Questa fulminante battuta del comico Antonio De Curtis – che dal 2003 è il titolo di un popolare libro che raccoglie gag, giochi di parole e non sense del popolare principe della risata, Totò, curato da Matilde Amorosi – racchiude più di ogni altro il concetto di Pazienza. Perché? La connette al suo altro opposto. Che non è l’impazienza, o insofferenza, come potrete leggere in qualsiasi vocabolario, quanto l’esistenza stessa di quel limite per cui la perdiamo. Noi tutti abbiamo dei limiti: possono essere caratteriali, cognitivi, comportamentali, esperienziali, ecc. Il problema è che non sempre li conosciamo. A volte perché ci fanno paura e quindi ci rifiutiamo di esplorarli, a volte per pura ignoranza e inconsapevolezza. E questo è davvero e spesso il limite umano più grande. Perché ne va della conoscenza nostra e di quello che ci circonda. Senza contare che quei limiti ci portano spesso a perdere la pazienza, a volte ben sapendolo che accadrà – infatti sappiamo ciò che ci infastidisce – altre tanto di esplosione iraconda.
Se la pazienza è la virtù dei forti, personalmente e caratterialmente, lo sforzo è di provare ad essere un po’ deboli. Provare a fare questo esercizio: decidere come la vera forza sia coltivare la pazienza. Perché a volte semplicemente dimentichiamo che se un comportamento ci fa arrabbiare – tipo qualcuno che non capisce con la nostra velocità, al volo – forse non ci siamo spiegati, e/o forse non ha neppure i mezzi per comprenderci. Accade perché siamo diversi e spesso è la diversità che ci attrae e colpisce. Senza contare che questo poi ci fa anche valutare ancora più positivamente quando esplodono le affinità elettive, nell’amicizia, come nell’amore. E quelle sì che si prendono tutta la pazienza del mondo, almeno del nostro nell’essere coltivate. E così si innesta pure la fiducia, con pazienza, negli altri e, anche spesso, nei propri mezzi. Qui si potrebbe poi aprire una parentesi sul karma e su come azioni positive migliorino le prospettive personali e, con esse, quelle collettive. E la pazienza è un esercizio assai positivo, specie se combinato alla vecchia saggezza del proverbio: “male non fare, paura non avere”.
PS: oggi ci siamo presi una pausa di riflessione dall’animo green di questa rubrica. Ma cosa suggerisce più pazienza della Natura? Nulla. Guardatevi intorno e pensate alla pazienza delle piante che si fanno largo e resistono (o infestano), la loro resilienza. Come per le specie animali: dai salmoni che risalgono con pazienza la corrente, alle tartarughe che scelgono i posti dove nidificare.
Angela Oliva





