Quando dita delicate fanno il rumore del metallo.
Li sentite questi rumori metallici fastidiosi e ripetitivi?
E gli slogan urlati negli scioperi riuscite a sentirli?
Io sì! Li ho sentiti forti e chiari durante la lettura di Dita di dama di Chiara Ingrao.
Riviviamo nello scritto della Ingrao le atmosfere tipiche degli anni 70: la strage di Piazza Fontana, le bombe, la legge sul divorzio e, naturalmente, le lotte per l’approvazione dello statuto dei lavoratori. Siamo quindi nel periodo dell’autunno caldo dei metalmeccanici. La storia è quella di Maria, una ragazza che ama studiare e che vorrebbe utilizzare le sue affusolate dita di dama per dattilografare, ma viene costretta dal padre a entrare in fabbrica.
Maria non riesce a immaginare di dover fare l’operaia.
«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto… Ma come fanno a pensare… E la stenodattilo? L’operaia Francé. L’operaia!!».
Non conosce l’ambiente della fabbrica e, lavorandoci, scopre una serie di ingiustizie –perpetrate soprattutto nei confronti delle donne – che lei, assieme alle sue colleghe, si impegna a combattere in maniera piena e agguerritissima. Il ruolo che per lei era inizialmente imbarazzante e assurdo, diventa uno status che le permette di esprimersi, crescere e credere nelle lotte del suo tempo partecipando attivamente.
A narrarci questa storia è Francesca, la migliore amica di Maria che, al contrario di lei, ha avuto la possibilità di proseguire gli studi. Le due, inseparabili durante l’infanzia, iniziano ad avere alti e bassi a causa della divisione inevitabile delle loro strade.
L’importanza del rapporto tra le operaie e, più in generale, tra le donne troneggia imponente su tutto il resto degli accadimenti all’interno della fabbrica. La solidarietà, la comprensione e l’aiuto creano i presupposti per una futura rivoluzione femminile più ampia e globale.
La scrittura della Ingrao non si smentisce mai: sincera, nostalgica, romantica, genuina e resistente. Lo stile fresco e colloquiale rende la lettura fruibile per tutti i generi di lettori.
Dal libro è stato tratto un bellissimo spettacolo teatrale interpretato da una meravigliosa Laura Pozone.
Cinque stelle su cinque senza alcun dubbio.
Flora Fusarelli
Autrice e Collaboratrice editoriale





