<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Economia Circolare Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
	<atom:link href="https://lacittamagazine.it/tag/economia-circolare/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://lacittamagazine.it/tag/economia-circolare/</link>
	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 Apr 2022 15:53:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.1</generator>
	<item>
		<title>Moda circolare il riuso è chic</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/moda-circolare-il-riuso-e-chic/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=moda-circolare-il-riuso-e-chic</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3221</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le tendenze del fashion sono dettate dal rispetto dell’ambiente La moda già da diverso tempo strizza uno sguardo alla sostenibilità. L’upcycling è un termine che indica infatti il riuso, riciclo creativo, riutilizzo. E se prima erano in pochi a scovare abiti vintage nei mercatini dell’usato ora il mondo del fashion detta invece questa tendenza. Mercati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/moda-circolare-il-riuso-e-chic/">Moda circolare il riuso è chic</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3221-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-circolare.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-circolare.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-circolare.mp3</a></audio>
<p><b>Le tendenze del fashion sono dettate dal rispetto dell’ambiente</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La moda già da diverso tempo strizza uno sguardo alla sostenibilità. </span><b>L’upcycling</b><span style="font-weight: 400;"> è un termine che indica infatti il riuso, riciclo creativo, riutilizzo. E se prima erano in pochi a scovare abiti vintage nei mercatini dell’usato ora il mondo del fashion detta invece questa tendenza. Mercati e negozi di abbigliamento second hand spopolano in tutta Italia. A Parigi, Londra, New York, Berlino ci sono dei negozi vintage che valgono il solo viaggio. Tutte noi abbiamo nell’armadio quel vestito della nonna, o quella giacca che è passata di moda, ma che, con qualche piccola modifica, può diventare invece un vero e proprio capo must have. Senza contare che riciclando si contribuisce a fare del bene per il pianeta. L’abbigliamento, infatti, è uno dei settori più inquinanti che esistano al mondo. L’upcycling è un vero e proprio stile di vita che a volte ci evita di acquistare abiti nuovi per dare precedenza ai pezzi che abbiamo nell’armadio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il riuso è divertente e ci permette di risparmiare denaro. Un vecchio paio di jeans con applicazioni di paillettes e tagliato a dovere può diventare un’originale pochette da interpretare. Un abito che non indossiamo più può invece trasformarsi in un cuscino da arredo per il salotto. Per iniziare possiamo lasciarci ispirare da siti specializzati nel riuso. Tra questi </span><i><span style="font-weight: 400;">Instructables e Love Your Clothes</span></i><span style="font-weight: 400;">, per trovare idee e nuova vista ai vestiti. Possiamo seguire la pagina Facebook e You Tube di </span><i><span style="font-weight: 400;">The Upcycled Cloth Collective</span></i><span style="font-weight: 400;">, in cui si condividono con gli appassionati del settore spunti e idee. La moda del riuso ha conquistato persino brand importanti come Diesel che ha lanciato il progetto </span><b>Diesel</b> <b>Upcycling</b> <b>for 55DSL</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una collezione sostenibile di pezzi di archivio rielaborati al fine di creare un’edizione limitata caratterizzata da trattamenti tye and dye e loghi sovrapposti tra loro. Tra i capi più gettonati per il riuso ci sono i jeans, non a caso </span><b>Levi’s </b><span style="font-weight: 400;">ha ideato </span><b>RE/DONE,</b><span style="font-weight: 400;"> un brand specializzato nel riciclo, grazie al quale questo particolare capo viene tagliato a mano dalle cuciture e il tessuto viene riutilizzato per confezionare nuovi modelli sia vintage che di tendenza. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Elena Parmegiani</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"> <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3241" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Moda-circolare-il-riuso-è-chic.jpeg.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/moda-circolare-il-riuso-e-chic/">Moda circolare il riuso è chic</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-circolare.mp3" length="2335275" type="audio/mpeg" />

			</item>
		<item>
		<title>Mini digiuno pre pasquale</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/mini-digiuno-pre-pasquale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mini-digiuno-pre-pasquale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Anna De Antoni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3239</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si sta avvicinando Pasqua: colomba, uova di cioccolato, pizze rustiche, aiuto! E allora quale periodo migliore per iniziare un mini-digiuno? Per affrontare meglio i giorni di festa che ci attendono, per iniziare una bella disintossicazione dopo il periodo invernale? Il nostro metabolismo continua a seguire i bioritmi dell’uomo primitivo: la mattina è accelerato, bisogna avere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/mini-digiuno-pre-pasquale/">Mini digiuno pre pasquale</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Si sta avvicinando Pasqua: colomba, uova di cioccolato, pizze rustiche, aiuto! E allora quale periodo migliore per iniziare un mini-digiuno? Per affrontare meglio i giorni di festa che ci attendono, per iniziare una bella disintossicazione dopo il periodo invernale?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro metabolismo continua a seguire i bioritmi dell’uomo primitivo: la mattina è accelerato, bisogna avere energia e bruciare calorie per la caccia, per correre. La sera è rallentato, per favorire il riposo ed il recupero energetico. Inoltre l’uomo primitivo faceva tanti digiuni, sicuramente non riusciva a mangiare ad orario, non aveva il frigorifero e non c’erano i supermercati. Mangiava i prodotti di stagione e spesso saltava i pasti. Sicuramente non mangiava dolci e prodotti raffinati. Ecco, il nostro metabolismo è tutt’oggi più affine a quella realtà che a quella di oggi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora, fatta questa premessa, cosa possiamo fare? La mia risposta è semplice: organizziamoci per fare dei mini digiuni. Semplice! Inoltre, saltando un pasto, avremmo più tempo per fare altro, per coltivare un hobby, uno sport, per rilassarci, per fare semplicemente “altro” che non sia mangiare! Mangiamo troppo e troppo spesso!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il digiuno dovrebbe essere controllato e personalizzato in base alla età e allo stato di salute. Quindi i miei consigli valgono per persone adulte e in buona salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In cosa consiste il mini digiuno? Nel rispettare una pausa di assenza di cibo di 14-16 ore circa, con una minima restrizione calorica, rispetto a quello che si è soliti mangiare. L’esempio più corretto che posso fare è quello di fare la colazione ed il pranzo regolarmente, per poi fare una merenda intorno alle 16.00 o alle 17.00, saltare la cena, e mangiare direttamente a colazione del giorno dopo. Come dicevo prima, non si tratta di ridurre le calorie, ma di aumentare la pausa di digiuno fra un pasto e l’altro. Se se ne sente il bisogno il cibo che si sarebbe mangiato a cena lo si può dividere fra la merenda e la colazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo modo si rispetta anche il nostro bioritmo fisiologico: essere cacciatori e performanti la mattina, al sorgere del sole; essere rilassati al calar del sole, permettendo al nostro organismo di riparare i danni cellulari, senza doversi impegnare nella digestione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infatti il mangiare tanto la sera, e soprattutto il mangiare tardi, quasi a ridosso dell’ora del sonno, non fa altro che ingolfare il nostro organismo, in una digestione resa difficoltosa dalla posizione sdraiata, volta ad accumulare tessuto adiposo e a non bruciare calorie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mini digiuno può essere facilmente fatto da una a più sere a settimana, non crea particolari problemi organizzativi. Anzi. Ci regala del tempo libero. Personalmente se dovessi cucinare e mangiare tutte le sere, dovrei rinunciare a tante belle cose! Così ognuno di noi può decidere, in base al proprio stile di vita ed in base ai propri impegni, come organizzarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però, come dicevo sopra, se si ha qualche patologia, come il diabete, ad esempio; se si è sotto peso, in gravidanza, o in età prepubere, questi consigli non vanno seguiti, ma bisogna rivolgersi al medico per un percorso personalizzato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed ora entriamo nel merito: cosa fa il digiuno?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rinforza il sistema immunitario. E di questi tempi non è male!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Detossifica l’organismo, facilitando l’eliminazione delle tossine: si fa più pipì!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ha un effetto antiaging: ci rende più giovani e belli!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riduce il livello di stress, abbassando il cortisolo: ci arrabbiamo di meno!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Regolarizza il sistema neuropsicoendocrinoimmunitario: ritroviamo la calma e l’equilibrio  interiore!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci da energia e vitalità e ci fa riscoprire il senso della fame ed il sapore dei cibi semplici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci fa dimagrire, perché il nostro corpo impara a bruciare i grassi e ad utilizzarli quale fonte di energia al posto degli zuccheri!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il digiuno può essere sicuramente utile per consentire al corpo di disintossicarsi se si viene da un periodo di eccessi, ma deve sempre essere controllato nel tempo e supervisionato dal medico, in base alla singola situazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mini digiuno può essere praticato ai cambi di stagione, dopo terapia antibiotica, in aiuto alla chemioterapia, dopo grandi abbuffate. Ma, se vediamo che stanchezza e nervosismo aumentano, allora c’è qualcosa che non va e bisogna fermarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Naturalmente l’alimentazione dovrà essere salutare, semplice, buona, nutriente: questo aiuta a gestire il senso di fame, a controllare la glicemia nel sangue, a disintossicarsi. Bisognerà bere 2 litri in inverno e 3 litri d’estate. Acqua, tisane, spremute, brodi vegetali, frullati, per mantenere il giusto livello di idratazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inizialmente il mini digiuno ci può dare un senso di fame, di privazione, di apparente stanchezza, ma, in breve tempo ci accorgeremo di dormire meglio e di svegliarci con la voglia di fare colazione. Durante la notte il nostro organismo non dovrà essere impegnato nella digestione e potrà occuparsi della detossificazione e rigenerazione cellulare. Scomparirà il reflusso ed il senso di pesantezza. La mattina salteremo dal letto con un senso di fame che ci farà gustare la colazione e ci predisporrà ad andare meglio di corpo, e ad affrontare la giornata da veri combattenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E allora, che aspetti? Provare per credere!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Anna De Antoni</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3244" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Mini-digiuno-pre-pasquale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/mini-digiuno-pre-pasquale/">Mini digiuno pre pasquale</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’economia circolare è ancora il futuro… guerra permettendo</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/leconomia-circolare-e-ancora-il-futuro-guerra-permettendo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=leconomia-circolare-e-ancora-il-futuro-guerra-permettendo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3190</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità deve essere la buona ossessione di ogni abitante del mondo in questo tempo per la salute nostra e del Pianeta in generale. Ed è davvero paradossale che a porsi e a porre questo problema sia stata la generazione Greta, intesa come Thunberg, l’attivista svedese che ha iniziato con i suoi cartelli lo sciopero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/leconomia-circolare-e-ancora-il-futuro-guerra-permettendo/">L’economia circolare è ancora il futuro… guerra permettendo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>sostenibilità</b><span style="font-weight: 400;"> deve essere la </span><b>buona ossessione</b><span style="font-weight: 400;"> di ogni abitante del mondo in questo tempo per la salute nostra e del Pianeta in generale. Ed è davvero paradossale che a porsi e a porre questo problema sia stata la </span><b>generazione Greta</b><span style="font-weight: 400;">, intesa come</span><b> Thunberg</b><span style="font-weight: 400;">, l’attivista svedese che ha iniziato con i suoi cartelli lo sciopero in solitaria per arrivare a coinvolgere i giovani di tutto il mondo nei </span><b><i>Friday For Future</i></b><span style="font-weight: 400;">. Loro che in teoria hanno tutta la vita davanti e grandi possibilità di esprimersi – tra </span><i><span style="font-weight: 400;">social</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">influencing</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">marketing</span></i><span style="font-weight: 400;"> – hanno posto l’urgenza e le azioni migliori per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica, le aziende e i governanti in tutto il mondo sui </span><b>rischi attuali del mutamento climatico planetario</b><span style="font-weight: 400;">. Hanno imposto un cambio di paradigma comunicativo fortissimo. Ora il tema è capire quanto questo si tradurrà in cambiamento effettivo nel quotidiano ad ogni livello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sostenibilità sottende in primis un </span><b>modello economico</b><span style="font-weight: 400;"> differente: quello </span><b>economico circolare</b><span style="font-weight: 400;">. Che si chiama così perché si pone l’obiettivo primario di </span><b>rispettare i cicli della natura</b><span style="font-weight: 400;">, migrando la ciclicità del funzionamento degli ecosistemi nella produzione, anche manifatturiera. Provare ad aggiustare quegli oggetti che non funzionano più così come in natura ogni elemento – pianta, fauna, in passato, lo stesso essere umano – si decompone ridiventando nutrimento per la terra stessa. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">La lettera che domina questo modello è la </span><b>ERRE</b><span style="font-weight: 400;">, che accomuna i comportamenti pilastro anche della nostra vita quotidiana:</span><b> </b></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Riduzione</b><span style="font-weight: 400;">: diminuzione globale della produzione di beni e servizi per usare una minore quantità di risorse della natura; conferendo maggior valore a quelli essenziali e a chi può ridar vita a quelli che abbiamo.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Riuso</b><span style="font-weight: 400;">: allungare la vita del prodotto, così come con ogni mezzo allunghiamo quella dell’essere umano. </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Riciclo </b><span style="font-weight: 400;">e </span><b>Recupero</b><span style="font-weight: 400;">: smaltimento corretto dei rifiuti e loro trasformazione in nuove risorse, r</span><span style="font-weight: 400;">ientrando nel ciclo economico.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">La sostenibilità impone che, a differenza di quanto avvenuto con il </span><b>modello economico lineare</b><span style="font-weight: 400;"> – in cui era accettata la produzione di uno scarto da non utilizzare, e spesso neppure da smaltire, che </span><b>ha aggravato</b><span style="font-weight: 400;"> l’</span><b>inquinamento del Pianeta </b><span style="font-weight: 400;">in generale – si elimini lo scarto ottenendo una maggiore </span><b>ecosostenibilità del processo produttivo</b><span style="font-weight: 400;">. Le ERRE sopracitate introducono nuove modalità di consumo: verdi e appunto sostenibili come la </span><b>condivisione</b><span style="font-weight: 400;">, il </span><b>prestito</b><span style="font-weight: 400;">, il </span><b>riutilizzo</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>riparazione</b><span style="font-weight: 400;"> e il </span><b>ricondizionamento</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo </span><b>z</b><b>ero rifiuti</b><span style="font-weight: 400;"> garantirebbe un </span><b>risparmio</b><span style="font-weight: 400;"> per le imprese della sola zona Euro pari a 600 miliardi l’anno e allo stesso tempo farebbe </span><b>scendere anche le emissioni di gas serra</b><span style="font-weight: 400;">. L’UE stanzia fondi per progetti che realizzino merci più efficienti e durature, arginando il problema dell’</span><b>obsolescenza programmata</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il conflitto ha sconvolto tutto riaprendo le inquinanti </span><b>centrali a carbone</b><span style="font-weight: 400;"> – il motivo del lungo contendere alla </span><b>Cop 26</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; già chiuse da noi e in Germania per far fronte al ricatto russo sul gas. L’</span><b>economia di guerra</b><span style="font-weight: 400;">, oltre ad essere evidentemente lineare, produce come “</span><b>scarti</b><span style="font-weight: 400;">”, </span><b>vite umane</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3248" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro--600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-02Leconomia-circolare-è-ancora-il-futuro-.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/leconomia-circolare-e-ancora-il-futuro-guerra-permettendo/">L’economia circolare è ancora il futuro… guerra permettendo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La circolarità è un flusso continuo</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/la-circolarita-e-un-flusso-continuo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-circolarita-e-un-flusso-continuo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3198</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intorno agli anni 70, inizia a svilupparsi l’esigenza di salvaguardare il sistema ambientale dalle attività industriali ed economiche poste in essere dall’uomo. Difatti, è proprio questo il periodo che vede la nascita dei primi studi, catalogati sotto la denominazione di “economia ambientale”, condotti da economisti ed ambientalisti, come ad esempio Boulding ed il suo saggio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-circolarita-e-un-flusso-continuo/">La circolarità è un flusso continuo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Intorno agli anni 70, inizia a svilupparsi l’esigenza di salvaguardare il sistema ambientale dalle attività industriali ed economiche poste in essere dall’uomo. Difatti, è proprio questo il periodo che vede la nascita dei primi studi, catalogati sotto la denominazione di “economia ambientale”, condotti da economisti ed ambientalisti, come ad esempio Boulding ed il suo saggio concernente l’importanza della salvaguardia nei confronti del sistema ambiente. Spinta da questa sempre più crescente preoccupazione nei confronti dell’ecosistema e della sua tutela, la Commissione Europea nel 1972 evidenzia come vi sia la necessità di modificare la visione e il modo di pensare alla crescita economica, sottolineando che l’European Economic Community dovesse impegnarsi nel raggiungimento e nella messa in opera di politiche volte alla riduzione degli impatti negativi nei confronti dell’ambiente. Proprio in relazione a questo, nel 1973 viene redatto il primo Environment Action Programme, volto all’attuazione di una politica ecologica che permetta una maggiore salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo. L’incontro tra l’economia circolare e l’Unione Europea avverrà solamente nel 2013.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ambiente non può essere considerato come un fattore esterno ostile all’uomo ma deve essere considerato come un dato indissociabile dall’organizzazione e dalla promozione del progresso umano ed ancora l’ambiente naturale fornisce risorse limitate e permette solo in parte di assorbire i rifiuti e di neutralizzare gli effetti nocivi. Esso costituisce una risorsa di cui si può fare uso ma non abusare e per la quale è necessario provvedere una gestione ottimale </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da questi due estratti risalta subito che il sistema ambientale non debba essere considerato come un elemento esterno, ma esso deve essere identificato come un contesto strettamente interconnesso alla vita e attività umana, e che dunque deve essere preservato evitando il più possibile impatti negativi. Anche il secondo estratto possiede molte caratteristiche associabili al concetto di economia circolare: difatti si evidenzia come debba essere posto in atto un sistema  in linea con gli studi condotti dall’ecologia industriale e rimarca la necessità di ridurre il depauperamento delle risorse, enucleando la caratteristica di limitatezza e chiusura del sistema ambiente; caratteristica riscontrata anche da molte scuole di pensiero e discipline: partendo dall’industrial ecology agenda sino alla definizione del sistema Cradle to Cradle. A testimonianza di come tale  Action Programme  è da considerare che abbia avuto un ruolo centrale nella definizione delle nuove linee guida concernenti lo sviluppo economico dell’Unione, è importante evidenziare come molte direttive siano state adottate molto rapidamente dopo la sua pubblicazione: alcuni esempi possono essere fatti prendendo a riferimento la Direttiva sui rifiuti  adottata nel 1975 o la direttiva concernente il riuso nel settore agricolo dei fanghi di depurazione adottata nel 1986. Successivamente alla pubblicazione del primo Action Programme, le politiche Europee riguardanti il contesto ambientale ed economico vennero sempre più influenzate dalle contemporanee scuole di pensiero che, in quel periodo, stavano approfondendo i loro studi riguardo alla tutela dell’ambiente. In particolare, assunse un ruolo di rilievo lo studio del 1976, nel quale si evidenziava in modo particolare la necessità di innescare all’interno del sistema economico, meccanismi di riuso, riparazione e riciclo che permettessero ai materiali e prodotti di viaggiare all’interno di un loop chiuso, rimanendo all’interno del sistema economico e non impattando quello ambientale. Da questo studio venne ideato ed adottato il secondo sistema ottimale nel 1977 il quale pose una particolare attenzione ed enfasi all’obiettivo di inserire cicli di riuso, riparo e riciclo all’interno dell’economia. In particolare, tale pratica venne idealizzata per il raggiungimento di obiettivi di riciclo rifiuti per determinati materiali, come ad esempio plastica e vetro. Un esempio è la direttiva concernente le misure sul packaging e sui rifiuti derivanti dal packaging. Tale direttiva aveva il compito di indirizzare gli Sati Membri verso politiche di riduzione del packaging, creazione di sistemi di raccolta ed incremento di attività di riciclo e recupero. Purtroppo, l’aspetto negativo fu che non venne messo in atto un coordinamento delle politiche tra gli Stati: ognuno recepì la direttiva in periodi differenti implementando sistemi di raccolta e riciclo discrepanti e comportando dunque all’interno dell’Unione Europea un difforme tasso di impegno nell’adozione di tali politiche. Durante gli anni, le problematiche legate ad una crescita economica sostenibile divennero sempre più importanti nell’agenda di tutte le più grandi organizzazioni internazionali e dunque, anche in Europa, essa occupò un ruolo rilevante. Questo si verificò in particolare nel 1993, un anno dopo la conferenza delle Nazioni Unite di Rio la quale fece emergere la considerevole importanza di mettere in atto specifiche iniziative volte alla creazione di condizioni di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibili, tramite appunto il raggiungimento di una serie di obiettivi quali, ad esempio, l’incremento di politiche di riduzione delle emissioni. Sotto questo indirizzamento internazionale, l’Unione Europea improntò la redazione del programme Action Plan il quale incorporò al suo interno una serie di obiettivi e di misure volte al raggiungimento di uno sviluppo economico sostenibile. All’interno del piano, come nei precedenti, si fa riferimento ad una maggior impegno in ambito di gestione ed utilizzo dei materiali e all’incentivo nella creazione di meccanismi di riuso, riparo e riciclo tramite anche, l’inserimento di un sistema di “ecolabbeling”; certificazioni conferite a quei prodotti che avrebbero rispettato determinati standard di sostenibilità concernenti i materiali utilizzati ed i processi messi in atto per la loro creazione. Una novità riguarda invece la problematica relativa alle emissioni e al cambiamento climatico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Viene dunque data una prioritaria importanza alle problematiche relative al climate change e alle emissioni. Si pone una stretta interrelazione tra i suddetti obiettivi e il miglioramento, in particolare, del settore energetico e si fissano degli obiettivi che dovranno essere auspicabilmente raggiunti entro il 2000.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni a seguire vengono emanate alcune direttive concernenti gli obiettivi tra le quali, ad esempio quello riguardante la corretta gestione dei veicoli nel fine vita. Nonostante questo, non si raggiungono gli obiettivi auspicati, al punto tale che la sempre maggiore pressione internazionale verso i temi di sostenibilità, tutela ambientale e contenimento delle emissioni inquinanti e climalteranti, portano l’Unione Europea a redigere, a seguito del Summit di Gothenburg del 2001 un documento che  concentra i suoi obiettivi attorno a 6 tematiche principali , tra le quali risiede al primo posto l’obiettivo di contrastare il surriscaldamento globale, tramite uno sviluppo sostenibile, e la riduzione dell’emissione dei greenhouse gas. All’’interno si individua un altro modello di programma importante su cui si basa anche l’economia circolare, ed è quello relativo al coinvolgimento globale ad ogni livello. Difatti dunque l’obiettivo è radicare la strategie e l’indirizzamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, all’interno del tessuto economico, assegnando alle imprese il ruolo di innovare il loro business model verso la possibilità di realizzare prodotti, servizi e processi che rispettino determinati standard di sostenibilità ed assegnando invece alle istituzioni Nazionali e Sovranazionali il compito di fissare obiettivi di lungo termine, incentivando la transizione del tessuto economico. Anche in questa circostanza, vengono valorizzate ed incentivate le pratiche per una corretta e responsabile gestione delle risorse, promuovendo la creazione di sistemi di riuso, riparazione e riciclo; viene inoltre, in tema di climate change, posto l’obiettivo di ridurre le emissioni dell’1% per ogni anno sino al 2020. Concludendo, nel 2001, furono necessari altri dodici anni per far emergere, all’interno dell’agenda dell’Unione Europea, il concetto di economia circolare; nonostante questo, è bene sottolineare come le iniziative precedenti poste in essere dall’ UE, racchiudano al loro interno molte delle pratiche e dei capisaldi su cui l’economia circolare si fonda: partendo dall’introduzione  del concetto di connessione tra ambiente e contesto economico e nella consapevolezza della limitatezza delle risorse; passando per la promozione della creazione di un ciclo continuo di riuso, riparazione  toccando problematiche legate alle emissioni e alla trasformazione del settore energetico verso l’utilizzo di fonti rinnovabili  sino ad arrivare alla consapevolezza che gli obiettivi prefissati debbano portare necessariamente ad un impegno globale che sia in grado di ramificarsi oltre che nelle Istituzioni, anche all’interno del tessuto economico fatto da imprese e consumatori presente all’interno della strategia di sviluppo sostenibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’11 marzo 2020, la Commissione Europea ha rilasciato un comunicato per introdurre il nuovo Circular Economy Action  il quale ha l’obiettivo di affiancarsi alla nuova strategia industriale individuata dal Green Deal e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità prefissati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questa ragione, il report pone degli obiettivi ancora più ambiziosi al fine di diffondere le pratiche circolari all’interno del sistema economico. Ad esempio, la Commissione propone al suo interno un’iniziativa legislativa per i prodotti sostenibili che possa aiutare a regolare diversi aspetti e principi di sostenibilità, quali l’incremento della durabilità, possibilità di upgrade e riuso, riparabilità, incremento dei materiali riciclabili, restrizioni su prodotti monouso e di prematura obsolescenza ecc. Inoltre, è presente l’obiettivo di adozione e implementazione di un nuovo Eco-disegno energetico il quale dovrà coprire il periodo 2020-2024 e stabilire un centro di raccolta dati nel quale racchiudere ed inserire dati sui prodotti e la loro catena di valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Ulteriore obiettivo è il rafforzamento della simbiosi industriale, la quale verrà incentivata attraverso un sistema di certificazioni ed informazioni concernenti prodotti e materiali, al fine di agevolare l’utilizzo di stock presenti da parte di diversi settori e industrie. Il report mira a migliorare e sviluppare direttive, quali ad esempio quella concernente le batterie   packaging, strategia sul consumo di plastica consumo di prodotti di plastica monouso andando, infine a rafforzare la dipendenza che gli obiettivi di sostenibilità, emissioni inquinanti e climalteranti e politiche sul clima devono avere nei confronti dell’adozione dell’economia circolare, dando a quest’ultima un ruolo di rilievo per la fattibilità di tali obiettivi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le principali direttive e modifiche che il pacchetto 2018 e 2020 hanno come obiettivo di apportare all’interno dell’economia  ambiti in cui l’economia circolare assume una primaria importanza individuazione dei tre cicli  di riuso, riparazione e riciclo e riduzione della generazione di rifiuti, ruolo delle energie rinnovabili all’interno del settore energetico ed elettrico; Per quanto riguarda il primo ambito, è da notare che  quei settori definiti “circolari”, ovvero tutte quelle attività che operano in contesti di riuso di prodotto, riparazione, riciclo, noleggio e leasing e che dunque supportano parte della definizione di rivalorizzazione e riuso insita nel concetto di circolarità. L’aspetto negativo è che, nonostante non vi sia stato un incremento e che la percentuale rimane invariata tra l’anno 2016 ed il 2017, alcuni Paesi presentano disinvestimenti relativi a tali settori, mentre altri hanno incrementato tale rapporto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La seconda analisi da condurre per avere un quadro complessivo di come le pratiche di economia circolare siano più o meno diffuse all’interno del sistema economico, riguarda senza dubbio l’utilizzo di energie rinnovabili. Difatti, l’Europa fissa tre obiettivi raggiungibili auspicabilmente entro il 2030, che molto hanno in comune con i pilastri cui si fonda il concetto di economia circolare: &#8211; Riduzione delle emissioni del 40% rispetto al 1990; &#8211; Incremento dell’uso di energie rinnovabili sino al 32% del totale dell’energia prodotta; &#8211; Incremento dell’efficienza energetica del 32,5%.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Soffermandosi ed analizzando gli ultimi obiettivi fissati dall’Unione Europea, anche in questo caso l’economia circolare assume un’importanza rilevante al loro interno. Difatti è possibile individuare all’interno del Green Deal” un obiettivo ancora più ambizioso, ovvero una completa decarbonizzazione entro il 2050.  Dunque, migliore efficienza energetica e sviluppo del vettore elettrico, andando nel lungo termine a ridurre il consumo di energia pro capite all’interno dell’Unione favorendo l’elettrificazione dei vari settori. Proprio per quanto concerne quest’ultimo punto, l’elettrificazione dei servizi e dei settori risulta un punto cruciale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati ed è perfettamente conciliabile con quelli che sono i capisaldi dell’economia circolare. Difatti, andando ad analizzare la produzione di energia elettrica in Europa risulta subito evidente come il contributo delle rinnovabili in questo ambito sia ancora più rilevante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un aspetto prettamente qualitativo, la pervasività di pratiche di eco-design e di simbiosi industriale all’interno dell’economia  il quale ha come obiettivo la progettazione di costruzioni ed edifici che contengano più dell’85% di materiale derivante da materiale da riciclo e rifiuti di demolizioni. La peculiarità, che rende questo progetto un vero obiettivo all’eco-design, è la caratteristica di tali costruzioni di essere agevolmente disassemblate, permettendo un completo riuso di materiali nel loro fine vita;  La seconda  ipotesi pensare ad una società privata  che  brevetti  un nuovo feltro per i tetti degli edifici. Precedentemente, tale feltro non poteva essere riciclato e al fine vita diveniva un rifiuto che necessariamente doveva essere smaltito in degli inceneritori. La società, tramite uno studio del bitume da cui il feltro è composto, è riuscita a brevettare un nuovo prodotto che, al termine del suo impiego come feltro per tetti, sia riciclabile ed utilizzabile come agente di fissaggio nella produzione di nuovo asfalto per le strade poiché la conversione da feltro da tetto a fissaggio per asfalti permette un totale riuso delle materie prime, senza nessuno spreco o perdita di materiali;  Concludendo, queste analisi quantitative e qualitative delle varie pratiche circolari sono di aiuto per dare una visione di quanto, e in che misura, l’economia circolare sia presente all’interno dell’economia. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;"> L’ Italia è uno dei Paesi facenti parte dell’Unione Europea che negli anni si è fatto promotore nell’adozione di politiche volte alla sostenibilità e difatti, fu uno dei primi a recepire le direttive facenti parte del pacchetto di economia circolare redatto dalla Commissione Europea cercando di apportare il suo contributo ad una loro più forte applicabilità all’interno dell’economia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La legge approvata il 19 novembre 2014, all’interno della quale si sintetizzano i punti salienti del pacchetto di economia circolare redatto dalla Commissione Europea e in quell’’occasione  l’Italia,  sottolinea l’importanza di un uso efficiente delle risorse , così come esprime la necessità di ridisegnare la filiera di prodotti e materiali, andando ad individuare norme di approvvigionamento che diano informazioni sui materiali contenute all’interno di ogni singolo prodotto (passaporto del prodotto) così da facilitare la possibilità di un loro riuso, riparo o riciclo. Si prefissa, infine, l’obiettivo di un monitoraggio di impronta ambientale dei singoli prodotti sino al 2016 al fine di analizzare un eventuale miglioramento delle prestazioni ambientali dei prodotti con dati quantitativi e di analisi. Ulteriore oggetto di considerazione   riguarda l’assetto normativo italiano, il quale ha cercato prontamente di inserire al suo interno le direttive emanate dalla Commissione Europea un esempio è il decreto legislativo 16 febbraio 2011 n. 15 che recepisce la direttiva sull’elaborazione ecocompatibile di prodotti legati all’energia. L’ analisi di questa risoluzione ha come focus l’attuazione o obiettivi di attuazione da parte del Governo italiano di pratiche circolari infatti, l’Italia specifica una presenza sul territorio di investimenti da parte della pubblica amministrazione che ammontano a circa il 17% del PIL ed individua come miglior meccanismo per la diffusione del “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione”. Tale meccanismo consente di identificare criteri ambientali minimi, guidando gli investimenti da parte della p.a. verso acquisti verdi concernenti molti settori energia, ristorazione ecc.. Altro esempio in cui l’Italia si fa promotore delle diretti Europee è la definizione delle filiere di recupero e riciclo dei materiali; infatti all’interno di questo contesto si individua uno svantaggio nella concorrenza da parte di molti settori se normative concernenti il riciclo fossero immesse sul territorio senza tener conto delle specifiche differenziazioni tecniche dei processi e dei materiali. Per questa ragione l’Italia promuove all’interno di questo ambito una filiera di recupero e riciclo in capo ad un sistema di consorzi di recupero materiale ai quali spetta l’onere di smaltire tutto l’output di rifiuto derivante dalle varie attività economiche. Il passo principale, messo in atto dall’Italia al fine di promuovere misure di green economy ed in particolare attività inerenti all’economia circolare le quali fanno proprio riferimento alle attività e pratiche tipiche dell’economia circolare; ad esempio promuove e incentiva la mobilità sostenibile mediante la sharing economy all’interno del settore dei trasporti. Dunque, il Collegato Ambientale del 2015 rappresenta per l’Italia il primo importante passo verso l’integrazione all’interno della sua economia delle più importanti pratiche e pilastri dell’economia circolare. Nonostante questo primo step importante, l’Italia non presentava un set di norme ed ordinamenti dedicati all’economia circolare, all’interno dei quali possano essere racchiuse tutte le sue sfumature per questa ragione, successivamente ha cercato di varare una serie di provvedimenti, al fine di rendere applicabili questi importanti cambiamenti all’interno della sua economia. Primo tra questi provvedimenti individuabile è il Decreto Ministeriale 24 maggio 2016 121 , il quale pone un incremento progressivo, nel corso degli anni, per l’applicazione di criteri ambientali concernenti diverse tipologie di servizi. Ad esempio, all’interno di tale decreto, vengono trattati i servizi di pulizia e servizi del verde pubblico. Il secondo provvedimento, anch’esso molto importante che comporta una maggior pervasività di pratiche circolari è un’importante modifica in relazione allo smaltimento e raccolta dei rifiuti urbani, difatti, tramite anche il recepimento della direttiva europea in termine di riuso e riutilizzo dei rifiuti, l’Italia si pone come obiettivo di andare a calcolare una percentuale ottima di rifiuto destinato a riciclo.  Questo permette ad ogni singolo comune ed area urbana di definire una percentuale ottimale di raccolta differenziata, la quale impiegare in processi di riciclo, fermo restando i vincoli minimi imposti dalla precedente normativa. Ulteriore oggetto di analisi, è il Decreto Ministeriale 10 giugno il quale ha come obiettivo quello di promuovere la progettazione ecocompatibile di apparecchiature elettriche ed elettroniche e facilitare le operazioni di riutilizzo e recupero delle stesse  all’interno di questo decreto, sono dunque presenti diverse pratiche dell’economia circolare: difatti alcuni articoli fanno riferimento a processi di eco-design, ovvero tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche debbono essere progettate con l’obiettivo di massimizzare al loro interno la presenza di materiali riciclabili e biodegradabili, andando ad apportare una considerevole diminuzione nella quantità e diversità dell’uso di materiali ed incrementando la riciclabilità del prodotto; andando a favorire inoltre il suo eventuale disassemblaggio per promuovere operazioni di riuso delle sue parti componibili, ulteriore pratica circolare presente all’interno è la cooperazione e la simbiosi industriale che  attua azioni di promozione e cooperazione tra i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche e gli operatori di impianti di recupero e riciclaggio di materiali, dando ai primi l’onere di istruire ed informare i secondi sul corretto trattamento, smaltimento e disassemblaggio. Infine, vengono valorizzati i classici cicli di riuso, riparazione e riciclo, andando a favorire, azioni concernenti l’aumento della durata e affidabilità del prodotto, facilitare la sua manutenzione e riparazione a incentivare lo sviluppo a moduli del prodotto e il suo disassemblaggio per la scorporazione dei materiali destinati a riciclo. Molto importante nel quadro normativo è il provvedimento che  ha come obiettivo quello di regolamentare sotto un profilo tecnico e normativo la possibilità per gli scarti di materiali derivanti da attività industriale, di essere catalogati non come rifiuti, ma bensì come sottoprodotti. In questa maniera, il decreto mira alla possibilità di poter mantenere all’interno del ciclo produttivo, il più a lungo possibile i materiali scartati durante una fase produttiva, permettendone ed agevolandone lo scambio e consentendo la possibilità di eseguire sopra tali sottoprodotti, ulteriori attività tecniche-industriali per la realizzazione di ulteriore nuova  produzione. Un altro chiaro esempio di questo fenomeno può essere individuato in un decreto legge varato in una situazione particolarmente difficile per l’Italia e per il mondo intero; si parla difatti del periodo di grave emergenza sanitaria legata alla diffusione globale del virus SARS-CoV-2. Per far fronte a questa minaccia, le istituzioni hanno varato nel periodo tra marzo e maggio 2020, una serie di dpcm e decreti legge al fine di guidare la Nazione verso il superamento di questa emergenza sanitaria, andando ad adottare normative che riducessero la mobilità e gli spostamenti delle persone, così come la chiusura di molte attività non essenziali al fine di limitare il più possibile il contagio del virus. Le misure di lockdown adottate inizialmente per le zone con i primi focolai e poco dopo, per l’intero territorio Nazionale hanno permesso di ridurre significativamente il diffondersi del virus così da consentire una riapertura e mobilità delle persone a partire dalla metà di maggio. È in questo preciso momento che il decreto legge che presenta al suo interno molti punti di contatto con le pratiche di economia circolare viene varato. I mesi di lockdown precedenti hanno portato una grave crisi a livello industriale ed economico all’interno del territorio italiano (e del mondo intero) e per questa precisa ragione, il decreto legge, conosciuto come “decreto Rilancio”si pone come obiettivo non solo quello di regolamentare l’inizio della fase 2 riapertura attività e mobilità, ma presenta al suo interno una serie di iniziative, incentivi ed attività volte ad una ripresa del tessuto economico italiano. In questo contesto risulta importante andare ad analizzare l’importanza assunta dalla messa in atto di iniziative e pratiche circolari. Il primo punto di contatto è riscontrabile all’interno della disposizione che tratta il rafforzamento dell’innovazione e delle start-up. Difatti, uno dei pilastri dell’economia circolare è proprio l’innovazione e, all’interno di questo decreto, il Governo mira ad inserire ulteriori 100 milioni di euro all’interno di agevolazioni sotto forma di prestito agevolato a tutte quelle neo imprese che tramite la loro attività riescano ad apportare innovazioni all’interno del tessuto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti i decreti e le normative analizzate, insieme ad altre, costituiscono nel loro insieme una mappatura che riesce a dare una prima idea di come e in che modo l’economia circolare sia stata assorbita dal tessuto economico e normativo italiano nel corso degli anni.  </span><span style="font-weight: 400;">Oggi gli esseri umani producono molto di più rispetto alle epoche passate, di conseguenza consumano di più e generano una quantità maggiore di rifiuti, oltre a contribuire con i propri comportamenti all’innalzamento del livello di inquinamento globale e al surriscaldamento del pianeta. Oggi si parla di una una rivoluzione copernicana un modo nuovo di pensare come disegnare i nostri prodotti e processi produttivi per eliminare gli impatti negativi sull’ambiente, favorire l’utilizzo circolare dei materiali e contribuire a rigenerare il sistema naturale stesso. Si intende un </span><a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2016/573899/EPRS_BRI%282016%29573899_EN.pdf"><span style="font-weight: 400;">modello di produzione e consumo</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Entro il 2025 la banca mondiale stima che gli esseri umani produrranno quasi 5 miliardi di tonnellate di spazzatura ogni anno, solo considerando le aree urbane. Parliamo di un terzo di tutta la biomassa della terra stimando che una larga parte finirà in discariche a cielo aperto, su enormi montagne di immondizia, nell&#8217;oceano o semplicemente sulle nostre strade.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi dieci anni governi di tutto il mondo hanno fatto passi avanti per evitare un futuro incerto sulla questione dei rifiuti e sul ciclo industriale che li regola. Gli organi di Stato hanno così messo a disposizione del mercato un ingente capitale per tamponare il problema e incrementare le potenzialità di riciclaggio delle singole industrie. È quindi davvero possibile creare un futuro zero-waste? Alcune nazioni come la Norvegia trovano più conveniente spedire i loro rifiuti in Svezia piuttosto che pagare una costosa tassa pro capite sugli scarti. La Svezia a sua volta trasforma la spazzatura norvegese in energia grazie all&#8217;utilizzo di fabbriche specializzate. L&#8217;energia prodotta viene utilizzata per supportare le esigenze energetiche del paese stesso: ecco quindi un modo per creare e risparmiare denaro utilizzando più di 400 miliardi di euro nel mercato globale dei rifiuti. Il ciclo industriale di smaltimento dei rifiuti è strettamente correlato con l&#8217;economia di un paese, cosa è cambiato tra il 1990 e oggi in fatto di riforme e quale posizione occupa l&#8217;Italia nella classifica ambientale europea. Paesi come Cina e Giappone, dove intere città hanno applicato il modello dell&#8217;economia circolare all&#8217;industria del riciclaggio e del riutilizzo di materiali, facendone la principale fonte di reddito e un esempio per tutta la comunità internazionale. Recenti studi condotti negli Stati Uniti mostrano come sia possibile riciclare anche il 75% della spazzatura. Ciò prova che in natura tutto è riutilizzabile, in omaggio al principio «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», cioè alla legge della conservazione della massa, legge fisica della meccanica classica, postulata a Antoine Lavoisier nel Settecento: le piante assorbono la luce, le foglie crescono, il suolo è ricco di sostanze nutritive e il ciclo ricomincia a ogni stagione. Il medesimo concetto è applicabile a ogni materiale prodotto ed utilizzato dall&#8217;uomo: oggi la vera opportunità finanziaria è una forma di riciclaggio a vantaggio del pianeta, che tenga insieme interesse individuale al profitto e interesse collettivo alla salvaguardia dell&#8217;ambiente, come nelle più ottimistiche sintesi smithiane fra utile dei singoli e benessere della società. Questo principio economico appare per la prima volta su un giornale inglese nel 1990. Allora, un noto economista e ambientalista britannico notò come l&#8217;economia attuale non fornisse nessun incentivo reale per il riciclaggio dal privato cittadino fino alle grandi catene industriali e quasi tutti i prodotti erano creati al fine di essere gettati.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;economia circolare, invece, non solo favorisce la conservazione dell&#8217;ambiente, ma ci proietta verso un orizzonte di pensiero lungimirante al fine di iniziare al mercato prodotti che consentano al cittadino di produrre la minor quantità possibile di rifiuti. Ad esempio: gli smartphone moderni sono molto costosi, pieni di preziosi minerali, meccanismi high-tech e parti durevoli, eppure la maggior parte dei telefoni vengono semplicemente gettati via, quando diventano obsoleti. Grazie a un piano di economia circolare, potremo creare un mercato in cui il vecchio telefono possa facilmente essere smontato, i componenti riciclati e le vecchie parti riutilizzate: si tratta di un comportamento economicamente efficiente e prezioso dal punto di vista ambientale che ad oggi già esiste a livello informale e che, per l&#8217;appunto, alimenta una virtuosa catena del valore della black economy.</span> <span style="font-weight: 400;">L’aggiornamento della Strategia nazionale per l’economia circolare, previsto per giugno 2022, dovrebbe inserire concetti come ecodesign, ecoprodotti, blue economy, bioeconomia, materie critiche. Tra i benefici principali dell’economia circolare le aziende indicano il tasso di innovazione, il rafforzamento dell’immagine del brand e la riduzione dell’uso di risorse; non sono ancora apprezzabili invece i benefici che derivano dalla riduzione dei costi di produzione. Le barriere principali per gli irriducibili sono l’incertezza normativa, gli elevati investimenti e la relativa variabilità dei flussi di risorse, mentre le soluzioni tecnologiche sono ritenute adeguate, benché costose.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Trasformare la nostra economia lineare in una circular economy richiede uno studio accurato dell’attuale situazione economica e la formulazione di differenti strategie in diverse aree di competenza. Una strategia vincente è stata inquadrata, all’interno del Rapporto sull’economia circolare in Italia del 2019 a cura del </span><i><span style="font-weight: 400;">Circular Economy Network</span></i><span style="font-weight: 400;"> , nella promozione della bioeconomia rigenerativa e nell’utilizzo a più ampio raggio delle biomasse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Rapporto analizza come, tutelando e valorizzando il capitale naturale e la fertilità dei suoli, l’Italia debba puntare allo sviluppo di una bioeconomia rigenerativa che assicuri prioritariamente la sicurezza alimentare e l’agricoltura di qualità, alimentando le filiere innovative, integrate nei territori, dei biomateriali, nonché la restituzione di sostanza organica ai suoli e la produzione di energie rinnovabili, con coltivazioni in aree marginali, con prelievi sostenibili di biomassa forestale e con l’utilizzo di scarti e rifiuti organici</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I benefici di questa nuova frontiera economica si inquadrano non solo in ambito ecologico e ambientale, ma anche lavorativo. L’Unione Europea stima, infatti, che abbia il potenziale per creare almeno un milione di posti di lavoro entro il 2030.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine Bioeconomia è presente in ambito politico e economico da più di un decennio, ma solo negli ultimi anni ha acquisito un valore fondamentale nella ricerca e nell’affermazione di una economia ecosostenibile. La bioeconomia è chiamata a sanare alcune fra le principali sfide del nostro millennio quali cambiamenti climatici, aumento della popolazione, degrado dei suoli, perdita di biodiversità, riconciliando economia, ambiente e società.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La bioeconomia si basa sull’impiego di una serie di materiali di origine biologica, le biomasse. Si tratta generalmente di scarti di attività agricole, che possono essere modificati attraverso vari procedimenti, per ricavarne combustibili o direttamente energia elettrica e termica. Tra queste si annoverano legna da ardere, residui di attività agricole e forestali, scarti delle industrie alimentari, reflui liquidi derivanti dagli allevamenti. Sono comprese anche piante specificamente coltivate per la produzione di energia e rifiuti organici urbani. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi materiali possono essere riutilizzati principalmente per la produzione diretta di carburanti biologici; per la generazione di energia elettrica e termica; o per la realizzazione di composti chimici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il processo di produzione delle biomasse è solitamente un processo di fermentazione controllata delle materie (liquami, rifiuti agroindustriali, etc.) che arrivano a produrre biogas molto ricco di metano (sino a 70%) e da cui si ricava energia elettrica messa direttamente in rete o energia termica, utilizzabile ad esempio a fini di riscaldamento delle abitazioni. La convenienza varia in base agli utilizzi. Il più efficiente uso energetico delle biomasse è stato riscontrato per il riscaldamento, la produzione di energia elettrica e i bio-carburanti di nuova generazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il principale limite al loro sfruttamento come fonte di energia è legato però alla carenza di spazi per la coltivazione. Per ottenere un significativo beneficio economico sarebbe infatti necessario produrre quantità di materiale molto elevate. In questo modo, però, si sottraggono spazi alla coltivazione per uso alimentare e alle altre attività agricole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La produzione di questa fonte bioenergetica richiede profonde modifiche nella pianificazione dell’attività agricola: la coltivazione di prodotti alimentari deve essere infatti nettamente distinta, anche per motivi di sicurezza igienico-sanitaria, da quella di fonti energetiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La preoccupazione di alcuni esperti, riportata anche in un rapporto dell’ONU, è che la massificazione delle coltivazioni bioenergetiche possa avere un impatto negativo, perché sottrarrebbe terra e acqua alla produzione alimentare o addirittura alle foreste. Inoltre la crescente richiesta di materie prime per la produzione energetica potrebbe far crescere i prezzi delle derrate alimentari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le biomasse, inoltre, non sono disponibili in ogni momento dell’anno. Non possono quindi essere utilizzate come fonte univoca di energia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario, hanno di vantaggioso che non hanno bisogno di tecnologie avanzate o dispendiose per essere prodotte, un valore aggiunto per i paesi meno abbienti che potrebbero non solo avere un notevole impulso economico ma, con il loro sfruttamento, provvedere in autonomia ad una parte della produzione di energia elettrica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste fonti sono inoltre sono scarsamente inquinanti, a sostegno quindi di uno sviluppo sostenibile del territorio. Sono infatti tra le fonti di energia più “pulite” perché di fatto, si limitano ad accelerare il processo di reintroduzione nell’atmosfera dell’anidride carbonica assorbita dalle piante. Rappresentano una preziosa risorsa, non solo a livello energetico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’</span><i><span style="font-weight: 400;">Agenzia Europea per l’Ambiente</span></i><span style="font-weight: 400;">, all’interno del dossier “Bioenergie in Europa in una prospettiva di efficienza delle risorse” ci mette però in guardia circa il corretto modo di utilizzarle per ridurle il più possibile gli impatti ambientali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Le bioenergie sono un importante componente del nostro complesso di energie rinnovabili, aiutando ad assicurare una costante fornitura di energia. Ma questo studio evidenzia il fatto che le biomasse forestali e i terreni produttivi sono risorse limitate, e parte del “capitale naturale” europeo. Così è essenziale considerare i modi in cui possiamo utilizzare efficientemente le risorse esistenti, prima di richiedere nuova terra per la produzione di energia”, ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea per l’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È una verità che gli attuali metodi di coltivazione per la produzione energetica non si sono dimostrati molto eco-sostenibili. Tanto che </span><i><span style="font-weight: 400;">l’agenzia europea per l’ambiente </span></i><span style="font-weight: 400;">sottolinea l’importanza sia di ricorrere alle colture perenni, che non danno raccolto ogni anno, favoriscono la filtrazione dell’acqua e prevengono dalle inondazioni, che di accentuare le rotazioni delle colture, utili a rigenerare i terreni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Conoscere veramente cosa sono le biomasse, come possono aiutare nel raggiungimento di una bioeconomia rigenerativa e valutarne i pro e i contro, aiuterà noi stessi e l’ambiente.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3251" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-la-circolarità-è-un-flusso-continuo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-circolarita-e-un-flusso-continuo/">La circolarità è un flusso continuo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’ambiente protagonista della 60a edizione del Salone del Mobile.Milano</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/lambiente-protagonista-della-60a-edizione-del-salone-del-mobile-milano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lambiente-protagonista-della-60a-edizione-del-salone-del-mobile-milano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mignini]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3195</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sostenibilità e bellezza attraverso la transizione ecologica La sessantesima edizione del Salone del Mobile sotto i riflettori dal 7 al 12 giugno presso Fiera Milano Rho, sarà una esaltazione della sostenibilità attraverso i valori chiave della Manifestazione: qualità, innovazione, bellezza e, oggi più che mai, ambiente.  600 giovani designer under 35 fanno parte degli oltre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/lambiente-protagonista-della-60a-edizione-del-salone-del-mobile-milano/">L’ambiente protagonista della 60a edizione del Salone del Mobile.Milano</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3195-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_L_ambiente-protagonista.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_L_ambiente-protagonista.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_L_ambiente-protagonista.mp3</a></audio>
<p><b>Sostenibilità e bellezza attraverso la transizione ecologica</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sessantesima edizione del Salone del Mobile sotto i riflettori dal 7 al 12 giugno presso Fiera Milano Rho, sarà una esaltazione della sostenibilità attraverso i valori chiave della Manifestazione: qualità, innovazione, bellezza e, oggi più che mai, ambiente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">600 giovani designer under 35 fanno parte degli oltre 2 mila espositori che presenzieranno la Fiera, tutti impegnati nel rispettare le linee guida diffuse dal Salone orientate al rispetto della sostenibilità: prediligere l’uso di materiali riutilizzabili (come il legno), di recupero (upcycling), a basso impatto ambientale o certificati FSC e PEFC; considerare la sostenibilità logistica delle fonti di approvvigionamento dei materiali stessi,  adottare, nella realizzazione degli allestimenti, prodotti e attrezzature ambientalmente sicuri, evitare gli sprechi di materiali, energia elettrica e acqua, fare in modo che “adattabilità” e “disassemblabilità per il riutilizzo” siano i principi cardini nella scelta delle componenti che costituiranno il progetto, avendo già in mente dove e in che modo potranno venire riutilizzate o smaltite. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il benessere ambientale e sociale sarà anche il tema di Design with Nature, l’installazione progettata dall’architetto Mario Cucinella per il “compleanno” del Salone e ospitata nel padiglione 15 di S.Project: 1.400 mq che racconteranno un ecosistema virtuoso che vorrebbe, idealmente, rappresentare il futuro dell’abitare. Se gli eventi degli ultimi anni ci hanno fatto riscoprire il valore della socialità e della condivisione – riflette l’architetto che, con grande integrità, porta avanti da anni una visione e un approccio progettuale circolare –, questo nostro sentire deve trovare ancora un equilibrio con quanto ci circonda, sia con gli spazi che viviamo e i territori che occupiamo (casa, città, pianeta), sia con le risorse di cui disponiamo. Da questa valutazione di base scaturiranno le tre tesi di cui l’installazione si fa portatrice e amplificatore: l’urgenza della transizione ecologica, la casa come primo tassello urbano e la città come miniera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo i preconsuntivi 2021 elaborati dal Centro Studi FederlegnoArredo la filiera nel suo complesso ha registrato un incremento del 14,1%, rispetto al 2019, con oltre 49 miliardi di euro di fatturato alla produzione. Dinamico l’andamento del Macro sistema arredamento e illuminazione, che chiude il 2021 a +11% sul 2019, con un fatturato di oltre 26 miliardi di euro e un saldo commerciale pari a 9,3 miliardi di euro. Il mercato italiano dell’Msa chiude il 2021 +12,8% sul 2019, mentre le esportazioni crescono del +9,4%. Ecco, tornare a esporre i prodotti del nostro Made in Italy al Salone significa riaffermare la nostra leadership e rivolgere lo sguardo anche a mercati nuovi ed emergenti e dare sostanza ai tanti sforzi che i nostri imprenditori hanno sostenuto negli ultimi due anni, durante i quali hanno continuato a investire, innovare e puntare sulla sostenibilità, quale leva di competitività” </span><b>commenta Claudio Feltrin, Presidente di FederlegnoArredo.</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Da sempre, il Salone del Mobile è catalizzatore di creatività ed energie. È generatore di bellezza, inclusione, nuove opportunità. Siamo sempre stati un luogo di dialogo e costruzione, a Milano come nelle edizioni di Shanghai e di Mosca. Oggi, sconvolti come tutti per la guerra in Ucraina, crediamo ancor di più nel valore del nostro essere crocevia di culture e stili aperto al mondo” </span></i><b><i>afferma Maria Porro, Presidente del Salone del Mobile.Milano. </i></b><i><span style="font-weight: 400;">“Ecco perché siamo impegnati per rimettere al centro il lavoro delle aziende espositrici e la sostenibilità della Manifestazione è la leva competitiva, su cui vogliamo puntare con onestà, impegno e trasparenza”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Salone del Mobile.Milano vede collaborare fattivamente Federlegno Arredo Eventi con l’Agenzia ICE, l’agenzia governativa che supporta lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese all’estero e promuove l’attrazione degli investimenti esteri in Italia, al fine di ideare un insieme di attività strategiche per stimolare l’interesse e la partecipazione degli operatori esteri, in particolare buyer, architetti, interiori designer e giornalisti alle varie edizioni del Salone. Anche quest’anno, ICE ha messo a disposizione del Salone del Mobile.Milano un supporto importante e preziosissimo per portare a Milano il maggior numero di operatori esteri qualificati a testimonianza della capacità del Paese di fare sistema a beneficio delle imprese e dei territori.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Cristina Mignini</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3253" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1salone-del-mobile.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><b>F</b><span style="font-weight: 400;">OTOGALLERY SUPERSALONE</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Courtesy Salone del Mobile.Milano</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">AM   Andrea Mariani</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">DR  Diego Ravier</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">FR  Francesco Rucci</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">LO  Luca Orsi </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/lambiente-protagonista-della-60a-edizione-del-salone-del-mobile-milano/">L’ambiente protagonista della 60a edizione del Salone del Mobile.Milano</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2_L_ambiente-protagonista.mp3" length="4914501" type="audio/mpeg" />

			</item>
		<item>
		<title>La sostenibilità, anche a bordo di una barca a vela</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/la-sostenibilita-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-sostenibilita-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bufalari]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3192</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità è un concetto, un’idea, un modo di vivere che sempre di più sta entrando – fortunatamente – nella vita e nella coscienza di ognuno di noi. Ma cosa significa sostenibilità e cosa si nasconde al suo interno. Molto spesso siamo abituati ad intenderla solo ed esclusivamente come misure atte al pieno rispetto dell’ambiente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-sostenibilita-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela/">La sostenibilità, anche a bordo di una barca a vela</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La sostenibilità è un concetto, un’idea, un modo di vivere che sempre di più sta entrando – fortunatamente – nella vita e nella coscienza di ognuno di noi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cosa significa sostenibilità e cosa si nasconde al suo interno. Molto spesso siamo abituati ad intenderla solo ed esclusivamente come misure atte al pieno rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema in cui viviamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sostenibilità invece ha molto di più, può rappresentar infatti un modo di vivere e di concepire la vita, il lavoro e tutto quello verso il quale siamo proiettati. Una sostenibilità che dall’ambiente, passa attraverso la cultura, la società civile, la formazione, per far sì che passo dopo passo si trasformi la realtà dell’oggi in quella che sarà la realtà del domani, più conscia dei limiti delle risorse naturali e rispettosa del pianeta ma anche dell’essere umano stesso, andando ad eliminare un concetto – a mio dir sbagliato – ma a cui ci siamo abituati, ovvero il distanziamento sociale, non fisico ma sociale. Come se potessimo veramente vivere isolati dal mondo, andando ad abbandonare il senso di umanità e di socialità che ci contraddistingue tra gli esseri viventi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornando alla nostra amata sostenibilità, questa può esser promossa, supportata e voluta in svariati modi, anche al mare, in barca. È proprio immaginandoci su una imbarcazione che andremo oggi ad affrontar il tema della sostenibilità in crociera e a bordo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La barca è un ambiente ontologicamente promiscuo, soprattutto se pensiamo ad una barca a vela – la più sostenibile in assoluto ma forse quella in cui gli spazi son più limitati ed i rapporti tra la comunità viaggiante, più stretti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ambiente nel quale vivere stando attenti a rispettare gli spazi stretti e contingentati ove porre attenzione alle esigenze comuni dei compagni di avventura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella vita a bordo assume, pertanto, carattere essenziale innanzitutto la razionalizzazione della cambusa e la gestione dei rifiuti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel dover immaginare cosa imbarcare per soddisfare gli appetiti dell’equipaggio grande attenzione deve esser posta al fine di evitar sprechi e ottimizzare gli spazi per stipare i viveri e le bevande.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Programmare pasti e menù diventa fondamentale nella fase dell’approvvigionamento. Ma come fare ad esser sin dall’acquisto sostenibili?? Sicuramente evitando il più possibile confezioni e involucri plastici e monouso, comprando cibi sfusi e ricordandosi di preferire alimenti di stagione e a miglio zero, quindi prodotti nel territorio circostante, da conservare usando i fogli di cera d’api o le reti in fibra naturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il cucinar a bordo deve rivestire particolare attenzione, soprattutto riguardo alle scorte di acqua dolce.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risulta molto utile al riguardo poter utilizzar l’acqua di mare (laddove le condizioni di salubrità delle acque lo permetta) per cucinare alcuni piatti stando attenti però alla salinità e sicuramente per lavare le stoviglie dopo l’uso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco proprio le stoviglie rivestono un ruolo centrale e per cercar di esser sostenibili andrebbero eliminate da bordo quelle mono uso, utilizzando, laddove proprio non se ne possa far a meno, esclusivamente quelle compostabili, realizzate, ad esempio, in polpa di cellulosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per non parlar poi della gestione dei rifiuti di bordo, la differenziazione degli stessi, la minimizzazione dell’uso delle bottiglie di plastica (molto meglio usare sacche e serbatoi di acqua dolce), lo smaltimento corretto negli appositi mastelli siti negli ambiti portuali. Tutte queste buone pratiche possono aiutarci ad esser sostenibili sempre anche nella meravigliosa ma forse un po’ scomoda vita a bordo di una barca, meglio se a vela sospinta dal vento e dalle correnti del mare che tanto amiamo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Avv. Antonio Bufalari</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3257" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-La-sostenibilità-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-sostenibilita-anche-a-bordo-di-una-barca-a-vela/">La sostenibilità, anche a bordo di una barca a vela</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Moda vintage e usata, il riciclo è di tendenza</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/moda-vintage-e-usata-il-riciclo-e-di-tendenza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=moda-vintage-e-usata-il-riciclo-e-di-tendenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Parmegiani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3219</guid>

					<description><![CDATA[<p>La nuova vita ai capi di abbigliamento La parola “vintage” deriva dal francese antico vint (venti) age (anni) ed indica infatti un prodotto realizzato almeno vent’anni prima e che, invecchiando, è divenuto più pregiato. Nella moda, in particolare, lo stile vintage è attribuito a tutti i capi e gli accessori che si ispirano a ciò [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/moda-vintage-e-usata-il-riciclo-e-di-tendenza/">Moda vintage e usata, il riciclo è di tendenza</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3219-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-vintage.mp3?_=3" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-vintage.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-vintage.mp3</a></audio>
<p><b>La nuova vita ai capi di abbigliamento</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola “vintage” deriva dal francese antico vint (venti) age (anni) ed indica infatti un prodotto realizzato almeno vent’anni prima e che, invecchiando, è divenuto più pregiato. Nella moda, in particolare, lo stile vintage è attribuito a tutti i capi e gli accessori che si ispirano a ciò che ha caratterizzato i decenni passati. Spesso vintage e usato vengono usati come sinonimi, ma un prodotto è considerato di seconda mano se è stato posseduto almeno da un’altra persona. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A differenza degli articoli vintage, i prodotti di seconda mano possono essere stati prodotti in qualsiasi periodo storico, più o meno recente e il loro valore, specialmente di abiti e borse di marchi di moda importanti e famosi, dipende dalla qualità</span><b>. Kate</b><b> Middleton</b><span style="font-weight: 400;">, ad esempio, è paladina del ready-to-wear persino in importanti occasioni ufficiali. Il mondo della moda molto più spesso ha uno sguardo alla sensibilità dei consumatori riguardo l&#8217;impatto ambientale, la sostenibilità sociale, la riduzione dello spreco. Una rivoluzione che vede il progressivo superamento dell’approccio classico che trovava nell’acquisto di un capo nuovo una scelta quasi obbligata. Basti pensare alla stima che prefigura addirittura il sorpasso in termini volumi d’affari del mercato dell’usato sulla fast fashion da qui a dieci anni. Crescono esponenzialmente i modelli di business dell’usato e quelli che prediligono le pratiche di rinnovo, riparazione e noleggio. Un cambiamento fondamentale nel comportamento di acquisto, soprattutto per la </span><b>Generazione Z</b><span style="font-weight: 400;">. L’acquirente di domani sarà quindi con tutta probabilità spinto a valutare una serie di elementi e variabili, come l’accessibilità economica e il grado di sostenibilità dell’abito e, che prima entravano nel raggio di pensiero soltanto di nicchie di consumatori. </span></p>
<p><b>La moda usata e vintage è diventata instagrammabile. </b><span style="font-weight: 400;">Tante sono le app che guidano la tendenza e fanno incontrare venditori e acquirenti sul nuovo mercato nato nel web. Ci si rinnova il guardaroba con poco e con l&#8217;idea di indossare un capo vissuto e con una storia, anche questo è affascinante, come pure viceversa l&#8217;idea di far trovare nuove case alle tue vecchie cose. Usato e vintage è trendy persino tra chi potrebbe permettersi altro, a dimostrazione che è diventata un&#8217;inclinazione dell&#8217;animo e uno stile di vita. Persino Angelina Joilie ha confessato a Vogue il suo amore per i pezzi antichi: &#8220;</span><i><span style="font-weight: 400;">Investo in pezzi di qualità e poi li indosso fino alla morte. Stivali, un cappotto preferito, una borsa preferita, non cambio le cose spesso. Godersi i tuoi pezzi vintage, se li hai, e riscoprire alcuni negozi vintage sembra parte della strada da percorrere per la sostenibiità</span></i><span style="font-weight: 400;">&#8220;, ha detto la super star hollywoodiana.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Elena Parmegiani</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3259" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1Moda-vintage.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/moda-vintage-e-usata-il-riciclo-e-di-tendenza/">Moda vintage e usata, il riciclo è di tendenza</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Moda-vintage.mp3" length="2785417" type="audio/mpeg" />

			</item>
		<item>
		<title>Economia circolare e pensioni: l’uovo di colombo! O no?</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/economia-circolare-e-pensioni-luovo-di-colombo-o-no/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=economia-circolare-e-pensioni-luovo-di-colombo-o-no</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[Alvise Brugnaro]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3215</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni, con un’accelerazione notevole dal 2018 in poi, si sono moltiplicate le opportunità di “emigrare” all’estero, in luoghi piacevoli, sicuri e situati a poche ore dalla “Madre Patria”, per i nostri pensionati. In particolare, le sirene del benessere, o quanto meno della “meritata dignità” sulla via del tramonto, hanno cominciato a bisbigliare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/economia-circolare-e-pensioni-luovo-di-colombo-o-no/">Economia circolare e pensioni: l’uovo di colombo! O no?</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi dieci anni, con un’accelerazione notevole dal 2018 in poi, si sono moltiplicate le opportunità di “emigrare” all’estero, in luoghi piacevoli, sicuri e situati a poche ore dalla “Madre Patria”, per i nostri pensionati. In particolare, le sirene del benessere, o quanto meno della “meritata dignità” sulla via del tramonto, hanno cominciato a bisbigliare alle orecchie di quelli che, con le pensioni italiane, in Italia fanno la fame, o poco meglio, tra mille difficoltà e zero concessioni al piacere e al tempo libero. Che si tratti delle Canarie o della Croazia, del Portogallo o dell’isola di Malta e finanche della lontana Thailandia, la questione resta la stessa: il potere di acquisto della pensione che si rafforza in terra straniera, così come la tassazione ridotta ne aumenta, al contempo, l’importo disponibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che, finora, ha limitato la portata di una vera e propria (potenziale) migrazione di massa è sicuramente il fattore “determinazione”, vale a dire quella forza d’animo e quella grinta che ognuno deve avere in sé per affrontare un cambiamento, qualunque esso sia, figuriamoci per lasciare luoghi e persone care, entrare in un nuovo habitat, con usi, culture, lingue e regole sociali diverse. Tanti, quindi, dopo aver accarezzato questo sogno, hanno ripreso terra con i piedi e, crucciati e frustrati, si sono rimessi a combattere con le difficoltà della vita conseguenti alle proprie ristrettezze finanziarie. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per fortuna, l’Unione Europea ha finalmente preso sul serio, all’interno delle sue politiche strategiche del Green Deal, la promozione ed il sostegno allo sviluppo di un modello economico di tipo “circolare”. Basta con la visione post-industriale della linearità dell’economia e delle abitudini dei suoi cittadini-consumatori: prendi le materie prime, produci, utilizza e, poi, getta. Stop alla società dei consumi (anzi, di più… sfrenatamente consumistica) capace solo di generare montagne di rifiuti, che poi tanto rifiuti non sono! Nuove parole magiche, che suonano dolci alle orecchie di chi sa cogliere le opportunità al volo, cominciano a riecheggiare nei discorsi delle persone tanto quanto dalle casse di risonanze mediatiche: condivisione, prestito, riutilizzo o riuso, riparazione, ricondizionamento, riciclo. Ma anche car sharing, bike sharing e mono pattini elettrici “pubblici” come se piovesse, fanno parte della logica dell’economia circolare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In barba ai furbacchioni dell’obsolescenza tecnologica programmata e di quelli che “</span><i><span style="font-weight: 400;">a signo’, me sa che fa prima a comprarne una nuova che a ripara’ questa</span></i><span style="font-weight: 400;">”, alle grandi campagne del settore automobilistico, per “passare al nuovo” per essere all’avanguardia e per rispettare di più l’ambiente con i motori elettrici o eco qualcosa “euro 6.5 e oltre” e alle case di moda che con le loro “nuove collezioni” ti costringono a rifarti il guardaroba almeno due volte all’anno, oggi si può cogliere la grande occasione offerta dall’economia circolare per risparmiare, fare e avere di più, consumare e inquinare di meno, il tutto senza passare per un accattone o un taccagno (o anche entrambi). Finalmente, quindi, una buona notizia per i pensionati italiani, che dopo una vita di fatica e di sacrifici e l’idea malsana di lavorare onestamente senza perseguire carriere e percorsi preferenziali che li avrebbero portato a pensioni d’oro con anche solo 4 anni di “duro lavoro”, devono fare i conti con 1.000 euro al mese (quando va bene) e tutte le spese da coprire, prima di potersi permettere qualcosa per se stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, qualche perplessità e qualche preoccupazione questi “anziani” potrebbero avercele, rivolgendo lo sguardo verso figli e nipoti che, chissà, da questa rivoluzione economica potrebbero ricavarci un pugno di mosche senza nemmeno la prospettiva, già fantascientifica, di ricevere un giorno anche solo una misera pensione. Figli e nipoti immersi in un sistema produttivo e commerciale ancora erede dell’economia lineare e che, nel mondo del riuso, del ricondizionamento e della riparazione, potrebbero fare fatica ad avere, ancora, una posizione e un posto di lavoro, quanto meno remunerativo e duraturo come quello attuale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse, il trucco è far entrare in questa logica “circolare” anche le persone, e non solo i beni economici. Anche perché, in fondo, anche la manodopera e il personale, in genere, sono fattori produttivi. Motivo per cui, basterà pensarli come qualcosa da riutilizzare, ricondizionare, riciclare e poi, ma solo per la parte veramente inutile e in eccesso, da scartare ed eliminare. Cari anziani, iniziate a pensare bene come “riciclarvi” in questa nuova ottica, e a mantenervi attivi, validi e funzionanti, affinché possiate essere riutilizzati più a lungo possibile. Sempre che non decidiate, più coraggiosamente ma più saggiamente, di spostarvi sulle spiagge della Giamaica.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Alvise Brugnaro</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3261" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-economia-circolare-pensioni.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/economia-circolare-e-pensioni-luovo-di-colombo-o-no/">Economia circolare e pensioni: l’uovo di colombo! O no?</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Visione o fantavisione? L’Europa all’alba del 2050</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/visione-o-fantavisione-leuropa-allalba-del-2050/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=visione-o-fantavisione-leuropa-allalba-del-2050</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3223</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ieri sera abbiamo fatto tardi, anzi sarebbe più giusto dire che stamattina abbiamo fatto presto, visto che siamo andati a letto alle 5.00. Poche ore di sonno prima del risveglio, dal momento che oggi c’è da preparare un Capodanno speciale come non mai. Non solo è il primo giorno di un altro “nuovo anno”, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/visione-o-fantavisione-leuropa-allalba-del-2050/">Visione o fantavisione? L’Europa all’alba del 2050</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Ieri sera abbiamo fatto tardi, anzi sarebbe più giusto dire che stamattina abbiamo fatto presto, visto che siamo andati a letto alle 5.00. Poche ore di sonno prima del risveglio, dal momento che oggi c’è da preparare un Capodanno speciale come non mai. Non solo è il primo giorno di un altro “nuovo anno”, ma stavolta dobbiamo festeggiare il primo giorno di una nuova era. Da oggi, l’umanità non sarà più un problema per il pianeta Terra, o almeno, il pianeta Terra, così come lo abbiamo maltrattato per decenni, non rappresenterà più una minaccia per l’esistenza della razza umana. Già negli ultimi vent’anni, la riduzione delle emissioni dei gas serra di quasi il 60% rispetto ai livelli del 1990, ci ha dato una misura del miglioramento delle nostre condizioni di vita e dell’habitat nel quale, grazie agli sforzi di tutti, potremo continuare a condurre un’esistenza piena e prolifica. Da oggi, però, siamo in pace con il mondo. Siamo finalmente in grado di non nuocere all’ambiente e, come prima conseguenza, non faremo del male a noi stessi e ai nostri fratelli umani, in qualunque parte del pianeta essi vivano. Da oggi, basta paure su cambiamenti climatici, sbalzi di temperatura, innalzamento di mari e oceani, imprevedibilità meteorologica e eventi naturali distruttivi. E se anche qualcosa continuerà ad accadere, almeno sapremo con certezza che non è dipeso da noi, dai nostri comportamenti irresponsabili, dal nostro egoismo sconfinato, dalla nostra ingordigia insaziabile. Da oggi, tutto andrà bene e addirittura, da domani, il governo mondiale e i grandi gruppi che gestiscono l’economia e la finanza del globo sproneranno loro stessi e l’intera umanità ad un nuovo e ancora più ambizioso obiettivo: passare dalla neutralità climatica alle emissioni negative. Il pianeta Terra avrà finalmente, e con gli interessi, la possibilità di tornare a “respirare”. E grazie al nostro “impatto negativo”, potrà ricominciare a donare a tutti i suoi abitanti, uomini, animali e vegetali, frutti più rigogliosi e habitat più accoglienti. Sono fiero di aver vissuto gli ultimi 30 anni della mia vita tra impegni sempre più stringenti e sacrifici che nemmeno avrei potuto immaginare nella mia giovinezza a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Anni belli e carichi di aspettative, progetti e obiettivi, ma purtroppo anche di tante menzogne, perché niente di quello che ci avevano insegnato a desiderare poteva realizzarsi senza rappresentare un processo entropico e distruttivo, che si auto alimentava. La vita, la bella vita, non era compatibile con la sopravvivenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Avevamo cominciato a capirlo già agli inizi del ventunesimo secolo che le cose non sarebbero potute andare come ce l’eravamo immaginate, con i problemi economici nazionali legati al debito pubblico sempre più alto e insostenibile, fortunatamente attenuati con il passaggio dalla “volubile” lira al più solido e concreto euro. Per non parlare poi dell’era delle pandemie, quando le prime forme di restrizioni, alle quali non eravamo abituati ancora, ci sembravano ingiuste e violente, frutto di capricci o di chissà quali disegni maligni. E invece, proprio grazie a quegli anni di allenamento forzato, abbiamo imparato. E abbiamo capito. Da un virus all’altro, da una crisi all’altra, passando da veri e propri attacchi al nostro futuro e alla nostra sopravvivenza (come dimenticare la Guerra Euro-Asiatica del 2022-2023 con la quale abbiamo sfiorato l’apocalisse nucleare), dopo qualche anno anche i governanti di tutto il mondo hanno capito che non c’era più posto per i personalismi e i nazionalismi, e che era giunto il tempo di vivere come un’unica grande comunità globale. Grazie ai progressi della tecnologia e alla digitalizzazione di ogni cosa, inclusa la “moneta” divenuta elettronica e assegnata a ciascuno in funzione del mero esistere in armonia e in giudizioso atteggiamento con il resto della popolazione, ci siamo potuti riunire sotto un’unica grande bandiera costituita da tanti colori quanti erano quelli appartenuti alle bandiere degli Stati “dismessi” nel 2034, alla vigilia della costituzione della Confederazione Mondiale, oggi al suo quinto mandato e che sarà guidata per quattro anni dalla rappresentanza della Lega dell’Est, nella logica dell’alternanza tra le forze politiche delle tre Grandi Aree del pianeta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Troppi ricordi e troppe emozioni per un vecchio di 88 anni suonati. E pensare che… Driiiiiiiiiin Driiiiiiiiin Driiiiiiin… Che succede? Cos’è? Ah, è la sveglia! Ma che ora sono? Anzi che giorno è oggi? Che palle, è lunedì. Aprile è appena iniziato e già non lo sopporto. Ci mancavano solo la neve e il freddo, con gli alberi da frutto già in fiore! Sarà l’ennesima occasione per farci triturare le scatole con il clima, l’ambiente e “la primavera più fredda degli ultimi 250.000 anni”. Ci credo che metà delle persone che conosco sono raffreddate e influenzate! Una volta, le influenze finivano a metà marzo. Ma adesso, da quando è arrivato il Covid, non c’è più una regola. O meglio, il Covid è la nuova regola. Meno male che almeno hanno tolto di mezzo quei tamponi molecolari che, amplificati com’erano, rilevavano pure l’ultimo virus parainfluenzale preso in pubertà e toccava isolarsi dal mondo per due settimane. Senza neanche stare male o avere sintomi! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che periodo assurdo! In Ucraina si sta svolgendo la più strana guerra di sempre. Qualcuno, anche in tv (ed è tutto dire), inizia a capire e a spiegare che questo conflitto sembra sempre di più una “guerra per procura”. Che è palese che chi ha interessi economici e geopolitici spudorati, con il culo al caldo ben lontano dalla guerra, sta sobillando gli animi e delegando a poveri innocenti (e raggirati) il compito di indebolire i propri avversari. E con questo clima da preludio di Terza Guerra Mondiale, noi abbiamo ancora Speranza &amp; Co. che ci parlano di mascherine e green pass! “Scusi devo entrare nel bunker antiatomico, posso? Certo, ma solo se ha il green pass rafforzato e due mascherine FFP2!”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cioè, domattina potrei svegliarmi in un’Europa messa “a ferro e fuoco” dai nostri “alleati” ingordi ed egoisti, o peggio in pieno “inverno nucleare”, e dovrei stare qua a preoccuparmi di differenziare i rifiuti, andare al lavoro a piedi o in monopattino e non potermi fermare neanche a prendere un caffè al bar senza l’ansia di dovermi far scansionare il QR code del green pass? Quasi quasi, me ne torno a letto e mi rimetto a dormire. Dove ero arrivato con il mio sogno? Ah sì, ero troppo vecchio, a 88 anni… Arrivarci a 88 anni!</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Cassandro Ripitt</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3265" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-visione-fantavisione.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/visione-o-fantavisione-leuropa-allalba-del-2050/">Visione o fantavisione? L’Europa all’alba del 2050</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Upcycling, l&#8217;arte didare vita a nuovi oggetti, diventa l&#8217;upgrade del riciclo</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/lupcycling-larte-didare-vita-a-nuovi-oggetti-diventa-lupgrade-del-riciclo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lupcycling-larte-didare-vita-a-nuovi-oggetti-diventa-lupgrade-del-riciclo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 16:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia Circolare]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=3211</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo e riciclo dei materiali e prodotti esistenti. L’obiettivo è quello di estendere il ciclo di vita dei prodotti, riducendo al minimo i rifiuti derivati. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/lupcycling-larte-didare-vita-a-nuovi-oggetti-diventa-lupgrade-del-riciclo/">L&#8217;Upcycling, l&#8217;arte didare vita a nuovi oggetti, diventa l&#8217;upgrade del riciclo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3211-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/L_upcycling.mp3?_=4" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/L_upcycling.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/L_upcycling.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo e riciclo dei materiali e prodotti esistenti. L’obiettivo è quello di estendere il ciclo di vita dei prodotti, riducendo al minimo i rifiuti derivati. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Teoria che è alla base dell’upcycling, termine coniato nel 1994 da un ingegnere meccanico tedesco, Reiner Pilz. «Il riciclo &#8211; dice &#8211; io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore, e non minore». Cosa ben diversa dal recycling, il riciclo, l’upcycling non ha come scopo ultimo quello di far tornare alla stessa funzione un oggetto o un capo di abbigliamento, ma bensì quello di riutilizzare gli oggetti per creare un prodotto di maggiore qualità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni la moda dell’upcycling, nata negli USA, è spopolata anche in Italia. Perché? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’agenzia Espresso Communication ha condotto uno studio su circa 1500 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community per capire qual è il rapporto degli italiani con la tendenza dell’upcycling. Dai risultati è emerso che tra le motivazioni principali c’è sicuramente una crescente attenzione alla sostenibilità (61%), ma anche la possibilità di personalizzare con maggiore originalità i doni (47%) e le ristrettezze economiche del periodo storico (34%).  Tra i più avvezzi all’arte dell’upcycling le donne tra i 30 e i 45 anni (57%), soprattutto nelle metropoli come Milano (56%) e Roma (54%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come si può fare upcycling e chi può farlo? Chi lo pratica deve sicuramente avere una spiccata immaginazione perché deve essere in grado di vedere un oggetto o un capo e immaginarne un uso differente, deve conoscere le tecniche del bricolage ed il fai da te, avere un’ottima manualità, conoscere l’uso delle materie prime ed essere abile nel cucito o nel disegno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, non è per tutti praticare upcycling, ma ci si può affidare a figure esperte in grado di trasformare e dare nuova vita a tessuti e oggetti come designers e stilisti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione, però, a non confondere l’upcycling con il vintage: l’uno scardina del tutto la funzione iniziale dell’oggetto o dell’abito, l’altro mantiene la stessa funzione ma ne accresce il valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Queste due forme d’arte (perché sì, non possono che essere chiamate diversamente) vanno sempre di pari passo con la sostenibilità, tema che rientra appieno nel sistema dell’economia circolare.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3270" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-Upcycling-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/lupcycling-larte-didare-vita-a-nuovi-oggetti-diventa-lupgrade-del-riciclo/">L&#8217;Upcycling, l&#8217;arte didare vita a nuovi oggetti, diventa l&#8217;upgrade del riciclo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		<enclosure url="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/L_upcycling.mp3" length="3041660" type="audio/mpeg" />

			</item>
	</channel>
</rss>
