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	<title>Credo quindi faccio ... e riesco Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>Sognare, per “Il sognatore”, è uno stile di vita naturale.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sognare è un atto di pura immaginazione, che attesta in tutti gli uomini un potere creativo, che se fosse disponibile in veglia, farebbe di ogni uomo un Dante o Shakespeare”, scrive Frederic Enry Hedge, che nel 1830 fu uno dei fondatori, insieme ad Emerson, del Trascendental Club, dove si diffuse il trascendentalismo, un movimento filosofico [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“Sognare è un atto di pura immaginazione, che attesta in tutti gli uomini un potere creativo, che se fosse disponibile in veglia, farebbe di ogni uomo un Dante o Shakespeare”, scrive Frederic Enry Hedge, che nel 1830 fu uno dei fondatori, insieme ad Emerson, del Trascendental Club, dove si diffuse il trascendentalismo, un movimento filosofico e letterario che confida nella fiducia in se stessi e nella corrispondenza tra anima individuale e anima universale, sfociando talvolta in posizioni mistiche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sogno onirico, viene visto, quindi, come un atto creativo senza limiti di sorta, arricchito dal potere di un’immaginazione senza vincoli e condizionamenti. Il sogno è libero di creare l’irrealizzabile, ma come tutti i sogni, non è tangibile, bensì illusorio, astratto. E se lo fosse, invece, qualcosa che si può realizzare? Penserete, si, ma in un film di Spielberg &#8211; che in una intervista ha detto che lui di mestiere sogna -, capace di realizzare mondi e personaggi che ai suoi esordi nessuno poteva immaginare, oppure in un romanzo di Stephen King (anche lui credeva molto nell’importanza dei sogni, non solo onirici, per dare sfogo alla creatività), noto per aver gettato nella spazzatura il suo romanzo divenuto poi il più famoso, Carrie, a cui nessun Editore dava credito, come per il Potter della Rowling, o ancora in un prodotto di arte surreale come le opere realizzate da Fellini. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fellini, il suo stile onirico mi ha sempre affascinato, proprio perché capace di trasformare la fantasia in vita reale. Le scene create dal maestro visionario sono come sogni che prendono vita, uscendo dal nostro inconscio dove, all’insaputa di tutti, anima individuale e anima universale si incontrano segretamente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se i personaggi di Fellini vivono il sogno, possono farlo anche altri, fuori dalla pellicola!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ tutto così reale nonostante l’immersione in un alone surreale. E’ questo ciò che colpisce. E’ questo ciò che crea stupore nei film di Fellini!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’arte prende vita grazie alla creatività, grazie alla capacita di immaginare cose che nessuno ha mai visto, e queste cose iniziano a germogliare in un mondo nuovo, rendendo possibile ciò che non lo è.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sognare, dunque, in tutti i modi possibili per creare, ma soprattutto credere nei propri sogni, sia quelli ad occhi chiusi che quelli ad occhi aperti. Questo è il primo passo di un “Distruptor”, etichetta oggi attribuita ai personaggi capaci di andare contro corrente, resistendo fisicamente e mentalmente pur di portare avanti le proprie idee. Ho usato volutamente la parola personaggi poiché questo tipo di persone, inevitabilmente, diventano personaggi famosi, figure importanti e fondamentali della nostra nazione come Enrico Mattei e Adriano Olivetti per esempio. Non sono artisti come le figure menzionate sopra, ma con loro hanno in comune la potenza dell’immaginazione, fondamentale per creare visioni innovative che vanno oltre il pensiero abituale. E’ una dote che accomuna anche gli scienziati che prima di trovare soluzioni e scoprire nuove teorie, le sognano o le intuiscono proprio grazie ai sogni, e alla capacità di immaginare fuori dagli schemi. Possedere doti come la perseveranza e la fermezza, è il secondo e fondamentale passo, che con un balzo simile al ponte di Einstein Rosen (portale spazio temporale che collega luoghi molto distanti nello spazio e nel tempo) conduce il sognatore verso la realizzazione della propria visione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Il sognatore” in questione, crede ai propri sogni, si nutre costantemente di essi, tanto da farli diventare essenziali come l’acqua, pertanto non è difficile, per lui, assumere una condotta tenace. Sognare, per “Il sognatore”, è uno stile di vita naturale, quello dettato dalla sopravvivenza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11116" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-768x512.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-1536x1025.png 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-696x464.png 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-1068x712.png 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/la-cult.png 1880w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Fashion and Colors</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Queen]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">La moda e il tessile come espressione comportano un elemento di volatilità, di transitorietà ed allo stesso tempo, possono costituire l&#8217;elemento &#8220;identitario&#8221; di una certa cultura. In primo luogo, gli atteggiamenti nei confronti della moda sono cambiati radicalmente nel ventunesimo secolo alla luce della globalizzazione, dell&#8217;innovazione tecnologica e della rivoluzione digitale, elementi che hanno permesso una crescita esponenziale delle informazioni che circolano con una velocità mai vista prima nella storia umana. L&#8217;abbigliamento è stato sempre più spesso avvicinato come un mezzo di espressione di sé, piuttosto che come un significante di status o professione di conseguenza, la questione dell&#8217;identità nella moda sta cambiando a velocità diverse in varie parti del mondo, a seconda di quanto la regione sia connessa con il mondo globale, o invece sia ancora ancorata alle sue tradizioni e al suo patrimonio locale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La differenziazione tra Oriente e Occidente, tra Occidente e Oriente, a cui si fa spesso riferimento, richiede alcune spiegazioni. Oggi, l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente sono caratterizzati da approcci diversi in molti settori diversi: religione, società e, naturalmente, anche la moda. Questa differenziazione non è statica, poiché si basa su idee che sono cambiate nel corso della storia e che hanno dato origine a diverse tradizioni di pensiero. Sebbene &#8220;Oriente&#8221; e &#8220;Occidente&#8221; siano spesso intesi come l&#8217;indicazione di due categorie astratte, come rappresentazioni simboliche di due concetti di vita e di pensiero diversi e spesso opposti, queste due poli geografici si sostengono e si riflettono l&#8217;uno nell&#8217;altro. Detto questo, è anche vero che in una prospettiva storica, attraverso i cambiamenti delle &#8220;mode&#8221;, diventa possibile cogliere le trasformazioni sociali che hanno caratterizzato la società occidentale. La costante volontà di innovare con soluzioni originali ed efficaci ha portato i designer occidentali a incorporare l&#8217;aspetto distintivo di altre culture, reinterpretato dalla creatività e dalla sensibilità del designer verso le altre culture. Questa non può essere considerata una novità, in quanto le influenze di culture lontane erano presenti nella moda europea fin dall&#8217;apertura del commercio della seta, risalente al IV secolo. Il tessile dunque ha cominciato a viaggiare tra i paesi prima ancora degli uomini, quasi al loro posto e fin dall&#8217;antichità. D&#8217;altra parte, al di là degli scambi e delle ibridazioni, che costituiscono l&#8217;essenza del prodotto tessile, esistono tradizioni specifiche che rispecchiano da vicino la cultura in cui sono nate e proprio per questo motivo il tessile è sempre stato un veicolo perfetto per stabilire, esprimere e mantenere l&#8217;identità culturale delle persone. Influenze, a volte reciproche, diffuse, che coinvolgono non solo il commercio di beni e materiali, ma anche di stili, forme e ideali di bellezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I colori parlano di moda di tessuto nell’ambito del neuromarketing, una recente disciplina volta all’individuazione di canali di comunicazione più diretti ai processi decisionali d’acquisto mediante l’utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze, si stanno sviluppando degli studi volti a stimolare i consumatori all’acquisto favorendo la scelta di una tinta da parte dell’azienda nel packaging dei loro prodotti o la sfumatura delle pareti dei loro negozi. Ad esempio il rosso è in grado di suscitare calore e attrarre, perciò viene spesso utilizzato nelle vetrine dei negozi, soprattutto quelli di grandi dimensioni; per controparte la sua capacità di provocare una sensazione di eccitazione, nelle pareti interne dei negozi si preferisce l’utilizzo di una tinta blu che favorisce il rilassamento e stimola i clienti a una scelta più rilassata. Ci sono studi in ambiti sinestetici nei quali vengono associati i colori alla musica per facilitare la persuasione del consumatore all’acquisto. Anche il colore del piatto in cui le pietanze vengono servite e l’illuminazione ambientale possono suscitare impressioni diverse in modo da far apparire le pietanze come più o meno invitanti o più o meno abbondanti. Diventa perciò importante prendere in considerazione le percezioni sensoriali e come il colore degli oggetti, per gli esseri umani, sia essenziale in termini di marketing e strategie pubblicitarie. Una ricerca sul colore, in collaborazione con l’Università di Winnipeg, ha dimostrato che i consumatori hanno solamente bisogno di un massimo di 90 secondi per dare un giudizio su un prodotto con riferimento al suo valore, affidabilità, ed altro, e che il colore conti dal 62 al 90% di questo risultato. Quindi diverse teorie e ricerche dimostrano che il colore è capace di influenzare notevolmente gli atteggiamenti e le percezioni di un marchio pubblicitario. Il colore è l’elemento visivo che meglio si assimila e richiama forme e parole, tant’è vero che le nostre percezioni visive si mettono in relazione con le nostre esperienze passate e quindi stimolano il ricordo. Pertanto ogni colore ha un significato nascosto ed esercita i suoi effetti a livello inconscio, fino a suscitare in chi li percepisce un’idea secondo la quale indossandoli e utilizzandoli si piace a sé e agli altri e per favorire l’espressione della propria personalità. Un esempio esemplificativo nell’ambito della moda è il rosso Valentino, ideato dall’omonimo stilista, che è una miscela tra il rosso cadmio, il porpora e il carminio, è proprio questa particolare sfumatura di rosso che gli ha dato una fama internazionale. Una leggenda narra che l’ispirazione che ha portato lo stilista a questa predilezione risalga a quando in giovane età sia stato abbagliato dal rosso mentre era al teatro dell’opera di Barcellona ed il ricordo di quei personaggi sul palcoscenico vestiti di color vermiglio gli fece capire i valori intrinsechi di quel colore tanto intenso che lo ha condotto poi ad elaborarne una variante che ora lo identifica. Il verde Carven fu inventato dalla omonima stilista nel 1945, la quale ideò il cosiddetto “verde feticcio” ovvero un verde brillante fuso con il bianco che rese il suo marchio inconfondibile sia per quanto concerne gli abiti che il packaging della sua merce. Esistono colori nell’ambito della moda che sono diventati un marchio come il blu di Tiffany, che è stato brevettato e che appare come un blu tendente al verde come un mix tra il turchese e l’acquamarina. Questa particolare nuance deriva dalla mescolanza tra il blu del fiore “Non ti scordare di me” e il particolare colore dell’uovo del pettirosso (nello specifico è stata usata una variante più pallida), simbolo di fortuna. Esistono altre situazioni che sono riuscite a cambiare degli usi folcloristici della società, come la Coca-Cola nei confronti di Babbo Natale. In origine infatti Santa Klaus era di colore verde, come i suoi aiutanti Elfi. Successivamente a cavallo tra 800 e 900 apparirono sporadici casi nei quali l’abbigliamento era rosso e bianco, come siamo abituati a conoscerlo oggi. A fissare questi ultimi colori del personaggio nell’immaginario collettivo furono le pubblicità natalizie del celebre marchio “CocaCola”, che usarono questa figura come testimonial a partire dal 1931. L’Azienda infatti all’epoca era già una potenza commerciale tale da riuscire ad annullare l’uso di tutti gli altri colori che erano usati per rappresentarlo. Babbo Natale fu d’allora sempre rappresentato vestito in bianco e rosso proprio come una lattina di Coca-Cola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La psicologia della moda studia il rapporto versatile e poliedrico che ognuno di noi ha con gli abiti e gli accessori, riconducendo questa varietà ad alcuni processi sociali e cognitivi che mettono in relazione gli individui con l’ambiente, mostrandone gli obiettivi, l’identità, le motivazioni, l’influenza sociale, la conoscenza e la comunicazione. Abiti e accessori dialogano di noi con gli altri, sono come una seconda pelle, un io-pelle (pelle mentale) che contiene tutte le nostre parti buone, un’interfaccia con gli altri e una barriera di difesa. Secondo la psicologia della moda gli abiti sono un manifesto che contiene le iscrizioni della nostra identità e parlano per noi. Flaccus (1906) ha dato un valido contributo alla psicologia dell’abbigliamento in merito all’estensione di sé affermando che “</span><i><span style="font-weight: 400;">Quando portiamo un corpo estraneo in contatto con la superficie del nostro corpo (questo fenomeno non è limitato solo al tatto) la consapevolezza della nostra esistenza personale si prolunga nell’estremità e nella superficie di questo corpo estraneo, e di conseguenza nascono delle sensazioni di estensione del proprio io o di acquisizione di un tipo o di una quantità di energia estranea o di un grado inconsueto di vigore, di resistenza fisica, di sicurezza</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Secondo questa formula, ripresa dal libro di John Carl Flugel (1974), l’abbigliamento ci permette di estendere il nostro io corporeo. Un chiaro esempio di questo principio è la gonna, essa aggiunge alla forma umana pregi che la natura non le ha dato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo la psicologia della moda attraverso la forma di un abito, i suoi colori, le dimensioni di un cappello, l’altezza di un tacco, il disegno di un tessuto o i suoi movimenti, possiamo trovare una chiave di lettura alla conoscenza di noi stessi e degli altri, utilizzando le leggi della percezione sensoriale. Tali leggi spiegano come i nostri organi di senso siano colpiti da molte sensazioni, ma tendono ad elaborarne alcune più evidenti, creando una figura e lasciando il resto sullo sfondo, oppure organizzando le informazioni rilevanti in una struttura che unifica i vari elementi. Così un particolare tipo di abbigliamento o un accessorio, possono trovarsi a fuoco ed essere oggetto della nostra attenzione o perché lo stimolo è nuovo e inaspettato, o all’inverso perché è abituale, ma soprattutto perché attiva interessi o motivazioni, pensieri o emozioni. Ad esempio, le gonne corte, i corpetti aderenti, i tacchi alti. Anche la percezione dei colori è importante secondo la psicologia della moda ci sono due diversi approcci verso i colori: la sensazione percettiva determinata dalla percezione cromatica, e l’emozione legata alla simpatia o all’antipatia che genera in noi un colore. La preferenza per un colore o il rifiuto di un altro potrebbe essere determinato dallo stato emotivo, Aristotele definiva l’uomo come un animale sociale, oggi invece lo definiremmo più da social. Non solo, ciò che lo contraddistingue è il preponderante uso della vista per orientarsi nella complessa realtà odierna, sebbene il flusso di informazioni su cui si basi sia limitato e instabile. Proprio per questo, la moda, in un&#8217;ottica, ovviamente, di incremento delle vendite, ha accolto i consigli del caro marketing e ha puntato su colori e loghi, in alcuni casi diventati vere e proprie trame. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il color cammello domina le passerelle e conquista un posto in pole position anche nel nostro guardaroba e dona un’allure raffinata e irresistibile ed è un colore classico e intramontabile. E’ un passe partout per qualsiasi abbinamento cromatico. Il trend primavera estate di quest’anno   riafferma il classico cappotto color cammello, trovando diverse interpretazioni sia in termini di materiali che sfumature. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il colore, però, che sembra essere l’arma vincente nel farsi riconoscere il primo possibile, una reazione necessaria da parte delle case di moda che devono pur combattere in qualche modo la possibile, e temuta, irrilevanza. Non c’è abbastanza tempo a disposizione per prendersi qualche istante davanti ad una vetrina, tantomeno per riconoscere un capo d’abbigliamento visto ad una sfilata o indosso ad una celebrità su uno dei tanti red  carpet che intasano regolarmente i mass media e infatti, </span><span style="font-weight: 400;">dall’eterna influenza delle passerelle fino ai nuovi trend di Tik  Tok, i gusti in fatto di </span><a href="https://www.today.it/benessere/bellezza/nuove-tendenze-moda.html"><span style="font-weight: 400;">moda</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">sono in continua e veloce mutazione, soprattutto nel Belpaese, dove il made in Italy sempre di più assorbe le influenze oltreoceano</span> <span style="font-weight: 400;">Ma non si può dire sempre  per certo che</span><span style="font-weight: 400;"> la caratteristica che più balza agli occhi è che le tinte proposte in alternativa, giallo e rosso in primis, sono accese, se non accesissime. Per dimostrare che nella moda non esistono “mezzi termini”, ai colori violenti vengono contrapposte delle gamme di cromie più “tenui” che traggono ispirazione dalla terra: ocra, bruno, sabbia… le modelle sembrano essersi rotolate con gioia in un mondo naturale, nella vita quante volte una persona può cambiare idea sul proprio colore preferito? Vestiti, accessori, colori, stili: le passerelle hanno decretato i </span><i><span style="font-weight: 400;">diktat</span></i><span style="font-weight: 400;"> dell’anno che verrà, preannunciando una stagione carica di nostalgia, riferimenti al passato e rivisitazioni dei grandi classici. Non mancheranno i colori &#8211; tanti e super brillanti &#8211; e neppure i luccichii, perfetti per dare un </span><i><span style="font-weight: 400;">boost</span></i><span style="font-weight: 400;"> al guardaroba e soprattutto all’umore in tempi così complicati.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11104" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-768x512.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-1536x1025.png 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-696x464.png 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-1068x712.png 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/the-queen.png 1880w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Stay foolish!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rilancio Steve Jobs per parlare di chi ha un’idea che sembra folle, ma che comunque non molla, di chi cade e si rialza più forte di prima. Il mondo ha raggiunto l’attuale livello di conoscenze scientifiche e tecnologiche principalmente grazie a chi non ha accettato pedissequamente il mainstream, ma ha messo in discussione concetti universalmente [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Rilancio Steve Jobs per parlare di chi ha un’idea che sembra folle, ma che comunque non molla, di chi cade e si rialza più forte di prima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo ha raggiunto l’attuale livello di conoscenze scientifiche e tecnologiche principalmente grazie a chi non ha accettato pedissequamente il mainstream, ma ha messo in discussione concetti universalmente accettati dalla comunità, ma che in realtà erano un collo di bottiglia per traguardi ambiziosi, oppure erano del tutto errati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Galileo Galilei mise in discussione il sistema tolemaico e fu accecato per questo affronto, ma ha dato l’avvio dello studio moderno dell’astronomia; Einstein disse che tutto era relativo, incluso il tempo, che rallenta all’avvicinarsi della velocità della luce, dando il via agli studi sulla relatività (sia ristretta che assoluta).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Arrivando ai nostri giorni e disquisendo del mio argomento preferito, l’automotive, due personaggi che hanno dimostrato come la tenacia possa portare a risultarti sorprendenti (pur in condizioni al contorno completamente diverse) sono Sergio Marchionne ed Elon Musk.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Partiamo dal primo: a metà del 2004, quando la Fiat versava in una condizione finanziaria disastrosa, Marchionne venne nominato amministratore delegato del gruppo. Il nostro, pur vantando un CV estremamente ricco di successi ed essendo già membro del CdA di Fiat da più di un anno, nei fatti non aveva nessuna esperienza operativa nel campo dell’automotive e ciò fece tremare i polsi agli analisti di borsa. La caparbietà dell’abruzzese invertì il trend dei risultati finanziari di una società data quasi per spacciata (i credit default swap dell’epoca erano a livelli estremamente preoccupanti), ha minimizzato i tagli del personale produttivo e ne ha fatto un gruppo intercontinentale (è sua l’acquisizione della Chrysler per 1 dollaro!) che, successivamente alla sua prematura dipartita terrena, si è potuto sedere in posizione di forza paritaria al tavolo delle trattative con PSA e dare vita alla Stellantis: gli azionisti ex Fiat sentitamente ringraziano per il concambio ricevuto e per i vari bonus di conguaglio…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Passiamo a quel gran visionario di Elon Musk: il sudafricano naturalizzato statunitense già a 31 anni vantava la vendita della sua prima grossa azienda di successo, cioè PayPal. La creazione e la vendita di questo importantissimo player dei pagamenti digitali gli frutta 1,5 miliardi di $ (come direbbero i poeti romaneschi: “…du’ spicci…”). Dopo un paio d’anni investe in Tesla, una società che produceva veicoli elettrici e pannelli solari: ci sono voluti 4 anni prima che iniziassero le vendite della prima vettura degna di questo nome, cioè la Roadster, della quale però ne sono stati venduti solo 2500 pezzi in 4 anni. Con questi risultati praticamente chiunque si sarebbe tirato indietro, leccandosi le ferite delle perdite finanziarie subite, invece Musk non demorde e nel 2012 lancia la prima vettura interamente progettata dalla Tesla (la Roadster era su base Lotus Elise) e tuttora in vendita, la Model S. Da quel dì ne è passata di acqua sotto i ponti e nel solo 2022 Musk ha venduto 1,3 milioni di vetture con un utile netto di oltre 12 miliardi di $. Nel frattempo si è anche comprato Twitter, sennò s’annoiava…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Due esempi di persone assolutamente non comuni, ma che dovrebbero essere la bussola per la nostra vita: tutti noi, nelle more della ragionevolezza e in linea con le nostre attitudini, dovremmo darci dei traguardi ambiziosi da raggiungere, senza temere l’insuccesso. E’ vero, non tutti abbiamo le stesse capacità e potenzialità dei due personaggi citati, ma non dobbiamo nemmeno subire passivamente lo scorrere del tempo della nostra vita terrena.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’università c’era un compagno di studi chiamato “l’ottimista” perché per lui qualunque esame era impossibile da superare: a me risulta che nell’anno della mia laurea sono stato in compagnia di altri 13.000 connazionali pazzi incoscienti che, in barba agli equilibri gravitazionali e alle sacre leggi promulgate dalla dea bendata, sono riusciti a superare tutti gli esami di ingegneria e a discutere la tesi. Fortunately I’ve been foolish!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, dobbiamo sempre farci accompagnare da un minimo di buonsenso, così che non ci si trasformi in tanti emuli di Icaro, ma astrarsi dalla lotta senza nemmeno provare a gareggiare ci trasformerebbe in tanti figli di mater ignota: siccome tutti vogliamo bene alla mamma, sarebbe meglio rimboccarsi le maniche e costruirci la propria strada, guidati dalle nostre sane aspirazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ho scritto in varie occasioni, preferisco una vita con dei rimorsi ad una vita piena di rimpianti, e voi?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
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		<title>Il potere delle idee: disruptor,  innovazione e nuovo umanesimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, si parla di disruptor come di un potenziale enorme per l’innovazione, ma è proprio vero che per avanzare, bisogna prima far sempre tabula rasa?  Rivoluzionario e dirompente è stato il messaggio di Gesù, che ha infiammato i primi cristiani a sfidare le convenzioni e le persecuzioni, mentre sorgeva una nuova civiltà, che non lasciava indietro gli [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, si parla di disruptor come di un potenziale enorme per l’innovazione, ma è proprio vero che per avanzare, bisogna prima far sempre tabula rasa? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rivoluzionario e dirompente è stato il messaggio di Gesù, che ha infiammato i primi cristiani a sfidare le convenzioni e le persecuzioni, mentre sorgeva una nuova civiltà, che non lasciava indietro gli ultimi, anticipando in contesti poveri addirittura quello che sarà il moderno welfare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo me, ancora oggi sono le intuizioni geniali a proiettarci in avanti, più che il progresso tecnologico: penso a chi, magari giudicato un visionario, lascia invece segni nella storia, pilotandola anni luce nel futuro, che però deve essere a misura d’uomo, per funzionare!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre che geniali, poi, occorre essere fortunati nell’ottenere riconoscimenti: non tutti conoscono l’inventore del filamento della lampadina 8 anni prima di Edison, il piemontese Alessandro Cruto, oppure il medico Vincenzo Tiberio, scopritore delle” muffe che guariscono” 35 anni prima di Alexander Fleming, e così altri Italiani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un esempio di progettazione innovativa, pensate un po&#8217;, viene dall&#8217;esperienza teatrale coniugata con la cura del sé, come il teatro empatico, che a Pescara è stato realizzato dall&#8217;Associazione Ad Hoc, creata da Manuela Tabossi Centineo, regista e autrice. Nel 2015, Manuela Tabossi Centineo ha portato la sua proposta formativa in carcere a Lanciano con il progetto Libera-mente, scommettendo sul cambiamento attraverso la consapevolezza, e la sfida, sicuramente non facile, è stata vinta, perché il progetto è stato introdotto in seguito anche nella casa circondariale a Pescara.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non tutti gli innovatori, però, realizzano un progresso senza effetti collaterali spiacevoli: pensiamo alla grande influenza di internet nella nostra vita, che ha portato tanti a perdere l’allenamento con la ricerca e la fatica dello studio, nella convinzione che in rete sono facilmente reperibili tutte le informazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il filosofo contemporaneo Peter Sloterdijk autore della trilogia Sfere, spiega nel terzo volume intitolato Schiume del 2004, che vivendo immersi nella globalizzazione virtuale, il concetto di spazio è trasformato: siamo come sfere e l’idea della schiuma rende l&#8217;implodere e l&#8217;esplodere di sfere che si intersecano, mentre ogni punto è virtualmente il centro. Nella società schiumosa, dominata da internet, non abbiamo più sicurezze!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto diventa fluido!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ingresso sul mercato di start up di successo, capaci di intercettare i bisogni in luce dei consumatori e sviluppare risposte adeguate, è sicuramente un elemento di accelerazione del progresso, ma dovrebbe realizzarsi con certe garanzie, assicurando, per esempio, formazione continua ai lavoratori, che altrimenti rischiano di essere “obsoleti” e tagliati fuori dal mondo produttivo! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì, le idee sono il vero potere umano, ma se l’umanità perde il suo volto in nome della competizione sfrenata, che mondo avremo?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Paola Giorgi</span></p>
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		<title>Vale la pena credere nelle proprie idee?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le idee sono importanti in quanto rappresentano la sintesi di una percezione della realtà che ci è intorno, con in più la sensazione personale che costituisce l’elemento della interpretazione personale rispetto al mondo in cui viviamo. Non credere in ciò che pensiamo e verso cui viviamo tensioni e sviluppiamo progetti, spalanca le porte verso un [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Le idee sono importanti in quanto rappresentano la sintesi di una percezione della realtà che ci è intorno, con in più la sensazione personale che costituisce l’elemento della interpretazione personale rispetto al mondo in cui viviamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non credere in ciò che pensiamo e verso cui viviamo tensioni e sviluppiamo progetti, spalanca le porte verso un atteggiamento rinunciatario e dunque verso la depressione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo la comunità in cui viviamo deve essere prodiga nell’aprire i varchi in favore delle idee che prendono corpo e che, beninteso, abbiano “le gambe per camminare”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, diversamente, abbiamo a che fare con centri occulti di potere che sostengono, spesso, “idee” mediocri e addirittura fuorvianti rispetto ad una visione della città del domani che scaturisce da una solida consapevolezza delle radici che affondano nel terreno di ieri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo è spiegato e rilevato da quello che chiamiamo “inconscio collettivo”: una sensazione magmatica che è in fermento continuo, simile ad una lava eruttata, capace alla fine di delineare un nuovo germoglio di cui si rende interprete un personaggio, un figlio di quella comunità che sente non rinviabile una sua volontà di incidere e di far avanzare la consapevolezza della realtà umana da cui proviene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi, non credere nelle proprie idee, che non sono in verità proprie ma espressione della sensibilità di una terra che ti ha eletto ad esserne alfiere, significa tradire un processo, non comprendere la sfida a cui si è chiamati: in questo senso la rassegnazione o lo svilimento che porta l’interprete di quello stato d’animo collettivo ad abdicare e dunque a rinunciare al proprio disegno, equivale ad una capitolazione della intera cultura sociale di un territorio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risponderei dunque che non solo “vale la pena”, ma costituisce un autentico impegno morale, quello di perseguire l’affermazione di un proprio disegno che, torno a ripetere, non appartiene a lui in modo solipsistico, ma si estende al “comune sentire” in ambito letterario, poetico, scientifico, naturalistico, gastronomico, grafico, pittorico, musicale, scultoreo e in tante altre forme ancora.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fondo il ruolo della istituzione è quello di facilitare l’emersione di quelle “punte di iceberg”, poche o tante che siano, che altro non sono che “nicchie elitarie” di un incessante e continuo “laboratorio esistenziale” che, in quanto esiste ed opera, dimostra il suo bisogno di continuare ad esistere ed a prosperare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli “ideatori”, dunque, sono gli “svelatori delle visioni” che un territorio ha già maturato nel tempo e che seguono un disegno imperscrutabile ai disattenti ed ai superficiali, ma evidentissimo a coloro che percepiscono il senso di uno stile coevo a quel determinato ambiente in cui ha germogliato, è sbocciato e si è dunque propagato.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
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		<title>Quel re dell’utopia in esilio: Adriano Olivetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“C&#8217;è una crisi di civiltà, c&#8217;è una crisi sociale, c&#8217;è una crisi politica. L&#8217;ingranaggio della società che è stato rotto nell&#8217;agosto 1914 non ha mai più funzionato, e indietro non si torna. Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore che anni terribili di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all&#8217;intelletto [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">C&#8217;è una </span></i><b><i>crisi</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> di civiltà, c&#8217;è una crisi sociale, c&#8217;è una crisi politica. L&#8217;</span></i><b><i>ingranaggio della società</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> che è stato rotto nell&#8217;agosto 1914 non ha mai più funzionato, e indietro non si torna. </span></i><b><i>Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> che </span></i><b><i>anni terribili</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all&#8217;intelletto e al cuore di tutti?”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sembra impossibile che questa frase sia stata scritta da quell’ingegnere visionario che nel 1932 – nel mezzo tra i due conflitti mondiali – lancio la sua prima macchina da scrivere. In quel secolo </span><b>Adriano Olivetti</b><span style="font-weight: 400;">, oggi ancora oggi attualissimo nel suo pensiero, nella sua utopia. Perché se omettessimo il riferimento temporale la crisi e l’afflato pedagogico, l’invito all’impegno, restano intatti, e ne fanno il padre della moderna </span><b><i>Corporate Social Responsibility</i></b><span style="font-weight: 400;">: la responsabilità sociale d’azienda. Già perché la fabbrica come la chiamava nei suoi scritti – intesa come </span><b>comunità</b><span style="font-weight: 400;"> – era fatta dagli uomini per migliorare la vita di tutti. Attraverso una concatenazione di </span><b>sogni</b><span style="font-weight: 400;"> singoli – che come amava dire l’imprenditore piemontese, rimangono tali se nessuno comincia a lavorarci – che ne innescano uno </span><b>collettivo</b><span style="font-weight: 400;">. In fondo quella era la sua idea del </span><i><span style="font-weight: 400;">Made in Italy</span></i><span style="font-weight: 400;"> – quella migliore che lo ha reso un </span><i><span style="font-weight: 400;">asset</span></i><span style="font-weight: 400;"> nel mondo – che partì da Ivrea nutrendosi della sua idea di </span><b>riforma sociale necessaria</b><span style="font-weight: 400;"> per superare la prima ferita, quella appunto della </span><i><span style="font-weight: 400;">Grande Guerra</span></i><span style="font-weight: 400;"> per progettare la prima Silicon Valley Italiana. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi è la fine del secondo conflitto mondiale a rendere l’</span><b>articolato sistema di interventi industriali e sociali</b><span style="font-weight: 400;"> concatenati che lui ha ideato – e idealizzato – un esempio fattivo di successo. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Lo incontrai a Roma per la strada, un giorno, durante l&#8217;occupazione tedesca. Era a piedi; </span></i><b><i>andava solo</i></b> <span style="font-weight: 400;">– scriveva di lui Natalia Ginzburg</span><i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; con il suo passo randagio; gli occhi perduti tra i suoi </span></i><b><i>sogni perenni</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, che li velavano di nebbie azzurre. Era vestito come tutti gli altri, ma sembrava, nella folla, un mendicante; e sembrava, nel tempo stesso, anche un re. Un re in esilio, sembrava</span></i><i><span style="font-weight: 400;">”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quel re passò dalle macchine da scrivere ai computer, senza contare una miriade di apparecchiature marchiate Olivetti, perfino quando l’azienda, passata di mano, era fallita. Il </span><b>brand</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>reputazione</b><span style="font-weight: 400;">, che oggi è il </span><i><span style="font-weight: 400;">must have</span></i><span style="font-weight: 400;"> da perseguire, il pensiero di Adriano Olivetti sono intatti al di là del tempo. Perché? Il fondamento della sua </span><b>utopia</b><span style="font-weight: 400;"> – partita con anni di vantaggio, nutrita dalla guerra e della crisi – si alimentava dell’idea che </span><b>il lavoro dovesse essere innanzitutto gioia</b><span style="font-weight: 400;">, in un tempo allora (perché oggi è diverso?!?) in cui “</span><i><span style="font-weight: 400;">è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esempio fulgido di lavorare per qualcosa che contribuisca alla propria crescita e allo stesso tempo a quella della </span><b>comunità di cui facciamo parte, in cui lasciamo il segno</b><span style="font-weight: 400;">. A cui in un certo senso ci decidiamo a restituire Finalmente. E se è un segno buono – magari da piccolo </span><i><span style="font-weight: 400;">disruptor</span></i><span style="font-weight: 400;">, senza scomodare il grande Olivetti – di quelli che decidono di camminare più in là di tutti per un sogno collettivo.  </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11115" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-768x512.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-1536x1025.png 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-696x464.png 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-1068x712.png 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/edito.png 1880w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/quel-re-dellutopia-in-esilio-adriano-olivetti/">Quel re dell’utopia in esilio: Adriano Olivetti</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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