Ciriaco De Mita è un politico italiano che ha attraversato ogni epoca e vissuto ogni trasformazione del quadro istituzionale nazionale. Dal 1956, allorquando fu eletto consigliere nazionale della Democrazia Cristina, passando per la sua prima elezione a deputato nel 1963, De Mita non si è mai più fermato, raggiungendo l’apice della sua “carriera” politica nel biennio 1988/89 con l’incarico di Presidente del Consiglio, sostenuto dal mitologico “pentapartito” formato dalle grandi forze (e dalle larghe intese) della “Prima Repubblica”. Negli anni della bufera di “Mani pulite” e delle grandi trasformazioni, dei cambiamenti epocali successivi alle modifiche del sistema elettorale e alle conseguenti spaccature e polarizzazioni del “grande centro” verso sinistra o verso destra, De Mita ha interpretato abilmente il suo ruolo di “catalizzatore di voti”, contribuendo all’affermazione di personaggi di primo piano (Prodi e Mattarella, per citarne due “a caso”) e rimanendo in gioco, a dispetto dell’età e delle spinte “rottamatorie” dei nuovi (e più giovani) politici, arrivando a spostarsi anche sul piano europeo, con l’elezione in qualità di parlamentare UE arrivata nel 2009.
Ciriaco De Mita è nato nel 1928, in un paesino dell’Irpinia di qualche migliaio di abitanti, e ha una storia personale e politica molto interessante. Nascere nel 1928 significa aver visto nascere la Repubblica (aveva vent’anni quando, il 1° gennaio del 1948, entrò in vigore la Costituzione italiana), ma anche aver vissuto, da bambino e da giovanotto consapevole, il “ventennio” e la seconda guerra mondiale. Se la matematica non è un’opinione, quindi, il buon Luigi Ciriaco (questo il nome completo) ha oggi la bellezza di 94 anni, di cui 66 attivamente vissuti nella politica locale e nazionale. E proprio come un Benjamin Button della politica nostrana, sembra dotato di un “potere” che lo ringiovanisce ad ogni anno che passa e ad ogni nuovo incarico che ricopre. Così è stato, infatti, anche quando il 26 maggio del 2014 si è candidato come sindaco proprio del suo paese di nascita, Nusco, sbaragliando la concorrenza al primo turno con oltre il 77% dei voti. Ancora di più ha impressionato, 5 anni dopo, quando all’età di 91 anni, dopo aver annunciato il suo ritiro, ha riproposto la propria candidatura negli ultimi giorni utili alla presentazione di una lista, contestando apertamente le capacità del candidato contendente, e riconfermandosi, sempre al primo turno, con oltre il 60% delle preferenze.
Non ci è dato sapere se questa longevità politica sia da record (nazionale o mondiale) o meno, ma di certo sembra che dal suo impegno costante e continuo nella vita pubblica arrivi la linfa vitale e l’energia necessaria a restare giovane a sufficienza per tenere botta in un mondo duro e competitivo come quello della politica. Di primo acchito, cotanta abnegazione e forza d’animo (e di fisico) non possono che suscitare ammirazione e una buona dose di sana invidia. Poi, però, una riflessione più ampia e approfondita non può che offrire numerosi spunti di analisi di una situazione, non solo politica, ma analoga in tanti ambiti della vita sociale e collettiva, a dir poco preoccupante. Pur tralasciando l’eccezionalità de il curioso caso di Ciriaco De Mita (parafrasando ancora una volta il film interpretato da Brad Pitt), non possiamo fare a meno di domandarci se tanti personaggi maturi, anziani e a volte perfino vecchi, in qualità di dirigenti, funzionari, presidenti, segretari, governanti, comandanti e leader a qualunque titolo, non siano un tappo (patologico) alla crescita e alla responsabilizzazione dei giovani e degli adulti under 40, in un mondo che “tira indietro”, quindi, rispetto alle nuove generazioni e al fisiologico, questo sì, ricambio che nelle comunità di mammiferi (quadrupedi o bipedi che siano) rappresenterebbe la normalità.
Spesso si sentono frasi in cui i giovani sono additati come i principali responsabili della loro “assenza” dalle scene che contano (non si impegnano, non ci credono, sono disinteressati, pensano solo alle facezie, non c’è più la mezza stagione, si stava meglio quando si stava peggio e chi più ne ha, più ne metta!) senza considerare, quasi mai, che quei giovani sono figli e nipoti di persone e personaggi che non possono assolversi completamente, e senza adeguato processo, dall’aver contribuito pesantemente alla loro formazione ed educazione. Rattrappiti, tarpati, bloccati ma anche distolti, deviati e ammansiti con la promessa di un’infanzia (felice) perpetua, i giovani sono bromurizzati al punto da aver perso anche quella quota di “rabbia” e di fame istintiva che, nei secoli, ha permesso di prendersi ciò che spettava loro per “diritto di nascita”: il potere, dalle mani dei loro padri e predecessori.
Ciriaco De Mita può essere un esempio di tenacia, determinazione e forza di volontà, così come di fortuna che aiuta gli audaci e, perché no, anche gli spudorati. Ma non può fare regola né tanto meno dovrebbe diventare un esempio da seguire. Perché se in 66 anni, un paese (con la p minuscola quanto maiuscola) non è stato capace di generare una valida, e giovane, alternativa, vuol dire che siamo sulla strada sbagliata.
Alvise Brugnaro





