Siamo tutti online ma non connessi

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La maggior parte degli adolescenti oggi va in rete per comunicare con le persone della propria comunità: la loro partecipazione al web non è eccentrica, ma completamente normale, anzi è data per scontata. I social network svolgono ormai un ruolo fondamentale nella vita dei giovani in rete, soprattutto per prolungare, iniziare e a volte chiudere legami interpersonali.  Spesso le interazioni online completano o integrano i loro incontri faccia a faccia. Insomma, i social hanno permesso loro di creare un posto “fico” senza spostarsi fisicamente. Esiste un punto di aggancio fra la parola “società” e la parola “media”, un momento in cui questi due mondi si incontrano, si scontrano e diventano l’uno parte dell’altro e questo punto si chiama social media. In un arco temporale di circa dieci anni, i social media hanno cambiato completamente la società intesa nel modo di vivere e di pensare. A cambiare è stato il modo di fare politica, di relazionarsi, di comunicare, di lavorare, di fare marketing, di pensare, di fare la spesa, di studiare, di cercare. A cambiare però, sono state soprattutto le persone. In una prima fase di diffusione, i social network hanno inondato completamente la vita dei giovanissimi, i Millennials, coloro i quali sono nati fra i primi anni ‘80 e i primi anni 2000. La cosiddetta generazione Y per intenderci, i nativi digitali. Ma lo tsunami social network non poteva di certo fermarsi qui. Con un po’ più di fatica e di diffidenza, ma procedendo comunque a macchia d’olio, anche le altre generazioni (adulti ed anziani) non hanno resistito al fascino delle piattaforme sociali multimediali. Infatti, ad oggi, sono tantissimi gli over quaranta che utilizzano quotidianamente questi strumenti e difficilmente riescono a farne a meno. La maggior parte degli adolescenti oggi va in rete per comunicare con le persone. Attraverso questo viaggio metaforico nel mondo della comunicazione e del comportamento sociale, è stato possibile comprendere meglio come l’invenzione dei social network abbia completamente modificato la vita delle persone tutte. Il punto è proprio questo: delle persone tutte. Si è quasi sempre pensato che l’evoluzione tecnologica, l’appartenenza ai social media, i selfie, le chat, la condivisione, il like, i gruppi etc. dovessero essere un mondo abitato solo dai nativi digitali, dai nati nell’epoca “giusta” per poterli maneggiare con destrezza e disinvoltura, ma così non è stato e questo ha sorpreso soprattutto quei nativi digitali che oggi rivendicano, in un certo qual modo, quel mondo che è sempre stato solo il loro. Questa tesi è nata prima osservando come gli adulti hanno cambiato il proprio modo di vivere da quando hanno avuto il coraggio di utilizzare questi dispositivi e poi osservando che, anche il rapporto tra figli e genitori, ha risentito di questo attaccamento da parte degli adulti e quindi dei genitori. Attraverso la prima fase di ricerca è stato possibile comprendere il tipo di approccio che adulti e giovani hanno nel modo di vivere i social network ed è stato sorprendente capire che le due generazioni risultano essere molto più vicine e simili di quando si pensi. Entrambi hanno bisogno di distrarsi dai problemi della vita quotidiana, sorridere e tenersi informati. Certamente, il punto di divergenza esiste ed è correlato al concetto di tempo: i giovani navigano il mare dei social network da anni, pertanto sono meno ingenui, più esperti e probabilmente anche un po’ stanchi. Hanno perso l’eccitazione iniziale (quella che è invece fortemente presente negli adulti) e stanno emigrando verso altre isole, Instagram per esempio, che li attira in particolare per la novità delle Stories. I giovani hanno un rapporto strettissimo con i social network, avendoli acquisiti come un dato di fatto nel loro orizzonte comunicativo e di interazione sociale. I rischi, però, sono ben presenti al punto che si può creare una vera e propria realtà parallela da cui non si riesce più a uscire perdendo di vista due componenti essenziali della nostra vita: l’interazione umana viso a viso e il rapporto con la noia. Alcuni ragazzi hanno addirittura scelto di non usarli, andando controcorrente. Sono molti gli utilizzi positivi che se ne possono fare, ma tra i giovani alcuni sono nati anche comportamenti violenti, come nel caso del cyber bullismo.  Contrastare simili fenomeni (dal momento che la violenza accade nel web e resti sospesa nell’etere) diventa sempre più difficile. La fragilità degli adolescenti è poi una grande risorsa per i social: in un momento in cui le opinioni e il carattere dei ragazzi si stanno formando, il rischio dell’omologazione è fortissimo, tanto è vero che si è parlato di vera e propria “gogna mediatica”, quando per un articolo, un commento, una foto giudicata inappropriata si viene bersagliati dalle stilettate degli altri. In caratteri molto fragili questo comportamento può avere conseguenze anche gravi. C’è poi un altro fatto, da non trascurare: le ultime generazioni non conoscono un mondo prima dei social network e quindi difficilmente lo potrebbero immaginare senza.  I social network stanno, di fatto, togliendoci molto del tempo che altrimenti sarebbe vuoto: ci distolgono dalla noia, cosa che non sempre è positiva, perché la noia va affrontata e superata. Ci viene sottratto proprio il tempo del pensiero e della riflessione. Ed è un problema molto vicino ai giovani che hanno un tempo lungo davanti a sé: ogni volta che subentra lo spettro del tempo, si corre su Facebook, su Snapchat, ci si riempie di stimoli e immagini per evitare la noia. Instagram ci piace molto, ma il nostro social è Snapchat: è qui che ci possiamo esprimere liberamente senza sentirci giudicati, rimanendo ancorati alla nostra identità sociale.

L’adolescenza è un periodo di crescita intenso. La strada verso l’età adulta è lastricata delle stesse cose che c’erano già quando non conoscevamo gli smartphone. Poiché, con tutte le loro funzioni, Facebook, Snapchat, Instagram e via dicendo offrono una piattaforma ideale per coprire i bisogni umani, è anche attraverso di loro che i giovani affrontano i loro compiti di sviluppo. Vogliono condividere, avere conferme e sentirsi integrati. I giovani cercano di trovare la loro strada e orientarsi nel mondo in cui vivono.  Dobbiamo riconoscere che adolescenti e adolescenti sono estremamente vulnerabili a determinati aspetti della crescita e dello sviluppo della vita. E quindi, gli effetti che l’uso dei social media ha su questi bambini dovrebbero essere di particolare importanza per ogni adulto esperto. Gli impatti negativi dei social media dovrebbero essere notati in tempo. Un cyberbullo è l’uso dei social media per comunicare informazioni false, imbarazzanti o ostili a utenti specifici. Tra i principali effetti dei social media, il cyberbullismo è un male che oggi è diventato così atipico. Le vittime di un cyberbullismo prolungato spesso si ritrovano con problemi psicosociali come depressione, isolamento, solitudine, stress, ansia, bassa autostima e alcune addirittura si suicidano.

Notizie false, voci di corridoio, distorsioni della realtà e teorie pseudoscientifiche non sono una novità. Grazie a Internet e soprattutto attraverso le reti sociali entrano però in circolo in modo semplice e rapido, riuscendo così a raggiungere un immenso pubblico. I social network generano profonde insicurezze, spesso a monte si cela una mirata volontà di disinformazione. Per tenersi aggiornati sui fatti di attualità (politica, sport, celebrità ecc.) i giovani tra i 14 e i 18 anni utilizzano più spesso le reti sociali, i portali video e i motori di ricerca invece dei media elettronici tradizionali come la televisione o la radio e i giornali. Spesso affrontare questo dilemma non è facile. La maggior parte dei giovani discute in famiglia o con gli amici della veridicità delle notizie. Circa la metà di loro verifica i contenuti su media giudicati seri Nell’ambito dello stesso studio si è inoltre indagato quali gruppi potrebbero essere a rischio di credere alle fake news. Innanzitutto vi sono quei giovani che in generale non nutrono molto o alcun interesse per l’attualità. Di conseguenza, le loro competenze nella gestione delle notizie sono giudicate modeste. Vi sono inoltre giovani che si informano principalmente in famiglia e nella propria cerchia di amici oppure, appunto, online. Nel loro caso c’è il rischio che riprendano opinioni senza riflettere. Osserva Umberto Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno». Eco vede un futuro per la carta stampata. «C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà. C’è poi un altro fatto, da non trascurare: le ultime generazioni non conoscono un mondo prima dei social network e quindi difficilmente lo potrebbero immaginare senza».

 Ma nonostante tutto non si deve pensare che i Social Network siano il male, anzi se usati correttamente e filtrando i contenuti possono dare molti vantaggi.

Il punto della questione è quello di educare i ragazzi a un utilizzo più moderato e a non valutare se stessi e gli altri solo attraverso il mondo virtuale. 

Maria Ragionieri

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