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	<title>LaGuerra Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>L’ignoranza non è un diritto!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fare business]]></category>
		<category><![CDATA[Ezio Angelozzi]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Se un uomo non ha ancora scoperto qualcosa per cui morire non ha ancora iniziato a vivere.” [Martin Luther King] Ma quanto è facile parlare quando non si è coinvolti?  Essere indignati e, in un momento di massima attivazione, arrivare perfino a scrivere un post su uno dei social esponendo eroicamente il proprio sdegno, passando da quei criminali che non raccolgono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>“Se</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> un uomo </span></i><b><i>non ha</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> ancora scoperto </span></i><b><i>qualcosa per cui morire non ha</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> ancora iniziato a </span></i><b><i>vivere</i></b><i><span style="font-weight: 400;">.” </span></i><span style="font-weight: 400;">[Martin Luther King]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma quanto è facile parlare quando non si è coinvolti? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Essere indignati e, in un momento di massima attivazione, arrivare perfino a scrivere un post su uno dei social esponendo eroicamente il proprio sdegno, passando da quei criminali che non raccolgono la cacca del cane a quegli altri che violentano le ragazzine, culminando in vere proprie emissioni di sentenze costituzionali nei confronti di dittatori brutti e cattivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi una scrollatina sul touch screen e “daje a ride” col nuovo video dell’ex senatore abruzzese con la pentola in testa e il mestolo in mano, su tik tok, social pensato per i preadolescenti e per quelli che non ne sono mai usciti nonostante abbiano superato i 50 anni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E sì, perché la sfuriata sullo sfogatoio digitale gentilmente concesso gratuitamente (si fa per dire) da Marketto Zuckerbergo, sembra sia sufficiente a modificare le leggi in parlamento e a fermare le cariche della polizia su lavoratori inermi in una qualunque piazza di Trieste o le manganellate a degli studenti che non vogliono capire che devono stare zitti e fare quello che gli viene detto, senza pensare che sennò gli si affatica il cervello.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E pensa che io sono così scemo da credere che bisogna agire e impegnarsi per risolvere le cose, pensa che sciocco, io sono sceso in piazza a manifestare contro l’abominio criminale della tessera nazi-sanitaria mentre bastava scrivere una frase o, più comodamente, copiare una citazione e pubblicarla su un profilo di “Faccialibro” bevendo un thé sul divano per cambiare le sorti dell’umanità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Adesso siamo nell’era del no alla guerra, ma la domanda è: com&#8217;è possibile che qualcuno possa decidere di scatenare una guerra?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta è semplice: grazie all’ignoranza e alla passività del popolo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Qualsiasi guerra inizia sempre con un popolo che non è un popolo ma una massa eterogenea, la cui maggioranza ignorante e ignava pensa e agisce solo nei propri interessi, cercando di evitare rogne.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Sì, lo so che scaricano immondizia vicino al fiume, magari li ho pure visti, ma chi me lo fa fare di sporgere denuncia e rischiare ritorsioni? Sicuramente ci penserà Striscia La Notizia a beccarli e Capitan Ventosa farà giustizia.“</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È la somma delle piccole azioni che genera l’onda di quelle grandi, ma qui lo spazio è finito e mi tocca continuare sul web, per cui seguimi e concludiamo questo ragionamento controintuitivo e politicamente scorretto.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Se due persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” gli fai la multa, se venti persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” chiedi loro di spostarsi, se duecento persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” togli il cartello.“</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa frase attribuita, erroneamente, a Winston Churchill sintetizza in modo straordinario il potere di un popolo che ha le idee chiare e che non accetta imposizioni da nessuno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi ricordate l’app sanitaria che io chiamo “immundi”? Bene, non se l’è filata quasi nessuno e i burocrati con tendenze autoritarie hanno dovuto battere ritirata con le pive nel sacco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi hanno rincarato la “dose”, mi si consenta l’uso di questa brutta parola, e con un po’ di terrorismo mediatico, un consistente numero di ricatti, degni più del regime della Corea del nord che di una delle più importanti repubbliche del mondo, hanno ottenuto la cieca obbedienza di un popolo spaventato, per lo più inconsapevole, rinchiuso in casa e minacciato di denuncia penale se avesse disobbedito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ve li ricordate i poliziotti che rincorrevano il tizio in spiaggia scovato dai droni o della mamma separata dalla figlioletta e arrestata perché non portava la mascherina all’aperto?!!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la ragazza che ha perso il bambino davanti al pronto soccorso perché non l’hanno fatta entrare in quanto sprovvista dell’infame tessera verde? Quella ve la ricordate?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se siete tra quelli che pensano tutto questo sia giusto, sappiate che questi soprusi sono l’inizio di un esercizio autoritario del potere che può condurre, progressivamente, a imposizioni sempre più dure fino a multarvi e togliervi il lavoro e lo stipendio se avete oltre 50 anni e non vi fate la puntura magica, che, per inciso, non vi immunizza, dura meno di un giro di giostra e, potenzialmente può crearvi danni irreversibili di cui non potrete lamentarvi perché avete dato il consenso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione: Italia unico paese d’Europa a imporre misure così antidemocratiche e lesive dei diritti inalienabili previsti dalla Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poi arriva la sentenza n. 1842 del Tribunale Monocratico di Pisa, nella persona del giudice onorario </span><b>Dott.ssa Lina Manuali</b><span style="font-weight: 400;">, depositata il 17 febbraio 2022.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">[Fonte: </span><a href="https://www.studiocataldi.it/articoli/43903-stato-d-emergenza-illegittimo-la-sentenza-da-manuale-del-tribunale-di-pisa.asp#ixzz7Nastey2Y"><span style="font-weight: 400;">Stato d&#8217;emergenza illegittimo: la sentenza da manuale del tribunale di Pisa</span></a><span style="font-weight: 400;"> </span><a href="https://www.studiocataldi.it/articoli/43903-stato-d-emergenza-illegittimo-la-sentenza-da-manuale-del-tribunale-di-pisa.asp#ixzz7Nastey2Y"><span style="font-weight: 400;">https://www.studiocataldi.it/articoli/43903-stato-d-emergenza-illegittimo-la-sentenza-da-manuale-del-tribunale-di-pisa.asp#ixzz7Nastey2Y</span></a><span style="font-weight: 400;">]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Andatela a leggere perché nessuno ha tenuto questa sentenza per mesi su tutte le tv nazionali per dirvi che tutte le misure restrittive imposte sventolando lo “stato di emergenza” sono nulle in quanto “lo stato di emergenza” nel nostro ordinamento NON ESISTE!!!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A questo punto, cos’altro vi chiederanno? A quali altri ordini insulsi e contro ogni ragionevolezza siete disposti ad obbedire supinamente?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siete davvero disposti ad accettare qualunque imposizione da personaggi che hanno dimostrato di essere inefficaci, estremamente costosi, principalmente interessati ai loro &#8220;amici&#8221; piuttosto che alla vostra vita, senza pretendere il rispetto dei vostri diritti?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche se non dovrebbe essere necessario, sottolineo che non sono un no vax, etichetta infame utilizzata per dividere il popolo, ma semplicemente un uomo libero che preferisce fare le sue scelte senza che nessuno gliele imponga, quindi strenuo difensore della libertà altrui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi rivolgo a chi ha scelto e non subito l’obbligo di vaccinarsi. Vi avrebbe fatto piacere se qualcuno vi avesse imposto di non vaccinarvi e vi avesse tolto lavoro e stipendio in caso di disobbedienza?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Concludo cercando di svelare un altro inganno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alcuni, ma sicuramente la fonte è ben addestrata a divulgare certi messaggi, hanno condiviso dei “meme” che tentavano di ridicolizzare chi volesse scegliere liberamente come curarsi da un eventuale influenza, usando metafore del tutto inappropriate ma facili da condividere per chi usa il cervello solo se è costretto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Frasi come “io sono no-sem e non mi fermo ai semafori perché limitano la mia libertà”, potrebbero sembrare del tutto sovrapponibili a” io sono no-green pass perché limita la mia libertà”, vero?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bene analizziamo rapidamente le due frasi e vediamo se sono così assimilabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se non mi fermo a un semaforo o se guido contromano ho la quasi certezza di provocare un incidente e di morire o rischiare di uccidere qualcuno. Se invece mi fermo ai semafori e guido nel senso corretto, posso essere quasi certo che tutto vada bene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se non ho la tessera verde, non rischio di morire, non rischio di infettare altre persone più di quanto lo facciano quelli che ce l’hanno. Se ce l’ho posso infettarmi ed infettare esattamente come chi ce l’ha detto da Anthony Fauci, massima autorità sanitaria statunitense, consigliere capo del Presidente degli Stati Uniti d’America.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è da riflettere e fare la massima attenzione a ogni scelta che facciamo o “va tutto bene madama la marchesa” e alle prossime elezioni voto “a mio cuggino” al consiglio comunale così se mi serve un favore vado da lui?</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ezio Angelozzi </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Formatore e business coach</span></i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3176" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/09_L_ignoranza-non-è-un-diritto.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Guerre armi e obiettivi intelligenti confermano la stupidità dell’uomo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Olori]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel ventunesimo secolo l’uomo parla ancora di “guerra”, e ci associa a questa la parola “intelligente”.  Un paradosso dell’evoluzione umana.  Il giornalista scrittore Michele Serra, in un suo recente monologo dice “abbiamo creduto che bastasse goderci la pace e festeggiarla per far sparire la guerra”, concludendo poi dicendo “mio padre non era mio padre nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Nel ventunesimo secolo l’uomo parla ancora di “guerra”, e </span><span style="font-weight: 400;">ci</span><span style="font-weight: 400;"> associa a questa la parola “intelligente”.  Un paradosso dell’evoluzione umana. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il giornalista scrittore Michele Serra, in un suo recente monologo dice “</span><i><span style="font-weight: 400;">abbiamo creduto che bastasse goderci la pace e festeggiarla per far sparire la guerra</span></i><span style="font-weight: 400;">”, concludendo poi dicendo “</span><i><span style="font-weight: 400;">mio padre non era mio padre nel 1942 sulla spiaggia di Porto Empedocle, mio padre nel 1942 era un figlio, era mio figlio</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Due frasi che mi hanno fatto riflettere perché entrambe drammaticamente vere. Infatti dal 1945 ad oggi nel mondo ci sono state ben 300 guerre senza un giorno di tregua, e la realtà è che la guerra riguarda non i padri ma i figli, ovvero il futuro del mondo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sembra assurdo, ma ancora oggi i leader mondiali parlano della guerra come di una soluzione politica necessaria. Chi attacca, lo fa in nome della “sicurezza”, ma anche chi si difende lo fa in nome della “sicurezza”. In ogni caso, pur sempre di guerra stiamo parlando, del decadimento di qualsiasi valore umano e morale, e quelli che ci rimettono purtroppo sono i civili, la gente comune, i ragazzi: i nostri figli per l’appunto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fino a qualche mese fa, mentre il mondo provava ad uscire a fatica da una pandemia mondiale, la globalizzazione, lo sviluppo iper-tecnologico, le borse, i social come mezzi di comunicazione di massa, le armi tecnologiche capaci di colpire con precisione chirurgica o a disintegrare l’intera umanità, sembravano averci allontanato per sempre dall’ipotesi di un terzo conflitto mondiale. Le guerre sembravano potersi risolvere con accordi economici, diplomatici, con l’uso delle parole nei comizi televisivi, e con il balletto degli schieramenti NATO, ONU, UNIONE EUROPEA, LEGA ARABA, OCCIDENTE, ORIENTE e così via. Nessun leader mondiale, si pensava, avrebbe mai avuto il coraggio di scatenare una nuova guerra mondiale. La possibile guerra intelligente, tanto acclamata da tutti, sembrava qualcosa di indolore, che riguardava direttamente i due interlocutori di turno in disaccordo, con la consapevolezza che nessuno avrebbe mai premuto il fatidico “bottone rosso” per lanciare le testate nucleari, cancellando per sempre il genere umano. È troppo bella la vita dei leader politici e dei potenti, con i loro privilegi e la loro ricchezza, per rischiare di perdere tutto. Meglio fomentare le piccole guerre civili, le guerre tra le etnie locali, tra le religioni, il terrorismo, il razzismo, che comunque fanno girare il mercato economico delle armi, fanno alzare e</span> <span style="font-weight: 400;">abbassare i mercati delle borse, alimentano il terrore nei telegiornali e nelle menti del popolo comune, distogliendo  l’attenzione dai poteri forti, e a turno fanno fare bella figura a qualche premier nazionale che si prende il merito di aver riportato la pace, e di aver evitato la distruzione di massa, avendo agito per il solo bene comune. Tutto calcolato e condiviso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le guerre degli ultimi anni, non hanno visto coinvolti aerei caccia di ultima generazione, navi bombardieri, sottomarini, ma droni, robot, semplici mezzi civili economici e di uso comune, che sono diventati il nuovo strumento di morte (automobili, camion, aerei di linea scagliati contro le folle o fatti saltare per aria). Un copione perfetto, a vantaggio di pochi eletti e privilegiati. I ricchi si godono le loro fortune, e fanno sempre più soldi mostrando sui social il loro tenore di vita, i poveri invece diventano sempre più poveri, spendendo fino al limite delle loro possibilità, pur di assomigliare ai ricchi ma, allo stesso tempo,</span> <span style="font-weight: 400;">sono costantemente controllati e terrorizzati dalle minacce di guerre civili, dal terrorismo, dalle pandemie, e non ultimo dal cambiamento climatico e la catastrofe ambientale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, davanti a questa sceneggiata, escono all’improvviso due voci dal coro che destabilizzano tutto e tutti, una che ci proietta nel futuro imminente,</span> <span style="font-weight: 400;">l’altra che ci catapulta alla metà del secolo scorso, e la cosa assurda è che l’umanità è impreparata a fronteggiare entrambe. Da una parte, gli scienziati e gli esperti del settore dichiarano i rischi derivanti dallo “sviluppo di armi autonome intelligenti”, che potrebbero letteralmente rivoltarsi e distruggere l’umanità, più di quanto possa fare un conflitto atomico, mentre dall’altro, l’ultimo zar di Russia, Vladimir Putin, prima minaccia, poi inizia una nuova guerra, ma una guerra vera, vecchio stile, Russia contro Ucraina, Russia contro Nazioni Unite, est contro ovest, con missili, carri armati, bombe, uomini al fronte, trincee, campi minati, colpendo obiettivi civili senza remore e pietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da un lato c’è il futuro, un gruppo di scienziati che denuncia il pericolo degli armamenti di nuova generazione, autonomi ed intelligenti, capaci di mettere a repentaglio tutte le popolazioni civili in scala globale. “The third revolution in warfare”, cioè la capacità di annientamento del nemico ma anche di noi stessi, con la perdita del “controllo” dei mezzi di distruzione di massa nei conflitti. Non parliamo di guerre dove si sostituisce l’intelligenza umana con quella artificiale, ma di una potenza stravolgente di strumenti che non potremo controllare nella loro drammatica capacità distruttiva, e le conseguenze si ripercuoterebbero anche sulle generazioni future. Non possiamo pensare di sperimentare la forza di queste tecnologie nella realtà, per poi metterle al bando, perché sarebbe troppo tardi. Non bisognerebbe proprio provarle e tantomeno utilizzarle. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall’altro lato c’è il passato, con una nuova assurda guerra, vecchia ed obsoleta, che ha risvegliato i demoni del passato, ormai sepolti. Non un terrorista, non un dittatore nemico dell’occidente, non un folle estremista, ma un presidente eletto, un “amico”, un “partner” politico dell’occidente, che ha partecipato per decenni a riunioni e summit internazionali, che ha stretto mani e amicizie, fatto promesse e firmato trattati e, all’improvviso, rimette tutto in gioco, riaccendendo le asperità di una guerra fredda e di un olocausto antisemita, pronunciando parole di disprezzo e odio per un popolo. Come in uno “one man show”, unisce la strategia della globalizzazione a quella devastante della guerra e dell’odio razziale, progresso e decadenza umana. Aspetta la fine dei giochi olimpici invernali di Pechino, facendo una “cortesia” alla Cina, per poi scatenare una guerra. Forse lui stesso stava giocando da anni, recitando un ruolo che in realtà non gli apparteneva. Decenni di morti sospette, attentati, operazioni segrete, tutte volte ad arrivare a questo preciso momento. Un programma meditato da anni e costruito alla perfezione, all’insaputa anche dei suoi stessi connazionali. E gli altri leader mondiali che cosa possono fare? Niente! Perché esiste un paradosso delle regole della modernità, della cosiddetta guerra intelligente, perché, se reagiscono, saranno loro stessi ad aver innescato la terza guerra mondiale. Se la NATO interviene, se l’Europa interviene, se si crea una “no fly zone sull’Ucraina”, se si chiedono dei varchi umanitari per salvare i civili, se si aiuta il più debole, se ci si schiera, si è colpevoli del terzo conflitto mondiale. Si può solo mediare, o meglio telefonare ad un folle sperando che, come diceva un vecchio spot pubblicitario, una telefonata ci allunghi la vita.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giorgio Olori</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3178" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/03_Guerra-armi-e-obiettivi-intelligenti-confermano.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Di paura, in paura: come avvelenare il quieto tramonto della vita</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/di-paura-in-paura-come-avvelenare-il-quieto-tramonto-della-vita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=di-paura-in-paura-come-avvelenare-il-quieto-tramonto-della-vita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terza età]]></category>
		<category><![CDATA[Alvise Brugnaro]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=2994</guid>

					<description><![CDATA[<p>A volte, guardare al presente con attenzione, aprirsi all’ascolto e all’apprendimento con piena accoglienza dei sensi e dell’intelletto, lottare con i pregiudizi e i pareri preconfezionati da “portatori di interessi” lontani da noi, ci aiuta a ricostruire anche il pensiero consolidato, basato su fatti passati e storici che, all’epoca, avevamo “archiviato” secondo una certa chiave [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/di-paura-in-paura-come-avvelenare-il-quieto-tramonto-della-vita/">Di paura, in paura: come avvelenare il quieto tramonto della vita</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">A volte, guardare al presente con attenzione, aprirsi all’ascolto e all’apprendimento con piena accoglienza dei sensi e dell’intelletto, lottare con i pregiudizi e i pareri preconfezionati da “portatori di interessi” lontani da noi, ci aiuta a ricostruire anche il pensiero consolidato, basato su fatti passati e storici che, all’epoca, avevamo “archiviato” secondo una certa chiave di lettura e di comprensione della realtà. Così, nell’odierno quadro storico, tratteggiato fin dalla fine del 2019 dai colori cupi della paura (Covid-19) e riempito, poi, di pennellate di orrore ispirate da parole e concetti in crescendo quali emergenza sanitaria, epidemia e pandemia, l’apocalisse nucleare conseguente allo scoppio di una Terza Guerra Mondiale, “propagandata H24” sempre dai soliti predicatori di sventura, chiude il cerchio del terrore (o del terrorismo?) che sembra caratterizzerà il “tanto auspicato” nuovo ordine mondiale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Del resto, guardando a queste “paure tangibili” che ci vengono propinate in continuazione (che altrimenti non sarebbero così tangibili), capaci di fare leva sul nostro “cervello ancestrale”, non si può fare a meno di guardare al passato e rileggerlo come un periodo che potremmo considerare propedeutico all’epoca contemporanea. Infatti, abbiamo vissuto una sequela di periodi caratterizzati da “spauracchi”, utili a giustificare decisioni politiche, prese di posizione, persino conflitti preventivi ed esportazioni di democrazia “un tanto al chilo” (anche di tritolo, a volte). C’è stato il “pericolo rosso” dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo “spauracchio” del ritorno del fascismo (invocato più di una “Santa Maria” in un rosario, nel corso di 60 anni di Repubblica), la “minaccia” nucleare sfociata nella Guerra Fredda tra USA-URSS, arrivando poi alle armi di distruzione di massa che avrebbe avuto in IRAQ il terribile Saddam Hussein (armi che neanche a “Chi l’ha visto?” sono ancora riusciti a trovare), le “follie” del dittatore Gheddafi e molto molto altro ancora. Ci ha fatto paura perfino il MILLENNIUM BUG, un problema informatico che avrebbe dovuto creare “confusione” tra le date del 1900 e quelle del 2000 con ripercussioni inimmaginabili sulla vita quotidiana di ogni essere vivente del pianeta, ovviamente insieme alla classica fine del mondo prevista in concomitanza con ogni fine millennio, e non solo (tipo, i Maya ai quali non piacevano gli anni tondi e per questo l’avevano spostata al 21/12/2012!).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, dagli stregoni antidiluviani, ai sacerdoti degli dei dell’antichità, fino ai papi, arcivescovi e affini, capaci di condannare alla dannazione eterna i destinatari delle loro maledizioni, “terrorizzare” il prossimo, per tenerlo per le… tonsille, è sempre stato uno sport diffuso e molto praticato. Da altri uomini avvezzi, e addestrati, a usare ogni mezzo per dominare, assoggettare e asservire i propri simili. È cosa insita nella natura umana, certo. Ma, di giorno in giorno, qualcuno alza la posta portando il livello del terrore verso paure sempre più concrete e aleatorie al tempo stesso, affinché per quanto ci si senta in salute o distanti dall’Ucraina, nessuno si possa sentire immune o al sicuro dalla morte incombente. Nemmeno chi, come noi, l’appuntamento con la morte ce l’ha già, più o meno, fissato a breve (altro che godersi la pensione in serenità!).</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alvise Brugnaro</span></p>
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		<title>Serendipità: cosa succede in tempo di guerra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Scarpitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per definizione, con “serendipità” s’intende l’occasione di fare scoperte positive per puro caso, ovvero di trovare una cosa non ricercata e imprevista proprio mentre se ne stava cercando un’altra. Già a partire, dunque, da questa enunciazione potrebbe sembrare arduo, se non addirittura forzato, il tentativo di trovare una correlazione tra un concetto “positivo” come la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Per definizione, con “serendipità” s’intende l’occasione di fare scoperte positive per puro caso, ovvero di trovare una cosa non ricercata e imprevista proprio mentre se ne stava cercando un’altra. Già a partire, dunque, da questa enunciazione potrebbe sembrare arduo, se non addirittura forzato, il tentativo di trovare una correlazione tra un concetto “positivo” come la serendipità e una guerra incombente o peggio contingente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La principale aspettativa connessa ad un conflitto bellico, infatti, è lo sviluppo di una serie di paure, di preoccupazioni e di attenzioni che verranno poi tradotte in azioni votate, essenzialmente, alla sopravvivenza. Una delle prime vittime della guerra è sicuramente la serenità, seguita da una perdita della capacità di vedere oltre l’immediato, con riferimento a sviluppi di medio lungo periodo del proprio vivere. Il cervello, grazie al meccanismo della paura, accende tutti gli interruttori dell’emergenza, mettendo in moto la chimica endocrina dell’essere umano per prepararlo alla fuga e/o alla battaglia. Come ogni organismo vivente, vengono tagliate fuori e relegate al minimo sindacale tutte le altre funzioni, fisiche e intellettive. I livelli di attenzione sensoriale sono amplificati al massimo delle possibilità “tecniche” e messe a disposizione dei meccanismi di azione e reazione, di stimolo e risposta, per incrementare le probabilità di sopravvivenza a qualsiasi tipo di attacco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la serendipità? In uno stato di guerra sarà accesa o spenta? Ci sarà utile o sarà messa in stand by in automatico dal nostro cervello ancestrale? Secondo uno studio di un gruppo di ricercatori della Sapienza di Roma, coordinato dal docente di Neuropsicologia Fabrizio Doricchi, ripreso sulla rivista Focus nel luglio del 2015, “la capacità di elaborare coscientemente degli stimoli visivi è significativamente incrementata quando l&#8217;osservazione attiva del mondo esterno non sia guidata da aspettative probabilistiche e temporali rigidamente definite. Il cervello, insomma, produce questo potenziamento del livello di coscienza amplificando e prolungando, nella corteccia visiva secondaria, la durata delle fasi di immagazzinamento e di elaborazione delle tracce sensoriali visive che precedono l&#8217;elaborazione cosciente”. Ecco che, quindi, in tempo di guerra, con una focalizzazione così estrema sulla sopravvivenza e i sensi allertati 24 ore su 24, senza un obiettivo su cui concentrarsi diverso dall’ascolto e dall’osservazione di ogni segnale di pericolo, il cervello può ampliare la base di analisi, permettendo anche quel “prolungamento” delle tracce sensoriali che secondo gli studiosi agevola le “scoperte inaspettate”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se la serendipità produce i suoi risultati quando l&#8217;attenzione di un osservatore attivo non è strettamente focalizzata su ciò che, in base all&#8217;esperienza di eventi passati coscientemente percepiti, ci si aspetta di osservare in futuro, di certo in un momento tragico come un conflitto bellico, privo di aspettative strutturate e lineari, potrebbe portare a grandiose quanto casuali scoperte. E per grandiose, in un clima del genere, potrebbe essere sufficiente riferirsi a nuove soluzioni e diverse alternative per dare un significato alla propria quotidianità, così come per mettersi al sicuro per un tempo più lungo o per uscire da un territorio particolarmente pericoloso per la propria incolumità. Sensi al massimo, amigdala attiva al 110%, prontezza fisica e psichica: un mix che sembrerebbe l’habitat ottimale per una serendipità mai provata prima.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Sandro Scarpitti</span></i></p>
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		<title>Costruire un ecosistema della salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam Giudici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefano Massaro (Cerba HealthCare Italia) a Wired Health 2022 «Salute e lavoro: enormi opportunità professionali dalla combinazione tra medicina e tecnologia» «I servizi che migliorano le prestazioni sanitarie sono legati da un elemento imprescindibile: quello umano. Che chiama in causa – oltre ai medici, ai pazienti e a chi gestisce e amministra il sistema – [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-3000-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2.4.14_Costruire-un-ecosistema-online-audio-converter.com_.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2.4.14_Costruire-un-ecosistema-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2.4.14_Costruire-un-ecosistema-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><b>Stefano Massaro (Cerba HealthCare Italia) a Wired Health 2022</b></p>
<p><b><i>«Salute e lavoro: enormi opportunità professionali dalla combinazione tra medicina e tecnologia»</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«I servizi che migliorano le prestazioni sanitarie sono legati da un elemento imprescindibile: quello umano. Che chiama in causa – oltre ai medici, ai pazienti e a chi gestisce e amministra il sistema – anche </span><b>nuove figure professionali, gli esperti del settore “health-tech”</b><span style="font-weight: 400;">, che hanno il compito di creare nuovi strumenti digitali che aiutano medici e operatori sanitari a lavorare meglio, migliorando così la vita del paziente. Per le nuove generazioni si aprono spazi enormi, con tantissime opportunità da cogliere». Così </span><b>Stefano Massaro, CEO di Cerba HealthCare Italia, </b><span style="font-weight: 400;">nel suo intervento </span><b><i>“Costruire un ecosistema della salute”</i></b><span style="font-weight: 400;"> a </span><b>Wired Health 2022</b><span style="font-weight: 400;">, l’evento dedicato al presente e al futuro della salute che si è svolto nei giorni scorsi, a BASE Milano, organizzato da Wired.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il CEO della più grande realtà italiana nella diagnostica e medicina di laboratorio, interrogato sulle tendenze più importanti nell’ambito del legame sempre più stretto tra medicina e tecnologie digitali, non ha dubbi: «Nel nuovo ecosistema della salute il medico è una figura centrale, ma non la sola. Attorno ci sono anche gli sviluppatori di tecnologie. </span><b>E la responsabilità di una realtà come la nostra sta in una parola chiave: disintermediazione.</b><span style="font-weight: 400;"> Vuol dire che noi investiamo direttamente in questo settore, per portarci in casa le competenze che servono e focalizzare la creazione di valore sull’interesse del paziente. Io sono fermamente convinto che qualsiasi istituzione sanitaria, pubblica o privata, debba </span><b>investire sui propri esperti dell’infrastruttura</b><span style="font-weight: 400;">, e non affidarsi a soluzioni e intermediari esterni, che non fanno altro che erodere la propria fetta di valore nella filiera».</span></p>
<p><b>Molti sono i problemi che pesano su questo passaggio</b><span style="font-weight: 400;">, a partire dalla peculiarità italiana dell’estrema frammentazione di regolamenti a livello locale, che frena uno sviluppo tecnologico coordinato e sistematico, a partire da una gestione avanzata dei dati del paziente. Tuttavia, secondo il CEO di Cerba HealthCare a livello culturale siamo pronti, e la</span><b> digital transformation si conferma uno scenario</b> <b>pieno di opportunità per le nuove generazioni</b><span style="font-weight: 400;">: per i giovani che hanno scelto un percorso di studi nel campo dell’IT, la sanità è uno degli ambiti più promettenti. Esperti di AI, realtà virtuale, Internet of Things, Data Analyst, Data Scientist, specialisti in cybersecurity, CRM ed ERP specialist&#8230; «</span><b>Ai ragazzi</b><span style="font-weight: 400;">, disorientati in questi tempi prima di pandemia e ora di guerra, </span><b>dico che occorre tornare a pensare al futuro, che è nello studio delle materie STEM</b><span style="font-weight: 400;">» conclude Massaro. Alle istituzioni sanitarie, come Cerba HealthCare, rimane il compito di coltivare quelle competenze che permettono di innovare continuamente e di creare </span><b>un ecosistema della salute realmente al servizio del paziente.</b></p>
<p><b>Cerba HealthCare Italia</b><span style="font-weight: 400;"> – Parte di un gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale e alle analisi cliniche presente in 16 nazioni, Cerba HealthCare Italia è specializzata nei settori dei laboratori analisi, medicina dello sport, medicina del lavoro, radiologia, poliambulatori e service lab. Nel nostro Paese conta oltre 1.850 addetti, più di 440 tra centri medici e di prelievo, 23 laboratori. Ogni anno esegue più di 25 milioni di esami e offre i suoi servizi a oltre 6 milioni di pazienti. </span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Miriam Giudici</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3111" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/08_Costruire-un-ecosistema-della-salute.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La guerra in Ucraina: energetica e ambientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo shock iniziale di una guerra nel cuore dell’Europa, in un paese interconnesso con la Comunità come l’Ucraina, non accenna a passare perché il conflitto continua. E per i danni creati per una pura questione di potere economico e geopolitico ad un paese democratico e in ascesa. Non sarà possibile cancellare l’orrore di quanto visto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Lo shock iniziale di una </span><b>guerra</b> <b>nel cuore dell’Europa</b><span style="font-weight: 400;">, in un paese interconnesso con la Comunità come l’</span><b>Ucraina</b><span style="font-weight: 400;">, non accenna a passare perché il conflitto continua. E per i </span><b>danni</b><span style="font-weight: 400;"> creati per una pura </span><b>questione di potere</b> <b>economico</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>geopolitico</b><span style="font-weight: 400;"> ad un paese democratico e in ascesa. Non sarà possibile cancellare l’orrore di quanto visto fino a qui, i morti e il </span><b>trauma della popolazione</b><span style="font-weight: 400;">: di chi è rimasto a </span><b>combattere</b> <b>per la propria libertà</b><span style="font-weight: 400;"> sotto le bombe </span><b>anche per noi</b><span style="font-weight: 400;">; come di chi è scappato dalla propria casa e dal proprio paese per </span><b>mettere in salvo bambini innocenti</b><span style="font-weight: 400;">. Come accaduto in precedenza anche questo conflitto potrebbe, se duraturo, avere l’esito di cancellare intere generazioni di uomini ucraini. Le conseguenze saranno lunghe e impredittibili al momento. Perché la guerra è ancora accesa sul campo: forse i russi non si aspettavano tanta resistenza sul campo dagli ucraini e neppure la risposta compatta anche se non immediata dell’Europa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In </span><b>questo conflitto</b><span style="font-weight: 400;"> che </span><b>sembra un flashback sul Novecento</b><span style="font-weight: 400;"> si assiste ad un contrasto tra il </span><b>vecchio</b><span style="font-weight: 400;"> mondo e il </span><b>nuovo</b><span style="font-weight: 400;"> modo (chissà se diventerà mondo) di pensare. È innegabile che le motivazioni che hanno spinto la Russia lo scorso 24 febbraio siano economiche e stringenti: il </span><b>gas</b><span style="font-weight: 400;">, l’</span><b>oro russo</b><span style="font-weight: 400;">, senza l’Ucraina, o peggio con Ucraina nell’Europa e poi nella NATO era a rischio. Almeno nella sua funzione di ‘legare’ in primis due paesi della Comunità, in ordine di approvvigionamenti, Germania e Italia, ai buoni e semi servili rapporti con Mosca. Il tutto almeno per il prossimo ventennio, perché questo ricatto russo non poteva ripetersi all’infinito, e non perché il gas sia in esaurimento. Il dibattitto e le azioni sulla </span><b>transizione</b> <b>ecologica</b><span style="font-weight: 400;"> tagliano fuori la Russia dal ruolo di superpotenza ricattatrice mondiale per aprile quello a cui l’aveva destinata Obama: </span><b>potenza regionale</b><span style="font-weight: 400;">. Perché poi oggi c’è da chiedersi se quello a cui l’aveva destinata l’Europa &#8211; mettere “qualcosa” tra noi e la Cina – valga ancora la pena di esistere e non sia meglio trattare con il colosso cinese direttamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo </span><b>rigurgito da Guerra Fredda,</b><span style="font-weight: 400;"> questo voler tornare alla Grande Russia, per non essere tagliati fuori dalla geopolitica, forse dettato anche da una certa debolezza interna del n.1 del Cremlino, potrebbe accelerare l’epilogo della sanguinosa storia politica dell’</span><b>ultimo zar</b><span style="font-weight: 400;">. Quello a cui ci ha costretto inseguendo la sua </span><i><span style="font-weight: 400;">confort zone</span></i><span style="font-weight: 400;"> politica – per esempio parlare di </span><b>aumentare la produzione del carbone</b><span style="font-weight: 400;"> o l’</span><b>incubo nucleare</b><span style="font-weight: 400;"> – potevano sembrare un pessimo scherzo o la trama di un disaster movie pochi mesi dopo l’estenuante trattativa della Cop 26.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma non si può non tornare non solo alla </span><b>follia umana</b><span style="font-weight: 400;"> di un potenziale </span><b>attacco nucleare</b><span style="font-weight: 400;">, e l’escalation che ne deriverebbe. La continua minaccia dell’eventuale disastro alleggia su questo conflitto, parallelamente alle </span><b>azioni militari volutamente vicine alle diverse centrali</b><span style="font-weight: 400;">. Come un elefantiaco kamikaze che gioca a fare il funambolo sul filo della storia. Come il più classico dei “</span><i><span style="font-weight: 400;">muoia Sansone e tutti i Filistei”</span></i><span style="font-weight: 400;">. Da adolescente ricordo quei bambini che d’estate arrivavano da </span><b>Chernobyl</b><span style="font-weight: 400;"> con tutto il corredo di problemi fisici e di paura, tutti i segni di quello che avevano vissuto dall’incidente. Provocarne uno sarebbe inumano. E allora non si può che essere dalla parte dell’Ucraina e a favore di un mondo che progredisca libero, anche dalle </span><b>minacce energetiche</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: right;"><b>Angela Oliva</b></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3113" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/05_EDITORIALE.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La guerra fa schifo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La città intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Battistelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per chi ha la mia età, poco più o poco meno, le guerre che lontanamente ricordiamo, sono quelle delle Falkland del 1982, quella del Golfo del 1990, e, forse, la più emotiva, perché proprio di fronte alla nostra costa Adriatica quella Jugoslava del 1991.  Ma quella che abbiamo sotto gli occhi ora, nell’anno Domini 2022, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-2974-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2.4.18_La-guerra-fa-schifo-online-audio-converter.com_.mp3?_=2" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2.4.18_La-guerra-fa-schifo-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/2.4.18_La-guerra-fa-schifo-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi ha la mia età, poco più o poco meno, le guerre che lontanamente ricordiamo, sono quelle delle Falkland del 1982, quella del Golfo del 1990, e, forse, la più emotiva, perché proprio di fronte alla nostra costa Adriatica quella Jugoslava del 1991. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma quella che abbiamo sotto gli occhi ora, nell’anno Domini 2022, l’invasione russa in Ucraina, è la prima guerra che vediamo e ascoltiamo attimo per attimo in tutto il suo orrore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È la prima guerra che viviamo in una sorta di diretta come fosse un grande fratello. Solo che non c’è regia, non ci sono montaggi e non c’è censura che tenga per lenire l’orrore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa è una guerra, che più delle altre, non si sta combattendo solo con le bombe. Questa è una guerra che viaggia su Facebook, Twitter, Instagram, TikTok. Questa guerra si sta combattendo anche, e soprattutto, con le parole e con le immagini che arrivano dai vari fronti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella comunicazione ci sono delle parole che producono modifiche istantanee nel cervello di chi ascolta o legge, come i verbi di azione per esempio: correre, afferrare, cogliere, e così via, che attivano nel cervello le stesse aree che si accendono quando la persona compie realmente l&#8217;azione descritta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo significa che per il nostro cervello pensare un’azione o compierla è la stessa cosa e, di conseguenza, può provocare reazioni comportamentali prevedibili e misurabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanti di voi sanno che in Italia c’è un Reggimento, il </span><i><span style="font-weight: 400;">“28mo Pavia</span></i><span style="font-weight: 400;">”, costituito per </span><i><span style="font-weight: 400;">“operazioni psicologiche”</span></i><span style="font-weight: 400;"> e che queste operazioni vengono chiamate più semplicemente </span><i><span style="font-weight: 400;">“operazioni di informazione”?</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel nostro cervello, </span><i><span style="font-weight: 400;">“Operazioni di informazione”</span></i><span style="font-weight: 400;"> fa un effetto diverso rispetto a </span><i><span style="font-weight: 400;">“operazioni psicologiche”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">il “</span><i><span style="font-weight: 400;">28mo Pavia”</span></i><span style="font-weight: 400;">, o l’equivalente USA, Russo, Cinese, Ucraino, ecc., hanno la funzione di studiare tecniche e tattiche che riguardano la psicologia della comunicazione e tutto quello che serve a condizionare le informazioni per procurarsi vantaggi prima, durante e dopo un conflitto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questa </span><i><span style="font-weight: 400;">“guerra”,</span></i><span style="font-weight: 400;"> che stiamo seguendo in diretta: tv, social, internet, ecc. ecc., ci sono degli interpreti che ci fanno pensare che di comunicazione persuasiva e manipolazione delle parole, e delle persone, se ne intendono, e pure tanto!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo Putin e il suo Ministro Lavrov, è in corso una “Operazione speciale”, che suona meglio alle orecchie di chi ascolta o agli occhi di chi legge, rispetto a </span><i><span style="font-weight: 400;">“invasione di un altro Paese”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lavrov: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Non abbiamo in mente di attaccare altri paesi. E prima di tutto non abbiamo attaccato l’Ucraina”. È solo un’”operazione speciale”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Che poi, secondo il Professore di scienze cognitive George Lakoff, è un errore enorme, Lavrov e Putin, utilizzare la negazione “NON” in quanto non viene compresa dalla nostra parte cosciente, e allora il cervello rinforza ciò che noi vogliamo negare: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Non abbiamo attaccato l’Ucraina”</span></i><span style="font-weight: 400;"> il nostro cervello capisce </span><i><span style="font-weight: 400;">“abbiamo attaccato …” </span></i><span style="font-weight: 400;">capite?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche quando si parla delle migliaia di “caduti”, che è meglio di “morti ammazzati”, possono essere declinati in maniere diverse: se sono della </span><i><span style="font-weight: 400;">“nostra” parte</span></i><span style="font-weight: 400;">, allora sono vittime civili. Se sono degli “altri”, allora sono “militanti”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E visto che la guerra fa schifo, e nel 2022 fa schifo ancora di più, capita, che ci si uccida anche dalla stessa parte, per sbaglio he, ma visto che è mostruoso dire </span><i><span style="font-weight: 400;">“le nostre bombe intelligenti hanno ammazzato i nostri soldati</span></i><span style="font-weight: 400;">”, allora è meglio parlare di: </span><i><span style="font-weight: 400;">“fuoco amico”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando leggete che questa guerra doveva durare solo due o tre giorni al massimo e ci sono stati </span><i><span style="font-weight: 400;">“esiti non previsti delle operazioni speciali in corso”</span></i><span style="font-weight: 400;">, vi stanno dicendo che </span><i><span style="font-weight: 400;">“mentre stavamo uccidendo gente, ne abbiamo massacrata un po’ più di quel che era stato preventivato</span></i><span style="font-weight: 400;">” oppure “</span><i><span style="font-weight: 400;">ops, abbiamo per sbaglio colpito un ospedale pediatrico con donne in procinto di partorire”</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma questo schifo di guerra non utilizza solo le </span><i><span style="font-weight: 400;">“parole”, </span></i><span style="font-weight: 400;">ma anche il dress code dei contendenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si capisce anche dall&#8217;abbigliamento utilizzato e dalla prossemica che i due Presidenti hanno strategie di comunicazione diverse.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In video o in foto, un antico Putin si mostra sempre distante da tutti i collaboratori, con uno sguardo freddo e distaccato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il messaggio è chiarissimo: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Assenza totale di empatia”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> È solo Lui che ha la valigetta con il bottone rosso. Tutto passa per le Sue mani, e nessuno potrà mai persuaderlo a cambiare idea. E, semmai dovesse accadere, sarà solo e unicamente </span><i><span style="font-weight: 400;">“la sua volontà”</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di contro, utilizza una più moderna comunicazione Zelensky, e la sua vice, che si presenta sempre in mimetica, attorniato dai suoi ministri e di fatto </span><i><span style="font-weight: 400;">“annullando le distanze di ruolo”,</span></i><span style="font-weight: 400;"> e lavora sull&#8217;empatia, anche quando sollecita l&#8217;Europa ad inviare armi e a chiudere le rotte di volo sopra l’Ucraina, lo fa come chi sta combattendo in trincea. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questa è una mossa potentissima che attiva, nel cervello di chi lo guarda e lo ascolta, una risposta empatica fortissima. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">In conclusione questa guerra in Ucraina ci sta riportando indietro di cento anni ma con una maggiore attenzione, da parte dei contendenti, alla propaganda con tutti gli strumenti che la comunicazione mette a disposizione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo ci deve portare a fare sempre più attenzione, a ragionare con la nostra testa, a leggere e capire tutte le informazioni che giornalmente ci arrivano dai territori in conflitto e che molto spesso sono condizionate dai social media.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vi ricordate la ragazzina con il lecca, lecca e il fucile che ha emozionato tutto il mondo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, era </span><i><span style="font-weight: 400;">“solo”</span></i><span style="font-weight: 400;"> una foto scenografica scattata dal papà fotografo professionista.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma quella foto ha scatenato un polverone di reazioni emotive e di rabbia, tutte giuste per carità, ma era sempre e solo una foto artistica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">LA GUERRA È UNA MONTAGNA DI MERDA!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maurizio Battistelli</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Formatore e Business &amp; Sport Coach</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3117" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/15_LA-GUERRA-FA-SCHIFO.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La guerra fa parte dell’uomo, per evitarla serve la cultura.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Combattere per la pace è come fare l’amore per la verginità”  John Lennon Da archeologa nata negli anni Novanta mi fa davvero strano parlare di guerra, argomento molto importante per la comprensione del passato, in un momento in cui la guerra la tocchiamo quasi con mano… No! Non credo a ciò che sto dicendo, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">“Combattere per la pace è come fare l’amore per la verginità” </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">John Lennon</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: 400;">Da archeologa nata negli anni Novanta mi fa davvero strano parlare di guerra, argomento molto importante per la comprensione del passato, in un momento in cui la guerra la tocchiamo quasi con mano…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No! Non credo a ciò che sto dicendo, la guerra con mano la potevamo toccare in tutto il Medio Oriente fino alla recente invasione talebana! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Libia, Siria, Egitto, penisola Arabica sono più vicino a noi di quanto ci si sia mai preoccupati, o interessati. E allora perché il conflitto ucraino lo sentiamo così vicino?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta è più semplice e banale di ciò che si può credere, e no, non si tratta dell’essere o meno membri dell’unione europea o del fatto che siano occidentali come noi o ancora per la vicinanza geografica. A noi fa paura la Russia! Paese occidentalizzato sia nei costumi culturali che nelle evoluzioni tecnologiche militari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Saddam Hussein, leader dell’Iraq, non aveva i mezzi militari che ha Putin per minacciare un attacco al continente europeo o americano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo non toglie lo sconcerto, ma siamo davvero sicuri che la guerra, nel 2022 non sia possibile? Che sia il progresso ad eliminare un fenomeno nato con l’essere umano?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sicuramente l’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale ha visto un periodo di pseudo pace militare, ma non dimentichiamo che, fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989 la guerra non ci ha mai del tutto abbandonati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’uomo fa sempre così, per il potere, per i soldi, per la protezione…no, no, no, spesso non servono nemmeno questi fattori per scatenare un conflitto armato. La guerra è un processo che inizia molto prima dello scoppio delle bombe e della morte dei civili. Un processo che, se preso in tempo, può essere fermato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lasciamo il terribile conflitto ucraino e arriviamo più vicini a noi, analizziamoci un attimo. Noi facciamo la guerra? O si tutti i giorni! Con il vicino di casa, la fidanzata, il collega, il capo, il conoscente… giustamente qualcuno potrà dire che non è la stessa cosa, “Al massimo mi arrabbio e urlo mica gli metto una bomba sotto casa!” Assolutamente, ma perché non lo si fa? Perché la nostra cultura insegna la non violenza. Ma anche su questo ci sarebbe da discutere perché non è propriamente vero. Esiste ancora una categoria sociale specifica nel nostro “civilizzato” mondo che è lecito (per fortuna sempre meno) percuotere anche pubblicamente senza subire alcuna ripercussione. Chi sono? I Bambini! Molti genitori credono ancora che un “schiaffo educativo” vada bene,” Si è fatto sempre così”, poi se ti offri di darlo a loro perché a 50 anni non conoscono le buone maniere hanno in mano la possibilità di denunciarti. Strano no? Ci avevate mai pensato?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bene tutto questo serve per dire che la guerra fa parte di noi, e aumenta all’aumentare della popolazione e del bisogno di definire spazi, confini e ruoli sociali. La guerra è stata fonte di grandi innovazioni tecnologiche, e questo, anche se non vuole assolutamente rendere lecito nessun tipo di conflitto, è un dato di fatto e serve per far capire da dove arrivano i potenti mezzi tecnologici che usate tutti i giorni. Dalle asce dell’eneolitico ai telefonini, dalla radio ai castelli, dall’energia nucleare alle carte IGM, dai radar allo sbarco sulla luna, questo e molto altro è nato per vincere una guerra, un conflitto, armato o no che sia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La guerra fa parte dell’essere umano, un’altra prova la vediamo negli schieramenti odierni. Davvero credete che essere a favore o contro Putin sia qualcosa di vero? Sotto un capo di stato come lui c’è una fittissima rete di sostenitori economici e militari di cui lui è solo la punta dell’iceberg.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sapete cosa sarebbe utile per evitare le guerre? Studiare! E non solo la storia, ma anche la poesia, la letteratura, la filosofia, leggere romanzi e insegnare a scuola l’empatia! Perché la comprensione dell’altro e della complessità dei fenomeni è l’unico modo per evitare catastrofi come la guerra. È l’unico modo per disinnescare in tempo ogni tipo di conflitto dal più piccolo al più grande. Essere consapevoli di sé stessi e degli altri, della propria storia, del proprio passato e di ciò che si è. Questo serve! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo fatto credere a generazioni di giovani che solo le materie scientifiche fosse utili per trovare lavoro, che il pensiero dell’uomo non fosse remunerativo, che l’unico interesse doveva essere il benessere monetario. Cosa abbiamo ottenuto? Generazioni di persone che si sono svegliate chiedendosi perché un folle stesse bombardando i civili. Quando avremmo potuto avere intellettuali pronti e preparati nella gestione di dinamiche, umani e sociali che, agendo nel silenzio della quotidianità, avrebbero sventato l’impossibile prima che diventasse possibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma l’uomo ha sempre bisogno di veder morire molti suoi simili, vicini e lontani, prima di imparare. E se non ricorda costantemente dimentica e rimette in moto la macchia della distruzione dell’alto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3100" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/13_a-guerra-fa-parte-delluomo.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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			</item>
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		<title>La maledetta guerra e le conseguenze sui costi della nostra mobilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non avrei mai pensato di dover assistere a qualcosa di simile alla violenta invasione da parte del tiranno Putin a scapito dell’Ucraina e del suo popolo: nulla ci può far lontanamente provare quello che oggi gli ucraini subiscono, nemmeno le gravi conseguenze economiche che noi tutti subiamo, sulle quali io mi concentrerò. Quali sono gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-2965-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Il-costo-dei-trasporti-e-la-guerra-ucraina-online-audio-converter.com_.mp3?_=3" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Il-costo-dei-trasporti-e-la-guerra-ucraina-online-audio-converter.com_.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/Il-costo-dei-trasporti-e-la-guerra-ucraina-online-audio-converter.com_.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">Non avrei mai pensato di dover assistere a qualcosa di simile alla violenta invasione da parte del tiranno Putin a scapito dell’Ucraina e del suo popolo: nulla ci può far lontanamente provare quello che oggi gli ucraini subiscono, nemmeno le gravi conseguenze economiche che noi tutti subiamo, sulle quali io mi concentrerò.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quali sono gli effetti di questa tragedia per il trasporto privato? Mala tempora currunt!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Solo un anno fa 1 lt di benzina costava 1,4 € e 1 lt di gasolio 1,3 €, mentre il costo attuale è aumentato del 50%. Non va meglio per il GPL, incrementato quasi delle stesse percentuali, e per il metano: quest’ultimo vive una certa isteria, perché il prezzo varia in modo incredibile tra i distributori, spaziando da 1,5 € a 3 € per mc.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non piangiamoci addosso e vediamo come si può tutelare almeno in parte il portafogli: condivido con voi qualche idea che fa bene sia al bilancio familiare che all’ambiente, dato che tutte queste azioni riducono le emissioni di CO2 e di sostanze inquinanti.</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Riduciamo la velocità media di utilizzo delle vetture. Se sulle strade statali e (soprattutto) in autostrada riducessimo la velocità media di 10 km/h, il risparmio si aggirerebbe sul 10%. Il tutto tradotto in soldoni vorrebbe dire, con i prezzi attuali, circa 150 – 200 € l’anno per una percorrenza di 10.000 km.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">NON compriamo SUV, ma vetture “tradizionali”. I SUV non solo costano di più, ma consumano anche di più a causa del maggior peso, della maggiore sezione frontale e della peggiore efficienza aerodinamica. Il risparmio di utilizzo per ciò che riguarda il costo del combustibile è simile a quello di prima, quindi in media altri 200 € risparmiati per 10.000 km.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Usiamo (dove possibile) i mezzi pubblici: l’utilizzo cittadino di una vettura è il più energivoro (escluse le vetture ibride e quelle totalmente elettriche, che danno il meglio proprio in questo ambito), invece un abbonamento ai mezzi pubblici è sicuramente più economico della somma del costo del carburante e di eventuali costi di parcheggio associati (e di qualche multa…).</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Sfruttiamo il lavoro da remoto! La pandemia ha permesso (finalmente) di fare l’esperienza del lavoro da casa: laddove possibile, non torniamo alle nostre precedenti abitudini e rechiamoci in presenza solo se non se ne poteste davvero fare a meno! Se evitassimo di recarci in presenza solo 2 giorni a settimane, con una percorrenza media giornaliera ad es. di 20 km, il risparmio sarebbe di circa 200 € l’anno.</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Controlliamo spesso la pressione delle gomme: questa azione è doverosa prima di tutto per motivi di sicurezza, ma anche perché permette di risparmiare fino a 100 € grazie alla riduzione dell’attrito di rotolamento.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Ovviamente tutti questi concetti erano validi anche prima, ma adesso hanno un impatto maggiore sul portafogli, dato che i costi dell’energia sono aumentati della metà: se qualcuno fosse in grado di mettere in pratica tutto ciò che ho scritto, il risparmio annuo per 10.000 km si avvicinerebbe a 1.000 €! Non ci credete? Vi sfido alla sola riduzione della velocità media e vedrete che quanto vi ho suggerito non esiste solo nell’Iperuranio di Platone…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un inciso relativo alle vetture totalmente elettriche (EV) e alle plug-in (che percorrono qualche decina di km completamente in elettrico): quei suggerimenti sono tutti ugualmente validi, perché queste vetture non si muovono con la forza della mente e il costo dell’elettricità è aumentato anch’esso, lo vediamo tutti nelle bollette sensibilmente più care che paghiamo (anche senza avere una EV…).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Evidentemente queste considerazioni sono valide sic stantibus rebus: il cambio di paradigmi che gestiscono la mobilità, le smart cities e tutto ciò che ne consegue, richiedono ben altro e magari affronteremo il tema in futuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chiudere, non sappiamo quanto durerà questa situazione: la mia personale opinione è che questi aumenti non verranno riassorbiti così velocemente e dovremo convivere con questo scenario per parecchio tempo. Fermo restando che tutto ciò è ben poca cosa rispetto alla efferata violenza inflitta dal sanguinario Putin al popolo ucraino, non subiamo passivamente le conseguenze del caro energia e reagiamo subito: ci ringrazierà il portafogli e anche l’ambiente.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span data-sheets-value="{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:&quot;Gerardo Altieri&quot;}" data-sheets-userformat="{&quot;2&quot;:12476,&quot;5&quot;:{&quot;1&quot;:[{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0,&quot;5&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0}},{&quot;1&quot;:0,&quot;2&quot;:0,&quot;3&quot;:3},{&quot;1&quot;:1,&quot;2&quot;:0,&quot;4&quot;:1}]},&quot;6&quot;:{&quot;1&quot;:[{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0,&quot;5&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0}},{&quot;1&quot;:0,&quot;2&quot;:0,&quot;3&quot;:3},{&quot;1&quot;:1,&quot;2&quot;:0,&quot;4&quot;:1}]},&quot;7&quot;:{&quot;1&quot;:[{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0,&quot;5&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0}},{&quot;1&quot;:0,&quot;2&quot;:0,&quot;3&quot;:3},{&quot;1&quot;:1,&quot;2&quot;:0,&quot;4&quot;:1}]},&quot;8&quot;:{&quot;1&quot;:[{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0,&quot;5&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0}},{&quot;1&quot;:0,&quot;2&quot;:0,&quot;3&quot;:3},{&quot;1&quot;:1,&quot;2&quot;:0,&quot;4&quot;:1}]},&quot;10&quot;:2,&quot;15&quot;:&quot;\&quot;Century Gothic\&quot;&quot;,&quot;16&quot;:11}">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3120" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/17_La-guerra-e-le-conseguenze-sui-costi-di-mobilità.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Pep Marchegiani. L’artista, la sua arte e la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
		<category><![CDATA[Manuela Cermignani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pep Marchegiani è un’artista Abruzzese classe 1971 esattamente nato ad Atri. Le sue opere urlano impregnate di ironia provocatoria, distopie dell’arte, denunciano i poteri del mondo e le loro guerre nello scenario orwelliano che vede reggente il Dio Consumismo in tutte le sue sfumature. Una carriera carica di successi: nel 1989 fonda il suo giornale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Pep Marchegiani è un’artista Abruzzese classe 1971 esattamente nato ad Atri. Le sue opere urlano impregnate di ironia provocatoria, distopie dell’arte, denunciano i poteri del mondo e le loro guerre nello scenario orwelliano che vede reggente il Dio Consumismo in tutte le sue sfumature. Una carriera carica di successi: nel 1989 fonda il suo giornale satirico chiuso dopo tre anni per troppe “beghe” legali dei politici presi di mira, prosegue con il suo costante interesse per il mondo dell’arte dal 1991 come fashion designer e art- director per il collezionista d’arte Wicky Hassan; fonda il suo Brand fino alla pubblicazione che lo ha osannato e designato come artista. Da lì la sua arte comincia a girare per il mondo; nel 2010 registra il suo marchio e  viene invitato alla biennale del cinema di Venezia a esporre l’opera Pop, che raffigura Giovanni Paolo II. L’Huffington Post lo inserisce tra le 16 opere più significative assieme a Cattelan e Bacon. Nel 2011 riprende ciò che si era interrotto durante l’esperienza editoriale e come il più delle volte accade, la natura delle cose fa fluire esattamente ciò come deve essere, a quel punto la denuncia viene rappresentata con la sua arte: Ilva Magique a Taranto, il ponte della vergogna e Fu-renze e molto di più fino a diventare il punto di riferimento per l’arte in Abruzzo collaborando con il collezionista Massimo Fazzini. La sua carriera nel mondo dell’arte contemporanea è un bagliore vero è proprio che revisiona un po&#8217; tutti i meccanismi dell’arte, l’arte deve essere un urlo liberatorio un vero è proprio strumento per gli artisti contemporanei. Così nel 2020 nel pieno delle più catastrofiche condizioni mondiali a causa della pandemia, decide di portare a compimento una nuova collaborazione con la testata La Città e di far urlare le sue copertine. Dodici copertine sfacciate, anarchiche e dirette, che raccontano una comunicazione forte e cariche di ragionamento, dando una nuova veste alla nota testata in metamorfosi. Ora il suo brand segna inconfutabile il nuovo prodotto: La Città Magazine. Pep Marchegiani è il marchio plasmante di questo nuovo progetto, arrivato a tre uscite che hanno avuto non solo successo, ma scosso notevole interesse per il sodalizio fra arte e parola stampata phygital. Una vera è propria garanzia la presenza del noto artista atriano che va a suggellare lo stesso obiettivo dell’editore Giampiero Ledda. A me il piacere e l’interesse di approfondire attraverso questa intervista, il pensiero di Pep Marchegiani che ci parla di questo scenario mondiale che questo numero vuole riportare tra arte e guerra. </span></p>
<p><b><i>Pep Marchegiani benvenuto e grazie per il tuo tempo, in questa terza uscita abbiamo deciso di parlare di questa sconcertante situazione che ha preso forma definitivamente il 24 febbraio scorso:</i></b> <b><i>“perché il titolo La guerra è una montagna di Merda?”</i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La guerra è una montagna di merda! così come la mafia è una montagna di merda!</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">ho voluto parafrasare e allo stesso tempo omaggiare Peppino Impastato perché non si dimentichi, perché il suo coraggio gli valse la vita. Tuttavia il paragone non è del tutto corretto in quanto nella merda la vita prolifica mentre nella guerra no, la vita si annulla a favore degli interessi di quelle merde che la dichiarano, di quelle merde che sono &#8220;disposti&#8221; a mandare al macello sogni, paure, sorrisi e progetti dei cosiddetti sacrificabili. Rimane la storia che da nobildonna quale è ben ricorda i carnefici ma soprattutto gli eroi. Mai dimenticare.</span></i></p>
<p><b><i>Come vede l’artista la guerra? </i></b><i><span style="font-weight: 400;"> L’artista vede la guerra dalla stessa prospettiva dell’uomo, non vi è nessuna differenza. Non c’è differenza fra uomo e artista e la guerra coinvolge carnalmente tutti quanti. Mi fa specie che parliamo solo della guerra in Ucraina quando in realtà, sono settantacinque anni che ci sono delle guerre ininterrotte, dalla Palestina, al Darfur passando per il Vietnam, piuttosto che per la Bosnia; questa è una guerra ovviamente non giusta, non lo è mai, perché nessuna guerra ha un senso, però vedo tutto questo come una manovra dei media che hanno deciso di mettere i riflettori su quello che sta succedendo, fra i due classici schieramenti bene e male Ucraina e Russia, per qualche secondo fine senza dubbio alcuno, non dimentichiamoci che abbiamo avuto una guerra a ottanta km da qui. </span></i></p>
<p><b><i>Un’artista ha il dovere di rappresentare quello che accade, ovvero la guerra nella sua manifestazione totale oppure inneggiare alla pace?</i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">L’artista ha il dovere di raccontarsi indipendentemente dalla pace o dalla guerra e di quello che gli succede intorno. Ci sono sicuramente degli artisti nella storia, che vengono condizionati raccontando battaglie e guerre ad esempio Michelangelo, Picasso con la sua Guernica, hanno rappresentato la guerra ma, sfatiamo il mito dell’artista che gela la storia il momento, deve raccontarsi in prima persona. </span></i></p>
<p><b><i>In questo numero del magazine abbiamo deciso di “esporre” le tue opere come fossero in una vera e propria galleria; cosa vogliono raccontarci della guerra? </i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sono opere create a cavallo fra il 2015 e il 2018, voglio raccontare </span></i><b><i>“Giocattoli di Guerra”,</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> una ricerca dove metto in primo piano i bambini e il gioco, le prime vittime della guerra, i primi dimenticati in tutte le guerre. Risalto non tanto il bambino in essere, come persona, ma la sua voglia di giocare che è molto vicino alla sfumatura di ricostruire dei bambini. Quei giocattoli sono rotti da esplosioni e che vengono ricostruiti dai bambini stessi che sanno dare valore al concetto di ricostruire perché i bambini se la sanno cavare sempre molto meglio degli adulti, non mi rappresenta nessuna opera in particolare per me sono tutte uguali. </span></i></p>
<p><b><i>Se fossi ministro della cultura cosa faresti per l’arte? </i></b><i><span style="font-weight: 400;">La finanzierei, senza colpo ferire. Cosa che non fanno i politici “poverini” hanno altro a cui pensare.  Ricordiamoci che la cultura la fa da padrona sempre soprattutto dopo i periodi bui e la storia lo racconta bene. Finanzierei tutto ciò che riguarda la cultura, toglierei tutti i budget militari e li investirei per la cultura non ci dimentichiamo che la penna è l’arma più potente.</span></i></p>
<p><b><i>E noi cittadini? Cosa dovremmo fare nei confronti dell’arte sempre se fossi ministro o avessi la possibilità di proporre una riforma?  </i></b><i><span style="font-weight: 400;">Chiuderei il becco a chi parla troppo sui social e in tv spegnendoli! Passerei in prima serata ininterrottamente in televisione, programmi che vedono la cultura come oggetto. Deve essere un dovere per chi crea la produzione di svago ed intrattenimento dalla scatola nera e ora sulle piattaforme web non dare spazio alla pochezza e all’approssimazione ma alla cultura. Esattamente come fa come la trasmissione di Alberto Angela, che ottiene notevoli e considerevoli numeri, li mi si accende la speranza perché asfalta tutti i programmi spazzatura.</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">Ma penso sia anche logico noi Italiani abbiamo la cultura del bello nel nostro Dna, abbiamo vissuto per secoli nella cultura plasmandola in tutte le sue forme e lo facciamo ancora, stiamo attraversando un vero e proprio medioevo e ci dimentichiamo tutto senza farci caso e riempiendoci di sciocchezze. Ed è un vero peccato. </span></i></p>
<p><b><i>La tua ispirazione è direttamente condizionata dalla denuncia? ogni tua opera d’arte è denuncia a prescindere? </i></b><i><span style="font-weight: 400;">Io fondamentalmente utilizzavo lo strumento comunicazione per denunciare, ma a che serve? che denunci a “sordi” c’è poco da denunciare. Le persone che non vogliono udire non odono.</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">Ora voglio costruire e ho cominciato a fare un ‘arte più costruttiva, il mio obiettivo è di massificare e comunicare la distribuzione della cultura.</span></i></p>
<p><b><i>L’opera che avresti voluto creare tu, che hai sempre invidiato per genio?  </i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Le mie? (ironico ma non troppo). Guarda nella storia ti faccio il nome di due artisti grandissimi, più che di opere:</span></i></p>
<p><b><i>Artemisia Gentileschi</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> che è riuscita ad imporsi in un secolo di assoluta difficoltà per le donne artiste e dare una vera e propria lezione rivoluzionaria. La sua grande forza è senza eguali coraggiosamente si è fatta strada in un mondo di arte fatto solo da uomini, che se vogliamo dirla tutta ancora oggi è così, si è appropriata di uno spazio sfidando i grandi artisti contemporanei e li ha battuti.</span></i></p>
<p><b><i>Il secondo è Ligabue</i></b><i><span style="font-weight: 400;">. E’  l’unico che ha saputo tradurre quello che la Natura sente, vive e prova e le ha dato la parola. Una sorta di asceta, unico nel suo genere grazie a lui si è definito un modo di comunicare arte in maniera completamente differente da come si era sempre fatto e poi nessuno più è riuscito a replicare. Ha fatto parlare la Natura. Non riesco a scegliere opere preferite, non ti dirò mai a me piace il quadro di Leonardo da Vinci la Gioconda piuttosto che altri e tantomeno le mie, non riesco a dirti l’opera esatta ma a me attrae il messaggio, mi coinvolge e mi stimola. Probabilmente l’opera che non ho mai fatto. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Poi quando la farò ti chiamerò…(ironico)</span></i></p>
<p><b><i>L’arte prima nella storia è stata a servizio della guerra o di quelli che la scrivevano la storia stessa ma oggi è cambiato totalmente tutto quando esattamente?</i></b> <i><span style="font-weight: 400;">Ricordiamoci che nella storia prima l’arte era una sorta di “mega fumetto”, la Chiesa ha fatto raccontare la Bibbia e i vangeli su ogni parete sacra, affrescata italiana e non solo, sappiamo benissimo che l’arte poi cambia la sua funzione con Marcel Duchamp; più che funzione e mezzo correlato alla guerra, vorrei parlare di un altro fenomeno, il passaggio più importante dell’arte è quello del salvataggio che l’uomo ha operato nei confronti delle opere d’arte. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la prima cosa che è stata messa in sicurezza all’Ermitage di Pietroburgo, furono proprio tutte le tele tutte e le opere d’arte. Ricordiamoci della grande donna mecenate Peggy Guggenheim che mise in salvo tantissime opere, lei recuperò tutti gli artisti e le opere comprandole e portandoli nella propria collezione. Così salvandoli. Per l’arte c’è un salvataggio che deve essere prioritario, sempre ed è accaduto anche ora in Ucraina; l’arte è uno strumento eterno e non è come l’uomo che la realizza, siamo pro tempore. Non dimentichiamoci che il museo del Louvre senza opere potrebbe essere un mero edificio, come un condominio o magazzino, il valore sono le opere che eternamente ci racconteranno al futuro. perché l’arte è uno strumento fondamentale per le nostre memorie e le nostre storie.</span></i></p>
<p><b><i>Pep lasciaci anticipandoci su cosa stai preparando e un messaggio ai lettori della Città Magazine che vuole osannare l’arte in ogni sua sfaccettatura. </i></b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Io sto studiando su un concetto di economia circolare che a breve esporrò in Italia. Per i nostri lettori leggete tutto, anche quello che non è La città Magazine, qualsiasi cosa che può essere letto e messo a beneficio della propria persona. La cultura pone fine alle paure, è sempre e solo questa che fa comprendere tutto anche una guerra. Chi non riesce a comprende il diverso e chi non capisce è solo trainato dalla paura e l’unico antidoto è solo ed esclusivamente il sapere e la cultura. L’unica formula che ci aiuta ad uscire dal baratro dell’ignoranza.</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span data-sheets-value="{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:&quot;Manuela Cermignani&quot;}" data-sheets-userformat="{&quot;2&quot;:1325635,&quot;3&quot;:{&quot;1&quot;:0},&quot;4&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:16777215},&quot;9&quot;:0,&quot;12&quot;:0,&quot;14&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:0},&quot;15&quot;:&quot;Arial&quot;,&quot;16&quot;:11,&quot;21&quot;:0,&quot;23&quot;:2}">Manuela Cermignani</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3124" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/25_pep.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/pep-marchegiani-lartista-la-sua-arte-e-la-guerra/">Pep Marchegiani. L’artista, la sua arte e la guerra</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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