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La corsa ai like che annulla la curiosità

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Il dilemma è…social. 

Un tempo fu Facebook. Era il periodo del “chissà se anche lui, o lei, è su quella piattaforma online”. Era il periodo del “in America ce lo hanno in tanti, magari anche qui prende piede”. Era una suggestione, Facebook. Con Faccialibro (a Roma lo chiamavano così fra il 2008 e il 2010) avevi la possibilità di raggiungere persone che avevi perso di vista. Non sapevano, gli utenti, che quelle stesse persone sarebbero tornate prepotentemente nella loro vita insieme a una moltitudine di altri sconosciuti. Non sapevano, gli utenti,  che Facebook è un collezionista instancabile dei nostri gusti e delle nostre abitudini. 

Un tempo fu Facebook. Poi arrivarono Instagram e TikTok. Se il primo punta tutto sulle immagini e le foto, TikTok sembra concentrarsi più sulla performance degli utenti. Milioni di persone, e gli italiani non fanno eccezione, ne sono dipendenti. Il tempo che usavamo per leggere le pagine di un libro solo qualche anno fa, oggi lo impieghiamo per guardare contenuti social. È un cambio epocale. 

“La città” non ha mai sottovalutato questo argomento. Nei nostri numeri precedenti abbiamo pubblicato statistiche e articoli volti a sensibilizzare questo enorme cambio culturale: l’informazione non passa più attraverso la carta stampata, ma attraverso i social. Se un canale social ha un alto numero di followers, quello stesso canale può diventare la principale fonte di informazione per milioni di europei. 

E soprattutto, viene visto come un canale attendibile, credibile.

La domanda sorge quasi spontanea: Ma lo è davvero? 

A giudicare dai numerosi video che documentano quanto accade nel mondo, sembrerebbe di si. Ogni volta che si verifica qualcosa di speciale, sui social è presente prima ancora che possa uscire un articolo scritto. D’altro canto, però, la rincorsa ai like facili permette agli utenti meno onesti di creare contenuti manipolati che non corrispondono al vero. Ci sono centinaia di video e foto che mostrano cose apparentemente vere, ma che non lo sono. Siete sicuri di riuscire a riconoscerle tutte?

Fra Instagram e TikTok, il social più votato all’informazione è sicuramente il primo, che punta tutto su contenuti multimediali non lavorati, come foto e video. 

TikTok è sicuramente più orientato all’intrattenimento nudo e crudo: è una pioggia di piccoli video, indubbiamente curiosissimi, in cui è facilissimo bruciare due ore al giorno del nostro tempo. Spesso questi video ci mostrano situazioni e contesti a noi poco familiari, particolari, inusuali o semplicemente divertenti.  In qualche modo la nostra cultura generale può essere arricchita da una incredibile quantità di informazioni. Arricchita o… Confusa: avendo davanti agli occhi video non necessariamente reali, non necessariamente veri, il rischio è quello di usare i social per il puro bisogno di distrarci, ma mai per arricchire la nostra conoscenza. 

Il problema, però, è che non riusciamo a staccarci da essi, o allunghiamo di brutto la nostra permanenza online. E questo accade perché la nostra testa è bombardata di informazioni in un lasso di tempo estremamente breve.  Inevitabilmente questo porta noi utenti a leggere meno sulla carta stampata o online. Porta a vedere meno film, a guardare meno mostre, leggere meno libri. Insomma, porta via un tempo prezioso che solo 20 anni fa avremmo utilizzato per andare al cinema, ad esempio. Porta a un lento, progressivo e inesorabile oblio in cui non sappiamo se ci stiamo acculturando o rimbecillendo. 

È una sensazione tangibile. La si può provare dopo un po’ che siamo sui social. 

Impiegare invece il tempo libero per guardare un film, una mostra o leggere un libro ci fa riflettere sulla società in cui ci troviamo. L’essere umano, attraverso una storia, si pone una domanda necessaria: chi siamo oggi? Dove stiamo andando?

Marzullo ci ringrazierà per averlo indirettamente citato. Scherzi a parte, l’arte ha l’intramontabile dono di guidarci lungo il difficile cammino attraverso il tempo e lo spazio. Pensate a un mondo senza “Il Signore degli Anelli” o “Pulp Fiction”. Pensate a un mondo senza i quadri di Caravaggio o senza la Divina Commedia. Quanto sono servite certe opere a capire chi siamo? Bene. Ora pensate a un mondo senza i video di TikTok. Non cambierebbe nulla vero? 

Ecco. Questa è la differenza. In un mondo dove stanno chiudendo i cinema e i teatri barcollano a causa di una sciagurata gestione durante la pandemia, l’uomo del nuovo secolo dovrebbe chiedersi se rimbecillirsi o acculturarsi con divertimento.

Marco Cassini