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Guerre armi e obiettivi intelligenti confermano la stupidità dell’uomo

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Nel ventunesimo secolo l’uomo parla ancora di “guerra”, e ci associa a questa la parola “intelligente”.  Un paradosso dell’evoluzione umana. 

Il giornalista scrittore Michele Serra, in un suo recente monologo dice “abbiamo creduto che bastasse goderci la pace e festeggiarla per far sparire la guerra”, concludendo poi dicendo “mio padre non era mio padre nel 1942 sulla spiaggia di Porto Empedocle, mio padre nel 1942 era un figlio, era mio figlio”. Due frasi che mi hanno fatto riflettere perché entrambe drammaticamente vere. Infatti dal 1945 ad oggi nel mondo ci sono state ben 300 guerre senza un giorno di tregua, e la realtà è che la guerra riguarda non i padri ma i figli, ovvero il futuro del mondo.

Sembra assurdo, ma ancora oggi i leader mondiali parlano della guerra come di una soluzione politica necessaria. Chi attacca, lo fa in nome della “sicurezza”, ma anche chi si difende lo fa in nome della “sicurezza”. In ogni caso, pur sempre di guerra stiamo parlando, del decadimento di qualsiasi valore umano e morale, e quelli che ci rimettono purtroppo sono i civili, la gente comune, i ragazzi: i nostri figli per l’appunto. 

Fino a qualche mese fa, mentre il mondo provava ad uscire a fatica da una pandemia mondiale, la globalizzazione, lo sviluppo iper-tecnologico, le borse, i social come mezzi di comunicazione di massa, le armi tecnologiche capaci di colpire con precisione chirurgica o a disintegrare l’intera umanità, sembravano averci allontanato per sempre dall’ipotesi di un terzo conflitto mondiale. Le guerre sembravano potersi risolvere con accordi economici, diplomatici, con l’uso delle parole nei comizi televisivi, e con il balletto degli schieramenti NATO, ONU, UNIONE EUROPEA, LEGA ARABA, OCCIDENTE, ORIENTE e così via. Nessun leader mondiale, si pensava, avrebbe mai avuto il coraggio di scatenare una nuova guerra mondiale. La possibile guerra intelligente, tanto acclamata da tutti, sembrava qualcosa di indolore, che riguardava direttamente i due interlocutori di turno in disaccordo, con la consapevolezza che nessuno avrebbe mai premuto il fatidico “bottone rosso” per lanciare le testate nucleari, cancellando per sempre il genere umano. È troppo bella la vita dei leader politici e dei potenti, con i loro privilegi e la loro ricchezza, per rischiare di perdere tutto. Meglio fomentare le piccole guerre civili, le guerre tra le etnie locali, tra le religioni, il terrorismo, il razzismo, che comunque fanno girare il mercato economico delle armi, fanno alzare e abbassare i mercati delle borse, alimentano il terrore nei telegiornali e nelle menti del popolo comune, distogliendo  l’attenzione dai poteri forti, e a turno fanno fare bella figura a qualche premier nazionale che si prende il merito di aver riportato la pace, e di aver evitato la distruzione di massa, avendo agito per il solo bene comune. Tutto calcolato e condiviso.

Le guerre degli ultimi anni, non hanno visto coinvolti aerei caccia di ultima generazione, navi bombardieri, sottomarini, ma droni, robot, semplici mezzi civili economici e di uso comune, che sono diventati il nuovo strumento di morte (automobili, camion, aerei di linea scagliati contro le folle o fatti saltare per aria). Un copione perfetto, a vantaggio di pochi eletti e privilegiati. I ricchi si godono le loro fortune, e fanno sempre più soldi mostrando sui social il loro tenore di vita, i poveri invece diventano sempre più poveri, spendendo fino al limite delle loro possibilità, pur di assomigliare ai ricchi ma, allo stesso tempo, sono costantemente controllati e terrorizzati dalle minacce di guerre civili, dal terrorismo, dalle pandemie, e non ultimo dal cambiamento climatico e la catastrofe ambientale.

Eppure, davanti a questa sceneggiata, escono all’improvviso due voci dal coro che destabilizzano tutto e tutti, una che ci proietta nel futuro imminente, l’altra che ci catapulta alla metà del secolo scorso, e la cosa assurda è che l’umanità è impreparata a fronteggiare entrambe. Da una parte, gli scienziati e gli esperti del settore dichiarano i rischi derivanti dallo “sviluppo di armi autonome intelligenti”, che potrebbero letteralmente rivoltarsi e distruggere l’umanità, più di quanto possa fare un conflitto atomico, mentre dall’altro, l’ultimo zar di Russia, Vladimir Putin, prima minaccia, poi inizia una nuova guerra, ma una guerra vera, vecchio stile, Russia contro Ucraina, Russia contro Nazioni Unite, est contro ovest, con missili, carri armati, bombe, uomini al fronte, trincee, campi minati, colpendo obiettivi civili senza remore e pietà.

Da un lato c’è il futuro, un gruppo di scienziati che denuncia il pericolo degli armamenti di nuova generazione, autonomi ed intelligenti, capaci di mettere a repentaglio tutte le popolazioni civili in scala globale. “The third revolution in warfare”, cioè la capacità di annientamento del nemico ma anche di noi stessi, con la perdita del “controllo” dei mezzi di distruzione di massa nei conflitti. Non parliamo di guerre dove si sostituisce l’intelligenza umana con quella artificiale, ma di una potenza stravolgente di strumenti che non potremo controllare nella loro drammatica capacità distruttiva, e le conseguenze si ripercuoterebbero anche sulle generazioni future. Non possiamo pensare di sperimentare la forza di queste tecnologie nella realtà, per poi metterle al bando, perché sarebbe troppo tardi. Non bisognerebbe proprio provarle e tantomeno utilizzarle. 

Dall’altro lato c’è il passato, con una nuova assurda guerra, vecchia ed obsoleta, che ha risvegliato i demoni del passato, ormai sepolti. Non un terrorista, non un dittatore nemico dell’occidente, non un folle estremista, ma un presidente eletto, un “amico”, un “partner” politico dell’occidente, che ha partecipato per decenni a riunioni e summit internazionali, che ha stretto mani e amicizie, fatto promesse e firmato trattati e, all’improvviso, rimette tutto in gioco, riaccendendo le asperità di una guerra fredda e di un olocausto antisemita, pronunciando parole di disprezzo e odio per un popolo. Come in uno “one man show”, unisce la strategia della globalizzazione a quella devastante della guerra e dell’odio razziale, progresso e decadenza umana. Aspetta la fine dei giochi olimpici invernali di Pechino, facendo una “cortesia” alla Cina, per poi scatenare una guerra. Forse lui stesso stava giocando da anni, recitando un ruolo che in realtà non gli apparteneva. Decenni di morti sospette, attentati, operazioni segrete, tutte volte ad arrivare a questo preciso momento. Un programma meditato da anni e costruito alla perfezione, all’insaputa anche dei suoi stessi connazionali. E gli altri leader mondiali che cosa possono fare? Niente! Perché esiste un paradosso delle regole della modernità, della cosiddetta guerra intelligente, perché, se reagiscono, saranno loro stessi ad aver innescato la terza guerra mondiale. Se la NATO interviene, se l’Europa interviene, se si crea una “no fly zone sull’Ucraina”, se si chiedono dei varchi umanitari per salvare i civili, se si aiuta il più debole, se ci si schiera, si è colpevoli del terzo conflitto mondiale. Si può solo mediare, o meglio telefonare ad un folle sperando che, come diceva un vecchio spot pubblicitario, una telefonata ci allunghi la vita.

Giorgio Olori