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Il brand “Ristorante”

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Comunicare il valore di un ristorante oltre la cucina

“Impara l’arte e mettila da parte” così esordisce il saggio, ma davvero basta solo saper cucinare per avere successo?


Aprire un’attività ha le sue difficoltà, oltre all’arredamento, utenze e personale (e già qui, la metà basta!) il ristorante ha certificazioni, obblighi di legge, materie deperibili, etichettature, la famigerata “Shelf-life”, il lasso di tempo in cui l’alimento trasformato è “mangiabile”, in pratica una data di scadenza. Se uno che sa cucinare bene non ha un supporto o non conosce gli ambiti di gestione del personale ed economica di un’impresa ristorativa, purtroppo non dura molto con gli sprechi, in breve tempo va in perdita.


La cucina di un ristorante ha un marchio “riconoscibile” e conosciuto? Se ce l’ha, ha un’accezione positiva, negativa o addirittura neutra? È neutra quando una cucina si fa mangiare ma non lascia il segno, sono posti senza infamia e senza lode che non tornerai a visitare. Con l’effetto della pandemia, le cose sono peggiorate, oggi le persone scelgono con più attenzione dove mangiare, con l’aumento di tutto, diminuisce il potere di acquisto pro capite e quindi si cerca di spendere “meglio” i propri soldini.


Il titolare di un ristorante dovrebbe avere la capacità di percepire questi aspetti ma spesso non è così, l’analisi dev’essere obiettiva ed oggettiva, molti pensano di far bene e non si guardano allo specchio.

Cosa fare per migliorarsi? Avere il coraggio di ammettere i propri limiti, studiare per rinnovarsi, cercare sul web, girare posti “brandizzati”, consultare qualcuno che abbia una visione più ampia di questo mercato e non solo il commercialista, che pur avendo un ruolo chiave, non ha esperienza sulla quotidianità di un ristorante o sulle tendenze del mercato, così… per dire.

 

Giancarlo Pierannunzi