Il cambiamento è una porta che si apre solo dall’interno

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Nessuno ti cambia facendoti diventare una cosa che non sei; ti cambia portando alla luce una parte di te che non conoscevi ma che ti appartiene. Si cambia diventando una persona che si è già.           (Fabio Volo)

La forza di volontà e l’autocontrollo sono in grado di cambiare la nostra vita sotto molti aspetti.  Chi sente il bisogno di migliorare se stesso perché è consapevole che questo avrà un enorme impatto sulla propria vita personale e professionale e su tutte le persone che ci accompagnano nel nostro cammino, figli, parenti, amici, colleghi, collaboratori, clienti basta pensare alle esigenze dei singoli professionisti, imprenditori o manager che si trovano ad affrontare un mercato completamente nuovo rispetto al passato, dove le competenze comunicative, emotive e relazionali fanno una grande differenza andando ben al di là delle competenze tecniche.

Il tempo come misura della vita è già un cambiamento, le persone percepiscono in maniera diversa questa realtà. Il cambiamento è una legge intrinseca di ogni cosa soprattutto di quelle viventi, è la natura stessa che ci stimola obbligandoci a camminare nel costante cambiamento di tutte le cose. Tutto appartiene al tempo che fluisce ininterrottamente ed è fondamentale nella organizzazione della vita. In realtà riflettendoci sull’argomento, non è la vita che si adatta a noi, ma noi che ne seguiamo i ritmi adattandoci a lei per arrivare alla pienezza del nostro essere, la continua trasformazione delle nostre energie, il susseguirsi di incontri e conoscenze con persone sempre nuove… ci colloca dentro il vortice della vita obbligandoci ad un continuo adattamento sia fisico che psicologico come un motore sempre attivo e sotto sforzo. E’ il motore della vita. L’uomo per sua stessa natura ha un desiderio infinito di verità e di bene e gran parte della cultura del cambiamento passa attraverso questa dialettica: la volontà di conoscere sempre più e sempre meglio il mondo che ci circonda, per renderlo migliore, più abitabile, più orientato al nostro benessere.  Nell’era di oggi l’uomo si sente vivo, si sente appagato, si sente realizzato quando è molto bravo nel suo lavoro, in famiglia, tra gli amici ed è considerato il numero uno nel suo ambiente, perciò soddisfa a pieno i suoi bisogni di sicurezza e importanza,    il livello che ha raggiunto non ha ulteriori slanci, altre strade per continuare a crescere, è’ possibile che questa persona inizi a provare una sensazione di insoddisfazione che lo può portare a cambiare lavoro, amici, moglie, marito, città, stile di vita, andando alla ricerca di qualcosa che lo metta nelle condizioni di cercare una mutazione di qualcosa.

E’ naturale predisposizione dell’essere umano temere con ogni fibra del suo essere il cambiamento, e tutto quello che comporta, altresì naturale condizione di vita che esso piombi nella nostra realtà arbitrariamente e quasi certamente proprio quando iniziamo ad adagiarci e sentirci comodi nell’equilibrio trovato. Il sapersi adattare al mutare della vita è in definitiva uno dei talenti dell’essere umano, ma rimane sempre il dubbio se quelli che eravamo anni fa, siamo sempre noi o se si tratta di una persona diversa, con un’essenza differente   e se siamo sempre gli stessi o siamo cambiati così tanto da pensare che in fondo quella foto in cui quasi non ci riconosciamo, nasconda nell’ombra l’essenza di una persona che non c’è più. Per la velocità di trasformazione in cui siamo immersi tra scoperte, progresso, tecnologia, ci risulta difficile pensare di non essere in costante evoluzione su un piano che coinvolge comportamenti, intenzioni, pensieri e non strettamente modifiche fisiche e biologiche, riflettiamo, per esempio, sugli stadi evolutivi, che sono fasi non continue né in ordine cronologico, ma pur sempre alternate durante la vita dell’esistenza umana.

L’uomo etico sceglie prima ciò che vuole diventare ed essere, per poi crearsi il percorso per raggiungere un obiettivo. La sua vita diventa costruzione, progetto, dovere. Qui non si rischia tanto la noia, perché il progetto è sempre in divenire, quanto invece la mancanza di piacere, di godimento, di soddisfazione. Il senso della vita etica è sempre spostato in avanti, come un miraggio che si sposta man mano che si procede. Nell’arco della vita diventiamo insomma qualcosa che non eravamo, qualcosa di completamente diverso da come stavamo vivendo fino a qualche anno prima. Tuttavia già nelle sfaccettature delle nostre giornate possiamo tenere uniti i pezzi di una vita, quelli che c’erano e che vorremmo creare. Ma la trasmutazione potrebbe maturare anche tramite una presa di coscienza che si diffonde, a poco a poco, nel cuore della società in modo sempre più intenso, toccando gli individui e le “comunità informali” più sensibili. In relazione a queste ultime possibilità di mutazione emerge la necessità di una strada pedagogica “ordinaria” che aiuti a cambiare la nostra coscienza individuale in una prospettiva empatica-fraterna.
Ma il cuore di questo percorso formatore attenendo all’uomo nella sua autenticità e non alle sole abilità intellettuali non può che investire la “coscienza” dell’uomo in vista di suoi comportamenti spontanei ed evoluti. La coscienza è la funzione biologica critica che ci permette di conoscere il dolore o la gioia, di conoscere la sofferenza o il piacere, di sentire imbarazzo o orgoglio, di essere addolorati per un amore perduto o per una vita perduta. Che lo si provi personalmente o lo si osservi, il pathos è un sottoprodotto della coscienza, come pure il desiderio. Non conosceremmo mai alcuno di questi stati personali senza la coscienza, per poter essere comunicate, e spesso anche per poter essere perfezionate, le idee devono passare per la coscienza. Quindi se gli stati empatici e fraterni sono da noi conoscibili tramite la nostra coscienza, non può esservi un cambiamento comportamentale civico, implicante nuovi pensieri e sentimenti, senza l’intermediazione della coscienza. La nostra coscienza, ci ricorda Capra, non è solo un fatto biologico: “Il mondo interno della nostra coscienza riflessiva si è sviluppato durante il processo evolutivo insieme a quello del linguaggio e all’organizzazione delle relazioni sociali ciò significa che la coscienza umana è inestricabilmente legata al linguaggio e al nostro mondo sociale, delle relazioni interpersonali e della cultura. In altre parole, la nostra coscienza non è solo biologica, ma è anche un fenomeno sociale. Il cambiamento deve nascere nella coscienza e toccare il cuore delle nostre motivazioni similmente a quanto può accadere ai comportamenti dei cittadini nella sfera economica.  Dobbiamo dunque evolvere la nostra coscienza, perché quando cambia la nostra visione cambiano i valori ed i comportamenti.

Comunque, sono tre le fasi della vita di ogni uomo: la ricerca del piacere immediato del bambino, la progettualità e la costruzione di qualcosa di proprio nella fase adulta, e la ricerca di un significato che trascenda la nostra esistenza su questa terra dell’anziano. Ma anche passando dal macroscopico al microscopico, se prendiamo una stessa giornata di vita quotidiana troveremo tracce di azioni in cui stiamo “solo” cercando il piacere nel “qui e ora”, altre in cui pianifichiamo e ci impegniamo a raggiungere la gallina di domani senza divorare l’uovo di oggi, e momenti in cui ci affidiamo a significati sublimi, con lo sguardo verso l’alto cercando di intravedere un senso differente. 

Ma con tutte queste riflessioni alla mano, per non cadere in nessuna forma di angoscia o per non finire schiavi di una fascia di vita priva di continuità con la nostra piena esistenza, possiamo prendere ispirazione da tutte le altre, quelle vissute e quelle ancora da vivere, per mescolare ingredienti diversi e trovare il filo rosso che definisce chi siamo. Chi siamo in ogni momento, nel passato, presente e futuro, nonostante cellule diverse e nonostante il costante cambiamento in cui siamo immersi.

Maria Ragionieri

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