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Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei: opinioni e pareri

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Qualcuno ha detto: “vivere è molto più che respirare”; mi viene da parafrasare dicendo “comunicare è molto più che parlare.

Tutti parlano ma comunicare è un’altra cosa, soprattutto perché dipende da chi ascolta, cioè, da cosa capisce chi ascolta e non da ciò che intende chi parla.

Questo principio vale sempre e in qualunque situazione, sia essa una semplice conversazione sulle condizioni metereologiche, come una complessa discussione professionale su strategie di marketing.

Quindi, il soggetto più importante è l’ascoltatore, perché da ciò che capisce e dal significato che attribuisce all’argomentazione che ascolta, dipende la sua risposta e, se si tratta di una comunicazione a una sola via come quella della TV o della radio, anche il conseguente comportamento.

Se diamo per buono quanto appena detto, dobbiamo porci nella posizione di chi ascolta per comprendere meglio come ascoltiamo, chi ascoltiamo e quali sono le decisioni e i comportamenti a cui diamo seguito.

Anni di ipertrofia tecnologica e digitale ci hanno allenati a sapere sempre meno su molte più cose, per cui siamo sempre più superficiali e disattenti, passando da uno stimolo all’altro con un livello di attenzione inferiore a quello di una gallina appena investita da un tram, il che ci ha allenati ad essere facilmente manipolabili.

Basta lanciare uno slogan, un allarme, una diatriba di qualsivoglia genere che il gregge unito e compatto si allinea all’argomento del momento, credendo a qualsiasi cosa o a chiunque e sostenendo ora l’una ora l’altra posizione, senza avere la benché minima cognizione dell’accaduto o della fake news mai verificata.

Tutto dipende da chi dice cosa e su quali canali.

La verità, anche quelle più complesse, risiede in uno slogan e nel fatto che lo slogan l’ha pubblicato o l’ha recitato un personaggio più o meno noto su un canale tv o su un giornale, giornale che, per chiarezza, non legge nessuno ma la cui pagina è stata pubblicata su Facebook dal personaggetto di turno.

Da andrà tutto bene, passando per il vaccino vi protegge più di San Bartolomeo e finendo a esportiamo la democrazia con le bombe, c’è sempre qualcuno pronto a schierarsi e a sostenere lo slogan di turno.

Il problema è che se chiedi perché sostengono quella posizione, iniziano a farfugliare sintesi inadeguate e sconclusionate di ciò che va ripetendo a cantilena il tizio a cui hanno deciso di dar retta.

Quando vedo queste persone sostenere posizioni di cui è evidente che non hanno capito nulla, mi viene da dire “aiutiamoli a casa loro” sì, ma con un insegnante che gli dia ripetizioni di pensiero critico e filosofia!

Essere ignoranti non è un diritto e costa troppo alla società, più dell’inquinamento, più della sanità, più delle calamità naturali, perché gli ignoranti sono il terreno su cui cresce la superficialità e che sostiene i peggiori parassiti che poi finiscono inevitabilmente ne posti di potere, eletti proprio dagli ignoranti che hanno sfruttato.

Se qualcuno avesse studiato un po’, le multinazionali farebbero una gran fatica a vendere auto elettriche che devastano il mondo per le loro batterie e vaccini che non immunizzano.

Il mio dottore aveva una scritta nel suo studio: se la cultura fosse contagiosa, molti si vaccinerebbero.

Visto che i vaccini non proteggono dal covid forse serviva immunizzare dalla conoscenza…

Ezio Angelozzi 

Formatore e business coach