individuo con se stesso e con gli altri, per definire la persona nella sua interezza e profondità. L’empatia precede e motiva la cura per l’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’empatia, qualità dalla quale non possiamo prescindere, e senza cui la comunità umana non ha ragione di esistere: se questi sono i presupposti per una “società evoluta”, non possiamo considerare la società nella quale viviamo oggi, una società inclusiva, se non siamo capaci di riconoscere nell’altra persona una parte di noi stessi, come appartenenti ad una sola comunità. L’empatia, ovvero “sentire-come-sente-l’altro”, è alla base di tutte le forme di contatto con cui ci accostiamo ad un’altra persona e riconosciamo anche l’individualità di un’altra persona “sei importante per me, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento”. La virtù empatica si esercita accostandosi all’arte perché sviluppa l’immaginazione, ma anche l’immedesimazione con i pensieri ed i sentimenti di un’altra persona è un esercizio virtuoso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’empatia “vera e propria” implica l’acquisto della capacità di condivisione emotiva e diviene “matura” compartecipando al mondo personale dell’altro, considerandolo proprio come un altro. Non si tratta tanto di una dote spontanea: esige una maturazione di tutte le attività psichiche dell’uomo. Maturazione intellettuale, maturazione prosociale, competenze relazionali e comunicative, che ci dispongono ad una frequentazione abituale del mondo personale dell’altro. L’empatia è sguardo e parola. Sguardo non intrusivo, che diviene capace di vedere il volto dell’altro, grazie alla comprensione emozionale empatica. L’empatia, essendo comportamento “connaturale” all’essere umano, produce comunicazione: le parole dette e ascoltate, interpretate e ricomprese, formano un universo di senso condiviso per chi partecipa alla relazione umana.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Comportamenti “di tipo empatico”, come il contagio emotivo, sono presenti già nel neonato (il bambino piange in risposta al pianto di un altro). Ma nella forma più matura, l’empatia implica un notevole impegno cognitivo, indirizzato a recepire lo schema di riferimento interiore dell’altro, ed una componente affettiva che induce a sperimentare reazioni emotive in seguito all’osservazione delle esperienze altrui. Dunque è molto più di una emozione, è un sentimento intelligente, un atto d’amore ricco di intelligenza. Ci mettiamo “nei panni dell’altro” per confermare un’immagine nota di noi stessi, oppure siamo disponibili alla sorpresa, allo spiazzamento?</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le ricerche sociologiche indicano che le “microcomunità” empatiche, ovvero piccoli gruppi quali la famiglia, la vita di coppia, parentele elettive, luoghi segnati da un clima emotivamente caldo, funzionano al meglio per dare senso alla vita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se vogliamo vivere veramente in un mondo partecipativo, l’empatia è il mezzo con cui possiamo comprendere e costruire una realtà condivisa e creare “la civiltà dell’empatia” (Jeremy Rifkin).</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott. Francesco Ruiz</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3377" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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