Social media e target green

0
28

I lettori affezionati di questo spazio di riflessione sulla sostenibilità ambientale avranno notato che nelle ultime rubriche ha fatto capolino almeno due volte il tema dei social media per il loro potere di influenzare – in positivo in questo caso – o anche solo di far emergere certi argomenti nell’agenda mediale. Avevamo illustrato gli esempi più eclatanti per l’ambiente nel messaggio attivistico – e di enorme richiamo per la generazione Z – di Greta Thumberg così come la declinazione royal del Principe William. Capace quest’ultimo di innovare e potenziare, anche grazie ai social e ad una decisa targhettizzazione più giovane una tematica, quella ambientalista, cara sia a Filippo che a Carlo prima di lui in casa Windsor. Poi abbiamo esplorato anche come le tematiche green siano esplose sui social con gli influencer e i blog a tema. Seguitissimi, dunque, i dei green influencer, avevamo usato l’ultima classifica de Il Sole 24 ore, e ricordiamo il podio con la fashion designer Camilla Mendini; lo chef stellato Norbert Niederkofler, e i suoi Care’s The Ethical Chef Days, dedicati alla cucina etica e la testimonial del WWF Lisa Casali con Greenwomam, il profilo dedicato a crescere un figlio in modo sostenibile.

La tematica ambientale è più o meno presente su tutte le piattaforme social anche se come noto anche ogni social network ha un suo pubblico di utilizzatori – ben preciso e clusterizzato – e soprattutto il suo linguaggio. E gli stessi influencer non sempre funzionano allo stesso modo su tutti i canali. Il discorso ambientale è partito da quelli più di nicchia: in primis i blog, la comunicazione professionale di Linkedin, la vetrina di chi cerca lavoro e quindi c’è attenzione per le nuove professioni ambientali; come pure Twitter – il più amato dalla classe politica e dai giornalisti a livello mondiale – per poi sbarcare anche su Instagram. Le grandi possibilità offerte dalla comunicazione via immagine – foto, dirette e soprattutto filtri – ben si sposa con quanto serve agli influencer, anche a livello di manipolazione del messaggio. Ed è di sicuro è più veloce e immediata: una sorta di iniezione di mezzi anche per Facebook – il più anziano e numericamente più diffuso tra i social – che ha ritrovato un prezioso sostegno fotografico dal collegamento diretto delle piattaforme del gruppo creato da Mark Zuckerberg. Il problema come mostra l’attuale campagna elettorale – con la decisione di Berlusconi e non solo di sbarcare su Tik Tok – è che l’iniezione di ringiovanimento social studiato nel Metaverso – come ora si chiama il gruppo guidato proprio dallo stesso Zuckerberg, la Meta Plattform – non basta più. Perché? Si ferma di fronte allo strapotere proprio della su menzionata Tik Tok: che aumenta a dismisura la platea dei consumatori social in una direzione che le altre piattaforme non hanno neppure sfiorato, la generazione Z, il target di domani. Quello che neppure l’altro mezzo di comunicazione di massa più diffuso la TV, sempre garantisce. Una piattaforma video lontanissima per modo di fruizione e utilizzo del parente più stretto e anziano, You Tube: nessun video lungo, imperano le challenge, i balletti, i pets e tutti i video buffi. Il regno dei reel che non mostrano come su Instagram una realtà costruita, ma che comunicano direttamente un momento qui e ora del protagonista. Solo con l’analisi del voto, per esempio, sapremo se la decisione dell’ex premier Berlusconi di sbarcarvi raccontando barzellette sia stata bene accolta e abbia fatto breccia davvero nel pubblico… la sentenza dopo il risconto delle urne. O se si rischia di osservare questa generazione come all’acquario nella propria bolla.

Angela Oliva

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui