Giancarlo Infante invita a superare il pregiudizio
Il saggio La crociata eliocentrica contro il senso comune (Edizioni Solfanelli) di Giancarlo Infante parte dal seguente interrogativo: eliocentrismo o immobilità della terra? per scardinare appunto la teoria eliocentrica, ma confidando – avverte l’Autore – nella bontà di superare qualsivoglia pregiudizio verso gli argomenti presentati e man mano sviscerati. La risposta alla suddetta domanda viene formulata tenendo conto che «nella mentalità ordinaria la matematica ha prevalso sulla metafisica e il pensiero si è imposto sulla percezione della realtà, il possibile ha adombrato il certo».
Ne deriva il distinguo fra realtà e modello, fra universo sensibile (caratterizzato da molteplicità) e universo intelligibile (l’Iperuranio platonico, perfetto e armonico), in cui il sole visibile del primo universo altro non è che lo specchio o riflesso del vero sole, invisibile ai più ma percettibile nella mente di pochi eletti che, innalzandosi verso la dimensione trascendente, riconoscono la presenza del Signore dell’Universo (Pantocrator).
Per dirla con Marsilio Ficino, figura di spicco nella corte di Lorenzo il Magnifico, solo gli illuminati raggiungono la conoscenza perfetta di Dio, ammettendo però che solo per un breve lasso di tempo possono godere del riverbero del lumen divino. In ciò è chiaramente evidente la concezione dualistica anima-corpo, laddove il corpo (sóma) è la tomba (séma) dell’anima.
Dopodiché, Giancarlo Infante ripercorre l’esperienza galileiana, evidenziandone errori e teorie controverse quando, ad esempio, per dimostrare la rotazione della terra, propone di «di leggere la realtà non per quella che è, ma come a “rovescio”, per come si pensa che essa sia». Allo scienziato pisano affianca Copernico, Keplero, Newton, Einstein, ritraendoli sia da un punto di vista della loro professione, sia dipingendoli nel privato, dilettando la lettura con talune curiosità spesse volte adombrate.
Il viaggio dell’Autore termina con lo sguardo alla tecnologia che domina, talvolta inficiando, tutti gli ambiti della nostra vita moderna, le cui conseguenze di desacralizzazione e, se si vuole, di de-umanizzazione (la deiezione di Heidegger e Jünger) hanno raggiunto il culmine.
Antonietta Florio





