Politica e business: 18 anni di montagne russe.

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Ma cos’è successo 18 anni fa che dovrebbe interessarci tanto?

Lo scoprirete tra poco, ma prima cerchiamo di comprendere questo strano rapporto tra business e politica, provando a capire quanto dipendano uno dall’altra o, forse meglio, quanto siano, sostanzialmente, la stessa cosa.

Intanto vediamo cosa significano o cosa dovrebbero significare queste parole.

politica

/po·lì·ti·ca/

sostantivo femminile

  1. Scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.

“le norme della p.”

  1. ESTENS. E FIG.

Prassi conforme a determinati principi o direttive nell’esercizio di un’attività o di un potere decisionale.

“la p. dei prezzi”

business

sostantivo

  1. Affare, commercio; per lo più a proposito di traffici illegali o quando la nozione economico-finanziaria si sovrappone a campi o attività tradizionalmente sentiti di natura diversa.

“il b. della droga”

Piuttosto curiosa la definizione di “business” proposta dal dizionario, trovato su Google come primo della lista, che definisce per lo più illegali quando la definizione economico-finanziaria si sovrappone ad altri campi o attività, citando come esempio il “business della droga.”

A questo punto chi ci può vietare di usare come esempio il “business della politica”?

Se qualcuno è pronto a dimostrare che la politica non è un business, parli ora o taccia per sempre!

E silenzio fu.

Per comprendere meglio il legame indissolubile tra questi due mondi, che proprio due non sono, abbiamo bisogno di conoscere il significato di un’altra simpatica definizione.

lobbismo

/lob·bì·ṣmo/

sostantivo maschile

  1. Prassi politica che sfrutta la possibilità di intervenire, in forma riservata e a vantaggio di interessi particolari, presso un’istituzione dello stato o un organo decisionale della pubblica amministrazione.

Bene, l’articolo potrebbe finire qui, ma perché perdere l’occasione di scombinare un po’ le carte sconfinando dal noioso politically correct?

Sì, ma cos’è successo 18 anni fa?

È nato Facebook!

Da quel momento abbiamo assistito all’inarrestabile e definitivo declino del pensiero critico, dell’approfondimento e della qualità di persone e contenuti.

Con una progressione sconfortante, gli slogan hanno definitivamente sostituito le argomentazioni, le opinioni hanno sostituito i pareri autorevoli e chiunque abbia una carica o un ruolo pubblico è diventato un facoltoso cliente di una web agency, trasformandosi definitivamente in un “prodotto da vendere”.

Da quel momento, i politici sono diventati i padroni dei social, imparando a fare selfie, post, blog, vlog, in cui non hanno mai scritto una riga, ovviamente, in quanto ci pensano gli spin doctor e gli addetti stampa.

Ma, Ezio, come fai a saperlo?

Semplice: io sono uno di quelli che ha organizzato e diretto diverse campagne elettorali, con una percentuale di vittorie che gira intorno al 90%. Quindi, la questione la conosco dall’interno.

Non che prima di Facebook non ci fossero spin doctor o gost writers, ma almeno l’apparenza veniva salvata e il palazzo si celava dietro una cortina fumogena di formalismo soporifero, dietro la quale il popolo intuiva ci fosse qualcosa da scoprire anche se la TV (sempre serva fu), ne forniva un’immagine patinata quasi quanto quella delle migliori firme della moda. 

In conclusione, i social hanno avuto un solo grande merito: hanno messo ogni Re sul suo trono e ogni pagliaccio nel suo circo.

La conclusione può sembrare un giudizio salomonico, ma gli spazi del magazine non consentono di più, per cui provo a delineare meglio la situazione qui nell’infinito web.

In realtà, la politica non è cambiata di una virgola negli ultimi 18 anni e direi che non è cambiata neanche negli ultimi 50 anni, perché la commistione tra interessi di grandi imprenditori e pubblici amministratori non è mai finita.

Ne abbiamo avuto prova con scandali piccoli e grandi, alcuni finiti nelle mani della magistratura altri finiti anche sui giornali, chi vuol intendere intenda, per motivi di varia natura, due in particolare: eccessiva convinzione di essere intoccabili; sgambetto di avversari (non necessariamente politici).

I rapporti tra politica e business si comprendono sempre meglio rispondendo alla domanda posta molte centinaia di anni fa da Seneca: cui prodest? (Nella versione completa: cui prodest scelusis fecit – il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova).

Le risposte a questa semplice quanto risolutiva domanda, sono da scovare in meandri talmente profondi e nascosti che difficilmente è possibile venirne a capo, se non nella versione consentita dai “poteri forti”.

Ma chi sono i poteri forti?

Qui dovrei scrivere una enciclopedia, ma schematizzo sia a favore di chi si farà bastare la sintesi che di chi coglierà gli spunti per fare approfondimenti.

Ripartiamo da una notissima citazione attribuita al compianto giudice Falcone: segui i soldi.

In realtà la frase completa era riferita alla sua inarrestabile lotta contro le organizzazioni malavitose e recitava così: “per combattere la mafia e contrastarne il potere, bisogna seguire la traccia dei soldi.”

Noi non abbiamo un compito così ardito come quello per cui ha dato la vita Falcone, ma possiamo adottarne il metodo e provare a tracciare il percorso dei soldi.

La catena è più o meno questa: ci sono poche famiglie al mondo che detengono il 90% della ricchezza, le quali sono proprietarie di un ridotto numero di fondi di investimento, che partecipano il capitale delle più grandi aziende al mondo e delle più grandi banche al mondo, sia attraverso le aziende che attraverso in fondi stessi.

Fondi ed aziende multinazionali, attraverso i lobbisti, negoziano con i politici per ottenere leggi che le consentano di “perseguire agevolmente” i propri interessi.

Questa sequenza funziona sempre?

Non posso garantirvi che sia così perché io sono un inguaribile ottimista e pure moderatamente romantico, per cui tendo a credere che ci siano ancora persone incorruttibili su questo pianeta, ma ho forti dubbi sul fatto che ci sia qualcuno non ricattabile, per cui lascio a voi la riflessione e il gusto della ricerca, per scoprire quali siano le famiglie, le banche, i fondi e i politici che arrivano da quei fondi e quelle banche a governare intere nazioni, per poi tornare da dove sono venuti con le dovute promozioni.

Ci sono alcuni libri molto interessanti in cui vengono fatti nomi e cognomi, con dovizia di eventi e date, per cui mi permetto di semplificarvi la ricerca.

Francesco Amodeo – La matrix europea.

Pietro Ratto – Lobbying

Marco Della Luna, Antonio Miclavez – Euroschiavi.

Vi auguro buona lettura, anche se ho forti dubbi che vi piacerà ciò che leggerete, soprattutto per quel profondo senso di impotenza e di frustrazione che proverete nel conoscere quanto sia grande la palude.

 

 Ezio Angelozzi 

Formatore e business coach

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