Home Canali La cultura Lo studio attendo del passato medicina contro l’ignavia

Lo studio attendo del passato medicina contro l’ignavia

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Recupero è una parola importante deriva dal latino ed etimologicamente significa prendere indietro. Molte sono le cose che possiamo riprendere, forse molte più di ciò che si aspetta chi la storia non la studia o non la vive.

Forse stiamo tornando indietro per guardare un po’ meglio a ciò che c’era prima, per analizzare e comprendere.

Troppo spesso lo si fa per giudicare, sento sempre troppi discorsi atti solo al giudizio, alla ricerca di un buono e di un cattivo, di un giusto e di uno sbagliato. Ma la storia ci insegna che gli schieramenti esistono solo sulla carta. Chi guarda dento il macrocosmo umano sa che l’evoluzione sociale è fatta di processi continui e sinuosi, gli scatti ci appaiono solo quando la storia è studiata in maniera superficiale. 

Ma è proprio qui il principio che ci porta al fallimento. Il pensiero a compartimenti stagni, lo schierarsi sempre da un lato definito senza valutarne altri. Attenzione non stiamo dicendo che l’ignavia sia una virtù, anche quello è uno schieramento fisso immutabile e immobile.

Ma non scegliere è comunque una scelta. Non votare, non pagare le tasse, non protestare in piazza, non mettere la freccia per uscire dalla rotonda. Sono tutte scelte politiche che hanno un peso. 

E allora cosa si dovrebbe recuperare? sicuramente la scuola e i diritti dei bambini. Unici a non essere rappresentati a livello politico se non come strumento (o troppo spesso fardello) dei genitori. Sono loro l’investimento più a lungo termine e più redditizio che l’Italia potrebbe fare.

Dal passato dovremmo recuperare la lungimiranza che rese possibile la creazione delle scuole, da quella Platonica nel V sec. a.C. ad Atene alle Universitas medioevali. Formare persone alla cultura, fornire strumenti non per il sapere fine a sé stesso ma per la ricerca del sapere significa avere un popolo in grado di avere pensieri complessi e su questi creare complesse strutture di governo. Un popolo incolto non sarà mai democratico perché la democrazia richiede coraggio e fede e solo chi ha tanta cultura ed un’alta intelligenza emotiva ha coraggio e fede nel futuro.

Recuperiamo dal passato il concetto di società, non possiamo più vivere di individualismo, ciò che siamo dipende dalla società, dalle sue regole e dalle sue convenzioni e questo gli antichi lo sapevano benissimo. Vi sembrerà stano e in effetti spiegarlo in poche parole è davvero difficile ma investire su qualcosa che unisce fa bene a tutti. In antico potevano essere gli dèi, la religione, ma anche una città. Gli egizi costruirono piramidi e tombe per il loro faraone/dio. Vi sembra egoistico? Questo perché non ci si cala mai in una cultura diversa. Se non si guarda con gli occhi di chi concepì determinate imprese si passa da curiosi appassionati di cultura a ottusi privi di ogni capacità di elasticità mentale. Per loro, 5000 anni fa, lavorare per il faraone significava lavorare per il bene dell’Egitto! Può sembrare una dittatura forse, ma lo era davvero? 

A Roma la dinastia dei Flavi che regnò dal 69 al 96 d.C. e cercò di restituire terre sottratte ai romani da Nerone per costruire la sua imponente e colossale dimora, la Domus Aurea. In particolare, Vespasiano nel 70 d.C. fece costruire un enorme anfiteatro dove prima sorgeva una monumentale statua voluta da Nerone. Questo anfiteatro è conosciuto oggi come Colosseo proprio grazie a quella enorme statua vicina alla struttura. 

Un anfiteatro per il popolo, per restituire terra e giustizia al popolo usurpato dall’imperatore Nerone. Ma perché i flavi non furono anch’essi imperatori? Non regnarono in maniera assoluta anche loro? Questo è solo un esempio. (anche piuttosto breve) di come la storia possa ingannare se vista con occhio giudicante. Spesso il confine tra buono e cattivo, tra giusto e sbagliato è così labile che identificarlo richiede una conoscenza e una consapevolezza enormi. 

Ciò nonostante, la ripresa e il recupero va verso la società e il buon discernimento. Impariamo, come sempre, dall’antico che il prossimo è più importante di se stessi e che la ricerca del sapere è più importante delle opinioni personali.

Sempre se siete d’accordo.

Dott.ssa Andrea Di Giovanni