Le elezioni politiche: un’occasione da non perdere, mai!

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Partiamo da un assunto: le elezioni sono l’unica occasione in cui ognuno di noi può influenzare il futuro della nazione, indipendentemente dal fatto che si voti col naso turato o meno, come diceva Montanelli.  I piagnistei di chi si lamenta che l’offerta politica sia scarsa lasciano il tempo che trovano: l’offerta è lo specchio di chi la classe politica va a rappresentare, quindi lo spessore del popolo italiano evidentemente è diminuito.

Da ragazzotto ho fatto attività politica e devo dire che allora mi sconvolgevano le lotte interne tra le correnti dei vari partiti, ma in media riconoscevo un certo tessuto culturale e di competenze della dirigenza (almeno dalle segreterie provinciali in su). Se penso che negli ultimi anni, in particolare nelle ultime due legislature, abbiamo visto dei rappresentanti del popolo che avevano eufemisticamente delle opportunità di miglioramento in vari ambiti (come minimo sia a livello comunicativo che culturale), sono arrivato all’amara conclusione della decrescita del livello generale della cittadinanza.

Sicuramente i social portano ad una comunicazione veloce e poco approfondita, ma danno anche un’enorme opportunità per applicare un immediato fact checking, fatto però da pochi: perché? Perché non ci va di pensare: è più facile lamentarsi che approfondire. Ciò ci porta ad avere spesso come obbiettivo finale la possibilità di poter condividere una sottospecie di slogan all’apericena con gli amici e non di costruirci delle opinioni basate su fatti e numeri oggettivi. Io cerco sempre di farlo e mi sono fatto questa scala di priorità, che guiderà il mio voto senza preclusioni per nessuno (forse…).

  • Piano energetico nazionale, senza tabù (soprattutto sul nucleare); questo tema si affronta tramite bilanci energetici per comparare le varie tecniche di produzione in termini di inquinanti e di CO2 (che NON è un inquinante!), con business cases che guidino al meglio gli investimenti e con SWOT analysis a supporto (ad es. il sole e il vento sono gratis, ma non producono di notte o quando si muove poco l’aria, allora mettiamo le batterie, che costano però un occhio della testa, senza dimenticare che 8 delle prima 10 aziende mondiali che producono pannelli solari sono cinesi e i materiali che servono a produrre i motori delle pale hanno una supply chain – altamente inquinante – anch’essa tutta in mani ai cinesi…).
  • Istruzione: stiamo assistendo al declino della cultura media. Non ne faccio una questione di titoli di studio, giacchè un idiota con un titolo di studio è prima di tutto un idiota, perciò il valore legale del titolo è del tutto inutile. Ne faccio una questione di efficacia dei metodi di apprendimento nelle scuole primarie e secondarie. Ne faccio poi una questione di partnership tra università e mondo produttivo: la collaborazione sta faticosamente risalendo la china, ma siamo ben lontani dalle best practices che esistono nei paesi del G7. Il mio voto andrà sicuramente a chi avrà il coraggio di inserire il concetto di meritocrazia nella scuola pubblica, giacchè i docenti di qualunque ordine e grado NON sono tutti uguali, perciò non dovrebbero ricevere gli stessi aumenti salariali.
  • Lavoro: voglio una politica di sostegno agli investimenti delle imprese e di assunzione di nuovo personale, attingendo le risorse da tutte quelle forme di sussidi elettoralistici che sono un incommensurabile spreco del denaro pubblico (primo tra tutti quello introdotto nel 2018 da chi voleva aprire un palazzo come una scatola di non ricordo cosa: aiutatemi a ricordare…)
  • Tasso di natalità: ci faremo male, molto male se non aiutiamo le famiglie ad avere più figli. C’è bisogno di un piano nazionale: ci sono regioni dove i genitori hanno più supporti (pubblici e privati) per conciliare il lavoro e la famiglia, ma nella maggioranza dei casi, soprattutto al sud, è la rete familiare che sopperisce a questa forma di welfare, ma quando i nonni vengono a mancare e gli zii emigrano, che si fa?
  • Sanità: sarò impopolare, ma credo che il budget dedicato a questo tema dal bilancio statale sia adeguato, perciò il problema è l’utilizzo inefficace del denaro. Bisogna rafforzare la cultura manageriale, che non porta ad una diminuzione del servizio: ci vogliono manager capaci e lasciati liberi di lavorare, senza influenze politiche o forzature sindacali. Il mondo della sanità privata (che NON è solo per ricchi: pensate ai tanti dipendenti privati, non solo dirigenti o quadri aziendali, che hanno come benefit la polizza sanitaria) si basa su qualità dell’offerta e su utilizzo adeguato degli investimenti.
  • Servizi locali: quando la faremo finita di assegnare la gestione dei trasporti locali e la gestione dei rifiuti NON per gara, ma con assegnazione diretta? Ciò riguarda la politica nazionale perché una parte dei trasferimenti fatti alle amministrazioni locali servono a coprire gli enormi buchi di bilancio dei comuni, che spendono una marea di quattrini per avere un servizio spesso pessimo (i ricavi della vendita dei biglietti e i ricavi della TARI non coprono quasi mai per intero i costi sostenuti dai Comuni).

Avrei ancora tanto da condividere, ma quello che invito vivamente a fare è che tutti andassimo a votare (il non voto per me non esiste, anche se ogni volta io devo fare quasi 1.000 km per andare a votare e tornare indietro). Vorrei soprattutto stimolarvi a votare informandovi sui programmi dei partiti: è divertente leggere le letterine a Babbo Natale o le dichiarazioni alla Miss Universo delle commedie americane, perché permettono di capire lo spessore culturale e di interlocuzione di chi redige o si fa latore di quelle “proposte”…

Non dimenticate che un voto espresso superficialmente rende ancor più influente il voto di persone di cui voi avete una scarsa o nessuna stima: come minimo dovreste votare per neutralizzare il voto di queste ultime, poi magari lo dovreste fare anche per il futuro e il progresso della nazione…

Gerardo Altieri

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