<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marco Bosio Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
	<atom:link href="https://lacittamagazine.it/tag/marco-bosio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://lacittamagazine.it/tag/marco-bosio/</link>
	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
	<lastBuildDate>Thu, 01 Dec 2022 14:27:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Crisi culturale, implicazioni del caro energia</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/crisi-culturale-implicazioni-del-caro-energia/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=crisi-culturale-implicazioni-del-caro-energia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Domanda vs Offerta]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=7854</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come si comporta il mercato online del libro? Per rispondere alla domanda mi sono rivolto a Sergio Malavasi, libraio antiquario di Milano e fondatore di Maremagnum.com, la più importante piattaforma italiana per la vendita online di libri antichi, usati e fuori catalogo. Ed è anche la più longeva, motivo per cui ho pensato di chiedere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/crisi-culturale-implicazioni-del-caro-energia/">Crisi culturale, implicazioni del caro energia</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=7854" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NHOlFy2IRh9c8Si8XIk.mp3?generation=1669027152383898&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=7854&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NHOlFy2IRh9c8Si8XIk"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=7854"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><b>Come si comporta il mercato online del libro?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per rispondere alla domanda mi sono rivolto a </span><b>Sergio Malavasi</b><span style="font-weight: 400;">, libraio antiquario di Milano e fondatore di </span><b>Maremagnum.com</b><span style="font-weight: 400;">, la più importante piattaforma italiana per la vendita online di libri antichi, usati e fuori catalogo. Ed è anche la più longeva, motivo per cui ho pensato di chiedere lumi a chi ha visto nel tempo molte oscillazioni del mercato del libro. Giusto per capirci: Maremagnum.com nasce nel 1995, più o meno nello stesso anno in cui, negli USA, Jeff Bezos inaugura Amazon. </span></p>
<p><b>La crisi c&#8217;è. Come si comporta il mercato online del libro?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Dopo il forte aumento di vendite registrato durante la pandemia, stiamo ora assistendo a un&#8217;inversione della curva degli acquisti. Ce lo aspettavamo, terminato il lockdown, i lettori hanno ricominciato a spendere nelle librerie fisiche, ma soprattutto nella ristorazione e nel turismo, due mercati enormi, rimasti fermi a lungo. La vendita online di libri ha vissuto una stagione di vendite in forte aumento, anche se avremmo preferito che non fosse dipesa da un&#8217;emergenza sanitaria. Il problema è che, adesso, gli acquisti sono al di sotto della soglia critica, principalmente per due ragioni. La prima è legata all&#8217;attuale crisi energetica. Con l&#8217;aumento del prezzo del carburante, il costo medio delle spedizioni ha subito un rincaro che si ripercuote sulla scelta decisionale d&#8217;acquisto del cliente. La seconda ragione è sintomatica e riguarda la continua diminuzione del prezzo medio del libro”.</span></i></p>
<p><b>Come mai è sceso il prezzo medio del libro?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“È una tendenza generale del mercato. Mi riferisco al libro usato ‘comune’, degli ultimi 20-30 anni. Esiste un limite inferiore, già raggiunto su molti siti americani, tale per cui ci sono online milioni di libri a un dollaro. Tutto ciò dipende dalla capacità di molti venditori di industrializzare, e quindi ridurre sensibilmente i costi dei tre fattori principali nella composizione del prezzo di un libro usato: acquisizione, catalogazione, immagazzinamento e spedizione. In Italia abbiamo alcuni protagonisti del mercato che hanno seguito il modello americano e che sono riusciti a sfruttare grandi capannoni, in località decentrate, con costi per personale molto contenuti. Questo ha permesso loro di industrializzare il processo di acquisizione del libro. Inoltre aumentando l&#8217;offerta su un gran numero di titoli, scatta il meccanismo base di questo mercato: vince chi offre il prezzo più basso”.</span></i></p>
<p><b>La diminuzione riguarda anche il numero di clienti?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Su Maremagnum esistono due tipi di clienti: il collezionista e il lettore occasionale. Il primo non si preoccupa dell&#8217;aumento del costo della spedizione, poiché i libri ricercati sono spesso e volentieri rari e in quantità singola. Non può e non vuole lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione. Il secondo di solito non acquista più di una volta, a meno che non sia un cosiddetto lettore forte. La mia previsione: anche noi raggiungeremo prezzi a 1€ per l&#8217;usato di scarso valore sia contenutistico che collezionistico. Il buon libro da collezione invece potrebbe riuscire a sopravvivere a questa generale diminuzione di prezzi”. </span></i></p>
<p><b>Per risparmiare, il libro usato sarà preferito a quello nuovo?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Nello stato di emergenza è ragionevole che una piccola percentuale di ordini possa provenire dagli acquirenti di solo moderno, anche se per pregiudizio un gran numero di lettori non ha mai avuto a che fare con l&#8217;usato. C&#8217;è da sperare che almeno la crisi possa far avvicinare più lettori al mondo del libro usato. Il problema rimane comunque l&#8217;aumento della spesa di spedizione”.</span></i></p>
<p><b>Lo Stato italiano non potrebbe intervenire?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“È sempre e solo intervenuto a favore del mondo del libro nuovo, perché più grande. Quello dell&#8217;usato a paragone vale circa un decimo in termini di fatturato. Lo si è visto durante il Covid quando il ministro ha tenuto aperte le librerie di moderno dimenticandosi di quelle dell&#8217;usato. Per includerle c&#8217;è stato bisogno di forte impegno da parte di alcuni librai romani. Per l&#8217;online, per le spedizioni, sarebbe bello seguire l&#8217;esempio della Francia: dall&#8217;anno scorso lo Stato francese eroga a librai ed editori un contributo per la spedizione di libri francesi all&#8217;estero. Un rimborso che ammonta circa alla metà dei costi. Il punto è che in Italia il Ministero della Cultura ha un contatto solo con i presidenti delle associazioni Editori e Librai (AIE e ALI). Non è mai esistito un contatto con ALAI, l&#8217;associazione  delle librerie dell&#8217;antico e dell&#8217;usato. È stato chiesto più volte, ma senza ricevere risposte. Aggiungo che anche il mondo delle fiere e dei mercati del libro è in sofferenza. Con l&#8217;aumento dei costi, a partire proprio da luce e gas, molti di essi sono costretti a chiudere i battenti. Un esempio è il Salone della Cultura di Milano che quest&#8217;anno non si terrà”.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8215" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/12/crisi-culturale-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/crisi-culturale-implicazioni-del-caro-energia/">Crisi culturale, implicazioni del caro energia</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Donne che amano i libri</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/donne-che-amano-i-libri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=donne-che-amano-i-libri</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[Parità Vs Disparità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=7800</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il pregiudizio di una bibliofilia tutta al maschile A gennaio 2020, in occasione della quarta edizione del Salone della Cultura di Milano, Maremagnum.com, il marketplace italiano del libro antico e usato, organizzava una conferenza dal titolo Donne bibliofile: storie di bibliologia, arti del libro e collezionismo al femminile. Al tavolo, quattro professioniste, provenienti da differenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/donne-che-amano-i-libri/">Donne che amano i libri</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=7800" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NHA9d2G0uqODlkpzePH.mp3?generation=1668782175323568&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=7800&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NHA9d2G0uqODlkpzePH"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=7800"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><b>Il pregiudizio di una bibliofilia tutta al maschile</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A gennaio 2020, in occasione della quarta edizione del Salone della Cultura di Milano, </span><a href="https://www.maremagnum.com/"><span style="font-weight: 400;">Maremagnum.com</span></a><span style="font-weight: 400;">, il marketplace italiano del libro antico e usato, organizzava una conferenza dal titolo </span><b><i>Donne bibliofile: storie di bibliologia, arti del libro e collezionismo al femminile</i></b><span style="font-weight: 400;">. Al tavolo, quattro professioniste, provenienti da differenti settori del mondo del libro antico e moderno, discutevano sulla </span><b>figura della donna nel campo della bibliofilia</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tema delicato perché, per quanto possa sembrare strano, ancora oggi è piuttosto diffuso il pregiudizio che l&#8217;amore per i libri sia materia prettamente maschile, come sosteneva già nel 1930 il giornalista </span><b>Holbrook Jackson</b><span style="font-weight: 400;"> nel suo lavoro sul collezionismo librario intitolato </span><i><span style="font-weight: 400;">Anatomy of Bibliomania</span></i><span style="font-weight: 400;">. È naturale, scriveva, come lo è «la crescita della barba». Una tesi, quella di Holbrook, che non era nuova a chi frequentava l&#8217;universo bibliofilo e che di certo non scandalizzò i suoi lettori dell&#8217;epoca. D&#8217;altronde, già dal secolo precedente, il parigino </span><b>Octave Uzanne </b><span style="font-weight: 400;">(1851-1931), scrittore e febbrile bibliofilo, aveva ampiamente spiegato nei suoi scritti perché, secondo lui, la </span><i><span style="font-weight: 400;">donna è nemica del libro</span></i><span style="font-weight: 400;">. E proprio con il pensiero di Uzanne si apriva la discussione della conferenza milanese, moderata da </span><b>Chiara Nicolini</b><span style="font-weight: 400;">, attualmente Capo Dipartimento Libri della Pandolfini Casa d&#8217;Aste, ma che ricopre anche altri ruoli, sui quali torneremo più avanti. Le altre relatrici: </span><b>Cristina Balbiano d’Aramengo </b><span style="font-weight: 400;">(restauratrice e legatrice di libri),</span><b> Laura Bartoli </b><span style="font-weight: 400;">(professionista della comunicazione digitale), </span><b>Noemi Veneziani </b><span style="font-weight: 400;">(blogger e bibliofila).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La Nicolini racconta che, sebbene i tempi siano cambiati e le disparità lavorative tra i due generi si siano quasi del tutto livellate, tra i collezionisti e i librai antiquari serpeggia ancora un certo scetticismo nei confronti dell&#8217;interesse delle donne per la bibliofilia. Come se l&#8217;eco delle parole di Octave Uzanne non avesse smesso di risuonare alle loro orecchie. Per capirci, e in estrema sintesi, questo il pensiero dello scrittore francese, ben spiegato nel capitolo </span><b><i>Les femmes bibliophiles</i></b><span style="font-weight: 400;"> del libro </span><b><i>Les  zigzags d&#8217;un curieux</i></b><span style="font-weight: 400;"> (1888): denuncia le donne produttrici d&#8217;arte a scopo remunerativo o volutamente “femminista”; scrive che la donna è nemica del libro perché interessata soltanto alla bellezza estetica di questi oggetti, più che al valore artistico del loro contenuto o della loro veste esteriore; incolpa la donna di essere gelosa del rapporto d&#8217;amore che il marito instaura con l&#8217;oggetto libro. Insomma la donna, per Uzanne, non è in grado di comprendere e apprezzare il libro come oggetto di culto. Il parigino, tuttavia, tiene a precisare che non si tratta di misoginia, e che la sua ostilità verso il pubblico femminile riguarda soltanto un&#8217;eventuale intromissione di quest&#8217;ultimo nel mercato bibliofilo del libro antico e di pregio. La donna deve occuparsi degli affari di donna e dedicarsi cioè ai temi a lei più congeniali: moda, orpelli, gestione della casa e, in tema di libri, dedicarsi solo alla lettura di </span><i><span style="font-weight: 400;">romanzi</span></i><span style="font-weight: 400;"> d&#8217;evasione. Il collezionismo, quello “serio”, deve rimanere dominio degli uomini. È buffo, perché poco più avanti lo stesso Uzanne riconosce che alcune donne francesi del passato, principesse e nobildonne, colte e altolocate, hanno lasciato pregevoli biblioteche e collezioni private. Ma qui, Uzanne, si rende conto della contraddizione e si appresta a correggere il tiro, affermando che il merito per la scelta dei testi è di qualcun altro, qualcuno di sesso maschile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiara Nicolini si sofferma proprio su questo punto, evidenziando che di donne non si parla, ma che di loro, in realtà, la storia della bibliofilia è piena. Ne snocciola una lunga lista, donne che nel passato si sono distinte nel mondo delle lettere, dell’editoria, della bibliofilia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne cito tre:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Christine de Pizan (1364-1430) che fece della scrittura una professione. Diresse uno scriptorium e diventò editrice di se stessa (il concetto è simile a quello del nostro self-publishing di oggi). Tuttavia, in quanto intellettuale laica e donna, visse come “straniera” in un paese di “chierici”, poiché presentarsi in pubblico in qualità di </span><i><span style="font-weight: 400;">femme de lettres</span></i><span style="font-weight: 400;"> era motivo di scandalo.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Caterina de’ Medici (1519-1589) che fu da tutti ammirata per la sua vasta cultura. Parlava e scriveva correntemente l’italiano, il francese e il latino, e bazzicava piuttosto bene anche il greco. La sua biblioteca personale conteneva fino a 2118 libri su vari argomenti, dal campo umanistico a quello scientifico, a dimostrazione della sua grande curiosità intellettuale: manoscritti rari, testi di storia, di matematica, teologia, filosofia, alchimia, astronomia, medicina, geografia, di musica, scienze e storia dell’arte.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Madame de Pompadour (1721-1764) che influenzò le arti, la moda, il teatro e la musica, dettando lo stile della prima metà del Settecento. Fervente sostenitrice delle idee dell’Illuminismo, fu mecenate degli enciclopedisti, permettendo che l’</span><i><span style="font-weight: 400;">Encyclopédie</span></i><span style="font-weight: 400;"> continuasse a essere stampata.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;elenco potrebbe continuare, a lungo, spingendoci fino ai nostri tempi. È bene sottolinearlo, perché l&#8217;atteggiamento, seppur in forma minore, è ancora lo stesso: di donne che amano i libri, e che per la cultura hanno fatto tanto e tanto ancora fanno, si parla poco. È come se lo slogan fosse “</span><i><span style="font-weight: 400;">Prima gli uomini</span></i><span style="font-weight: 400;">” e poi, se avanza tempo, se c&#8217;è spazio, “</span><i><span style="font-weight: 400;">anche le donne</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Il divario è avvertito con più prepotenza nel mondo del libro antico.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Nota bene:</span></i><span style="font-weight: 400;"> non è che l&#8217;editoria moderna sia messa meglio, però è più facile, forse per la risonanza a livello mediatico, sentir parlare di scrittrici ed editrici. Ma, diciamo, che è una tendenza moderna degli ultimi anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Apro una parentesi per raccontare un aneddoto a titolo di esempio: nel 1997 (quindi non si sta parlando di secoli fa), l&#8217;editore londinese della Bloomsbury pubblica un libro destinato a trasformarsi in un successo mondiale: </span><i><span style="font-weight: 400;">Harry Potter e la pietra filosofale</span></i><span style="font-weight: 400;"> di J. K. Rowling. </span><i><span style="font-weight: 400;">Attenzione: non Joanne, solo J</span></i><span style="font-weight: 400;">. Perché? Da un&#8217;analisi di mercato appariva chiaro che il lettore medio avrebbe acquistato più volentieri un romanzo scritto da un uomo anziché quello di una donna. Ripeto, siamo nel 1997! In copertina e frontespizio, </span><i><span style="font-weight: 400;">zac</span></i><span style="font-weight: 400;">, si uccide l&#8217;identità femminile per creare un velo di mistero e vendere di più. Pura strategia di marketing, però il dato è preoccupante se si riflette con attenzione sul fatto che solo vent&#8217;anni fa il ruolo femminile in campo autorale era ancora sottomesso a quello maschile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tornando invece a quel sentimento bibliofilo, che si sintetizza nello slogan </span><i><span style="font-weight: 400;">Amor librorum nos unit</span></i><span style="font-weight: 400;">, adottato dall&#8217;ILAB-LILA, l&#8217;organizzazione mondiale alla quale si può consociare qualsiasi libreria antiquaria che ne faccia richiesta (e abbia superato dei criteri di selezione), voglio nuovamente tirare in ballo la figura di Chiara Nicolini. Il suo entusiasmo e l&#8217;amore per il libro l&#8217;ha portata negli anni ad avvicinarsi all&#8217;</span><a href="https://www.aldus-club.it/"><b>Aldus Club</b><span style="font-weight: 400;">, l&#8217;Associazione Internazionale di Bibliofilia</span></a><span style="font-weight: 400;">, fondata a Milano nel 1989 da </span><b>Mario Scognamiglio</b><span style="font-weight: 400;"> e presieduta nel tempo da nomi di rilievo come </span><b>Leonardo Sciascia</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Umberto Eco</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Gianni Cervetti </b><span style="font-weight: 400;">(anche qui, per il momento, nessuna donna). Nel ruolo di Segretaria dell&#8217;Associazione, carica che ricopre da alcuni anni, Chiara non ha mai smesso di porre l&#8217;attenzione su due temi: i giovani e le donne. Quando nel 2017 giunge dalla città di New York la notizia che la Libreria antiquaria </span><b>Honey &amp; Wax</b><span style="font-weight: 400;"> ha annunciato un </span><a href="https://www.honeyandwaxbooks.com/prize.php"><span style="font-weight: 400;">premio</span></a><span style="font-weight: 400;"> consistente in un riconoscimento di 1000 dollari, per la più mirabile collezione di libri costituita da una giovane donna che non abbia ancora compiuto il 31esimo anno di età, a Chiara si accende una lampadina. Perché non replicarlo in Italia? Un&#8217;occasione per incoraggiare il sentimento bibliofilo tra i giovani collezionisti. Nel 2019 Chiara promuove, tramite l&#8217;associazione di cui fa parte, il </span><a href="https://www.aldus-club.it/premio-aldus-club/"><b>Premio Aldus Club</b></a><span style="font-weight: 400;">, a cadenza biennale, e fissa la vincita a 1500€. Il Premio viene esteso anche ai maschietti, ma l&#8217;attenzione per il ruolo femminile rimane vigile, è pur sempre il cavallo di battaglia. Attenzione, però, la collezione non deve essere un accumulo di libri messi insieme a casaccio: presentando un elaborato, si deve argomentare il </span><i><span style="font-weight: 400;">fil rouge</span></i><span style="font-weight: 400;"> che tiene unita la biblioteca privata (completata o in corso). L&#8217;iniziativa riscontra un ottimo successo e oggi il Premio Aldus Club si appresta alla terza edizione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello di Chiara Nicolini è solo un esempio delle molte figure femminili che compongono il mondo della bibliofilia, e delle quali sarebbe bene, invece, prendere nota. Sono tantissime: libraie, legatrici, restauratrici, collezioniste, bibliotecarie, scrittrici, archiviste, consulenti, ecc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che deve avvenire è una rivoluzione paradigmatica del concetto di libro antico come oggetto di culto prettamente maschile. Il cambiamento di pensiero si verificherà quando, entrando in una libreria antiquaria, oltre ai legni degli scaffali e all&#8217;inconfondibile odore di carta antica, non darete per scontato di essere accolti da un canuto signore, ma da una donna, magari una giovane libraia che ha raccolto la sfida di una bibliofilia che si pensava fosse tutta al maschile.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7961" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7962" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-300x200.jpeg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-1024x683.jpeg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-768x512.jpeg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-696x464.jpeg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-1068x712.jpeg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2-600x400.jpeg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/donne-che-amano-libri-c-2.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/donne-che-amano-i-libri/">Donne che amano i libri</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le antologie scolastiche curate dai grandi scrittori italiani</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/le-antologie-scolastiche-curate-dai-grandi-scrittori-italiani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-antologie-scolastiche-curate-dai-grandi-scrittori-italiani</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[DISCIPLINAM]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=7173</guid>

					<description><![CDATA[<p>Antologia, una parola che ci riporta alla scuola. Libro di lettura inevitabile, ha lasciato in ciascuno di noi ricordi diversi. Ma è poco noto, se non ignoto, che nei decenni che vanno dall&#8217;inizio del secolo al 1980, la quasi totalità dei maggiori scrittori italiani abbia compilato antologie. Il primo ad avere aperto la strada è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/le-antologie-scolastiche-curate-dai-grandi-scrittori-italiani/">Le antologie scolastiche curate dai grandi scrittori italiani</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=7173" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NFEImtjL9jXrDgx4G5F.mp3?generation=1666704184652550&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=7173&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NFEImtjL9jXrDgx4G5F"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=7173"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><span style="font-weight: 400;">Antologia, una parola che ci riporta alla scuola. Libro di lettura inevitabile, ha lasciato in ciascuno di noi ricordi diversi. Ma è poco noto, se non ignoto, che nei decenni che vanno dall&#8217;inizio del secolo al 1980, la quasi totalità dei maggiori scrittori italiani abbia compilato antologie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo ad avere aperto la strada è un nome illustre: il </span><b>Conte Giacomo Leopardi</b><span style="font-weight: 400;">. Nel 1827, presso l&#8217;editore Antonio Fortunato Stella, a Milano, esce </span><i><span style="font-weight: 400;">Crestomazia Italiana cioè scelta di luoghi insigni o per sentimento o per locuzione raccolti dagli scritti italiani in prosa di autori eccellenti d&#8217;ogni secolo. </span></i><span style="font-weight: 400;">Si tratta di due volumi in brossura, copertine leggere color paglierino. Il prezzo: 5 lire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell&#8217;avvertimento il curatore spiega: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Della utilità dei libri di questo genere si è ragionato in Francia ed in altre parti più e più volte [&#8230;] ne abbiamo anche nella lingua italiana un buon numero [&#8230;] ma tutte sono lontanissime da quello che io mi ho proposto che debba essere questo libro.</span></i><span style="font-weight: 400;">» Un testo che non è propriamente per la scuola, ma destinato ai giovani italiani studiosi. Tutte le opere scelte sono in prosa, di scrittori eccellenti d&#8217;ogni secolo, e, dice Leopardi «</span><i><span style="font-weight: 400;">io medesimo ho letto tutta intera ciascuna delle opere che sono citate.</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il libro doveva essere contemporaneamente uno strumento utile ad apprendere l&#8217;arte della scrittura e stimolo importante per appassionarsi allo studio, coltivando il piacere della lettura. È questa la prima definizione di antologia moderna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo Leopardi furono molti gli autori che ne emularono il lavoro: </span><b>Fornaciari</b><span style="font-weight: 400;"> (1829), </span><b>Tommaseo</b><span style="font-weight: 400;"> (1841), </span><b>Troya</b><span style="font-weight: 400;"> (1846), </span><b>Scavia</b><span style="font-weight: 400;"> (1870).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi arrivò </span><b>Carducci</b><span style="font-weight: 400;">. Nel 1885 a Bologna vengono stampate le </span><b><i>Letture italiane</i></b><span style="font-weight: 400;">: l&#8217;antologia scolastica prende una connotazione precisa: italianità e nazionalità. Il Bel Paese, del resto, era da poco unito. L&#8217;indirizzo non farà che progredire nei decenni a seguire. In particolare, con l&#8217;affacciarsi del Fascismo, l&#8217;educazione scolastica diventa una grande opportunità di formazione e conferma della dottrina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1923 fu realizzata la </span><b>riforma della scuola Giovanni Gentile</b><span style="font-weight: 400;">, dal nome dal ministro dell&#8217;istruzione del governo Mussolini. La preminenza data agli studi classici fu netta, ancor di più la spinta allo studio della letteratura. Insegnanti, scrittori, case editrici, furono tutti coinvolti. La propaganda fascista era onnipresente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nessuno si sottrasse e furono tanti: Grazia Deledda, Alfredo Panzini, Piero Bargellini, Giuseppe Prezzolini, Corrado Alvaro, Mario Puccini, Diego Valeri, Antonio Baldini, Luigi Russo, Pietro Pancrazi e Giuseppe De Robertis, Massimo Bontempelli, Carlo Muscetta e Mario Alicata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo la “stagione gentiliana”, le antologie scolastiche cambiano pelle e si reinventano, toccando livelli qualitativi notevoli. Sono due i curatori che spiccano sugli altri avvicinando l&#8217;antologia a una concezione più familiare a quella a cui oggi siamo abituati: </span><b>Italo Calvino</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Franco Fortini</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli anni Sessanta, Calvino pubblica presso Zanichelli </span><b><i>La Lettura</i></b><span style="font-weight: 400;">, un&#8217;antologia per la scuola media, in tre volumi, per le rispettive classi. Insieme a lui l&#8217;accademico </span><b>Giambattista Salinari</b><span style="font-weight: 400;"> e un gruppo di insegnanti d&#8217;italiano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I criteri e gli obiettivi del lavoro sono innovativi: insegnare a leggere e scrivere; analizzare il linguaggio (della poesia, del romanzo, del genere epistolare e del teatro); proporre letteratura d&#8217;evasione e quella che insegna a sostenere una tesi; aprire a forme d&#8217;espressione moderna quali cinema, teatro, fumetti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dice Calvino: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Si è voluto fare soprattutto una antologia divertente che rappresentasse il piacere di leggere.</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Franco Fortini, invece, cita un verso di Dante per il titolo della sua raccolta: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Vedi che sdegna gli argomenti umani</span></i><span style="font-weight: 400;">.» (Purgatorio, II, 31)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vede la luce </span><b><i>Gli argomenti</i></b> <b><i>umani</i></b><span style="font-weight: 400;">, un&#8217;antologia che si basa sui fatti storici dall&#8217;età dell&#8217;illuminismo a quella attuale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le proposte indicano: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Autori consacrati, ma molti altri che non avevano varcata la soglia della scuola</span></i><span style="font-weight: 400;">.» E più avanti: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Come si salga dalla coscienza nazionale a quella europea e mondiale. Come la voce dei poeti, la rappresentazione dei narratori, l&#8217;argomentazione dei pensatori e degli uomini di scienza convergano da due secoli, attraverso conflitti e lotte, ad una meta, dove, come ha detto un poeta moderno l&#8217;uomo sia d&#8217;aiuto all&#8217;uomo.</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I testi sono divisi in tre parti: età della borghesia, età dell&#8217;imperialismo, età contemporanea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le suddivisioni interne contengono un&#8217;amplissima esposizione di scritti di letteratura, filosofia, storia, scienza: da Kant a </span><i><span style="font-weight: 400;">Lotta per la vita in fabbrica</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Volponi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;ultima antologia che qui propongo merita un discorso a parte. Si tratta di </span><b><i>Ammazza l&#8217;uccellino. Letture scolastiche per i bambini della maggioranza silenziosa </i></b><span style="font-weight: 400;">uscito per  Bompiani nel 1973. Il curatore è un certo </span><b>Dedalus</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Già dal titolo ci si accorge che non ci si trova di fronte a una “tradizionale” antologia scolastica, anzi, potremmo pure parlare di anti-antologia. È un pamphlet di denuncia, contro i metodi e i contenuti dell&#8217;insegnamento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sarcastico, divertente, eccentrico. Dedalus è nientepopodimeno che </span><b>Umberto Eco</b><span style="font-weight: 400;">. Uno degli pseudonimi dietro cui si celava il celebre professore, autore del best-seller </span><i><span style="font-weight: 400;">Il nome della rosa</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Già nel 1972 Eco aveva pubblicato con Guaraldi la prefazione a </span><i><span style="font-weight: 400;">I pampini bugiardi, indagine sui libri al di sopra di ogni sospetto: i testi delle scuole elementari </span></i><span style="font-weight: 400;">che ne evidenzia chiaramente la posizione. Posizione che si può apprezzare citando alcuni estratti del bibliofilo, tratti dalle prefazioni alle antologie e da alcuni interventi sui quotidiani:</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«Compito della Scuola che, come la Storia, è Maestra della vita, è educare il fanciullo alla realtà così com&#8217;è. La crisi della Scuola, minacciata dalla canea contestatrice, è dovuta al fatto che si spinge inumanamente il bambino a criticare il Mondo in cui Viviamo facendogli dimenticare che esso è il Migliore dei Mondi Possibili.</span></i><span style="font-weight: 400;">» (da </span><i><span style="font-weight: 400;">Ammazza l&#8217;uccellino</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora: «</span><i><span style="font-weight: 400;">I libri di lettura parlano dei poveri, del lavoro, degli eroi e della Patria, della storia</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">umana, della lingua italiana. Questa antologia tende a dimostrare che questi problemi sono presentati in modo falso, risibile, grottesco, che attraverso di essi il ragazzo viene educato a una realtà inesistente. I libri di testo dicono insomma delle bugie.</span></i><span style="font-weight: 400;">» (da </span><i><span style="font-weight: 400;">I Pampini </span></i><i><span style="font-weight: 400;">bugiardi</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine: «</span><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;antologista scaltro è un personaggio diffuso nel sottosuolo culturale. Estrapola pagine di scrittori morti, testi di autori vivi, lettere private, taglia, cuce. Qualche volta “prefà”. E soprattutto incassa.</span></i><span style="font-weight: 400;">» (L&#8217;Espresso, marzo 1979)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si tratta di un giudizio intransigente, non c&#8217;è che dire. Ma l&#8217;opinione vale per tutto il mondo delle antologie?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Difficile a dirsi, certo è che, se si guarda la storia dell&#8217;antologia scolastica, dai suoi esordi, fino alla contemporaneità, siamo di fronte a due mondi del tutto lontani e diversi tra di loro. C&#8217;è chi ha fatto bene, chi meglio e chi, invece, ha salvaguardato più i propri interessi. Ma non facciamo di tutta l&#8217;erba un fascio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il punto in comune, se prendiamo in esame almeno l&#8217;inizio e la fine, Leopardi ed Eco, è fondamentalmente lo stesso: il desiderio di aiutare i giovani ad affrontare la verità, senza condizionamenti o, peggio, manipolazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Leopardi lo fece nella </span><i><span style="font-weight: 400;">Crestomazia</span></i><span style="font-weight: 400;">, confidando nella letteratura. Eco lo ha scritto nei suoi interventi, denunciando e condannando le falsità. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7625" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/A_le_antologie_scolastiche.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7626" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/11/B_le_antologie_scolastiche.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/le-antologie-scolastiche-curate-dai-grandi-scrittori-italiani/">Le antologie scolastiche curate dai grandi scrittori italiani</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Breve storia del Sidereus Nuncius da Galileo Galilei a Massimo De Caro</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/breve-storia-del-sidereus-nuncius-da-galileo-galilei-a-massimo-de-caro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=breve-storia-del-sidereus-nuncius-da-galileo-galilei-a-massimo-de-caro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 15:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[Siamo Figli delle Stelle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=7167</guid>

					<description><![CDATA[<p>È l&#8217;ottobre del 1608 e un certo Hans Lipperhey, un ottico di Middelburg, in Olanda, deposita il brevetto per l&#8217;invenzione di uno strano marchingegno, che sembra magico, perché è in grado di avvicinare oggetti che sono lontani. La sua richiesta viene respinta, perché quell&#8217;aggeggio senza nome è già di pubblico dominio. Estate 1609, è trascorso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/breve-storia-del-sidereus-nuncius-da-galileo-galilei-a-massimo-de-caro/">Breve storia del Sidereus Nuncius da Galileo Galilei a Massimo De Caro</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=7167" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NFDiQNHBB5pD378h7l3.mp3?generation=1666694383570212&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=7167&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NFDiQNHBB5pD378h7l3"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=7167"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><span style="font-weight: 400;">È l&#8217;ottobre del 1608 e un certo Hans Lipperhey, un ottico di Middelburg, in Olanda, deposita il brevetto per l&#8217;invenzione di uno strano marchingegno, che sembra magico, perché è in grado di avvicinare oggetti che sono lontani. La sua richiesta viene respinta, perché quell&#8217;aggeggio senza nome è già di pubblico dominio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Estate 1609, è trascorso un anno. In Italia un uomo prende quel giocattolo carnevalesco di pubblico dominio, e lo adegua alle sue esigenze di studioso. Lo modifica, con l&#8217;aggiunta di una serie di lenti, e alla fine di agosto raggiunge un livello di otto ingrandimenti. L&#8217;uomo è il pisano Galileo Galilei, di anni quarantacinque, che presenta al Senato di Venezia il “cannone occhiale”, ribattezzato poco dopo con il nome più appropriato di “telescopio”, un nuovo strumento scientifico in grado di vedere molto lontano. A ottobre, Galileo lo potenzia, fino a 20 ingrandimenti, lo punta verso l&#8217;alto e può finalmente sondare i misteri della volta celeste, spingendosi dove l&#8217;uomo sarebbe arrivato alcuni secoli più tardi. L&#8217;occhio è diretto verso le stelle, alla ricerca febbrile di qualcosa, qualsiasi cosa, in grado di riportarlo nella sua Toscana da Padova, nella Repubblica di Venezia, dove attualmente vive e lavora. Per farlo sa che deve solleticare l&#8217;interesse per le curiosità naturali dell&#8217;adolescente e futuro regnante Cosimo II de&#8217; Medici. Gli ha già donato un magnete, ma il tentativo è fallito, il ragazzo non pare particolarmente interessato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Autunno inoltrato. Galileo sta osservando la Luna e si accorge che la sua superficie è “rugosa”, sono presenti montagne e crateri. Essa, quindi, non è una sfera perfetta, composta da materia celeste incorruttibile, come creduto fino a quel momento. Non solo, il telescopio gli permette di notare che la Terra proietta la sua ombra sul nostro satellite. Comprende le fasi lunari, capisce come è correlato il movimento tra i due astri celesti, inizia a rendersi conto che la concezione della cosmologia aristotelica-tolemaica è sempre più sbagliata. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli appunti sui fogli di lavoro si moltiplicano, Galileo pensa di condividere con la comunità il suo lavoro, si affretta a mettere insieme le sue scoperte, ma gli eventi prendono un&#8217;impennata vertiginosa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gennaio 1610. Galileo sposta gli occhi dalla Luna e punta il dispositivo verso Giove. Si stupisce di vedere tre piccole stelle in linea retta accanto al pianeta. Stupore che aumenta pochi giorni dopo: le stelle hanno modificato la loro posizione e sono state raggiunte da una quarta compagna.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In poco più di due settimane Galileo si convince di avere scoperto quattro piccoli pianeti che accompagnano il moto di Giove. Sa che la notizia potrà meravigliare il mondo scientifico, ma ancor di più il giovane Cosimo. Lo scienziato pisano scrive di fretta, passa dall&#8217;italiano al latino, la lingua della comunità scientifica. Quei pianeti appena scoperti li vuole chiamare </span><i><span style="font-weight: 400;">Stelle Cosmicane</span></i><span style="font-weight: 400;"> (poi modificate in </span><i><span style="font-weight: 400;">Medicee</span></i><span style="font-weight: 400;">), in onore del rampollo del Granducato di Toscana. Ma deve sbrigarsi, prima che qualcun altro possa precederlo, pubblicandone i risultati. Il titolo provvisorio a cui pensa è l&#8217;</span><i><span style="font-weight: 400;">Astronomicus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il 31 gennaio 1610 e Galileo è a Venezia, per incontrare lo stampatore Tommaso Baglioni. Sono giorni concitati, fatti di bozze, di corrieri che corrono ogni sabato tra Padova e Firenze per consegnare nelle mani del segretario del granduca di Stato, Belsario Vinta, l&#8217;anteprima del lavoro di ricerca. La matrice in legno con il frontespizio è già stata intagliata, vengono lasciati degli spazi bianchi, in mezzo al testo, dove saranno collocate le cinque illustrazioni lunari incise in rame, e che saranno stampate successivamente, con altro torchio. Il tempo stringe e in poco meno di due mesi, il 13 marzo 1610, finalmente viene pubblicato, con il titolo corretto e definitivo, il </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;">. È un esile libro in quarto, stampato in 550 esemplari, tramite il quale Galileo Galilei annuncia ai colleghi della Repubblica delle Lettere di scoperte inaudite, tali da sconvolgere e da mettere in dubbio l&#8217;intera visione dell&#8217;universo. Seppur all&#8217;apparenza sia un trattatello astronomico, il libro diventa la preziosa testimonianza delle capacità dell&#8217;essere umano di spingersi oltre i confini, con la sua curiosità e un desiderio sempre vivo di esplorazione, traghettandolo un passo in avanti nel futuro. Il </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;"> diventa una pietra miliare, entrando di diritto tra i libri più preziosi e ricercati nel mondo dell&#8217;antiquariato librario.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Passano alcuni secoli, il mondo nel frattempo fa passi da gigante, lo sguardo però è sempre rivolto in alto. L&#8217;universo è ancora un mistero, ma più raggiungibile. L&#8217;invenzione di Galileo si trasforma in potenti telescopi, strumentazioni scientifiche talmente complesse da scorgere altre galassie. Gli uomini si avventurano nello spazio, animati da una crescente curiosità di svelare nuovi segreti del cosmo, la stessa, probabilmente, che animò Galileo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altri uomini, altre situazioni, altri tempi. È il 26 marzo 2007. Il </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;"> torna a far parlar di sé. In Italia, all&#8217;Università di Padova, viene organizzata una conferenza stampa per annunciare una nuova incredibile scoperta. Nessun nuovo pianeta, la novità riguarda il ritrovamento di una sconosciuta prima edizione del </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;">. A presentarla sono due eminenti voci in campo universitario: lo storico dell&#8217;arte tedesco Horst Bredekamp, della Humboldt Universität di Berlino, e lo storico William R. Shea, titolare della Cattedra galileana dell&#8217;Università di Padova. È il caso di dire che si tratta di un esemplare più unico che raro. Il libro non solo reca la firma autografa del suo autore, ma anche, al posto delle cinque incisioni in rame delle lune, la presenza di cinque disegni acquarellati dallo stesso Galilei. Ma dove si è nascosto per tutto questo tempo, dal 1610 fino agli anni Duemila? La stessa domanda se la pone anche Owen Gingerich, professore emerito di Astronomia e Storia della Scienza presso la Harvard University.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un passo indietro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il 24 giugno 2005. Alla porta dello studio di Harvard del professore Gingerich bussano due librai antiquari: uno è il newyorchese Richard Lan (acquirente), l&#8217;altro è l&#8217;italiano Marino Massimo De Caro (venditore). Sono venuti a sottoporre alla sua attenzione, di astronomo e di bibliofilo, il ritrovamento in Argentina di un </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;"> rarissimo, acquarellato dallo stesso Galileo. Sul mercato, sostiene Lan, varrebbe dieci milioni di dollari. Gingerich lo maneggia, si interroga sulla sua provenienza, constata che sì, è una rarità bibliografica. Eppure qualcosa non gli torna. Continua a pensarci, anche due anni dopo, quando sente della conferenza stampa, quando si chiacchiera del </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius M-L</span></i><span style="font-weight: 400;"> (sono le iniziali dei due librai che lo hanno acquistato: Seyla Martian e Richard Lan), nonostante il grande dispendio di finanziamenti e l&#8217;appoggio di due istituzioni rispettabili come il Max-Planck Institut e la Fondazione Alexandre Humboldt, per verificare l&#8217;autenticità del trattatello. Il professore di Harvard non è convinto per un motivo: gli acquarelli sono troppo accurati, si convince che, scientificamente, solo un uomo del nostro tempo avrebbe potuto disegnare in maniera tanto precisa le ombre lunari. Gingerich matura il sospetto che si possa trattare di un falso, a regola d&#8217;arte, tanto da aver ingannato anche gli esperti più preparati. Con un atteggiamento investigativo alla Sherlock Holmes, il professore decide di ripercorrere gli studi lunari di Galileo, giorno per giorno, minuto per minuto, mettendo in discussione l&#8217;autenticità del </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius M-L</span></i><span style="font-weight: 400;">. È il 2009 quando pubblica un lungo articolo dal titolo </span><i><span style="font-weight: 400;">The Curious Case of the M-L Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;">, in cui dimostra perché, secondo lui, quella copia è un falso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È il 2011. Massimo De Caro sta svaligiando la Biblioteca dei Girolamini di Napoli, di cui nel frattempo è diventato direttore. Un furto consistente di libri antichi che lo porterà all&#8217;arresto l&#8217;anno successivo. Nel frattempo lo storico Nick Wilding, intento a lavorare a una recensione sul </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius</span></i><span style="font-weight: 400;">, da pubblicare sulla rivista </span><i><span style="font-weight: 400;">Galileo&#8217;s O</span></i><span style="font-weight: 400;">, si accorge che qualcosa non torna: il frontespizio presenta un&#8217;incongruenza. Impiegherà circa un anno per accertarsi che il volume è interamente falso (la legatura proviene da un altro volume, la riproduzione delle pagine si scopre essere un prestigioso lavoro in Photoshop).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Giugno 2012, Massimo De Caro viene arrestato e poco dopo Wilding pubblica online la sua confutazione sull&#8217;autenticità del </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius M-L</span></i><span style="font-weight: 400;">. La comunità scientifica riconosce immediatamente la copia come falsa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A prescindere dalle implicazioni legali che ne sono conseguite, e della tremenda scossa assestata al mondo dei librai antiquari che ne ha fatto vacillare la credibilità, bisogna dire che Massimo De Caro era un profondo conoscitore ed estimatore delle opere di Galileo (di cui peraltro si sono scoperti altri falsi </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus</span></i><span style="font-weight: 400;">, più qualche altra opera). La ribattezzata “New York Copy” del </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius M-L</span></i><span style="font-weight: 400;"> rimane anch&#8217;essa una testimonianza del genio creativo e dell&#8217;aspirazione dell&#8217;uomo di sfidare i suoi limiti. Pur trattandosi di un falso, non si può non ammirare la maestria e la perizia messa in pratica da De Caro e constatare il fatto che, in qualche modo anche questa vicenda, che ho voluto raccontarvi, è entrata a far parte dei libri di storia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Chissà se Galileo avrebbe apprezzato la profonda ammirazione che De Caro nutriva per lui, la stessa ammirazione che lo scienziato del Seicento rivolgeva al cielo, infinito e ricco di misteri.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludo con un pensiero del filosofo tedesco Immanuel Kant che mi ha sempre affascinato: «</span><i><span style="font-weight: 400;">Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me</span></i><span style="font-weight: 400;">.» Non so, ma qui dentro mi piace leggerci le storie di Galileo e di De Caro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi volesse approfondire ulteriormente la vicenda del </span><i><span style="font-weight: 400;">Sidereus Nuncius M-L</span></i><span style="font-weight: 400;">, consiglio la recente, e prima, traduzione in italiano del saggio del professor Owen Gingerich, </span><i><span style="font-weight: 400;">Il curioso caso del Sidereus Nuncius M-L </span></i><span style="font-weight: 400;">(Biblohaus, 2019), a cura di Massimo Gatta, con prefazione di Sergio Luzzatto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7305" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna-216x300.png" alt="" width="216" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna-216x300.png 216w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna-738x1024.png 738w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna-768x1065.png 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna-696x965.png 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna-600x832.png 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Galileo_s_sillustrazioni-Luna.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 216px) 100vw, 216px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7306" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Owen-Gingerich-–-187x300.jpeg" alt="" width="187" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Owen-Gingerich-–-187x300.jpeg 187w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Owen-Gingerich-–.jpeg 536w" sizes="auto, (max-width: 187px) 100vw, 187px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7307" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Sidereus_Nuncius_1610.Galileo-189x300.jpg" alt="" width="189" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Sidereus_Nuncius_1610.Galileo-189x300.jpg 189w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Sidereus_Nuncius_1610.Galileo-646x1024.jpg 646w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Sidereus_Nuncius_1610.Galileo-696x1104.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Sidereus_Nuncius_1610.Galileo-600x951.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/Sidereus_Nuncius_1610.Galileo.jpg 741w" sizes="auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/breve-storia-del-sidereus-nuncius-da-galileo-galilei-a-massimo-de-caro/">Breve storia del Sidereus Nuncius da Galileo Galilei a Massimo De Caro</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rifondare l’idea della biblioteche per una fruizione universale anche dei testi antichi</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/rifondare-lidea-della-biblioteche-per-una-fruizione-universale-anche-dei-testi-antichi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rifondare-lidea-della-biblioteche-per-una-fruizione-universale-anche-dei-testi-antichi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2022 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<category><![CDATA[Un Paese da Manutenere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=6931</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dei libri, parlare di conservazione, di tutela e, soprattutto, di fruizione, significa entrare in un territorio i cui confini non sono ancora stati sufficientemente delineati. Il discorso poi si fa più intrigante se si concentra l&#8217;attenzione sul materiale bibliografico conservato negli archivi e nelle biblioteche italiane. Mi riferisco con più precisione a quei documenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/rifondare-lidea-della-biblioteche-per-una-fruizione-universale-anche-dei-testi-antichi/">Rifondare l’idea della biblioteche per una fruizione universale anche dei testi antichi</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=6931" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NEBGl4MeTt8bLdNePHi.mp3?generation=1665579579613223&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=6931&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NEBGl4MeTt8bLdNePHi"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=6931"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell&#8217;ambito dei libri, parlare di conservazione, di tutela e, soprattutto, di fruizione, significa entrare in un territorio i cui confini non sono ancora stati sufficientemente delineati. Il discorso poi si fa più intrigante se si concentra l&#8217;attenzione sul materiale bibliografico conservato negli archivi e nelle biblioteche italiane. Mi riferisco con più precisione a quei documenti e a quei libri, “vecchi” e “antichi”, che contribuiscono ad arricchire e a conferire prestigio all&#8217;Ente Pubblico ai quali sono affidati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Va evidenziato che suddetto materiale è costantemente esposto al rischio di grosse perdite, poiché esiste una moltitudine di agenti esterni, che possono danneggiare il tesoretto conservato dalle Biblioteche. Cito, per esempio, l&#8217;usura del tempo, l&#8217;ambiente di conservazione mal climatizzato (umidità, calore, ecc), l&#8217;azione fotosensibile della luce, la polvere. Se poi ci aggiungiamo eventi straordinari, come incendi o alluvioni, la percentuale di rischio aumenta in modo esponenziale. A qualcuno è venuto in mente l&#8217;incendio della leggendaria Biblioteca di Alessandria? Ma anche episodi più recenti. Luglio 2022: la storica “Bancarella del Professore” di Piazzale Flaminio, Roma, subisce l&#8217;attacco di un piromane. Centinaia e centinaia di volumi andati in fumo. Certo, non era una biblioteca, ma per i frequentatori si trattava pur sempre di un&#8217;istituzione. E di esempi simili, nel corso della Storia, se ne sono verificati molti altri, purtroppo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Aggiungo che, nonostante quello che si può immaginare, un libro antico (per convenzione si definisce antico un libro precedente al 1830), magari in pergamena, è più resistente rispetto a un libro economico del Novecento, stampato su carta riciclata. Anche quest&#8217;ultimo, tuttavia, deve essere salvaguardato, se non altro per tener fede all&#8217;Articolo 9 della nostra Costituzione:</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. [&#8230;]»</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa lunga, ma doverosa premessa, si è resa necessaria per fornire un quadro generale sia della situazione conservativa in cui attualmente vessano i libri nelle biblioteche, sia dei rischi e pericoli in cui possono incappare se non si attuano delle politiche di tutela e conservazione riguardanti i </span><i><span style="font-weight: 400;">beni culturali</span></i><span style="font-weight: 400;">. A proposito di bene culturale, ho trovato interessante la dichiarazione di </span><a href="https://www.aicrab.org/"><span style="font-weight: 400;">AICRAB – l&#8217;Associazione Italiana dei Conservatori e Restauratori degli Archivi e delle Biblioteche</span></a><span style="font-weight: 400;"> nata nel 2013, la prima, e attualmente l&#8217;unica, organizzazione in Italia il cui scopo principale è la conservazione del patrimonio archivistico e bibliografico del nostro Paese:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">La conservazione di tale componente del patrimonio culturale, solo in apparenza marginale, se da un verso è di fondamentale importanza per la nostra società, dall’altro costituisce una sfida di rara complessità. Basti soltanto rammentare come questa classe di </span></i><b><i>beni culturali </i></b><i><span style="font-weight: 400;">sia forse l’unica la cui fruizione si basa sulla </span></i><b><i>sollecitazione meccanica del bene stesso</i></b><i><span style="font-weight: 400;">.</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi il libro antico è un bene culturale? Può sembrare strano, ma l&#8217;affermazione contenuta nella presentazione di AICRAB è un notevole passo in avanti, rispetto ai testi di biblioteconomia del Novecento in cui raramente si accenna al libro antico come a un bene culturale. Se lo intendiamo come tale, si devono quindi considerare una serie di implicazioni per la conservazione e la fruizione. Attenzione, apro una parentesi, perché non tutti i libri antichi, in effetti, lo sono, devono possedere delle caratteristiche. Ci viene in soccorso, ancora una volta, il </span><a href="http://www.bncrm.beniculturali.it/getFile.php?id=466"><span style="font-weight: 400;">Codice dei Beni culturali</span></a><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">L&#8217;articolo 10 definisce beni culturali «</span><i><span style="font-weight: 400;">le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto pubblico</span></i><span style="font-weight: 400;">» (comma 2, lett. c), nonché, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall&#8217;art. 13, «</span><i><span style="font-weight: 400;">le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale</span></i><span style="font-weight: 400;">» (comma 3, lett. c). E sempre l&#8217;art. 10, al comma 4, lett. c, chiarisce che tra i beni devono intendersi ricompresi anche «</span><i><span style="font-weight: 400;">i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Appurato che il patrimonio librario conservato nelle biblioteche è un bene culturale, possiamo affermare che le attività di conservazione e restauro, citate dall&#8217;AICRAB, sono il tentativo di lasciare in eredità ai posteri un materiale di valore di forte interesse culturale. Un patrimonio che per sua natura è soggetto costantemente alla “sollecitazione meccanica” e che rispetto ad altri beni necessita di più interventi di restauro (legature che si allentano, colle che si staccano, pagine che si strappano, ecc). Il tutto perché altri ne possano godere. Ma chi sono questi altri? Più avanti sempre sul sito di AICRAB si legge:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">E d’altra parte che senso avrebbe conservare una collezione libraria o un fondo d’archivio reso inaccessibile agli studiosi? Esso, per ciò stesso, perderebbe la propria ragione d’essere. </span></i><b><i>La sfida è tutta qui: rendere fruibile un patrimonio imponente per qualità e quantità e, al tempo stesso, fare sì che anche coloro che verranno dopo di noi possano goderne appieno</i></b><b>.</b><span style="font-weight: 400;">»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sfida è tutta qui. Gli studiosi e i ricercatori continueranno a godere di quei beni. Un gruppo ristretto. Ma gli altri? Mi riferisco per esempio ai lettori occasionali, ai privati cittadini. A loro è interdetto l&#8217;accesso a tali fondi? Purtroppo, il più delle volte è così, nonostante si stia parlando di beni culturali e quindi, in linea teorica, accessibili a tutti. La vera sfida, in realtà, sarebbe ripensare all&#8217;idea di biblioteca, non più di sola conservazione (gli enti che conservano i fondi antichi), non più solo pubblica (specializzata nella contemporaneità e più divulgativa), ma qualcosa di altro, che potrebbe coniugare queste due anime che all&#8217;apparenza non comunicano tra loro. Per una riflessione più accurata bisognerebbe prendere in esame anche le risorse economiche che passa lo Stato, la specializzazione e il percorso formativo dei bibliotecari, nonché una migliore organizzazione del personale e gestione della struttura bibliotecaria. Tanti aspetti, molti dei quali tecnici e burocratici, che non tratteremo in questa sede. Per semplicità riporto un passaggio sulla definizione di biblioteca di conservazione e di biblioteca pubblica contenuto nell&#8217;esauriente articolo di Berardino Simone, </span><b><i>La “sfida” dei beni culturali. Dalle biblioteche di “conservazione” alla “Biblioteca Pubblica</i></b><b>”,</b><span style="font-weight: 400;"> pubblicato su Bibliothecae.it</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">Capire cosa la biblioteconomia e i bibliotecari italiani intendano oggi per “biblioteca pubblica” [&#8230;] è fondamentale per capire cosa si pretende che non sia la biblioteca “di conservazione”, e per comprendere le pratiche vessatorie verso il lettore che vorrebbe accedere al nostro patrimonio librario così strumentalmente custodito. Quando biblioteconomia e bibliotecari affermano che per definizione la “biblioteca pubblica” ha libri contemporanei o divulgativi, “per tutti”, ed è “aperta al pubblico”, intendono affermare che questo deve essere l’unico “tipo” di biblioteca (e di libri) liberamente accessibile per una “comunità”. La loro definizione acquista un valore prescrittivo, non è più soltanto una dichiarazione. La biblioteca “di conservazione”, invece, si vuole “pubblica” solo per il soggetto proprietario (lo Stato, dal quale si pretendono incondizionatamente risorse crescenti per nuovi concorsi per bibliotecario) ma “non pubblica”, ossia “di alta cultura” (nel posseduto). Quindi “non pubblica”, o “riservata” (nell’accesso), o “destinata” a particolari categorie di “studiosi”</span></i><span style="font-weight: 400;">.»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La speranza, per quanto mi riguarda, è che si creino sempre più presupposti e momenti di discussione per riformare un&#8217;idea di biblioteca che sia effettivamente </span><i><span style="font-weight: 400;">accessibile</span></i><span style="font-weight: 400;"> a tutti e non un privilegio di pochi. Con tutte le considerazioni del caso. Non è facile, me ne rendo conto, ma è necessario. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sul tema della conservazione mi tolgo un sassolino, perché anche i bibliotecari a volte sbagliano. L&#8217;idea ottocentesca di rilegare i libri la cui veste editoriale è logora, così da aumentare le possibilità di conservazione del contenuto, andrebbe rivista. Un esempio: in una famosa biblioteca milanese, la copertina della prima edizione “</span><span style="font-weight: 400;">Zang Tumb Tumb” (1914)</span><span style="font-weight: 400;"> del poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti è stata “strappata”, perché rovinata, e il libro è stato poi fatto rilegare. Peccato che la stessa copertina sia una testimonianza dell&#8217;ingegno futurista e della tipografia che ha prodotto il volume. Un libro che, se ben conservato, sul mercato oggi vale intorno ai 2000€. Quello che è stato rilegato in biblioteca ha perso ogni valore commerciale, seppur mantenga sempre quello culturale. Qui però mi fermo perché significherebbe riaprire vecchie ferite, nonché diatribe secolari tra il mondo dei librai antiquari e quello dei bibliotecari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi permetto solo un consiglio: se librai, bibliotecari e restauratori si unissero e parlassero a tavolino, ne beneficeremmo tutti. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7028" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-libri-antichi-come-beni-culturali-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/rifondare-lidea-della-biblioteche-per-una-fruizione-universale-anche-dei-testi-antichi/">Rifondare l’idea della biblioteche per una fruizione universale anche dei testi antichi</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché le case editrici fanno la corte agli influencer? Una questione di numeri e di tempo</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/perche-le-case-editrici-fanno-la-corte-agli-influencer-una-questione-di-numeri-e-di-tempo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=perche-le-case-editrici-fanno-la-corte-agli-influencer-una-questione-di-numeri-e-di-tempo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram Vs TikTok]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=6667</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siete in libreria e tra le mani vi capita un romanzo: La canzone di Achille di Madeline Miller. Lo riconoscete immediatamente. La copertina gira da diverse settimane sui Social, ne parlano gli influencer, lo espongono in vetrina i librai, lo sponsorizzano i marketplace senza pietà. Forse merita di essere letto, pensate. Il meccanismo è il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/perche-le-case-editrici-fanno-la-corte-agli-influencer-una-questione-di-numeri-e-di-tempo/">Perché le case editrici fanno la corte agli influencer? Una questione di numeri e di tempo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=6667" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NDlUFhU6tgBnouLgkLB.mp3?generation=1665130122683543&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=6667&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NDlUFhU6tgBnouLgkLB"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=6667"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><span style="font-weight: 400;">Siete in libreria e tra le mani vi capita un romanzo: </span><i><span style="font-weight: 400;">La canzone di Achille</span></i><span style="font-weight: 400;"> di Madeline Miller. Lo riconoscete immediatamente. La copertina gira da diverse settimane sui Social, ne parlano gli influencer, lo espongono in vetrina i librai, lo sponsorizzano i marketplace senza pietà. Forse merita di essere letto, pensate. Il meccanismo è il medesimo di quando viene annunciato il vincitore del celebre Premio Strega. Lo ha consigliato anche quella ragazza su Instagram che vi piace tanto, quella con decine di migliaia di follower. Di lei vi fidate. Lo acquistate. E poi è una novità editoriale, il momento è adesso, no? Sbagliato.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La canzone di Achille</span></i><span style="font-weight: 400;"> è un testo pubblicato nel 2012, romanzo d&#8217;esordio della Miller, (ri)scoperto a distanza di dieci anni da Selene Velez, booktoker tra le più famose al mondo, seguita da oltre 100k followers, e che lo ha inserito tra le sue letture consigliate “spingendolo” all&#8217;acquisto. Risultato:  negli Stati Uniti per diversi giorni si sono registrate le 10mila copie vendute al giorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è che il solo intervento della Velez giustifichi un simile numero, è anche un buon libro. Se un testo è brutto rimane tale e la comunità dei lettori se ne accorge in fretta. Certo però è che quel consiglio di lettura ha contribuito, e molto. Alla fine si è trattato di esprimere un gusto personale, tramite il mezzo pubblicitario più antico, ma ancora il più efficace: il passaparola.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una formula vincente, in particolare su Instagram e TikTok (per citare i Social più famosi, che insieme cubano oltre 3 miliardi di utenti), tanto che nel caso dei libri si parla ormai di </span><b>Bookstagram</b><span style="font-weight: 400;"> e di </span><b>BookTok</b><span style="font-weight: 400;">. Uno spazio digitale in cui il consiglio di lettura si diffonde tramite hashtag dedicati (i più seguiti, neanche a farlo apposta, #booktok e #bookstagram), meglio se messi in calce alla recensione, a completare uno scatto evocativo della copertina. Perché è l&#8217;immagine che vince sul processo emozionale, la parola arriva dopo. Ma arriva, sempre di libri si parla dopotutto. Se si tratta di un reel, un video brevissimo, ancora meglio, perché, come spiega qualche follower, sui Social i contenuti sono tanti e il tempo è poco. La sfida è questa: attrarre in pochi secondi l&#8217;attenzione. Il post, se fatto bene, diventa uno stimolo per l&#8217;utente all&#8217;approfondimento, portandolo talvolta al processo decisionale d&#8217;acquisto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni emergono sugli altri, sono gli influencer del libro, </span><i><span style="font-weight: 400;">pardon</span></i><span style="font-weight: 400;">, bookstagrammer e booktoker, seguiti da innumerevoli persone che ascoltano e si fidano del loro parere. Sono loro i nuovi </span><i><span style="font-weight: 400;">decision makers</span></i><span style="font-weight: 400;"> della filiera del libro? Chissà, ma uno o due meriti vanno loro riconosciuti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo – Secondo le statistiche, negli ultimi due anni il numero di lettori è aumentato in maniera considerevole, nonostante un lieve calo nei mesi più recenti. Seppure il dato faccia principalmente riferimento ai cosiddetti lettori forti, è anche vero che una buona fetta di nuovi lettori inizia finalmente a vedersi. Complice sicuramente il periodo di lockdown, che ha fatto registrare un boom di vendite del libro, gli influencer hanno indirizzato e aiutato nel processo. Interessante un ulteriore dato, che riguarda i generi di lettura preferiti. Se da un lato si sono riscoperti i classici (per fortuna!) dall&#8217;altro si è visto un ritorno di fiamma al fantasy e un&#8217;attenzione al fumetto e al manga. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il secondo – Chi in editoria ci lavora ha afferrato al volo i vantaggi, prima economici e poi di visibilità, offerti dal Bookstagram/Booktok; un fenomeno in costante crescita che ha portato prima di tutto le Case Editrici a creare reparti dedicati esclusivamente alla promozione sui Social. Ecco allora team di Social Media Manager incaricati di scovare gli influencer più in voga del momento ai quali inviare in omaggio le novità che dovranno sponsorizzare tra i loro fan. Chi ne ha beneficiato maggiormente sono ovviamente le Case più importanti, ma anche gli editori più “piccoli”, gli indipendenti, hanno finalmente trovato degli spazi accessibili in cui inserirsi per far sentire la propria voce. Si potrà finalmente parlare di un&#8217;editoria più democratica? Tralasciando le polemiche, è da segnalare poi come anche le librerie fisiche si stiano adattando al mondo Social, esponendo in vetrina, il più delle volte, proprio quei titoli suggeriti dal Bookstagram. Aggiungo: AIE, l&#8217;Associazione Italiana Editori, ha siglato una </span><b>convenzione con ZedProduction,</b><span style="font-weight: 400;"> una società che realizza corsi e che si occupa di creazione di contenuti, strategie e campagne social, con un particolare focus sulla Generazione Z, per aiutare i soci editori che vogliono approdare o aumentare la propria visibilità</span> <span style="font-weight: 400;">sia su Tiktok, sia su Instagram.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un fenomeno che ci fa comprendere come gli acquirenti si stiano spostando sempre di più verso il ruolo di </span><i><span style="font-weight: 400;">prosumer</span></i><span style="font-weight: 400;">: non più consumatore passivo, ma consumatore che è a sua volta produttore di beni e quindi di ricchezza. Non stupisce, pertanto, incontrare anche alcuni influencer, adulati da rinomate Case Editrici, che sono diventati Autori di best-seller. Ma su questo sorvoliamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Post scriptum: Alla fine sono una vittima del sistema pure io: ho comprato </span><i><span style="font-weight: 400;">La canzone di Achille</span></i><span style="font-weight: 400;">, consigliato da una brava influencer. È un bel libro. </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6892" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/1-booktok-e-bookstagram-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6893" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/2-booktok-e-bookstagram-ci.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/perche-le-case-editrici-fanno-la-corte-agli-influencer-una-questione-di-numeri-e-di-tempo/">Perché le case editrici fanno la corte agli influencer? Una questione di numeri e di tempo</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il libro italiano più tradotto al mondo è Pinocchio… forse</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/il-libro-italiano-piu-tradotto-al-mondo-e-pinocchio-forse/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-libro-italiano-piu-tradotto-al-mondo-e-pinocchio-forse</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ArtItalia o GraffItalia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bosio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=6448</guid>

					<description><![CDATA[<p>«C’era una volta&#8230; una mostra di libri a cui potevano partecipare migliaia di persone (stiamo parlando di gennaio 2020, ma sembra una vita fa). A questa mostra ci siamo trovati a parlare di libri, attorno a un tavolo di appassionati (librai, editori, giornalisti, ecc.) e all’improvviso qualcuno ha posto una domanda: “Qual è il libro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/il-libro-italiano-piu-tradotto-al-mondo-e-pinocchio-forse/">Il libro italiano più tradotto al mondo è Pinocchio… forse</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
		<div id="playht-audioplayer-element" data-play-article="https://lacittamagazine.it/?p=6448" data-play-audio="https://media.play.ht/full_-NCUOVgjBP2qkcDQ5kuH.mp3?generation=1663752874959653&alt=media">
		</div>
	</div>
	<div id="playht-iframe-wrapper" style="max-height: 210px !important;">
	<iframe
	scrolling="no"
	class="playht-iframe-player"
	id="playht-iframe-player"
	height="90px"
	width="100%"
	frameborder="0"
	style="max-height: 90px; height: 90px !important;"
	src="https://play.ht/embed/?article_url=https://lacittamagazine.it/?p=6448&voice=it-IT-IsabellaNeural&appId=ghzpRDEbcx&trans_id=-NCUOVgjBP2qkcDQ5kuH"
	data-voice="it-IT-IsabellaNeural"
	article-url="https://lacittamagazine.it/?p=6448"
	data-appId="ghzpRDEbcx"
	allowfullscreen="">
	</iframe>
</div>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«C’era una volta&#8230; una mostra di libri a cui potevano partecipare migliaia di persone (stiamo parlando di gennaio 2020, ma sembra una vita fa). A questa mostra ci siamo trovati a parlare di libri, attorno a un tavolo di appassionati (librai, editori, giornalisti, ecc.) e all’improvviso qualcuno ha posto una domanda: “Qual è il libro italiano più tradotto al mondo?” […] Siamo però riusciti a restringere la rosa dei possibili vincitori a tre nomi: Umberto Eco con </span></i><b>Il nome della rosa</b><i><span style="font-weight: 400;">, Collodi con </span></i><b>Pinocchio</b><i><span style="font-weight: 400;"> e Guareschi con </span></i><b>Don Camillo</b><i><span style="font-weight: 400;">.» </span></i><span style="font-weight: 400;">&#8211; dalla Prefazione di </span><b>Sergio Malavasi</b><span style="font-weight: 400;">, fondatore di Maremagnum.com</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una ricerca commissionata da </span><b>Maremagnum.com</b><span style="font-weight: 400;">, la più grande e longeva piattaforma italiana per la ricerca di libri antichi e usati, per rispondere al quesito </span><b><i>Qual è il libro italiano più tradotto al mondo?</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ne è scaturita un’attenta ricerca, a cura della ricercatrice e bibliofila </span><b>Noemi Veneziani</b><span style="font-weight: 400;">, che in un anno ha raccolto e trascritto le testimonianze di tutte le traduzioni ufficiali dei tre romanzi. Dopo una breve disamina per contestualizzare la vicenda editoriale di ciascun titolo</span><b>, il libro riporta gli elenchi delle traduzioni, in ordine di apparizione, che compaiono nelle varie nazioni.</b><span style="font-weight: 400;"> A conclusione una appendice fotografica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fondamentale per la buona riuscita del lavoro è stata la partecipazione della </span><b>Fondazione Nazionale Carlo Collodi</b><span style="font-weight: 400;">, della </span><b>Casa-Museo Guareschi</b><span style="font-weight: 400;"> e della </span><b>famiglia di Umberto Eco</b><span style="font-weight: 400;">, che hanno aperto i loro archivi a Maremagnum.com.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il libro più tradotto, come è facile immaginare, vista anche la sua “anzianità”, è risultato essere </span><b><i>Pinocchio</i></b><b>, con 260 traduzioni in tutto il mondo</b><span style="font-weight: 400;"> (anche se, a onor del vero, si potrebbe vantare una recente traduzione in lingua milanese, alzando l’asticella a quota 261). A seguire </span><b><i>Mondo Piccolo. Don Camillo</i></b> <b>con 59 traduzioni</b><span style="font-weight: 400;"> e terzo </span><b><i>Il nome della rosa</i></b><b> con 51</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È necessaria però una precisazione. Quelle 59 traduzioni di Don Camillo non corrispondono a verità. Dovrebbero, e potrebbero, essere di più, molte di più, perché come ricorda Guido Conti (autore di </span><i><span style="font-weight: 400;">Giovannino Guareschi. Biografia di uno scrittore</span></i><span style="font-weight: 400;">, Rizzoli, Milano, 2008): «</span><i><span style="font-weight: 400;">è difficile quantificare le edizioni [di Don Camillo] in lingue particolari perché eseguite normalmente da missionari su permesso di Giovannino a titolo gratuito</span></i><span style="font-weight: 400;">».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In mancanza di dati ufficiali, la ricerca ha proclamato vincitore </span><i><span style="font-weight: 400;">Pinocchio</span></i><span style="font-weight: 400;">, senza dimenticare che, tra gli orgogli italiani, una vittoria morale Giovannino se la merita tutta. A quel “Mondo Piccolo” tra il Po e l’Appennino, abitato da Don Camillo, Peppone e un Cristo parlante che ha entusiasmato tutto il mondo rendendo Giovannino Guareschi «</span><i><span style="font-weight: 400;">lo scrittore italiano più letto nel mondo con [Ndr 311] traduzioni in tutte le lingue e cifre di tiratura da capogiro</span></i><span style="font-weight: 400;">» come scrisse il giornalista Baldassarre Molossi il 25 luglio 1968 sulla «Gazzetta di Parma».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro è stato stampato in una </span><b>tiratura limitata di 50 copie</b><span style="font-weight: 400;">, in pieno sentimento bibliofilo, e disponibile gratuitamente in versione digitale sui canali di Maremagnum.c</span><span style="font-weight: 400;">om.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Marco Bosio</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6786" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/09/a2-libro-italiano-più-tradotto-al-mondo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/il-libro-italiano-piu-tradotto-al-mondo-e-pinocchio-forse/">Il libro italiano più tradotto al mondo è Pinocchio… forse</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
