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	<title>Ambiente e sostenibilità Archivi - La Citt&agrave; Magazine</title>
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	<description>Una Citt&#224; Per Cambiare</description>
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		<title>Ricerca: non solo fumo, svelati i segreti genetici del tabacco Australiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Beniamino Manoja]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia ancora protagonista nel campo della ricerca scientifica grazie all’eccellenza nazionale dell’ENEA. E’ stato infatti pubblicato sull’autorevole rivista “Nature Plants” il genoma del tabacco australiano (Nicotiana benthamiana). Lo studio, iniziato nel 2018, è stato condotto da un consorzio internazionale coordinato dalla Queensland University of Technology e comprendente l’ENEA, sostenuto da un finanziamento europeo nell’ambito del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia ancora protagonista nel campo della ricerca scientifica grazie all’eccellenza nazionale dell’ENEA. E’ stato infatti pubblicato sull’autorevole rivista “Nature Plants” il genoma del tabacco australiano (</span><i><span style="font-weight: 400;">Nicotiana benthamiana</span></i><span style="font-weight: 400;">). Lo studio, iniziato nel 2018, è stato condotto da un consorzio internazionale coordinato dalla Queensland University of Technology e comprendente l’ENEA, sostenuto da un finanziamento europeo nell’ambito del programma Horizon 2020.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questa piantina, dalla taglia molto più bassa del tabacco normale, è stata usata per secoli dagli aborigeni australiani come pianta medicinale e rituale, sotto il nome di pitjuri. Per la sua facilità di coltivazione e manipolazione genetica, è stata adottata da centinaia di laboratori in tutto il mondo come sistema modello di studio e successivamente dall’industria biotecnologica come “biofabbrica” per la produzione di medicinali. Nel database Google vi sono oltre 75.000 lavori scientifici e 15.000 brevetti che citano questa specie. Uno dei primi sieri anti-Ebola e il primo vaccino contro il COVID di origine vegetale sono stati prodotti in N. benthamiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lavoro ha chiarito la sequenza del genoma completo del ceppo di laboratorio di N. benthamiana, derivato da una singola pianta raccolta nei primi anni del secolo scorso nel deserto dell’Australia centrale, e di un secondo ceppo, adattato invece alle condizioni subtropicali del Queensland, nell’Australia settentrionale. La comparazione dei due ceppi ha rivelato alcune differenze a livello della composizione genetica e differenze più marcate nella composizione chimica (ad esempio, nel contenuto di nicotina e nornicotina, un suo derivato più tossico). Tali informazioni risulteranno utili non solo per la ricostruzione della biodiversità di questa specie, ma anche per il suo uso nella ricerca di base e per applicazioni biotecnologiche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il gruppo ENEA comprende ricercatori della Divisione Biotecnologie ed Agroindustria del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali, nella quale si studiano anche applicazioni del tabacco australiano per la produzione di vaccini umani e veterinari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo importante risultato è il sesto conseguito dall’ENEA nel campo della genomica vegetale, dopo il sequenziamento dei genomi della patata, del pomodoro, della melanzana (appartenenti, come il tabacco australiano, alla famiglia delle Solanacee) e quelli del caffè robusta e della Gardenia (appartenenti alle Rubiacee, una grande famiglia di arbusti tropicali, fonte di moltissime molecole ad azione bioattiva o terapeutica). Questi lavori, due dei quali pubblicati come storie di copertina su “Nature” ed uno su “Science”, testimoniano l’impegno continuo dell’ENEA in questo settore rilevante sia per le applicazioni di tipo biomedico sia per la conservazione della biodiversità vegetale e il miglioramento genetico che sono alla base della nostra alimentazione e bioeconomia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per chi avesse il piacere di approfondire l’argomento può collegarsi al link dell’articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Link all’articolo: </span><a href="https://www.nature.com/articles/s41477-023-01489-8"><span style="font-weight: 400;">https://www.nature.com/articles/s41477-023-01489-8</span></a></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Beniamino Manoja</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it </span></i></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11357" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ricerca-non-solo-fumo-a_s.jpeg.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Dall’Italia nuova metodologia per calcolare l’impatto dell’industria sulle risorse idriche locali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Scipio Sighele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ENEA ancora protagonista come eccellenza nella ricerca ambientale L’ENEA ha dunque sviluppato una nuova metodologia di analisi per valutare l’impatto delle industrie sulle risorse idriche locali, come fiumi e laghi, nell’ambito del progetto RECIProCO finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I test sono stati condotti in Italia su due cartiere e un’industria tessile e i risultati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://lacittamagazine.it/dallitalia-nuova-metodologia-per-calcolare-limpatto-dellindustria-sulle-risorse-idriche-locali/">Dall’Italia nuova metodologia per calcolare l’impatto dell’industria sulle risorse idriche locali</a> proviene da <a href="https://lacittamagazine.it">La Citt&agrave; Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>L’ENEA ancora protagonista come eccellenza nella ricerca ambientale</i></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’ENEA ha dunque sviluppato una nuova metodologia di analisi per valutare l’</span><b>impatto delle industrie sulle risorse idriche locali</b><span style="font-weight: 400;">, come fiumi e laghi, nell’ambito del progetto RECIProCO finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I </span><b>test</b><span style="font-weight: 400;"> sono stati condotti in Italia </span><b>su due cartiere</b><span style="font-weight: 400;"> e un’</span><b>industria tessile</b><span style="font-weight: 400;"> e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale </span><i><span style="font-weight: 400;">Journal of Environmental Management</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La metodologia elaborata dal team di ricerca ENEA prevede il calcolo di tre indicatori in grado di restituire una ‘fotografia’ dell’impatto degli usi idrici industriali sui bacini e sottobacini: il primo è l’</span><b>Indice di stress idrico di consumo e prelievo</b><span style="font-weight: 400;"> (Water Consumption Stress Index &#8211; WCSI) e fornisce una descrizione dello stato delle risorse idriche locali, tenendo conto del bilancio annuale medio a livello di sottobacino dell’acqua prelevata e consumata, della variabilità stagionale, dei periodi critici e delle tendenze storiche; il secondo è l’</span><b>Indice di impatto totale dell’insediamento industriale</b><span style="font-weight: 400;"> (Overall Factory Basin Index &#8211; OFBI) sul bacino idrografico locale e caratterizza il ciclo idrico dell’azienda integrando informazioni sui prelievi, i consumi, le restituzioni e le perdite d’acqua; il terzo è l’</span><b>Indice di riuso idrico aziendale</b><span style="font-weight: 400;"> (Internal Water Reuse &#8211; IWR) e valuta l’efficienza dell’uso dell’acqua da parte dell’industria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le due cartiere dove è stata testata la nuova metodologia si trovano nei sottobacini del Brenta-Baccaglione (Veneto) e dell’Arno (Toscana), mentre l’impresa tessile è ubicata nei pressi del fiume Ticino (Lombardia). “In generale questi due settori produttivi si caratterizzano per un elevato consumo di acqua ma esiste chiaramente una differenza nell’equilibrio delle risorse idriche tra i sottobacini considerati: l’Arno è quello che presenta le maggiori criticità per lo sfruttamento idrico, la quantità d’acqua disponibile e la variabilità stagionale”, spiega </span><b>Luigi Petta</b><span style="font-weight: 400;">, responsabile del Laboratorio ENEA di Tecnologie per l’uso e gestione efficiente di acqua e reflui e coautore dello studio insieme ai ricercatori </span><b>Gianpaolo Sabia</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>Davide Mattioli</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>Michela Langone</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello specifico, l’analisi dei tre sottobacini ha evidenziato una significativa differenza tra il Nord Italia caratterizzato da uno stress idrico contenuto e il Centro Italia che presenta invece situazioni di sofferenza idrica medio-alta, anche se la situazione più critica si registra in Sicilia e in gran parte della Puglia e della Basilicata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda l’impatto totale dell&#8217;insediamento industriale, l’indice OFBI varia da un minimo dell’azienda tessile lombarda sul bilancio idrico del Ticino (0,002%) a un massimo della cartiera toscana sull’Arno (0,192%), che però risulta la più virtuosa in termini di riuso idrico (98%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Sulla base di questi casi di studio, la metodologia che proponiamo è quindi in grado di valutare l’impatto effettivo di uno specifico insediamento produttivo su fiumi, laghi e falde acquifere e di fornire così alle amministrazioni locali, ai consumatori e alle stesse imprese informazioni utili per conoscere e valutare l’impatto sullo stress idrico locale”, sottolinea Petta. &#8220;L’incremento della popolazione e il cambiamento climatico sono tra le cause principali di un’insostenibile pressione sulle riserve idriche a livello globale: la domanda annuale di acqua è di circa 4.600 miliardi di m</span><span style="font-weight: 400;">3 </span><span style="font-weight: 400;">ma entro il 2050 potrebbe arrivare a sfiorare i 6.000 miliardi di m</span><span style="font-weight: 400;">3 </span><span style="font-weight: 400;">l’anno. Risulta quindi essenziale identificare metodologie affidabili per valutare l’impatto delle attività, in particolare quelle industriali, sulle risorse idriche locali anche per supportare l’adozione di nuovi modelli produttivi e di consumo che minimizzino l’uso dell’acqua”, conclude l&#8217;esperto di ENEA.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Italia ogni anno l’</span><b>industria </b><span style="font-weight: 400;">consuma circa</span><b> 5,5 miliardi di m</b><b>3</b><span style="font-weight: 400;"> di acqua (il 21% dei consumi totali), anche se l’</span><b>agricoltura</b><span style="font-weight: 400;"> resta il settore a più alta intensità idrica con </span><b>14,5 miliardi di m</b><b>3</b><b> </b><span style="font-weight: 400;">di acqua utilizzata (</span><b>oltre il 50%</b><span style="font-weight: 400;">). Si tratta di un trend che rispecchia in parte l’andamento europeo, dove i consumi di acqua (214 miliardi di m</span><span style="font-weight: 400;">3 </span><span style="font-weight: 400;">l’anno) sono riconducibili alle attività agricole (58%), al raffreddamento (18%), all’industria (11%), agli usi civili (10%) e ai servizi (3%).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La metodologia elaborata dalla ENEA costituisce un elemento fondamentale per uno sviluppo armonico tra economia e utilizzo consapevole delle nostre risorse idriche.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Scipio Sighele</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: Enea.it</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11366" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/3-dall_italia-nuova-metodologia-a_s.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un “cappotto verde” per ridurre le temperature </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Sardi]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Estati sempre più roventi mettono a dura prova la tenuta termica degli edifici. La soluzione per ridurre le temperature infernali si concretizza con un ‘cappotto verde’ capace sugli edifici di ridurre di oltre 1 °C la temperatura dell’aria in città. È quanto emerge dal nuovo studio ENEA, pubblicato su Energy and Buildings, che ha valutato l’efficacia di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Estati sempre più roventi mettono a dura prova la tenuta termica degli edifici. La soluzione per ridurre le temperature infernali si concretizza con un ‘</span><b>cappotto</b><span style="font-weight: 400;"> </span><b>verde</b><span style="font-weight: 400;">’ capace sugli edifici di ridurre di oltre 1 °C la temperatura dell’aria in città. È quanto emerge dal nuovo studio ENEA, pubblicato su </span><i><span style="font-weight: 400;">Energy and Buildings</span></i><span style="font-weight: 400;">, che ha valutato l’efficacia di un impiego diffuso di tetti e muri esterni ricoperti di vegetazione contro le isole di calore in zone urbane densamente abitate a Roma e Torino, prendendo in considerazione principalmente una tipica giornata estiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I ricercatori ENEA del Dipartimento di Efficienza energetica hanno simulato tre scenari di mitigazione caratterizzati da varie combinazioni di soluzioni </span><i><span style="font-weight: 400;">green</span></i><span style="font-weight: 400;">. A Roma, lo scenario più favorevole all’abbattimento delle temperature prevede</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">12mila m</span><span style="font-weight: 400;">2</span><span style="font-weight: 400;"> di tetti verdi in combinazione con 60mila m</span><span style="font-weight: 400;">2</span><span style="font-weight: 400;"> di facciate verdi, con cui è stata calcolata una riduzione media della temperatura di 0,33 °C, con punte fino a 1,17 °C alle ore 15.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Il merito di questo abbattimento della temperatura deve essere attribuito soprattutto alle pareti verdi che aumentano la loro efficacia in modo proporzionale all’altezza dell’edificio; i tetti verdi estensivi, invece, risultano inefficaci nel mitigare direttamente il riscaldamento urbano quando sono installati su edifici alti dai 20 metri in poi, ma sono molto utili per ridurre la temperatura interna dell’abitazione e, di conseguenza, l’uso della climatizzazione</span></i><span style="font-weight: 400;">”, spiega la ricercatrice ENEA Tiziana Susca,</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">che ha lavorato allo studio insieme ai colleghi</span><b> </b><span style="font-weight: 400;">Fabio Zanghirella</span><b> e </b><span style="font-weight: 400;">Vincenzo Del Fatto</span><b>.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A </span><b>Torino</b><span style="font-weight: 400;"> si è registrata una riduzione della temperatura esterna dell’aria di circa</span><b> 0,5 °C</b><span style="font-weight: 400;"> in due scenari che prevedevano rispettivamente </span><b>6mila m</b><b>2</b><b> di </b><b><i>living wall</i></b> <i><span style="font-weight: 400;">(Le soluzioni di giardino verticale chiamate living wall sono costituite da pannelli e moduli di produzione industriale, integrati da appositi sistemi di irrigazione, che vengono fissati alle facciate degli edifici e servono per alloggiare e tenere in vita mix di piante di differente specie e provenienza)</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>altrettanti di facciate verdi</b><span style="font-weight: 400;"> sugli edifici. In entrambi i casi le abitazioni si trovavano lungo un canyon urbano</span> <i><span style="font-weight: 400;">(Un canyon urbano è un luogo in cui la strada è fiancheggiata da edifici su entrambi i lati creando un ambiente simile a un canyon. I canyon urbani influenzano condizioni locali, tra cui temperatura, vento, luce e qualità dell&#8217;aria)</span></i><span style="font-weight: 400;">, parallelo alla direzione principale del vento, condizione in grado di dissipare il calore accumulato.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Quando le stesse soluzioni green vengono impiegate in canyon urbani orientati perpendicolarmente alla direzione principale del vento, la loro efficacia si riduce sensibilmente. Infatti, l’entità della mitigazione dell’isola di calore dipende da tanti fattori come clima, meteo, geometria urbana, scala di applicazione, tecnologie e specie vegetali utilizzate</span></i><span style="font-weight: 400;">”, spiega Fabio Zanghirella.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">A proposito di specie vegetali, in questo studio abbiamo considerato per i </span></i><b><i>tetti verdi</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> il </span></i><b><i>sedum</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, che raggruppa varie piante perenni in grado di crescere senza problemi in ambienti caldi, aridi e rocciosi, l’</span></i><b><i>edera per le facciate</i></b><i><span style="font-weight: 400;"> e la </span></i><b><i>felce comune per i living wall</i></b><span style="font-weight: 400;">”, aggiunge Vincenzo Del Fatto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La ricerca ENEA ha evidenziato che durante le </span><b>ondate di calore</b><span style="font-weight: 400;">, le diverse forme di cappotto green abbiano un’efficacia leggermente inferiore a quella registrata durante una tipica giornata estiva, in quanto questo fenomeno climatico estremo riduce il potenziale di raffrescamento delle piante a causa della chiusura degli stomi, le piccole ‘bocche’ presenti sulle foglie che consentono lo scambio gassoso fra interno ed esterno del vegetale, favorendo in particolare l’entrata di anidride carbonica utilizzata per la fotosintesi e la fuoriuscita di ossigeno e vapore acqueo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel 2016 le aree urbane coprivano quasi 60 milioni di ettari (l’1,29% della superficie terrestre occupata per aree edificate, pascoli e terreni coltivati) e la popolazione urbana era il 54,4% rispetto a quella globale. Ma secondo le stime ONU questa percentuale raggiungerà il 68,36% entro il 2050, comportando ulteriore urbanizzazione che modificherà l’equilibrio termico naturale dando luogo a un ulteriore aumento delle temperature urbane superficiali. Previsioni relative agli scenari di espansione urbana rivelano che, nell&#8217;ambito dell&#8217;attuale percorso di sviluppo basato sull’utilizzo di combustibili fossili, l’Europa sarà interessata da un ulteriore riscaldamento superficiale medio pari a 0,12 °C in estate entro il 2100.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Alessandro Sardi</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it</span></i></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11389" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/2-un-cappotto-verde-s_b.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Ambiente: un servizio climatico per mappare aree a rischio inondazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[BioBacco]]></category>
		<category><![CDATA[Concezio Rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ENEA ha sviluppato un nuovo servizio in grado di mappare le aree costiere a rischio inondazione per il cambiamento climatico che abbina modelli ad alta risoluzione (con maglia 7x7km), tecnologie satellitari (Variazioni della superficie terrestre registrate dai satelliti con maglia 100x100m) e rilievi sul campo. Il nuovo servizio climatico è stato messo a punto da un team di ricercatori [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>ENEA</b><span style="font-weight: 400;"> ha sviluppato un nuovo servizio in grado di</span><b> mappare le aree costiere a rischio inondazione </b><span style="font-weight: 400;">per il cambiamento climatico che abbina modelli ad alta risoluzione</span> <span style="font-weight: 400;">(</span><i><span style="font-weight: 400;">con maglia 7x7km)</span></i><span style="font-weight: 400;">, tecnologie satellitari</span> <span style="font-weight: 400;">(</span><i><span style="font-weight: 400;">Variazioni della superficie terrestre registrate dai satelliti con maglia 100x100m</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span><span style="font-weight: 400;"> e rilievi sul campo. Il nuovo servizio climatico è stato messo a punto da un team di ricercatori composto da climatologi, esperti GIS, oceanografi e geologi ed è stato presentato al XXI Congresso </span><i><span style="font-weight: 400;">International Union for Quaternary Research</span></i><span style="font-weight: 400;"> (INQUA), una delle più importanti conferenze internazionali sulle scienze del Quaternario che si è svolta di recente a Roma. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Le Scienze del Quaternario studiano l’evoluzione recente del pianeta, del paesaggio e degli ecosistemi e sono indispensabili per la ricostruzione dei processi naturali in atto, per discriminare i cambiamenti globali indotti dall&#8217;uomo rispetto a quelli naturali e capire quali risorse sono realmente rinnovabili al fine di garantire una transizione ecologica ed energetica rispetto al nostro attuale modello di sviluppo. Si tratta di tematiche dalla portata scientifica ed applicativa fondamentali per comprendere gli sviluppi della più recente era dell’Antropocene, durante la quale, l’uomo, con le sue attività, è riuscito ad incidere sui processi geologici, sulla risorsa acqua, sul clima e sul paesaggio con modifiche territoriali e strutturali.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad oggi, sono state completate le mappe di Follonica-Piombino e Marina Di Campo in</span><b> Toscana</b><span style="font-weight: 400;">, Fertilia-Alghero in</span><b> Sardegna </b><span style="font-weight: 400;">e Parco Nazionale del Circeo (Latina-Sabaudia) nel</span><b> Lazio</b><span style="font-weight: 400;"> (fig. 1, 2, 3), mentre sono in via di definizione quelle dei litorali della Spezia, Roma, Napoli, Brindisi, Taranto e Cagliari.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nuovo servizio di mappatura intende fornire a </span><b>decisori pubblici </b><span style="font-weight: 400;">e </span><b>pubbliche amministrazioni</b><span style="font-weight: 400;"> centrali e locali le tendenze evolutive del territorio, in modo da pianificare le</span><b> strategie di adattamento</b> <i><span style="font-weight: 400;">(Per adattamento al cambiamento climatico si intende la capacità di adottare misure adeguate a prevenire o ridurre al minimo i danni e gli effetti avversi dei cambiamenti climatici)</span></i><b> al cambiamento climatico</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“I risultati dei nostri studi hanno dimostrato che entro la fine del secolo, i beni maggiormente esposti al rischio di inondazione sono le zone umide, le aree di retrospiaggia e retroduna e alcune infrastrutture marittime”, sottolinea Sergio Cappucci del Laboratorio ENEA di Tecnologie per la dinamica delle strutture e la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico. “Per ciò che riguarda le zone umide e le aree di retrospiaggia – aggiunge – il rischio di inondazione rispetto all&#8217;attuale livello medio del mare è dovuto alla bassa quota e alla subsidenza, mentre per le infrastrutture costiere come porti, opere di difesa, moli, casse di colmata, la causa sembra riconducibile al naturale affondamento sul fondo marino”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nello specifico, l’approccio innovativo si compone di tre fasi: nella prima, grazie all’utilizzo dei modelli digitali del terreno di alcune delle piattaforme nazionali ed europee (come il Portale Cartografico Nazionale per i modelli digitali e il programma Copernicus per i movimenti verticali della superficie terrestre), vengono individuate le aree costiere che nei prossimi decenni saranno più vulnerabili alle variazioni del livello del mare. La seconda fase riguarda la valutazione approfondita delle categorie di beni più esposte alle inondazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Grazie alla disponibilità di Modelli Digitali Terrestri (DTM) del periodo 2008-2012 con dati ad altissima risoluzione per quasi tutto il territorio nazionale (da 5x5m fino a 1x1m), siamo in grado di effettuare analisi preliminari su vaste porzioni di territorio, in tempi relativamente brevi”, spiegano Gaia Righini e Lorenzo Moretti della Divisione ENEA di Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Nelle proiezioni di aumento del livello del mare dell’IPCC mancano i dettagli regionali che sono fondamentali per lo studio di un’area così ‘speciale’ come quella del Mediterraneo”, evidenzia Roberto Iacono, del Laboratorio ENEA di Modellistica climatica. &#8220;In questo contesto la messa a punto del nuovo approccio consente di valorizzare gli sforzi che la comunità scientifica ed europea stanno facendo per condividere piattaforme di dati e informazioni ambientali e per realizzare un servizio climatico </span><i><span style="font-weight: 400;">open access</span></i><span style="font-weight: 400;"> ad alta risoluzione, con scenari sempre più affidabili e realistici, al fine di valutare gli impatti futuri del cambiamento climatico e pianificare opportune strategie di prevenzione e adattamento”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La terza fase consiste nei rilievi sul campo. Misure, campionamenti, datazioni e rilievi geologici consentono, infatti, di migliorare la qualità dei dati e dei modelli digitali della superficie terrestre, ma anche di individuare le diverse componenti che contribuiscono agli scenari indicati nelle mappe di inondazione e che i satelliti non sono ancora in grado di rilevare singolarmente, vale a dire tettonica, subsidenza, carico e compattazione dei sedimenti litosferici, aggiustamento glaciale e variazioni delle falde acquifere conseguenti allo sfruttamento delle risorse idriche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Come ricorda il titolo </span><i><span style="font-weight: 400;">Time for change</span></i><span style="font-weight: 400;"> del Congresso INQUA 2023, è tempo di cambiare e, grazie a questo nuovo approccio, ENEA può fornire in tempi rapidi un contributo a un inevitabile cambio di passo rispetto alle metodologie utilizzate fino ad oggi. Ad esempio, attraverso valutazioni e calibrazioni in tutto il territorio nazionale che consentirebbero di arrivare a una più puntuale definizione di quelle aree in cui la probabilità di inondazione deve essere considerata in dettaglio al fine di evitare rischi per le popolazioni e gli insediamenti produttivi”, conclude Sergio Cappucci.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Concezio Rosa</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: Enea.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-11400" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ambiente-un-servizio-climatico-per-mappare-aree-a_s-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ambiente-un-servizio-climatico-per-mappare-aree-a_s-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ambiente-un-servizio-climatico-per-mappare-aree-a_s-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ambiente-un-servizio-climatico-per-mappare-aree-a_s-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ambiente-un-servizio-climatico-per-mappare-aree-a_s-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/09/1-ambiente-un-servizio-climatico-per-mappare-aree-a_s-1068x712.jpg 1068w, 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		<title>Inquinamento aria ENEA: dalla pandemia una ‘lezione’ per le politiche di mitigazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 15:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cibus&Cibus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Calo significativo dei principali inquinanti nell’aria in Italia dalla seconda metà di marzo fino ad aprile del 2020, con picchi giornalieri del 30% in meno, e successivo incremento delle emissioni a maggio, quando le restrizioni alla mobilità e alle attività industriali sono state parzialmente rimosse. A tre anni esatti dall’annuncio del primo lockdown in tutta [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Calo significativo dei principali inquinanti nell’aria in Italia dalla seconda metà di marzo fino ad aprile del 2020, con picchi giornalieri del 30% in meno, e successivo incremento delle emissioni a maggio, quando le restrizioni alla mobilità e alle attività industriali sono state parzialmente rimosse. A tre anni esatti dall’annuncio del primo lockdown in tutta Italia (9 marzo 2020), è questo il bilancio dello studio ENEA sugli effetti della “chiusura totale” sulla qualità dell’aria, con un focus su Roma, pubblicato sulla rivista Atmospheric Pollution Research. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Complessivamente, nel periodo preso in considerazione (febbraio-maggio 2020), a subire il maggior calo sono state nell’ordine le emissioni di ossidi di zolfo (-15%), ossidi di azoto (-11%), composti organici volatili non metanici (-10%) e monossido di carbonio (-4%), mentre il particolato PM2.5 è sceso di appena il 2%, a causa del maggiore utilizzo del riscaldamento domestico alimentato a legna e pellet. Per quanto riguarda il particolato PM10, ad aprile 2020 (l’intero mese in cui erano in vigore tutte le più stringenti misure del </span><i><span style="font-weight: 400;">lockdown</span></i><span style="font-weight: 400;"> nazionale), si è verificata una generale riduzione delle concentrazioni, con un calo maggiore registrato nella Pianura Padana (variabili tra -4 e -6 microgrammi/m</span><span style="font-weight: 400;">3</span><span style="font-weight: 400;">). Nelle altre aree del Paese invece, la differenza è stata molto meno pronunciata, tranne in alcune grandi aree urbane come Roma, dove il calo del particolato ha raggiunto una media di 2-4 microgrammi/m</span><span style="font-weight: 400;">3</span><span style="font-weight: 400;"> con picchi di riduzione delle concentrazioni superiori anche a 6 microgrammi/m</span><span style="font-weight: 400;">3</span><span style="font-weight: 400;"> in centro città.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Questi dati confermano che le misure di contrasto all’inquinamento dell’aria, per essere più efficaci nel tempo, devono coinvolgere i trasporti e l’industria, ma anche il riscaldamento residenziale e l’agricoltura su diverse scale, dall’ambito locale e regionale fino a riguardare tutto il Paese e l’Europa intera”, spiega Antonio Piersanti, responsabile del Laboratorio ENEA di Inquinamento Atmosferico e coautore dello studio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le emissioni di ossidi di azoto si sono ridotte principalmente nel trasporto su strada (-22%), a seguire il settore marittimo (-20%), della produzione di energia (-16%) e aereo (-6%), mentre gli ossidi di zolfo si sono ridotti soprattutto nelle attività industriali (-25%). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La più alta riduzione delle concentrazioni di biossido di azoto (-12 microgrammi per m</span><span style="font-weight: 400;">3</span><span style="font-weight: 400;">) è stata rilevata nelle grandi aree urbane come Roma, Torino, Milano e Napoli, lungo i principali assi viari autostradali e nella Pianura Padana, considerata un </span><i><span style="font-weight: 400;">hot-spot</span></i><span style="font-weight: 400;"> dell’inquinamento atmosferico in Europa. “Ma proprio in quelle stesse aree urbane si è verificato un incremento dei livelli di ozono (+12 microgrammi/m</span><span style="font-weight: 400;">3</span><span style="font-weight: 400;">), un gas inquinante altamente nocivo per la salute dell’uomo e per la vegetazione, che si forma a seguito dell’interazione di altri gas inquinanti con la radiazione solare, tra cui gli ossidi di azoto e i composti organici volatili; quest’ultimi rappresentano una grande famiglia di cui fa parte, ad esempio, il ben noto benzene”, sottolinea Massimo D’Isidoro, ricercatore del Laboratorio ENEA di Inquinamento Atmosferico.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Nessuna riduzione invece per le emissioni di ammoniaca, una delle principali cause (precursore in gergo tecnico) della formazione di particolato in atmosfera, perché il settore agricolo (il principale emettitore) è stato uno dei pochi a non aver subito particolari misure restrittive”</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; aggiunge Ilaria D’Elia, ricercatrice del Laboratorio ENEA di Inquinamento Atmosferico.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’inquinamento atmosferico rappresenta la più grande minaccia ambientale per la salute dell&#8217;uomo insieme ai cambiamenti climatici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima 7 milioni di morti premature ogni anno dovute all’esposizione allo smog e nel settembre del 2021 ha aggiornato le linee guida sulla qualità dell’aria che raccomandano valori limite più bassi e rappresentano oggi il punto di partenza della nuova proposta di direttiva Ue sulla qualità dell’aria.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Scipio Sighele</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10702" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/inquinamento-aria-enea-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Energia: PMI, nuovo tool per facilitare le diagnosi energetiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 15:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Cibus&Cibus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Strumento di promozione degli audit energetici nelle piccole e medie imprese Facilitare le diagnosi energetiche nelle PMI, mappare i consumi, individuare gli interventi di efficientamento più opportuni per i diversi contesti produttivi. Sono queste le potenzialità di ATENEA4SME [Advanced Tool Energy Efficiency Analysis for Small and medium-sized enterprise], il tool informatico sviluppato da ENEA, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><b>Strumento di promozione degli audit energetici nelle piccole e medie imprese</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facilitare le diagnosi energetiche nelle PMI, mappare i consumi, individuare gli interventi di efficientamento più opportuni per i diversi contesti produttivi. Sono queste le potenzialità di ATENEA4SME </span><i><span style="font-weight: 400;">[</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Advanced Tool Energy Efficiency Analysis for Small and medium-sized enterprise</span></i><i><span style="font-weight: 400;">]</span></i><span style="font-weight: 400;">, il tool informatico sviluppato da ENEA, in collaborazione con la Scuola di ingegneria dell’Università della Basilicata, presentato in questi giorni a Roma presso la sede di Confcommercio durante l’evento “Gli strumenti per l’efficienza energetica nelle piccole e medie imprese”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’applicazione, ideata all’interno del Piano di sensibilizzazione per le PMI realizzato di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, è a disposizione di tutte le imprese interessate in modalità open source (previa registrazione) attraverso il portale ENEA Audit 102 e rappresenta un ulteriore strumento di promozione degli audit energetici nelle piccole e medie imprese, insieme alle linee guida per la redazione delle diagnosi energetiche, già elaborate nell’ambito del Progetto Horizon LEAP4SME coordinato da ENEA.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Il tool, progettato in ambiente Excel, è un importante strumento di valutazione del grado di efficienza energetica e aiuta le piccole e medie imprese ad avere una maggiore consapevolezza dell’uso dell’energia nei diversi cicli produttivi”</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; spiega Marcello Salvio, responsabile del Laboratorio ENEA di Efficienza energetica settori economici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ENEA e Università della Basilicata hanno definito assieme la struttura, le funzionalità e le specifiche input-output del tool, che riesce a valutare i consumi energetici dell’azienda attraverso l’analisi degli indici di prestazione energetica delle varie attività. Grazie anche a un questionario compilato dall’utente finale, lo strumento consente di individuare gli interventi di efficientamento energetico più vantaggiosi, evidenziandone il costo/efficacia. Contestualmente, permette di elaborare un’analisi economica degli interventi pianificati e consigliati (con il calcolo del </span><i><span style="font-weight: 400;">VAN &#8211; </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Valore attuale netto di un investimento</span></i><i><span style="font-weight: 400;">)</span></i><span style="font-weight: 400;">, del TIR &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Tasso interno di rendimento. Indicatore utilizzato per discernere gli investimenti vantaggiosi da quelli svantaggiosi, definito anche come l&#8217;indice di redditività finanziaria di un flusso monetario</span></i><span style="font-weight: 400;">, del Payback semplice </span><i><span style="font-weight: 400;">[</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Metodo utilizzato dalle aziende per calcolare il tempo entro il quale il capitale investito viene recuperato</span></i><i><span style="font-weight: 400;">]), </span></i><span style="font-weight: 400;">focalizzando l’attenzione anche sugli aspetti ambientali della diagnosi e sui consumi idrici correlati alle attività oggetto di diagnosi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’applicativo genera infine un report di tutta l’analisi effettuata, offrendo uno strumento descrittivo della situazione energetica e ambientale generale dell’impresa.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“La scarsa conoscenza e l’assenza di strumenti utili alla realizzazione delle diagnosi energetiche nell’ambito delle PMI sono tra i maggiori ostacoli alla diffusione dell’efficienza energetica nel comparto produttivo italiano: dall’industria, al terziario fino ai trasporti”</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; commenta il ricercatore. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Le barriere sono di varia natura. Ad esempio, vi sono problematiche economico-finanziarie, perché spesso le PMI non dispongono delle risorse sufficienti per investire in efficienza energetica né hanno un facile accesso al credito. Altro aspetto rilevante è la mancanza di competenze sul tema, dovuta generalmente a una scarsa professionalizzazione del personale tecnico, attento più agli aspetti produttivi e di processo che all’ambito energetico. Infine, pesa l’ancora scarsa conoscenza degli strumenti utili a favorire la realizzazione di audit energetici e l’implementazione degli interventi individuati dagli stessi”</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; conclude Salvio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’evento odierno a Roma rappresenta l’ottava tappa del Piano di sensibilizzazione e assistenza alle PMI per l’esecuzione delle diagnosi energetiche, giunto alla seconda annualità</span><i><span style="font-weight: 400;"> [</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Realizzato in attuazione all’art. 8 del D.lgs. 102/2014 che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.</span></i><i><span style="font-weight: 400;">]</span></i><span style="font-weight: 400;">. ENEA ha realizzato su tutto il territorio nazionale eventi e campagne di formazione e informazione a supporto tecnico delle PMI e degli stakeholder interessati (EGE, ESCo, professionisti iscritti agli ordini, consulenti aziendali). Lo scorso anno da Roma è partito un ‘road show’ che ha fatto tappa a Portici (Napoli), Ferentino (Frosinone), Rimini, Bari, Potenza e Milano e proseguirà per tutto il 2023 toccando altri quattro centri lungo i principali distretti produttivi del Paese.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sinergia tra Enti di ricerca ha sempre una ricaduta benefica per lo sviluppo dell’intero Paese che si pone così all’avanguardia in molti settori. Di questo ci piace sempre potervene dare notizia. Una bella notizia.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Verdana, BlinkMacSystemFont, -apple-system, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, 'Open Sans', 'Helvetica Neue', sans-serif;">C. Rosa</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10746" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/06/energia-pmi-a_s-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Agrivoltaico “su misura”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Energia pulita, crescita economica e sviluppo del settore agricolo Abbinare fotovoltaico di ultima generazione, intelligenza artificiale e attività agricole per incrementare la produzione da fonti rinnovabili senza ulteriore consumo di suolo, con benefici in termini economici e di tutela del paesaggio, in linea con gli obiettivi europei di neutralità climatica al 2050. È la finalità [&#8230;]</p>
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<p><b>Energia pulita, crescita economica e sviluppo del settore agricolo</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbinare fotovoltaico di ultima generazione, intelligenza artificiale e attività agricole per incrementare la produzione da fonti rinnovabili senza ulteriore consumo di suolo, con benefici in termini economici e di tutela del paesaggio, in linea con gli obiettivi europei di neutralità climatica al 2050. È la finalità del progetto SYMBIOSYST, finanziato dal programma europeo Horizon</span> <span style="font-weight: 400;">e condotto da 18 partner, tra cui per l’Italia: ENEA, EURAC Research (coordinatore), EF Solare, Convert, ETA Florence Renewable Energy, Centro di Sperimentazione Laimburg e Südtiroler Bauernbund.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto mira a sviluppare soluzioni tecnologiche innovative per migliorare la competitività dell’agrivoltaico in Europa e minimizzare l’impatto su ambiente e paesaggio, promuovendo un agrivoltaico “su misura” in grado di stimolare iniziative e investimenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nell’ambito del progetto saranno attivate reti di sistemi agrivoltaici innovativi e sviluppati prodotti, soluzioni e servizi che verranno poi testati “in campo”, in quattro scenari agricoli differenti in base a localizzazione, clima, dimensione e tipo di colture prodotte. Più nello specifico, SYMBIOSYST si concentrerà sull&#8217;adattamento di moduli fotovoltaici, strutture di montaggio e pratiche di conduzione e gestione standardizzate, alle esigenze specifiche di varie colture agricole, in climi e paesaggi diversi, permettendo alla ricerca scientifica di procedere di pari passo con lo sviluppo di sistemi nuovi, diversificati ed economicamente scalabili. Tecniche di intelligenza artificiale verranno impiegate per la modellazione finalizzata alla produzione di energia elettrica, alla crescita delle piante, alla gestione degli impianti e ai sistemi di supporto decisionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oltre allo sviluppo di metodologie e strumenti innovativi per la progettazione di sistemi agrivoltaici sostenibili in grado di ottimizzare produzione agricola ed energetica, ENEA sarà impegnata nella realizzazione di soluzioni a supporto di sistemi informativi GIS-based, basati sull’integrazione di conoscenze multidisciplinari, ma anche nel coinvolgimento degli stakeholder con azioni di formazione, in linea con la visione della Rete Nazionale Agrivoltaico Sostenibile. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“L’agrivoltaico sostenibile può essere considerato come una soluzione sartoriale, che risponde ad una generale visione sistemica dei vari sottosistemi coinvolti e che adatta una metodologia generale a specifici contesti territoriali, e cioè a diversi paesaggi, comunità e sistemi economici</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; spiega Alessandra Scognamiglio del Laboratorio ENEA di Dispositivi innovativi e coordinatrice della Task force </span><i><span style="font-weight: 400;">AgrivoltaicoSostenibile@ENEA</span></i><span style="font-weight: 400;">. &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">In tal senso</span></i><span style="font-weight: 400;"> – aggiunge Scognamiglio – </span><i><span style="font-weight: 400;">la complessità del progetto deve essere salvaguardata da tentativi estremi di semplificazione della sua valutazione, attraverso la messa a punto di sistemi di supporto alle decisioni sia nella fase progettuale che nelle fasi successive alle autorizzazioni”.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Oltre ai decisori politici, questi strumenti supporteranno anche gli enti autorizzativi e i potenziali investitori del settore &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">sottolinea Grazia Fattoruso del Laboratorio ENEA di Sviluppo applicazioni digitali, fotovoltaiche e sensoristiche e membro della Task force AgrivoltaicoSostenibile@ENEA. &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">In questo contesto</span></i><span style="font-weight: 400;"> – continua Fattoruso – </span><i><span style="font-weight: 400;">saranno realizzate anche le linee guida per l’integrazione nel paesaggio e un catalogo di impianti dimostratori e di best practice”.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“I sistemi agrivoltaici sono soluzioni tecnologicamente avanzate in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e nello stesso tempo rendere la nostra agricoltura più innovativa, competitiva e sostenibile</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; sottolinea Federica Colucci del Laboratorio ENEA di Biodiversità e servizi ecosistemici e membro della Task force AgrivoltaicoSostenibile@ENEA. &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Per fare questo però</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; prosegue Colucci &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">c’è bisogno di promuovere la conoscenza, condividere le esperienze e dare una spinta alla formazione, anche attraverso l’organizzazione di webinar e visite agli impianti dimostratori”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli altri partner del progetto SYMBIOSYST: in Belgio, Interuniversitair Micro-Electronica Centrum (IMEC), KU Leuven, Lucisun, 3E e Belgisch Laboratorium Van Elektriciteitsindustrie; nei Paesi Bassi, Technische Universiteit Delft, Kubo Innovations BV e Physee Products BV; in Germania, Aleo Solar GmbH; in Spagna, Universitat Politecnica de Catalunya; nel Regno Unito, Above Surveying LTD (partner affiliato).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le attività ENEA sull’agrivoltaico sostenibile rappresentano un ulteriore passo in avanti per la valorizzazione del comparto agricolo che, oltre alla qualità, unisce innovazione e sostenibilità. Elementi che aiutano ancora di più alla crescita di quello che ancora oggi è il settore primario della nostra economia e di quello di molti altri paesi europei.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">JA Macghan</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10391" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/agrivoltaico-su-misura-a_s-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Agricoltura: scoperto il grano che resiste alla siccità</title>
		<link>https://lacittamagazine.it/agricoltura-scoperto-il-grano-che-resiste-alla-siccita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=agricoltura-scoperto-il-grano-che-resiste-alla-siccita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://lacittamagazine.it/?p=9774</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una ricerca sui geni del grano duro che ‘reagiscono’ alla scarsità di acqua L’Italia coordina l’importante ricerca internazionale. Una ricerca sui geni del grano duro che ‘reagiscono’ alla siccità, coordinata da ENEA, ha individuato nella varietà sperimentale Barnacla quella con la maggiore produttività in presenza di stress idrico. I risultati, pubblicati sulla rivista open source [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[	<div class="playHtListenArea" style="display:none;margin: 0;">
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<p><b>Una ricerca sui geni del grano duro che ‘reagiscono’ alla scarsità di acqua</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’Italia coordina l’importante ricerca internazionale. Una ricerca sui geni del grano duro che ‘reagiscono’ alla siccità, coordinata da ENEA, ha individuato nella varietà sperimentale Barnacla quella con la maggiore produttività in presenza di stress idrico. I risultati, pubblicati sulla rivista open source Genes, evidenziano come in condizioni di irrigazione ridotta la varietà italiana Creso abbia una resa di circa tre volte inferiore rispetto alla piena irrigazione (1,8 t/h contro 5,3 t/h); nelle stesse condizioni, il raccolto di grano della varietà Barnacla ha reagito meglio alla carenza d’acqua con una diminuzione del raccolto inferiore al 50% (3,1 t/h a irrigazione ridotta contro 5,8 t/h a piena irrigazione).</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Le piante attivano complessi meccanismi genetici per far fronte a stress ambientali, come la scarsità di acqua, un fenomeno che si verifica sempre più frequentemente anche nelle stagioni fredde, a causa del cambiamento climatico”</span></i><span style="font-weight: 400;"> spiega Patrizia Galeffi, ricercatrice ENEA del Laboratorio Sostenibilità, qualità e sicurezza delle produzioni agroalimentari, che ha coordinato lo studio parte della special issue Genetics and Evolution of Abiotic Stress Tolerance in Plants. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Il nostro studio ha dimostrato che in risposta allo stress idrico esiste una relazione tra gene e resa in campo delle diverse varietà di grano duro”.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli esperimenti in campo sono stati utilizzati sei genotipi diversi di grano duro, di cui tre varietà commerciali italiane (Duilio, Creso e Colosseo) e tre genotipi – (Barnacla, AEL e Altar C84 </span><i><span style="font-weight: 400;">varietà, oramai divenuta commerciale, ad alto rendimento presente in Messico e in altri Paesi limitrofi</span></i><span style="font-weight: 400;">) sviluppati in Messico dal Centro internazionale di miglioramento del mais e del grano (CIMMYT).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ricordiamo che il CIMMYT è il Centro internazionale più importante al mondo per gli studi sul miglioramento del grano e del mais ed è stato fondato in Messico dall’agronomo Norman Borlaug, premio Nobel per la pace nel 1970 per il suo lavoro sul miglioramento genetico e della produttività dei cereali.</span> <span style="font-weight: 400;"> Considerato padre della Rivoluzione Verde, ha contribuito con le sue ricerche alla lotta della fame nel mondo in modo attivo. La scelta del Messico, come luogo per costruire il centro ricerche del CIMMYT non è stata casuale, ma dovuta al fatto che il Paese presenta zone desertiche dove risulta più semplice fare sperimentazioni sulla scarsità dell’acqua e lo stress idrico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La collaborazione tra ENEA e CIMMYT è iniziata nel 2003-2004 con l’individuazione e l’isolamento del gene DRF1 nel grano duro fino ad arrivare a dimostrare l’esistenza di una correlazione, in caso di stress idrico, tra gene (dato molecolare) e produttività (dato agronomico). </span><i><span style="font-weight: 400;">“All’inizio sembrava improbabile, se non impossibile, dimostrare questa relazione, ma alla fine è stata premiata la nostra perseveranza che mirava a fornire ai coltivatori informazioni utili sulle varietà di frumento tolleranti alla siccità”</span></i><span style="font-weight: 400;">, conclude Galeffi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La prova sul campo è stata condotta presso il Centro sperimentale del CIMMYT a Ciudad Obregón, in Messico, in zone topograficamente distanti in quanto irrigate in due differenti condizioni: la prima a piena irrigazione con 550-600 mm di acqua totale fornita durante l’intero ciclo colturale e la seconda a regime ridotto con 220-250 mm di acqua distribuita tramite un sistema a goccia. In entrambe le condizioni di irrigazione gli appezzamenti di terreno sono stati sottoposti agli stessi trattamenti agronomici sia di concimazione che di applicazione di fungicidi e insetticidi.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">L. Bargini</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it</span></i></p>
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		<title>Ambiente: biocarburanti per aerei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Scipio Sighele]]></category>
		<category><![CDATA[Veni VINI Vici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino al 40% di riduzione emissioni inquinanti Per la prima volta in Italia è stato sperimentato l’uso di miscele di biocombustibile e cherosene su un jet militare, ottenendo una riduzione fino al 40% delle emissioni inquinanti complessive. A calcolare questo taglio è stato uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Toxics, che indaga anche l’impatto complessivo sulla salute [&#8230;]</p>
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<p><b>Fino al 40% di riduzione emissioni inquinanti</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per la prima volta in Italia è stato sperimentato l’uso di miscele di biocombustibile e cherosene su un jet militare, ottenendo una riduzione fino al 40% delle emissioni inquinanti complessive. A calcolare questo taglio è stato uno studio pubblicato sulla rivista internazionale </span><i><span style="font-weight: 400;">Toxics,</span></i><span style="font-weight: 400;"> che indaga anche l’impatto complessivo sulla salute e l’ambiente di questi nuovi carburanti avio. La ricerca è stata condotta da ricercatori ENEA, in collaborazione con Aeronautica Militare, nell’ambito dell’accordo di cooperazione in materia di utilizzo di biocombustibili nel settore dell’aviazione, che coinvolge anche Cnr e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I test sono stati condotti su due diverse miscele contenenti il 13% e il 17% di biocombustibile nel corso di diverse prove motore con velivolo a terra, presso la Divisione Aerea di Sperimentazione e Spaziale (DASAS) dell’aeroporto militare di Pratica di Mare, vicino Roma. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Grazie al nostro laboratorio mobile abbiamo calcolato gli indici di emissione per tipo di carburante, che esprimono la concentrazione di inquinante presente nei gas di scarico dell’aereo in funzione della quantità di combustibile bruciato &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">spiega Antonella Malaguti, ricercatrice ENEA del Laboratorio di Inquinamento Atmosferico presso il Centro Ricerche di Bologna. &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Le due miscele a base di biocarburanti hanno fatto registrare per tutte le prove una riduzione media del 20% &#8211; e fino al 40% per medi regimi di potenza motore &#8211; delle emissioni di black carbon, ossia il carbonio elementare; allo stesso tempo, abbiamo rilevato l’aumento fino al 30% del biossido di azoto e della quantità di particelle totali emesse, in particolare delle nanoparticelle”</span></i><span style="font-weight: 400;">, aggiunge Malaguti.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Novità assoluta per questa tipologia di ricerca, è stata la valutazione delle potenziali risposte biologiche del polmone umano ai prodotti di combustione, mediante l’esposizione diretta di un modello in vitro di cellule bronchiali alle emissioni sia dei combustibili fossili sia delle due miscele a base di biocarburante. Questo test, associato al calcolo della dose di esposizione a livello polmonare, apre scenari rilevanti per la determinazione del potenziale rischio per l’uomo</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211;  sottolinea il ricercatore Maurizio Gualtieri, in servizio all’ENEA al momento della ricerca e ora presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. &#8211; </span><i><span style="font-weight: 400;">Inoltre</span></i><span style="font-weight: 400;"> – continua Gualtieri – </span><i><span style="font-weight: 400;">la campagna di test ha evidenziato una maggiore deposizione di particelle fini e ultrafini (cioè con diametro inferiore a 100 nanometri), sia nel sistema cellulare che a livello polmonare, anche se tale incremento non deve ascriversi in maniera prioritaria alla componente bio delle miscele di carburante”.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">I risultati biologici hanno evidenziato un aumento della risposta antiossidante delle cellule, quantificata attraverso l’espressione del gene HO-1 (le emissioni con carburante tradizionale hanno effetti lievemente maggiori rispetto ai nuovi biocarburanti). Analizzando la risposta delle cellule a distanza di un’ora dalla fine dell’esposizione, l’attivazione della risposta antiossidante è incrementata notevolmente. I dati riportati nell’articolo si riferiscono ai soli biocarburanti ma un analogo discorso può essere fatto per il carburante tradizionale. Questo incremento di risposta suggerisce che l’esposizione alle emissioni innesca processi ossidanti acuti a livello cellulare che, associati ai dati di deposizione polmonare, fanno scattare un campanello di attenzione sugli effetti di esposizioni ripetute a queste emissioni nel corso del tempo</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; aggiungono Malaguti e Gualtieri. </span><i><span style="font-weight: 400;">I risultati di questa campagna di test e sperimentazioni rappresentano un passo importante nell’ambito degli studi in corso per ridurre l’impatto sul clima dell’aviazione, che rappresenta uno dei settori maggiormente interessati al tema delle emissioni e su cui si sta concentrando sempre di più l’attenzione della comunità internazionale e del mondo della ricerca. Per ridurre l’impatto del settore aereo sul clima serve, quindi, un grande sforzo nello sviluppo e nella sperimentazione di carburanti da fonti rinnovabili per sostituire, parzialmente o totalmente, i combustibili fossili attualmente utilizzati, ma senza perdere di vista i potenziali effetti sulla salute dell’uomo, come dimostra il nostro studio”</span></i><span style="font-weight: 400;">, concludono Malaguti e Gualtieri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un passo significativo nel campo della ricerca grazie all’attività di un’eccellenza italiana rappresentata dall’Ente per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e l&#8217;ambiente.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Scipio Sighele</span></p>
<p style="text-align: right;"><i><span style="font-weight: 400;">Fonte: enea.it</span></i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10377" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10378" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-10379" src="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-300x200.jpg 300w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-1024x683.jpg 1024w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-768x512.jpg 768w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-696x464.jpg 696w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-1068x712.jpg 1068w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3-600x400.jpg 600w, https://lacittamagazine.it/wp-content/uploads/2023/04/biocarburanti-a_s-3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Festival dei giovani dell’Appennino: voglia di comunità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 15:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[L’altruismo allunga la vita e ci rende felici. Sarà Vero?]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Chiavaroli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rivoluzioni giovanili partono dalle aree interne È un pomeriggio velato quello che mi accompagna nel giorno dell’incontro con Denisa Rizzuto. Un freddo che non vuole allentare la presa. Ad accoglierci è il circolo Futuro Imperfetto di Pescara, Martina apre le saracinesche del locale che trovo ideale per accogliere i nostri discorsi. È un luogo vivo [&#8230;]</p>
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<p><b>Rivoluzioni giovanili partono dalle aree interne</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È un pomeriggio velato quello che mi accompagna nel giorno dell’incontro con Denisa Rizzuto. Un freddo che non vuole allentare la presa. Ad accoglierci è il circolo Futuro Imperfetto di Pescara, Martina apre le saracinesche del locale che trovo ideale per accogliere i nostri discorsi. È un luogo vivo il Futuro Imperfetto, scosso sempre dalla presenza dei giovani. Echeggia ancora l’atmosfera di un ritrovo della sera precedente, gli arredi e le pareti restituiscono l’energia di un futuro che è già presente, un futuro che freme dalla voglia di raccontare. Entriamo con la consapevolezza che i luoghi assorbono sempre una parte di chi li vive.</span></p>
<p><b>Parliamo del Festival dei Giovani dell’Appennino, come nasce?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il Festival è nato circa tre anni fa, dopo il periodo covid, quando in cinque ci siamo riuniti per dare vita a qualcosa di più fattivo per i nostri territori. Quello che ci ha accomunati inizialmente è stata la voglia di fare, unita alla consapevolezza della crisi delle aree interne. Istituito il direttivo nel maggio 2021, in soli due mesi, abbiamo dato vita alla manifestazione: Festival dei giovani dell’Appennino. Siamo cinque, e nello STAFF insieme a me, Filiberto Ciaglia, Roberta Di Battista, Dora Cichetti e Davide Moscatelli, ma è un direttivo che si sta allargando per comprendere anche tanti altri ragazzi che insieme a noi si occupano dell’organizzazione. L’Amministrazione di Collarmele ci ha dato pieno sostegno, trovando così terreno fertile per le nostre idee.</span></i></p>
<p><b>Perché avete scelto Collarmele?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Filiberto fa parte dell’Amministrazione comunale di Collarmele; il Sindaco, dopo aver appreso del progetto, si è mostrato subito entusiasta. A Collarmele c’era Piazza dell’Orologio che era stata completamente distrutta dal terremoto del 1915 e da poco ristrutturata era stata inaugurata nell’estate precedente al nostro arrivo. Ci siamo detti: quale posto migliore? Un’amministrazione partecipe, un luogo distrutto e ricostruito. Era l’ambiente adatto per accogliere il Festival.</span></i></p>
<p><b>Ti muovo una critica forse scomoda. Partendo dalle considerazioni di Pasolini nel documentario ‘</b><b><i>La forma della città’ (1974), </i></b><b>noto che Collarmele è tutta nuova. La scelta mi è parsa strana, in controtendenza rispetto all’immaginario consolidato del ‘paese’ che conosce chi vive le aree interne.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Collarmele ha subito ingenti danni dal terremoto del ’15 ma anche grazie al sostegno delle Belle Arti, l’Amministrazione sta cercando di rivalorizzare il patrimonio rimasto attraverso degli studi. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, il Tempio di Santa Maria del Cituro, i Ruderi del monastero di San Nicola, la Torre medievale e la Piazza dell’Orologio. Questo è il luogo che abbiamo scelto, e dal momento che è stata completamente ricostruita, rappresenta per noi un simbolo di rinascita, Collarmele porta con sé l’unione tra antico e moderno. Inoltre, segue le linee dell’anfiteatro, è perfetta per creare confronto.</span></i></p>
<p><b>Che cosa succede durante il Festival?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Di tutto…Durante quella giornata degli sconosciuti entrano in contatto tra loro e riescono a creare sinergie. Noi forniamo solo un luogo mettendoli in contatto, il resto viene da sé. La bellezza delle delegazioni giovanili è la loro capacità di entrare appieno e in autonomia nello spirito del Festival e creano questa rete già attraverso i social. Sono loro a darti la forza per continuare e nonostante gli imprevisti, vedere i ragazzi che ci credono, dando vita a gemellaggi, nuovi progetti, paesi che prendono spunto da altri, restituisce l’idea che quella che stiamo percorrendo è la strada giusta.</span></i></p>
<p><b>È una risposta densa di significato quella di Denisa, avverto un’emozione tangibile e negli occhi il ricordo fresco di quelle mani che si incontrano. La sua commozione mi porta così a chiederle se e quanto crede in una Comunità dell’Appennino. Senza esitazione Denisa:</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sì. E forse presuntuosamente senza voler muovere una critica alle generazioni passate, credo che proprio i giovani saranno in grado di crearla. Ho notato nei giovani l’unione e la volontà di superare barriere che le vecchie generazioni non possiedono. La mia non vuole essere una critica, anzi credo un ragazzo senza l’appoggio di chi ha esperienza forse non riuscirebbe ad avere piena cognizione del problema o delle vie di risoluzione; ma dal canto loro i giovani hanno grande apertura mentale.</span></i></p>
<p><b>Come nasce in te l’amore per il territorio?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Non lo so…</span></i></p>
<p><b>E non te lo sei chiesta?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ho provato a chiedermelo ma credo sia più un sentimento che ti porti dentro. Sono stata diversi anni fuori, ho studiato a Roma. Tornavo ogni quindici giorni e in quel periodo effettivamente l’ho vissuto meno perché finite le scuole superiori avevo proprio voglia di uscire dal paese, la sentivo una realtà molto piccola. Ma già dopo i primi anni di studio sentivo il dispiacere della ripartenza dopo il fine settimana in Abruzzo. Stavo bene a casa, iniziavo a soffrire la frenesia della città. Poi con il covid sono tornata in paese per restare.</span></i></p>
<p><b>Negli abruzzesi il senso di radicamento verso la propria terra è più spiccato.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La nostra è una regione completa, forse è questo a rendere difficile andare e ambientarsi altrove.</span></i></p>
<p><b>Chi sono i ragazzi che partecipano al Festival dell’Appennino?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Chiunque, e molto spesso sono loro a chiedere di partecipare. Hanno voglia di partecipare anche in pochi, gruppi di quattro o cinque ragazzi, ci contattano e raccontano quello che fanno, magari sono piccole realtà nascenti, ma a quell’entusiasmo non possiamo rinunciare. Altre volte siamo noi ad interessarci, scoprendo magari piccole comunità senza un vero proprio tessuto sociale, proponiamo di creare una delegazione per partecipare al Festival. Con Rendinara è andata così, i ragazzi hanno costituito un gruppo che ha partecipato alla prima edizione, da allora il paese organizza tanti piccoli eventi. È positivo quindi che il Festival possa essere l’innesco per creare aggregazione nei paesi quasi completamente spopolati.</span></i></p>
<p><b>Mi pare di capire che non è tanto cosa fanno i giovani, quanto la voglia di partecipare.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sì, è questa la chiave: l’entusiasmo, la voglia di esserci.</span></i></p>
<p><b>Parliamo della prossima edizione del Festival dei giovani dell’Appennino.</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Per quest’anno intanto abbiamo reso pubblica la data: il 5 agosto 2023 a Collarmele. Il Festival si svolgerà durante l’intera giornata a Piazza dell’Orologio. Vedremo sempre le delegazioni giovanili abruzzesi alternarsi durante il giorno, cercando anche di allargare la rosa delle delegazioni che arrivano da fuori regione. La richiesta di partecipazione da parte dell’Abruzzo è tanta, la difficoltà di quest’anno sarà cercare di non scontentare nessuno, vorremmo accogliere tutti. Stiamo anche cercando di reclutare ospiti di valore che credano fermamente nella causa o che in qualche modo sono legati ai nostri valori. Persone che riescano a darci risalto senza uscire fuori dal contesto della manifestazione.</span></i></p>
<p><b>Qualche nome?</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">È ancora presto…</span></i></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Virginia Chiavaroli</span></p>
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