Home Canali La cultura Ciak crisi! L’impatto della pandemia su un intero settore

Ciak crisi! L’impatto della pandemia su un intero settore

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Tanto. Costa tanto. Da quando è comparso il Covid, anche le figure che ruotano attorno a un set professionale sono cambiate. Il nostro è uno dei pochissimi ambienti lavorativi rimasti in cui è NECESSARIO togliere la mascherina: come diavolo facciamo, altrimenti, a girare il primo piano di un attore? E un bacio fra due amanti in riva al Tevere in un caldo tramonto romano? E l’abbraccio di un padre e di un figlio sul tetto di una casa in collina che si affaccia su Torino? Il reparto degli attori è quello in realtà più a esposto. Quindi più a rischio. Mentre il regista e gli altri reparti indossano la mascherina durante le riprese (spesso realizzate in luoghi angusti o in luoghi con pochissimo ricambio d’aria), gli attori devono recitare senza. A meno che, ovviamente, la storia che si sta raccontando non abbia a che fare con la pandemia che stiamo vivendo. Per garantire la sicurezza sul set, le produzioni investono migliaia e migliaia di euro in più, al fine di tenere sotto controllo tutta la troupe. Questo si traduce in centinaia di tamponi, controlli continui, quarantene volontarie prima di arrivare sul luogo di lavoro. In termini economici è uno sforzo notevole. Ma anche da un punto di vista psicologico non è facile. 

Ho un amico. Molto famoso. Lo chiameremo con il nome di Luigi, in questo articolo, per rispettare la sua privacy. Luigi ha fatto una decina di film e serie televisive, in Italia. È uno di quegli attori che, se lo si incontra per strada, vien quasi da dire: “Ehi, ma quello non è il tipo che ha fatto quella serie su Raiuno?”. Il lavoro di Luigi si fermò di colpo. Per quasi sei mesi le produzioni di cinema e televisione si bloccarono. Era il 2020. L’inizio del futuro. L’inizio dell’oggi. Luigi era sicuro che avrebbe girato almeno due serie televisive, quell’anno, due serie che gli avrebbero garantito una retribuzione idonea per un po’. Non fu così. Tutto si fermò quasi all’improvviso e non appena l’Italia mise i piedi fuori di casa dopo uno scioccante lockdown, Luigi iniziò a fare il cameriere. Lo chiamai in quel periodo. Scoppiò in un pianto disperato, mi disse che voleva smettere di recitare, che ormai era tutto finito. Fortunatamente Luigi ha ricominciato a lavorare di recente, riprendendo il giusto ritmo. Faccio notare, in queste righe, che gli attori professionisti sono artisti spesso famosi che però non hanno quasi nessuna garanzia sul futuro. Spesso sono costretti a svolgere una vita cercando di sopravvivere con pochi spiccioli, pur di vivere dei propri sogni. Non sempre, infatti, la ruota gira come vorremmo. Quando Luigi è tornato finalmente sul set, la produzione aveva inserito dei “Covid Managers”. Sono figure che hanno la responsabilità di controllare che il set sia al sicuro e che non scoppi nessun focolare. 

E se scoppia? Col tempo siamo riusciti a capire come muoverci sul set in questi casi. Certo, tutto questo comporta un notevole dispendio di soldi, fatica, tempo per chi produce e non solo. 

Fortunatamente negli ultimi tempi, grazie anche a una conoscenza e un’esperienza più profonda, siamo riusciti a “normalizzare” anche questo aspetto. Le produzioni fanno il possibile per garantire al set di lavorare serenamente, con tamponi e controlli continui! Ma gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. 

E se lo streaming ha definitivamente preso il volo, le sale cinematografiche rischiano uno schianto senza precedenti: è stato terribile vedere il terzo capitolo di Ghostbusters (ragazzi, Ghostbusters! Un titolo famosissimo!) in una sala piena solo a metà, a Milano! Non è un titolo a caso. Parliamo di un evento da “grande distribuzione”. È uno di quei film che, solo qualche anno fa, avrebbe riportato in sala anche coloro che la frequentano un po’ meno. 

Quale diavolo è il problema? 

Lo abbiamo detto a più riprese nei nostri articoli, lo ripetiamo ancora: i prezzi dei biglietti sono troppo alti! Una famiglia di 4 persone, per andare a vedere un film, rischia di spendere fino a 60 euro, fra tickets e patatine. Con la stessa cifra ci si può abbonare a Netflix per sei mesi, vedendo centinaia di film, a qualunque ora. 

Facciamo notare, in questo articolo, che la fruizione di un film non è affatto ridotta. Spesso gli utenti si “costruiscono” una buona sala cinema a casa. Basta avere un’ottima televisione, un discreto impianto audio (utile anche per la musica) e il gioco è fatto. 

Il cinema, inteso come sala cinematografica, come industria, come luogo di culto, ha bisogno di un sostegno e di nuove strategie. 

Ci vuole, probabilmente, una nuova visione. O rischiamo di avere cattedrali dimenticate con schermi enormi ma spenti, nei centri delle nostre città. 

Cattedrali dove un tempo si stava in fila per vedere Alien, o Blade Runner. 

Non può accadere. Non deve accadere, cavolo! ! ! 

Marco Cassini