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La Paura fa censura! Storie di processi di cancellazione

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La dittatura ha una funzione. Strano ma vero. Nulla nella storia dell’uomo nasce a caso, e se qualcosa nascesse per sbaglio di certo non sarebbe una forma di governo!

Ma allora a cosa è servita? Gli esempi da fare sarebbero molti: utilizzerò la Grecia del V secolo a.C.

Questo periodo fu davvero meraviglioso e di grande svolta per la storia umana. Se il filosofo Umberto Galimberti ritiene la Grecia è madre del popolo più intelligente mai esistito sulla terra un motivo ci sarà.

La cultura nasce in Grecia e in questo periodo ha un repentino sviluppo. Non per nulla fu un periodo di egemonia ateniese, dove il grande sviluppo sociale, artistico, culturale ed economico vuole questa età denominata come età d’oro di Atene.

Dopo la pace segnata con la Persia, il tiranno Pericle, con un grande mossa politica, trasferì il tesoro della lega delio-attica da Delo ad Atene. La polis aveva il dominio militare sulla Grecia intera.

Ma allora come fece un solo uomo a condurre la scena politica nella patria della democrazia?  Pericle fu tiranno perché ad Atene sembrò la scelta più vantaggiosa.

Per raccontare tutta la storia del V sec. a.C. ad Atene non basterebbe un libro! (infatti, ce ne sono moltissimi). La cosa che qui ci preme raccontare fu la fine del Tiranno Greco. Pericle venne ostracizzato. Cosa significa questa parola? Gli ostrakon erano dei frammenti di ceramica, dei cocci, utilizzati come i moderni post-it, non solo in Grecia ma anche in Egitto o nella Persia. Scrivere un appunto richiedeva un supporto, che non poteva essere la carta non essendo ancora stata inventata! Ebbene in Grecia la pratica dell’ostracismo prevedeva di scrivere sul frammento di ceramica il nome di chi appariva una minaccia per la democrazia, quest’ultimo sarebbe stato esiliato per dieci anni dalla città. A Pericle successe di peggio. 

Un tiranno è sempre un tiranno, anche se fa cose buone. Lo pensavano anche i romani quando cancellarono quasi del tutto la scrittura etrusca nonostante questo popolo viene ricordato dagli stessi romani come prolifero nell’arte dello scrivere. 

In effetti a Roma, dopo la fine della monarchia, c’era un grande problema con la parola Re. E ricordiamo che i Re erano stati anche etruschi. Ma non fu solo questa la causa della loro cancellazione, erano i perdenti, gli sconfitti, coloro che avevano una grande e brillante cultura, da cui Roma prese tantissimo, a finire sotto il giogo della Lupa. Che soddisfazione!

Ma abbiamo esempi anche più antichi come quello del Faraone eretico, Akhenaton, appartenente alla XVIII dinastia, regnò per diciassette anni fino alla sua morte nel 1335 a.C.

Amenofi IV, che cambiò il suo nome in Akhenaton voleva portare il monoteismo in Egitto, un luogo che, già da duemila anni era politeista! Ogni città aveva le sue divinità ed erano veramente tante. Ma perché questo cambiamento? In realtà fu un fatto politico più che ideologico. I sacerdoti del dio Amon erano diventati troppo ricchi e potenti. Andavano contrastati. Così il faraone pensò di istituire un solo culto al dio Aton, il disco solare. Ciò non avvenne se non per un brevissimo periodo durante il suo regno e il nostro Akhenaton subì quella che viene chiamata damnatio memoriae, venne così cancellato il suo nome dagli elenchi dei faraoni. Chi portò dopo di lui l’eredità dannata? Un figlio che cercò di rimettere le cose al proprio posto con scarsi successi. Chi era? Il famoso Tutankhamon (che cambiò il suo nome originali Tutankhaton per garantirsi nuovamente il favore dei sacerdoti di Amon) 

Ma successe anche da noi, Nevio Pompuleio, Guerriero di Capestrano, Re dei Vestini. La sua famosa statua conservata al museo di Villa Frigerj a Chieti venne ritrovata in pezzi. Appositamente demolita rompendola all’altezza delle caviglie. Gesto emblematico di una damnatio memoriae operata senza bisogno di scrittura.

Tutti grandi dittatori a tratti diversi dai più vicini a noi ma anche molto simili.

La dittatura o la tirannide entrano in gioco in momenti di profonda crisi, economica, sociale, culturale. In momenti in cui le persone si sentono disarmate, impotenti, con un grande bisogno di una guida che li aiuti ad uscire da una situazione precaria. Coincidenze che capitano fin troppo spesso nella storia. Un dittatore può portare avanti grandi imprese ma ciò comporta la limitazione della libertà e tal volta la presa di “capri espiatori” da sacrificare sempre per plurime ragioni. 

La censura diventa quindi uno strumento di comando fondamentale. Più la cerchia che gestisce il potere è piccola più le forme coercitive di controllo saranno maggiori e rigide. La storia lo insegna, è un assioma fondamentale!

Da studiosa del passato vedo il presente e mi auguro che questo fenomeno non si ripeta, anche se le premesse ci sono. Sembrano differenti ma non lo sono affatto!

Vogliamo parlare di come l’Imperatore Augusto abbia utilizzato la propaganda per farsi amare e per far rispettare delle leggi sia a tutela dello stato sia morali? E devo aggiungere che i nostri politici attuali non hanno ne la cultura ne le abilità del famoso imperatore ma suscitano lo stesso una sudditanza senza eguali. Inversamente proporzionale al loro grado di acculturazione e direttamente proporzionali ai facili slogan! (tutti comprendenti parole del campo dell’edilizia come ruspa o asfaltare…preferisco Ovidio)

Volgiamo parlare di come il codice di Hammurabi, tra le più antiche raccolte di leggi, scritte nel XVIII secolo a.C. sembrano così attuali inneggiate dalle masse caricate di odio? (occhio per occhio, dente per dente) Spesso più sana e tutelatrice, dopo quasi 4000 anni, rispetto a uomini senza la minima umanità che giocano a fare i ministri sulla vita di persone racchiuse in varie categorie senza diritto… 

La storia antica sembra lontana ma insegna tanto quanto quella moderna. Guardatevi dall’ignorare il passato! E’ solo un ottimo pretesto per ripetere, in maniera infantile, sempre gli stessi errori.

Ricordate che il benessere di “pochi rispetto ai molti” non va mai fuori moda e chi vi dice che la storia non serve vi vuole ignoranti e manovrabili.

Lo dico senza censure.

Andrea Di Giovanni