Tutto cambia, non ci sono più le vacanza di una volta

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Dopo due anni di restrizioni si torna nuovamente a viaggiare e quasi con la normalità pre pandemia. Quanto è importante rigenerarsi e recuperare le energie.

Se c’è una parola che mi “manda in bestia” è ritorno alla normalità.

Che cos’è innanzitutto questa “benedetta normalità”? Non è che abbiamo un parametro standard per cui è “normale” un andamento schematico della “solita” vacanza fatta dei “soliti” svaghi…tutto questo non è “ritorno alla normalità” che poi non si sa bene cosa sia, ma mummificazione del concetto di parentesi vacanziera a vantaggio di una struttura che non vuole saperne di aggiornarsi e di diversificarsi, fiutando il nuovo che avanza e percependo il “vecchio” che si presenta all’attenzione del “richiedente svago” come qualcosa di antiquato e quindi di patetico, perché non al passo dei tempi.

Mi pare che tutta la “macchina del turismo” non abbia alcun desiderio di ristrutturarsi, di riesaminare il suo andamento ordinario che, diciamocelo molto chiaramente, da tempo mostrava di essere in affanno.

Vogliamo dircelo una volta e per tutte senza false ipocrisie? Negli ultimi cinquanta anni abbiamo attraversato quel periodo stagionale che corrispondeva all’estate senza che l’industria del turismo avesse davvero preso coscienza dei mutamenti  della collettività sia per quanto riguarda “i gusti” sia per quanto concerne “le tasche”.

Se il bisogno di rigenerarsi ed il recupero delle energie è un diritto sacrosanto, ancora di più a seguito di una pandemia che ha causato restrizioni in quanto a mobilità e socialità, non è concepibile che il nucleo familiare “medio” italiano non debba essere destinatario di aiuti o di agevolazioni, fosse anche che la parentesi vacanziera  si limitasse  a due settimane!

Poi mi piace affrontare la questione del gusto e della propensione allo svago che si è molto evoluta e, al tempo stesso, hanno preso forma  diversificazioni nelle tipologie di vacanze assolutamente inconcepibili anche venti anni fa.

Allora, mentre il modello standard che ha “furoreggiato” fino al 1980 era la spiaggia, possibilmente senza scogli e con tante file di ombrelloni (la classica Romagna di Rimini e dintorni), poi ha cominciato a fare “capolino” la montagna e la cosiddetta “estate verde” fatta di escursioni, di pagaiate in canoe lungo le rapide di fiumi o costeggiando i laghi.

Le diversificazioni però non si sono fermate lì ed ecco fare l’ingresso di “vacanze mobili” consistenti in un solo pernottamento in un luogo di villeggiatura per poi approdare ad una diversa località anche distante centinaia di chilometri rispetto alla precedente.

Insomma la rigenerazione ed il recupero delle energie si affaccia ad una variegata gamma di opzioni, soprattutto in risposta ad una stagione pandemica che ha preteso la immobilità e dunque la permanenza in un luogo solo, per evitare la circolazione del virus attraverso le persone in movimento.

Ciò che ritengo sostanzialmente “stupido”, comunque, è cercare di “seppellire” le due estati ( del 2020 e del 2021) cancellandole dai nostri ricordi: ogni esperienza della vita somiglia ad un paio di occhiali attraverso i quali osservare, esplorare, elaborare i particolari che incontriamo alla luce di quella esperienza.

Quindi “niente rientro nella normalità”, intendendo con una simile espressione, la voglia “rimuovere” le due ultime due estati, anche perché questo vorrebbe dire che alla nostra memoria verrebbe “amputata” una parentesi temporale importante.

Piuttosto adoperarsi per dotare gli adolescenti di opportunità esplorative, in modo da farli essere più intraprendenti e capaci di superare quelle paure che la pandemia aveva determinato.

Ernesto Albanello

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