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	<title>Associazioni e dissociazioni Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>BIO BACCO &#038; CO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> La sostenibilità è al centro di numerosi dibattiti di tipo ambientale ma anche etici e sociali. “Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri” Il termine di sostenibilità è stato adoperato per la prima volta nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> La sostenibilità è al centro di numerosi dibattiti di tipo ambientale ma anche etici e sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine di sostenibilità è stato adoperato per la prima volta nel 1972, in occasione della Conferenza di Stoccolma, durante la quale si focalizzò l’attenzione sul salvaguardare le risorse naturali affinché si potessero migliorare le condizioni di vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Effettuare una totale transizione a un paese biologico comporterebbe per l’Italia notevoli benefici in ambito ambientale, alimentare e salutare che non devono mai essere sottovalutati. È fondamentale evidenziare che attualmente non esiste nessun paese al mondo che si sia dichiarato paese biologico e conseguentemente l’Italia sarebbe il primo paese al mondo bio, diventando il paese leader a livello mondiale nel mondo agroalimentare. In quasi trent’anni il Salone Internazionale del biologico e del naturale è cresciuto fino a diventare il re degli appuntamenti italiani dedicati alla cultura biologica e naturale e che in quest’ultima edizione si è dedicato   alla  filiera produttiva del </span><a href="https://indiplomacy.it/biologico-italiano-cina-federbio/"><span style="font-weight: 400;">biologico</span></a><span style="font-weight: 400;"> e del naturale  a livello internazionale  e  dedicandosi tra le altre cose al contributo dell’intelligenza artificiale all’agricoltura a fronte della crisi idrica perché è su quei temi che si gioca il futuro del nostro pianeta dunque, una vetrina ideale per dare visibilità a prodotti che non sono solo naturali e biologici, ma anche free from la quota di export agroalimentare italiana è cresciuta con alte percentuali rispetto al 2008 </span><i><span style="font-weight: 400;">e  quindi ha fruttato il riconoscimento del bio Made in Italy sui mercati internazionali</span></i><span style="font-weight: 400;">      unendo qualità della tradizione a sostenibilità e sfruttando le opportunità offerte dall’internazionalizzazione che  si dimostra sempre più rilevante per l’economia italiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno dei settori più importanti per l’Italia è il settore agroalimentare, questo settore è composto da un insieme di attività che comprendono la produzione, la trasformazione e la distribuzione di bene alimentari; ha, quindi, una filiera produttiva estesa e diversificata dell’agricoltura biologica e di tutti i suoi vantaggi, la sostenibilità, infatti, implica un benessere che cura la qualità della vita e si incentra sull’obiettivo principale che è quello di mantenere costante il rapporto ambientale, economico e sociale per assicurare le migliori condizioni di vita alle persone. Il Made in Italy agroalimentare si identifica in tutti quei prodotti legati all’Italia che fanno parte della dieta mediterranea. “Made in” indica la provenienza del prodotto da un imprenditore che dovrà essere veritiera e conforme alla legge. Il logo biologico è un’etichetta che viene messa sul prodotto per fornirgli l’identità biologica. Esso, infatti, definisce quando un prodotto è biologico ed è realizzato all’interno dell’Unione Europea. L’etichetta è un ottimo modo per agevolare il consumatore a distinguere i prodotti europei di tipo biologico, ha il compito di garantire all’utilizzatore, che il bene è stato realizzando applicando la regolamentazione europea sull’agricoltura biologica. Il logo biologico è utilizzato solo ed esclusivamente su tutti quei prodotti che sono stati certificati come biologico da un organismo autorizzato. Quel prodotto, infatti, avrà soddisfatto tutte le condizioni riguardanti la produzione, il trattamento, il trasporto e l’immagazzinamento. I prodotti che hanno il logo biologico contengono al loro interno almeno il 95% di ingredienti biologici e per il restante 5% dovranno rispettare rigorose condizioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni seguenti, si sono migliorati gli standard per la produzione e sono state introdotte le certificazioni in modo tale da fortificare la fiducia del cliente. In questa fase, è stato dimostrato che i prodotti biologici hanno migliorato la salute. In questo periodo, c’è stato un forte incremento sia per i terreni biologici ma anche per gli alimenti biologici. Infine, grazie all’introduzione della certificazione e dei sistemi di controllo, si è arrivati ad un incremento di sviluppo nei mercati internazionale. Come già detto, la fase del biologico 1.0 è stata importante in quanto è stato riconosciuto il fatto che le persone possano alimentarsi in maniera corretta e allo stesso tempo possono aiutare l’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il biologico è una tematica emergente, data la crescita del mercato e il suo peso nell’economia mondiale, e questo viene testimoniato dalla proliferazione di studi e ricerche sul consumo dei prodotti alimentari biologici. Dalla letteratura emerge un numero rilevante di studi sul mercato alimentare biologico che mirano ad esplorare vari aspetti e dinamiche delle attitudini e dei comportamenti di acquisto dei consumatori. La rilevanza dell’agricoltura biologica negli studi dei ricercatori di tutto il mondo si deve alla forte crescita di questo mercato, registrata soprattutto a partire dal nuovo millennio. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’interesse per i prodotti alimentari biologici da parte dei consumatori può essere considerato anche la conseguenza dei numerosi scandali alimentari che hanno investito i prodotti convenzionali. I consumatori hanno iniziato a porsi delle domande sui metodi di produzione, sull’origine dei prodotti, sul contenuto e sulla naturalezza degli alimenti. I consumatori attribuiscono molta rilevanza nelle loro scelte alimentari alla sicurezza degli alimenti, al valore nutrizionale e in particolare al non utilizzo di sostanze chimiche nel processo di coltivazione e trasformazione del prodotto. Si mettono sempre più a confronto gli effetti sull’ambiente, sull’energia e sull’economia generati dal sistema di agricoltura convenzionale con quelli del biologico sottolineando i vantaggi che la comunità può trarre da questo tipo di produzione più   sostenibile. Con il passare del tempo il mercato alimentare biologico stesso ha subito dei mutamenti. Se in passato il biologico era tipico di piccoli produttori contadini, con una forte vocazione green, oggi anche le grandi imprese dell’industria alimentare e le insegne della grande distribuzione organizzata hanno introdotto delle linee biologiche. Si è passati da una presenza dei prodotti alimentari biologici quasi esclusiva dei negozi specializzati biologici ad una sempre maggiore presenza nei negozi al dettaglio non specializzati; uno scaffale “verde” è sempre presente. In considerazione della grande attenzione che i consumatori attribuiscono alla naturalezza e all’ambiente molte aziende, anche non biologiche, enfatizzano nel claim del prodotto il carattere “naturale”. Questa pratica spesso genera confusione nei consumatori e incrementa lo scetticismo anche verso i prodotti biologici. I consumatori cercano di colmare le loro incertezze attraverso una lettura attenta delle etichette dei prodotti, valutando gli ingredienti e i valori nutrizionali. Le persone cercano rassicurazione attraverso i loghi applicati nella confezione del prodotto e in tal senso svolgono un ruolo fondamentale il logo di certificazione biologica e il brand del produttori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diventare un paese biologico è un modo per aiutare l’ambiente perché non c’è spreco di materie prime, perché rispetta la biodiversità e ha un impatto positivo sull’ambiente. La scelta relativa ad un prodotto biologico porta, anche, numerosi vantaggi salutari ma anche etici e ambientali. Il vantaggio principale è, dunque, la salvaguardi dell’ambiente. Infatti, una coltivazione biologica sfrutta la fertilità del terreno senza l’utilizzo di una coltivazione aggressiva. Grazie a questa coltivazione viene garantito un equilibrio naturale del terreno in quanto rispetta i ritmi delle stagioni, c’è una rotazione delle colture e c’è una minore infiltrazione dei nitrati nelle acque. Grazie ad una produzione biologica, abbiamo un minore impatto sul pianeta. A differenza di una agricoltura convenzionale, l’agricoltura biologica sceglie e preferisce un sistema che sia conforme con i ritmi naturali del suolo ma anche con il ciclo di vita delle piante stesse. Si scelgono, quindi, nuove tecniche in modo tale da preservare l’ecosistema. Oltre a preservare l’ecosistema, l’agricoltura biologica preserva la biodiversità. Essa è un elemento necessario per la sopravvivenza delle specie. Nell’agricoltura biologica, gli agricoltori custodiscono la biodiversità a livello genetico, di specie e di ecosistema. A livello genetico ovvero che l’agricoltura bio incoraggia l’uso delle sementi tradizionali. A livello di specie ovvero che la diversità delle specie vegetali ottimizza la produzione agricola. Infine, a livello di ecosistema nel senso che la conservazione dei terreni agricoli creano un ambiente ideale per gli animali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grazie ai cibi biologici, che non contengono pesticidi e sostanze nocive, è possibile ottenere un beneficio diretto sulla propria salute e contribuire al proprio benessere attraverso una vita più sana . Si deve però considerare che a volte la propensione a spendere di più per i prodotti biologici dimostrata dai giovani non si traduce in consumo a causa del loro basso potere di acquisto. Infatti i giovani con un alto livello di istruzione potrebbero non avere ancora un livello di reddito tale da sostenere la spesa del biologico. L’attitudine positiva verso il biologico e la disponibilità a pagare un premium  price che   decresce con l’età. L’immagine dei prodotti biologici diventa la raffigurazione dell’immagine di sé stessi. La motivazione a presentare, attraverso i prodotti, l’immagine di sé cresce quando il comportamento di acquisto è socialmente desiderabile, cioè quando contribuisce al benessere della società, come l’acquisto degli alimenti biologici. Questo fattore psicologico ha un forte impatto sulla decisione di acquisto del consumatore. Si rileva che, quando il prodotto biologico non viene percepito come eco-friendly, il consumatore se sceglie di acquistare il biologico lo fa per i benefici sulla salute, mentre sceglie il prodotto green per motivi altruistici relativi alla tutela dell’ambiente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un ulteriore aspetto positivo dell’agricoltura biologica è la riduzione dell’inquinamento grazie al non utilizzo di sostanze chimiche che inquinano l’ambiente. La regolamentazione sulla coltivazione biologica non consente l’utilizzo di tali sostanze per la protezione sia dell’acqua ma anche del suolo. Oltre ha vantaggi come la salvaguardia dell’ambiente e il benessere degli animali, ci sono benefici anche dal punto di vista del sapore. Infatti, i prodotti biologici hanno un gusto migliore rispetto a prodotti tradizionali in quanto hanno un sapore più intenso essendo prodotti freschi. Essi, inoltre, presentano una migliore presenza di sostanze nutritive. In primo luogo, gli alimenti biologici sono importanti per i bambini  in quanto privi di sostanze nocive. In secondo luogo, gli alimenti biologici non contengono neurotossine, esse sono delle sostanze che contengono dei residui di pesticidi, i quali sono dannosi per il nostro cervello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tra i motivi favorevoli all’acquisto si registra una grande rilevanza delle preoccupazioni sulla salute, della sostenibilità ambientale, del benessere degli animali, della naturalezza dei prodotti, del sostegno all’economia locale. Le principali barriere sono invece il prezzo, la disponibilità limitata dei prodotti, e la mancanza di fiducia negli schemi di certificazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molteplici sarebbero i vantaggi che l’Italia avrebbe se si dichiarasse paese bio; i benefici possono essere in ambito ambientale, alimentare, e salutare. È fondamentale sottolineare, come già detto, che diventare un paese bio comporterebbe una riduzione dell’inquinamento, un aumento della biodiversità e un miglioramento del terreno, quest’ultimo a beneficio del mondo animale. Inoltre, si migliora la qualità dei beni prodotti rispetto a quelli prodotti con agricoltura industriale. Infine, ma non per minore importanza, produrre esclusivamente prodotti biologici significa anche avere un significativo impatto positivo sulla qualità di vita dell’essere umano in quanto avremmo a mangiare prodotti più curati e meno dannosi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le complesse relazioni tra biodiversità e nutrizione, con particolare riguardo a due fenomeni: da un lato la crescente e inarrestabile perdita di biodiversità a tutti i livelli, specifico, ecosistemico, agrario e dall’altro il paradosso alimentare per il quale crescono in tutto il mondo sottonutrizione ed obesità che rappresentano i due principali problemi legati al cibo. L’agricoltura moderna ha reso la produzione di cibo indipendente dai limiti degli ecosistemi locali attraverso l’uso di input prelevati altrove. L’uso di fertilizzanti di sintesi ha favorito l’introduzione di specie e varietà non autoctone, ad alta resa ma altamente dipendenti da questi input, come pure l’introduzione di razze ibride per le quali non si ricorre più al foraggio prodotto localmente ma a fonti nutrizionali completamente estranee, non solo ai luoghi di allevamento ma anche alla stessa fisiologia animale. L’esaurirsi dei combustibili fossili, la perdita di biodiversità e di agrodiversità, i cambiamenti climatici e la degradazione di vaste aree, come anche la diminuita disponibilità di acqua e l’aumento di inquinanti nei corpi idrici e in atmosfera, rappresentano tutti fattori di crisi e di instabilità per gli attuali processi di produzione e di consumo. La complessità e la molteplicità di aspetti coinvolti suggeriscono di avere un approccio olistico nell’analisi del sistema agroalimentare, cercando in tal modo di costruire un percorso logico ed operativo in grado di evidenziare le connessioni tra la biodiversità e la nutrizione umana; in particolare si vuole capire se una perdita di biodiversità e di agrodiversità può influire negativamente sulla disponibilità alimentare, sia in termini quantitativi, sottonutrizione e sia in termini qualitativi, carenze nutrizionali ed obesità. Il nesso ecologico che intercorre tra sistema alimentare e ambiente è molto stretto poiché l’agricoltura svolge il duplice ruolo di produzione in termini quantitativi, assicurando la disponibilità alimentare, e di salvaguardia della biodiversità, quest’ultima fonte sia della qualità e varietà dei cibi e sia della qualità e della varietà delle produzioni agricole, nonché dei servizi ecosistemici di supporto e di regolazione senza i quali molte risorse che alimentano il sistema produttivo stesso, come ad esempio acqua e suolo, non sarebbero disponibili . Il cibo stesso può essere visto come un servizio ecosistemico poiché è disponibile in natura e la sua produzione può essere aumentata attraverso la corretta gestione degli ecosistemi locali e dei cicli naturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’implicazione di questa perdita di biodiversità sulla fornitura globale di cibo non è stata ancora completamente compresa né misurata dal punto di vista nutrizionale sebbene molte risorse naturali siano rinnovabili, tuttavia gli ecosistemi primari difficilmente riescono a ripristinare la loro complessa struttura una volta che siano stati disturbati. Se i disturbi diretti, disboscamenti, conversioni d’uso, sovrasfruttamento, possono in certa misura essere evitati, altri disturbi indiretti, come quelli legati al cambiamento climatico, sono del tutto fuori controllo e possono pesantemente compromettere la struttura originaria di un ecosistema. E’ il caso, ad esempio, degli ecosistemi di alta quota che potrebbero nei prossimi decenni scomparire a causa delle temperature medie troppo elevate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia, anche se non è un paese biologico ha tutte le caratteriste per essere comunque un paese leader in questo ambito; infatti, è il secondo paese al mondo dell’esportazione di prodotti biologici e terzo paese per l’estensione biologica prodotta sui terreni agricoli. Essere un paese leader per l’Italia comporta anche vantaggi positivi del marketing ma anche nel turismo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11417" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-bio-bacco-e-co-a_d.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Io, tu, tutti volontari!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
		<category><![CDATA[Salute un diritto di tutti ...o no?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il mondo del Volontariato di Pescara è stato protagonista dell&#8217;evento organizzato dal Centro Servizi per il Volontariato lo scorso 5 giugno 2023 nell&#8217;accogliente spazio dell&#8217;Istituto Alberghiero De Cecco a Pescara, a conclusione dei progetti realizzati durante questi mesi, grazie all&#8217;impegno di tanti giovani studenti delle scuole superiori, scesi in campo per sperimentarsi e vivere in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"> Il mondo del Volontariato di Pescara è stato protagonista dell&#8217;evento organizzato dal Centro Servizi per il Volontariato lo scorso 5 giugno 2023 nell&#8217;accogliente spazio dell&#8217;Istituto Alberghiero De Cecco a Pescara, a conclusione dei progetti realizzati durante questi mesi, grazie all&#8217;impegno di tanti giovani studenti delle scuole superiori, scesi in campo per sperimentarsi e vivere in modo operativo solidarietà e amicizia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Presidente del CSV- Abruzzo dottor Casto Di Bonaventura</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">ha presentato al pubblico intervenuto l&#8217;importante contributo del Terzo Settore, risorsa insostituibile nelle emergenze e non solo, per realizzare una società più equa, per creare relazioni sane e generose e pensare ad un futuro sempre più improntato all&#8217;inclusione. L&#8217;attenzione, quindi, è stata rivolta all&#8217;esperienza svolta ad ottobre dai 500 partecipanti all&#8217;incontro avvenuto nella città scelta l&#8217;anno scorso come capitale del volontariato Bergamo, che ha voluto così valorizzare l&#8217;aiuto ricevuto durante i mesi della pandemia con un happening, dal titolo significativo: &#8220;IO dono così. Giovani che cambiano il mondo&#8221;. Da lì è partita l&#8217;iniziativa di scrivere 10 lettere all&#8217;Europa, per sollecitare attenzione ai temi scottanti di oggi: Ambiente e vita della terra, Giustizia e Legalità, Parità e Identità di genere, Pace e geopolitica, Salute e benessere, Territorio, Cultura, Cittadinanza e partecipazione, Scelte e opportunità, Dono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell&#8217;incontro di lunedì 5 giugno, questi temi sono stati ripresi e affidati alla riflessione dei volontari di Pescara, divisi in gruppi di approfondimento, perché potessero mettersi in gioco con proposte concrete da realizzare nella realtà locale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Un esempio di progetti realizzati a Pescara? L&#8217;interessante progetto READ&amp;GO esperienza formativa a 360° proposta dall&#8217;Associazione Culturale SmartLab Europe, che ha coinvolto un gruppo di studentesse di vari Istituti superiori di Pescara nella scoperta della lettura, ma in veste innovativa, attraverso la condivisione delle emozioni suscitate dalla lettura e l&#8217;approfondimento dell&#8217;analisi dei libri, che ha permesso di entrare in contatto con tutta la realtà del libro, non solo di leggerlo!  Si tratta di una modalità che vuole contrastare il malessere giovanile, alimentato dalla dipendenza dai mezzi tecnologici, e rispondere al bisogno umano, e soprattutto dei giovanissimi, di relazioni vere non virtuali. </span><span style="font-weight: 400;">La presidentessa Annarita Bini e il suo staff presenti all&#8217;evento conclusivo del CSV hanno portato la loro esperienza, per diffonderne la valenza formativa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cosa è stato generato dall&#8217;incontro? Una serie di proposte, tra cui quella del gruppo guidato dal team dell&#8217;Associazione Culturale SmartLab Europe, che ha pensato di creare un sito o un blog dedicato ad un quartiere e alle sue storie di vita, che possa essere inclusivo e offrire spazio all&#8217;ascolto, ai bisogni e anche un&#8217;occasione per tutti di dare una mano! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il volontariato può essere decisivo per il nuovo umanesimo che tutti desideriamo, perciò&#8230;io, tu, tutti volontari!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Paola Giorgi</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11282" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-tutti-volontari-a_d.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11283" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-tutti-volontari-a_d.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La forza di una comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comunità l&#8217;uso del termine comunità da parte di Aristotele e della Bibbia testimonia una lunga storia del concetto di Comunità nel pensiero Occidentale (Nisbet 1953). L&#8217;antropologia se ne é impadronita fin dalle sue origini ottocentesche: le piccole dimensioni della comunità, il carattere omogeneo e chiuso, i rapporti sociali intensi e diretti tra i suoi membri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Comunità l&#8217;uso del termine comunità da parte di Aristotele e della Bibbia testimonia una lunga storia del concetto di Comunità nel pensiero Occidentale (Nisbet 1953). L&#8217;antropologia se ne é impadronita fin dalle sue origini ottocentesche: le piccole dimensioni della comunità, il carattere omogeneo e chiuso, i rapporti sociali intensi e diretti tra i suoi membri vengono contrapposti alle caratteristiche delle formazioni sociali tipiche della società moderna. Senza un impegno consapevole per una solidarietà globale capace di unire i popoli e le persone, l’esperienza pandemica ha rischiato e rischia tuttora di acuire la moltiplicazione di barriere e muri generando diffidenza, divisione e allontanamento. La solidarietà meccanica della comunità, fondata sull&#8217;uguaglianza tra i membri, dalla solidarietà organica della società moderna, in cui gli individui hanno ruoli e occupazioni diverse. Quest&#8217;opposizione dicotomica&#8230; ha avuto fino agli anni Sessanta una forte influenza sul pensiero antropologico. E molti antropologi&#8230; negano la pertinenza dell&#8217;opposizione dicotomica ed evolutiva tra la comunità tradizionale e le aggregazioni o associazioni moderne&#8230;.Cohen definisce la comunità un costrutto simbolico: « La comunità esiste nella mente dei membri e non dovrebbe essere confusa con l&#8217;affermazione geografica o sociografica di &#8221; fatti&#8221;»,  nel fornire agli individui «l&#8217;equipaggiamento simbolico» in cui  consiste la loro cultura, la comunità svolge, come l&#8217;idea di etnia, un ruolo essenziale che spiega la sua «rinascita» nel mondo moderno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si parla di società per indicare una rappresentazione collettiva di tipo &#8220;artificiale&#8221; e contrattuale, e pertanto più &#8220;anonima&#8221;, in cui le relazioni formali prevarrebbero sui rapporti interpersonali. &#8220;La teoria della società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato di esseri umani che solo superficialmente assomiglia alla comunità, nella misura in cui anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Però, mentre nella comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il termine comunità rinvia ad una particolare intensità del sistema di relazioni sociali, dovuta alla vicinanza e alla solidarietà di gruppo, alla parentela e alla condizioni di arrivo, di alloggio e di lavoro; alla lingua detta d’origine e all’inter-lingua locale; alle pratiche relative al consumo e agli scambi familiari e rituali; ai segni di riconoscimento e alle forme, in particolare religiose, di affermazione collettiva,  quando si parla di comunità si fa riferimento a individui in relazione continua, è logico affermare che proprio essendo relazioni in divenire legate al contesto sociopolitico ed economico si possano mettere in atto entrambi i tipi di relazioni con tutte le loro caratteristiche. L&#8217;espressione &#8220;sviluppo comunitario&#8221;, per designare l&#8217;insieme dei processi mediante i quali gli abitanti di una determinata zona uniscono i loro sforzi a quelli dei pubblici poteri allo scopo di migliorare la situazione economica, sociale e culturale della comunità, di associarla alla vita della nazione e di porla in grado di contribuire al processo del paese. Tutti questi processi presuppongono due elementi essenziali: la partecipazione attiva degli abitanti agli sforzi intrapresi per migliorare il livello di vita e la massima iniziativa possibile della popolazione stessa; la disponibilità di servizi tecnici ed altri in forma tale da favorire e rendere più efficace l&#8217;iniziativa, l&#8217;assistenza reciproca e l&#8217;aiutarsi da sé. È su tali elementi che si basano i programmi di sviluppo della comunità, la cui attuazione deve premettere di realizzare tutta una serie di definiti miglioramenti&#8221;. Lo sviluppo di comunità viene attivato utilizzando l&#8217;approccio partecipativo inteso come un processo attraverso il quale i cittadini possono contribuire collaborando con i tecnici e gli amministratori, alla formazione delle decisioni rispetto a questioni che riguardano la comunità e quindi la loro vita.  Già all&#8217;epoca Romana riconoscersi come membri di uno stesso popolo e sentirsi legati alla continuità attraverso proprio passato e con il proprio futuro.   Se tale obiettivo è la comunità stessa, si parla di partecipazione per allargare ancora maggiormente il senso della relazione comunitaria, in quanto partecipare significa prendere parte, cioè spinge gli individui a discutere a dialogare per costruire beni comuni. La partecipazione alla vita sociale della propria comunità e l&#8217;interessarsi alle dinamiche attive sul proprio territorio fanno in modo che si abbia la forza di autodirigere la propria vita e con gli altri la vita comune. La partecipazione è da intendersi come un processo intenzionale, libero, collettivo ed organizzato che coinvolge, in maniera differente, gli attori sociali. É una relazione che genera relazioni, tutte volte al raggiungimento di valori ed obiettivi costruiti e condivisi dai diversi attori coinvolti. È il motore del cambiamento e della trasformazione a livello sia individuale sia comunitario. E’ necessario contribuire a trasformare il Paese in una comunità aperta al futuro, valorizzando reti ed alleanze orientate a preservare e accrescere il valore del sistema Italia con impegno, operosità e solidarietà. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Partendo dal concetto antropologico di comunità, analizzando la complessità d&#8217;interpretazione, nei diversi ambiti di studio e l&#8217;evolversi del suo significato sino ad arrivar e al concetto di sviluppo di comunità, si è potuto notare come incentivare un maggior senso di appartenenza produca una maggiore collaborazione e stimoli i membri della comunità a partecipare alla realizzazione di politiche sociali mirate al benessere della comunità stessa. Il concetto di comunità pertanto non resta soltanto teorico e distaccato ma assume valore quanto più aumenta il grado di appartenenza e di partecipazione degli abitanti di una comunità. La capacità di un individuo, di un gruppo o di una comunità d’affrontare e superare le avversità della vita ossia la capacità di un materiale di ritrovare la sua forma originale dopo aver subito una deformazione inferta da forti pressioni.  Ferite della vita che si possono ricucire grazie alla possibilità tutta umana di avvantaggiarsi delle situazioni problematiche per trasformarle in esperienze che aiutano a crescere e ripartire e non   dipende però solo dalle proprie forze, ma anche dal saper chiedere aiuto e trovare chi lo può offrire nella comunità. I legami sociali e amicali rappresentano un fattore protettivo importante in certe situazioni drammatiche, il fondamento di una comunità è un valore condiviso da tutti i membri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In  tempi come questi occorre rafforzare i legami tra le persone nelle comunità</span><span style="font-weight: 400;">:</span><span style="font-weight: 400;"> è necessario non solo incrementare il coinvolgimento del </span><a href="https://unacertaideadi.altervista.org/tag/welfare/"><span style="font-weight: 400;">welfare</span></a><span style="font-weight: 400;"> sociale, ma anche stabilire il senso di appartenenza e di comunità tra istituzioni, imprese locali, attivisti culturali, volontari, governi locali e </span><a href="https://unacertaideadi.altervista.org/tag/media/"><span style="font-weight: 400;">media</span></a><span style="font-weight: 400;"> locali. In tempi di crisi il focus è sul nostro capitale sociale e sulla cultura della responsabilità sociale, oltre agli interventi di natura economica, si aprano orizzonti di carattere antropologico, di difesa e valorizzazione del rapporto tra persona e comunità, di superamento dell’immediatismo egoistico, operando concretamente per indicare il primato dello sviluppo futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La comunità ci manca perché ci manca la sicurezza, elemento fondamentale per una vita felice, ma che il mondo di oggi è sempre meno in grado di offrirci e sempre più riluttante a promettere. Ma la comunità resta pervicacemente assente, ci sfugge costantemente di mano o continua a disintegrarsi, perché la direzione in cui questo mondo ci sospinge nel tentativo di realizzare il nostro sogno di una vita sicura non ci avvicina affatto a tale meta; anziché mitigarsi, la nostra insicurezza aumenta di giorno in giorno, e così continuiamo a sognare.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Conformati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci imbattiamo negli eroi nello studio dei miti antichi, che raccontano di imprese di uomini coraggiosi che si battono, armati di spada e scudo, per compiere azioni grandiose che li consacrano all&#8217;eternità. Da questi miti, e dalle gesta degli eroi, si possono capire i valori e gli ideali di un&#8217;intera popolazione.   Nella contemporaneità   gli eroi di [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ci imbattiamo negli eroi nello studio dei miti antichi, che raccontano di imprese di uomini coraggiosi che si battono, armati di spada e scudo, per compiere azioni grandiose che li consacrano all&#8217;eternità. Da questi miti, e dalle gesta degli eroi, si possono capire i valori e gli ideali di un&#8217;intera popolazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Nella contemporaneità   gli eroi di oggi invece si distinguono da quelli mitologici perché inseriti in un contesto differente e spesso compiono atti di pace e amore, e non di guerra, diversamente a quanto ci raccontano i miti antichi. Basta riflettere su l’ </span><span style="font-weight: 400;">Iliade, il poema omerico, nel quale è narrata la guerra fra Achei e Troiani, e con particolare attenzione alle gesta degli eroi Achille ed Ettore.  Essi incarnavano la forza e la virtù militare delle due fazioni, venivano ammirati per la loro particolare bravura e astuzia in campo bellico. Oggi gli ideali seguiti dagli “eroi” contemporanei sono tremendamente distorti rispetto all’antichità: tutto si fa, spesso, per fini economici ed encomiastici. Enea potrebbe essere la concezione ideale di eroe; egli, infatti, si manifesta profondamente diverso rispetto agli eroi che appaiono nei poemi omerici: l’eroismo di Enea trascende la vittoriosa manifestazione di una personalità straordinaria. Egli è designato dagli dei ma svolge la sua missione tra dubbi e incertezze. Egli non è un eroe trionfante, ma un uomo che obbedisce al suo profondo senso del dovere e sente potentemente la responsabilità di essere il capo e il peso di un ruolo impegnativo, </span><span style="font-weight: 400;">la sua integrità come un dovere anzi come una virtù. L’integrità non si basa sulle nostre volizioni, sull’immagine che abbiamo noi di noi stessi o su quella degli altri: l’integrità si basa solamente sul fatto di prendere sul serio le proprie domande, saranno poi queste a condurci nella giusta direzione. È vero siamo fragili e per questo alla ricerca di trovare regole che ci guidino verso una buona azione. Per i Sofisti, la virtù può essere insegnata e si esplica in regole che permettono di vivere in società; essa non è legata al diritto di nascita ma coincide con comportamenti funzionali ai bisogni sociali; c’è una coincidenza tra virtù e osservanza della legge. Per Socrate, la virtù è unica e s’identifica con la conoscenza, l’azione malvagia è il frutto dell’ignoranza; questa posizione non lascia spazio alla volontà dell’azione etica; la conoscenza si esemplifica in una cura costante della propria anima che deve dominare il corpo, in ciò consiste il fine della vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Epicuro, la natura è il fondamento della morale, ma la natura non è un ordine necessario; l’agire è legato alle passioni e all’arbitrio e non ai comandi degli dèi o all’ordine cosmico; il movente della condotta morale è la virtù che è privazione di dolore fisico e morale. Con l’Umanesimo si incomincia a parlare esplicitamente di “formazione” delle facoltà che costituiscono l’idea esemplare di uomo. </span><span style="font-weight: 400;">I Valori</span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">rappresentano una delle basi interiori della nostra vita ed infatti i nostri comportamenti, le nostre azioni, le relazioni che abbiamo con le persone a noi care, o con gli altri, dipendono anche e soprattutto dai nostri valori: per una persona possono essere considerati come delle convinzioni profonde e delle credenze molto forti, ovvero tutto ciò che è importante per noi.</span> <span style="font-weight: 400;">Parlare di Leggi Universali, di Principi e di Valori è diventato una attività per pochi poiché si tratta di argomenti che, nel tipo di società in cui viviamo, vengono considerati secondari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli unici interessi di questi tempi sono il denaro, il potere ed il successo, l’ostentazione degli stessi e quindi la vanità…insomma, tutto ego e soprattutto per chi è avvolto in questo schema mentale è fondamentale rimanere alla superficie delle cose.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il valore di un uomo può essere espresso in diverse maniere ed è il sistema di riferimento a fare la differenza: ovvero, se vogliamo parlare di Valori c’è bisogno che ci sia sempre qualcosa d’altro o qualcun altro, come paragone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per i principi invece non è così: la differenza più evidente è che i “Valori” sono negoziabili, i “Principi” no, proprio perché i “Principi”, quindi le cose che vengono prima di tutte, sono alla base di noi stessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I valori sono princìpi morali o etici che riteniamo positivi e importanti. Tra questi potremmo annoverare perdono, onestà, libertà, amore, amor patrio, rispetto per la vita e autocontrollo. I valori che scegliamo contribuiscono a determinare il nostro comportamento, le nostre priorità, i legami che stringiamo e la guida morale che impartiamo ai nostri figli. Nonostante la loro importanza, però, i valori morali sono in declino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Foscolo e il Parini intrattengono un lungo colloquio sulla situazione politica italiana, scambiandosi, da patriottici quali sono, le proprie delusioni e sofferenze,  entrambi, però, incarnano senza dubbio la figura del libero intellettuale, colui che non lascia che la propria arte venga soggiogata al potere, ma che attraverso essa esprime i propri dissensi e gli ideali che lo guidano e analizza in modo critico la società a lui contemporanea. L’avvento di Napoleone ha invogliato gli italiani ad abbandonare quello spirito eroico che nel periodo della Rivoluzione aveva trascinato gli uomini a compiere azioni valorose.  Il Parini afferma che   la fama degli eroi che “spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte; e l’altro quarto ai loro delitti”</span> <span style="font-weight: 400;"> e che a quei tempi sarebbero stati necessari molti delitti per sconfiggere il nemico. L’eroe è visto come una persona ben lontana dall’essere incontaminata, disposta ad infliggere grandi crudeltà pur di raggiungere il suo scopo e destinata inesorabilmente alla tirannide. È difficile costruire uno stato fondato sulle virtù ottenendolo con la forza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il Foscolo nel personaggio di Jacopo   descrive che non è tanto l&#8217;urto contro un assetto sociale ferreo che lo respinge, quanto il senso angoscioso di una mancanza, il non avere una «patria», un tessuto sociale e politico degno di questo nome entro cui inserirsi,  Un complesso di Edipo non risolto,  Jacopo infatti ama tutte le ure femminili patria, Teresa, madre e odia tutte le ure maschili, Odoardo,  Napoleone. Questo complesso può anche essere e per molti aspetti le vicende di Jacopo sembrano rispecchiare quelle dell’autore. Tuttavia vi è qui una prima differenza: Jacopo vuole morire nella terra dei padri, non accetta il pensiero dell’esilio che invece Foscolo sceglierà, rimanendo sempre fedele a Napoleone, ecco quindi l’amor patrio del Foscolo i principi virtù da rispettare ideali nobili per la vita ma si è spento lo spirito eroico, la capacità di compiere azioni generose, e si è diffusa l’indolenza, la passività e la corruzione Foscolo ha una concezione energica, attiva ed eroica dell’esistenza, ma sono essi i valori basilari che devono reggere la vita quotidiana, benevolenza, ospitalità e amore filiale e si intravede una società dominata dalla guerra feroce, dal</span><a href="https://www.epertutti.com/italiano/La-violenza61397.php"><span style="font-weight: 400;">la violenza</span></a><span style="font-weight: 400;"> e dallo spirito di sopraffazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quale eredità invece questo evento, e tutti quelli che da esso si sono sviluppati e che presi insieme costituiscono la Rivoluzione Francese, rappresentano  per noi, italiani ed europei, oggi?  In che modo questo evento  interpelli le coscienze al di là e oltre la dimensione della storia nazionale cui appartiene: questo è ciò che noi siamo portati a porci come questione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono i valori nel nome dei quali la Rivoluzione Francese si è realizzata, la liberté, l’égalité e la fraternité, a chiedere di essere ancora una volta reinterpretati. Si fa troppo presto a dire che intorno a essi si è sviluppato l’orizzonte di valori della modernità. In realtà, la modernità ci ha consegnato una tensione, spesso fruttuosa, ma talvolta gravemente conflittuale, tra i primi due valori citati, con un oblio più o meno cosciente del terzo. Per dirla sin troppo facilmente: la libertà è diventata appannaggio soprattutto della cultura capitalistica, della borghesia produttiva e della libera impresa, la fraternità è stata interpretata a varie intensità e con diverse sfumature e si è ridotta a puntellare idee quali nazione, gruppo etnico, classe, comunità religiosa ed è entrata spesso in conflitto col discorso della libertà, così favorendo, paradossalmente, l’emergere di varie forme di totalitarismo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il significato della rivoluzione era quello della realizzazione di una società libera, eguale e fraterna, dove ogni uomo potesse essere pienamente rispettato. Quale destino questo progetto ha avuto, nell’immediato con il Terrore, e nel corso del tempo, con l’Imperialismo e il Capitalismo, è purtroppo noto. Eppure questi valori parlano ancora, nella misura in cui oggi viviamo in un tempo in cui una libertà spesso solo apparente e superficiale non riesce a mascherare le gravissime disuguaglianze che agiscono nel mondo, in un contesto di smarrimento, individualismo e oblio complessivo del significato politico dell’idea stessa di fraternità.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11188" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-conformati-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dai palazzi istituzionali alla strada.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di un giornalista che ha scelto la povertà per essere felice. Riccardo Rossi, 54 anni, giornalista, ambientalista, cattolico e ora missionario laico. Da anni, povero tra i poveri, vive nella Missione “Speranza e Carità” di Palermo creata da Fratel Biagio (Biagio Conte), il missionario laico che tanto ha fatto per “gli ultimi” del capoluogo [&#8230;]</p>
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<p><b>Storia di un giornalista che ha scelto la povertà per essere felice.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riccardo Rossi, 54 anni, giornalista, ambientalista, cattolico e ora missionario laico. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Da anni, povero tra i poveri, vive nella </span><b>Missione “Speranza e Carità” di Palermo</b><span style="font-weight: 400;"> creata da </span><b>Fratel Biagio </b><span style="font-weight: 400;">(Biagio Conte), il missionario laico che tanto ha fatto per “gli ultimi” del capoluogo siciliano, &#8211; creando centri di accoglienza che ogni giorno aiutano circa 1.100 persone totalmente indigenti e circa 150 famiglie in grave difficoltà economica – e che, sposando in pieno gli insegnamenti del Vangelo e del Santo di Assisi, oggi viene considerato un “</span><b>nuovo” San Francesco</b><span style="font-weight: 400;">. Purtroppo Fratel Biagio è morto da poco, stroncato a 59 anni da un brutto male che non gli ha lasciato scampo, ma l’eredità che lascia, soprattutto quella morale e spirituale, è un dono immenso che lascerà il segno per sempre. E c’è già chi, a poche ore dalla sua morte, ne chiede la beatificazione. </span></p>
<p><b></b><b>Il passato tra dolore e impegno politico.</b></p>
<p><b>Riccardo, </b><span style="font-weight: 400;">che di Fratel Biagio è stato amico, confratello, braccio su cui poggiarsi per poter andare avanti, sguardo buono e volto sereno, sorride spesso mentre parla della sua </span><b>vita non senza difficoltà</b><span style="font-weight: 400;"> e del dolore che spesso l’ha messo a dura prova.</span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Ho avuto una </span><b>famiglia difficile</b><span style="font-weight: 400;"> che si è sfasciata quando ero piccolo, un padre violento, un fratello tossicodipendente. Ho sofferto molto, e per lungo tempo queste cicatrici mi hanno dato il tormento. La depressione mi ha dato il tormento. Ho cercato in un primo momento di trovare verità e giustizia attraverso il </span><b>giornalismo e l’impegno politico</b><span style="font-weight: 400;">, ma nonostante amassi tutto ciò, ho capito che quel mondo non mi rappresentava&gt;&gt;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esponente dei Verdi, e </span><b>addetto stampa nel ’90 di Alfonso Pecoraro Scanio che divenne Ministro dell’Agricoltura e dell’Ambiente</b><span style="font-weight: 400;">, decide infatti di abbandonare la politica e di mettersi in viaggio alla ricerca di qualcosa che gli dia la pace interiore che tanto cerca. </span><b>Cambia vita e trova la fede</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><b>L’incontro con Fratel Biagio.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo percorso spesso tormentato, </span><b>incontra Fratel Biagio</b><span style="font-weight: 400;"> e tutto sembra acquistare un nuovo senso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;In fila per parlare con lui anche solo due minuti come facevano tutti, restai a parlargli per due ore. Gli raccontai di me e dei miei trascorsi di giornalista e mi chiese di fondare e dirigere </span><b>“La Speranza”, un giornale che voleva raccontare storie positive e veicolare importanti gesti di solidarietà</b><span style="font-weight: 400;">. Accettai e lì al suo fianco anche il mio passato di giornalista acquistò un nuovo senso. Le notti per strada, i digiuni, le preghiere diventano il modo di fratel Biagio per scuotere le coscienze. Nel 2018 decido di vivere quell’esperienza insieme a lui come confratello e come giornalista: dormivo per strada e allo stesso tempo facevo il suo portavoce, dialogando con il Capo dello Stato e con tanti altri rappresentanti delle istituzioni. </span><b>Ero tornato a fare il giornalista per il motivo per cui avevo iniziato questo mestiere: per scuotere le coscienze.</b><span style="font-weight: 400;"> Vivevo per strada al gelo, affamato, tra mille difficoltà ed ero finalmente felice&gt;&gt;.</span></p>
<p><b>Fare voto di povertà, vivendo di carità e preghiera. Pazzi, santi o eroi? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;</span><b>Siamo considerati tutte e tre le cose</b><span style="font-weight: 400;"> a seconda dei momenti. Molte delegittimazioni avvengono perché il bene costa fatica: significa investire in amore ed essere consapevoli che non si sarà necessariamente ricambiati. Ma se uno abbraccia le proprie croci – e io lo faccio attraverso la fede – queste diventano molto più lievi. Sono consapevole che scelte come la mia e quella dei miei confratelli siano divisive, ma l’unica cosa che ci è sempre importato è il bene degli altri che poi in fondo coincide anche con il nostro perché questo è ciò che ci fa stare veramente bene&gt;&gt;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella Missione Riccardo poi trova anche l’amore. Lì </span><b>nel 2013 conosce Barbara</b><span style="font-weight: 400;">, una volontaria che dà una mano ai più poveri attraverso provviste e viveri, </span><b>e a cui chiede nel 2016 di sposare lui e il suo voto di povertà. Una scelta, quella di Barbara, né facile né scontata.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Il primo cambiamento che “ti obbliga” a fare la fede è quello di cambiare te stesso. Come diceva Ghandi “</span><b>Sii il cambiamento che vuoi che avvenga nel mondo</b><span style="font-weight: 400;">”. </span><b>Ma questo non è né facile né privo di ostacoli.</b><span style="font-weight: 400;"> Spesso è un percorso tormentato, doloroso. Ma non bisogna aver paura del dolore. Per istinto cerchiamo sempre di interromperlo, ma è solo ascoltandolo che possiamo crescere ed evolverci come esseri umani. La nostra scelta non è stata sicuramente facile, ma neanche nessun matrimonio in fondo lo è veramente. Ci vuole pazienza e verità. Abbiamo i nostri difetti e le nostre bellezze e dobbiamo sempre metterci in gioco per migliorarli&gt;&gt;</span></p>
<p><b>Rinunciare a tutto per un ideale. Da bambino volevi salvare il mondo. Senti di aver raggiunto questo obiettivo?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;Non ho rinunciato a nulla di veramente importante. Ogni giorno sono la spalla dei più poveri, degli ultimi, aiuto chi ha veramente bisogno e questo dà il senso ad ogni cosa&gt;&gt;.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Silvia Francese</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11192" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11193" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11194" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11195" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/dai-palazzi-ist-alla-strada-a_d-4.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Medicina e la telemedicina in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 15:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina di oggi e la telemedicina di domani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La   telemedicina comporta l’uso delle telecomunicazioni nonché delle tecnologie elettroniche e informatiche a supporto della medicina quando la distanza separa il paziente dal personale medico.  Un deciso e decisivo impulso alla nascita della telemedicina derivò dalla necessità, in relazione ai primi voli spaziali, di trasmettere a distanza i parametri vitali, e questo stimolò, attraverso [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La   telemedicina comporta l’uso delle telecomunicazioni nonché delle tecnologie elettroniche e informatiche a supporto della medicina quando la distanza separa il paziente dal personale medico. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un deciso e decisivo impulso alla nascita della telemedicina derivò dalla necessità, in relazione ai primi voli spaziali, di trasmettere a distanza i parametri vitali, e questo stimolò, attraverso i relativi ampi finanziamenti messi a disposizione dalla NASA, la messa a punto di tecniche per la rilevazione e trasmissione dei parametri vitali che avevano naturalmente i limiti delle tecnologie dell’epoca poi superati grazie ai progressi nei diversi segmenti del processo di sviluppo della telemedicina. Opportunamente, quindi, la telemedicina è definita come “l’uso remoto della competenza medica nel luogo dove insorge la necessità”. Tale definizione non è unanimemente condivisa, in quanto ci sono visioni più restrittive che tendono a vedere la telemedicina solo come un processo e non come una tecnologia, che si scontrano con concezioni più “indulgenti” che tendono ad etichettare come “telemedicina” qualsiasi applicazione della telematica alla telemedicina. Al riguardo, è opportuno sottolineare che la telemedicina, proprio per il suo carattere interdisciplinare, deve il suo sviluppo soprattutto al contributo scientifico dell’ingegneria biomedica, ovvero di quella branca dell’ingegneria che utilizza metodi e tecnologie ingegneristiche per la soluzione di problemi biomedici. Ancora più esaustiva appare la definizione approvata a livello comunitario, per la quale la telemedicina è “l’integrazione, monitoraggio e gestione dei pazienti, nonché l’educazione dei pazienti e del personale, usando sistemi che consentano un pronto accesso alla consulenza di esperti ed alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il paziente o le informazioni risiedano.  E’ innegabile che l’adozione della telemedicina può portare a un abbassamento dei costi diretti e indiretti della salute (basti pensare alla riduzione del lavoro amministrativo superfluo, a una maggiore razionalizzazione nell’utilizzo del personale, nonché a una maggiore efficacia nelle azioni di prevenzione a largo raggio. Per le aziende e le organizzazioni sanitarie, la telemedicina può comportare il miglioramento generale dei servizi, e una maggiore facilitazione nella cooperazione tra centri di cura specializzati e centri di salute primaria, specie nei casi di emergenza e nei casi acuti, nonché la possibilità di adattamento dell’assistenza sanitaria alle impennate improvvise del numero dei pazienti. Per i medici ed il personale sanitario in genere, l’utilizzo della telemedicina comporta indubbiamente un incentivo all’incremento delle professionalità tramite sistemi come il teleconsulto e la videoconferenza, che rendono più facile ed economico l’aggiornamento professionale, attraverso lo scambio di testi, ricerche dati in genere, nonché un accrescimento della qualità delle decisioni del medico, mettendo a sua disposizione, in modo semplice e veloce, le informazioni relative al paziente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Notevole sarà anche il miglioramento che potrà registrare la qualità della vita dei pazienti, i quali potranno essere curati a domicilio. Indubbia sarà anche la riduzione delle liste d’attesa per le cure specialistiche. Infine, il paziente potrà beneficiare anche di un servizio migliore e di maggiori informazioni sullo stato della propria salute.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma lo stesso concetto di consultazione a distanza non è frutto di elaborazioni recenti. Si può così retrodatare al 1903 la prima rudimentale applicazione pratica della telemedicina, anno in cui l’olandese Wilhelm Einthoven, inventò l’elettrocardiografo: il telefono era stato da poco inventato e il fisiologo olandese lo utilizzò per trasmettere i suoni del cuore e dei polmoni di un paziente da un luogo a un altro. Nobile e alto l’intento, ma scarsi i risultati raggiunti, a causa dell’inadeguatezza dei sistemi di comunicazione del tempo, in quegli anni, infatti, si ebbero le prime positive trasmissioni di tracciati elettrocardiografici e elettroencefalografici tra centri specializzati degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada e dei Paesi Scandinavi. Negli anni’60 si registrò una poderosa impennata della pratica della Telemedicina, grazie anche all’utilizzo dei sistemi di comunicazione per lo studio della salute degli astronauti nello spazio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni’70 si ebbe un ulteriore progresso, in termini di tentativi condotti con esito positivo, della consultazione a distanza specie nel campo della radiologia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche in Italia oramai la telemedicina è diventata una realtà concreta, che ha registrato anche dei picchi di eccellenza. Sul campo, tuttavia, rimangono molti problemi ancora irrisolti: primo fra tutti, quello di un’adeguata protezione dei dati sensibili. Infine, importanti sono anche gli obiettivi di espansione dei progetti italiani di telemedicina nel Mediterraneo. Per il futuro, non è possibile sapere quale sarà la piega che prenderanno gli studi e le applicazioni pratiche della Telemedicina; tuttavia, è possibile ipotizzare non solo un uso più intenso della stessa nelle applicazioni quotidiane ma anche che venga utilizzata per le aree più isolate della Terra o nelle stazioni spaziali. Tuttavia, nel tempo, si è assistito ad un ampliamento delle possibilità applicative del teleconsulto che oggi finisce per rendere possibile il collegamento a distanza con un centro specializzato per ottenerne una qualificata consulenza previa trasmissione telematica di immagini diagnostiche e di dati biomedici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema della responsabilità del medico in telemedicina rappresenta una questione di iure condendo, più che di iure condito, attesa la scarsa o nulla produzione legislativa in materia, nonché la correlata mancanza di fonti giurisprudenziali. Per quanto concerne la responsabilità civile, è opportuno prendere le mosse dall’art.2043 c.c., norma cardine della responsabilità extracontrattuale o aquiliana, per la quale qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La telemedicina mette sul campo numerose altre problematiche giuridiche che al momento possono essere affrontate solo a livello dottrinario, non essendo disponibile alcuna regolamentazione normativa né alcuna pronuncia giurisprudenziale. La problematica principale connessa alla Telemedicina in Italia riguarda la gestione dei dati personali particolari. Si tratta a tutti gli effetti di dati sanitari che vengono trasmessi e condivisi attraverso piattaforme di videoconferenza, spesso utilizzate da più professionisti. L’aspetto sul quale è necessario porre massima cura e attenzione concerne la raccolta, l’archiviazione e la gestione dei dati personali dei pazienti durante le consulenze, i consulti e le sedute live.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre le problematiche di ordine giuridico, rimangono sul campo quelle di ordine deontologico. la mancanza dell’incontro fisico può interferire con la relazione terapeutica sia perché la distanza fisica impedisce al paziente di avere fiducia nel medico, sia perché l’impossibilità del medico di toccare il paziente può avere ripercussioni negative sul tradizionale iter logico visita-diagnosi prescrizione che spesso rischia di non essere rispettato o, anche nei casi in cui venga formalmente rispettato, risulta comunque gravemente compromesso anche lì dove si tratti di prestazioni che non richiedano necessariamente la presenza fisica del medico.  Il tutto, mentre un nuovo e più ampio filone della medicina moderna propone il ritorno al tradizionale esame fisico, a dispetto dei progressi tecnologici. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prima dell’avvento della Pandemia il termine Telemedicina non era certo di uso comune. Abbiamo iniziato ad utilizzarlo quando i medici, impossibilitati a muoversi dalle proprie abitazioni a causa del Covid-19, proponevano consulenze a distanza via Internet attraverso le piattaforme dedicate alle videoconferenze, un uso della telemedicina che però è avvenuto in un contesto di conoscenze tecnico-scientifiche e di consapevolezza organizzativa, a livello istituzionale e sanitario, non adeguato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il panorama sanitario ha quindi </span><a href="https://www.alleatiperlasalute.it/open-innovation/sanita-digitale-fra-sviluppo-e-diffidenza"><span style="font-weight: 400;">elementi evolutivi</span></a><span style="font-weight: 400;"> che stanno aprendo grandi prospettive e opportunità a cui si sommano, in questo momento, una grande incertezza sull’organizzazione delle attività sanitarie quotidiane ulteriormente aggravata dalla carenza del personale. Serve quindi molta competenza, che dobbiamo creare investendo nella formazione dei professionisti, e mettere a punto best practices e linee guida medico sanitarie che chiariscano sul dove e come intervenire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine stesso di “telemedicina” può suonare ed essere poco appropriato, come anche quello di medicina digitale. La medicina si evolve nel tempo, ma non per questo si ricorda la medicina degli amanuensi, o quella della macchina da scrivere o quella, per chi li ha usati, dei “word processors”. E la stessa medicina digitale, terminologia oggi sulla cresta dell’onda, non è altro che la medicina che, nella sua fase attuale di evoluzione, usa largamente le tecnologie digitali. Ma sarebbe un errore considerare la telemedicina e la medicina digitale come entità. Si tratta della medicina che, per usare pienamente le risorse tecnologiche oggi disponibili, potrà, e a nostro avviso dovrà, in funzione delle necessità, andare incontro a un processo di rimodellazione che non si limiti a sfruttare il supporto del digitale, ma lo utilizzi per rivedere e riprogettare i propri percorsi e le proprie logiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Telemedicina in Italia, rispetto ad altri Paesi europei è ancora uno strumento poco diffuso.  Consapevoli del fatto che questo mezzo non potrà mai sostituire una visita medica in cui la diagnosi dipende da un contatto diretto tra medico e paziente così come una call con un cliente non ha lo stesso valore di una stretta di mano.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11148" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-la-medicina-e-la-telemedicina-a_d.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>“Un amico si prende sempre cura della libertà dell’altro”.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 15:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Come si riconosce una vera amicizia?]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi trova un amico trova un tesoro, recita un noto proverbio che deriva da un detto di Salomone riportato dalla Bibbia: ‘Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. In sintesi l’amicizia è un’unione spirituale fra due o più persone. Per Empedocle originariamente l’amicizia era un principio divino che univa armonicamente e pacificamente fusi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><span style="font-weight: 400;">Chi trova un amico trova un tesoro, recita un noto proverbio che deriva da un detto di Salomone riportato dalla Bibbia: ‘Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. In sintesi l’amicizia è un’unione spirituale fra due o più persone. Per Empedocle originariamente l’amicizia era un principio divino che univa armonicamente e pacificamente fusi insieme, come in un abbraccio amoroso, invisibili e impalpabili, tutti gli elementi di Dio, la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco, nonché i suoi innumerevoli attributi, da cui è scaturito l’universo, rendendo così concreto e manifesto, chiaro e distinto, ciò che prima era invisibile.</span> <span style="font-weight: 400;">Per Empedocle l’universo è il risultato di un processo, scientifico, di mescolanza e di separazione, ed è soggetto a due forme cosmiche primordiali: l’Amicizia e la Contesa (cioè l’Amore e l’Odio), di cui la prima ha il potere di attrarre, la seconda di respingere, e ciò è visibile e si realizza soprattutto nell’uomo, attraverso la dialettica: tesi e antitesi, che si risolvono nella sintesi, la quale si verifica solo in casi rari e negli uomini saggi, a alla fine, dice sempre Empedocle, gli elementi primari, che si sono disgregati e contrapposti, torneranno ad essere amici come prima.</span> <span style="font-weight: 400;">Amicizia e ospitalità sono due pensieri iperbolici e dunque, cosa è l’amicizia? Dove è l’amicizia in questo nostro mondo diviso dal conflitto, tagliato dall’ineguaglianza, segnato da povertà, esclusione, oppressione? Piuttosto che tentare, invano, di definire cosa è, o cosa caratterizza affermativamente, l’amicizia, conviene partire dalla definizione di ciò essa non è. Da una decostruzione, o da uno scioglimento, dei nodi che il linguaggio filosofico, ma anche il senso comune, ha stretto intorno a questo concetto, spingendolo sempre più lontano dal suo significato originario, l’amicizia appartiene alla sfera del logos. Implica il contatto e l’intimità, ma non la compenetrazione dell’amore. Colpisce ma non travolge, assimila ma non possiede. l’enigma dell’amicizia è racchiuso in questo ossimoro – un legame che scioglie, un contatto che consente la distanza, che non distrugge il “fra” che insieme ci relaziona e ci distingue. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’amicizia, descrivibile come quel legame privo d’interessi che manifesta un chiaro sentimento affettivo e che riesce ad unire in modo bilaterale, trae origine dall’antichità. Etimologicamente, discende dal latino </span><i><span style="font-weight: 400;">amicitia</span></i><span style="font-weight: 400;">, è riconducibile al termine </span><i><span style="font-weight: 400;">amicus</span></i><span style="font-weight: 400;">, oltre ad essere ricollegabile al verbo amare.</span> <span style="font-weight: 400;">È un’attività fisica, esprime il modo in cui ci rapportiamo con gli altri e con il mondo circostante, e si manifesta per la sete di realizzare un bene da godere, ma anche per il desiderio di salvarci da un male che ci affligge e, in questo caso, appunto, diviene un mezzo per ottenere la salvezza. </span><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">Nella sua vera accezione, rappresenta un rapporto di affetto vicendevole e non può esistere in assenza di reciprocità. È uno sporgersi verso l’altro, un movimento in direzione di questi e, da sempre, è stata capace di legare le persone tra di loro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’amicizia la vera relazione costruttiva “non è quella in cui si tende ad ignorare o ad appiattire le differenze, ma piuttosto quella che si sviluppa da soggetto a soggetto e che consente a ciascuno di valorizzare la propria singolarità personale, perché se non c’è reciprocità non c’è arricchimento, ma solo plagio di coscienza e dominazione dell’uomo sull’uomo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma dunque, “Che cosa è l’amicizia?”, approfondendone la definizione, l’approccio dal punto di vista oggettivo e soggettivo, gli elementi che emergono dagli studi di alcuni filosofi e scrittori dell’antichità, in particolare Aristotele, per il quale “l’amicizia non è un optional, ma un’esigenza profonda dell’essere umano” e Cicerone, che vede l’amicizia “come una forma d’amore e frutto di affinità elettive”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cicerone ha scritto oltre duemila anni fa un libro sul valore dell’amicizia. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Posso solo consigliarvi di anteporre l’amicizia a tutti gli umani sentimenti; nulla è infatti tanto consono alla natura, tanto adatto sia nella buona che nella cattiva sorte</span></i><span style="font-weight: 400;">“. L’amicizia è quindi per Cicerone il bene più importante ed è così forte che si consolida solo tra poche persone: “Quanta sia la forza dell’amicizia si capisce dall’infinito vincolo del genere umano che la stessa natura ha costituito, il legame diviene così stretto e chiuso che si instaura solo fra due o poche persone“.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste o no ancora l’amicizia nel mondo contemporaneo, sottolineando che “se ad una prima osservazione sembrerebbe di no, perché nella società di oggi, dominata soprattutto dall’utile economico, dalla competizione per il potere, dalla raccomandazione, c’è ben poco spazio per i rapporti personali sinceri, in realtà l’amicizia continua ad essere una componente essenziale della nostra vita”.</span> <span style="font-weight: 400;">l’amicizia ai tempi dei social si manifesta anche con annunci e proclami del tipo: “Sappiate che oggi ho deciso di fare pulizia tra le mie amicizie“. Il social mette in comunicazione migliaia di persone e permette loro di condividere idee e contenuti ma chiamarla amicizia è troppo. Specificare che “</span><i><span style="font-weight: 400;">essere amici su Facebook</span></i><span style="font-weight: 400;">” è diverso che essere amici sul serio è un grado di consapevolezza apprezzabile che per fortuna ancora hanno in molti ma che, tuttavia, non riesce a riparare del tutto alla distorsione creatasi sul nobile significato della parola amicizia.</span> <span style="font-weight: 400;">L’amicizia è un valore alto perchè disinteressato. Le persone sono amiche non per ricerca di utilità ma per naturale inclinazione sociale: “L’amicizia sorge dalla natura piuttosto che dal bisogno, dall’inclinazione dell’animo con un certo sentimento di amore piuttosto che da una riflessione su quanta utilità essa abbia”. L’amicizia è forte e sicura e non comporta turbamenti, anzi aiuta a vedere meglio il futuro anche nelle difficoltà. “Dovunque tu vada essa è sempre a tua disposizione, non è allontanata da nessun posto, non è mai inopportuna, mai di peso.</span> <span style="font-weight: 400;">Plutarco invita a saper cogliere la differenza fra la vera amicizia e l’illusione di chi vuole arrivare ai propri scopi senza preoccuparsi di ferire gli altri nei propri sentimenti.” L’amicizia è la cosa più piacevole e gioiosa di tutte, e quindi l’adulatore si serve anche di ciò che fa piacere. La vera amicizia si fonda perlopiù sulla comunanza degli interessi e sull’affinità dei caratteri: rallegrarsi per le stesse gioie e fuggire gli uguali dolori è qualcosa che avvicina gli uomini e li lega grazie al sentire comune.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sempre ci sono conflitti e incomprensioni alla base della fine di un&#8217;amicizia. La natura stessa del legame amicale lo rende vulnerabile ai cambiamenti che accompagnano l&#8217;esistenza soffrono più per un’amicizia finita che per una relazione amorosa conclusa, perché, se per l’amore avevano messo in conto i rischi delle difficoltà di coppia, delle incompatibilità, del tradimento o della fine del sentimento, dal legame di amicizia si attendevano che restasse per sempre inalterato ed è più frequente che non riescano a individuare un motivo che ne legittimi e renda comprensibile la fine. Così si arrovellano a cercare di capire e a ripercorrere ciò che possono aver fatto di sbagliato perché l’amicizia finisse.</span> <span style="font-weight: 400;">La natura stessa dell’amicizia e le funzioni a cui essa assolve, ne determinano la vulnerabilità agli effetti del tempo e, soprattutto, ai cambiamenti che nel tempo accadono nelle persone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell&#8217;era dei Social assistiamo ad un paradosso: per stringere un&#8217;amicizia basta un click e sono superate le distanze, le barriere sociali e culturali vengono annullate, tuttavia una chat o un canale social non possono sostituire la relazione amicale fisica. Possono aiutare ad alimentarla, ma per costruire e mantenere un&#8217;amicizia occorre tempo trascorso insieme, affetto e fiducia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;amicizia si fonda su una condivisione di progetti, di ideali, di interessi, di passioni ed è più facile che nasca e si mantenga tra persone che hanno qualcosa in comune. D’altra parte, nel corso dell’esistenza noi evolviamo continuamente, cambiando non solo le circostanze esterne ma anche la nostra personalità, e può accadere che ci si ritrovi senza più nulla in comune e che il filo che tiene unita l’amicizia si assottigli sempre di più.</span> <span style="font-weight: 400;">Se consigli e comportamenti sono spinti dai propri interessi, dall’invidia o dall’egoismo, l’amicizia è apparente. Le amicizie che si fondano sulle apparenze non sono sincere né durature. Qualora venga a mancare la gratificazione o l’interesse, tale legame si sgretola.</span> <span style="font-weight: 400;">Un&#8217;amicizia vera non muore mai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Certo, non esiste manuale che possa garantire la buona riuscita di una relazione di amicizia. Una buona rete sociale è essenziale per sconfiggere ansie e depressione e invecchiare bene. Principio base da tenere presente  è la reciprocità che  significa attenzioni e prendersi cura a vicenda. Un buon amico dovrebbe essere sempre con te quando i tempi sono difficili, ma sarà anche lì per festeggiare con te quando le cose andranno bene. Non dovresti mai sentire di dover mantenere segreti con i tuoi amici, perché essere onesti con loro è una delle parti essenziali di una vera amicizia. Non preoccuparti mai di ciò che la gente pensa di te o spettegola su di te, perché i veri amici non lo fanno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vera amicizia è un sentimento così intenso e profondo da essere naturalmente e necessariamente raro: «l’amico deve essere il custode dell’animo reciproco: deve custodire in un silenzio fedele tutti i segreti che vi trova; curare e sopportare quanto vi scorge di imperfetto; gioire quando l’amico gioisce, soffrire quando soffre, sentire come proprio tutto ciò che è dell’amico».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli amici intimi aspettano sempre i nostri consigli. Queste sono persone con cui puoi condividere buone notizie, festeggiare o fare affidamento. Sono perspicaci e partner nella crescita che si sostiene a vicenda. Ti danno davvero la libertà di essere te stesso. Il sostegno continuo e incondizionato, l’amore reciproco e la lealtà sono i tratti distintivi di tali amicizie. La vita generalmente sembra più piena quando trovi questi amici. Affinché un’amicizia diventi profonda, sincera, vera, indissolubile, è importante essere se stessi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;amicizia è una delle forme in cui si manifesta l&#8217;amore nella nostra vita; è un legame complesso, che coinvolge chi lo vive, fondato prevalentemente su una sintonia psicologica ed emotiva che tocca diversi aspetti della vita. Se hai il dono di avere un amico vero, sincero, su cui poter contare in ogni momento e particolarmente in quelli più difficili, sicuramente ti sei messo in gioco nella relazione. Avrai imparato a coltivare una comunicazione efficace, che non consiste in una tecnica per tenere l&#8217;altro legato a te, ma richiede la capacità di accogliere l&#8217;altro con le sue diversità nella libertà di mostrare te stesso come sei, senza finzioni, senza maschere, senza corazze più o meno pesanti. Su questi valori si fonda una relazione che genera gioia, sicurezza, fiducia, comprensione e ti libera dalla solitudine e dalla incomunicabilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Coltivare l&#8217;amicizia verso se stessi è il primo passo per diventare amici.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11083" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1536x1024.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-2048x1365.jpg 2048w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-1920x1280.jpg 1920w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/07/1-chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro-a_d-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/un-amico-si-prende-sempre-cura-della-liberta-dellaltro/">“Un amico si prende sempre cura della libertà dell’altro”.</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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		<title>Le strade della lealtà son sempre rette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
		<category><![CDATA[Vale la pena essere leali?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dovere di comportarsi secondo il principio della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto comunque rappresenta il principale parametro di condotta per tutti. “Poiché in ogni ricerca vi sono principî, cause o elementi, e il conoscere e il sapere consistono nella conoscenza di questi  noi diciamo infatti di conoscere una cosa, solo [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il dovere di comportarsi secondo il principio della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto comunque rappresenta il principale parametro di condotta per tutti. “Poiché in ogni ricerca vi sono principî, cause o elementi, e il conoscere e il sapere consistono nella conoscenza di questi  noi diciamo infatti di conoscere una cosa, solo allorché possediamo la conoscenza delle cause prime e dei principî primi, fino agli elementi semplici” ARISTOTELE,  sembra opportuno avviare la nostra ricerca sulla natura dei principî costituzionali fondamentali e sui loro rapporti con i valori dalla ricostruzione in chiave storica del concetto di principio, anche secondo prospettive diverse da quella strettamente giuridica. Tutti i principî hanno un che di comune: sono il primo termine dal quale trae inizio o l’essere o il divenire o il conoscere; dei principî, poi, alcuni sono inerenti alle cose delle quali sono principî, altri sono esterni a quelle cose. Perciò sono principî anche la natura, l’elemento, il pensiero, la scelta, la sostanza e lo scopo: e infatti il principio del conoscere e del divenire per molte cose sono il buono e il bello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E Proprio in quanto virtù dai mille vantaggi, la lealtà non conosce vie meridiane ed è tra i principi del lieto vivere  e come  diceva Confucio: «Mettete la lealtà al di sopra di ogni cosa, e non abbiate paura di correggere i vostri errori» ,le piccole e grandi </span><a href="https://www.nonsprecare.it/come-comportarsi-con-bugie-bambini-genitori"><span style="font-weight: 400;">bugie</span></a><span style="font-weight: 400;">, le furbizie, i detti  e non detti, sono tutte cose che possono procurare (modesti) vantaggi nell’attimo breve del tempo, ma alla lunga è la lealtà, l’avere una parola e rispettarla,  che rende una persona più credibile, più autorevole e più attraente. È solo una questione di tempo.</span> <span style="font-weight: 400;">È sempre più evidente lo scarto tra il bisogno diffuso di lealtà e le dinamiche correnti che di fatto lo intrappolano o lo sviliscono. Fino a consegnarci una pratica distorta della lealtà, che pretende di far passare per tale la sfacciataggine o l’ostentata voglia di perseguire apertamente solo i propri interessi. Il Codice Etico promuove i principi della correttezza, dell‘onestà e della lealtà nelle attività sportive, e più in generale promuove rapporti sociali basati su correttezza di comportamenti, atteggiamenti e linguaggio per evitare episodi che generino discredito o reputazione negativa,  generalmente </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">si confonde la lealtà con la mancanza di pudore. E la lealtà viene ridotta a un ideale, sì, ma che non obbliga. Un’aspirazione inconcludente o, peggio, un bene non spendibile in una quotidianità avvezza ad assicurare vantaggi solo a chi pratica mezze verità, vive di furbizie e ricorre a detti e non detti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lealtà, secondo </span><a href="https://it.wikisource.org/wiki/Autore:Publio_Terenzio_Afro"><span style="font-weight: 400;">Terenzio</span></a><span style="font-weight: 400;">, si è pura e perfetta fede e non mostrare una cosa per un’altra. E puossi appropriare la lealtà alle grue, che hanno uno loro re, e tutte lo servono più lealmente che niuno altro animale serva al suo signore; e la notte quando dormono, mettono il re in mezzo, e stannogli tutte intorno, e sempre mettono due o tre guardie, perch’elle non si addormentino; e tengono l’uno piè in terra e l’altro levato, e nel piè levato tengono una pietra, chè se il sonno gli abbattesse, la pietra gli caderebbe dal piede: e questo si è tutto per la grande lealtà che si portano insieme, e per non fallare al re, nè a loro compagnia, che stanno alla loro sicurtade. </span><a href="https://it.wikisource.org/wiki/Autore:Decimo_Giunio_Giovenale"><span style="font-weight: 400;">Giovenale</span></a><span style="font-weight: 400;"> dice: Tutte le cose del mondo altri le biasima, altri le loda, se non due lealtà e verità; queste sempre si lodano. Longino dice: Per tre cose può l’uomo venire in grande stato, usando lealtà, dicendo verità, e non pensando cose vili. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sulla fiducia si costruisce la lealtà. Lealtà è legame, alleanza, sintonia, accordo in vista di obiettivi da raggiungere e percorsi da costruire insieme. La lealtà dev’essere coltivata da chi fornisce gli obiettivi dando adeguate spiegazioni e motivazioni. Nella lealtà la volontà si impegna per un fine, un obiettivo. E la volontà è questa facoltà complessa che implica che colui che vuole, obbedisca anche a ciò che vuole. Colui che vuole dà un comando a sé stesso e vi obbedisce. La capacità di volere è importante per l’edificazione di una persona che sappia determinarsi eticamente. Se il legame di lealtà, non di fedeltà cieca o di adulazione, non viene posto in essere, si aprono gli spazi per atteggiamenti individualisti, di difesa di sé, di arroccamento al proprio posto. L’etimologia di lealtà rinvia anche alla legge e all’elezione, alla scelta: la lealtà è scelta quotidiana. Il </span><i><span style="font-weight: 400;">leader</span></i><span style="font-weight: 400;">, chi governa e comanda, deve saper farsi scegliere ogni giorno come </span><i><span style="font-weight: 400;">leader</span></i><span style="font-weight: 400;">: egli non lo è solo in virtù del suo ruolo, ma deve saper meritare quotidianamente sul campo la conferma. Se per farsi accettare e ri-scegliere, i capi diminuiscono ogni giorno la loro serietà e si fanno meno esigenti, tolgono fondamento alla loro stessa autorità. E allora si cade nella collusione, nella mentalità mafiosa. C’è un comportamento mafioso che si materializza in lobby, cricche, cordate, complicità, coperture reciproche, scambi di favori, creazione di amici-alleati e di relativi nemici. La lealtà poi, si accompagna alla sincerità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sincerità, lealtà e rispetto portano a un uso della parola veritiero, che non calunnia, non intimidisce, non ricatta, dunque l’etica è la modalità con cui l’uomo abita il mondo, e lo abita con altri uomini. Come la casa delimita un territorio, segnala un dentro e un fuori, dà riparo e sicurezza, così l’etica traccia confini, ispira regole, delimita ruoli e funzioni, segnala ciò che è da fare e ciò che è da evitare. L’etica è la casa degli umani, essenziale per il loro abitare il mondo.</span> <span style="font-weight: 400;"> Cosa può esserci all’origine della lealtà, l’antropologia ci dà una risposta interessante. Questa dimensione sembrerebbe aver funto, in passato, da meccanismo di sopravvivenza. In quell’epoca ancestrale così diversa e piena di pericoli, ricevere l’aiuto e il sostegno dei membri del gruppo era fondamentale per la sopravvivenza.</span> <span style="font-weight: 400;">Oggigiorno il contesto è cambiato. Tuttavia, in qualche modo, continuiamo ad avere bisogno di quella vicinanza e sicurezza da parte delle persone a noi care per sentirci bene. </span><a href="https://lamenteemeravigliosa.it/attenzioni-figlio-incompetente/"><span style="font-weight: 400;">Significa dare all’altro le nostre attenzioni</span></a><span style="font-weight: 400;">, il rispetto e un impegno costante, grazie ai quali sapere che non verremo traditi. Grazie ai quali capire che in questo comportamento non ci sono interessi occulti o doppi fini.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il conflitto politico centrale nelle democrazie di fine secolo fra destra e sinistra, fra libertarismo ed egualitarismo democratico; che cosa dobbiamo al vecchio Marx; quale etica per la politica; le ragioni della bioetica; che cosa il lessico europeo suggerisce a proposito dell&#8217;Unione Europea; l&#8217;idea di discussione pubblica nell&#8217;era dei talk show; le sfide per la teoria della giustizia internazionale ai tempi della globalizzazione; la ricorrente questione dei rapporti fra filosofia e politica; l&#8217;elogio dell&#8217;imperfezione; l&#8217;idea di lealtà civile.</span> <span style="font-weight: 400;">A lealtà un tempo era questione di onore e di amor proprio, due concetti piuttosto obsoleti nella nostra epoca. Oggi essere leali è difficile e non è obbligatorio in una quotidianità che regala vantaggi solo a chi vive di furbizie e di mezze verità. La persona leale è in sintonia con i propri valori e rispetta gli altri e in questo rapporto non c’è spazio per bugie o secondi fini. Non è solo una forma di sincerità verso l’altro ma un patto fiduciario che tiene saldo il legame tra due persone negli affetti. La lealtà diventa in tal senso una virtù seduttiva e implica essere sinceri e mai accondiscendenti. Difficile perseguirla in un mondo nel quale l’amicizia come l’amore sono diventati un contatto in rete ed è sempre più raro incontrare persone degne di stima che mantengono la parola data, capaci di andare oltre ogni calcolo personale. La nostra società ha sempre più bisogno di persone leali che agiscono con sincerità e franchezza e rifuggono dalla finzione e dalla necessità di perseguire apertamente i propri interessi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo l’ultima cena, mentre Gesù e i suoi discepoli andavano verso il monte degli ulivi, Gesù dichiarò che i discepoli sarebbero stati scandalizzati da ciò che sarebbe avvenuto quella notte. Pietro promise lealtà a Gesù, qualsiasi cosa sarebbe avvenuta, ma così non fu:</span> <span style="font-weight: 400;">Matteo 26:33-35: “Allora Pietro, rispondendo, gli disse: «Quand’anche tutti si scandalizzassero per causa tua, io non mi scandalizzerò mai!». Gesù gli disse: «In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli disse: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò in alcun modo». Lo stesso dissero anche tutti i discepoli.”</span> <span style="font-weight: 400;">La vera lealtà deve essere dimostrata in fatti, non proclamata a parole.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nei momenti di difficoltà e di crisi che si testa e si mostra questo sentimento, spesso all’interno di un rapporto qualunque esso sia, durante il proseguimento e la direzione di una relazione, di un progetto, il raggiungimento di un obiettivo. Chi è leale vive meglio e la lealtà ci rende più liberi e più sereni con la nostra coscienza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>La Pazienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jun 2023 15:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[La pazienza è la virtù dei forti]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pazienza negli ultimi anni l’abbiamo disimparata. A un certo punto ci è parsa obsoleta, inutile. In effetti la pazienza nell’epoca della velocità e della performance immediata era una voce dissonante che presto tutti hanno smesso di ascoltare. Nell’era della frenesia, delle notizie istantanee e delle scelte immediate, aspettare, attendere e non lasciarsi trasportare dall’attimo è [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">La pazienza negli ultimi anni l’abbiamo disimparata. A un certo punto ci è parsa obsoleta, inutile. In effetti la pazienza nell’epoca della velocità e della performance immediata era una voce dissonante che presto tutti hanno smesso di ascoltare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’era della frenesia, delle notizie istantanee e delle scelte immediate, aspettare, attendere e non lasciarsi trasportare dall’attimo è diventato un privilegio che ci concediamo raramente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo ammettere che alla pazienza non riconosciamo abbastanza valore, consapevoli della sua importanza vitale la consideriamo una</span><a href="https://www.nonsprecare.it/riunioni-aziendali-linutile-spreco-di-tempo-che-fa-pure-male-anche-al-lavoro"><span style="font-weight: 400;"> “perdita di tempo</span></a><span style="font-weight: 400;">” e una virtù d’altri tempi che sembra non ci si possa permettere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza” diceva Balzac e quindi «ogni potere umano è composto di tempo e di pazienza». Già, la pazienza è notoriamente «la virtù dei forti» ma sembra essere vittima di un inesorabile declino negli ultimi decenni. Vogliamo tutto e subito e spesso, anche al lavoro, non riusciamo a sopportare i sacrifici che impone un obbiettivo di valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con totale serenità d’animo Socrate accettava anche il carattere scontroso della moglie Santippe: infatti è risaputo che lei fu eccessivamente irritante, permalosa e che, piena d’ira e di rancori, offese suo marito di giorno e di notte  sopportando di propria iniziativa l’arroganza e le offese della moglie, avrebbe sopportato più comodamente anche i difetti degli altri e non sarebbe mai stata vinta la sua bontà,</span> <span style="font-weight: 400;">dunque, in questa dizione c&#8217;è l&#8217;indicazione di sviluppare questi atteggiamenti positivi nei confronti delle avversità della vita. Solo chi riesce a essere paziente dimostra infatti maggiore resistenza, ed è destinato a vincere su chi invece è più forte e ci aiuta a  gestire lo stress e la frustrazione, a mantenere il controllo anche nelle situazioni sfavorevoli e a rimanere centrati e “La calma è la virtù dei forti” “Essere pazienti non significa essere deboli, ma avere scoperto una nuova forza interiore”, questa, infatti, non è una virtù passiva che si concretizza nell’aspettare, ma nel saper gestire con calma molte situazioni diverse senza perdere la calma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un cambiamento dovuto a diversi fattori, fra cui un ruolo decisivo è stato giocato dalla recente rivoluzione digitale che ha ridisegnato, fra le altre cose, il concetto del tempo. Il cui unico scopo è abbattere le barriere spazio-temporali tra noi e i nostri desideri. Finisce che la nostra mente si abitua a questa velocità e la pretende in tutti gli altri ambiti della nostra vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Paziente è chi sa che per raggiungere il suo obiettivo ci metterà tempo e nonostante questo ogni giorno lavora sodo per fare un passettino in avanti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Non ci si può stupire neanche che l’orizzonte del mare appaia tra i primi risultati di ogni ricerca che abbia a che fare con questa parola. Calmo è essenzialmente il mare quando non c’è vento, quando la bonaccia affloscia le vele, quando la superficie delle acque non è neanche increspata. Chiunque abbia visto almeno una volta un mare in tempesta, comprende che l’espressione mare calmo è molto più di un’indicazione di tranquillità, rappresenta il sollievo di fronte ad un pericolo scampato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così dobbiamo andare a rovistare fra gli insegnamenti dei nonni, paradossalmente i più minacciati dal virus in questo momento storico, e cercare qualcosa che possa spiegarci adeguatamente l’arte della pazienza, soprattutto qualcosa che sia in grado di illustrare questa virtù, la pazienza alla fine è un “ventre”, che raccoglie fiducia e desideri. L’attesa, in compagnia della fiducia e dei desideri, è molto più confortevole. Certo fiducia e desideri ci scuotono dalle fondamenta e, soprattutto, ci chiamano al rischio, altro tema difficile fino a ieri l’altro. Il rischio di esporsi e perdere per sempre la nostra missiva nell’infinito, il rischio che il nostro aeroplanino di carta precipiti nel vorticare dell’indifferenza. Ma, soprattutto, la pazienza significa dare fiducia in primo luogo a noi stessi e attribuire valore ai nostri pensieri più profondi e renderli sentinelle delle nostre ore di buio interiore. </span><span style="font-weight: 400;"> La pazienza dimostra essere l’unico vero antidoto alla paura. La paura chiede risposte immediate, ancestrali e non si addomestica, certo, ma può essere parzialmente disinnescata dalla pazienza di stare a guardare fino alla fine, senza “spoilerare” finali apocalittici generati da ansie e da fragilità. La pazienza in particolare è proprio la qualità che ci consente di dominare le nostre emozioni e di non cadere in balia dell’istinto, della paura, delle preoccupazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’epoca contemporanea la pazienza non è tra l’altro più di moda, viviamo un’epoca dove tutto corre veloce, dove l’emozione si esprime con “un click”, con “un’emoticon”, con “un like”, dove tutto è a portata di cellulare e il tempo “presente” sembra non esistere. Mentre la pazienza richiede tempo, richiede di essere nel “qui e ora”, nel presente. E non caso abbiamo unito alla pazienza la perseveranza, che è la capacità di portare avanti con costanza una determinazione. È la qualità che ci consente di “non mollare” e di sapere vivere il tempo presente e il tempo nel suo scorrere, anche lento, senza “cambiare strada”. La difficoltà del perseverare sta nella determinazione, ovvero nella chiarezza del motivo per cui abbiamo deciso di fare una certa cosa, nel nostro stare “dentro” al tempo presente possiamo scoprire l’importanza di “saper aspettare” dominando le nostre emozioni, perché in questo si racchiude l’effetto di chi è “padrone” di queste due qualità invisibili. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia nel tempo dell’isolamento per la pandemia, sia nel tempo della ripresa di relazioni e attività, è stata richiesta e continua ad essere richiesta a tutti noi una grande quantità di pazienza, a cui probabilmente non eravamo abituati.</span> <span style="font-weight: 400;">Tensione, incertezza, nervosismo si sono fatti molto sentire anche nel caso dell’assenza di contagi effettivi. Fra le molte virtù che in questo periodo sono diventate più preziose del solito c’è dunque pure quella della pazienza che </span><b>è una virtù del quotidiano</b><span style="font-weight: 400;"> senza di essa i rapporti di coppia, di famiglia, di lavoro diventano prima o dopo sempre più tesi, segnati da urti o conflitti, alla fine forse addirittura invivibili ed   è anche una dimensione della nostra fede e della nostra speranza attraverso tutte le vicende della vita e della storia. Per i primi cristiani la pazienza è strettamente legata alla perseveranza nella fede durante le persecuzioni e le difficoltà cui sono esposti come fragile e piccola comunità nelle vicende della storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Leopardi chiama la pazienza la più eroica delle virtù. La definisce paradossalmente virtù eroica, proprio in considerazione del fatto che essa non ha nessuna apparenza d’eroico. La pazienza che si addice all’uomo moderno si pone a uguale distanza dalla rassegnazione cristiana e dalla sottomissione al Fato dei modelli antichi di stoicismo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono gli animali che più esprimono questa dote. Che è capacità di attendere e ascoltare, di misurarsi con dolore e fatica, che l’uomo contemporaneo ha perso.</span> <span style="font-weight: 400;"> La pazienza è quindi un filtro necessario che smussa asperità e veleni psicologici, perché di frustrazione e rabbia ci si può intossicare</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10855" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/la-pazienza-a_d-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Società e la frenesia del Tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nelle altre società della storia moderna e premoderna, ma invece &#8220;puntillistico&#8221; ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta ad un punto&#8221;. Questa perdita di senso del tempo, che ci costringe a vivere in un perpetuo e trafelato presente, in cui tutto è affidato all&#8217;esperienza del momento, è accompagnata dallo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l&#8217;essenziale dal superfluo, il durevole dall&#8217;effimero.</span> <span style="font-weight: 400;">In un contesto sociale in cui tutto scorre di fretta, inesorabile, e il tempo sembra non bastare mai per portare a termine tutti gli impegni di agende fittissime, si inserisce la paura del tempo che scorre inesorabile e non torna, e del tempo che non basta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così la nostra identità di persone, ieri faticosamente costruita su un progetto di vita, può essere oggi assemblata e disassemblata in modo intermittente e sempre nuovo, &#8220;come un pacchetto pay-per-view&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tempo che scorre diventa il nemico principale, ed è sempre poco, non abbastanza per fare tutto ciò che si dovrebbe.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo meccanismo genera profonda insoddisfazione ogni volta, in quanto si ha sovente la sensazione di sprecare tempo. La missione è sempre quella di portare a termine un numero esagerato di azioni in un tempo sempre ovviamente insufficiente, certamente i ritmi e le priorità del vivere moderno, caratterizzato da fretta e frenesia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Viviamo in un mondo ormai ipertecnologico, dove sembra che la parola d’ordine sia andare di fretta. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, ci troviamo a vivere sotto una elevata pressione. Si tratta in effetti di uno stile di vita: si mangia di fretta, si dorme poco, si corre da un posto all’altro pur di rispettare i mille impegni presenti, il telefono squilla continuamente, chiamate, messaggi, i ritmi sono sempre più serrati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È dunque ancora più sorprendente, dato questo sconsolante scenario, che ci dovrebbe indurre una volta di più a sospendere le nostre vite di corsa per il tempo indispensabile a riflettere sulle questioni che ci riguardano più profondamente: bisogni e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le giornate filano via senza lasciare traccia. Sono tutte maledettamente uguali, perché si basano su attività ripetitive: ogni giorno ti rechi in ufficio e ripeti sempre le stesse azioni. Giorno dopo giorno, decennio dopo decennio.  Dunque, ciò che serve davvero è il tempo. Il tempo di viaggiare, esplorare, conoscerti, innamorarti, sentirti pieno di vita. Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo e dovremmo dargli la nostra priorità, smettere di pensare agli obblighi, alle responsabilità e a “ciò che è giusto”. A volte, semplicemente, dovremmo scorrere inarrestabili verso la nostra felicità e questo aiuta a comprendere i paradossi del tempo e la sindrome della fretta che funesta la nostra epoca e da ultimo esorta a metterci alla ricerca di una tempestività senza esitazione né precipitazione, che ci faccia cogliere e vivere appieno l’attimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I successi sono bellissimi, ottenere risultati, fare bene, raggiungere obiettivi, sforzarsi, lavorare, lavorare duro, è tutto bellissimo. Ma è necessario smetterla di pensare che è semplice, che siamo cavalli di razza e vinciamo sempre, che tanto siamo bravi, non siamo bravi, siamo imperfetti, corriamo ognuno a una velocità diversa perchè ognuno fa i conti con i suoi di ostacoli, con i suoi di limiti, ognuno si accudisce il suo tempo e i suoi fallimenti e se si tifa per noi solo continuandoci a dire di correre correre correre non ce la facciamo più, rischiamo di cadere nel vuoto, e in una mattina farci male sul serio. E il motivo in cui si entra nel vivo è che per tutti arriva il momento, prima o poi, di prendere consapevolezza della vita, di fare conti con il vero padrone il tempo, percezione del tempo nella vita di una persona, allora la realtà è che siamo consapevoli del tempo che passa solo quando è forse troppo tardi. Se Time arrivasse presto anche nella vita reale, durante l’adolescenza per esempio, forse la vita da lì in avanti avrebbe fruttato di più. La cognizione del nostro tempo cresce in noi quando la giovinezza è già passata, quando sono già trascorsi molti anni, dieci come minimo, dove potevamo fare qualcosa di utile e produttivo per il nostro futuro,</span> <span style="font-weight: 400;">dobbiamo correre, corriamo per raggiungere il sole, cioè corriamo dietro ai sogni o alle cose impossibili o difficilmente raggiungibili perché la società ci impone di correre, o almeno con l’obbligo morale che dovremmo farlo. Avere il fiato corto significa non avere la forza di fronteggiare cambiamenti, scadenze, persone, società, impegni, man mano che invecchiamo.</span> <span style="font-weight: 400;">Non sappiamo se è una gara contro qualcuno o contro noi stessi, né è chiaro dove stiamo andando, ma occorre iniziare a correre per restare al passo e restare vivi. Il tempo che scorre via, il vero padrone della vita, colui che tutto mangia e che sempre vince. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La stella più grande non solo non si fa raggiungere ma ci raggiungerà, inseguendoci, perché lui rimane lo stesso, noi invecchiamo.</span> <span style="font-weight: 400;">Ma il tempo passa. I secondi diventano minuti, i minuti si trasformano in ore, la somma delle ore hanno creato giorni, settimane, mesi, anni. Da adulti, il tempo continua a picchiettare secondi su secondi come tante gocce dello stesso acquazzone, ciò che cambia è la nostra percezione del tempo. Prima non capivi le cose, ora sì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la società ci impone di correre e una persona può lentamente impazzire e finire, oscurato, nel proprio lato buio della luna. Perchè questa continua rincorsa a riempire il tempo, anche quello “libero”, per poi trovarsi a scavalcarlo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A volte, si tratta di un’abitudine mentale ben radicata, che trova senso in una visione di noi stessi e della vita che dà valore al fare eredità di una società contemporanea che attribuisce merito all’efficienza, alla produttività, al sentirsi attivi e impegnati.  Vivere giornate fitte di impegni, con poche pause, e un senso di accelerazione che non lascia tregua, aumenta i livelli di ansia e stress, e ci fa sentire in uno stato di continua tensione e allerta, la nostra attenzione è proiettata sul portare a termine il compito o passare all’attività successiva, la consapevolezza restringe il suo campo, si fa piccola e chiusa: come quando fissiamo in modo concentrato un punto e non vediamo più lo sfondo. L’aggettivo “lento” assume una connotazione negativa nella nostra cultura, come caratteristica dalla quale è meglio prendere le distanze e non identificarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rallentare, riposare, è spesso visto come uno stato di inerzia improduttiva, quasi una perdita di tempo che raramente ci permettiamo. Corriamo, anche per il bisogno di sentirci efficienti, attivi, impegnati. E così il fare diventa un modo di essere, che rispecchia parte della nostra identità e del ruolo che ricopriamo nel mondo.</span> <span style="font-weight: 400;">Quando ci identifichiamo con l’idea del dover fare, ci priviamo almeno in parte della possibilità di poter semplicemente essere. Essere qui, nulla di più, nulla di meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno degli obiettivi per vivere il proprio tempo è quello di trovare sempre più tempo da dedicare alla nostra vita persona per poter fare tutte quelle cose che non riusciamo mai a fare che ci rendono felici anche se non hanno senso ma sono importantissimi per vivere in armonia con noi stessi a con gli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Ma abbiamo la libertà di scegliere se diventare dipendenti dall’azione e identificarci con l’idea di dover fare e correre, o se semplicemente osservare, l’esperienza di avere molte attività, da uno spazio di consapevolezza, centratura e apertura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Apprezzare profondamente ciò che hai “qui e ora”, senza farsi ossessionare” da ciò che potresti avere.” Riuscire a placare l’ossessione velenosa di voler sempre avere quello che ci  manca significa alleggerirsi di un peso faticoso da trasportare ogni giorno e aiuta anche a capire che in fondo hai già tutto quello che serve per essere felice, dunque, ascoltare il nostro corpo e di sapersi fermare senza rimanere troppo coinvolti dal vortice di questa vita, imparare a fare questo significa semplicemente imparare a volersi bene e diventare davvero padrone di poter scegliere come impegnare le proprie energie e guardare più in profondità, dandoci la possibilità di scegliere cosa è davvero essenziale per noi e a cosa possiamo eventualmente rinunciare per fare un po’ di spazio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il fare è parte di un’esperienza più ampia, in cui posso restare a contatto con l’intera esperienza che accade, di momento in momento, restando presente anche nel corpo. Rallentare è un lusso che non ci concediamo facilmente. Le nostre giornate scorrono scandite dalla lista delle cose da fare, in una rincorsa frenetica a spuntare gli impegni di un’agenda mentale sempre più fitta e densa e concedersi qualche mini-pausa di consapevolezza è necessario  per tornare al respiro che permette di passare dalla modalità del pilota automatico alla modalità della consapevolezza e in tal caso, possiamo scoprire cosa dà significato alla nostra vita, in cosa desideriamo impegnare ciò che di più prezioso abbiamo: il nostro tempo e la nostra esistenza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-societa-e-la-frenesia-del-tempo/">La Società e la frenesia del Tempo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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