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	<title>Corriamo Corriamo ma dove andiamo? Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Di corsa (finalmente) verso la svolta green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sappiamo tutti come la nostra vita vada di corsa. Non abbiamo tempo per nulla e spesso tutto questo correre ci fa anche perdere di vista anche non solo gli obiettivi vicini, quanto il nostro progetto di vita e spesso le cose che contano. Ma perché abbiamo iniziato a correre? La risposta più celebre forse ce [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Sappiamo tutti come </span><b>la nostra vita vada di corsa</b><span style="font-weight: 400;">. Non abbiamo tempo per nulla e spesso tutto questo correre ci fa anche perdere di vista anche non solo gli </span><b>obiettivi</b><span style="font-weight: 400;"> vicini, quanto il nostro </span><b>progetto di vita</b><span style="font-weight: 400;"> e spesso </span><b>le cose che contano</b><span style="font-weight: 400;">. Ma perché abbiamo iniziato a correre? La risposta più celebre forse ce la fornisce Tom Hanks nei panni di Forrest Gump. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta li pensai di correre fino la fine della città, pensai di correre attraverso la contea di Greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell&#8217;Alabama, e così feci. Corsi fino all&#8217;oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre, quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girare di nuovo e </span></i><b><i>continuare a correre</i></b><i><span style="font-weight: 400;">”. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci inneschiamo, quindi, quasi per caso – spesso inseguendo le </span><b>mode</b><span style="font-weight: 400;"> – e non riusciamo più a fermarci. Lo abbiamo visto drammaticamente durante la pandemia. Ci hanno chiusi in casa, ci hanno fermati e la maggior parte di noi – intesi come italiani tutti &#8211; ha deciso di continuare a correre, ma mica figurativamente. Ci siamo scoperti un </span><b>popolo di corridori</b><span style="font-weight: 400;">, specie chi non aveva a disposizione un cane da portare a spasso. Siamo usciti dai lockdown in fondo continuando a correre. E anche un po’ facendo la spesa: ma si sa sul cibo non siamo secondi a nessuno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma a volte </span><b>correre</b><span style="font-weight: 400;">, o almeno iniziare a farlo </span><b>potrebbe essere</b><span style="font-weight: 400;"> – come nel running &#8211; anche </span><b>positivo</b><span style="font-weight: 400;">. La spinta verso il </span><b>green</b><span style="font-weight: 400;">, l’attenzione a certi comportamenti anche minimi che stiamo imparando nel quotidiano costruisce una </span><b>svolta profonda</b><span style="font-weight: 400;">. Siamo sospinti in questo da molti esempi che vogliono essere un modello e incidere profondamente: dai VIP, ai reali, passando per i tanti ragazzi – leadership comprese &#8211; dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Friday for Future</span></i><span style="font-weight: 400;">. Una corsa verso un futuro sostenibile, come una volta abbiamo saputo spingerci nello Spazio: forse saremo capaci di </span><b>riconquistare per noi stessi il nostro Pianeta</b><span style="font-weight: 400;">. Magari costruendo equilibri più rispettosi della natura, degli altri.</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i><span style="font-weight: 400;">Angela Oliva</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10818" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-editoriale-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Un tempo, il nostro, che si morde la coda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra De Angelis]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggendo Vite immaginarie di Marcel Scwob, mi sono imbattuta nella storia di Cratete, che mi ha particolarmente colpita. Le storie di vita scritte nel libro non sono biografie classiche, più che altro sono accenni biografici, dove il particolare più misero e triviale viene ingigantito da una lente visionaria &#60;&#60;per rendere alla vita bruta quella carica [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Leggendo Vite immaginarie di Marcel Scwob, mi sono imbattuta nella storia di Cratete, che mi ha particolarmente colpita. Le storie di vita scritte nel libro non sono biografie classiche, più che altro sono accenni biografici, dove il particolare più misero e triviale viene ingigantito da una lente visionaria &lt;&lt;per rendere alla vita bruta quella carica allucinatoria che essa ha in origine&gt;&gt;, come disse E. de Goncourt (scrittore e critico letterario francese). E dunque tornando al filosofo nato a Tebe e discepolo di Dioniso che abbandonò le sue ricchezze per vivere da mendicante, Scwob scrive che: &lt;&lt;Rimase tutto nudo nell’immondizia, e raccattò le croste di pane, e le olive marce e le lische di pesce secco per riempire la sua bisaccia. Diceva che quella bisaccia era una città larga e opulenta dove non si trovavano né parassiti né cortigiane, e che produceva a sufficienza per il suo re, timo, aglio, fichi e pane. Così Cratete portava la sua patria sulle spalle e se ne nutriva&gt;&gt;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi aneddoti che avvicinano l’uomo ad un essere simile ad una bestia, ma una bestia amorevole come lo era Cratete, che viveva tra e peggio dei cani, e che aiutava i suoi simili con infinito rispetto, mi hanno colpita profondamente. Quello di Cratete è un comportamento, certamente simile a quello di molti asceti ma, probabilmente, grazie al fervore immaginifico di Scwob, ho provato una profonda empatia per questo filosofo nato ricco e morto di stenti, diseccato dalla fame per sua scelta. Empatia per quel certo disprezzo verso i parassiti e le cortigiane, e fascinazione per quella forza creatrice capace di vedere, trovare, e vivere il mondo in una bisaccia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Esistono ancora figure del genere che anziché rifugiarsi in templi sacri, vivono come barboni? Non so se il nostro tempo potrà partorire personaggi di un certo intelletto e spessore morale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tempo, il nostro, schiacciato da una corsa infinita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tempo, il nostro, che si morde la coda, che ci stringe un cappio al collo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo schiavi del tempo e, non abbiamo neanche più tempo di riflettere, di osservare il cielo, di pensare, di godere di una lettura impegnativa come Vite immaginarie, che ci catapulta in storie lontane da noi, dove, all’apparenza, nessuno sembra sentirsi schiavo del tempo.  E allora mi chiedo se nell’antichità, il tempo, scorresse più lentamente. Non credo, anche se so bene che il tempo è relativo… La vita dell’uomo era di certo più breve, tracciata e pervasa da difficoltà di ogni sorta, eppure, ho la sensazione che l’uomo non sentisse il fiato del tempo imputridire. Un tempo breve per vivere ma dilatato, dunque, dall’assenza dell’affanno e della paura, paura della morte.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un tempo dove gli uomini erano coraggiosi, forgiati dall’asprezza del vivere. Ed è in quel tempo che vivevano i grandi maestri, che si interrogavano non solo sulla nostra provenienza, ma anche sul nostro destino. Cratete pensava che gli dèi avessero deliberatamente reso gli uomini infelici, &lt;&lt;volgendone la faccia verso il cielo e privandoli della facoltà che hanno gran parte degli animali, di camminare a quattro zampe. Poiché gli dèi hanno deciso che bisogna mangiare per vivere, pensava Cratete, essi dovevano volgere la faccia degli uomini verso la terra, dove crescono le radici: perché non è possibile pascersi d’aria o di stelle&gt;&gt; scrive Scwob. E l’uomo moderno? Quello elevato dal progresso, quello che grazie al progresso ha avuto più tempo per vivere, che fa? Lo spreca. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche qui ho delle sensazioni. Ebbene, mi sembra che cammini a quattro zampe, e che la sua faccia non guardi mai le stelle, anzi al contrario, rivolta verso il basso, sembra seguire tracce. Tracce che conducono verso il potere, la gloria e la vanità. Il suo Dio è il denaro.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandra De Angelis</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10820" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-un-tempo-il-nostro-c.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La Società e la frenesia del Tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Associazioni e dissociazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Ragionieri]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nelle altre società della storia moderna e premoderna, ma invece &#8220;puntillistico&#8221; ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta ad un punto&#8221;. Questa perdita di senso del tempo, che ci costringe a vivere in un perpetuo e trafelato presente, in cui tutto è affidato all&#8217;esperienza del momento, è accompagnata dallo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l&#8217;essenziale dal superfluo, il durevole dall&#8217;effimero.</span> <span style="font-weight: 400;">In un contesto sociale in cui tutto scorre di fretta, inesorabile, e il tempo sembra non bastare mai per portare a termine tutti gli impegni di agende fittissime, si inserisce la paura del tempo che scorre inesorabile e non torna, e del tempo che non basta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Così la nostra identità di persone, ieri faticosamente costruita su un progetto di vita, può essere oggi assemblata e disassemblata in modo intermittente e sempre nuovo, &#8220;come un pacchetto pay-per-view&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il tempo che scorre diventa il nemico principale, ed è sempre poco, non abbastanza per fare tutto ciò che si dovrebbe.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo meccanismo genera profonda insoddisfazione ogni volta, in quanto si ha sovente la sensazione di sprecare tempo. La missione è sempre quella di portare a termine un numero esagerato di azioni in un tempo sempre ovviamente insufficiente, certamente i ritmi e le priorità del vivere moderno, caratterizzato da fretta e frenesia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Viviamo in un mondo ormai ipertecnologico, dove sembra che la parola d’ordine sia andare di fretta. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, ci troviamo a vivere sotto una elevata pressione. Si tratta in effetti di uno stile di vita: si mangia di fretta, si dorme poco, si corre da un posto all’altro pur di rispettare i mille impegni presenti, il telefono squilla continuamente, chiamate, messaggi, i ritmi sono sempre più serrati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È dunque ancora più sorprendente, dato questo sconsolante scenario, che ci dovrebbe indurre una volta di più a sospendere le nostre vite di corsa per il tempo indispensabile a riflettere sulle questioni che ci riguardano più profondamente: bisogni e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le giornate filano via senza lasciare traccia. Sono tutte maledettamente uguali, perché si basano su attività ripetitive: ogni giorno ti rechi in ufficio e ripeti sempre le stesse azioni. Giorno dopo giorno, decennio dopo decennio.  Dunque, ciò che serve davvero è il tempo. Il tempo di viaggiare, esplorare, conoscerti, innamorarti, sentirti pieno di vita. Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo e dovremmo dargli la nostra priorità, smettere di pensare agli obblighi, alle responsabilità e a “ciò che è giusto”. A volte, semplicemente, dovremmo scorrere inarrestabili verso la nostra felicità e questo aiuta a comprendere i paradossi del tempo e la sindrome della fretta che funesta la nostra epoca e da ultimo esorta a metterci alla ricerca di una tempestività senza esitazione né precipitazione, che ci faccia cogliere e vivere appieno l’attimo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I successi sono bellissimi, ottenere risultati, fare bene, raggiungere obiettivi, sforzarsi, lavorare, lavorare duro, è tutto bellissimo. Ma è necessario smetterla di pensare che è semplice, che siamo cavalli di razza e vinciamo sempre, che tanto siamo bravi, non siamo bravi, siamo imperfetti, corriamo ognuno a una velocità diversa perchè ognuno fa i conti con i suoi di ostacoli, con i suoi di limiti, ognuno si accudisce il suo tempo e i suoi fallimenti e se si tifa per noi solo continuandoci a dire di correre correre correre non ce la facciamo più, rischiamo di cadere nel vuoto, e in una mattina farci male sul serio. E il motivo in cui si entra nel vivo è che per tutti arriva il momento, prima o poi, di prendere consapevolezza della vita, di fare conti con il vero padrone il tempo, percezione del tempo nella vita di una persona, allora la realtà è che siamo consapevoli del tempo che passa solo quando è forse troppo tardi. Se Time arrivasse presto anche nella vita reale, durante l’adolescenza per esempio, forse la vita da lì in avanti avrebbe fruttato di più. La cognizione del nostro tempo cresce in noi quando la giovinezza è già passata, quando sono già trascorsi molti anni, dieci come minimo, dove potevamo fare qualcosa di utile e produttivo per il nostro futuro,</span> <span style="font-weight: 400;">dobbiamo correre, corriamo per raggiungere il sole, cioè corriamo dietro ai sogni o alle cose impossibili o difficilmente raggiungibili perché la società ci impone di correre, o almeno con l’obbligo morale che dovremmo farlo. Avere il fiato corto significa non avere la forza di fronteggiare cambiamenti, scadenze, persone, società, impegni, man mano che invecchiamo.</span> <span style="font-weight: 400;">Non sappiamo se è una gara contro qualcuno o contro noi stessi, né è chiaro dove stiamo andando, ma occorre iniziare a correre per restare al passo e restare vivi. Il tempo che scorre via, il vero padrone della vita, colui che tutto mangia e che sempre vince. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La stella più grande non solo non si fa raggiungere ma ci raggiungerà, inseguendoci, perché lui rimane lo stesso, noi invecchiamo.</span> <span style="font-weight: 400;">Ma il tempo passa. I secondi diventano minuti, i minuti si trasformano in ore, la somma delle ore hanno creato giorni, settimane, mesi, anni. Da adulti, il tempo continua a picchiettare secondi su secondi come tante gocce dello stesso acquazzone, ciò che cambia è la nostra percezione del tempo. Prima non capivi le cose, ora sì.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma la società ci impone di correre e una persona può lentamente impazzire e finire, oscurato, nel proprio lato buio della luna. Perchè questa continua rincorsa a riempire il tempo, anche quello “libero”, per poi trovarsi a scavalcarlo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A volte, si tratta di un’abitudine mentale ben radicata, che trova senso in una visione di noi stessi e della vita che dà valore al fare eredità di una società contemporanea che attribuisce merito all’efficienza, alla produttività, al sentirsi attivi e impegnati.  Vivere giornate fitte di impegni, con poche pause, e un senso di accelerazione che non lascia tregua, aumenta i livelli di ansia e stress, e ci fa sentire in uno stato di continua tensione e allerta, la nostra attenzione è proiettata sul portare a termine il compito o passare all’attività successiva, la consapevolezza restringe il suo campo, si fa piccola e chiusa: come quando fissiamo in modo concentrato un punto e non vediamo più lo sfondo. L’aggettivo “lento” assume una connotazione negativa nella nostra cultura, come caratteristica dalla quale è meglio prendere le distanze e non identificarsi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Rallentare, riposare, è spesso visto come uno stato di inerzia improduttiva, quasi una perdita di tempo che raramente ci permettiamo. Corriamo, anche per il bisogno di sentirci efficienti, attivi, impegnati. E così il fare diventa un modo di essere, che rispecchia parte della nostra identità e del ruolo che ricopriamo nel mondo.</span> <span style="font-weight: 400;">Quando ci identifichiamo con l’idea del dover fare, ci priviamo almeno in parte della possibilità di poter semplicemente essere. Essere qui, nulla di più, nulla di meno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Uno degli obiettivi per vivere il proprio tempo è quello di trovare sempre più tempo da dedicare alla nostra vita persona per poter fare tutte quelle cose che non riusciamo mai a fare che ci rendono felici anche se non hanno senso ma sono importantissimi per vivere in armonia con noi stessi a con gli altri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Ma abbiamo la libertà di scegliere se diventare dipendenti dall’azione e identificarci con l’idea di dover fare e correre, o se semplicemente osservare, l’esperienza di avere molte attività, da uno spazio di consapevolezza, centratura e apertura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Apprezzare profondamente ciò che hai “qui e ora”, senza farsi ossessionare” da ciò che potresti avere.” Riuscire a placare l’ossessione velenosa di voler sempre avere quello che ci  manca significa alleggerirsi di un peso faticoso da trasportare ogni giorno e aiuta anche a capire che in fondo hai già tutto quello che serve per essere felice, dunque, ascoltare il nostro corpo e di sapersi fermare senza rimanere troppo coinvolti dal vortice di questa vita, imparare a fare questo significa semplicemente imparare a volersi bene e diventare davvero padrone di poter scegliere come impegnare le proprie energie e guardare più in profondità, dandoci la possibilità di scegliere cosa è davvero essenziale per noi e a cosa possiamo eventualmente rinunciare per fare un po’ di spazio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il fare è parte di un’esperienza più ampia, in cui posso restare a contatto con l’intera esperienza che accade, di momento in momento, restando presente anche nel corpo. Rallentare è un lusso che non ci concediamo facilmente. Le nostre giornate scorrono scandite dalla lista delle cose da fare, in una rincorsa frenetica a spuntare gli impegni di un’agenda mentale sempre più fitta e densa e concedersi qualche mini-pausa di consapevolezza è necessario  per tornare al respiro che permette di passare dalla modalità del pilota automatico alla modalità della consapevolezza e in tal caso, possiamo scoprire cosa dà significato alla nostra vita, in cosa desideriamo impegnare ciò che di più prezioso abbiamo: il nostro tempo e la nostra esistenza.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Maria Ragionieri</span></p>
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		<title>Tempus fugit!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, si corre troppo! I proverbi, espressione di saggezza antica…non sbagliano! La storia della “gattina frettolosa”, per esempio, avrebbe dovuto metterci in guardia dalla fretta, che è anche “cattiva consigliera” e invece, il nostro stile di vita moderno è all’insegna del correre, inseguiti dagli impegni che invece di diminuire, una volta portati a termine, crescono [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, si corre troppo! I proverbi, espressione di saggezza antica…non sbagliano! La storia della “gattina frettolosa”, per esempio, avrebbe dovuto metterci in guardia dalla fretta, che è anche “cattiva consigliera” e invece, il nostro stile di vita moderno è all’insegna del correre, inseguiti dagli impegni che invece di diminuire, una volta portati a termine, crescono ancora in modo esponenziale! Cosa sta succedendo? Stiamo sperimentando una nuova povertà: manca il tempo per curare la vita, travolti e stravolti dalla competizione, dal dovere di non deludere le aspettative, di rispondere alle esigenti pressioni professionali, secondo il mantra del profitto e soprattutto per sfoggiare un’immagine da vincente, costi quel che costi! Già Salomone nel Qoelet tra il 200 e il 250 A.C. , metteva in  guardia dalla vanità, e la paragonava ad un correre al vento, ma chi ascolta?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Sì, lo ammetto tranquillamente: anch’io sono stata schiava del tempo che avevo l’impressione volasse via, e mi affrettavo nelle attività iniziate, nella pazzesca convinzione che, se non concludevo subito, potevo incappare in chissà quale emergenza: blocco di internet, invasioni aliene, catastrofi e allora mi dicevo &#8220;Chi ha tempo, non aspetti tempo!&#8221;, ma così mi sono persa il gusto del percorso e anche qualche esperienza importante nel turbinio del fare! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Capita anche a voi? Dobbiamo rallentare!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;effetto della vita frenetica di oggi non è il benessere: troppa pressione e ritmi convulsi alterano l&#8217;umore, rendono insofferenti e i rapporti umani ne risentono!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora, perché si corre?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse, è una deformazione del famoso &#8220;Carpe diem&#8221;, di cui è responsabile appunto la precarietà diffusa oggi, che spinge a pensare &#8220;Ora o mai più!&#8221;. Oppure, è l&#8217;ansia d&#8217;infinito mal riposta in un attivismo esasperato, l&#8217;idea di avere pochi anni a disposizione per realizzare i progetti, o la tecnologia che velocizza la vita e la priva di spiritualità, di spazi per la riflessione e l&#8217;ozio creativo: sono diverse cause, che s&#8217;intrecciano e sottraggono energia, per cui il tempo pur sfruttato al massimo, perde di valore per l&#8217;arricchimento personale, ma bisogna prenderne coscienza, e imparare a staccare la spina dalla fretta! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è facile cambiare stile, né si può improvvisamente interrompere il sistema, ma si può con piccole attenzioni modificare il ritmo delle giornate: personalmente, ho imparato ad alzarmi prima al mattino e a dedicarmi del tempo, con la preghiera, per esempio, o con una passeggiata all&#8217;aria aperta, ascoltando musica e leggendo &#8230;il resto della giornata ne risente positivamente!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Impariamo ad ottimizzare il tempo libero con attività culturali, invece di ripiegarci sui social, e quanto sperimentiamo ci renderà più esigenti con noi stessi, capaci di scegliere a cosa dedicarci, e così saremo padroni del tempo, non succubi inconsapevoli!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La qualità delle nostre relazioni può essere soddisfacente solo dedicando il tempo al dialogo, agli incontri senza guardare l’orologio: così, avremo dato priorità alle persone e non agli impegni sterili di emozioni vere!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Paola Giorgi</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10825" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-tempus-fugit-vrp.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Corriamo, corriamo: ma dove andiamo ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Visioni revisioni & previsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Albanello]]></category>
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<p><span style="font-weight: 400;">Ormai la nostra vita è contrassegnata da adempimenti, dal rispondere ad una serie di sollecitazioni che provengono dall’esterno, ma che se non ci “invadono”, finiamo noi per procurarcele.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbiamo assunto un atteggiamento facciale sempre proteso ad una risposta che sentiamo di dover fornire, in relazione ad una domanda in entrata, vera o presunta a cui dobbiamo, comunque, dare soddisfazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un genitore, atterrito dall’idea che la propria figlia possa rimediare delle bocciature al punto da dover ripetere l’anno, corre ad incontrare quante più volte possibile l’insegnante o chi coordina la classe della ragazza, in modo da attivare qualcosa che deve essere scongiurato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Probabilmente la ragazza avrebbe bisogno di stazionare un anno per consolidare ciò che non ha acquisito, ma quel genitore, proiettato a vivere la eventuale “sconfitta” della figlia come una “sua” battuta di arresto, fa i salti mortali perché il rischio della bocciatura “rientri”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se quel genitore provasse ad interrogarsi, a conoscersi meglio, ad approfondire il suo sé, forse non starebbe troppo “con il fiato sul collo” alla propria figlia e percepirebbe che il risultato positivo della ragazza risponde ad un suo bisogno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora: proviamo a non correre, ma a rallentare i nostri passi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché, se pensassimo a dove stiamo mettendo i piedi, ci sentiremmo meno “trafelati” e, forse, capiremmo dove riamo diretti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai, il nostro stile di vita non si differenzia se siamo abitatori di una grande città o di un piccolo paese: questo è davvero deprimente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La organizzazione del mostro esistere ci sta omologando al tal punto che, pure se siamo circondati da una natura magnifica, quelle bellezze che sono i nostri boschi, i nostri laghi e le nostre montagne, neppure ci accorgiamo che ci fanno da cornice e potrebbero esaltare il nostro esistere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Effettivamente, però, qualcosa si muove: sono segnali ancora timidi ed incerti, ma che consentono di percepire un andamento che, nel tempo, si ingrosserà sempre di più.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sempre più spesso accade di conoscere storie di coppie o, anche di singoli, che lasciano la propria vita di Milano o di Bologna e si trasferiscono in Calabria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è da dire che quando raggiungono il meridione d’Italia, non vanno ad inurbarsi a Reggio o a Cosenza, ma si “rintanano” in paesini davvero primitivi e senza quelle condizioni “confortevoli” di cui si attorniavano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo sta a significare che si raggiunge un livello di stress che non è più a lungo sopportabile: allora ci si comincia a rendere conto che una vita che è maggiormente allineata con il senso dell’esistere, ha qualcosa di impagabile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Allora, sempre di più otteniamo una risposta alle pressanti domande che ci poniamo: perché sopravvivere in un ingorgo quando si potrebbe esistere in un contesto davvero rigenerante?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Statene certi che le persone, con il tempo, riusciranno ad essere sempre meno stupide e sempre più consapevoli delle regole di una vita che meriti di essere vissuta.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Ernesto Albanello</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10826" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-corriamo-corriamo-vrp.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>La corsa della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The King]]></category>
		<category><![CDATA[Corriamo Corriamo ma dove andiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Gerardo Altieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“…ma che c’avrete da core…” Ero arrivato da poco a Roma per gli studi universitari e ho sentito questa frase alla stazione Termini, pronunciata da una persona anziana che vedeva tutti noi formiche impazzite uscire frettolosamente dalla metropolitana: lì per lì pensai che quel signore vivesse con lo sguardo rivolto al passato, ma dopo qualche [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">“…ma che c’avrete da core…”</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ero arrivato da poco a Roma per gli studi universitari e ho sentito questa frase alla stazione Termini, pronunciata da una persona anziana che vedeva tutti noi formiche impazzite uscire frettolosamente dalla metropolitana: lì per lì pensai che quel signore vivesse con lo sguardo rivolto al passato, ma dopo qualche anno ho dato a quella frase un significato diverso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ormai da qualche decennio i ritmi delle liturgie sociali e lavorative si sono velocizzati esponenzialmente: processi e strumenti che ogni giorno abbiamo a disposizione ci permettono di risparmiare tempo, perciò migliorano efficienza e produttività, sia lavorativa che “sociale”, quest’ultima intesa come maggiore possibilità di sviluppo di relazioni umane. Ma tutto ciò è davvero quello che vogliamo? Non c’è il rischio di bulimia al riguardo, cioè sviluppo di tanta quantità di rapporti, non focalizzata alla ricerca della qualità degli stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ esattamente quello che sta succedendo. Pensate alla rubrica del vostro cellulare o agli “amici” su Facebook: con quanti davvero avete rapporti concreti? A quanti di questi ad es. mandate un messaggio personalizzato per gli auguri di Natale, invece dello spamming su tutta la rubrica. Rincaro la dose: a quanti fate una telefonata per il motivo di cui sopra?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il non avere mai tempo per accompagnare da qualche parte un familiare oppure non averne per incontrare una persona che non si vede o non si sente da tanto tempo lo si può contestualizzare in due fattispecie di situazioni: o la persona in questione non ci interessa più di tanto, oppure non ci fermiamo mai a riflettere sull’impiego che facciamo del nostro tempo a disposizione. Se per voi si verifica più frequentemente la prima ipotesi, siete persone un po&#8217; sfortunate; se invece non riuscite ad avere rapporti umani diretti principalmente per mancanza di tempo, la buona notizia è che il problema si può mitigare facilmente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da quanto non mettete per almeno una giornata intera in modalità aerea i devices che vi accompagnano quotidianamente? Da quanto non vivete una giornata intera senza le notifiche di ricezione di e-mail? Da quanto non fate quello che diamine vi pare senza sentirvi in colpa e pensare che ci siano cose più importanti e urgenti da fare? Molto probabilmente la risposta si riferisce ad un periodo lungo, forse troppo lungo: siete così sicuri che tutto ciò non si possa cambiare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sia chiaro, il mio non è l’invito del Milanese Imbruttito a mollare tutto e ad aprire un chiriguito ai Caraibi, ma vuole essere uno stimolo a riflettere su tutta questa fretta che ci pervade ogni giorno, una parte della quale è solo fine a sé stessa. Ulteriore chiarimento: non sono un sacerdote dalla Great Resignation, ma, evidentemente, la domanda che stimolo a porvi qualcuno se l’è già posta e la risposta è stata tranchant.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’universo può vivere senza di voi, ma non il contrario, a meno che non siate figli illegittimi del Grinch: non ci rifugiamo nella presunta scarsità di tempo per non accettare di fare una cernita nelle relazioni umane e nelle attività da coltivare. Soprattutto non pensiamo di dover per forza di cose essere aggiornati sempre e comunque in tempo reale su qualunque cosa succeda nell’universo stesso: tutti noi abbiamo quantità limitate di tempo, non dovremmo sprecarlo per fare tutto ciò che le convenzioni sociali provano ad imporci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Faber est suae quisque fortunae” (“Ognuno è artefice del proprio destino”) disse Appio Claudio, l’iniziatore della via Appia, che collega tuttora Roma a Brindisi: l’utilizzo del tempo è una parte fondamentale dell’indirizzo che vogliamo dare alla nostra esistenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sic stantibus rebus (ma quanto ho sofferto al liceo…), decidiamo di farci dettare le priorità della nostra vita dal mainstream sociale, oppure siamo noi che decidiamo per noi stessi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è che forse abbiamo anche paura di assumerci la responsabilità di decidere della nostra vita, cercando qua e là delle scuse all’uopo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Poneteveli questi quesiti e datevi delle risposte, anche se non avete tempo…</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Gerardo Altieri</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10828" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/1-la-corsa-della-vita-tk.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/la-corsa-della-vita/">La corsa della vita</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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