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	<title>Francesco Ruiz Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>La Via della Gentilezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ruiz]]></category>
		<category><![CDATA[Gentleman Vs Beastman]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potete ricordare quella volta in cui avete ricevuto un gesto di attenzione, quando l’auto che correva a forte velocità si è fermata e vi ha fatto attraversare la strada, oppure qualcuno vi ha ceduto il posto sull&#8217;autobus, oppure vi ha dato la precedenza ad un incrocio stradale? Sono gesti che fanno bene e nutrono di [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Potete ricordare quella volta in cui avete ricevuto un gesto di attenzione, quando l’auto che correva a forte velocità si è fermata e vi ha fatto attraversare la strada, oppure qualcuno vi ha ceduto il posto sull&#8217;autobus, oppure vi ha dato la precedenza ad un incrocio stradale? Sono gesti che fanno bene e nutrono di gentilezza. Si, abbiamo bisogno di cibo, ma soprattutto di cure, di amore, di attenzione. Ciò che cerchiamo come l&#8217;aria che respiriamo, è quella particolare qualità chiamata gentilezza: risveglia il viso delle persone tristi, ed è il gesto più semplice.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La vera finezza scevra di affettazione è un&#8217;insieme di qualità – umane &#8211; che lavorano in sinergia per arrivare ad un obiettivo elevato. Quando mettiamo insieme la lealtà, la gratitudine, la compassione, la pazienza, coltivate in profondità, possono rivoluzionare la nostra psiche, la nostra vita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Felicità e Gentilezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora prima del cibo, le persone ricevono il calore della solidarietà, del riconoscimento e della presenza. Ricevere gesti graziosi ci fa bene, è un grande sollievo e a volte salva la vita. Ci fa sentire che possiamo essere aiutati quando ne abbiamo bisogno. Felicità e gentilezza sono qualità indispensabili per una vita piena ed appagante: non possiamo rinunciarci, mai e per nessun motivo. Vivere ad un livello di gentilezza interiore, ci fa diventare più lucidi, tanto da liberarci delle cose inutili che appesantiscono la nostra vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molte persone sono gentili senza saperlo e si comportano in un modo fine solo perché sentono giusto fare in quel modo. Molti anni fa quando abitavo in un&#8217;altra casa, non quella in cui abito ora, un mio vicino di casa aveva cura di me quando tornavo a casa stanco dopo una lunga giornata di lavoro. Aveva verso di me un gesto gentile quando mi faceva trovare la casa già riscaldata perché il termostato indicatore della temperatura era già da un po&#8217; di tempo fuori uso, e questo mi permetteva di tornare a casa al caldo e avere ancora un po&#8217; di forza e prepararmi qualcosa da mangiare. Un altro esempio di gentilezza ricevuta è quella di un amico che si precipitava ad aiutarmi quando avevo la macchina in panne e non riuscivo più a ripartire; portava con se l’attrezzatura necessaria per riparare l’auto, per permettermi di riprendere il viaggio quelle volte in cui, distrattamente, avevo lasciato le luci accese senza avere cura della mia automobile. Cosa spingeva queste persone, ed altre che ho incontrato nel mio cammino, ad essere gentili con me, a offrirmi gesti di cura e di comprensione? Forse ha qualcosa a che fare con l’amore? Oppure un naturale contrasto dell&#8217;egoismo? Non so spiegarmelo: so solamente che in quei momenti mi sentivo benedetto per la particolare attenzione ricevuta da persone intorno a me. E so che questo mi faceva bene. Perché la gentilezza fa bene sia a chi la offre e sia a chi la riceve: il vero beneficio della gentilezza, ovvero l’essere gentili, è fine a se stesso, è un vantaggio intrinseco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stiamo bene quando offriamo gentilezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se ci poniamo attenzione, possiamo trovare delicatezza e grazia dovunque nella nostra giornata. Il nostro cammino è cosparso di gesti di gentilezza, ma spesso a causa della nostra chiusura, della nostra distanza dal mondo, possiamo fare fatica a vederla e a sentirla. Il modo in cui affrontiamo la nostra esistenza, il modo in cui siamo radicati in questa vita ci permette di sentire un&#8217;apertura verso noi stessi e verso gli altri. Oppure no.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sentirsi ascoltati, capiti, nutriti con calore ed attenzione, ci aiuta a contrastare la fatica della vita. Ma la stessa cosa avviene anche quando siamo noi ad offrire atti di finezza anziché riceverli. È vero che quando siamo più gentili con noi stessi e con gli altri possiamo affrontare meglio la vita e in un certo senso possiamo anche essere più longevi, più in salute. L&#8217;invito è quello di accedere a quei livelli di grazia spesso difficili da raggiungere. Per guarire. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’avventura interiore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La psicologia descrive il modo in cui l&#8217;amore non espresso può diventare odio, così come la gioia non vissuta può diventare umor nero fino a rasentare la depressione. Se ignoriamo le nostre potenzialità non facciamo altro che allontanarci dalla fonte della vita: il nostro cuore, il nostro mondo affettivo. Perché la gentilezza ha a che fare con la nostra profondità, la nostra intimità, il nostro essere teneri, vulnerabili. A volte ci troviamo di fronte a persone che apparentemente, o intuitivamente sentiamo come gentili, come cortesi, come compassionevoli ma non hanno la forza di accedere e di contattare quella parte così profonda.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La gentilezza può diventare una meravigliosa avventura interiore che cambia in modo radicale il nostro modo di vivere la vita, di pensare, di essere. Ci fa sentire integrati con tutto ciò che ci circonda. E scoprire che “Homo homini lupus”, è solo un antico adagio, e sia l&#8217;uomo che il lupo non sono poi così cattivi.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott. Francesco Ruiz</span></p>
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		<title>L&#8217;empatia centro e bussola della comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 16:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia e Utopia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ruiz]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Riflettere sul concetto di “immedesimazione intenzionale” mi fa tornare indietro nel tempo. Una delle più coinvolgenti lezioni all’università alle quali abbia mai assistito riguardava proprio l’empatia, descritta come una “categoria pedagogica”, una base di partenza dell’essere umano, una spinta verso la socialità più sana, la creatività, l’uguaglianza tra le persone. In un’epoca connotata dal progresso scientifico, può sembrare anacronistico parlare di empatia e cercare di risalire alle radici umane della socialità. Ma le competenze scientifiche o tecnologiche possono rivelarsi inadeguate per la conoscenza del rapporto dell’individuo con se stesso e con gli altri, per definire la persona nella sua interezza e profondità. L’empatia precede e motiva la cura per l’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’empatia, qualità dalla quale non possiamo prescindere, e senza cui la comunità umana non ha ragione di esistere: se questi sono i presupposti per una “società evoluta”, non possiamo considerare la società nella quale viviamo oggi, una società inclusiva, se non siamo capaci di riconoscere nell’altra persona una parte di noi stessi, come appartenenti ad una sola comunità. L’empatia, ovvero “sentire-come-sente-l’altro”, è alla base di tutte le forme di contatto con cui ci accostiamo ad un’altra persona e riconosciamo anche l’individualità di un’altra persona “sei importante per me, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento”. La virtù empatica si esercita accostandosi all’arte perché sviluppa l’immaginazione, ma anche l’immedesimazione con i pensieri ed i sentimenti di un’altra persona è un esercizio virtuoso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’empatia “vera e propria” implica l’acquisto della capacità di condivisione emotiva e diviene “matura” compartecipando al mondo personale dell’altro, considerandolo proprio come un altro. Non si tratta tanto di una dote spontanea: esige una maturazione di tutte le attività psichiche dell’uomo. Maturazione intellettuale, maturazione prosociale, competenze relazionali e comunicative, che ci dispongono ad una frequentazione abituale del mondo personale dell’altro. L’empatia è sguardo e parola. Sguardo non intrusivo, che diviene capace di vedere il volto dell’altro, grazie alla comprensione emozionale empatica. L’empatia, essendo comportamento “connaturale” all’essere umano, produce comunicazione: le parole dette e ascoltate, interpretate e ricomprese, formano un universo di senso condiviso per chi partecipa alla relazione umana.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Comportamenti “di tipo empatico”, come il contagio emotivo, sono presenti già nel neonato (il bambino piange in risposta al pianto di un altro). Ma nella forma più matura, l’empatia implica un notevole impegno cognitivo, indirizzato a recepire lo schema di riferimento interiore dell’altro, ed una componente affettiva che induce a sperimentare reazioni emotive in seguito all’osservazione delle esperienze altrui. Dunque è molto più di una emozione, è un sentimento intelligente, un atto d’amore ricco di intelligenza. Ci mettiamo “nei panni dell’altro” per confermare un’immagine nota di noi stessi, oppure siamo disponibili alla sorpresa, allo spiazzamento?</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le ricerche sociologiche indicano che le “microcomunità” empatiche, ovvero piccoli gruppi quali la famiglia, la vita di coppia, parentele elettive, luoghi segnati da un clima emotivamente caldo, funzionano al meglio per dare senso alla vita. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se vogliamo vivere veramente in un mondo partecipativo, l’empatia è il mezzo con cui possiamo comprendere e costruire una realtà condivisa e creare “la civiltà dell’empatia” (Jeremy Rifkin).</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott. Francesco Ruiz</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3377" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/b-1-comunità-empatica.jpeg.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<item>
		<title>L’urgenza di educare alla pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ruiz]]></category>
		<category><![CDATA[LaGuerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”  Hölderlin  Ciò che è davvero importante per la nostra specie “evoluta”, è una vita sostenibile, che vada oltre gli archetipi e i modelli sociali trasmessi e che oggi non sono più sostenibili. Il vecchio paradigma “mors tua, vita mea” deve essere trasformato in una forma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva” </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Hölderlin </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che è davvero importante per la nostra specie “evoluta”, è una vita sostenibile, che vada oltre gli archetipi e i modelli sociali trasmessi e che oggi non sono più sostenibili. Il vecchio paradigma “mors tua, vita mea” deve essere trasformato in una forma positiva, perché ormai non ha più motivo di esistere. Abbiamo necessità di un nuovo paradigma, l’unico che continuerà a garantirci un futuro: “vita tua, vita mea”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dai Paesi di tutto il mondo arrivano appelli per fermare l’aggressione militare. Bambini, donne e uomini stanno perdendo la vita ora dopo ora, sono già milioni le persone in fuga dal terrore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa emergenza senza precedenti ci fa capire che abbiamo un’urgenza, quella di comprendere la necessità di pace: occorrono compassione, gentilezza e speranza, insieme ad azioni risolute, di fronte a queste sfide comuni. Il rischio maggiore è che le persone si sentano impotenti e si de-responsabilizzino rispetto agli eventi in corso; la forza più grande, al contrario, è la possibilità di cooperare perchè insieme si può realmente essere più forti. In modo direttamente proporzionale alle manifestazione di forze distruttrici presenti in questo momento, altrettanti sono i gesti di persone e gruppi per la pace, per dare voce all’aspirazione millenaria all’amore e all’armonia, da parte di un’umanità che non si riconosce più in chi nega i diritti fondamentali dell’uomo, e invoca la non-violenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo tutti con la mente e il cuore colmi di dolore e di ribellione verso questa invasione armata. Viviamo, e siamo, una società che si occupa della cura, protezione e del miglioramento della salute umana. La guerra sta seminando morte e distruzione, nessuno può restare indifferente, tutti dobbiamo mobilitarci a sostegno dei popoli che non vogliono la guerra. Dobbiamo farlo in tutte le forme possibili: con la parola, con gli scritti, con la protesta di piazza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma dobbiamo anche riflettere sulle cause e le condizioni che hanno prodotto la catastrofe attuale e soprattutto sull&#8217;aspetto di fondo che caratterizza questo tragico fenomeno: il mondo è strettamente interconnesso, tagli una maglia e tutta la rete ha un contraccolpo. Lo vediamo dalle difficoltà che hanno i governi occidentali a stabilire sanzioni, poiché le sanzioni, in virtù dell&#8217;interconnessione economica e finanziaria, causano effetti negativi anche sui sanzionatori. Prendiamo atto quindi che l&#8217;umanità è in un&#8217;unica rete di relazioni, è un &#8220;superorganismo&#8221; che va visto con lo stesso sguardo sistemico con cui noi vediamo il singolo essere umano. Non ci può essere la salute e il benessere di un popolo a danno di un altro popolo, così come la Psiconeuroendocrinoimmunologia ci insegna che la salute individuale non tollera supremazie di una parte sul tutto. La visione riduzionista nelle scienze della salute è storicamente cresciuta alimentando e alimentandosi della visione e della prassi mercantile, realizzata da soggetti che puntano al proprio ristretto interesse, al massimo profitto, che in politica estera si è tradotto in politiche imperialiste e di dominio, che ci hanno già &#8220;regalato&#8221; due guerre mondiali e una quantità enorme e ininterrotta di guerre locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le decisioni unanimi dell&#8217;Europa sulle sanzioni e sul rifornimento di armi  hanno spinto i commentatori e i leader politici a parlare di salto in avanti dell&#8217;unità europea. Non credo che si possano costruire gli Stati Uniti d&#8217;Europa dietro i cannoni. Ci vuole ben altro. Ci vuole un progetto di nuova società che identifichi e progressivamente rimuova le cause che hanno portato a questo punto di estremo pericolo per tutta l&#8217;umanità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dona amore, armonia, consapevolezza, educazione, pace, rispetto, sensibilità, vita.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Francesco Ruiz</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3127" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/23_Lurgenza-della-pace.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La relazione con l’altro come cura dalle dipendenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 17:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ruiz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Liberi liberi siamo noi, però liberi da che cosa” cantava Vasco Rossi in una famosissima canzone di qualche anno fa, ed io ci credevo, forse per la mia presunzione adolescenziale, o per un’utopica idea di libertà ed uguaglianza tra le persone. Poi sono cresciuto ed ho iniziato a guardare il mondo con occhi diversi.  Dipendenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-relazione-con-laltro-come-cura-dalle-dipendenze/">La relazione con l’altro come cura dalle dipendenze</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1107-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/6_la-gioia-di-dipendere.mp3?_=1" /><a href="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/6_la-gioia-di-dipendere.mp3">https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/6_la-gioia-di-dipendere.mp3</a></audio>
<p><span style="font-weight: 400;">“Liberi liberi siamo noi, però liberi da che cosa” cantava Vasco Rossi in una famosissima canzone di qualche anno fa, ed io ci credevo, forse per la mia presunzione adolescenziale, o per un’utopica idea di libertà ed uguaglianza tra le persone. Poi sono cresciuto ed ho iniziato a guardare il mondo con occhi diversi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dipendenza e libertà personale sono temi di assoluta attualità, visto l’andamento socioculturale che ci sta attraversando. Quanto l’Uomo sia libero di scegliere ciò che più è in linea con la sua natura, è una domanda esistenziale ma ricca di variabili. E per uscire da quest’impasse la filosofia ci può essere d’aiuto. L&#8217;ideologia che domina l’ambito sociale oggi, cerca di aiutare le persone a diventare autonome, una qualità che è considerata importantissima nella nostra società dove i legami sembrano considerati costrizioni. Nella nostra società sembra che essere autonomi significhi semplicemente essere più forti, ma quando cerchiamo di rendere le persone meno deboli in realtà le mettiamo ancora più in difficoltà perché gli rimandiamo un&#8217;immagine svalutante di loro stessi. Considerando questa concezione non sorprende che stiamo creando una società del controllo e della padronanza che potrebbe essere chiamata &#8220;psicologia di un io forte”: non si cercano le cause dei comportamenti o le loro influenze, ma si vuole solo dominare (anche le proprie pulsioni) per i fini di una vita produttiva e utilitaristica. La dimensione di fragilità non è né una forza né una debolezza, ma una molteplicità. Vivere nella fragilità significa vivere in un rapporto di interdipendenza, in una rete di legami con altri. Legami che non sono fallimenti, ma possibilità di una vita condivisa. La libertà non finisce dove comincia quella dell&#8217;altro, ma anzi comincia dalla liberazione dell&#8217;altro, attraverso l&#8217;altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la domanda è un’altra: possiamo scegliere davvero, ed essere così realmente liberi dai condizionamenti, o dobbiamo, nostro malgrado, lasciarci scegliere da qualcosa di più grande di noi, e invisibile? Per invisibile non intendo una qualsiasi forza esterna, divinità che dir si voglia, ma semplicemente un “grande fratello” che non possiamo vedere con i nostri occhi, ma controlla e guida ogni nostra decisione, scelta, desiderio. Così come George Orwell descriveva qualche decennio fa nel suo celebre romanzo “1984”, la realtà in cui viviamo oggi è un sistema che non comprendiamo più, e forse non l’abbiamo mai compreso. La fisiologica conseguenza, è che il nostro comportamento inizia ad essere guidato dall’incertezza: non ci sentiamo liberi di progettare il nostro futuro, che cosa faremo, chi diventeremo, quanto e cosa dovremo cambiare per vivere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La precarietà, ci sollecita a reagire. In che modo? Producendo una serie di sostanze con effetti fisiologici e psicologici, funzionali alla sopravvivenza, come adrenalina, dopamina, serotonina, noradrenalina. Neurotrasmettitori che ci fanno pensare, ci guidano e ci controllano. Ma queste stesse sostanze giocano un ruolo importante anche nello sviluppo e nel mantenimento delle dipendenze, patologiche o meno. L’ignoto ci spaventa, tutto ciò che non riconosciamo ci spaventa, ci intimorisce: così ci difendiamo producendo stress. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> “Ma tu di cosa ti fai?”: lo stress tra i fattori di rischio delle dipendenze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo stress è un fattore di rischio per lo sviluppo delle dipendenze di qualsiasi tipo. Le dipendenze, che siano patologiche o anche livelli di gravità inferiore, sono condizioni di asservimento psicologico e fisico ad una sostanza o addirittura a dei comportamenti: si, perché possiamo tutti diventare dipendenti da un tipo particolare di comportamento disfunzionale che ci ingabbia in schemi di pensiero soffocanti e autolesivi. Le “New Addictions”, quelle virtuali, sono distruttive tanto quanto le dipendenze classiche da sostanze, come l’alcool, la nicotina, le medicine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli eventi di vita stressanti combinati con la scarsa elasticità e adattamento alla vita – quella che viene definita “allostasi” in medicina funzionale – può influenzare il rischio di dipendenza aumentando così una risposta impulsiva, che si trasforma poi in un qualsiasi tipo di dipendenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fisiologia dello stress.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ impossibile eliminare lo stress: anche se tutti lo desideriamo, non è possibile eliminarlo, ma possiamo trovare dei modi efficaci per gestirlo. Da un punto di vista biologico, alcuni eventi causano un aumento dei livelli ematici di ormoni dello stress, come il cortisolo, l’adrenalina, la serotonina, la noradrenalina che accendono la risposta di “lotta-fuga”, ovvero il modo in cui il cervello reagisce alla minaccia in modo da prepararsi all&#8217;azione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Bisogna distinguere lo stress cronico da uno stato di normale eccitazione. E’ vero che  alcune persone cercano situazioni “stressanti”, stimolanti, percepite come piacevoli e che promuovono il rilascio degli ormoni dello stress.  Tuttavia, stressor intensi e prolungati come il conflitto interpersonale, producono un senso di impotenza appresa e sintomi simili a quelli depressivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perchè dipendiamo da “qualcosa”? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La tranquillità ed il benessere che proviamo quando va tutto bene stimola la secrezione di serotonina e dopamina. L&#8217;evento o la circostanza stressante, presi singolarmente, non sono così dannosi: ciò che conta è come la persona valuta lo stress e come si relaziona ad esso. Pertanto, quello che è importante è il significato che l&#8217;evento ha per l&#8217;individuo. Maggiore è il numero di stress a cui un individuo è esposto, maggiore è la possibilità successiva di dipendenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una serie di variabili interagiscono e si influenzano reciprocamente perché accada l’escalation della dipendenza:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Condizioni socio-culturali ed economiche deprivanti;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Ansia, impulsività, la ricerca di sensazioni ed emozioni intense;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Predisposizione biologica, ovvero alterazione dei sistemi cerebrali che hanno la funzione di rilasciare dopamina e di regolare i processi di motivazione-gratificazione;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Esposizione prolungata a fattori stressanti.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accendere la motivazione, accendere la Gioia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La teoria dell&#8217;auto-medicazione è il collegamento tra stress e dipendenza: a causa di un evento traumatico, le persone possono utilizzare delle sostanze per fronteggiare le tensioni, o addirittura per alleviare i sintomi dell’ansia causati dal trauma stesso. Quindi le droghe sono un mezzo per contenere le reazioni dello stress psicofisico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parte della corteccia prefrontale che è coinvolta nella cognizione deliberativa è interrotta dallo stress; il cervello stressato perde cosi la capacità di essere riflessivo. Le persone stressate sono perciò inclini a seguire impulsi, quali il fumare, bere, eccedere nel cibo, abusare di farmaci prescritti o sostanze in generale, come modalità per affrontare lo stress quotidiano. Quindi, gli eventi di vita stressanti associati ad un&#8217;incapacità di auto protezione, potrebbero facilitare lo sviluppo di un qualsiasi tipo di dipendenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La clinica della dipendenza. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I neuroscienziati oggi sostengono che gran parte della massa cerebrale dell’uomo sarebbe legata allo sviluppo del cosiddetto “cervello sociale” piuttosto che al pensiero razionale. Non esiste solo la chirurgia plastica ma anche la chirurgia dell’anima: nella società caotica di oggi non ci possiamo più permettere ansie e paure, non c’è più spazio per il dolore e il tempo di vita è interamente dedicato a dare un senso alla propria esistenza. Uno degli assunti più diffusi del nostro tempo post-moderno è quello di poter cambiare rapidamente i propri stati interiori à la carte. Nuove droghe, nuove pratiche sociali (ad es. shopping compulsivo, sport estremi, cybersex) rientrano ugualmente nella “cosmesi” psicologica: come si pratica il body building si può oggi praticare il mind building, una sorta di plastica dell’anima che asseconda i desideri più comuni per raggiungere una felicità immediata, apparentemente priva di grosse implicazioni. Il web e le sue potenzialità possono diventare le droghe più semplici ed immediate per l’uomo contemporaneo. Il luogo fisico dell’incontro con gli altri, oggi, è occupata dai dispositivi elettronici onnipresenti e seduttivi: il computer e l’utilizzo della dimensione virtuale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un certo Miguel Benasayag, filosofo argentino, psicanalista ed amico di Ernesto Che Guevara, postula una sua “clinica della dipendenza”, una rete di comportamenti che tendono allo stimolo di una dipendenza sana dagli altri. Si, perché di “dipendenza sana” da altre persone, si può vivere ed anche bene: la persona si sviluppa creativamente, creando dentro di sé coraggio e gioia di vivere. Nella dipendenza. Nella sicurezza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott. Francesco Ruiz</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-2139" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/salute.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quale sarà il migliore? Il giusto brand in questa emergenza sanitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2022 22:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute&benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">“No dottore, Astra Zeneca no”, “Io non voglio farlo questo vaccino”, “Lo faccio solamente se mi somministra Pfizer”, “Ma siamo matti? Io voglio solamente Moderna, e nessun altro tipo di vaccino”, “Va bene dottore, se proprio devo farlo va bene, però la prego, mi somministri Johnson che è il più sicuro”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono solamente alcuni dei dialoghi che si possono ascoltare in un hub vaccinale, e ce ne sarebbero molti altri di questo tipo, anche molto più diretti, se solo avessimo la pazienza di leggere rimostranze e comportamenti. Perché, alla fine, vorremmo tutti riconoscere subito qual scelta è la migliore tra le 4 possibili – Astra Zeneca, Johnson, Pfizer, Moderna – e vorremmo che quel piccolo “marchio” impresso nelle confezioni, ci parlasse a cuor aperto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Psicologia e riconoscimento del brand sono strettamente collegati: il brand non è un oggetto fisico, ma un concetto che può assumere mille forme diverse nella mente delle persone, a seconda di come si interpreta. È un insieme di associazioni mentali e aggiunge valore alla percezione del prodotto o del servizio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola brand deriva da un antico termine nordico, brandr, che indicava la marchiatura applicata ai capi di bestiame per determinarne la proprietà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma cosa si crea nella mente delle persone quando osservano un logo particolare, meglio ancora se di una casa farmaceutica? Il brand crea un sistema di credenze e valori, e insieme plasma una personalità. Quella dell’acquirente ovvero l’utente finale. “Brandizzare” significa creare concetti nella mente, trasmettere sensazioni, emozioni, stati d’animo, allontanare o avvicinare, far sentire vivi, suscitare reazioni emotive. Sempre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il brand diventa rilevante in tre modi: per identificare, ovvero per guidare nella scelta all’acquisto e assecondare le aspettative; dare fiducia, perché il rischio percepito nella fase di acquisto potrà essere ridotto dalla marca e contribuire così alla creazione di un legame tra acquirente e azienda; per valutare la scelta di alcune marche rispetto ad altre. Ma può diventare anche un modo per esprimere la condivisione di valori e, in alcuni settori, alcune marche possono generare nell’acquirente un senso di fiducia. Come accade ad esempio nella scelta di un farmaco rispetto ad un altro, o al suo equivalente “generico”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Neurobranding</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le neuroscienze definiscono l’insieme di studi scientifici condotti sul sistema nervoso e possono essere considerate come il nuovo confine umanistico. Questi studi si applicano in diversi settori, come la statistica, la psicologia, la sociologia, il marketing, la comunicazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Integrando la comunicazione, le neuroscienze, la psicologia e l’identità del brand, prende forma il neurobranding, ovvero la comunicazione attraverso la stimolazione dei sensi finalizzata alla percezione. Per predire – e controllare &#8211; le scelte del consumatore finale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dobbiamo considerare anche il ruolo relazionale che il brand ricopre: rappresenta l’immagine che la stessa azienda è stata in grado di consolidare nel suo pubblico, centrale tanto nel processo di differenziazione del sistema d’offerta quanto nella gestione delle relazioni con i clienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I vantaggi del brand sono evidenti nella maggiore fedeltà dei clienti e nella minore vulnerabilità rispetto alla concorrenza o crisi di mercato. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma tornando alla decisione iniziale, quali sono gli elementi che ci fanno decidere per un tipo di vaccino o l’altro? La scelta appartiene sempre alle emozioni, quelle che abbiamo sentito emergere in noi nel momento in cui, rapiti dai notiziari, ci siamo lasciati invadere da sensazioni di soluzione o minaccia. Ci sentiamo ingaggiati o no??</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il consumer-brand engagement è lo “stato mentale del consumatore, positivo, appagante, relativo all’uso del brand, caratterizzato da vigore, dedizione e assorbimento”. Ma potrebbe anche attivarsi un tipo di “engagement negativo”, ovvero uno stato mentale di chi deve vaccinarsi e non ne ha voglia? Molto probabilmente si.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E alla fine quale scelgo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non so ancora, perché quella casa farmaceutica &#8211; con quel bel logo così accattivante – non mi dispiace, ma……</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Sin da quando eravamo cacciatori in lotta per la sopravvivenza e ogni cosa sconosciuta era una possibile minaccia di morte, abbiamo imparato a difenderci dalle minacce, reali o percepite. Solo l’organizzazione mentale per categorie ed euristiche ci poteva salvare la vita. E continuiamo a comportarci nello stesso modo, quindi, nella nostra mente profonda, tutto deve essere categorizzato. E come consideriamo i farmaci? La risposta è semplicemente questa: a seconda di come li considereremo – se utili, una risorsa, una soluzione, oppure inutili e nocivi – valuteremo quale sarà la nostra casa farmaceutica “amica”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott. Francesco Ruiz</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-725" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-300x170.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-600x340.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-1024x580.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-768x435.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-1536x870.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-696x394.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b-1068x605.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/121845128-595c301c-cf93-43a1-b2dc-c0720950bd5b.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-726" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-300x170.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-600x340.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2-696x394.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/122942422-5e90ea9f-2a84-47e3-8c4f-0421177f33d2.jpg 735w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-727" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-300x170.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-600x340.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216-696x394.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/130834838-919fef69-b4e5-4580-9428-8da981a21216.jpg 735w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<figure id="attachment_728" aria-describedby="caption-attachment-728" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-728" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-300x199.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-600x399.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1024x680.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-768x510.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1536x1020.jpg 1536w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-2048x1361.jpg 2048w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-696x462.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1068x710.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/rsz_2020-11-19t091231z_626536888_rc296k9tuyms_rtrmadp_3_health-coronavirus-oxford-astrazeneca-vaccine-1920x1276.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-728" class="wp-caption-text">FILE PHOTO: Vials with a sticker reading, &#8220;COVID-19 / Coronavirus vaccine / Injection only&#8221; and a medical syringe are seen in front of a displayed AstraZeneca logo in this illustration taken October 31, 2020. REUTERS/Dado Ruvic/File Photo</figcaption></figure>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-729" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/ruiz-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/ruiz-225x300.jpg 225w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2022/02/ruiz.jpg 480w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/quale-sara-il-migliore-il-giusto-brand-in-questa-emergenza-sanitaria/">Quale sarà il migliore? Il giusto brand in questa emergenza sanitaria</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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