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	<title>Graziana Troisi Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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		<title>L’inizio di un viaggio tra gusto e senso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Serendipity]]></category>
		<category><![CDATA[Graziana Troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sensi che scrivono un racconto meraviglioso  Il vino non si beve, si degusta. Perché? Semplicemente perché il vino non è una bevanda, non lo si consuma per dissetarsi. In una bottiglia di vino c’è una storia che attende di essere condivisa e quando stappiamo una bottiglia e versiamo il vino nel nostro calice abbiamo la [&#8230;]</p>
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<p><b>Sensi che scrivono un racconto meraviglioso </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il vino non si beve, si degusta. Perché? Semplicemente perché il vino non è una bevanda, non lo si consuma per dissetarsi. In una bottiglia di vino c’è una storia che attende di essere condivisa e quando stappiamo una bottiglia e versiamo il vino nel nostro calice abbiamo la possibilità di diventare co-protagonisti di questa storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si può imparare a degustare? Assolutamente si. Degustatori si diventa attraverso lo studio e la pratica costante. Oggi, per fortuna, esistono molti corsi di formazione validi che possono darci una chiave di accesso al mondo del vino. Ma il primo passo è porsi con un atteggiamento di curiosità nei confronti del calice di vino che abbiamo di fronte e dedicargli il giusto tempo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le fasi principali di una degustazione sono tre. La prima è l’analisi visiva. Il colore del vino varia a seconda del vitigno, delle tecniche di vinificazione e del tipo di affinamento. Ma ci sono altri elementi che possono darci informazioni importanti, come i riflessi, la limpidezza e la vivacità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La seconda fase è l’analisi olfattiva. Riconoscere le molecole responsabili dei sentori olfattivi non è semplice, ci vuole un “naso” allenato ma soprattutto bisogna costruirsi un archivio di profumi; non si riconosce ciò che non si conosce! I profumi nel vino derivano principalmente dal patrimonio aromatico dell’uva, dalla fermentazione e dall’affinamento. La complessità, ovvero la quantità dei profumi, è un elemento di pregio ma ancora di più lo è la qualità olfattiva, ovvero la finezza e l’armonia dei diversi profumi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dopo averlo osservato e annusato, il vino va assaggiato, a piccoli sorsi. Ci sono molte sensazioni saporifere e tattili che possiamo percepire. Il vino sarà secco o dolce (nel caso in cui contenga zuccheri residui). La freschezza, invece, è la sensazione procurata dall&#8217;acidità del vino, come la sapidità deriva dalla presenza di sali minerali. Nei vini rossi è avvertibile una sensazione di astringenza data dal tannino; negli spumanti la presenza dell’effervescenza si traduce in un rafforzamento della freschezza, ma anche qui, come nel caso del tannino, abbiamo a che fare con sensazioni tattili e non propriamente con dei sapori. Ogni vino avrà un equilibrio diverso tra queste sensazioni a seconda della sua tipologia. Allo stesso modo ogni vino ha una persistenza diversa. La persistenza è la durata, esprimibile in secondi, di tutte le sensazioni del vino e degli aromi di retronasale.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché degustare un vino? Potremmo rispondere che la viticoltura è una delle voci più importanti dell’economia nazionale e in Abruzzo, ad esempio, costituisce il settore principale e con il maggior trend di crescita del comparto agricolo. Ragione certo sufficiente per spingerci a comprendere meglio il vino. Ma c’è una motivazione più profonda. Degustare è un esercizio sensoriale e intellettuale, ci mette in relazione con noi stessi e ci permette di ampliare la nostra esperienza del mondo. Rappresenta una grande possibilità di arricchimento e di crescita, un percorso di scoperta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi prendete il cavatappi, aprite una bottiglia, godendovi il privilegio di accogliere il primo respiro del vino; poi mettetevi comodi e lasciate che i vostri sensi vi trasportino dentro un racconto meraviglioso. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Graziana Troisi</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Sommelier</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">lafillossera.com</span></i></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10429" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10430" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/linizio-di-un-viaggio-s-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Montepulciano, rubino d’Abruzzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Graziana Troisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una personalità definita Il blu dell’Adriatico, il dorato della sabbia e le sfumature dei sassi della costa, un’ampia area verde con colline coltivate e il bianco delle cime innevate del Gran Sasso e della Maiella: questo è l’Abruzzo, una regione a colori che come uno scrigno custodisce genti, dialetti e tradizioni diverse. Eppure c’è un [&#8230;]</p>
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<p><b>Una personalità definita</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il blu dell’Adriatico, il dorato della sabbia e le sfumature dei sassi della costa, un’ampia area verde con colline coltivate e il bianco delle cime innevate del Gran Sasso e della Maiella: questo è l’Abruzzo, una regione a colori che come uno scrigno custodisce genti, dialetti e tradizioni diverse. Eppure c’è un filo che unisce paesi, comuni, province, famiglie; un filo rosso dalle tinte violacee che evoca il colore del sangue. Tutte le anime di questa regione si fanno corpo attraverso un fluido rigeneratore che porta il nome di Montepulciano d’Abruzzo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia ci sono oltre 600 vitigni autoctoni, ma in Abruzzo ce n’è uno soltanto a bacca rossa, il Montepulciano, ed è logica conseguenza che, per molti abruzzesi, vino rosso e Montepulciano d’Abruzzo vengano considerati sinonimi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vitigno coriaceo, resistente che da un vino intenso, “sanguigno”, longevo. Il Montepulciano d’Abruzzo racconta molto del carattere indomito degli Abruzzesi e di una certa saggezza contadina applicata al lavoro e all&#8217;economia familiare. Insieme ne marca anche i limiti, quell’atteggiamento di diffidenza e quel pragmatismo a volte incapaci di valorizzare i propri sforzi, di aprirsi al </span><i><span style="font-weight: 400;">Mondo</span></i><span style="font-weight: 400;"> fuori dai propri confini geografici e sociali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le </span><b>tracce storiche</b><span style="font-weight: 400;"> sull’origine del Montepulciano sono poche. Per molto tempo si è pensato che esso avesse dei legami con la città di Montepulciano in Toscana e quindi con il Sangiovese. Ma studi come il “Saggio itinerario nazionale pel Paese de’ Peligni” di </span><b>Michele Torcia</b><span style="font-weight: 400;"> di fine ‘700 e la Monografia storica di Sulmona dell’anno 1852 di </span><b>Serafini</b><span style="font-weight: 400;">, indicano con chiarezza che il vitigno era già stato identificato come separato dal Sangiovese (con il quale tra l’altro ha ben poco in comune) e che le sue origini sono nella Valle Peligna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 1926 </span><b>Bruno Bruni</b><span style="font-weight: 400;"> affermò: </span><i><span style="font-weight: 400;">“pochi vitigni hanno differenze di caratteri e di attitudini così profonde come il Sangiovese e il Montepulciano per conseguenza non si debbono confondere.”</span></i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">E aveva perfettamente ragione! </span><b>Italo Cosmo</b><span style="font-weight: 400;">, finalmente, nel 1948, con descrizioni e studi comparativi, toglierà ogni dubbio sulla autonoma individualità dei due vitigni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per le condizioni pedo-climatiche ideali, la voce vino in Abruzzo è sempre stata importante e dall’ottenimento della Doc Montepulciano d’Abruzzo nel 1968 a oggi, il lavoro più impegnativo è stato quello di concentrare le energie verso una produzione di qualità. Edoardo Valentini, Emidio Pepe, Nicola Santoleri, Gianni Masciarelli sono alcuni dei nomi dei vignaioli che, per primi, hanno creduto nella potenza del vitigno e del territorio prefissandosi l’obiettivo di fare un vino dalla personalità definita; ponendo l’accento anche sul suo potenziale di invecchiamento. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Difficile delineare le caratteristiche di un vino in teoria, perché la sua grandezza deriva proprio dalle diverse sfumature che assume a seconda della zona di produzione, dell’andamento dell’annata e delle scelte fatte dal produttore. Certo è che il Montepulciano d’Abruzzo sa esprimersi sempre con un colore rosso intenso e compatto, una notevole complessità olfattiva ed equilibrio gustativo; un suo punto di forza è quello di dare grandi vini sia nelle versioni più giovani, con semplici affinamenti in acciaio, che in quelle più evolute, con affinamento in botte o barrique, senza trascurare altri contenitori come le vasche in cemento o l’anfora in terracotta. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Graziana Troisi</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Sommelier</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">lafillossera.com</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10371" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/montepulsianorubino-c-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Vitigno autoctono, cosa significa?</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/vitigno-autoctono-cosa-significa/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=vitigno-autoctono-cosa-significa</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Graziana Troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Naturalmente e culturalmente inserito nel territorio Autoctono significa letteralmente “della stessa terra”, sinonimo di indigeno, ovvero originario della stessa terra in cui vive. Il suo contrario è Alloctono. La parola deriva dal latino tardo autochton, dal greco autóchton, composto di auto- ‘stesso’ e chtón ‘terra’. Il termine entra nell’Italiano moderno intorno all’Ottocento, assumendo connotazioni quasi poetiche, con riferimento a chi è generato dalla sua [&#8230;]</p>
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<p><b>Naturalmente e culturalmente inserito nel territorio</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Autoctono significa</span><b> letteralmente “della stessa terra”</b><span style="font-weight: 400;">, sinonimo di indigeno, ovvero originario della stessa terra in cui vive. Il suo contrario è Alloctono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola deriva dal latino tardo </span><i><span style="font-weight: 400;">autochton</span></i><span style="font-weight: 400;">, dal greco </span><i><span style="font-weight: 400;">autóchton</span></i><span style="font-weight: 400;">, composto di </span><i><span style="font-weight: 400;">auto-</span></i><span style="font-weight: 400;"> ‘stesso’ e </span><i><span style="font-weight: 400;">chtón</span></i><span style="font-weight: 400;"> ‘terra’.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il termine entra nell’Italiano moderno intorno all’Ottocento, assumendo connotazioni quasi poetiche, con riferimento a </span><b>chi è generato dalla sua stessa terra</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel mondo del vino troviamo la parola autoctono </span><b>come aggettivo del vitigno</b><span style="font-weight: 400;">. In senso letterale dovremmo quindi considerare autoctono solo un vitigno il cui primo esemplare sia nato da un seme ospitato nella sua terra natale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La questione è, però, più complessa. Nella pratica è molto difficile, se non impossibile, verificare la sussistenza di tale condizione. Tanto che alcuni studiosi preferiscono parlare di </span><b>“vitigno antico”</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un vitigno può essere considerato autoctono, quindi proprio di un certo luogo, quando la sua presenza è antica, storicamente accertata da tempo, anche sulla base di testimonianze scritte o orali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nella definizione di vitigno autoctono c’è un ulteriore elemento di complicazione: </span><b>la fillossera</b><span style="font-weight: 400;">. Come sappiamo la Phylloxera vastatrix, alla fine dell’Ottocento, provocò la morte di quasi tutti i vigneti europei (e non solo europei) e la scomparsa di molte varietà locali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando ci si trovò ad innestare le nuove piante sul piede americano (l’unico resistente all’afide) varietà poco produttive o meno resistenti vennero sacrificate a favore di quelle più produttive, resistenti alle crittogame e alle malattie e, non di meno, in grado di produrre vini appetibili nei mercati di riferimento dell’epoca. Sulla base di queste considerazioni il concetto di “antico” o autoctono si carica di ulteriori domande.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti vitigni oggi considerati alloctoni o “internazionali” erano in realtà coltivati in Italia già prima dell’avvento della fillossera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia, nonostante la viticoltura intensiva (da reddito) si sia concentrata sul reimpianto delle varietà più produttive e ricercate, sono sopravvissute moltissime specie locali, che negli anni sono state oggetto di recupero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questa preservazione della </span><b>biodiversità </b><span style="font-weight: 400;">hanno giocato un ruolo centrale proprio i contadini. Il grande storico francese</span><b> Fernand Braudel</b><span style="font-weight: 400;"> sostiene che i contadini hanno come missione sociale la conservazione. Questa missione è tanto più forte quanto più si produce per l’autoconsumo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In diverse zone abbiamo anche</span><b> viti a piede franco</b><span style="font-weight: 400;">, ovvero non innestate su radici americane. In Italia le troviamo soprattutto sui suoli di origine vulcanica, come l’Etna, il Vesuvio e i Campi Flegrei, ma anche nei terreni sabbiosi, come nelle zone di Ravenna e Forlì e in molte aree della Sardegna. Anche nei vigneti di altura dei vitigni sono sopravvissuti alla fillossera, come ad esempio il Prié Blanc in Valle d’Aosta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una definizione che trovo soddisfacente di vitigno autoctono è quella data dal produttore </span><b>Francesco Paolo Valentini</b><span style="font-weight: 400;"> relativamente al Trebbiano d’Abruzzo. Un vitigno che si è “</span><b>acclimatato</b><span style="font-weight: 400;">” in una zona specifica, anche molto ristretta, tanto da produrre dei vini riconoscibili e tipici rispetto al luogo di origine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando un vitigno è proprio del luogo necessità di minori o nulli trattamenti, in quanto “naturalmente” e culturalmente inserito nel territorio e in grado di resistere meglio alle avversità climatiche e parassitarie cui è soggetta la vite.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Dott.ssa Graziana Troisi</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Sommelier</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">lafillossera.com</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10362" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/vitigno-autoctono-c-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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