Energia: Le ricette dell’innovazione per un menù da riscrivere

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I dati dell’Istituto per la Competitività: volano le startup, arrancano i brevetti

Il rapporto annuale “Energia. Le ricette dell’innovazione per un menù da riscrivere” dell’Istituto per la Competitività (I‐Com), analizza l’ecosistema dell’innovazione energetica in Italia e l’attività brevettuale nazionale confrontandola con quella mondiale per tracciare il percorso di crescita del Belpaese. 

Nonostante le giovani aziende innovative siano cresciute del 170 per cento dal 2015 al 2022, raggiungendo un totale di 14.548 imprese registrate, non si può dire la stessa cosa sul tema energia dove le startup sfiorano le 2.128 unità. 

I 10 capitoli del rapporto dell’Osservatorio I-Com descrivono un ecosistema in cui le tecnologie protagoniste sono il fotovoltaico, l’eolico e i sistemi di accumulo. Secondo l’ufficio brevetti europeo (EPO) nel 2019, risultano circa 22.200 le innovazioni presentate e i dati certificano il 2020 anno di svolta per l’accumulo, un settore che nel 2019 ha vissuto il suo annus horribilis. Lo studio, giunto alla 14esima edizione, guarda anche alle rinnovabili offshore con riferimento all’eolico e ai possibili impatti tecnologici, giuridici e normativi. L’ultimo decennio ha profondamente trasformato le attività economiche e sociali portando al consolidamento di nuove abitudini e stili di vita sempre più digitalizzati. Le nuove opportunità scaturite da questo cambio di paradigma stanno ridisegnando la struttura di interi settori economici e il comparto energetico non fa eccezione. L’ultimo capitolo è dedicato alle caratteristiche e tendenze relative all’ecosistema delle start-up nel nostro Paese. Secondo il rapporto, delle sole 768 startup energetiche che hanno comunicato i propri dati occupazionali, appena il 14% dichiara un numero di dipendenti pari almeno a 5. Ad averne 20 è solo lo 0,5% del campione. Anche focalizzando l’attenzione sull’impatto in termini di occupazione e imprenditoria femminile, il quadro risulta abbastanza critico: la fetta di realtà che vanta almeno un 50% di donne tra soci e amministratori non supera il 14%.

Non sono incoraggianti i numeri sui brevetti legati all’innovazione energetica. Nonostante un aumento medio del 2,6% tra il 2010 e il 2020, l’Italia è passata dal rappresentare l’1% (572 brevetti) allo 0,7% (739 brevetti) del totale nelle tecnologie energetiche a livello mondiale. Anche nel confronto con gli altri Paesi europei la Penisola figura ultima per crescita decennale: il Regno Unito presenta infatti un tasso annuo medio di crescita dell’8,1%, seguito dalla Germania e dalla Francia rispettivamente con il 6% e il 6,1%, e dalla Spagna con un 3,3%.

Nel complesso lo studio conferma l’esistenza di un problema di scalabilità del business nazionale: in Italia continua ad esistere una scarsa propensione al rischio e un atteggiamento “culturale” refrattario all’innovazione, alla dinamicità di impresa, e alla fiducia – finanziaria, imprenditoriale e intellettuale – nei confronti di quei giovani, donne e imprenditori alle prime armi che, con intuizioni e conoscenze talvolta anche più aggiornate e creative, intendono investire e lavorare nella produzione di beni e servizi.

Cristina Mignini

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