È il clima ad essere cambiato o sono le abitudini dell’uomo?

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L’estate che abbiamo appena passato si è prospettata essere una della più fresche dei prossimi cinquant’anni. Cosa aspettarci, allora dalle stagioni più fredde?

Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, assicura che la corsa del governo alla diversificazione energetica consentirà di superare la stagione “critica” con misure «assolutamente leggere e sostenibili». Basterà ridurre di un grado i riscaldamenti negli uffici pubblici e nelle abitazioni private (passando, quindi, da 20° a 19°) e ridurne l’accensione di un’ora al giorno. Così facendo, si risparmierebbe 1 miliardo di metri cubi di gas nell’ultimo semestre 2022 e 2 miliardi nei prossimi anni.

Inoltre si parla anche di ridurre del 40% l’illuminazione pubblica nelle città e in casi estremi di anticipare la chiusura degli uffici pubblici alle 17:30 e dei negozi alle 19 e di impostare un coprifuoco alle 23 per i locali, anche se, per il momento, sono ancora soltanto idee.

La buona riuscita di questo progetto di salvaguardia, però, dipenderà dalla buona volontà dei singoli cittadini di voler rispettare quanto suggerito dal Ministro per quel che riguarda la riduzione della temperatura di termosifoni e via dicendo. Vero è che non è possibile entrare nelle singole abitazioni per verificare che questa sia impostata a 19° e che i termosifoni siano accesi un’ora in meno rispetto all’uso che se ne fa abitualmente.

Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ha anche parlato di una campagna di informazione per promuovere il concetto e la messa in pratica del risparmio energetico.

Ma far cambiare le abitudini, per quanto malsane possano essere, non è cosa semplice, e una singola campagna pubblicitaria non basterebbe. L’uomo in generale è ormai troppo abituato ad ottenere ciò che desidera a discapito dell’ambiente e di chi lo circonda. Fargli capire che le risorse di cui disponeva un tempo non sono più illimitate non è cosa semplice.

Sarebbe più che altro la mentalità da cambiare, non le abitudini. Ma per fare ciò non basterebbe certo una campagna pubblicitaria perché questa richiederebbe troppo tempo e purtroppo non ce n’è più a disposizione.

Ci sarebbe bisogno di una presa di posizione più decisa da parte di tutti i cittadini del Mondo, ma è proprio questo il problema. Non c’è una regolamentazione univoca per tutti i popoli e le culture. Ogni Stato si comporta in modo diverso nei confronti di questa difficile tematica.

Succede così che qualcuno si impegna e qualcun altro non sa neanche cosa sia la raccolta differenziata, non perché sia cattivo, ma semplicemente perché è male informato, non c’è una sensibilizzazione globale. Soltanto locale.

Quando queste risorse saranno terminate (cosa che accadrà a breve) allora ci si inizierà a rendere conto che andavano fatti passi diversi da quelli compiuti sinora. Per il momento continueremo a lamentarci e a far passare di bocca in bocca frasi come “non ci sono più le mezze stagioni”, “è il cambiamento climatico”, “questo Pianeta lo stiamo distruggendo”.

Roberta Conforte

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