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	<title>La cultura Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>DITA DI DAMA di Chiara Ingrao</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Flora Fusarelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando dita delicate fanno il rumore del metallo. Li sentite questi rumori metallici fastidiosi e ripetitivi? E gli slogan urlati negli scioperi riuscite a sentirli? Io sì! Li ho sentiti forti e chiari durante la lettura di Dita di dama di Chiara Ingrao. Riviviamo nello scritto della Ingrao le atmosfere tipiche degli anni 70: la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Quando dita delicate fanno il rumore del metallo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Li sentite questi rumori metallici fastidiosi e ripetitivi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E gli slogan urlati negli scioperi riuscite a sentirli?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Io sì! Li ho sentiti forti e chiari durante la lettura di </span><i><span style="font-weight: 400;">Dita di dama</span></i><span style="font-weight: 400;"> di </span><i><span style="font-weight: 400;">Chiara Ingrao</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riviviamo nello scritto della Ingrao le atmosfere tipiche degli anni 70: la strage di Piazza Fontana, le bombe, la legge sul divorzio e, naturalmente, le lotte per l’approvazione dello statuto dei lavoratori. Siamo quindi nel periodo dell’autunno caldo dei metalmeccanici. La storia è quella di Maria, una ragazza che ama studiare e che vorrebbe utilizzare le sue affusolate dita di dama per dattilografare, ma viene costretta dal padre a entrare in fabbrica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Maria non riesce a immaginare di dover fare l’operaia.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">«Operaia. Era bastata quella parola, a farle crollare il mondo addosso. Operaia: lacrime calde che mi colavano nel collo, il naso gonfio strofinato sulla camicetta, a sbrodolarmi di moccio. Frasi smozzicate, fra un singhiozzo e l’altro, come una bambina piccola: perché quello ha detto&#8230; Ma come fanno a pensare&#8230; E la stenodattilo? L’operaia Francé. L’operaia!!».</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non conosce l’ambiente della fabbrica e, lavorandoci, scopre una serie di ingiustizie –perpetrate soprattutto nei confronti delle donne – che lei, assieme alle sue colleghe, si impegna a combattere in maniera piena e agguerritissima. Il ruolo che per lei era inizialmente imbarazzante e assurdo, diventa uno status che le permette di esprimersi, crescere e credere nelle lotte del suo tempo partecipando attivamente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A narrarci questa storia è Francesca, la migliore amica di Maria che, al contrario di lei, ha avuto la possibilità di proseguire gli studi. Le due, inseparabili durante l’infanzia, iniziano ad avere alti e bassi a causa della divisione inevitabile delle loro strade. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’importanza del rapporto tra le operaie e, più in generale, tra le donne troneggia imponente su tutto il resto degli accadimenti all’interno della fabbrica. La solidarietà, la comprensione e l’aiuto creano i presupposti per una futura rivoluzione femminile più ampia e globale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scrittura della Ingrao non si smentisce mai: sincera, nostalgica, romantica, genuina e resistente. Lo stile fresco e colloquiale rende la lettura fruibile per tutti i generi di lettori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal libro è stato tratto un bellissimo spettacolo teatrale interpretato da una meravigliosa Laura Pozone.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Cinque stelle su cinque senza alcun dubbio.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Flora Fusarelli</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Autrice e Collaboratrice editoriale</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11376" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-dita-di-dama-c.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Il Santo Baro, “scarabocchi” per fermare il tempo e la velocità.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L&#8217;arte scuote dall&#8217;anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” Pablo Picasso  Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo la necessità di esprimere qualcosa che è dentro di noi ma che non riusciamo a tirare fuori per via di paure, contraddizioni, mancanza di fiducia. Fare cose con le mani è terapeutico quando si è concentrati nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">“L&#8217;arte scuote dall&#8217;</span></i><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/anima/"><i><span style="font-weight: 400;">anima</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;"> la polvere accumulata nella </span></i><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/vita/"><i><span style="font-weight: 400;">vita</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;"> di tutti i </span></i><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/giorno/"><i><span style="font-weight: 400;">giorni</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;">.” Pablo Picasso </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono momenti nella vita in cui sentiamo la necessità di esprimere qualcosa che è dentro di noi ma che non riusciamo a tirare fuori per via di paure, contraddizioni, mancanza di fiducia. Fare cose con le mani è terapeutico quando si è concentrati nel fare quella cosa e basta, lavorare con le mani e far nascere un’idea, un progetto, un oggetto, una musica, un manufatto, un’opera. L’espressione artistica personale rivela capacità e sensazioni proprie dell’individuo che realizza qualsiasi cosa gli dia soddisfazione e nella quale si può compiacere. Creare è questo, dare vita, far emergere una parte nascosta di noi che, qualche volta, non sapevamo nemmeno ci fosse. Quindi generare forme, sinuosità, scene, colori, mettere insieme e farle vivere, in un crescendo di emozioni, un pathos che diventa vortice emozionale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’arte è come un grande albero con infiniti rami, ognuno protende verso la luce e si rigenera ad ogni primavera, classificarla sarebbe come tagliare quei rami che invece hanno bisogno di estendersi sempre di più in tutta la loro bellezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le opere artistiche in digitale di Mariano Ferri, alias “Il Santo Baro”, appaiono come flash di vita, colorate e non, esprimono l’urgenza di dichiarare uno stato d’animo, raccontare una storia, denunciare un fatto. Il segno scivola sulle superfici evidenti e intense e va a collocarsi dove è necessario, niente è lasciato al caso ma ogni tratto ha il suo specifico significato. Istantanee di esistenza passata e presente, che l’artista desidera immortalare a per fermare il tempo e la velocità, come lui stesso dichiara, per capire e far riflettere rispetto a temi forti come la guerra, il nazismo, le discriminazioni, ma anche l’amore e la vita. Variopinte ricorrenti farfalle svolazzano qua e là, escono quasi dalle immagini, volano via e poi tornano lasciando una scia di cangiante bellezza. Cherubini e bambini frequenti abitanti delle scene, si collocano in ambienti vari, reali o surreali, con impatto sentimentale notevole. </span></p>
<p><b>L’arte è anche introspezione e nella sua si evince un certo bisogno di condivisione delle emozioni. Come è nato?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Premetto che da quando son piccolo o comunque da quando ho ricordi che scarabocchio libri e quaderni con disegni geometrici sempre diversi. L&#8217;esigenza, perché di questo si tratta, di tirare fuori le mie emozioni più profonde e quindi provare a disegnarle, è nata proprio come un’introspezione in un momento particolare e mi è servita da autoanalisi, cioè, nel disegno che realizzavo riuscivo a vedere una parte di me o delle mie esigenze che non riuscivo altrimenti a focalizzare. </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">A mio avviso l&#8217;Arte nasce come Necessità di condivisione delle proprie emozioni da parte dell&#8217;individuo.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">A volte quello che si ha dentro, in termini di emozioni è &#8220;troppo&#8221; da sopportare, quindi ci si &#8220;alleggerisce&#8221; buttando fuori tutto, che poi questa azione avvenga attraverso la pittura, scultura, musica, o espressioni artistiche più moderne come possono risultare l&#8217;arte digitale, graffiti, video, non ha importanza; l&#8217;importante è il messaggio e che l&#8217;emozione che si voglia condividere generi a sua volta spunti di riflessione. Pensare che una mia opera, in cui ho fissato emozioni intime o riflessioni sulla società moderna, possa generare un’emozione o spunto di riflessione, anche fosse in un singolo individuo, mi rende felice; ed è questo il motivo principale per il quale continuo a creare e condividere i miei scarabocchi.</span></i></p>
<p><b>Perché ha scelto l’arte digitale?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Più che scegliere, è l’unico modo che conoscevo, non essendo un pittore e non avendone la tecnica.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ho cominciato usando i programmi di disegno che avevo appreso nel corso degli studi e lavoro, come Autocad e Photoshop, ma da un paio d’anni per la maggior parte delle opere uso una tavola grafica. </span></i></p>
<p><b>Molte sue opere contengono incursioni di colore nel bianco e nero, qual è il messaggio?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Arte è un modo di comunicare, al pari del linguaggio orale o scritto.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Attraverso la parola o la scrittura, volendo esporre una nostra opinione e volendo porre l&#8217;attenzione dell&#8217;interlocutore su un determinato aspetto, si usano paradossi, contrasti, iperboli, ossimori, e lo stesso cerco di fare attraverso le mie rappresentazioni con incursioni di colore nel nero, nel bianco, e nelle ombre.</span></i></p>
<p><b>Pensa che il sogno, attraverso l’arte, possa fermare il tempo e la velocità o li rallenti soltanto?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Penso che l&#8217;Arte in genere, nelle sue varie espressioni, renda eterna un’emozione, facendola diventare materia, io personalmente &#8220;Disegno scarabocchi come fossero istantanee di emozioni, per fermare il Tempo e la Velocità, perché sono un sognatore.&#8221;</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Non ho mai cercato sicurezze, sono sempre andato dove il cuore mi ha guidato, un po&#8217; come i vecchi marinai con le stelle.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ho sempre cercato di seguire il consiglio di Italo Calvino di &#8220;Prendere la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall&#8217;alto, non avere macigni sul cuore”.</span></i></p>
<p><b>Visto che è un sognatore, qual è il suo sogno?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Un mondo senza Leggi scritte, dove basti l&#8217;empatia fra gli individui e ognuno non faccia all&#8217;altro cio che non voglia sia fatto a se stesso.</span></i></p>
<p><b>Perché Il Santo Baro?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Non credo nei cavalieri senza macchia, credo nelle persone che hanno sbagliato e peccato e pianto per il male fatto e subito, perché nessuno è sempre stato solo vittima o carnefice, ma alla fine del percorso hanno riflettuto e metabolizzato con intelligenza critica e sono diventate persone migliori.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il santo baro è una persona discreta, che invita a leggere tra le righe i messaggi che chiama “scarabocchi”, a volte cifrati, ma perlopiù evidenti, spalma sulle superfici ogni emozione senza remore o ripensamento. Miti, eroi, personaggi intramontabili o immaginari, vivono dentro le sue opere creative dando respiro a immagini provenienti dall’anima.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“L’</span></i><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/comunicare/"><i><span style="font-weight: 400;">espressione</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;"> di un </span></i><a href="https://www.frasicelebri.it/argomento/artista/"><i><span style="font-weight: 400;">artista</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;"> è la sua anima resa manifesta.” Bruce Lee</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Maria Z</span></i><i><span style="font-weight: 400;">accagnini</span></i><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11397" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-il-santo-baro-c.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Archeologia, elemento di crescita per il territorio</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/archeologia-elemento-di-crescita-per-il-territorio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=archeologia-elemento-di-crescita-per-il-territorio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L’archeologia una pratica di mobilità culturale e turistica   rivolta alla conoscenza del passato” La linea sostenuta nel Convegno  “La tutela nell’archeologia: tra necessità e  opportunità per l’Abruzzo” organizzato dai Rotary Club Teramo e l’Aquila dall’università di Teramo e con la Collaborazione dell’Associazione Kronos Turismo Collettivo nella persona di Maria Ragionieri è che la sicurezza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><i><span style="font-weight: 400;">L’archeologia una pratica di mobilità culturale e turistica   rivolta alla conoscenza del passato”</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La linea sostenuta nel Convegno  “La tutela nell’archeologia: tra necessità e  opportunità per l’Abruzzo” organizzato dai Rotary Club Teramo e l’Aquila dall’università di Teramo e con la Collaborazione dell’Associazione Kronos Turismo Collettivo nella persona di Maria Ragionieri è che la sicurezza non deve essere qualcosa di secondario, ma deve essere considerata di primaria importanza in quanto la salvaguardia del bene culturale fa sì che possa avvenire la tutela, la fruibilità, la valorizzazione, la diffusione stessa della cultura. Il presidente Giammario Cauti ha introdotto l’inizio dei lavori affermando che la tutela e la valorizzazione, attività distinte, sono strettamente collegate e devono coesistere. Per tutelare bisogna conoscere e per divulgare e promuovere bisogna tutelare elemento identitario della vita morale e culturale delle nostre comunità. Occorre quindi superare definitivamente il concetto che il patrimonio culturale sia una risorsa di carattere solo morale, artistico e quindi estetico-monumentale, e ma anche e soprattutto di carattere economico, sociale e quindi anche materiale, su cui investire per costruire il benessere. La sala delle Lauree del polo didattico S. Spaventa che ha ospitato il convegno è stata allestita con cura dal Parco Nazionale del Gran Sasso e monti della Laga presieduto dall’Avvocato Tommaso Navarra.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il dibattito durante la mattinata è stato molto acceso e interessante mediante la partecipazione dei Sindaci di Campovalano e Fossa, Federico Agostinelli e Fabrizio Boccabella rappresentanti delle aree argomento degli interventi dei vari relatori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo della riqualificazione dell’area archeologica potrebbe essere quindi, quello di generare un nuovo distretto attrattivo dal punto di vista turistico, culturale e commerciale, una nuova polarità cittadina che faccia da volano economico per il territorio. Da tempo è ormai infatti confermato il ruolo della cultura come leva di sviluppo e di incremento del valore economico, come si può evincere osservando i casi di diversi centri urbani che al fine di rilanciarsi hanno sfruttato proprio la cultura come strumento di azione privilegiato. Il modello di un distretto culturale considera i beni culturali e ambientali come rampa di lancio per una proiezione al futuro, verso progetti che “coinvolgano questi particolari oggetti geografici e diano luogo a processi di sviluppo che possono avere una funzione territoriale strategica di relazione, di comunicazione, d’innovazione e di creatività. Un “parco archeologico”, è un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, paesaggistici o ambientali, attrezzato come museo all’aperto. Con il convegno del 12 Maggio 2023 presso l’Università di Teramo sono stati esaminati diversi approcci alla progettazione turistico museale, passando da uno sguardo volto a mettere in risalto l&#8217;aspetto scientifico dei resti archeologici, ad uno attento agli allestimenti di grande impatto emotivo e scenografico che possa essere una attrattiva per il turista   e essere in grado di suscitare in modo innato sensazioni positive nel visitatore. In questo modo una zona ora solo utilizzata e percepita come luogo di ricerca scientifica, potrebbe acquisire emozionalità e toccare profondamente la sensibilità dell&#8217;osservatore. Il punto di arrivo di una scoperta archeologica è solo l’inizio di un lungo percorso che ha dato l’impulso, in tempi recenti, alla creazione di un nuovo mercato turistico: il turismo archeologico. Un sito archeologico ha la stessa vocazione di un museo, che nasce per trasmettere arte e cultura al grande pubblico: bisogna quindi concepire le opere d’arte e i resti archeologici come segni di comunicazione particolari. I beni culturali devono essere in grado di costruire, per il visitatore, un’esperienza sempre più ricca e quindi la “capacità narrativa” di un luogo è oramai l’aspetto chiave di una visita, se si vuole permettere al turista di trovare una propria identità e un posto nella propria cultura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia può però diventare un campo minato: bisogna stare attenti all’uso che se ne fa perché talvolta un’eccessiva spettacolarizzazione può produrre la banalizzazione dei concetti legati allo studio del passato. Spettacolarizzare però  può anche voler dire far vivere luoghi di intrattenimento come gli archeoparchi, o creare momenti collettivi in cui viene rappresentato uno spettacolo, ma in contemporanea viene fornita un’opportuna esposizione storica : allora sì che questi diventano dei potentissimi mezzi per coinvolgere ed interessare innumerevoli fasce di spettatori, valorizzando il “bene culturale” e aiutandone la fruizione questo è l’incipit che ha trasmesso l’articolata relazione dell’Archeologa Andrea Di Giovanni del DiLASS Università degli studi di Chieti allieva della scuola del Prof Vincenzo D’ercole. Maria Ragionieri trae conclusione affermando   che    I siti archeologici e i luoghi di rilevanza storica costituiscono oggi importanti attrazioni per i turisti di tutto il mondo. In particolar modo l’Italia, grazie alla presenza di un immenso patrimonio archeologico e storico-culturale, si posiziona tra le mete favorite da chi desidera includere questi luoghi nella propria esperienza di visita. Il turismo archeologico risulta pertanto ampiamente praticato e assume nell’epoca contemporanea nuove forme, caratteristiche e contesti di fruizione che lo rendono accessibile al pubblico globale dei turisti. Prima di procedere nel definire nello specifico quali attività possano rientrare a far parte del turismo archeologico contemporaneo, risulta necessario focalizzarsi brevemente sulle sue componenti fondamentali, ovvero l’archeologia e il turismo. Nell’ambito del turismo archeologico questi due campi si trovano infatti ad operare nello stesso contesto, a collaborare e a confrontarsi su molteplici questioni come la futura conservazione, valorizzazione e fruizione del sito archeologico. Nonostante la differenza di interessi, da una parte scientifici, dall’altra prettamente economici, è necessario ammettere l’esistenza di uno stretto legame dell’archeologia con il turismo e viceversa. Senza il lavoro degli archeologi il turismo archeologico si troverebbe sprovvisto dell’oggetto stesso della visita turistica. Dall’altra parte, l’archeologia necessita dei turisti. Questi fruiscono del reperto archeologico e contribuiscono all’aumento dei fondi destinati alla preservazione del sito stesso e alla creazione di un nuovo sistema economico di valore per le comunità locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Al convegno ha partecipato la   Soprintendenza per la provincia   dell’Aquila nella persona di Alberta Martellone e per la provincia di Teramo Gilda Assenti che hanno parlato della tutela e della valorizzazione dei siti archeologici evidenziandone la storia e le peculiarità legate alla conoscenza dei territori anche nell’ambito della pianificazione urbanistica. Il Convegno quindi, affronta l’aspetto della sicurezza nella tutela dei beni culturali e si sviluppa partendo da una breve introduzione di carattere generale su alcuni concetti principali come tutela, valorizzazione, natura del bene culturale e legislazione, proseguendo con la descrizione 6 dell’importante attività dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale l’Aquila esposto dal Capitano Manuel Curreri.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>L&#8217;ignoranza è la felicità degli insensibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2023 13:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[La forza di una comunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I rapporti di vicinato sono la pietra di paragone che smaschera i ricchi. I ricchi non hanno vicini” scrive Aldous Huxley nel suo romanzo filosofico dei primi anni venti Punto contro punto, quando ci troviamo a leggere il dialogo tra Illidge &#8211; un apprendista scienziato maldestro e dalle idee sovversive -, con Walter il protagonista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“I rapporti di vicinato sono la pietra di paragone che smaschera i ricchi. I ricchi non hanno vicini” scrive Aldous Huxley nel suo romanzo filosofico dei primi anni venti Punto contro punto, quando ci troviamo a leggere il dialogo tra Illidge &#8211; un apprendista scienziato maldestro e dalle idee sovversive -, con Walter il protagonista della storia (alquanto intricata) &#8211; un giornalista timido e inconcludente -, figlio di un famoso pittore. Il pezzo in questione nasce dall’imbarazzo di Illidge che durante un concerto importante nel Palazzo dei ricchissimi Tantamount, inciampa sulla scalinata dalla quale stava scendendo insieme al padrone di casa, un vecchio scienziato molto simile ad un orso poco predisposto alla vita mondana, attratti e chiamati dal suono di Bach mentre lavoravano ad un esperimento.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“I ricchi hanno un che di stranamente meschino, spregevole e malato. Il denaro produce una specie di incurabile insensibilità, non c’è niente da fare. Gesù l’aveva capito. Il versetto del cammello e la cruna dell’ago è una semplice constatazione di fatto. Si ricorda l’altro versetto sull’amore per il prossimo, i vicini? Dopo di ciò mi considererà un credente,” Illidge ebbe l’aria di scusarsi “ma bisogna riconoscergli i suoi meriti. Quell’uomo aveva capito, aveva visto chiaro.” </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ qui che emerge la frase sui rapporti di vicinato come la pietra di paragone che smaschera i ricchi, l’inizio di un discorso ragionato per sviluppare una tesi contro i ricchi. Una dissertazione filosofica e sociale che nasce sui ricordi della madre di Illidge, ricordi molto semplici ma di grande effetto, come quando doveva uscire e si affidava ad una vicina per badare a lui e ai suoi fratelli; una cortesia che ovviamente ricambiava all’occorrenza. Oppure, se qualcuno stava male e non poteva muoversi, i vicini arrivavano in soccorso portando qualcosa da mangiare. “Quando uno vive con meno di quattro sterline alla settimana, per forza deve comportarsi da cristiano e amare il suo vicino. […] può capitare di aver bisogno l’uno dell’altro in casi di emergenza; spesso con una tale urgenza che rifiutare è fuori questione. Visto che uno, in quanto essere umano, non può fare a meno di dare il suo aiuto, è meglio sforzarsi di voler bene alle persone che si devono aiutare” scrive ancora Haoldous Hixley, in questo superbo </span><span style="font-weight: 400;">&lt;&lt;</span><span style="font-weight: 400;">romanzo di idee</span><span style="font-weight: 400;">&gt;&gt;, </span><span style="font-weight: 400;">facendolo dire allo scienziato povero. Ed Illidge prosegue nella sua dissertazione dialogata con Walter:</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ma voi ricchi non avete veri vicini. […] Non occorre che la vicina dia un’occhiata ai vostri pargoli quando uscite, visto che avete bambinaie e governanti che lo fanno a pagamento. Normalmente non vi accorgete nemmeno dei vostri vicini. Tenete le distanze. […] Magari dietro le imposte avvengono le tragedie, ma i vicini non ne sanno niente.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Sia ringraziato Iddio!” esclamò Walter. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Ha ragione a ringraziarlo. La privacy è uno dei lussi maggiori; ma i lussi si pagano. La gente non si commuove per le disgrazie che non conosce. L’ignoranza e la felicità degli insensibili.”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il dialogo prosegue, ho riportato solo il fulcro di una discussione &#8211; apparentemente di vita quotidiana ma solo in superficie -, poiché è il nocciolo di una rilevanza sociale che esprime le basi di un concetto molto forte, quello dell’importanza della comunità, intesa come coesione di affet</span><span style="font-weight: 400;">ti. </span><span style="font-weight: 400;">Lo abbiamo visto nel disastro in Emilia Romagna con le alluvioni di maggio, dove una comunità coesa ha reagito spinta dall’amore verso il suo vicino, aiutata da uno spirito socievole insito nella gente di quei posti. Una comunità di questo tipo, certamente non è avulsa dalla sofferenza e dai problemi che può causare una calamità naturale, ma un dolore condiviso è certamente meno pesante di un carico che si porta da soli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rapporto tra vicini, tuttavia, non è sempre così armonioso e solidale, anzi, è spesso causa di liti estenuanti che, talvolta, in casi estremi, sfociano in sanguinosi delitti. Oppure non esiste nessun tipo di rapporto, e non a causa della ricchezza come tende il discorso sopra citato, ma per colpa della paura. Si, della paura. Viviamo un periodo storico, questo, in cui si preferisce non immischiarsi, per evitare di trovarsi invischiati in situazioni pericolose o, comunque, complesse, troppo difficili da dipanare, che inevitabilmente ci risucchierebbero. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“L’ignoranza è la felicità degli insensibili”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è più una questione di povero o ricco ma di paura, paura di ciò che si potrebbe nascondere dietro la porta accanto. Questo problema non è presente nei piccoli borghi, dove tutti conoscono tutti e, pertanto, il rapporto di buon vicinato persiste. Si è persa l’abitudine di lasciare i portoni aperti o con la chiave infilata nella toppa, ma non a causa del vicino, bensì per il timore del forestiero, ed è forse il motivo per cui molti scappano dalle città per “rifugiarsi” nei piccoli borghi, e li ritrovare il sostegno di una comunità, presente se perdi il gatto, presente se un infortunio ti blocca a casa e non puoi uscire a far la spesa o accompagnare il figlio a scuola. Rapporti, relazioni dunque, che donano un benessere generale al singolo come al gruppo, dal micro al macro, mettendo in circolo energia positiva.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
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		<title>Vita da frontaliere: non è tutto oro quel che luccica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Conforte]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Conosco Virginia da diversi anni. È sempre stata una ragazza piena di vita, attiva, sportiva, risolutiva, e ha sempre praticato tanti sport, dall’escursionismo all’equitazione, dalla corsa al kick boxing. Viveva in Abruzzo, Virginia, a Pescara, a due passi dal mare che sentiva come casa. Si è laureata in pieno lockdown e ha trovato lavoro in una casa farmaceutica a L’Aquila che in poco tempo è diventata una seconda casa. Continuava a correre, fare escursioni, andare a cavallo. Ma Virginia cercava qualcosa di più, che le desse più stimoli, che la gratificasse di più, che le permettesse di crescere lavorativamente parlando. Un giorno è arrivata una chiamata dalla Svizzera. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da un anno e mezzo Virginia vive a Como, in un monolocale a piano terra, ogni mattina si alza alle 5 per poter essere a lavoro alle 8, perché per percorrere 30 km in macchina impiega 2 ore. La Svizzera è bella, non le dispiace, in pausa pranzo a volte riesce a fare delle belle passeggiate. Lavora in una casa farmaceutica vicino Lugano, è nel settore del controllo qualità. Dà il massimo anche in azienda, si tiene occupata, prende progetti e li porta a termine, ha un bel rapporto con il suo capo che ha capito il suo valore e cerca di gratificarla, con un aumento di stipendio o con l’assegnazione degli audit, le ispezioni. A Virginia questo nuovo incarico piace perché ha la possibilità di viaggiare e di non stare ferma al solito punto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando non è impegnata con gli audit, passa tutto il giorno in azienda, svolge i suoi lavori con la massima attenzione, lavora ai progetti e poi si rimette in macchina e trascorre le solite due ore per percorrere 30 km. Torna a casa senza forze, Virginia, fa la doccia, mangia e va a dormire. Non va più a correre, non fa più escursioni e non va più a cavallo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Como inizia a starle stretta, i comaschi non l’hanno accettata, si sente sempre l’intrusa, la meridionale, la terrona. In Svizzera è vista male perché, nonostante lavori nel cantone Ticino, è vista come la frontaliera che è arrivata per rubare il lavoro agli italiani svizzeri che vivono lì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il suo capo ha dato le dimissioni, a gennaio andrà via e tornerà a lavorare in Italia perché la vita da frontaliere non si può fare in eterno, si passa più tempo in macchina che a casa con la propria famiglia. E le ha chiesto di seguirla.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia è stata chiamata dai vertici dell’azienda che le hanno chiesto a quali condizioni lei sarebbe disposta a restare lì e non seguire il suo capo in Italia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia è sopraffatta, le condizioni le ha dettate certo, ma si domanda perché le venga proposta una promozione soltanto come pegno per non andare via e non come dimostrazione del suo valore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«Io lavoro tutto il giorno, tutti i giorni, e non è giusto che il mio stipendio sia come quello della mia collega che è qui da cinque anni e lavora meno di me. Voglio che il mio merito venga riconosciuto non solo quando il mio capo sta per andare via e vogliono convincermi a restare.».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia sa che tra qualche anno tornerà in Italia perché fare il frontaliere è difficile. Perché anche in Svizzera nessuno nota se lavori bene, ma appena fai uno sbaglio sei immediatamente tagliato fuori dall’azienda. Certo, lo stipendio è più alto, ma quali sono le condizioni da pagare? «Se tanto il merito non viene riconosciuto neanche in Svizzera – dice Virginia – tanto vale restare qualche altro anno, acquisire esperienza e ritornare in Italia in modo da ottenere una posizione più alta.»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E, allora, come darle torto.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Roberta Conforte</span></p>
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		<title>Fusione Nucleare: speranza o illusione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non intendo addentrarmi in tematiche riguardanti la fisica, disciplina verso la quale nutro ammirazione ed apprezzamento per le conquiste che, tramite quegli studi, la civiltà ha compiuto e ci ha portato ad essere quelli che siamo e di cui disponiamo. Non ho però quella profondità di conoscenze, tale da permettermi di pronunciarmi al riguardo. Quello [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Non intendo addentrarmi in tematiche riguardanti la fisica, disciplina verso la quale nutro ammirazione ed apprezzamento per le conquiste che, tramite quegli studi, la civiltà ha compiuto e ci ha portato ad essere quelli che siamo e di cui disponiamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non ho però quella profondità di conoscenze, tale da permettermi di pronunciarmi al riguardo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che posso dire è che sicuramente la fusione di due nuclei può dare adito ad una energia più pulita, ma ignoro se, per giungere a simili risultati, poi occorrerà provvedere ad un dispendio di risorse in più o ad uno smaltimento di scorie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Posso dire quello che può suscitare in noi abruzzesi e, in particolare, nei teramani e negli aquilani, che abbiamo ben presente a cosa possa portarci, come effetti negativi, particolari tipi di esperimenti compiuti all’interno dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutti noi sappiamo che sotto il traforo del Gran Sasso scorre la giacenza idrica di questa montagna che è ricca di ben sette falde acquifere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ancora oggi non conosciamo come sono distinte fra loro le acque di scarico dell’INFN, le acque che devono essere canalizzate ed in perfetta potabilizzazione che vanno a riempire le condutture della Ruzzo Reti, le acque del sistema autostradale con particolare riguardo a quelle che trasudano all’interno delle gallerie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’INFN è particolarmente impegnato nell’azione della ricerca riferita al neutrino, apparso in occasione del suo percorso, della distanza di 730 Km. effettuati sottoterra, pari alla distanza tra il CERN di Ginevra ed i laboratori del Gran Sasso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che a noi cittadini abruzzesi interessa, è che le ricerche dell’INFN non determinino la contaminazione delle acque, il cui fabbisogno riguarda settecentomila abitanti di questa regione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non vorremmo che l’Abruzzo, regione montuosa con un limitato numero di abitanti, paghi lo scotto per ricerche compiute all’insaputa di chi risiede in questo territorio, i cui effetti potrebbero essere anche vantaggiosi per la collettività nazionale, europea o planetaria, ma che potrebbero arrecare nocumento ad una ricchezza dal valore inestimabile che è l’acqua del Gran Sasso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">So bene di aver eluso la domanda rispetto alla questione se la fusione nucleare sia una speranza o vada nella direzione di una possibilità illusoria, ma ho il fondato dubbio che non si tenga nella dovuta attenzione chi poi è maggiormente esposto a rischi, cioè i residenti, che sarebbero i destinatari di queste possibili conseguenze nocive.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11204" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-fusione-nucleare-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La piacevole scoperta del dialogo senza interferenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Zaccagnini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non mi preoccupo più di essere un brillante conversatore. Cerco semplicemente di essere un buon ascoltatore. Ho osservato che la gente che lo è viene solitamente accolta bene ovunque vada.”  Frank Bettger  Mi hanno sempre detto che parlare è necessario, che c’è bisogno di instaurare un dialogo quando si condivide un ambiente con qualcuno, anche se [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Non mi preoccupo più di essere un brillante conversatore. Cerco semplicemente di essere un buon ascoltatore. Ho osservato che la gente che lo è viene solitamente accolta bene ovunque vada.” </span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Frank Bettger </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Mi hanno sempre detto che parlare è necessario, che c’è bisogno di instaurare un dialogo quando si condivide un ambiente con qualcuno, anche se non ne hai voglia.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perciò da ragazza, anche se la timidezza rendeva la mia vita assai complicata, ricordo che mi impegnavo ad ascoltare senza proferir parola e restavo, pur non condividendo i concetti altrui.  Ero convinta, e lo sono ancora, che riempire spazi con ragionamenti inutili, privi di reale significato, potesse servire ad intrattenere ma non avrebbe determinato la qualità di un discorso. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Conversare è delizioso se nasce da uno scambio reciproco di opinioni, se il discorso è costruttivo e interessante ma soprattutto se alla base si pone l’ascolto dell’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mancanza di attenzione ha oggi l’aggravante dei messaggi di testo scritti in pochi secondi e inviati, l’essere smart condensa frasi in emoticon, forme di espressione che descrivono bene la collocazione esatta del tempo che viviamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’arma a doppio taglio per gli introversi che, se da una parte utilizzano il mezzo come supporto e facilitatore per le relazioni sociali, dall’altra non ne verranno mai fuori perché proprio quel veicolo isola, pone le distanze, chiude. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza contare il fatto che quando ci si trova in compagnia, lo smartphone divide, la parola è bloccata, perciò la difficoltà a socializzare per chi è schivo, aumenta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Stare ad ascoltare l’altro è diventato difficile, ma anche comunicare con chi non è disposto a dedicare attenzione, chi pensa di sapere già tutto o peggio chi, con la presunzione di insegnare, origina dialoghi scadenti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se si provasse a mettere in discussione le convinzioni personali, forse si aprirebbe la porta a nuove possibilità. Culture diverse, realtà differenti e diversificati punti di vista arricchiscono modi di vivere e intendere i rapporti interpersonali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In “Non c’è campo” film del 2017 di Federico Moccia, si evidenzia proprio la difficoltà del conversare in assenza di connessione. Racconta di un gruppo di studenti che, durante un viaggio di istruzione, approda in una piccola località del Salento scoprendo che non è possibile utilizzare il telefono perché “</span><i><span style="font-weight: 400;">non c’è campo</span></i><span style="font-weight: 400;">”, la cosa creerà tutta una serie di problematiche legate all’assenza di collegamento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pellicola rimarca la complicazione che sorge quando i ragazzi, costretti al colloquio, non sanno come affrontarlo. La disagiata condizione si conclude poi, dopo la travagliata esperienza, con la consapevolezza che stare insieme solo per il piacere di guardarsi davvero negli occhi e nel cuore, diventa un momento di grande arricchimento interiore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’impossibilità di ricevere e inoltrare spiana la strada dell’apertura verso gli altri, delle confessioni, di nuove confidenze e relazioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco che il disagio diventa occasione, abbatte barriere e crea alternative, presupposti per costruire nuovi rapporti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Accogliere, ascoltare, demolire convinzioni e guardare oltre, possono essere buoni propositi per una nuova e civile convivenza, che sia inclusiva e non si limiti a una sufficiente, estemporanea attenzione, ma a una apertura duratura e profonda. Un cambio di binario in controtendenza che potrebbe apparire azzardato, funge da vivo esempio per cominciare a distogliere lo sguardo da cose futili a favore di quelle semplici come il piacere di trovarsi in una piazza con amici, fino a tarda notte a chiacchierare, lasciando a casa la tecnologia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dovremmo imparare dai bambini che insegnano l’arte di discorrere senza filtri e interferenze esterne, con la purezza della loro età, puliti e non schiavi di preconcetti, loro sì che sanno cosa significa essere veri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Far nascere sorrisi, abbracci e guardare ogni volto senza veli, essendo quel che si è, nudi e nuovi.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Al Niente preferisco l&#8217;Inferno, se non altro per la conversazione.”</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Luciano De Crescenzo</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Maria Zaccagnini </span></i></p>
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		<title>Elogio del merito, attitudine alla verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 15:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La meritocrazia secondo l’epoca classica Sì, in questa vita ognuno arriva con un fine da perseguire, è una ricerca costante, ed è probabile che non si riesca neanche a comprenderne fino in fondo il significato, né ad individuare lo scopo stesso. All’uomo la capacità di conoscere la sua propensione, ascoltarla attentamente, e una volta compresa, [&#8230;]</p>
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<p><b><i>La meritocrazia secondo l’epoca classica</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sì, in questa vita ognuno arriva con un fine da perseguire, è una ricerca costante, ed è probabile che non si riesca neanche a comprenderne fino in fondo il significato, né ad individuare lo scopo stesso. All’uomo la capacità di conoscere la sua propensione, ascoltarla attentamente, e una volta compresa, seguirla in modo incondizionato. Non si tratta di cieca ambizione, ma di attitudine alla verità. Straordinaria la soddisfazione derivante dalle azioni compiute secondo la propria inclinazione, nessuno sforzo nel compierle, facile come respirare, puro appagamento. È giustizia che si sublima in una tacita sensazione, corpo e mente che viaggiano all’unisono. La certezza di essere, meritatamente, in un luogo e in un tempo dilatati, non c’è un presente, non un prima e un dopo, solo continuità d’intenti. Un pizzico di incertezza, necessaria allo sviluppo personale, per poi rientrare in una dimensione famigliare, forme, colori, sapori e odori sono nitidi, nulla che non si possa conoscere, nessun ostacolo invalicabile. Un privilegio svolgere il compito per cui si è nati. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con abile artificio retorico e ricorrendo al mito dei metalli, Platone, attraverso le parole di Socrate, tenta di legittimare il principio della meritocrazia. In uno stato ideale, ad ogni uomo corrisponde un ruolo, che da principio è assegnato dal dio creatore, ma che nella discendenza, non può e non deve in alcun modo essere fisso, cristallizzato. Secondo quanto esposto da Socrate, il mentore deve saper comprendere le inclinazioni dell’allievo e indirizzarlo verso il compito più conveniente, per la collettività e per lo stato.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Voi cittadini siete tutti fratelli, diremo loro continuando il racconto, ma la divinità, plasmandovi, al momento della nascita ha infuso dell&#8217;oro in quanti di voi sono atti a governare, e perciò essi hanno il pregio più alto; negli ausiliari ha infuso dell&#8217;argento, nei contadini e negli altri artigiani del ferro e del bronzo. Dal momento che siete tutti d&#8217;una stessa stirpe, di solito potete generare figli simili a voi, ma in certi casi dall&#8217;oro può nascere una prole d&#8217;argento e dall&#8217;argento una discendenza d&#8217;oro, e così via da un metallo all&#8217;altro. Ai governanti quindi la divinità impone, come primo e più importante precetto, di non custodire e non sorvegliare nessuno così attentamente come i propri figli, per scoprire quale metallo sia stato mescolato alle loro anime; e se il loro rampollo nasce misto di bronzo o di ferro, dovranno respingerlo senza alcuna pietà tra gli artigiani o i contadini, assegnandogli il rango che compete alla sua natura. Se invece da costoro nascerà un figlio con una vena d&#8217;oro o d&#8217;argento, dovranno ricompensarlo sollevandolo al rango di guardiano o di aiutante, perché secondo un oracolo la città andrà in rovina quando la custodirà un guardiano di ferro o di bronzo”. </span></i><span style="font-weight: 400;">Repubblica, Platone, terzo libro.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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		<title>Da passione a scienza: l’archeologia come mestiere e la sua storia sconosciuta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Di Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’archeologia nasce nel 1800 con la passione di giovani ricchi vogliosi di conoscere e di esplorare il mondo antico. Muniti di forze economiche per effettuare grandi viaggi e grandi lavori di scavo iniziò così la grande “mania” per lo studio del passato. Luoghi esotici attirarono l’attenzione dei giovani rampolli, ma anche località meno lontane ma [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia nasce nel 1800 con la passione di giovani ricchi vogliosi di conoscere e di esplorare il mondo antico. Muniti di forze economiche per effettuare grandi viaggi e grandi lavori di scavo iniziò così la grande “mania” per lo studio del passato. Luoghi esotici attirarono l’attenzione dei giovani rampolli, ma anche località meno lontane ma altrettanto interessanti come Agrigento o Pompei.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’archeologia era un passatempo costoso e impegnativo, nonostante ciò, la passione portò allo studio non solo del passato ma anche delle metodologie di indagine. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu così che nacquero le scienze archeologiche e mano mano, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 vi furono personalità annoverabili tra i primi professionisti della materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Continua così la storia di una professione giovane ed elitaria, attraversando due guerre mondiali e subendo interruzioni e riprese in ogni parte del mondo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fu proprio nel 1900 che vide la luce Ranuccio Bianchi Bandinelli, figlio di un avvocato e proprietario terriero, con una madre proveniente da una ricca famiglia tedesca Bandinelli cresce nell’agio e nella libertà di poter dedicare la sua vita ad un’attività che non era ancora identificata come un lavoro vero e proprio. Innovatore dell’archeologia italiana e della storia dell’arte si specializzò nello studio dell’archeologia etrusca, laureandosi con una tesi sulle città di Chiusi e studiando successivamente una metodologia di definizione dell’arte etrusca a confronto con quella greca e romana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua vita non si limitò all’archeologia, fu anche un attivo politico, si sottopose al giuramento fascista nel 1938 e fu incaricato come giuda di Mussolini e Hitler in visita in Italia. Dai suoi diari si capisce come in realtà fosse in disaccordo con l’ideologia fascista arrivando a pensare di mettere su un attentato ai danni dei due capi di stato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1939 rifiuta l’incarico di direttore alla Scuola Archeologica Italiana ad Atene dalla quale era stato rimosso il direttore Alessandro della Seta perché ebreo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Superata la guerra le scienze archeologiche divennero sempre più chiare, precise e definite, mutuando saperi da ambiti di studio diversissimi, dalla chimica alla geologia, dalla filologia alla medicina. Arrivati agli anni 70 del secolo scorso la paura della rivoluzione legata alle Brigate Rosse portò Andreotti ad istituire la criticatissima legge 285. Questa vide l’assunzione di tantissimi giovani italiani nelle file ministeriali e non solo, la si può considerare come un’azione atta a sottrarle la gioventù italiana alla tentazione rivoluzionaria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò permise a molte persone, anche non abbienti di iniziare una carriera nell’archeologia facendo progredire in maniera esponenziale le scoperte e la precisione della materia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ministero tramite la Soprintendenze archeologiche e le varie cattedre universitarie si mossero per la tutela, lo studio e la valorizzazione dei beni archeologici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo momento felice per la materia finì però con la riforma del 2013 che vide l’unificazione delle Soprintendenze.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È da questo momento che il mestiere subisce una perdita consistente facendo tornare piano piano l’archeologo ad un lavoratore appassionato e studioso dedito alla ricerca ad un ricco che può permettersi il lusso di inseguire un sogno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ascensore è salito e ora sta nuovamente scendendo… chi sa quale sarà il nostro compito per cercare di invertirne la rotta.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Andrea Di Giovanni</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11162" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-da-passione-a-scienza-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Karma City</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 15:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Letture sotto l'ombrellone 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Di solito le persone, ogni volta che si trovano faccia a faccia con una situazione infelice, difficilmente attribuiscono a se stesse la responsabilità. Sono tanto attente agli effetti, ma sottovalutano ogni volta le cause. Tutto ciò che nasce da noi è a noi che ritorna, perciò non occorre preoccuparci così tanto per ciò che riceviamo, [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“Di solito le persone, ogni volta che si trovano faccia a faccia con una situazione infelice, difficilmente attribuiscono a se stesse la responsabilità. Sono tanto attente agli effetti, ma sottovalutano ogni volta le cause. Tutto ciò che nasce da noi è a noi che ritorna, perciò non occorre preoccuparci così tanto per ciò che riceviamo, è decisamente meglio dedicarci a ciò che diamo. La vita è regolata da una netta correlazione fra causa ed effetto. È una legge non scritta ma di fondamentale intuizione. C’è tutto il resto di una vita in una scelta. Tutto si gioca nei pochi secondi in cui scegli e spesso le conseguenze sono devastanti. Ciò che accade successivamente è il prodotto inevitabile di ciò che hai scelto e la tua scelta, ancora una volta, è già condizionata da tutte le scelte precedenti. Così, gli avvenimenti che spesso credi essere casuali in realtà non sono affatto regolati dal caso, hanno delle cause ben precise. Tutto questo, che molti per semplificare chiamano effetto boomerang, è il Karma”, si legge in </span><i><span style="font-weight: 400;">Karma City</span></i><span style="font-weight: 400;">, il romanzo di Massimo Bisotti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Karma City è una città segreta dove vanno a vivere otto ragazzi, irretiti da uno psicologo online e dalla sua affascinante proposta di ricominciare da zero, scomparendo dal mondo per riesumare la propria essenza. I sogni infranti che imputridiscono l’anima accomunano certamente questi ragazzi, e come i rimpianti delle parole non dette, dei gesti naufragati, anche le scelte dettate dai sensi di colpa sono lì, nelle loro anime. Sono li ad ammuffire, rendendoci impossibile vivere, vivere realmente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Terminati i capri espiatori che facciamo? Resettare tutto è possibile? Oppure è solo illusione? In questa citta che ha uno statuto tutto suo, si, è possibile ricominciare da capo, o così sembrerebbe. Una nuova nascita o, rinascita. E chi è questo psicologo misterioso che nessuno conosce ma che, soprattutto, possiede questo potere immenso? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esiste una mappa dove leggere le nostre storie, quelle collegate dalle morti e dalle rinascite? Non un albero genealogico che ci collega ai nostri avi, ma un nostro albero delle vite passate, mi chiedo io a questo punto. Perché non so se riuscirei a partire come loro, con poche informazioni, anche se, per ripartire resettando non hai bisogno di molto, o forse si. La base di partenza è importante? Ma questo è solo un mio problema, quello di avere tutto sotto controllo, anche se, tutto, non è appropriato, non siamo macchine perfette, ma esseri umani imperfetti, quindi torniamo a loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Torniamo a questi ragazzi &#8211; chi più e chi meno giovane &#8211; che invece hanno deciso di partire e che, inevitabilmente, si trovano ad interagire, ad intessere relazioni non con l’universo intero ma con minima porzione di esso, che sembrerebbe quasi una bolla atemporale, fuori dallo spazio. “Ma là fuori, indipendentemente da noi e oltre noi, esiste un mondo che va avanti lo stesso, e che, escludendo rarissime eccezioni, non sentirà la nostra mancanza. andrÈ un errore vivere nel velo dell’illusione che quando si realizzeranno certe condizioni finalmente staremo bene. Le condizioni ottimali per poter essere felici non sono mai perfette e assolute”, quindi? Queste otto persone che hanno scelto di partire per Karma City, troveranno la felicità assoluta? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutto ciò che accade nella vita dovrebbe avere una ragione, anche se apparentemente incomprensibile, e questo perché esiste il karma e tutti siamo collegati, non solo noi stessi con il nostro passato, (probabilmente irrisolto che in un modo o nell’altro si ripresenta, come gli errori, commettiamo sempre gli stessi, come una sorta di ripetizione automatica), ma anche con gli atri, quelli che interagiscono con le nostre vite. Forse, se questo concetto è basato su una legge reale anche se non scritta, i personaggi di </span><i><span style="font-weight: 400;">Karma City</span></i><span style="font-weight: 400;"> si ritrovano a vivere insieme, non a caso, ma per un preciso scopo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni lettore, penso, dovrebbe trovare il proprio, quello che aderisce di più alla sua anima, per imparare a prendersi cura dei suoi super poteri. E questa è anche la dedica che Massimo Bisotti mi scrisse sul romanzo dalla splendida copertina, che ci ricorda gli intrecci delle nostre vite.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11168" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/08/1-karma-city-c.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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