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	<title>Angela Oliva Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Berlusconi: “il corpo” della Seconda Repubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 19:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Repubbliche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scomparsa di Silvio Berlusconi lo scorso 12 giugno sarà probabilmente considerata dai politologi la fine della Seconda Repubblica, perché lui più di ogni altro l’ha segnata con la propria presenza sulla scena politica. La discesa in campo: la fulminea scalata che lo portò alla vittoria del 1994 irruppe con una nuova modalità di far [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>scomparsa</b><span style="font-weight: 400;"> di </span><b>Silvio Berlusconi</b><span style="font-weight: 400;"> lo scorso 12 giugno sarà probabilmente considerata dai politologi </span><b>la fine della </b><b><i>Seconda Repubblica</i></b><span style="font-weight: 400;">, perché lui più di ogni altro l’ha segnata con la propria presenza sulla scena politica. La </span><b><i>discesa in campo</i></b><span style="font-weight: 400;">: la fulminea scalata che lo portò alla vittoria del 1994 irruppe con una nuova modalità di far politica: diversa in tutto dal reclutamento, alla base elettorale. Riportò in questo campo l’esperienza maturata da palazzinaro prima e da manager televisivo poi. La </span><b>classe politica</b><span style="font-weight: 400;"> – tranne gli eredi del PCI – era stata </span><b>spazzata via da</b> <b><i>Tangentopoli</i></b><span style="font-weight: 400;">. Aveva la necessità imprenditoriale di riempire direttamente lui stesso il vuoto lasciato da chi lo aveva garantito in passato nei momenti cruciali – per superarne gli ostacoli &#8211; della sua scalata commerciale degli Anni ‘80. In fondo di lì a poco a votare sarebbero andare intere generazioni cresciute a colpi di </span><i><span style="font-weight: 400;">Colpo Grosso</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><i><span style="font-weight: 400;">Drive In</span></i><span style="font-weight: 400;">, </span><i><span style="font-weight: 400;">Puffi</span></i><span style="font-weight: 400;">… tirati su dalla tv come un’appendice delle agenzie di formazione tradizionali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La politica aveva bisogno di una gigantesca operazione di marketing – anche solo di maquillage, nel senso di immagine &#8211; che la facesse sembrare lontana da chi poteva vantare a </span><b>sinistra</b><span style="font-weight: 400;"> la presenza sui territori, l’apporto dell’</span><b>intellighenzia</b><span style="font-weight: 400;"> e sbandierare la </span><b>questione morale</b><span style="font-weight: 400;">, senza esserne travolti come accaduto a tutta la DC e PSI. Lo spiegò lui stesso nel 1993: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Non mi piace immaginare una classe politica. È questo il punto: sarebbe auspicabile che </span></i><b><i>la carriera politica non esistesse più</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, almeno come l&#8217;abbiamo conosciuta fino ad oggi… una casta politica, composta da professionisti della politica, da politici di professione. </span></i><b><i>A governare dovrebbe essere chiamato </i></b><i><span style="font-weight: 400;">chi, essendo </span></i><b><i>affermato in una professione</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, dopo aver governato possa tornare a svolgerla come prima.</span></i><span style="font-weight: 400;">”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che accadde dopo lo ricordiamo tutti la </span><b>vittoria</b><span style="font-weight: 400;"> nel </span><b>1994</b><span style="font-weight: 400;"> su Achille Occhetto. Stessa sorte sarebbe toccata a tutti i leader del centrosinistra – da Rutelli a Veltroni – che gli si opposero nelle tornate elettorali successive fino all’ascesa della Meloni. Con un’unica grande </span><b>eccezione: Romano Prodi</b><span style="font-weight: 400;">. Il </span><b><i>berlusconismo</i></b><span style="font-weight: 400;"> ha impazzato prima e imperato poi facendosi a suo modo sistema: anticomunista, godereccio e spinto (senza contare il discredito puro a livello internazionale per il modo di trattare le donne), sempre attento al ritorno imprenditoriale nella convinzione che arricchisse il Paese tutto. Affidatevi a me che ho vinto sempre negli affari, nello Sport – in puro spirito </span><i><span style="font-weight: 400;">panem et circensem</span></i><span style="font-weight: 400;"> – anche per la politica e perdonatemi tutto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Berlusconi ha dominato questa stagione politica fino alle prime elezioni in cui ha vinto il centrodestra senza che lui ne fosse il leader indiscusso. Senza cambiare il mood per quasi 25 anni, in un eterno lifting: apparire più giovani per durare. Una sorta di </span><b><i>elisir della giovinezza politica</i></b><span style="font-weight: 400;"> che è passato dalla calza sulla telecamera alle barzellette su Tiktok, passando per bandane, canzoni e tanto altro. A dire il vero </span><b>la prima spallata</b><span style="font-weight: 400;"> era arrivata dalla vittoria del </span><i><span style="font-weight: 400;">Movimento 5 Stelle</span></i><span style="font-weight: 400;">, proprio 5 anni prima: l’antipolitica fatta sistema e non solo propaganda aveva sbaragliato tutti strappando più del 30% dei consensi. Non potevano governare da soli: prima venne il governo giallo-verde, poi quello giallo-rosso. Berlusconi mai preso in considerazione: sempre contro. Poi le stelle hanno cominciato a splendere politicamente sempre di meno ed oggi sono </span><b>relegati ad un ruolo di comprimari nelle opposizioni, come Forza Italia lo è nella maggioranza</b><span style="font-weight: 400;">. Questo fino a quando nel 2023 è scomparso il corpo politico intorno a cui ha girato la giostra negli ultimi 30 anni, lasciando come erede nel suo schieramento una leader che non ha scelto lui – Giorgia Meloni – mentre il fronte opposto è in “cerca d’autore”. In ogni caso è finita un’epoca: è finito il </span><i><span style="font-weight: 400;">berlusconismo</span></i><span style="font-weight: 400;">, perché come nessun leader politico è stata la sua presenza a creare il mito politico, croci e delizie comprese. Ora non resta di capire se la </span><i><span style="font-weight: 400;">Terza Repubblica</span></i><span style="font-weight: 400;"> sarà a vocazione leaderistica come il centrodestra a stampo berlusconiano o affollata di diverse personalità come a sinistra o a trazione democristiana.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11488" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Bacco: dal mito al vino. Anche se per noi c’è il mito del vino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa rubrica abbiamo spesso parlato delle tendenze bio collegate al food. Sono una scelta verde, ecologica e di qualità che è decollata in parallelo al diffondersi di comportamenti enogastronomici ispirati allo slow food. Oggi tocca al vino: “uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” Come lo ha definito lo scrittore e giornalista americano  [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">In questa rubrica abbiamo spesso parlato delle </span><b>tendenze bio</b><span style="font-weight: 400;"> collegate al food. Sono </span><b>una scelta verde</b><span style="font-weight: 400;">, ecologica e di qualità che è decollata in parallelo al diffondersi di </span><b>comportamenti enogastronomici ispirati allo</b> <b><i>slow food</i></b><span style="font-weight: 400;">. Oggi tocca al vino: “</span><i><span style="font-weight: 400;">uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo</span></i><span style="font-weight: 400;">.” Come lo ha definito lo scrittore e giornalista americano  </span><a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Ernest_Hemingway"><span style="font-weight: 400;">Ernest Hemingway</span></a><span style="font-weight: 400;">, che lo ha apprezzato e gustato per anni in tutto il mondo. Anche se c’è da dire che nel nostro Paese di vino di ottima qualità ne abbiamo moltissimo. senza ricercare un vino così diverso. Coltiviamo il </span><b>mito del vino</b><span style="font-weight: 400;">, perché come pochi altri popoli, tutti latini per la maggior parte, non possiamo farne a meno per accompagnare del buon cibo e per i nostri momenti incontro più importanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi però non possiamo sottovalutare il fenomeno della consumazione del </span><b>vino biologico</b><span style="font-weight: 400;">, che è tale se </span><b>proviene da uve coltivate senza l&#8217;utilizzo di agenti chimici</b><span style="font-weight: 400;"> e grazie all&#8217;utilizzo di prodotti enologici certificati biologici e un </span><b>quantitativo limitato di solfiti</b><span style="font-weight: 400;">, stabilito per altro per legge. Nel dettaglio 100 mg/l per i vini rossi, mentre si sale a 150 per i vini bianchi e rosati; in pratica 50 mg in meno per ogni categoria, rispetto ai livelli attuali dei vini tradizionali. Nella produzione di </span><b>vino bio</b><span style="font-weight: 400;"> quindi non è consentito l&#8217;utilizzo di agenti di sintesi nei vigneti: antiparassitari, concimi chimici o organismi geneticamente modificati (OGM). Il consumo di vino biologico ormai non è solo una tendenza o una moda, come un po’ si è diffuso in principio, ma è </span><b>una scelta etica da un lato che sposa il diffondersi di comportamenti rispettosi del Pianeta, e salutare, dall’altra</b><span style="font-weight: 400;">. Alzi la mano chi ha volte non scegliendo un vino di qualità non abbia accusato un cerchio alla testa o un leggero dolore allo stomaco. Situazioni non piacevoli, specie se si aggiunge che comunque il vino ha un apporto calorico non indifferente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi anni si è fatto spazio anche il</span><b> vino biodinamico</b><span style="font-weight: 400;">. In questo caso parliamo di vino ottenuto da uve rispettose dei principi dell’agricoltura biodinamica. Si tratta di una metodologia formulata negli Anni &#8217;20 del Novecento da Rudolf Steiner e prevede un tipo di coltivazione che tende a </span><b>preservare la naturalezza del terreno e dei suoi prodotti</b><span style="font-weight: 400;">: quasi rispettoso della famosa frase di Luigi Veronelli che definisce il vino come</span> <span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">il canto della terra verso il cielo”</span></i><span style="font-weight: 400;">. L’ultima tendenza a cui assistiamo è infine il </span><b>vino vegano</b><span style="font-weight: 400;"> realizzato </span><b>senza l&#8217;utilizzo di prodotti o derivati di origine animale</b><span style="font-weight: 400;">. In questa procedura l&#8217;assenza di prodotti di origine animale deve accompagnare tutte le fasi della produzione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In fondo qualunque sia il vino che preferiamo bere, l’importante è la sua </span><b>componente conviviale</b><span style="font-weight: 400;">, quella che ci consente di goderne in compagnia, sia negli incontri amorosi che quelli amicali, che resti “</span><i><span style="font-weight: 400;">poesia imbottigliata</span></i><span style="font-weight: 400;">”. (cit. </span><a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Robert_Louis_Stevenson"><span style="font-weight: 400;">Robert Louis Stevenson</span></a><span style="font-weight: 400;">). Perché in alcune situazioni non se ne può proprio fare a meno. In fondo, la superiorità del vino è innegabile perché “</span><i><span style="font-weight: 400;">è benedetto e se ne parla nella Sacra Scrittura</span></i><span style="font-weight: 400;">” – sancisce Martin Lutero – mentre “</span><i><span style="font-weight: 400;">la </span></i><a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Birra"><i><span style="font-weight: 400;">birra</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;"> invece fa parte della tradizione umana</span></i><span style="font-weight: 400;">”. E non possiamo contraddirlo! </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11412" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/editoriale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Quando la salute non è importante per tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Salute un diritto di tutti ...o no?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sembra passato solo un anno dalla fine della pandemia. Forse per le restrizioni che sono state imposte a tutto il mondo per due anni, psicologicamente abbiamo cercato tutti di superare lo choc che il virus ha imposto alle nostre vite. Quei due anni di fermo per tutti, il lutto di chi ha persone care, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Non sembra passato solo un anno dalla </span><b>fine della pandemia</b><span style="font-weight: 400;">. Forse per le restrizioni che sono state imposte a tutto il mondo per due anni, psicologicamente abbiamo cercato tutti di superare </span><b>lo choc che il virus ha imposto alle nostre vite</b><span style="font-weight: 400;">. Quei due anni di </span><b>fermo</b><span style="font-weight: 400;"> per tutti, il </span><b>lutto</b><span style="font-weight: 400;"> di chi ha persone care, le conseguenze per i </span><b>fragili</b><span style="font-weight: 400;"> che sono rimasti indietro nelle cure. Senza contare l’aggravarsi dei </span><b>disturbi psichici</b><span style="font-weight: 400;"> che sono diventati quasi un malessere diffuso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo assistito a dibattiti sulla </span><b>qualità dell’assistenza sanitaria</b><span style="font-weight: 400;">, sulla possibilità di accedervi per tutti, soprattutto chi non può permettersi cure private. È il segno misurabile quest’ultimo del livello di sviluppo di una comunità. Abbiamo assistito a tante promesse – spesso a vuoto – da parte dei politici. Poi l’</span><b>indicatore della spesa sanitaria</b><span style="font-weight: 400;"> racconta la verità: dopo l’emergenza è scesa e a tendere si riparlerà presto di </span><b>tagli alla sanità</b><span style="font-weight: 400;">. Che beninteso sarebbe meglio fosse sostenibile. Quindi capace di concorrere a garantire una vita sana e promuovere il benessere dei cittadini. Una buona sanità garantisce &#8211; a tendere &#8211; una migliore </span><b>aspettativa di vita</b><span style="font-weight: 400;">, perché incide sulla riduzione di alcune delle cause di morte più comuni, specie infantile e materna. Ci sono tanti fattori che partecipano alla </span><b>salute</b> <b>pubblica</b><span style="font-weight: 400;">: acqua pulita, igiene, prevenzione. Dalla malaria al Covid, passando per l’HIV/AIDS. </span><b>Vecchie e nuove malattie</b><span style="font-weight: 400;"> incidono sulla salute infantile, sulla mortalità materna e il sistema sanitario deve farci fronte. Perché non possiamo pensare solo alla realtà occidentale e non ai problemi del Pianeta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo il </span><b>terzo obiettivo</b><span style="font-weight: 400;"> degli </span><b>SDG’s</b><span style="font-weight: 400;"> si è posto ben </span><b>9 traguardi</b> <b>principali</b><span style="font-weight: 400;"> e alcuni secondari – non meno importanti &#8211; che divengono strategici per parlare di futuro. Che non è solo umano, ma globale. Tutti sia ben inteso a </span><b>scadenza 2030</b><span style="font-weight: 400;">: ridurre il tasso di mortalità materna globale; porre fine alle epidemie di AIDS, tubercolosi, malaria e malattie tropicali trascurate; combattere l’epatite, le malattie di origine idrica e le altre malattie trasmissibili, o da sostanze chimiche pericolose o inquinamento. Lo strumento è per tutte questi goals il rafforzamento delle </span><b>politiche di prevenzione</b><span style="font-weight: 400;">. Anche contro l’</span><b>abuso di sostanze</b><span style="font-weight: 400;"> (stupefacenti, alcool, tabacco), come nel dimezzamento del numero globale di </span><b>morti e feriti a seguito di incidenti stradali</b><span style="font-weight: 400;"> (qui entro il 2020). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ultima grande lezione impartiteci dalla pandemia – quella della necessaria distribuzione dei </span><b>vaccini</b><span style="font-weight: 400;"> – ha rafforzato per certi versi una battaglia dimenticata che abbiamo combattuto negli Anni ’80 quella contro la peste di quelli anni – l’AIDS appunto – e tra chi ha lottato maggiormente all’epoca c’era il leader Sudafricano Nelson Mandela che chiedeva a gran voce: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Date ai bambini l’amore, le risate e le pace, non l’AIDS</span></i><span style="font-weight: 400;">.”</span><span style="font-weight: 400;"> Ricordarlo e non dimenticare troppo in fretta la lezione del Covid ci deve portare a sostenere maggiormente la </span><b>ricerca</b><span style="font-weight: 400;"> e non solo per i Paesi in via di sviluppo. Il Coronavirus ci ha ricordato quanto le disgrazie siano democratiche.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11291" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-editoriale.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La forza di pensarsi comunità… green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le tappe più importanti nella storia di una comunità assurgono spesso al rango di feste: in cui i membri celebrano il percorso e le particolarità dei traguardi raggiungi. Avviene per le Nazioni, ma è una prassi rintracciabile nelle realtà strutturate più piccole, come in quelle puramente movimentiste. Il tratto distintivo è l’uomo che racconta la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Le tappe più importanti nella storia di una </span><b>comunità</b><span style="font-weight: 400;"> assurgono spesso al rango di feste: in cui i membri celebrano il percorso e le particolarità dei traguardi raggiungi. Avviene per le Nazioni, ma è una prassi rintracciabile nelle realtà strutturate più piccole, come in quelle puramente movimentiste. Il tratto distintivo è </span><b>l’uomo che racconta la sua storia</b><span style="font-weight: 400;"> e insieme quella che lo accomuna ai suoi simili. Sistematizza le sue azioni, si fa esempio e questa è la sua forza: dai primi insediamenti umani, dalle tracce che hanno lasciato, fino a quando il raccontarne la storia non è diventata una vera e propria attività: quella storiografica, che ne sottende tante altre, tutte umanissime.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><b>storia umana</b><span style="font-weight: 400;"> è necessariamente </span><b>cronologica</b><span style="font-weight: 400;"> e se questa non è la sede per addentrarsi nel dibattito interessantissimo di come tutto sia iniziato, potrebbe invece essere quella giusta per si ripercorrerne una parte piccola: un aspetto della storia dell’</span><b>ambientalismo</b><span style="font-weight: 400;">. Inteso quest’ultimo come quel movimento capace di coinvolgere i membri della comunità ad adoprarsi per il bene del Pianeta. Ma anche in questo caso &#8211; anche se in questa rubrica negli anni ne abbiamo parlato svariate volte in ogni accezione &#8211; non ci interessa tanto l’inizio del movimento ambientalista mondiale, quanto la </span><b>specialissima vocazione comunitaria</b><span style="font-weight: 400;"> che permea le manifestazioni ambientaliste di questo XXI secolo: i</span> <b><i>Friday For Future</i></b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In primis in virtù della loro origine: sono nati in seno alla comunità formativa per eccellenza, la scuola. Poi, gli </span><b><i>scioperi per il clima</i></b><span style="font-weight: 400;">, che interessano praticamente la </span><b>comunità scolastica</b><span style="font-weight: 400;"> &#8211; liceale, occidentale e ricca &#8211; hanno mostrato subito una forza propagatrice intrinseca.  Li abbiamo visti mutare dalla protesta singola della loro ideatrice, </span><b>Greta Thunberg</b><span style="font-weight: 400;">, al coinvolgimento di tutta la sua </span><b>generazione</b><span style="font-weight: 400;">. Dal grido isolato della leader iconica – con il suo banco di scuola e il suo cartello sostenibilissimo – alle manifestazioni coloratissime e rumorose che il venerdì riempiono le nostre città. E che hanno il pregio indiscusso di </span><b>stimolare il dibattito pubblico</b><span style="font-weight: 400;">: o gli </span><i><span style="font-weight: 400;">SDG’s</span></i><span style="font-weight: 400;"> sarebbero rimasti semplicemente un acronimo per addetti ai lavori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E invece, la straordinarietà del movimento è stata quella di sapersi tradurre in </span><b>azioni quotidiane</b><span style="font-weight: 400;">, in </span><b>sensibilizzazione</b><span style="font-weight: 400;"> – assai maggiore di qualsivoglia attività celebrativa delle associazioni non governative, anche le più influenti – in</span><b><i> good news</i></b><span style="font-weight: 400;">. Anche se l’appello era perentorio, ai governi, ai potenti, l’evoluzione ambientalista ha saputo farsi sistemica e non solo legata ad emergenze e disastri. Porta con sé </span><b>un cambiamento di paradigma culturale</b><span style="font-weight: 400;">, capace di imprimersi in moltissimi settori. Anche quelli che sono arrivati per ultimi a questa rivoluzione contenutistica, si sono impegnati seriamente e non solo per puro </span><b>benchmarking </b><span style="font-weight: 400;">competitivo. Basti guardare alla moda, dove per anni anche i grandi marchi del lusso hanno delocalizzato in barba alle condizioni dei lavoratori, all’impatto ambientale e al costo sociale, e che oggi hanno virato sensibilmente verso un’</span><b>attenzione</b><span style="font-weight: 400;"> spasmodica </span><b>alla loro impronta sul pianeta</b><span style="font-weight: 400;">. Tutti orientati alla filosofia pioneristica della mitica </span><a href="https://www.velvetmag.it/2022/12/30/biografia-carriera-vivienne-westwood-moda-punk/"><span style="font-weight: 400;">Vivienne Westwood</span></a><b> </b><span style="font-weight: 400;">– </span><i><span style="font-weight: 400;">“Buy less, choose well, make it last”- </span></i><span style="font-weight: 400;">che oggi appare più che mai</span> <b>ispirazione sistemica</b><span style="font-weight: 400;">, in difesa del nostro futuro. In difesa della comunità umana che abita il Pianeta.</span></p>
<p style="text-align: right;"><b>Angela Oliva</b></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11243" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/edito_26-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/edito_26-300x200.png 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/edito_26-1024x683.png 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/edito_26-768x513.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/edito_26-600x400.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/edito_26.png 1410w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Elogio della paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era Erich Kastner a sostenere che “chi non ha paura è privo di fantasia.” È assai facile, ed abbiamo quintali di pagine che elogiano il coraggio degli eroi in letteratura, i principi delle fiabe, a cui aggiungere una lista pressoché infinita di film e serie tv in cui campeggiano protagonisti dal coraggio cristallino e indiscutibile, come dall’estrazione più [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Era Erich Kastner a sostenere che “</span><b><i>chi non ha </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/paura/"><b><i>paura</i></b></a><b><i> è privo di </i></b><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/creativit%C3%A0/"><b><i>fantasia</i></b></a><i><span style="font-weight: 400;">.</span></i><span style="font-weight: 400;">” È assai facile, ed abbiamo quintali di pagine che elogiano il </span><b>coraggio degli eroi</b><span style="font-weight: 400;"> in letteratura, i principi delle fiabe, a cui aggiungere una lista pressoché infinita di film e serie tv in cui campeggiano protagonisti dal coraggio cristallino e indiscutibile, come dall’estrazione più varia: quelli veri, reali, esistenti nella vita di tutti i giorni; fino ai </span><b>supereroi</b><span style="font-weight: 400;"> (scegliete voi se preferite Marvel, o il personaggio di tendenza del momento, o volete tornare dritti all’</span><b><i>oltre l’umano</i></b><span style="font-weight: 400;"> di Nietzsche). Senza voler togliere alcun merito agli eroi di tutti i giorni voglio parlare di </span><b>paura</b><span style="font-weight: 400;">: naturalmente prima corre l’obbligo morale di ringraziare pompieri, militari di ogni ordine e grado, medici, e tante altre categorie che si comportano da eroi senza farlo pesare. A volte sono eroi anche coloro che raccontano la </span><b>verità</b><span style="font-weight: 400;"> in circostanze in cui il potere, qualunque esso sia, vorrebbe chiudere loro la bocca.  Gli eroi sono bellissimi, il coraggio è bellissimo. Ma c’è un punto nelle loro azioni in cui hanno avuto paura, anzi in cui spesso si sono concessi </span><b>il lusso del coraggio di avere paura</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché la paura fa tanta paura? Perché è un&#8217;</span><b><i>emozione primaria</i></b><span style="font-weight: 400;"> del genere umano, ma che ci accomuna anche agli animali. Pensate a quante volte avete visto reagire ad esempio il vostro animale domestico ad una situazione in cui si è sentito in pericolo. O come avete reagito voi. Guardando per una definizione nel noto</span><i><span style="font-weight: 400;"> Dizionario di psicologia</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Umberto Galimberti viene classificata con il complemento di specificazione “</span><b><i>di difesa</i></b><span style="font-weight: 400;">” perché “</span><i><span style="font-weight: 400;">provocata da una situazione di pericolo che può essere </span></i><b><i>reale</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, anticipata dalla </span></i><b><i>previsione</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, evocata dal </span></i><b><i>ricordo</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> o prodotta dalla </span></i><b><i>fantasia</i></b><span style="font-weight: 400;">”. Tecnicamente si può avere paura di tutto, e questo con ogni probabilità è il sentimento che scatena la follia. Quindi ci sono varie forme o meglio vari </span><b>gradi della paura</b><span style="font-weight: 400;"> che dipendono essenzialmente dalla sua origine: </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paura#Timore"><span style="font-weight: 400;">primo viene il </span><b>Timore</b></a><span style="font-weight: 400;">; salendo si parla di </span><b>Ansia</b><span style="font-weight: 400;">. Poi sopraggiunge la </span><b>Paura</b><span style="font-weight: 400;"> vera e propria, quando certe emozioni divengono stabili. E fino a qui siamo nell’alveo del gestibile e spesso ci dimentichiamo anche salutare, perché ci spinge a prestare attenzione per preservare noi stessi e questo ha ripercussioni positive anche, a volte, sulle vite degli altri. Invece quando si parla di </span><b>Fobia</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Panico</b><span style="font-weight: 400;"> le cose si complicano. Pensate a tutte le limitazioni e le problematiche che si trova ad affrontare chi ne soffre. Superarli prevede percorsi di terapia anche molto lunghi o episodi particolari di vita vissuta. Gli ultimi due stadi sono il </span><b>Terrore</b><span style="font-weight: 400;"> e l’</span><b>Orrore</b><span style="font-weight: 400;">. Emozioni fortissime che possono destabilizzare chiunque e che sono davvero difficili da affrontare senza subire ripercussioni psicologiche di rilievo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la paura è anche un </span><b>fenomeno fisiologico</b><span style="font-weight: 400;">: nel senso che quando la proviamo è accompagnata e segnalata da una </span><b>reazione organica</b><span style="font-weight: 400;">, originata dal sistema nervoso. Perché? Ci prepara alle </span><b>situazioni di emergenza</b><span style="font-weight: 400;">. Pensate a quando scattano in noi reazioni tipo la </span><b>fuga</b><span style="font-weight: 400;">, o assai più estreme come la </span><b>violenza</b><span style="font-weight: 400;"> e la </span><b>lotta</b><span style="font-weight: 400;">. Quante volte la paura della velocità eccessiva ci ha salvati in strada? Le precauzioni ci hanno evitato pericoli? Tante e a volte neppure ce ne rendiamo conto di quanto a volte un pizzico di paura ci abbia salvato la vita o abbia evitato conseguenze terribili anche per gli altri. La paura può essere anche una forma di intelligenza e come tale sta a noi disciplinarla ed evitare che ci sovrasti, come ogni emozione umana.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
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		<title>Perché senza emergenza non si parla più di sanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina di oggi e la telemedicina di domani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella che stiamo vivendo è la prima estate dopo due anni di pandemia da Covid 19 senza alcuna restrizione sul territorio italiano. E per gli italiani che si muoveranno verso altri Paesi per le vacanze. Una situazione che riguarda praticamente tutto il mondo, ad eccezioni di rare zone in Oriente. Solo il 5 maggio 2023 il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><span style="font-weight: 400;">Quella che stiamo vivendo è </span><b>la prima estate dopo due anni di pandemia da Covid 19</b> <b>senza alcuna restrizione</b><span style="font-weight: 400;"> sul territorio italiano. E per gli italiani che si muoveranno verso altri Paesi per le vacanze. Una situazione che riguarda praticamente tutto il mondo, ad eccezioni di rare zone in Oriente. Solo il</span><b> 5 maggio 2023</b><span style="font-weight: 400;"> il direttore generale dell&#8217;</span><i><span style="font-weight: 400;">Organizzazione Mondiale della Sanità</span></i><span style="font-weight: 400;"> (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato la fine del Covid-19 come emergenza sanitaria globale dopo oltre tre anni. Possiamo dire che il</span><b> Coronavirus</b><span style="font-weight: 400;"> è definitivamente alle spalle. Anche se non sono pochi i fragili che hanno fatto e continueranno a fare il </span><b>vaccino</b><span style="font-weight: 400;">. Quasi 14 milioni di dosi somministrate nel mondo ad oggi. Come accade per l’influenza – che detto tra parentesi nella prima ondata post misure di contenimento è stata violentissima – saranno in molti a </span><b>scegliere la scienza per proteggersi</b><span style="font-weight: 400;">. Ma la domanda ora è un’altra: cosa ci ha insegnato? Abbiamo dimenticato già il numero incredibile di vittime &#8211; </span><b>6.938.353</b><span style="font-weight: 400;"> morti nel mondo</span><span style="font-weight: 400;"> &#8211;</span><span style="font-weight: 400;"> che l’umanità ha visto soccombere in questa </span><b>guerra sanitaria</b><span style="font-weight: 400;">? All’apparenza troppo poco!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi sta volgendo al termine anche l’attività giudiziaria a cui sono sottoposti l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe </span><b>Conte</b><span style="font-weight: 400;"> e l’ex Ministro della Salute Roberto </span><b>Speranza</b><span style="font-weight: 400;">. Che ci dice non poco su cosa ha fatto il virus in Italia. Entrambi sono stati ascoltati sul finire di questa primavera dal Tribunale dei Ministri. Sono tuttora </span><b>sotto inchiesta per omicidio colposo ed epidemia colposa</b><span style="font-weight: 400;">. Eppure, sembriamo esserci dimenticati dell’incubo che abbiamo vissuto e non solo Italia. Forse noi per primi in Occidente ne abbiamo pagato il peso, perché sorpresi e impreparati. Se si eccettua la Cina – che comunque ha potuto adottare misure assai più coercitive verso i cittadini delle democrazie occidentali – il Paese in cui a tutt’oggi il virus sembra essere comparso. Proprio lo </span><b>strascico giudiziario</b><span style="font-weight: 400;"> in Italia, che arriva sempre puntuale nel nostro Paese, dice molto. In primis perché coinvolge due alte cariche allora. Ma ormai è ridotto a controversia politica che non si traduce in atti concreti per il sistema sanitario italiano. Il leader dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Cinque Stelle</span></i><span style="font-weight: 400;"> e quello di </span><i><span style="font-weight: 400;">Articolo Uno</span></i><span style="font-weight: 400;"> devono rispondere delle accuse di omicidio colposo ed </span><b>epidemia colposa</b><span style="font-weight: 400;">. La Procura di Bergamo insiste sulla </span><b>mancata istituzione di una zona rossa</b><span style="font-weight: 400;"> per isolare i comuni di </span><b>Nembro</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Alzano Lombardo</b><span style="font-weight: 400;">. Da cui tutto ebbe inizio. Come pure sulla </span><b>mancata applicazione del piano nazionale anti-pandemico</b><span style="font-weight: 400;">. Era datato 2006! Per la magistratura italiana bergamasca – la zona forse più colpita; nessuno dimenticherà facilmente le foto della colonna dei mezzi dell’esercito che trasportavano le tante bare – anche solo queste due mosse potevano limitare i danni e salvare parecchie vite. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E oggi cosa stiamo facendo? Ora che tutto è alle spalle e che pure il </span><b>PNRR</b><span style="font-weight: 400;"> fa solo esplodere polemiche, è cambiato qualcosa? Sembrerebbe di no. La </span><b>sanità</b><span style="font-weight: 400;"> è più una voce di spesa da ridurre. E se puoi affrontare le tue problematiche rivolgendoti al settore privato – meglio se convenzionato, o sotto l’egida delle assicurazioni – tanto meglio. Sembriamo aver dimenticato l’angoscia di allora. Non tutti, certo. Ma prevale la volontà di evadere a quella di farsi carico. Almeno fino alla prossima emergenza, in cui si farà di nuovo appello a chi ci mette la faccia e si prende le responsabilità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><b>Angela Oliva</b></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11141" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-editoriale.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>Quel re dell’utopia in esilio: Adriano Olivetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2023 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Credo quindi faccio ... e riesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“C&#8217;è una crisi di civiltà, c&#8217;è una crisi sociale, c&#8217;è una crisi politica. L&#8217;ingranaggio della società che è stato rotto nell&#8217;agosto 1914 non ha mai più funzionato, e indietro non si torna. Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore che anni terribili di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all&#8217;intelletto [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">C&#8217;è una </span></i><b><i>crisi</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> di civiltà, c&#8217;è una crisi sociale, c&#8217;è una crisi politica. L&#8217;</span></i><b><i>ingranaggio della società</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> che è stato rotto nell&#8217;agosto 1914 non ha mai più funzionato, e indietro non si torna. </span></i><b><i>Come possiamo contribuire a costruire quel mondo migliore</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> che </span></i><b><i>anni terribili</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> di desolazione, di tormenti, di disastri, di distruzione, di massacri, chiedono all&#8217;intelletto e al cuore di tutti?”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sembra impossibile che questa frase sia stata scritta da quell’ingegnere visionario che nel 1932 – nel mezzo tra i due conflitti mondiali – lancio la sua prima macchina da scrivere. In quel secolo </span><b>Adriano Olivetti</b><span style="font-weight: 400;">, oggi ancora oggi attualissimo nel suo pensiero, nella sua utopia. Perché se omettessimo il riferimento temporale la crisi e l’afflato pedagogico, l’invito all’impegno, restano intatti, e ne fanno il padre della moderna </span><b><i>Corporate Social Responsibility</i></b><span style="font-weight: 400;">: la responsabilità sociale d’azienda. Già perché la fabbrica come la chiamava nei suoi scritti – intesa come </span><b>comunità</b><span style="font-weight: 400;"> – era fatta dagli uomini per migliorare la vita di tutti. Attraverso una concatenazione di </span><b>sogni</b><span style="font-weight: 400;"> singoli – che come amava dire l’imprenditore piemontese, rimangono tali se nessuno comincia a lavorarci – che ne innescano uno </span><b>collettivo</b><span style="font-weight: 400;">. In fondo quella era la sua idea del </span><i><span style="font-weight: 400;">Made in Italy</span></i><span style="font-weight: 400;"> – quella migliore che lo ha reso un </span><i><span style="font-weight: 400;">asset</span></i><span style="font-weight: 400;"> nel mondo – che partì da Ivrea nutrendosi della sua idea di </span><b>riforma sociale necessaria</b><span style="font-weight: 400;"> per superare la prima ferita, quella appunto della </span><i><span style="font-weight: 400;">Grande Guerra</span></i><span style="font-weight: 400;"> per progettare la prima Silicon Valley Italiana. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi è la fine del secondo conflitto mondiale a rendere l’</span><b>articolato sistema di interventi industriali e sociali</b><span style="font-weight: 400;"> concatenati che lui ha ideato – e idealizzato – un esempio fattivo di successo. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Lo incontrai a Roma per la strada, un giorno, durante l&#8217;occupazione tedesca. Era a piedi; </span></i><b><i>andava solo</i></b> <span style="font-weight: 400;">– scriveva di lui Natalia Ginzburg</span><i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; con il suo passo randagio; gli occhi perduti tra i suoi </span></i><b><i>sogni perenni</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, che li velavano di nebbie azzurre. Era vestito come tutti gli altri, ma sembrava, nella folla, un mendicante; e sembrava, nel tempo stesso, anche un re. Un re in esilio, sembrava</span></i><i><span style="font-weight: 400;">”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E quel re passò dalle macchine da scrivere ai computer, senza contare una miriade di apparecchiature marchiate Olivetti, perfino quando l’azienda, passata di mano, era fallita. Il </span><b>brand</b><span style="font-weight: 400;">, la </span><b>reputazione</b><span style="font-weight: 400;">, che oggi è il </span><i><span style="font-weight: 400;">must have</span></i><span style="font-weight: 400;"> da perseguire, il pensiero di Adriano Olivetti sono intatti al di là del tempo. Perché? Il fondamento della sua </span><b>utopia</b><span style="font-weight: 400;"> – partita con anni di vantaggio, nutrita dalla guerra e della crisi – si alimentava dell’idea che </span><b>il lavoro dovesse essere innanzitutto gioia</b><span style="font-weight: 400;">, in un tempo allora (perché oggi è diverso?!?) in cui “</span><i><span style="font-weight: 400;">è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’esempio fulgido di lavorare per qualcosa che contribuisca alla propria crescita e allo stesso tempo a quella della </span><b>comunità di cui facciamo parte, in cui lasciamo il segno</b><span style="font-weight: 400;">. A cui in un certo senso ci decidiamo a restituire Finalmente. E se è un segno buono – magari da piccolo </span><i><span style="font-weight: 400;">disruptor</span></i><span style="font-weight: 400;">, senza scomodare il grande Olivetti – di quelli che decidono di camminare più in là di tutti per un sogno collettivo.  </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
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		<title>Amicizia: quel sentimento che supera il numero 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 15:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Come si riconosce una vera amicizia?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era sir Byron a definire l&#8217;amicizia come “Amore senza le sue ali”. Nei fatti universalmente un sentimento da accostare al più nobile, desiderato e appassionato di tutti. Quindi possiamo solo aggiungere parole alle tante – e maggiormente eccelse – che ne hanno scritto, per apportare la nostra personale visione di cosa sia l’amicizia. Come sentimento [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Era sir Byron a definire l&#8217;amicizia come</span><i><span style="font-weight: 400;"> “</span></i><b><i>Amore senza le sue ali</i></b><i><span style="font-weight: 400;">”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> Nei fatti universalmente un </span><b>sentimento</b><span style="font-weight: 400;"> da accostare al più nobile, desiderato e appassionato di tutti. Quindi possiamo solo aggiungere parole alle tante – e maggiormente eccelse – che ne hanno scritto, per apportare la nostra personale visione di </span><b>cosa sia l’amicizia</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come sentimento in quanto tale, per descriverlo </span><b>nella sua potenza e importanza</b><span style="font-weight: 400;">. E inevitabilmente parlare del peso del suo </span><b>tradimento</b><span style="font-weight: 400;">. Sì, perché paradossalmente, pesa più spesso quello di un amico che quello del partner. Il motivo è che spesso in una storia d’amore lo mettiamo quasi in conto o non esisterebbe la gelosia, e non si alimenterebbero tremende vendette. Mentre con un amico arriva sempre come uno strappo: inatteso e difficile da fronteggiare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un vero e proprio accidente specie se si tratta di un’amicizia di lungo corso, che difficilmente non coinvolge altre persone amiche. Quando si perde la fiducia nell’amicizia riposta in qualcuno viene meno la nostra </span><b>dimensione conviviale e giocosa</b><span style="font-weight: 400;"> – due aspetti che ci contraddistinguono come esseri umani e ci segnano fin da piccoli nell’apprendimento – che l’amore raramente innesta, impegnati come siamo nei ruoli seduttivi della coppia. Probabilmente quelle ali di cui parlava Byron delle farfalle che ci prendono gioiosamente allo stomaco. Senza contare che per molti – specie coloro che hanno la fortuna dell’innamoramento facile – dopo appare sempre difficile affidarsi ad un nuovo amico. </span></p>
<p><b>L’amicizia è costanza</b><span style="font-weight: 400;">: la più grande che ci è richiesta in questa vita. E coinvolge anche per certi versi il nostro arbitrio. A differenza della famiglia e dell’amore che capitano, l’amico lo possiamo scegliere. Possiamo imparare dal nostro passato. Anche perché l’amicizia non vivendo delle passioni intense dell’amore </span><b>ha più bisogno di tempo, di incontri, di vita passata insieme</b><span style="font-weight: 400;">. Di ricordi e vissuto, che si sedimentano come la terra, nessuna “incursione alata”. Il paradosso che i grandi amori, quelli lunghi sono spesso quelli in cui si fa largo la componente amicale, emerge la complicità e si riesce ad uscire dal limite del “tuo ed io”: il numero 2. La base della coppia. Mentre quando abbiamo un’amicizia a cui teniamo il primo istinto è mostrarla, condividerla. Un pezzetto di felicità nostra che vogliamo donare a chi vogliamo bene. Per stare bene tutti insieme: in </span><b>comitiva</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse per questo spesso scegliamo </span><b>un amico a quattro zampe</b><span style="font-weight: 400;">. Gli esempi di relazione uomo-pets sono sempre più totalizzanti e totalmente umanizzate. I nostri animali da compagnia hanno bisogno degli stessi ingredienti di cui si compone una lunga amicizia e in cambio ci offrono fedeltà, quasi sempre incondizionata, iperumana a tratti. Perché come chiosava il poeta William Blake “</span><i><span style="font-weight: 400;">l&#8217;uccello ha il nido | il ragno la tela | l&#8217;uomo l&#8217;amicizia</span></i><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11084" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-1536x1024.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-2048x1365.jpg 2048w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-1920x1280.jpg 1920w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-editoriale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Leali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Vale la pena essere leali?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La lealtà, la lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri. Tradire è orribile”. Chiosava ripetendo due volte il concetto del tradimento Luigi Pirandello. E chi meglio del premio Nobel per la Letteratura, che ha scritto in diverse opere delle relazioni umane e dei sentimenti che [&#8230;]</p>
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<p><i><span style="font-weight: 400;">“La </span></i><b><i>lealtà</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, la lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri. </span></i><b><i>Tradire</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> è orribile”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Chiosava ripetendo due volte il concetto del tradimento </span><a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Luigi_Pirandello"><span style="font-weight: 400;">Luigi Pirandello</span></a><span style="font-weight: 400;">. E chi meglio del premio Nobel per la Letteratura, che ha scritto in diverse opere delle </span><b>relazioni umane</b><span style="font-weight: 400;"> e dei sentimenti che le animano e governano. E quindi inevitabilmente anche dell’essere leali o traditori. Che si tratti di amore, amicizia, rapporti di lavoro. </span><b>Noi siamo le nostre relazioni</b><span style="font-weight: 400;"> e spesso, anzi quasi sempre, </span><b>la qualità della nostra vita</b><span style="font-weight: 400;"> ne è più condizionata che dagli aspetti materiali. Pensate a come tutto vada bene quando siamo felici o innamorati. O peggio come esperienze negative ci condizionino anche nella vita di tutti i giorni, colpendo perfino la nostra operatività.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza scomodare teorie karmiche, secondo cui </span><b>comportamenti virtuosi in vita garantiscono un miglioramento delle proprie possibilità</b><span style="font-weight: 400;"> presenti e future, la lealtà è un concetto che in qualche modo ci tormenta. Ci viene predicata, insegnata come </span><b>valore assoluto</b><span style="font-weight: 400;"> e ci sforziamo di essere leali. Ma perché facciamo tanta fatica? Perché un comportamento che dovrebbe essere naturale, spesso lo concepiamo come un comandamento? Ci soccorre qui la filosofia e la religione. Anzi in un certo senso l’intera storia del pensiero umano, arte e letteratura comprese, forniscono una serie nota di atti di lealtà e del suo opposto: slealtà o tradimento che vogliamo chiamarlo. Da Adamo ed Eva, ad Ofelia e Otello, sono sterminati gli esempi di tradimenti, mancanza di lealtà che fanno parte dell’immaginario collettivo. E che, spesso allo stesso tempo, costituiscono </span><b>atti contrari alla morale</b><span style="font-weight: 400;"> – spesso cattolica – del tempo in cui accadono. Pensate solo a come è cambiato il concetto di fedeltà, che è la lealtà matrimoniale. Cosa accadeva alle donne accusate di adulterio nel passato, e come oggi sia un po’ diverso. Ma più che in ambito personale è l’</span><b>amicizia</b><span style="font-weight: 400;"> il sentimento che più viene investito dai dubbi: è giusto raccontare tutto o scegliere solo determinate cose, solo perché vogliamo/dobbiamo essere leali a qualcuno?!? Dobbiamo essere sempre schietti con l’amico/a di turno? Essere sinceri, in fondo, è l’altra faccia della medaglia dell’essere leali. Non a caso sono i due aggettivi con cui si identifica un amico. Specie se di lunga data. Quelli a cui credi senza riprove, sulla parola, appunto perché sono sempre stati leali e sinceri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ed è spesso inevitabile che i </span><b>dubbi di lealtà</b><span style="font-weight: 400;"> investano l’</span><b>ambito lavorativo</b><span style="font-weight: 400;">. Chi non ha avuto conflitti che hanno messo in dubbio la propria lealtà verso i propri colleghi/superiori. E spesso essendo l’ambiente di lavoro come una “seconda famiglia” i comportamenti e i sensi di colpa non sono poi così dissimili. Con il risultato che </span><b>spesso siamo, viviamo, senza tregue</b><span style="font-weight: 400;">. Senza spazi di tranquillità, perché mentire costa. Molto a livello emotivo. Anche a chi è più avvezzo a farlo. Un costo che non avremmo, un peso che non dovremmo sopportate se vivessimo lealmente. E alla lunga ci guadagneremmo in serenità. Su cui spesso si innestano i momenti di felicità, che agogniamo più di tutto. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10870" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Ogni limite ha una … Pazienza!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 15:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[La pazienza è la virtù dei forti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa fulminante battuta del comico Antonio De Curtis &#8211; che dal 2003 è il titolo di un popolare libro che raccoglie gag, giochi di parole e non sense del popolare principe della risata, Totò, curato da Matilde Amorosi – racchiude più di ogni altro il concetto di Pazienza. Perché? La connette al suo altro opposto. [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Questa fulminante battuta del comico Antonio De Curtis &#8211; che dal 2003 è il titolo di un popolare libro che raccoglie gag, giochi di parole e </span><i><span style="font-weight: 400;">non</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">sense</span></i><span style="font-weight: 400;"> del popolare principe della risata, Totò, curato da Matilde Amorosi – racchiude più di ogni altro il concetto di</span><b> Pazienza</b><span style="font-weight: 400;">. Perché? La connette al suo altro opposto. Che non è l’impazienza, o insofferenza, come potrete leggere in qualsiasi vocabolario, quanto l’esistenza stessa di quel </span><b>limite per cui la perdiamo</b><span style="font-weight: 400;">. Noi tutti abbiamo dei limiti: possono essere caratteriali, cognitivi, comportamentali, esperienziali, ecc. Il problema è che non sempre li conosciamo. A volte perché </span><b>ci fanno paura e quindi ci rifiutiamo di esplorarli</b><span style="font-weight: 400;">, a volte per pura ignoranza e inconsapevolezza. E questo è davvero e spesso il limite umano più grande. Perché ne va della conoscenza nostra e di quello che ci circonda. Senza contare che quei limiti ci portano spesso a </span><b>perdere la pazienza</b><span style="font-weight: 400;">, a volte ben sapendolo che accadrà – infatti sappiamo ciò che ci infastidisce – altre tanto di esplosione iraconda.</span></p>
<p><b>Se la pazienza è la virtù dei forti</b><span style="font-weight: 400;">, personalmente e caratterialmente, lo sforzo è di provare ad essere un po’ deboli. Provare a fare questo esercizio: decidere come la vera forza sia </span><b>coltivare la pazienza</b><span style="font-weight: 400;">. Perché a volte semplicemente dimentichiamo che se un comportamento ci fa arrabbiare – tipo qualcuno che non capisce con la nostra velocità, al volo – </span><b>forse non ci siamo spiegati, e/o forse non ha neppure i mezzi per comprenderci</b><span style="font-weight: 400;">. Accade perché siamo diversi e spesso è la diversità che ci attrae e colpisce. Senza contare che questo poi ci fa anche valutare ancora più positivamente quando esplodono le </span><b>affinità elettive</b><span style="font-weight: 400;">, nell’amicizia, come nell’amore. E quelle sì che si prendono tutta la pazienza del mondo, almeno del nostro nell’essere coltivate. E così </span><b>si innesta pure la fiducia, con pazienza, negli altri e, anche spesso, nei propri mezzi</b><span style="font-weight: 400;">. Qui si potrebbe poi aprire una parentesi sul karma e su come </span><b>azioni positive migliorino le prospettive personali e, con esse, quelle collettive</b><span style="font-weight: 400;">. E la pazienza è un esercizio assai positivo, specie se combinato alla vecchia saggezza del proverbio: “</span><i><span style="font-weight: 400;">male non fare, paura non avere</span></i><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">PS: oggi ci siamo presi una pausa di riflessione dall’animo green di questa rubrica. Ma </span><b>cosa suggerisce più pazienza della Natura?</b><span style="font-weight: 400;"> Nulla. Guardatevi intorno e pensate alla pazienza delle </span><b>piante</b><span style="font-weight: 400;"> che si fanno largo e resistono (o infestano), la loro resilienza. Come per le </span><b>specie animali</b><span style="font-weight: 400;">: dai salmoni che risalgono con pazienza la corrente, alle tartarughe che scelgono i posti dove nidificare. </span></p>
<p style="text-align: right;"><b>Angela Oliva</b></p>
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