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La tecnologia ci aiuta e AI-DA dipinge. Speriamo non finisca come con il robot di Alberto Sordi

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Il mondo come lo conoscevano i nostri nonni non esiste più. E per fortuna, penserete voi. Sì, per certi versi. Ma quando la tecnologia, che ormai è parte integrante delle nostre vite, controllerà anche il nostro pensiero sarà ancora una fortuna? Oggi non si è neanche più liberi di andare in questura senza aver prenotato l’appuntamento online. “Beh, ma in questo modo funziona tutto molto di più, non ci sono più file infinite da fare fuori dagli uffici perché ci si può presentare all’orario stabilito dal portale”. E quando questi portali non funzionano? Quando si bloccano per semplici cavilli che si fa? Non ci si presenta perché non si ha l’appuntamento?

Nella maggior parte delle nostre abitazioni sono presenti intelligenze artificiali alle quali dare comandi elementari: “accendi la luce”, “metti la musica”, “imposta un timer a 10 minuti”, “ricordami di togliere la torta dal forno”. Come se non fossimo in grado di accendere una luce o ci dimenticassimo di una torta in forno. “Ma dai, guarda che semplifica la vita! Le dici cosa fare e lo fa! Io l’ho anche collegata all’aspirapolvere. Adesso non devo fare più nulla in casa, mi basta dirle di accenderla e lo fa. Perché, chiaramente, ho il robottino che mi gira per casa e me la pulisce senza che io gli stia dietro”.

Ed io mi chiedo: di questo passo, tra cinque, dieci, quindici anni dove andremo a finire? Se adesso non siamo neanche più in grado di spingere un pulsante per accendere una luce o passare un aspirapolvere in casa, cosa succederà tra qualche anno? Saremo sopraffatti dalla tecnologia? E poi davvero non siamo più in grado o semplicemente non abbiamo più voglia? Credo non ci sia bisogno di una risposta a quest’ultima domanda.

Anche il mondo dell’arte si intreccia con quello tecnologico. Non fraintendete, tramite la tecnologia è stato possibile dare vita alle opere d’arte, quindi abbiamo potuto vedere muoversi i capelli della Venere di Botticelli o sorridere la Gioconda di Leonardo o ancora il cielo stellato di Van Gogh prendere vita e far brillare di luce propria le stelle. Questa è la tecnologia affascinante.

Ma c’è anche un altro tipo di tecnologia, più elaborata, che studia gli algoritmi e rende umanoidi i robot.

Stiamo parlando di Ai-Da, la creatura di Aidan Meller, gallerista di Oxford con un’esperienza ventennale nell’arte, venuta alla luce nel febbraio 2019. Ai-Da ha sembianze completamente umane, un braccio metallico, telecamere al posto degli occhi e un software che le permette di analizzare la realtà che la circonda. “Un giorno giocavo con i Lego assieme a mio figlio e lui ha costruito un automa”, racconta il gallerista. “Così mi sono detto: ma se i grandi artisti sono quelli che riflettono sulle problematiche di ogni epoca, allora cosa accadrebbe se potessimo produrre una macchina dotata d’intelligenza artificiale con cui discutere dell’impatto della tecnologia sulla nostra esistenza?”.

Ai-Da ragiona come un pittore e per raggiungere questo scopo è stato necessario studiare la maniera in cui pensano gli artisti. È in grado di trasformare gli algoritmi in pennellate, creando ogni volta un risultato diverso e imprevedibile.

Parlando di intelligenze artificiali umanoidi, non si può non annoverare il film di Alberto Sordi “Io e Caterina” in cui Sordi recita la parte di Enrico Melotti, un uomo d’affari di mezza età che considera le donne solo per ciò che possono offrirgli, sia dal punto di vista affettivo che lavorativo e domestico e per questo motivo è portato a scontrarsi con la moglie, l’amante e la domestica.

Durante un viaggio in America, un amico gli mostra come abbia risolto gli stessi problemi grazie all’aiuto del robot tuttofare dalle fattezze umane Caterina. Rientrato in Italia si convince a comprare il robot e chiude i rapporti con la moglie, l’amante e la domestica.

All’inizio la convivenza con Caterina sembra essere pacifica, ma quando Enrico inizia a frequentare un’altra donna, Caterina sembra perdere la rotella e prende il sopravvento su Enrico, arrivando a controllarlo.

Beh, speriamo che il film di Alberto Sordi non fosse un presagio e che Ai-Da non perda la testa, anzi la rotella come Caterina.

Roberta Conforte