Il titolo del pezzo è ispirato da uno dei vari poeti dialettali romaneschi che si trovano quotidianamente per strada, nel traffico, al bar, ecc.: secondo me rende bene l’idea di ciò che ogni giorno facciamo un po’ tutti, sportivi e non…
Concentriamoci nell’ambito sportivo, ma vorrei prima fare un preambolo di quello che abbiamo vissuto negli ultimi decenni.
Una volta chi faceva sport era veramente guidato dallo spirito di De Coubertin, ma dalla seconda metà del secolo scorso e, soprattutto in questi ultimi anni, lo spirito competitivo e agonistico ha travalicato quel sano limite che prima di tutto ci porta a misurarci con noi stessi e le nostre capacità, poi a confrontarci con gli altri e, dove è previsto, a costruire un auspicabile spirito di squadra.
La frenesia attuale ci porta a dover affrontare tante sfide quotidiane, a volte molto più impegnative di una sessione in palestra: la competitività ci circonda quotidianamente con i colleghi di lavoro, poi con gli amici, poi con i vicini di casa e così via. In pratica facciamo sport in senso lato ogni minuto della nostra vita, ma non con lo spirito del barone De Coubertin.
Oggi lo sport è diventato un must sin da piccoli: se fosse fatto come azione maieutica per i bambini, così da fargli fare sana attività fisica, da fargli creare lo spirito di squadra, sarebbe perfetto. Poi vai ad un torneo o ad una gara di qualunque disciplina e trovi spesso qualche genitore che insulta l’arbitro o l’allenatore o l’avversario del suo adorato pargolo, oppure passa direttamente alle vie di fatto: in questo caso l’evoluzione darwiniana ha toppato…
Un’altra trasformazione, in questo caso positiva, che oggi hanno preso alcuni sport è quella di essere praticati non solo come fini a sé stessi, ma quanto per fare networking. Gli esempi da manuale sono il tennis e, con una platea più ristretta, il golf: il primo sport (e le sue relative declinazioni, come lo squash o il padel) è praticato da milioni di nostri connazionali e a volte viene praticato proprio col fine ultimo di poter stare insieme a persone professionalmente affini, con le quali poter discutere di vari argomenti lavorativi. Il golf invece, vuoi perché è più costoso, vuoi perché ogni sessione richiede molto più tempo di altri sport, è praticato da un numero più ristretto di persone, che generalmente sono quelle che hanno più responsabilità e potere, perciò più possibilità di sviluppare business importanti: spesso sono executive di aziende, importanti professionisti, imprenditori che in quei momenti uniscono l’utile di un incontro informale di business con il dilettevole (ma altrettanto utile) di una mezza giornata all’aria aperta a fare uno sport fisicamente non gravoso, che richiede un elevato grado di concentrazione e tecnica. Se facessimo un parallelo con il mondo del lavoro, è come sedersi ad una riunione in cui vengono richieste elevate soft skills (empatia, concentrazione, giusta tecnica di public speaking, capacità di sintesi, ecc.) con hard skill, prima tra tutti la padronanza degli argomenti trattati.
Alla fine scopriamo che siamo tutti sportivi, ma ci esercitiamo in uno sport che cambia continuamente le sue regole, in funzione di coloro con cui ci confrontiamo: tale sport si chiama vita quotidiana. C’è un solo modo per vincere la partita: stare bene con sé stessi, tutto il resto viene dopo…
Gerardo Altieri





