Le riflessioni di fine anno sono sempre improntate a fare un bilancio. Il 2021 a differenza di chi lo ha preceduto è stato un anno pandemico vaccinato e seguendo la piccola serie che stiamo vivendo è facile pensare che il prossimo sarà super vaccinato. Anche perché è l’unico modo di arrivarci vivi. E una cosa è chiara dall’atteggiamento della maggioranza degli italiani: oltre l’86% di noi ha completato il ciclo (con corsa alla terza dose per colpa di Omicron) e si sale all’89% con una dose sola. Ma ormai è chiaro che le progressive restrizioni faranno completare l’immunizzazione alla svelta a molte persone.
In passato si affrontavano le festività natalizie sempre facendo un cenno alla maratona di cibo e scorpacciata, spesso indigesta, di parenti che “toccava sopportare”, semplicemente perché era Natale. E ne siamo sempre usciti vivi.
Poi è arrivato il Covid-19: e tanti italiani oltre 136 mila persone non ci sono più. E tanti non per scelta o assurde convinzioni No vax. 5 milioni di casi e tantissima sofferenza per chi è sopravvissuto. Per non parlare della paura. Dello scorso Natale chiusi in casa, con il terrore che ad andare a trovare qualcuno si potesse trasmettergli una malattia che poteva causare morte. Lo scorso Natale è stato il più atomizzato di sempre. E al momento in Europa siamo quelli meglio, perché non abbiamo divieti di circolazione o lockdown. Forse quel sentimento di paura così forte ci ha aiutati non poco a sopravvivere. E qui non si tratta di un banale reality show a tema avventura.
E oggi come stiamo? L’economia, bene grazie, al di là di ogni più rosea aspettativa. È vero che c’è l’effetto rimbalzo, ma c’è soprattutto l’effetto Mario Draghi. Poca filosofia, atteggiamento simpatico e sornione – fino a che non lo fanno increspare – tanta operatività. La verità è che andrebbe fatta una seria riflessione su quanto e cosa sopravviverà della politica italiana dopo l’attuale premier. Già Conte aveva catturato molte simpatie diffuse, anche per la grande gestione comunicativa della sua figura nella pandemia. E questo aveva dato fastidio, e anche ora “l’avvocato del popolo” è poco scalfito e logorato dal travaglio elefantiaco dei 5 stelle. Uno dei pochi capaci di instaurare quel legame diretto con gli italiani quasi a ricalcare la notorietà del “divo” Giulio Andreotti. A proposito proprio quest’ultimo sosteneva che se ci fosse stata l’elezione diretta del Presidente della Repubblica avrebbe vinto a mani basse. A febbraio 2022 assisteremo all’elezione della prima carica dello Stato avvenuta in pandemia. E anche solo per questo diversa. È accaduto di tutto, ma sembra che ancora una volta non sarà il tempo di una donna al Colle. Potrebbe essere il tempo di Draghi o chissà che non arrivi un outsider, un po’ come lo è stato alla vigilia, sette anni fa, Sergio Mattarella. Che dire, il miglior augurio politico per il 2022 è proprio questo!
Angela Oliva




