Cosa rimarrà di noi. L’inizio del nuovo conflitto.

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Orwell aveva previsto (quasi) tutto. 

A pochi giorni dall’inizio della guerra che probabilmente cambierà questo secolo e quelli a venire, si intravedono già le macerie delle maggiori città ucraine, sotto le esplosioni di una Federazione Russa che mai, sino ad ora, si era spinta a tanto. 

A pochi giorni dall’inizio della guerra che potrebbe trasformare totalmente l’intera comunità internazionale per come la conosciamo, ci sembra di essere dentro il famoso romanzo di Orwell “1984”. Mai siamo stati più vicini al mondo che il grande autore britannico aveva raccontato nelle pagine del suo capolavoro. —-

Ricordo che lo lessi per la prima volta nel 2005. Appena dopo l’alba della moneta unica e dell’Europa unita. Ma unita non lo era affatto. L’Europa, ammettiamolo, si è sempre chiesta che cosa accomunasse popoli con culture e lingue diverse, che solo nel 1944 erano più che mai divisi. 

L’Europa, ammettiamolo, fino ad oggi si è sempre chiesta chi fosse. 

A pochi giorni dall’inizio di questa nuova guerra abbiamo finalmente una risposta: la democrazia. L’Europa, dopo i conflitti mondiali (e mai veramente risolti, attenzione), ha cercato sempre e comunque di essere un “territorio” dove la democrazia e il diritto internazionale fossero la guida per uscire dal buio dei conflitti bellici. 

Certo, è una democrazia farraginosa, spesso lentissima. Ancor più spesso la meritocrazia perde a favore del clientelismo. Una grande sconfitta dell’Europa è non aver fatto abbastanza per debellare le mafie italiane, ad esempio. 

Ma su una cosa siamo tutti d’accordo: nessuno vuole nuove persecuzioni razziali. Nessuno vuole i coprifuoco dittatoriali. 

Tutti sono per i principi democratici. 

Tutti sono per il rispetto delle regole internazionali. 

Nessuno vuole questa guerra, dannazione! 

Nessuno vuole più LA GUERRA. 

La Federazione Russa, dal canto suo, si è allontanata quasi in un colpo solo dall’Europa. Si, le avvisaglie del conflitto erano nell’aria sin dal 2014, ma nessuno poteva immaginare tutto questo. Anche perché Putin, nel lungo periodo in cui Silvio Berlusconi fu Presidente del Consiglio, era considerato un “amico dell’Occidente”. 

Ma Silvio, di questa storia, che cosa ne pensa? 

In una lettera spedita al Corriere della Sera, Silvio Berlusconi parla in questi termini della Russia: “l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente.”

“Quello che stiamo commettendo è un errore di prospettiva. Quella tribuna sulla piazza Rossa, sulla quale di fianco a Putin siederanno il Presidente cinese, il Presidente indiano, gli altri leader dell’Asia, non certificherà l’isolamento della Russia, certificherà il fallimento dell’Occidente. 
Davvero pensiamo, dopo decenni di guerra fredda, che sia una prospettiva strategica lucida quella di costringere la Russia ad isolarsi? Costringerla a scegliere l’Asia e non l’Europa? Crediamo che questo renderà il mondo un luogo più sicuro, più libero, più prospero?”

“Perché allora isolare Putin? Perché costringerlo ad alzare i toni della sfida con l’Occidente? Perché invitarlo a considerare la Federazione Russa una potenza asiatica? 
È vero, con la Russia ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina. Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro Mosca”. 

Queste le parole di Silvio Berlusconi. 

Ma questo potrebbe bastare a cancellare le morti dei bambini innocenti di questi giorni? E il bombardamento su Kiev? 

E se l’Ucraina scendesse al compromesso di essere un Popolo “neutrale” (senza entrare nella UE, per capirci) ma poi la Russia attacca di nuovo che si fa? 

In Europa sappiamo tutti come andò a finire con Hitler. E se l’avanzata di Putin arrivasse alle altre regioni culturalmente più vicine alla Russia, ma che oggi sono dei popoli liberi? Che facciamo? 

Che succede se tutta questa “febbre dell’impero” arrivasse fino a Berlino, dove un tempo c’era il muro fra Est e Ovest? Che succede se l’Est vorrà spingersi fin lì?

Domande. Che è giusto porsi. Il problema è che quel che è accaduto in questi giorni (e siamo solo all’inizio) è già una ferita difficile da rimarginare. Per questo il tavolo di negoziato fra Russia e Ucraina potrebbe non bastare a ricucire. 

Capire le motivazioni russe è fondamentale. Ma è necessario anche non piegarsi ai crimini di guerra. 

Intanto anche il cinema non sarà più lo stesso. A Mosca è stata annullata la prima dell’attesissimo film “Batman”. Sean Penn sta girando un documentario in Ucraina per raccontare la guerra dal punto di vista occidentale. 

La guerra è appena cominciata. E intanto già si parla di Eurasia, proprio come nel romanzo di George Orwell!  

Si. Qualcosa si è rotto. Riusciremo ad aggiustare tutto?

Ma poi: i bambini di Kiev… Ma loro… Cosa diavolo c’entrano?

Siamo nel 2022 e ancora parliamo di guerra? 

Guerra contro il nazi-fascismo ma poi si bombarda il memoriale della Shoah di Kiev? 

Non ci si crede. Davvero.

Marco Cassini

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