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Venywhere, Venezia hub dello smartworking

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Come diceva Karl Popper, “Il futuro è aperto” per freelance, nomadi digitali e non solo

Professionisti, digital nomads tra i 30 ed i 45 anni, provenienti da vari background professionali e dotati di soft skills molto importanti hanno scelto Venezia per una nuova metodologia di lavoro. 

Si chiama Venywhere ed è il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione di Venezia e l’Università Ca’ Foscari per offrire alla città e alla popolazione emergente dei workers from anywhere un innovativo strumento di contatto e interazione grazie ad una piattaforma specificamente progettata.  La piattaforma ha il compito di facilitare l’attrazione e l’inserimento di una nuova comunità attiva di persone che potranno arricchire la città di nuove energie e attivare un’offerta di nuovi servizi e opportunità economiche per la comunità locale.

Venywhere.it  ha da subito avuto 15000 visite e oltre 1200 iscrizioni di workers potenzialmente interessati a trasferirsi a Venezia: sono freelance e ‘nomadi digitali’,  lavoratori dipendenti che hanno la possibilità di svolgere la loro attività per periodi prolungati lontano dalla propria sede, residenti veneziani che possono usufruire di servizi di supporto al loro lavoro remoto facilitandone la permanenza in città e aziende interessate a spostare interi team per periodi prolungati a Venezia. Ci sono esperti di finanza e open banking, ci sono specialisti di informatica, data scientist, operatori del marketing digitale, la gran parte di loro è donna e preferisce rimanere a Venezia per periodi lunghi. 

Parte centrale di Venywhere, che vuole fare di Venezia un hub internazionale per sviluppare idee digitali che migliorino il lavoro e la qualità della vita quotidiana, sono le connessioni che creano appartenenza tra i lavoratori e le comunità in cui vivono. Ma Venezia è uno dei brand più famosi al mondo e può dare il suo contributo autorevole anche ad un’altra mission fondamentale per il futuro del pianeta. Per questo obiettivo la serenissima ha presentato il Progetto “Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità” che ha come focus lo sviluppo futuro e le infrastrutture della città lagunare. 

Venywhere è partito operativamente nei primi giorni di marzo con Cisco, leader mondiale nelle tecnologie abilitanti le modalità di lavoro innovativo. Sedici dipendenti provenienti da vari Paesi europei sono stati chiamati a misurarsi, per primi, con questa nuova esperienza, sperimentando non solo le funzionalità della piattaforma Venywhere e l’impatto che l’intera iniziativa avrà sulla città di Venezia, ma anche le tecnologie abilitanti il futuro del lavoro e le nuove forme di collaborazione tra persone di team distribuiti. In questo senso le piattaforme di collaborazione innovative come Cisco WebexTM creano modelli che vanno oltre le attuali esperienze di lavoro remoto, ridefinendo nuovi standard più inclusivi e coinvolgenti.

Il progetto parte dal presupposto che la città lagunare potrebbe essere il luogo ideale per un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale, e per la sperimentazione di un rinnovamento urbano innescato dalla presenza di una nuova popolazione di “cittadini temporanei” che potrebbero diventare col tempo nuovi residenti. A questo fine sta consolidando una rete che comprende istituzioni di ricerca, associazioni, fondazioni, musei e strutture private che sostengono il progetto contribuendo a creare offerta di spazi di lavoro e di servizi, a cui singoli o gruppi di lavoratori potranno accedere attraverso un sistema di prenotazione flessibile.

A livello internazionale questo particolare modello di nuova residenzialità ha già trovato applicazione, come accaduto, ad esempio, in Estonia, alle Barbados, in Islanda o a Dubai. Tuttavia le esperienze portate avanti fino ad ora hanno considerato in via pressoché esclusiva l’aspetto residenziale in senso stretto, ignorando il fatto che spesso una delle motivazioni fondamentali degli anywhere workers per risiedere per un lungo periodo all’estero è quella di potersi integrare con la comunità locale, e di poter partecipare alla vita quotidiana della città. Un esempio illuminante del potenziale di un approccio più strutturato è quello del progetto “Tulsa remote” della Kaiser Foundation che, enfatizzando l’aspetto comunitario, ha potuto raccogliere oltre 10.000 domande di trasferimento per un anno a Tulsa (Oklahoma), una città in crisi di identità sociale e di sviluppo.

Cristina Mignini