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	<title>BioBacco Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Ricerca: non solo fumo, svelati i segreti genetici del tabacco Australiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Beniamino Manoja]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia ancora protagonista nel campo della ricerca scientifica grazie all’eccellenza nazionale dell’ENEA. E’ stato infatti pubblicato sull’autorevole rivista “Nature Plants” il genoma del tabacco australiano (Nicotiana benthamiana). Lo studio, iniziato nel 2018, è stato condotto da un consorzio internazionale coordinato dalla Queensland University of Technology e comprendente l’ENEA, sostenuto da un finanziamento europeo nell’ambito del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia ancora protagonista nel campo della ricerca scientifica grazie all’eccellenza nazionale dell’ENEA. E’ stato infatti pubblicato sull’autorevole rivista “Nature Plants” il genoma del tabacco australiano (</span><i><span style="font-weight: 400;">Nicotiana benthamiana</span></i><span style="font-weight: 400;">). Lo studio, iniziato nel 2018, è stato condotto da un consorzio internazionale coordinato dalla Queensland University of Technology e comprendente l’ENEA, sostenuto da un finanziamento europeo nell’ambito del programma Horizon 2020.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa piantina, dalla taglia molto più bassa del tabacco normale, è stata usata per secoli dagli aborigeni australiani come pianta medicinale e rituale, sotto il nome di pitjuri. Per la sua facilità di coltivazione e manipolazione genetica, è stata adottata da centinaia di laboratori in tutto il mondo come sistema modello di studio e successivamente dall’industria biotecnologica come “biofabbrica” per la produzione di medicinali. Nel database Google vi sono oltre 75.000 lavori scientifici e 15.000 brevetti che citano questa specie. Uno dei primi sieri anti-Ebola e il primo vaccino contro il COVID di origine vegetale sono stati prodotti in N. benthamiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro ha chiarito la sequenza del genoma completo del ceppo di laboratorio di N. benthamiana, derivato da una singola pianta raccolta nei primi anni del secolo scorso nel deserto dell’Australia centrale, e di un secondo ceppo, adattato invece alle condizioni subtropicali del Queensland, nell’Australia settentrionale. La comparazione dei due ceppi ha rivelato alcune differenze a livello della composizione genetica e differenze più marcate nella composizione chimica (ad esempio, nel contenuto di nicotina e nornicotina, un suo derivato più tossico). Tali informazioni risulteranno utili non solo per la ricostruzione della biodiversità di questa specie, ma anche per il suo uso nella ricerca di base e per applicazioni biotecnologiche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il gruppo ENEA comprende ricercatori della Divisione Biotecnologie ed Agroindustria del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, nella quale si studiano anche applicazioni del tabacco australiano per la produzione di vaccini umani e veterinari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo importante risultato è il sesto conseguito dall’ENEA nel campo della genomica vegetale, dopo il sequenziamento dei genomi della patata, del pomodoro, della melanzana (appartenenti, come il tabacco australiano, alla famiglia delle Solanacee) e quelli del caffè robusta e della Gardenia (appartenenti alle Rubiacee, una grande famiglia di arbusti tropicali, fonte di moltissime molecole ad azione bioattiva o terapeutica). Questi lavori, due dei quali pubblicati come storie di copertina su “Nature” ed uno su “Science”, testimoniano l’impegno continuo dell’ENEA in questo settore rilevante sia per le applicazioni di tipo biomedico sia per la conservazione della biodiversità vegetale e il miglioramento genetico che sono alla base della nostra alimentazione e bioeconomia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi avesse il piacere di approfondire l’argomento può collegarsi al link dell’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Link all’articolo: </span><a href="https://www.nature.com/articles/s41477-023-01489-8"><span style="font-weight: 400;">https://www.nature.com/articles/s41477-023-01489-8</span></a></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Beniamino Manoja</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it </span></i></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11357" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Operazione ENHANCED VIGILANCE ACTIVITY: “F.O.C”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alpini, artiglieri, cavalieri e genieri della Brigata Alpina JULIA strada per la “Full Operational Capability”. Camp Croft – Veszprem – Ungheria, Prosegue a pieno regime l’addestramento del Contingente Italiano, su base Brigata Alpina “Julia”, schierato in Ungheria nell’ambito dell’Operazione “eVA” (enhanced Vigilance Activity) insieme ad i contingenti nazionali di Croazia, Stati Uniti e Ungheria per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Alpini, artiglieri, cavalieri e genieri della Brigata Alpina JULIA strada per la “</span><i><span style="font-weight: 400;">Full Operational Capability</span></i><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Camp Croft – Veszprem – Ungheria, Prosegue a pieno regime l’addestramento del Contingente Italiano, su base Brigata Alpina “Julia”, schierato in Ungheria nell’ambito dell’Operazione “eVA” (enhanced Vigilance Activity) insieme ad i contingenti nazionali di Croazia, Stati Uniti e Ungheria per svolgere la delicata funzione di deterrenza e difesa degli spazi Euro Atlantici contro eventuali minacce. Si conclude con ottimi riscontri un binomio di esercitazioni, dedicate allo sviluppo e alla condotta di attività di specialità per ogni componente del Contingente italiano, in vista dei prossimi impegni che porteranno il Battle Group ad ottenere la validazione FOC (Full Operational Capabilities) da parte della NATO.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prima esercitazione denominata “Blizzard Detonation”, ha visto il i guastatori del 2°reggimento genio di Trento svolgere attività di Route Clearence (RC) volta all’individuazione e alla neutralizzazione di ordigni IED (Improvised Explosive Device) lungo i principali itinerari dell’area addestrativa e all’effettuazione di attività di forzamento di ostacoli passivi, mediante l’impiego di esplosivi e specifiche cariche di taglio utilizzate per abbattere costruzioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Più complessa ed articolata è stata la seconda esercitazione chiamata “Ardent Ground” che ha impegnato su vari fronti la componente di erogazione del fuoco indiretto alle lunghe distanze, basata su obici FH70 e mortai Thomson da 120 mm. Gli artiglieri del 3°reggimento artiglieria ed i mortaisti del plotone supporto alla manovra dell’8°reggimento alpini hanno alternato a più riprese un’intensa azione di fuoco sulle posizioni avversarie a ripetuti cambi schieramento al fine di essere aderenti alla manovra amica e sottrarsi al contempo al fuoco di controbatteria (particolare tattica militare finalizzata all’individuazione e neutralizzazione delle sorgenti di fuoco a lunga distanza).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le precise azioni di fuoco venivano coordinate dal FSE (Fire Support Element) e dai nuclei SAOV (Sorveglianza Acquisizione Obiettivi Visuale) del 3° artiglieria e dell’8°alpini specifici assetti con la funzione di coordinare il fuoco delle artiglierie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un’ottica di Combined Arms l’atto tattico ha poi visto le blindo Centauro del reggimento Piemonte cavalleria (2°), effettuare un’attività di Screen sulla fronte del dispositivo per poi ripiegare ingaggiando con azioni di fuoco diretto le posizioni avversarie e trafilare attraverso le unità di fanteria dell’8°reggimento alpini su BV206 e VTLM che in un primo momento effettuavano un’azione di frenaggio per poi contrattaccare neutralizzando e bonificando le posizioni avversarie. Azione di frenaggio che rientra tra le operazioni difensive volte a ridurre il combat power avversario attraverso successive azioni di disturbo alternate a difesa di posizioni che si sviluppano in profondità nel dispositivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’addestramento e la cooperazione di tutti gli assetti preposti a garantire il supporto di fuoco e le unità di manovra rappresenta un tassello determinante nella progressione addestrativa che ha come fine la piena interoperabilità tra tutte le componenti dei Paesi NATO presenti in Area di Operazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte le attività fin qui svolte dal Contingente Italiano hanno avuto come fine ultimo l’integrazione e la standardizzazione delle procedure per il conseguimento della Full Operational Capability (FOC).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tale condizione di piena prontezza per operare in contesti sia interforze che multinazionali è stata raggiunta con l’esercitazione “Brave Warrior 2023”, esercitazione che tra maggio e giugno a visto operare in due fasi tutto il Battle Group nell’area del Bakonykuti Training Center.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I Contingenti di Ungheria, Italia, Stati Uniti, Croazia, che complessivamente hanno schierato oltre 300 veicoli da combattimento e più di 1.200 tra uomini e donne, tra cui 260 provenienti dalle Truppe Alpine dell’Esercito Italiano, hanno condotto in maniera sinergica due settimane di intense attività addestrative finalizzate alla condotta di attività difensive (frenaggio-delay).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prima fase si è concretizzata con un’esercitazione continuativa di 72 ore, strutturata in modo da permettere alle unità partecipanti di addestrarsi in maniera realistica e integrata, ha visto impiegate come blue forces (forze amiche) tutte le componenti della 6^ Compagnia “La Bella”: dai fucilieri alle squadre controcarro, che hanno condotto tiro in modalità Follow and Observe con missili Spike a lungo raggio, dai guastatori alla componente di cavalleria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, la perfetta integrazione con le unità di artiglieria e mortai, che hanno effettuato tiro indiretto con continui cambi di schieramento, ha permesso alle altre unità del Contingente di effettuare un movimento retrogrado con occupazione successiva di Battle Position da cui ingaggiare con il fuoco l’avversario all’interno di EA (Engagement Area- Aree d’ingaggio) e, più in generale, il degradamento del CP (Combat power- potere di combattimento) avversario necessario per porre  le basi per un successivo contrattacco da parte delle altre unità del Battle Group.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A premessa dell’inizio delle attività operative e in occasione della ricorrenza della festa dell&#8217;Arma di Fanteria, che coincide anche con la festa di corpo dell&#8217;8°reggimento Alpini, principale Force Provider della componente italiana del Battle Group, il Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Corpo d&#8217;Armata Ignazio GAMBA, ha voluto far visita al Contingente italiano per far sentire la vicinanza delle istituzioni italiane, dell’Esercito e delle Truppe Alpine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Generale, nel saluto che ha rivolto ai militari schierati in Ungheria da diversi mesi, ha così commentato il loro impegno:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8220;La nostra presenza e il nostro fattivo operato congiunto con i paesi dell&#8217;Europa orientale e con le nazioni Alleate NATO ed Europee, è una chiara dimostrazione, attraverso le numerose esercitazioni congiunte, dell&#8217;imponente capacità dello strumento militare, unita alla ferma volontà e determinazione nazionale ed internazionale di assicurare la pace scoraggiando il dilagare di situazioni di crisi. Il vostro quotidiano lavoro è un preziosissimo e indispensabile contributo alla pace internazionale&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre la prima fase della “Brave Warrior” verteva sullo sviluppo di attività tattiche difensive di frenaggio e bloccaggio di un’azione offensiva nemica, la seconda parte dell&#8217;esercitazione “Brave Warrior”, che ha visto le fasi più importanti svolgersi in ambito notturno, aveva l&#8217;obiettivo di bloccare le unità nemiche, attraverso l’attivazione e il controllo delle “Battle Position” individuate lungo una linea di coordinamento, con lo scopo di  creare le condizioni favorevoli per il successivo contrattacco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;intero Battle Group posizionato su una linea di fuoco di oltre 3 km, ha visto schierate diverse unità di cavalleria americana, unità di fanteria meccanizzata, esploranti ed artiglierie ungheresi, il dispiegamento della Militar Police croata e la totalità del contingente italiano su VTLM “Lince” e BV 206S7, team controcarri e tiratori scelti dell’8° reggimento alpini, un plotone esplorante su blindo “Centauro” del Piemonte Cavalleria (2°), una sezione di  FH70 del 3° reggimento Artiglieria e mortai pesanti da 120 mm dell’8° alpini e un assetto genio su VTMM “Orso” del 2° reggimento genio Guastatori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;attenta pianificazione tra tutte le unità sul terreno, gli addestramenti fin qui svolti orientati all&#8217;integrazione multiarma e alla cooperazione tra i diversi contingenti, uniti ad un&#8217;elevata professionalità, hanno garantito lo sviluppo fluido e perfettamente integrato di una azione di fuoco ad alta intensità, che ha visto alternarsi ogni specialità garantendo un efficace difesa delle postazioni e al contempo la massima sicurezza negli spostamenti sul terreno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rilevante in tutte le fasi di condotta, il contributo fornito in ogni circostanza dalla componente logistica di 1^ linea, attraverso il rifornimento di munizioni e carburante, con lo scopo di garantire l&#8217;efficienza operativa dell&#8217;intero dispositivo per tutta la durata dell’esercitazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La conclusione della “Brave Warrior” rappresenta di fatto il raggiungimento della Full Operational Capability (FOC) per il Battle Group NATO, tale traguardo non coincide con il termine delle attività per il nostro contingente che proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori addestramenti mirati allo sviluppo di attività tattiche offensive.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le Truppe Alpine dell&#8217;Esercito Italiano schierate in Ungheria, con la loro presenza, continueranno a garantire la sicurezza sul fianco est europeo dell&#8217;Alleanza Atlantica nel rispetto del principio di deterrenza e difesa.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11428" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/5-operazione-eva-FOC-ci.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11450" 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		<title>VUOI RAGGIUNGERE UN OBIETTIVO? Qui trovi la soluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Angelozzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In oltre 20 anni di carriera come business coach e formatore, ho incontrato aziende, professionisti e manager di ogni settore e di qualsiasi levatura tecnica ed economica. Quasi tutti, però, avevano una sorta di spada di Damocle in comune: raggiungere degli obiettivi.  Oddio che ansia!!! Si può dire che il tema degli obiettivi sia molto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">In oltre 20 anni di carriera come business coach e formatore, ho incontrato aziende, professionisti e manager di ogni settore e di qualsiasi levatura tecnica ed economica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quasi tutti, però, avevano una sorta di spada di Damocle in comune: raggiungere degli obiettivi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oddio che ansia!!!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si può dire che il tema degli obiettivi sia molto caldo per aziende e professionisti e non solo, ma difficilmente le persone hanno un’idea precisa di come definirli e, soprattutto, di come raggiungerli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inutile dire che le librerie, i corsi, il web, traboccano di modelli copia e incolla, di tecniche di ogni tipo, dal metodo SMART alle mappe mentali, passando per software di project management più complessi, ma nella maggior parte dei casi dimenticano quella che io considero la chiave di volta: la “vera motivazione”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Definire un obiettivo, pianificare puntualmente delle azioni e metterle in atto non basta ed è così vero che fior di start up con tanto di progetto e business plan spariscono entro i primi tre anni, senza considerare quelli che allo start nemmeno ci arrivano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come? Avevano fatto l’obiettivo SMART, avevano usato il GANTT, avevano creato la OBEYA ROOM, ma il progetto è fallito?!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La verità è che le aziende sono fatte di persone e le dinamiche sono tante e molto complesse, per cui un obiettivo perseguito da un singolo o da un gruppo, pone mille scenari che i software e le tecniche non possono risolvere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco perché diversi anni fa ho coniato un neologismo sostituendo la parola obiettivi con obiettiVivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensate a cosa succede in formula1 o in MotoGP: a parità di moto e di squadra, un pilota vince e l&#8217;altro arriva quindicesimo o cade. Cosa cambia? La moto? No, è il pilota che fa la differenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto dipende da come pensa, da ciò che sente e da come si relaziona con gli stimoli esterni che possono arrivare dalla squadra, dalla famiglia, dai media o dai tifosi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda non è cosa vuoi fare o come pensi di farlo, ma perché vuoi farlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mentre per rispondere alle prime due basta conoscere tecniche, fare analisi e progetti, per rispondere alla terza ci vuole molto più impegno e non si può essere mai del tutto sicuri di aver dato la risposta giusta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Difficile non significa impossibile, per cui voglio lasciarti un parametro di valutazione che ti permetta di capire, non se la risposta è certamente giusta, ma almeno se si sulla strada giusta: se un obiettivo è davvero importante, deve farti battere il cuore come quando ti innamori di una persona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esatto, niente schemi, niente piani, devi sentire che ciò che stai per iniziare è così importante da superare qualunque difficoltà, ostacolo, fallimento, senza demordere mai, perché è così importante che il resto viene dopo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molte delle persone che stanno leggendo questo articolo avranno fatto pazzie per amore, come farsi 300 chilometri per stare mezz’ora con la persona amata e poi altri 300 per tornare indietro, senza sentire fatica ma solo eccitazione ed entusiasmo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Provate a chiedere di fare la stessa cosa a uno che non è innamorato, sapete dove mi manda? Sì, certo che lo sapete.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco perché non li chiamo obiettivi ma obiettiVivi, perché devono avere una tale forza vitale, devono essere così importanti da essere vivi dentro ogni persona che ci sta lavorando.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se sei un professionista o il capo di un’azienda, ricorda che se l’obiettivo è solo materiale o economico, ci vorrà tanta fatica per ottenere molto poco, ma se è un obiettiVivo, nessuna sfida sarà abbastanza difficile da non poter essere vinta con entusiasmo.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito.” [cit.]</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ezio Angelozzi</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">      Formatore e business coach</span></p>
<p style="text-align: right;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11359" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-vuoi-raggiungere-obiettivo-fb.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dall’Italia nuova metodologia per calcolare l’impatto dell’industria sulle risorse idriche locali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Scipio Sighele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ENEA ancora protagonista come eccellenza nella ricerca ambientale L’ENEA ha dunque sviluppato una nuova metodologia di analisi per valutare l’impatto delle industrie sulle risorse idriche locali, come fiumi e laghi, nell’ambito del progetto RECIProCO finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I test sono stati condotti in Italia su due cartiere e un’industria tessile e i risultati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>L’ENEA ancora protagonista come eccellenza nella ricerca ambientale</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ENEA ha dunque sviluppato una nuova metodologia di analisi per valutare l’</span><b>impatto delle industrie sulle risorse idriche locali</b><span style="font-weight: 400;">, come fiumi e laghi, nell’ambito del progetto RECIProCO finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I </span><b>test</b><span style="font-weight: 400;"> sono stati condotti in Italia </span><b>su due cartiere</b><span style="font-weight: 400;"> e un’</span><b>industria tessile</b><span style="font-weight: 400;"> e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale </span><i><span style="font-weight: 400;">Journal of Environmental Management</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La metodologia elaborata dal team di ricerca ENEA prevede il calcolo di tre indicatori in grado di restituire una ‘fotografia’ dell’impatto degli usi idrici industriali sui bacini e sottobacini: il primo è l’</span><b>Indice di stress idrico di consumo e prelievo</b><span style="font-weight: 400;"> (Water Consumption Stress Index &#8211; WCSI) e fornisce una descrizione dello stato delle risorse idriche locali, tenendo conto del bilancio annuale medio a livello di sottobacino dell’acqua prelevata e consumata, della variabilità stagionale, dei periodi critici e delle tendenze storiche; il secondo è l’</span><b>Indice di impatto totale dell’insediamento industriale</b><span style="font-weight: 400;"> (Overall Factory Basin Index &#8211; OFBI) sul bacino idrografico locale e caratterizza il ciclo idrico dell’azienda integrando informazioni sui prelievi, i consumi, le restituzioni e le perdite d’acqua; il terzo è l’</span><b>Indice di riuso idrico aziendale</b><span style="font-weight: 400;"> (Internal Water Reuse &#8211; IWR) e valuta l’efficienza dell’uso dell’acqua da parte dell’industria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le due cartiere dove è stata testata la nuova metodologia si trovano nei sottobacini del Brenta-Baccaglione (Veneto) e dell’Arno (Toscana), mentre l’impresa tessile è ubicata nei pressi del fiume Ticino (Lombardia). “In generale questi due settori produttivi si caratterizzano per un elevato consumo di acqua ma esiste chiaramente una differenza nell’equilibrio delle risorse idriche tra i sottobacini considerati: l’Arno è quello che presenta le maggiori criticità per lo sfruttamento idrico, la quantità d’acqua disponibile e la variabilità stagionale”, spiega </span><b>Luigi Petta</b><span style="font-weight: 400;">, responsabile del Laboratorio ENEA di Tecnologie per l’uso e gestione efficiente di acqua e reflui e coautore dello studio insieme ai ricercatori </span><b>Gianpaolo Sabia</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Davide Mattioli</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Michela Langone</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello specifico, l’analisi dei tre sottobacini ha evidenziato una significativa differenza tra il Nord Italia caratterizzato da uno stress idrico contenuto e il Centro Italia che presenta invece situazioni di sofferenza idrica medio-alta, anche se la situazione più critica si registra in Sicilia e in gran parte della Puglia e della Basilicata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda l’impatto totale dell&#8217;insediamento industriale, l’indice OFBI varia da un minimo dell’azienda tessile lombarda sul bilancio idrico del Ticino (0,002%) a un massimo della cartiera toscana sull’Arno (0,192%), che però risulta la più virtuosa in termini di riuso idrico (98%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Sulla base di questi casi di studio, la metodologia che proponiamo è quindi in grado di valutare l’impatto effettivo di uno specifico insediamento produttivo su fiumi, laghi e falde acquifere e di fornire così alle amministrazioni locali, ai consumatori e alle stesse imprese informazioni utili per conoscere e valutare l’impatto sullo stress idrico locale”, sottolinea Petta. &#8220;L’incremento della popolazione e il cambiamento climatico sono tra le cause principali di un’insostenibile pressione sulle riserve idriche a livello globale: la domanda annuale di acqua è di circa 4.600 miliardi di m</span><span style="font-weight: 400;">3 </span><span style="font-weight: 400;">ma entro il 2050 potrebbe arrivare a sfiorare i 6.000 miliardi di m</span><span style="font-weight: 400;">3 </span><span style="font-weight: 400;">l’anno. Risulta quindi essenziale identificare metodologie affidabili per valutare l’impatto delle attività, in particolare quelle industriali, sulle risorse idriche locali anche per supportare l’adozione di nuovi modelli produttivi e di consumo che minimizzino l’uso dell’acqua”, conclude l&#8217;esperto di ENEA.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia ogni anno l’</span><b>industria </b><span style="font-weight: 400;">consuma circa</span><b> 5,5 miliardi di m</b><b>3</b><span style="font-weight: 400;"> di acqua (il 21% dei consumi totali), anche se l’</span><b>agricoltura</b><span style="font-weight: 400;"> resta il settore a più alta intensità idrica con </span><b>14,5 miliardi di m</b><b>3</b><b> </b><span style="font-weight: 400;">di acqua utilizzata (</span><b>oltre il 50%</b><span style="font-weight: 400;">). Si tratta di un trend che rispecchia in parte l’andamento europeo, dove i consumi di acqua (214 miliardi di m</span><span style="font-weight: 400;">3 </span><span style="font-weight: 400;">l’anno) sono riconducibili alle attività agricole (58%), al raffreddamento (18%), all’industria (11%), agli usi civili (10%) e ai servizi (3%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La metodologia elaborata dalla ENEA costituisce un elemento fondamentale per uno sviluppo armonico tra economia e utilizzo consapevole delle nostre risorse idriche.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Scipio Sighele</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: Enea.it</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11366" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Biologico sì, ma in armonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La versione dell'editore]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero Ledda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Quando si parla di “bio”, nel mondo dell’agro-alimentare, sempre di più non si può prescindere da fare opportune e necessarie specifiche prima di avventurarsi in qualunque discorso sull’argomento. Dalla comparsa dei primi approcci all’agricoltura biologica (e parliamo di quasi 70 anni fa!) ad oggi, infatti, “bio” è stato abbreviazione e/o sinonimo di molte, troppe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di “bio”, nel mondo dell’agro-alimentare, sempre di più non si può prescindere da fare opportune e necessarie specifiche prima di avventurarsi in qualunque discorso sull’argomento. Dalla comparsa dei primi approcci all’agricoltura biologica (e parliamo di quasi 70 anni fa!) ad oggi, infatti, “bio” è stato abbreviazione e/o sinonimo di molte, troppe cose, degenerando talvolta in mera etichetta da usare e abusare a piacimento, per aumentare la percezione del valore reale dei propri prodotti e, di conseguenza, aumentarne l’appetibilità commerciale e il fatturato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certamente, le normative europee e nazionali sul “biologico” hanno fornito dettagliate modalità, procedure, regole e percorsi per provare a garantire, in primis i consumatori, sull’affidabilità dei fornitori di prodotti biologici, prodotti per i quali è indubbio il crescente interesse (anche economico), il valore assoluto rispetto al binomio “salute e ambiente” e l’allineamento con il concetto di sostenibilità nel senso più ampio del termine. Ciò non di meno, ci sono molte (e spinose) questioni aperte sul mondo del “bio”, che coinvolgono piani diversi e, apparentemente, distanti. Non solo in relazione agli aspetti “tecnici” e neanche esclusivamente rispetto ai problemi legati alle certificazioni e alla capacità di controllare, in concreto, le filiere produttive definite “biologiche”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi la nuova sfida per il “bio” è, a mio modesto parere, l’armonia. Ci sono state troppe “note stonate” nella storia di questo comparto della produzione agricola e dell’industria alimentare, del commercio e della distribuzione dei prodotti biologici. E se prima hanno pesato speculazioni, scandali, o anche soltanto norme “lasche”, verifiche inconsistenti e poco affidabili e atteggiamenti commerciali poco coerenti con l’etica del biologico, oggi come oggi i limiti per una definitiva ed incontestabile affermazione del “bio” nei consumi delle famiglie italiane riguardano due aspetti principali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una prima tematica da considerare è di tipo socio-economico. Se “bio” è buono, è bene, è salute, allora “bio” non può essere per pochi. Vuoi per i costi di produzione, vuoi per la legge della domanda e dell’offerta, i prezzi al consumo sono spesso notevolmente più alti degli “altri prodotti” e, pur nella consapevolezza che “mangiare meno e meglio” potrebbe essere la chiave della longevità e della salute, la progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e l’aumento della forbice tra ricchi e poveri non creano sicuramente il terreno più fertile nel quale far crescere l’attenzione, e quindi il mercato, del “bio”. Come si può armonizzare una progressiva conversione di una sempre maggiore fetta della produzione agricola ai disciplinari biologici, se in questa fase (che ormai è già più che decennale) nessuno riesce a fare un passo verso un pubblico che, più che disattento alla tematica, è in difficoltà materiale nel prenderla concretamente in considerazione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’altra questione è di tipo culturale e si traduce in una sorta di incongruenza tra il senso dell’agricoltura e della produzione “bio” con il più ampio tema del rispetto dell’ambiente e del “creato”. Una scarsa vocazione, ancora in una fetta troppo ampia della popolazione, per il rispetto del mondo che ci circonda, dei suoi spazi, dei suoi tempi, dei suoi cicli. Troppe note stonate negli atteggiamenti individuali e di mercato, con una diffusa incoerenza tra stili di vita poco sostenibili e ricerca di benessere, anche attraverso il cibo sano e naturale. Come si può, infatti, abbracciare pienamente la filosofia “bio”, e quindi favorirne lo sviluppo e la diffusione, quando ci si reca al supermercato specializzato in prodotti biologici a soli 500 metri da casa, in automobile, mentre ci facciamo dettare la lista della spesa tramite cellulare dal partner che sta in una casa rinfrescata da un climatizzatore con motore esterno?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Serve armonia. Dentro ciascuno di noi, prima di tutto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giampiero Ledda</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11368" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1_v_edit.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il team TACP ed il JTAC.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tactical Air Control Party, comunemente abbreviato TACP , è un team di personale militare che fornisce il coordinamento tra forze di terra ed aeree quando queste ultime forniscono una CAS (Close Air Support -Supporto Aereo Ravvicinato) . La missione principale di un team TACP è consigliare i rispettivi comandanti di terra sulle capacità e sui [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Tactical Air Control Party, comunemente abbreviato TACP , è un team di personale militare che fornisce il coordinamento tra forze di terra ed aeree quando queste ultime forniscono una CAS (Close Air Support -Supporto Aereo Ravvicinato) .</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La missione principale di un team TACP è consigliare i rispettivi comandanti di terra sulle capacità e sui limiti della potenza aerea e assistere il Comandante delle truppe a terra nella pianificazione, richiesta, coordinamento e controllo degli interventi che possono condurre gli aerei. Nelle forze armate il TACP ed i JTAC (Joint Terminal Attack Controller) non sono la stessa cosa. Un team TACP opera come un centro di coordinamento che integra le risorse aeree nello spazio di battaglia, il JTAC, che è parte integrante di un team TACP esegue le procedure di controllo dell&#8217;attacco terminale da una posizione avanzata o da un posto di comando. Un TACP può coordinare e approvare lo spazio aereo per un attacco aereo, ma non può eseguire la procedura di controllo dell&#8217;attacco terminale a meno che non sia un JTAC qualificato e certificato. I TACP forniscono coordinamento degli attacchi, instradamento della sicurezza del volo, deconflitto dello spazio aereo, gestione aerospaziale, ricognizione d’area e gestione del fuoco indiretto. Il TACP è responsabile nei confronti del ground commander.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un JTAC  è un membro delle forze armate che è addestrato per coordinare l&#8217;impiego di attacchi aerei da parte di aerei da combattimento, elicotteri o droni, in supporto alle operazioni di terra. Il JTAC lavora a stretto contatto con le truppe di terra, fornendo un collegamento diretto tra le forze terrestri e gli assetti in volo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il compito principale di un JTAC è quello di identificare i bersagli sul campo e fornire dati esatti al pilota dell&#8217;aereo o all&#8217;operatore del drone per condurre l&#8217;attacco. Ciò richiede una conoscenza approfondita delle tattiche, delle procedure di comunicazione e dei sistemi di puntamento utilizzati dai velivoli. Il JTAC svolge un ruolo cruciale nel garantire che gli attacchi aerei siano mirati con precisione per minimizzare i danni collaterali e massimizzare l&#8217;efficacia dell&#8217;azione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per diventare un JTAC, è necessario completare un rigoroso addestramento che include sia l&#8217;addestramento tattico sul campo che l&#8217;addestramento tecnico sui sistemi di puntamento e di comunicazione. I JTAC sono spesso assegnati a unità speciali o a forze di operazioni speciali, ma possono anche far parte di unità regolari delle forze armate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Italia ha operatori JTAC qualificati nelle sue Forze Armate. Molti di questi operatori hanno prestato servizio in Afghanistan. Durante l’Operazione ISAF in Afghanistan, gli aerei da attacco al suolo AMX dell&#8217;Aeronautica Militare Italiana TF BLACK CATS hanno condotto il supporto aereo ravvicinato con gli operatori JTAC a terra forniti dall&#8217;Esercito Italiano, dai Carabinieri, dalla Marina e dall&#8217;Aeronautica Militare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La formazione di un operatore JTAC prevede il superamento di 4 moduli per una durata complessiva di circa 1 anno. Il primo STEP da superare è una preselezione da svolgere presso la Scuola di Artiglieria di Bracciano (Roma). In tale contesto si vuole verificare il livello di conoscenza di base dei futuri operatori, la Topografia, l’Inglese, le Comunicazioni sono le materie trattate, ma in tale fase è soprattutto la motivazione e l’interesse che vengono valutati e viene condotta una prima scrematura dei candidati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Effettuata una prima selezione i candidati ritenuti idonei sono ammessi alla frequenza di un pre-corso svolto nella medesima sede. In questa seconda fase i “JTAC TRAINEE” vengono avviati allo studio teorico delle procedure e si addestrano in maniera virtuale con il sistema di simulazione “VBS”. Il superamento di esami e prove di sbarramento determinano la prosecuzione del precorso e la prosecuzione dell’iter.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Terminato il pre-corso gli aspiranti JTAC vengono avviati ad un perfezionamento della lingua Inglese presso la Scuola Lingue Estere di Perugia. Al termine del corso il livello di inglese minimo richiesto è un 3-3-3-2 nelle prove di Listening, Speaking, Reading, Writing, punteggio che va da un minimo di 0 a un massimo di 4 che sta ad indicare il madre lingua. Il livello elevato di conoscenza della lingua inglese deriva dalla necessità di dover eventualmente gestire anche assetti aerei di altre nazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concluse le prime tre fasi i “JTAC TRAINEE” sono finalmente avviati alla frequenza del corso JTAC presso la S.A.C. (Scuola di aerocooperazione) di Guidonia. Quest’ultimo rappresenta indubbiamente il modulo più duro di tutto l’iter. Si tratta infatti di un corso internazionale basato su intense sessioni di studio teorico in lingua inglese alternate a esercizi con assetti aerei e ad ala rotante reali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ultima fase del corso si svolge in Sardegna presso l’area addestrativa del poligono interforze di Salto di Quirra con attività tattiche sul terreno supportate a fuoco da assetti che operano nella terza dimensione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">il JTAC è ora pronto e può iniziare ad operare inserito all’interno di un team TACP. Altra figura chiave di questa unità è il LASER OPERATOR (LO), questo operatore è di fatto il braccio destro di un JTAC e la sua  formazione richiede il superamento di un corso di quattro settimane presso il Comando Artiglieria di Bracciano, dove è sottoposto a numerose prove selettive, tra cui una di quelle più importanti è la prova topografica. Fasi di studio alternato ad esercizi finalizzati alla padronanza delle apparecchiature specialistiche sono le basi per ottenere un buon operatore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il corso per l’acquisizione della qualifica di LO ha il suo culmine in Sardegna con attività di marcamento attraverso delle strumentazioni laser, volgarmente dette “Laserate”, di obiettivi reali che successivamente verranno ingaggiati dal fuoco aereo e attraverso lo svolgimento di un test finale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel moderno scenario di combattimento è di fondamentale importanza il controllo della terza dimensione ed il supporto di fuoco aereo a favore delle truppe amiche al suolo, il TACP ed il JTAC hanno quindi un ruolo di primaria importanza.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11369" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-team-tacp-jtac-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La vista lunga sulle competenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Coccetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo un’era il cui tratto distintivo è costituito dalla fortissima accelerazione dei cambiamenti della realtà che viviamo. Cambiamenti che sono continui e sempre più dirompenti. Questo è ben evidente da qualche anno, il COVID19 ha favorito una diffusa consapevolezza, gli impatti (positivi e negativi) vengono avvertiti e percepiti da una platea molto più ampia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Viviamo un’era il cui tratto distintivo è costituito dalla fortissima accelerazione dei cambiamenti della realtà che viviamo. Cambiamenti che sono continui e sempre più dirompenti. Questo è ben evidente da qualche anno, il COVID19 ha favorito una diffusa consapevolezza, gli impatti (positivi e negativi) vengono avvertiti e percepiti da una platea molto più ampia di individui rispetto al passato. Anche le imprese, che da tempo si confrontano con il cambiamento, stanno affrontando sfide sempre più impegnative. Progressi tecnologici, cambiamenti climatici e transizione verde, nuova globalizzazione, nuovi comportamenti di consumo, eventi geopolitici, cambiamenti demografici impongono loro la necessità di evolvere con continuità e ad una velocità sempre maggiore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’ampio e diversificato panorama delle imprese ce ne sono alcune che si sono organizzate già da tempo per trasformare il cambiamento in un modo per crearsi nuove opportunità, altre che fanno molta fatica e forse non ce la faranno. Per conservare la capacità di produrre valore nel tempo le imprese più avvedute hanno impresso un’accelerazione al ritmo del loro processo di innovazione continua. I settori si integrano e diventano liquidi, non esistono più confini netti, di conseguenza le imprese si ripensano nei “modi” e sul “cosa produrre”. Non solo, ma evolvono anche i loro </span><i><span style="font-weight: 400;">Scopi</span></i><span style="font-weight: 400;"> e il relativo </span><i><span style="font-weight: 400;">Valore</span></i><span style="font-weight: 400;"> da produrre in futuro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se sul piano delle tecnologie hanno fatto grandi investimenti, sta crescendo la consapevolezza della necessità di investire in modo significativo anche sulle </span><b><i>competenze</i></b><span style="font-weight: 400;">. Numerose indagini realizzate a livello globale dicono che le imprese avvertono la necessità di utilizzare nuove competenze che alimentano il loro percorso di innovazione continua che comprende “anche e non solo” l’uso delle nuove tecnologie. Le competenze pertanto diventano sempre più una leva distintiva su cui un’impresa può fondare la sua competitività. Molte delle necessità emergenti sono riferite a competenze nuove, non disponibili in azienda e scarsamente disponibili sul mercato. Di conseguenza vanno create e sviluppate attraverso le note strategie e interventi di re-skilling e up-skilling oggi tanto a cuore delle politiche europee e nazionali. È noto tuttavia che lo sviluppo di competenze e abilità da parte delle persone richiede del tempo. Gli interventi di re-skilling e up-skilling non possono essere avviati nel momento in cui il bisogno è imminente. Si genera un ritardo e addirittura un possibile spiazzamento. Purtroppo la velocità e la numerosità dei cambiamenti non lasciano più spazio ad approcci reattivi senza conseguenze negative in termini di perdita di nuove opportunità. La soluzione è anticipare! Anticipare le necessità di nuove competenze collegandole alle performance strategiche che l’impresa ha definito è un modo saggio ed efficace per renderle disponibili nel momento in cui sono necessarie. E questa disponibilità nel momento opportuno genera una serie di benefici per le imprese. Tra i più importanti: </span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">conquistare e/o occupare spazi di mercato emergenti attraverso nuovo valore prodotto anche attraverso le nuove competenze impiegate;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">utilizzare tutto il potenziale estraibile delle tecnologie massimizzando i ritorni degli investimenti fatti;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">re-immaginare il “valore riconosciuto dal cliente” e re-immaginare/ri-creare se-stesse.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Anticipare le necessità evolutive di competenze è una pratica non eludibile non solo per la singola impresa ma anche per gli ecosistemi produttivi emergenti (cluster, associazioni di imprese, consorzi di imprese, reti di imprese, partnership strategiche, filiere ecc.), per i fornitori di formazione e per le università.   </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Purtroppo non c’è molta familiarità con l’anticipazione. Esiste una diffusa paura che poi genera una tensione rinviante. Le alternative as usual sono: capire cosa fanno gli altri, cosa dice il consulente, cosa dice l’istinto. La complessità che stiamo vivendo non consente più di “non vedere di non vedere”. Anticipare le necessità di nuove competenze consente di porre oggi l’attenzione sulle conseguenze del futuro avendo così il tempo necessario per farle sviluppare ed essere pronti al momento in un cui il futuro diventa presente.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Fabrizio Coccetti</span></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.competencesforfuture.com"><span style="font-weight: 400;">www.competencesforfuture.com</span></a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11374" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-la-lunga-vista-competenze-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>DITA DI DAMA di Chiara Ingrao</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Flora Fusarelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando dita delicate fanno il rumore del metallo. Li sentite questi rumori metallici fastidiosi e ripetitivi? E gli slogan urlati negli scioperi riuscite a sentirli? Io sì! Li ho sentiti forti e chiari durante la lettura di Dita di dama di Chiara Ingrao. Riviviamo nello scritto della Ingrao le atmosfere tipiche degli anni 70: la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Quando dita delicate fanno il rumore del metallo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Li sentite questi rumori metallici fastidiosi e ripetitivi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E gli slogan urlati negli scioperi riuscite a sentirli?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io sì! Li ho sentiti forti e chiari durante la lettura di </span><i><span style="font-weight: 400;">Dita di dama</span></i><span style="font-weight: 400;"> di </span><i><span style="font-weight: 400;">Chiara Ingrao</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riviviamo nello scritto della Ingrao le atmosfere tipiche degli anni 70: la strage di Piazza Fontana, le bombe, la legge sul divorzio e, naturalmente, le lotte per l’approvazione dello statuto dei lavoratori. Siamo quindi nel periodo dell’autunno caldo dei metalmeccanici. La storia è quella di Maria, una ragazza che ama studiare e che vorrebbe utilizzare le sue affusolate dita di dama per dattilografare, ma viene costretta dal padre a entrare in fabbrica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Maria non riesce a immaginare di dover fare l’operaia.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto&#8230; Ma come fanno a pensare&#8230; E la stenodattilo? L’operaia Francé. L’operaia!!».</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non conosce l’ambiente della fabbrica e, lavorandoci, scopre una serie di ingiustizie –perpetrate soprattutto nei confronti delle donne – che lei, assieme alle sue colleghe, si impegna a combattere in maniera piena e agguerritissima. Il ruolo che per lei era inizialmente imbarazzante e assurdo, diventa uno status che le permette di esprimersi, crescere e credere nelle lotte del suo tempo partecipando attivamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A narrarci questa storia è Francesca, la migliore amica di Maria che, al contrario di lei, ha avuto la possibilità di proseguire gli studi. Le due, inseparabili durante l’infanzia, iniziano ad avere alti e bassi a causa della divisione inevitabile delle loro strade. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’importanza del rapporto tra le operaie e, più in generale, tra le donne troneggia imponente su tutto il resto degli accadimenti all’interno della fabbrica. La solidarietà, la comprensione e l’aiuto creano i presupposti per una futura rivoluzione femminile più ampia e globale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scrittura della Ingrao non si smentisce mai: sincera, nostalgica, romantica, genuina e resistente. Lo stile fresco e colloquiale rende la lettura fruibile per tutti i generi di lettori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal libro è stato tratto un bellissimo spettacolo teatrale interpretato da una meravigliosa Laura Pozone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cinque stelle su cinque senza alcun dubbio.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Flora Fusarelli</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Autrice e Collaboratrice editoriale</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11376" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>NFT: cosa sono e che ruolo possono avere</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/nft-cosa-sono-e-che-ruolo-possono-avere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=nft-cosa-sono-e-che-ruolo-possono-avere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Guerrieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’inglese Non-fungible token, gli Nft sono oggetti digitali unici, non riproducibili, che non si possono contraffare, ma la cui proprietà può essere ceduta. Si tratta di una sorta di “certificato di proprietà” che garantisce la salvaguardia del diritto di copyright e in cui l’unicità della proprietà è assicurata grazie alla tecnologia blockchain. Arte, musica, gaming, vino: le straordinarie potenzialità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Dall’inglese </span><i><span style="font-weight: 400;">Non-fungible token,</span></i><span style="font-weight: 400;"> gli Nft sono oggetti digitali unici, non riproducibili, che non si possono contraffare, ma la cui proprietà può essere ceduta. Si tratta di una sorta di “certificato di proprietà” che garantisce la salvaguardia del diritto di copyright e in cui l’unicità della proprietà è assicurata grazie alla tecnologia blockchain.</span></p>
<p><b>Arte, musica, gaming, vino: le straordinarie potenzialità della tecnologia Nfc</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo dell’arte è già possibile acquistare, scambiare o cedere la proprietà di opere digitali, uniche e certificate, ma il proprietario può anche decidere di tenerla per sé, concedendo l&#8217;utilizzo dietro pagamento. In questo modo si aprono grandi opportunità per ogni artista, grande o piccolo, che può vendere la sua opera digitale in tutto il mondo, garantendo l’unicità dell&#8217;oggetto artistico, che non può essere replicato o modificato in alcun modo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’industria della musica gli Nft permettono di creare prodotti ed esperienze di forte impatto emotivo per gli utenti e di grande ritorno economico, oltre che di fama, per gli autori, che in questo modo, si sottraggono al monopolio dei colossi della distribuzione. Sono già molti gli artisti che cominciano ad esibirsi in concerti ed eventi fruibili interamente e solamente nel metaverso. Un esempio per tutti, l’evento creato da Achille Lauro, un Nft del suo battito cardiaco, messo all’asta, in questo caso, a scopo di beneficenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È forse il mercato del gaming però che, assai cresciuto con l’uso dei visori, è oggi più avanti nell’utilizzo degli Nft: ormai i giovani non comprano più solo il gioco ma, all’interno del gioco, acquistano skin, oggetti e personaggi digitali di ogni tipo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono tanti altri i settori in cui si dispiegano le potenzialità della tecnologia Nft, qui mi limito ad accennare a quello del vino, già profondamente modificato dall’avvento delle tecnologie IoT (si pensi ai sistemi di tracciabilità̀ e anticontraffazione per la difesa del marchio introdotti da Cantina 4.0). Con gli Nft si aprono nuove possibilità: dalla vendita della proprietà di un vino appena messo a maturare a quella di una specifica bottiglia o cassa, per non parlare degli Nft creati per eventi enologici unici e di grande valore economico (degustazioni e altro). Molti sono convinti che gli Nft saranno l’etichetta del vino del futuro.</span></p>
<p><b>Un Nft non esiste in natura, va creato </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È possibile creare Ft di dipinti, testi, musica, video e di qualsiasi oggetto in formato digitale. Una volta trasformato in Nft, quell’opera o quell’oggetto saranno unici, originali e non potranno essere duplicati o modificati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche tu puoi creare il tuo certificato Nft, tramite la blockchain. Per farlo dovrai acquistare della moneta virtuale, ad esempio su Ethereum: pagando una quota in Ether, potrai coniare l’Nft della tua opera digitale (ricordando però quanto siano volubili i prezzi delle criptovalute!).</span></p>
<p><b>In Italia cosa sta succedendo? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il mondo NFT attinge da tantissime esperienze. Di recente sono nate startup che puntano a creare un multishop per il metaverso, in un contesto sempre più digitale, in cui l’utente arricchisce continuamente la propria identità online (vedi </span><a href="https://ninfa.io/"><span style="font-weight: 400;">Ninfa Labs</span></a><span style="font-weight: 400;">). Dando vita a un marketplace dove, al momento, sono disponibili più di cento opere di altrettanti artisti digitali, italiani e internazionali, e dove vengono approfonditi i nuovi stili, le nuove correnti e le possibili applicazioni. Sicuramente una grande opportunità per artisti validi, emergenti, ma spesso trascurati dalla rete, sia online che offline.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Francesco Guerrieri </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Innovation Manager &#8211; Direttore Agenzia Formativa – DPO | omniasoft.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11375" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-nft-cosa-sono-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11476" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/nft-cosa-sono-ci-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>CONTENT MARKETING: UNO STRUMENTO PER TRASMETTERE IL TUO VALORE!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Capecci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno ti trovi ad interagire con articoli, foto, video, infografiche… ma ti sei mai fermato a chiederti perché sono importanti? Partiamo da una prima definizione di content marketing: “una tecnica di marketing volta a creare e distribuire contenuti pertinenti e di valore per attrarre, acquisire e coinvolgere un target audience chiara e definita – [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><i><span style="font-weight: 400;">Ogni giorno ti trovi ad interagire con articoli, foto, video, infografiche… ma ti sei mai fermato a chiederti perché sono importanti?</span></i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><b>Partiamo da una prima definizione di content marketing: </b><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">una tecnica di marketing volta a creare e distribuire contenuti pertinenti e di valore per attrarre, acquisire e coinvolgere un target audience chiara e definita – con l’obiettivo di guidare i clienti verso una azione redditizia</span></i><span style="font-weight: 400;"> “(Content Marketing Institute). Possiamo anche definirlo come “</span><i><span style="font-weight: 400;">un servizio che il brand offre gratuitamente per promuoversi o promuovere un suo prodotto”. </span></i></p>
<p><b>È importante quindi essere interessanti per i propri utenti</b><span style="font-weight: 400;">, offrendogli un motivo in più per cui scegliere &#8211; ancora prima dei nostri prodotti &#8211; quello che abbiamo da comunicargli. Dobbiamo proporci in modo accattivante, senza oltrepassare i limiti ed essere fastidiosi. </span></p>
<p><b>I contenuti devono essere visti come strumenti di trasmissione di valore</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Bisogna ripeterlo, come fosse un mantra!</span></i><span style="font-weight: 400;"> Perché i social non sono solo un mezzo per VENDERE!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi i canali di comunicazione social non sono solo strumenti per farsi conoscere, promuovere il proprio brand e la propria attività, ma hanno un valore intrinseco che deve essere trasmesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per aiutarti nella creazione di contenuti possiamo suddividerli in tre categorie: </span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Contenuti per ispirare:</b><span style="font-weight: 400;"> Raccontando una storia o condividendo un’idea, fanno presa prima sulla testa e poi sul cuore. Vogliono motivare e far riflettere i propri utenti. </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Contenuti per informare: Trasmettono</b><span style="font-weight: 400;"> informazioni pertinenti ed utili al proprio pubblico. </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>Contenuti per intrattenere: Un</b><span style="font-weight: 400;"> video, un racconto, un&#8217;immagine… che faccia divertire il proprio pubblico, in fondo i social sono un passatempo. </span></li>
</ol>
<p><b>E la comunicazione prima della nascita dei social network? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di creazione contenuti, bisogna contestualizzare e capire che parliamo di comunicazione. La comunicazione già esisteva prima della nascita dei social network e la sua caratteristica è l’unilateralità: cioè il brand parla agli utenti, in modo verticale e gli utenti non hanno possibilità di confronto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da questo punto di vista la comunicazione non avviene in modo attivo, ma in modo molto passivo. E&#8217; una comunicazione statica. Se pensiamo agli esempi della comunicazione tradizionale, dalla televisione alla cartellonistica, vediamo che uno </span><i><span style="font-weight: 400;">spot televisivo, </span></i><span style="font-weight: 400;">ci interrompe, ma noi lo ascoltiamo in modo passivo perché non possiamo interagire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La comunicazione social invece ha rivoluzionato la comunicazione &#8211; ha messo sullo stesso piano i brand e gli utenti, cosa che prima non era possibile. Oggi abbiamo accesso a tutte le informazioni di cui possiamo aver bisogno, in modo molto veloce ed intuitivo. Google ha (quasi) tutte le risposte alle nostre domande. E quando apriamo i social? Anche qui troviamo migliaia e migliaia di informazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto questo succede perché oggi tutti possiamo comunicare, sui social. </span><b>Non c’è unilateralità, ma si creano conversazioni. Il brand parla agli utenti e gli utenti possono parlare con il brand.</b><span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essendo tutti sullo stesso piano, il brand deve prendere in considerazione la partecipazione degli utenti alla comunicazione ed ai processi di creazione. Nella comunicazione </span><i><span style="font-weight: 400;">bilaterale, </span></i><span style="font-weight: 400;">gli utenti hanno un ruolo attivo e quindi prendono parte alla creazione di contenuti, con gli UGC &#8211; user generated content &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">contenuti creati dagli utenti</span></i><span style="font-weight: 400;">, che possono essere utilizzati dai brand per trasmettere questo confronto e per sottolineare il ruolo attivo che hanno. Questo passaggio ha rivoluzionato la comunicazione, segnando il passaggio dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">comunicazione tradizionale </span></i><span style="font-weight: 400;">a quella dei social. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ulteriore passaggio è stato segnato dall’ingresso del </span><i><span style="font-weight: 400;">content marketing</span></i><span style="font-weight: 400;"> nelle strategie di comunicazione digitale. </span><b>Con la creazione dei contenuti giusti, sarà possibile iniziare a creare un legame con il tuo pubblico: ti conoscerà, gli piacerai, si fiderà e di te e infine, comprerà.</b><span style="font-weight: 400;"> La più grande potenzialità del </span><i><span style="font-weight: 400;">content marketing</span></i><span style="font-weight: 400;"> è che qualsiasi azienda, in qualsiasi parte del mondo, può creare contenuti bellissimi per i propri clienti, indipendentemente dal prodotto o dal servizio venduto. </span></p>
<p><b>Un esempio di content marketing efficace: la campagna di comunicazione IKEA “Sleep movement”. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A settembre 2019, per celebrare i suoi 30 anni in Italia, ha deciso di promuovere la campagna </span><b><i>Sleep Movement </i></b><span style="font-weight: 400;">per ricordare l’importanza del sonno e promuovere il dormire bene. Per farlo ha creato campagne di comunicazione unendo i suoi prodotti alla promozione del concetto di casa come luogo sicuro e di protezione, utilizzando in modo strategico tutte e tre le tipologie di contenuti descritti sopra.</span></p>
<p><b>Come hanno sviluppato la campagna? </b></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Hanno creato “Il manifesto del buon dormire” sul proprio sito, dicendo che “</span><i><span style="font-weight: 400;">è arrivato il momento di riappropriarsi della notte e trovare il coraggio di dormire</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Da qui è nato l’hashtag di riferimento della campagna #</span><i><span style="font-weight: 400;">proudtosleep </span></i></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Hanno coinvolti influencer selezionati, che per una settimana hanno realizzato </span><i><span style="font-weight: 400;">stories della buonanotte</span></i><span style="font-weight: 400;"> </span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Infine, hanno dedicato una pagina del loro sito alla raccolta di consigli su come migliorare la qualità del sonno e come creare un ambiente rilassante ed accogliente, utilizzando proprio gli elementi di arredo IKEA per migliorare gli spazi di casa. </span></li>
</ul>
<p><b>Che cosa ci insegna IKEA? Che è possibile utilizzare i canali social, non solo per promuovere i propri prodotti.  </b><span style="font-weight: 400;">Ogni azienda può sviluppare contenuti interessanti, creativi, originali e selezionare i canali che ritiene più efficaci per distribuirli. </span></p>
<p><b>Adesso tocca a te! Quali sono gli elementi più importanti quando si parla di </b><b><i>content marketing</i></b><b>? La creatività e la semplicità. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A nessuno piace perdere tempo: i social sono composti da persone e se pensiamo allo stile di vita delle persone oggi, è uno stile di vita frenetico, dove siamo sempre alla ricerca di tempo. Forse, il tempo è la risorsa più scarsa a cui possiamo avere accesso oggi. </span><b>La sfida più grande da affrontare è quella di riuscire a semplificare un contenuto, senza banalizzare.</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il concetto chiave è: </span><i><span style="font-weight: 400;">make it simple but significant. </span></i><span style="font-weight: 400;">Creare quindi contenuti semplici, diretti, ma che siano allo stesso tempo rilevanti per i nostri utenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vediamo quindi alcune cose da ricordare per creare i propri contenuti:</span><b></b></p>
<ul>
<li aria-level="1"><b>Ricorda che non sei sui social per vendere: </b><span style="font-weight: 400;">racconta ai tuoi clienti che cosa puoi fare per loro ed i motivi per cui dovrebbero sceglierti. </span></li>
<li aria-level="1"><b>Bandisci l’autoreferenzialità: </b><span style="font-weight: 400;">lascia che siano i tuoi clienti a parlare, con le recensioni e con il passaparola.</span></li>
<li aria-level="1"><b>Applica la regola del 10-4-1: </b><span style="font-weight: 400;">dai 10 informazioni, parla di 4 aggiornamenti e proponi solo 1 volta il prodotto o il servizio che vendi.</span></li>
<li aria-level="1"><b>Almeno ⅔ dei contenuti devono riportare il logo aziendale: </b><span style="font-weight: 400;">non devi vendere ma devi essere riconoscibile, per questo conviene </span><i><span style="font-weight: 400;">brandizzare </span></i><span style="font-weight: 400;">tutto ciò che puoi, ogni immagine, ogni video e ogni storia. </span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Per concludere: le aziende creano quotidianamente contenuti e ci troviamo immersi in una società </span><i><span style="font-weight: 400;">iper-connessa </span></i><span style="font-weight: 400;">ed </span><i><span style="font-weight: 400;">iper-stimolata</span></i><span style="font-weight: 400;">, i clienti possono scegliere se ignorare i contenuti proposti, con un semplice click. </span><b>Come puoi quindi attirare la loro attenzione? Creando contenuti di valore, significativi per i tuoi clienti, al momento giusto e sulla piattaforma giusta. </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Devi sempre tenere a mente, che tutto ciò che crei deve trasmettere </span><i><span style="font-weight: 400;">valore </span></i><span style="font-weight: 400;">ai clienti. Devi quindi riuscire a rispondere alle loro esigenze ed offrire soluzioni concrete ai loro problemi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E tu, stai rispondendo alle esigenze dei tuoi clienti o cerchi solo di vendere? </span></p>
<p style="text-align: right;"><b>Fabio Capecci</b></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"> Consulente e Web Marketer</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11377" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-content-marketing-fb.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11467" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/content-marketing-fb-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/content-marketing-uno-strumento-per-trasmettere-il-tuo-valore/">CONTENT MARKETING: UNO STRUMENTO PER TRASMETTERE IL TUO VALORE!</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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